Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

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Il Cardinale Sarah a Chartres: «Abbiate il coraggio di andare controcorrente!» (Testo dell’omelia)

Locandina dell’evento

«A volte bisognerà lottare contro il vento dominante, sopportare il disprezzo e le prese in giro del mondo, ma non siamo qui per compiacere il mondo» R. Sarah

 

Si è concluso il 36° pellegrinaggio di Pentecoste organizzato dall’associazione laicale Notre-Dame de Chrétienté. Un appuntamento annuale che prevede tre giorni di cammino, un percorso di 100 km, dalla cattedrale Notre-Dame di Parigi a quella di Chartres. Più di 10mila pellegrini sono partiti alla Vigilia di Pentecoste per concludere il loro pellegrinaggio lunedì 21 maggio con un’ Eucaristia celebrata nella Forma Straordinaria del Rito Romano(*). Continua a leggere…

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Islam alla conquista del mondo, un testo di Charles de Foucauld (amico dei musulmani)

AleteiaC’è uno spazio per l’Islam in Francia? Come costruire un “islam di Francia”? L’Islam è compatibile con la nostra democrazia? Tante questioni che da anni spuntano regolarmente tanto nella sfera politica quanto in quella mediatica, senza che delle vere risposte siano state date.

La minaccia del terrorismo islamista ha reso la problematica ancora più complessa e le controversie ancora più vive. Ne fanno fede le numerose reazioni scatenate dall’editoriale, firmato il 23 agosto scorso da Riss, in Charlie Hebdo. Dopo gli attentati di Barcellona, in particolare, affermava: Continua a leggere…

Un pugno a Charlie Hebdo: concedetemi lo sfogo.

Je-suis-charlieQuando il 7 gennaio del 2015 dei terroristi islamici fecero una strage al numero 10 di rue Nicolas-Appertalla colpendo la redazione di Charlie Hebdo tutto il mondo scelse il motto “Je Suis Charlie Hebdo” per mostrare solidarietà identificandosi con le vittime in nome della “libertà di espressione”.

Fiumi di inchiostro riempirono chili e chili di pagine per commentare il fattaccio che ha visto contrapposti l’ideologia religiosa dell’Islam e il volgare cinismo in salsa laicité del giornale francese.

Lo scandalo fece conoscere il giornale Charlie Hebdo a tutto il mondo anche se il giornale si era già dedicato da tempo ad insultare, ridicolizzare e volgarizzare le religioni. Anche il cattolicesimo e i cattolici erano stati presi pesantemente di mira con vignette oltre il limite della decenza che ritraevano la Santissima Trinità e diverse rappresentazioni di papa Benedetto XVI. Ma le accuse contro i cristiani e il loro Dio non hanno alzato polveroni di indignazione, rappresaglie o veglie di preghiera pubbliche.

Il mondo intero, compresi i nostri connazionali, si risvegliò improvvisamente amante della satira e difensore di illimitati diritti d’espressione. Il pugno e la matita alzati unirono uomini e donne, giovani e anziani di tutto il globo a sostegno degli irriverenti francesi con licenza di blasfemia (anche se poche ore dopo l’attentato, chi scrive si discostò da questa epidemia di irrazionale solidarietà per i francesi).

Anche papa Francesco disse la sua affermando che “E’ vero che non si può reagire violentemente ma… se qualcuno dice una parolaccia contro mia mamma si aspetti un pugno! E’ normale” (VIDEO). Niente violenza dunque ma neanche offese che feriscano la dignità delle persone e dei loro cari.

I vignettisti francesi continuano comunque sulla loro strada fatta di insulti, ingiurie e scherni contro tutto e contro tutti, cercando consenso e plauso in nome di un loro particolare e personale concetto di “libertà d’espressione”.

Ora, nel mirino di Charlie Hebdo c’è il terremoto che ha colpito il centro Italia. Senza alcuna pietà umana il giornale ha pubblicato un’immagine, che non è facile commentare, dove si paragonano le vittime del terremoto a piatti di pasta. Così vuole far ridere Charlie Hebdo, ma non ci riesce. Così vuole far divertire i suoi lettori Charlie Hebdo, ma lo sta facendo nel modo sbagliato.

