Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

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Che spasso il terremoto quando distrugge le chiese, ovvero: L’abisso della stupidità

preghiera-norcia-terremotoE’ tempo di paura e di dolore. Il terribile terremoto che ha scosso il Centro Italia domenica mattina ha fatto tremare milioni di italiani vicini e meno vicini all’epicentro del sisma. Fortunatamente nessun non ci sono state vittime, ma la scossa è stata devastante per alcuni paesi dove case, chiese e monumenti sono stati ridotti a cumuli di pietre e polvere.

Su tutti i giornali è comparsa la foto della Basilica di San Benedetto a Norcia della quale oggi rimane solo la facciata. La chiesa, crollata domenica mattina, rappresentava, non solo un simbolo della città di Norcia (che deve la sua fama mondiale al monaco patrono d’Europa) ma soprattutto un monumento al monachesimo che contribuì in maniera decisiva alla crescita e allo sviluppo dell’Occidente cristiano. E’ infatti ai monaci e a San Benedetto da Norcia, alla loro opera e al loro prezioso contributo storico, sociale prima ancora che religioso, che dobbiamo pensare quando si parla di “radici cristiane dell’Europa”.

sanbenedettoEbbene questo simbolo dell’Europa cristiana costruito nel 1300 è crollato su se stesso a causa de terremoto così come molte chiese, parrocchie, basiliche, santuari che rappresentavano l’anima, la cultura, la storia e la geografia di molti borghi del centro Italia colpiti dal sisma.

Eppure qualcuno si è rallegrato di questo terremoto e, a quanto ci dice, si è molto divertito, proprio per il fatto che il sisma abbia colpito le tanto odiate chiese e basiliche! Questo qualcuno ha esternato la sua euforia per il terremoto e la sua gioia su Facebook affermando divertito: “Il crollo delle chiese però è divertente”. All’imbarazzante frase il “gaudente” ha allegato la foto di una chiesa distrutta.

C’è chi ha parlato di “ignoranza”, un’ignoranza che giustificherebbe in qualche modo, il post sarcastico ed altamente offensivo. D’altronde il mondo è pieno di gente ignorante, in gran parte iscritta su Facebook o Twitter per poter pubblicare liberamente tutto ciò che si ha in mente di volta in volta.

parente-terremotatoMa in questo caso non si tratta certo di ignoranza, se l’autore dell’infelice sparata scrive su Il Giornale e per la più grande casa editrice nazionale, la Mondadori. Certamente l’idea di un post offensivo e politicamente scorretto è un buon modo per auto pubblicizzarsi e per promuovere i propri libri in scala nazionale. Difatti l’uomo, sconosciuto ai più, è ora su tutti i giornali.

Si chiama Massimiliano Parente e su Twitter (@parentetweet) si autodefinisce autore di “capolavori”. Il suo ultimo capolavoro però gli è costato una valanga di polemiche ed insulti e la minaccia di boicottare i suoi libri (proposte che di solito provocano l’effetto contrario). Ora si starà divertendo, godendo del momento di gloria mentre Sallusti lamenta che Parente sia scivolato nell’abisso della stupidità.

Il post della discordia è stato immediatamente cancellato, ma a chi criticava la sua affermazione sulle chiese distrutte, lo scrittore ha risposto rincarando la dose: purtroppo “poi le ricostruiscono“.

parente-fckPur avendo cancellato la frase, Massimiliano Parente non smette di ironizzare contro i cattolici: “Non sono io che mando i terremoti, per chi crede è Dio” ha scritto riferendosi all’Antico Testamento. E se credete nel Nuovo – ha aggiunto – “prendetevi tutti gli immigrati a casa vostra”!

Forse non era sobrio mentre scriveva. Vogliamo credere che una canna di troppo o un eccesso di alcool possa aver alterato la sua capacità di auto controllo e di razionalità. Ci vogliamo credere perché lo stesso Parente – che preferisce definirsi intellettuale piuttosto che giornalista – nel suo libro La casta dei radical chic aveva pesantemente criticato la mediocrità culturale del cinema, dei libri e della televisione italiana e dei personaggi più in vista dello spettacolo nostrano.

Ma è molto probabile, purtroppo, che il nostro intellettuale fosse nel pieno delle sue facoltà, lui che – dice di se stesso – “rifiuta di parlare con chiunque aderisca a qualsiasi forma di religione o credenza”.

Resta comunque un esempio di quanto in Italia in certi casi manchino umanità e la tanto conclamata tolleranza,  di quanto sia diffusa la mediocrità e la stupidità e – soprattutto – di quanto sia sempre più diffuso oggi l’odio anticattolico nel nostro paese.