“La vignetta sul terremoto è pubblicata nell’ultima pagina del numero in edicola di Charlie Hebdo, che ha in copertina una vignetta sul burkini” (agenzia Ansa).

Oggi nessuno alza più una matita in nome della libertà d’espressione. Noi non l’abbiamo fatto a gennaio del 2015 ne tanto meno lo faremo oggi che la satira francese si prende gioco dei nostri cari, dei nostri amici, dei nostri connazionali mentre il disastro chiede silenzio e umana pietà.

Ovviamente nessun italiano penserà di andare a fare giustizia con armi da fuoco agli abitanti di Amatrice, Pescara del Tronto, Accumuli e delle altre frazioni colpite dal terribile sisma. Ma, in un sussulto d’orgoglio, concedeteci uno sfogo: ‘fanculo Charlie Hebdo!

 

Articolo originale su Romagiornale.it

Convertiti e sii sottomessa! L’ipotesi di un’Europa convertita e sottomessa.

soumisionNel progetto iniziale il protagonista si converte al cattolicesimo, ma non sono riuscito a scriverlo. L’avanzata islamica mi è parsa più credibile“. Così confessa Michel Houellebecq (al secolo Michel Thomas, classe 1958) in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera a proposito del suo nuovo romanzo “Sottomissione” (che avrebbe voluto intitolare “Conversione”) pubblicato in Francia in concomitanza con le stragi di Parigi al giornale Charlie Hebdo (la traduzione italiana è stata pubblicata da Bompiani).

L’autore del romanzo più chiaccherato del momento, vive sotto scorta e ammette di avere paura. E’ proprio a lui, già incriminato per “islamofobia” dopo alcune esternazioni non esattamente tenere sull’Islam, il giornale satirico francese aveva dedicato l’ultima copertina prima della spedizione punitiva da parte dei terroristi islamici. La vignetta raffigurava lo scrittore francese vestito da mago e il titolo “Le previsioni del mago Houellebecq: Nel 2015 perderò i denti; nel 2022 farò il ramadam”. La prima previsione è legata ai problemi odontoiatrici dello scrittore, evidentemente noti a tutti i transalpini; la seconda previsione si riferisce, invece, all’ultima fatica letteraria di Houellebecq che prospetta una Francia sottomessa all’islam nel non lontano 2022 e un popolo – quello francese – convertito alla religione di Maometto e fedele alla pratica del “ramadam“. Un romanzo che il giornale di Charlie definiva “magnifico, un colpo da maestro”.

Quella di una Francia musulmana dove vige la legge della Sharia è un “idea plausibile” secondo l’autore che racconta la storia di François un professore universitario esperto del filosofo Huysmans che insegna alla Parigi III-Sorbona. Un uomo solo, abituato a distrarsi dallo schema vacuo della vita con superalcolici di qualità e giovani studentesse disposte a riscaldarlo; un professore in crisi di identità che, spinto dalla pressione politica e sociale, sconsolato da continue delusioni amorose, dallo svuotamento di una sessualità disordinata e attratto dall’enorme riscontro economico – di convertirsi all’Islam.  Grazie alla sua conversione, François, avrà “l’opportunità di una nuova vita”: potrà senza problemi praticare la poligamia (diverse donne rigorosamente sottomesse riempiranno i suoi buchi affettivi e la sua sete sessuale), potrà mantenere il posto alla Sorbonne Nouvelle (divenuta nel frattempo l’Università Islamica di Parigi e quindi preclusa ai docenti infedeli) e vedrà triplicare il suo salario grazie alle generose sovvenzioni degli emiri benefattori delle “petromonarchie”.

E’ stato definito un romanzo sulla conversione ma, come precisa il titolo (che suona come un imperativo netto ed inappellabile) più di una conversione si tratta di una sottomissione. Nel 2022 il partito nazionalista di estrema destra di Marine Le Pen viene sconfitto dal nuovo partito della Fraternità Musulmana grazie al sostegno dei partiti di centro, in modo particolare del partito socialista e dei repubblicani, ormai fuori dai giochi per le presidenziali. Il nuovo governo, guidato dal leader Mohamed Ben Abbes (figura simpatica, affascinante e fuori da ogni sospetto), farà della Francia un ricco e potente paese islamico con una nuova legislazione ispirata ai dettami del Corano. Insomma, la previsione non è del tutto irragionevole: in fondo per chi dovrebbero votare i sei (o sette) milioni di musulmani residenti in Francia che non si riconoscono né nei valori della sinistra (matrimoni gay ad esempio) né tanto meno nella destra (che vorrebbe espellerli tutti e subito)?

Il fatto che quello narrato da Houellebecq sia a tutti gli effetti un islam moderato e non un nuovo ISIS, non gli è valsa l’assoluzione per l’accusa di islamofobia. Tutto sommato Houellebecq racconta il trionfo di uno stato islamico moderato che, governando la Francia per via democratica, aspira a ri-costruire un nuovo “Impero Romano” nel vecchio continente ispirando il Belgio a seguire le proprie orme e aiutando il Marocco, la Tunisia e l’Algeria ad entrare nell’Unione Europea. Un islam moderato e aperto che impone la fatwa, l’obbedienza alle leggi di Allah, che invita le donne ad abbandonare gli studi dopo i dodici anni, a coprirsi la testa e a lasciare il lavoro per occuparsi dei lavori domestici e familiari (risolvendo così drasticamente il problema della disoccupazione!). Un islam moderato e rassicurante che (finalmente!) concede agli uomini la possibilità di avere più mogli (anche sotto i sedici anni) regolando la poligamia dal punto di vista giuridico. Un islam moderato e tollerante che provoca l’emigrazione degli ebrei che lasciano la nuova Francia che parla arabo per rifugiarsi in Israele (come fa la famiglia della giovane Myriam del romanzo).

Quello che prospetta Houellebecq, e che aveva già denunciato nei suoi precedenti romanzi (vedi Le particelle elementari) è il collasso di una società – quella Francese, ma facilmente potremmo dire quella Europea –  che srotola il tappeto rosso all’islam dopo aver venduto la propria identità e in valori connessi alle proprie radici cristiane tagliate via con un tratto di penna, in favore del nulla più l’economia. Si tratta d ciò che Eric Zemmour nel suo libro “Le suidice français” (un bestseller in Francia da quando è stato pubblicato in ottobre) ha condannato come una società in macerie dopo la grande rivoluzione del ’68 dove le strutture tradizionali (famiglia, nazione, lavoro, stato, scuola) sono state prese di mira senza un offerta culturale o di senso che fosse quantomeno soddisfacente.

A questo proposito, in seguito agli attentati di Parigi, il cardinale Angelo Bagnasco ha affermato che l’ideologia islamista viene a riempire quel vuoto di contenuti e di senso creatosi in occidente: “la cultura occidentale si sta svuotando sempre di più e laddove la cultura si svuota è l’anima di popoli che si svuota e, allora, ideologie turpi, fanatiche, fondamentaliste e brutali, che disprezzano la vita umana, possono presentarsi in modo suggestivo all’anima di persone vuote”. “L’occidente – continua il cardinale – si è sempre più appiattito verso il nulla e quando c’è il nulla, ideologie forti anche se turpi possono avere buon gioco”.

Alla fine, la predizione del mago (o profeta) Houellebecq è che il grido di “libertà”, ultimo valore sopravvissuto, mal-inteso, mal-trattato nella nostra vecchia e stanca Europa, verrà soffocato da un altro e ben più potente grido: “sottomissione”! Sottomissione delle donne agli uomini e degli uomini ad Allah. E’ ciò che, nel romanzo, afferma il rettore della nuova Università (neo convertito e divulgatore dell’Islam): “Il culmine della felicità umana consiste nella sottomissione più assoluta”.

La prospettiva non sembra felice per nessuno, ma a farne le spese sarà soprattutto il gentil sesso che si vedrà privato dei suoi diritti fondamentali (una questione di “intelligenza” e di “selezione naturale”): l’uguaglianza, l’istruzione, le quote rosa e la patente di guida, la vita sociale e accademica, la scelta del partner…  Tutti diritti conquistati lungo i secoli grazie al faticoso riconoscimento della dignità fondamentale della donna, una battaglia in cui il ruolo del cristianesimo (checché ne dicano i suoi detrattori) è stato, ed è tutt’ora, fondamentale.