Che l’irriverenza non fosse una virtù ce lo hanno dimostrato – a proposito del terremoto ma non solo – quelli di Charlie Hebdo (anche loro si considerano intellettuali al di sopra del volgo). La differenza è che i giornalisti francesi hanno vomitato insulti su tutti gli italiani, mentre il nostro lo ha fatto solo su alcuni, su quelli che ancora credono che al di là del cielo esista Qualcuno che ama tutti gli uomini, anche gli intellettuali irriverenti che godono del terremoto e che odiano – a prescindere – tutti i cristiani, coi quali si rifiutano di parlare.

Nuovi paradigmi di felicità. La famiglia perfetta? E’ quella omosessuale

vendolaC’era una volta… una casetta in Canadá. Per la precisione, a Montreal, nel ridente quartiere “Petite Italie”. Una deliziosa villetta “piena di grazia italiana” in una città dove ora si costruiscono solo appartamenti; un gioiellino di famiglia decorato in perfetto stile italiano, con “mobili di legno chiaro, profumi buoni, grande pulizia, niente ninnoli, un tavolo trasformato in fasciatoio, due altoparlanti che diffondono musica classica e lirica”. In giardino un piccolo orto botanico rigorosamente privo di erbacce, che garantisce cibo sano alla famiglia. Qui, in questo, contesto idilliaco quasi-utopico (vengono in mente gli impeccabili soggiorni di Ikea!), una famiglia si è rifugiata fuggendo dall’Italia dove per loro sarebbe stato impossibile vivere felici. Son fuggiti, come si dirà, per il bene del figlio e al fine di tutelare i suoi diritti.

Insomma, Nichi Vendola e il compagno Ed Testa hanno finalmente raggiunto un degno livello di felicità rifugiandosi nell’America delle libertà e delle opportunità, dove son riusciti ad avere un figlio e una deliziosa villetta, un “dolce paesaggio rassicurante”.

Sul quotidiano più famoso d’Italia, organo ufficiale della cultura di sinistra e cioè mainstream culturale e politico nostrano (il pulpito da dove sia papa Francesco che Renzi parlano agli italiani, per intenderci), sul quotidiano Repubblica, dicevamo, compare in prima pagina un articolone firmato Francesco Merlo, sulla vicenda di Ed e Nichi che aprono le porte della loro abitazione per raccontare il loro momento magico dopo l’arrivo del figlio Tobia.

larepubblicaNon è nessuna novità che il giornale si schieri in maniera palese a favore dei matrimoni e delle adozioni omosessuali. Sappiamo che La Repubblica sostiene senza mezzi termini ogni evento e manifestazione (come ad esempio il Gay Village), ogni iniziativa e ogni istanza del mondo gay e che sposa in toto l’ideologia LGBT. Anche su questioni quantomeno discutibili che infiammano il dibattito sociale, culturale e politico come l’adozione a famiglie omosessuali e la pratica dell’utero in affitto (detta in modo edulcorato “maternità surrogata”) il giornale si schiera a favore della comunità LGBT attraverso iniziative editoriali, inchieste e articoli che mirano a denigrare le posizioni contrarie segnalandole come fasciste, bigotte e reazionarie, lasciando poco spazio al contraddittorio (in ogni caso considerandola una posizione “esterna” ospitata per gentilezza).

Bisogna dunque dimenticare l’imparzialità dell’informazione pubblica e tenere a mente questi presupposti per comprendere come mai spesso e volentieri La Repubblica sostenga in maniera così evidente le cause della minoranza gay. E’ così che l’articolo di Merlo su Vendola diventa un manifesto estetico della famiglia omosessuale che ci fa sentire a tutti un po’ meno buoni e meno felici. Non che noi ci sentiamo cattivi o infelici o che il matrimonio omosessuale ci tolga qualcosa, ma lo standard di felicità e di immacolata bontà proposto e incarnato nella coppia gay Vendola-Testa, per noi comuni cittadini, esseri umani eterosessuali, è lontana anni luce.

A noi che viviamo ancora in Italia, che abitiamo in normali appartamenti e non in villini dai mattoni rossi, che non possediamo orti domestici, né ambienti inondati da buoni profumi di legno chiaro né filodiffusione che ci delizi con musica lirica e classica; a noi che ancora generiamo figli tramite l’antica tecnica del rapporto sessuale tra uomo e donna e – soprattutto – a noi che non vediamo di buon occhio la pratica dell’utero in affitto, leggendo questa storia ci affligge un senso di pesantezza pensando alle nostre case semplici, alla polvere, ai piatti da lavare, al rumore, al traffico, alla stanchezza e alle incomprensioni che condiscono le nostre – spesso caotiche – giornate familiari.