Il concetto di sottomissione non e’ nuovo al Cristianesimo. San Paolo chiedeva ai cristiani (in particolare alle mogli e ai mariti) di rimanere sottomessi gli uni agli altri (Ef. 5,21).  La libertà è importante, lo sappiamo, ed ogni donna è libera di scegliere a chi sottomettersi, ma, a ben pensare, sarebbe molto meglio (più liberatorio e realizzante) per una ragazza sottomettesi al proprio marito (cristiano) che vorrà “morire” per lei, che allo stato (islamico) che stabilirà, in maniera democratica e moderata, che a “morire” siano proprio quei diritti conquistati e spesso sbandierati.

Dal canto nostro, noi speriamo (e preghiamo) che le previsioni del mago Houellebecq non si avverino e che il suo romanzo resti un romanzo, senza che mai, in futuro, sia elevato al rango di (catastrofica) profezia. Non per odio verso l’Islam ma per amore verso la nostra Europa, ci auguriamo che, lontano da ogni pensiero o azione violenta, xenofoba o reazionaria, possiamo prendere coscienza della nostra fragilità e possiamo, (prima ancora di combattere i nostri nemici), ri-costruire noi stessi ripartendo da quell’annuncio che ha il potere di cambiare la vita delle persone, l’annuncio di un Dio che si è sottomesso scandalosamente all’uomo (sulla croce) al fine di renderlo libero una volta e per sempre.

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Non sono Charlie! ma la mia religione mi vieta la vendetta

charlie2La strage avvenuta a Parigi nella sede del giornale Charlie Hebdo ha scosso il mondo intero e, in particolar modo, l’Europa. Oggi il vecchio continente piange per la morte dei giornalisti francesi uccisi da tre mostri armati fino ai denti che sono piombati improvvisamente nei loro uffici interrompendo, non semplicemente una riunione di redazione, bensì 12 vite umane, stroncando per sempre i loro sogni, i loro progetti, le loro speranze, la loro arte, passioni e aprendo una ferita profonda nelle loro famiglie.

Oggi siamo tutti francesi, siamo tutti vignettisti, siamo tutti più occidentali e “siamo tutti Charlie”, così infatti i giornali, i social network, i siti personali e le piazze si vestono a lutto stringendosi attorno alle vittime e ai suoi famigliari con una matita in mano (segno dell’arte che ha costato la vita ai 12 francesi) e una scritta: “Je Suis Charlie“.

Un po’ come quanto qualche mese fa, tra i cattolici, fece il giro del mondo la lettera araba ن simbolo con cui gli islamisti jihaidisti dell’Iraq (dell’Islamiq State) segnarono le case e le proprietà dei cristiani di Mosul per svaligiarle e ucciderne gli inquilini. Una lettera (nun) che indica una appartenenza: quella di essere cristiani, nazareni, e di aver rifiutato la conversione di adorare Allah e di pagare il tributo al nuovo stato islamico. E’ per questo che milioni di cattolici hanno offerto le loro preghiere e la loro solidarietà dicendo: “Siamo tutti nazareni”!

Le immagini satiriche che ridicolizzavano l’islam sono famose in tutto il mondo perché da tempo sollevano l’indignazione e lo sdegno della comunità musulmana. Tre anni fa una bomba molotov scoppiò nella sede dello stesso giornale per vendicare le vignette ironiche su Maometto. Oggi dodici persone sono state uccise – direttore, giornalisti, collaboratori e guardie – per vendicare il grande Profeta al grido di “Allah è grande”.

Hebdo-libreUn po’ meno conosciute, anzi, quasi sconosciute, le vignette che mettono in ridicolo Gesù, la Chiesa e il papa. Il giornale francese non è mai stato tenero con nessuno, tanto meno con i cristiani i quali sono stati bersaglio delle irriverenti matite di Charlie Hebdo in modo grottesco, grossolano e volgare. Le immagini che si riferiscono a Dio, a Gesù, alla Trinità, non meritano neanche un commento. Cosa dire, invece, del girotondo dei cardinali sodomiti, o di papa Benedetto XVI continuamente indicato come pedofilo e omosessuale, ritratto alzando un preservativo come se fosse in una funzione liturgica, nell’atto di violentare dei bambini o di baciare una guardia svizzera dopo essersi ritirato? (fa male inserire la foto ma rende l’idea di quello che si vuole dire, ed è la meno aggressiva!)

Va bene commuoversi, va bene piangere, va bene la rabbia e va bene alzare le matite in ricordo di Charlie Hebdo! Forse va bene anche andare tutti all’ambasciata francese come segno di vicinanza. Ma è necessario domandarsi dove va a finire il nostro senso di fratellanza e di solidarietà (soprattutto tra cristiani) ogni volta che dei nostri consanguinei (perché abbiamo avuto in eredità il sangue di Gesu Cristo!) vengono sterminati in Iraq, in Afganistan, in Corea o in Nigeria dalla furia dell’estremismo islamico. Quante veglie di preghiera per ricordare le loro anime? Quante segni visibili per sostenere le loro famiglie? Quante ferme dichiarazioni per dire basta con le stragi di innocenti? Quante visite alle loro ambasciate? O a San Pietro, “ambasciata” simbolica di tutti i cristiani cattolici del mondo? Quanti comunicati dei nostri governanti per fermare la strage?

Io non sono Charlie! Non approvo questa satira, questo tipo di informazione, queste falsità e gli insulti gratuiti contro il Cristianesimo, contro la Chiesa e contro il papa. Ma il punto è un altro: che la mia religione (nonché la mia ragione illuminata dalla fede cristiana) mi vieta di uccidere per difendere il papa; mi vieta anche di spargere sangue per vendicare Gesù Cristo, perché Lui – pur potendo farlo – non si è vendicato mentre lo inchiodavano sulla croce.

E c’è dell’altro: Lui, non solo non si è vendicato con molotov o fulmini dal cielo, ma ha addirittura perdonato, ha addirittura amato! E ha invitato a fare così anche ai suoi discepoli, e ai discepoli dei suoi discepoli (Lc 6,27-38). Il nostro Dio è grande, talmente grande che non ha bisogno della nostra vendetta; talmente più grande del loro dio che, lento all’ira e grande nell’amore (sal. 102,8), dall’alto del cielo vedendo le misere trame degli uomini contro il Messia, “se ne ride” (sal 2,8) e non si infuria; talmente (più) grande che non chiede altro spargimento di sangue di quello del suo figlio che, sulla croce, ha pagato per tutti. Per i nostri peccati, per quelli di Charlie Hebdo e per quelli dei sicari islamici.

Se esiste un dio che, rabbioso per le offese arrecate alla sua maestà divina, ha la necessità di chiedere agli uomini di smettere di essere uomini e, comportandosi come bestie, di tagliare le gole, le mani, le lingue, o sparare scariche di proiettili su altri uomini a causa dei loro peccati contro la Sua divina grandezza, questo non è – grazie a Lui! – il mio Dio. E ad onore alla verità dobbiamo avere il coraggio di affermare che non si tratta dello stesso dio! Perché nel nome del nostro Dio, oggi, non si diffonde la morte, ma al contrario, la vita!

CROCE INVOCATAOggi l’Europa si sente “Charlie”. Io un po’ meno. Per condividere il lutto e difendere la libertà di stampa tutti affermano con orgoglio di essere anche loro Charlie Hebdo e alzano le loro matite in ricordo dei vignettisti uccisi. Io preferisco sentirmi sempre, e solo, un nazareno e alzare, anzichè una matita, una croce. Oggi, in tutto il mondo, nazareni muoiono come cani, ignorati, oppure sbeffeggiati e insultati in continuazione dalle satire di tanti giornali come Charlie Hebdo (o La Repubblica, o El Pais… e tanti altri organi di stampa del nuovo pensiero unico progressista); ogni giorno sentiamo di nazareni perseguitati, torturati, massacrati e uccisi nelle terre dove regna indisturbata la religione islamica e dove la civiltà barbara fa fatica a lasciare il posto alla ragione.

Non a caso, un recente studio ha dimostrato che nella lista dei posti più intolleranti verso i “nazareni” ci sono solo paesi islamici, superati – in cima alla classifica per il 13° anno consecutivo – solo dalla Corea del Nord, ultimo baluardo di quella corrente di pensiero che ha ucciso (al momento) più cristiani che nessuna altra guerra: il regime dittatoriale comunista.

 

 

 

 

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