In questo senso, l’articolo ha raggiunto il suo scopo: quello di dimostrare, non solo la bontà, ma la superiorità estetica e morale di questi due personaggi costretti alla fuga per realizzare i loro sogni. Una questione culturale ma soprattutto politica che offre un assist al governo più che mai deciso a concludere l’iter iniziato con la legge Cirinnà sulle unioni civili con l’approvazione di una legge sulle adozioni omosessuali (incarico dato alla “superministra” Boschi) e sul cosiddetto “reato di omofobia” (ddl Scalfarotto ora tornata in voga con tempismo e sciacallaggio dopo l’attentato di Orlando). Fatto sta che l’articolo su Repubblica è nella sezione Politica.

“Fuggiti in Canada per garantire futuro e diritti a nostro figlio Tobia” è il sottotitolo ad effetto che deve farci riflettere seriamente. Sì, perché mentre l’opposizione alle adozioni gay si basa sulla necessità di tutelare il diritto dei bambini ad avere una mamma ed un papà, qui ci viene annunciato l’esatto contrario: cioè che proprio per tutelare i diritti dei bambini è necessaria una legge che preveda la libera adozioni di figli da parte di coppie omosessuali. Tutto il contrario! Già dal titolo, dunque, l’articolo assume un carattere pedagogico, illuminato ed illuminante, che vuole aiutarci ad uscire dal nostro stato di minorità culturale e ad aprire la mente ottusa e il cuore duro verso gli orizzonti più ampi dell’amore senza barriere. Ideologia allo stato brado.

L’intervistato Vendola afferma senza mezzi termini che non vuole fare del figlio una “bandiera” per la sua battaglia, ma il servizio ha proprio questo scopo: dimostrare la bellezza e la bontà dell’ omofamiglia attraverso la storia del piccolo Tobia, una storia dalla quale abbiamo molto da imparare.

Tutto il testo si basa sull’opposizione tra il bello e il brutto, il buono e il cattivo, il pacifico e il violento. Ovviamente è l’Italia e la mentalità tradizionale che ancora (per poco) la caratterizza ad essere dipinta come brutta, cattiva e violenta. Mentre al di là dell’Oceano c’è un nuovo mondo bello, buono e pacifico. In California infatti “la legge consente di scrivere quello che vuoi” all’anagrafe. Quello che vuoi! Mentre in Italia devi scrivere invece le cose come stanno, non come le vuoi. L’Italia, terra violenta ed inospitale da cui la nuova famiglia è stata costretta a fuggire per tutelare il figlio e dove forse tornerà sapendo già di trovare ostilità appena arrivati all’aeroporto (dice Vendola: torneremo ma “non permetterò che il mondo gli diventi ostile appena tenterà di entrarvi”). Difatti la mamma di Nichi, prima di morire, lo aveva avvisato: “Non permettere che vi facciano del male”! Durante l’intervista “Nichi ha un crisi di rabbia parlando dell’Italia”. E ricordando il tempo della gestazione di Tobia, Nichi coglie l’occasione denunciare “il rimbombo delle volgarità che” gli si rovesciavano addosso dall’Italia! “C’è qualcosa di storto nel mio Paese che mi ha fatto piangere di dolore”, una “bestialità razzista e omofoba” che vieta la felicità ad alcuni cittadini; un paese viziato da “pulsioni omofobe e stracattolicesimo“! Non si può dire che Nichi faccia una bella pubblicità all’Italia, infatti racconta alla famiglia “donatrice” che nel suo paese si dice che le gestatrici abbiano un demonio nella pancia (sic!) e che credono che lui si compri i bambini! Ma in America – gente sana e comprensiva – ci ridono sopra e si abbracciano forte!

Dipinta così l’Italia – a chi non la conoscesse – potrebbe sembrare la Cambogia di Pol Pot (Ops! era un regime comunista!), l’attuale Korea del Nord (Ops! è una dittatura comunista!) o l’attuale Afganistan o Qatar (Ops! sono paesi musulmani moderati!). Ma descritta in questo modo, è l’Italia – cattolica, stracattolica, e conservatrice, lenta nelle riforme, dal cuore duro e la mente offuscata – il vero lager che priva di libertà il mondo omosessuale.

Fuggiti in America finalmente la “strana famiglia” può dormire sogni tranquilli. “Ed e Nichi chiamano zia la Donatrice; e la nostra Grande Madre è la Portatrice”. Madre nostra e zia, entrambi madri di Tobia? Nessuna delle due madri di Tobia? Zia e Grande Madre che, siccome all’anagrafe californiana puoi “scrivere quello che vuoi”, non risultano poter rivendicare la maternità del piccolo. Così vengono tutelati i suoi diritti.

L’articolo raggiunge toni di altissimo vigore poetico, roba che farebbe vibrare le corde più intime dell’anima anche negli italiani più ostinati e duri di cuore. Vale la pena leggere (con voce calda e dolce) la potenza lirico- sentimentale delle parole del Merlo: “A quattro mani fanno il bagno a Tobia, poi lo cambiano, lo puliscono, gli danno la poppata, lo chiamano con soprannomi da burla, gli cantano la ninna nanna, e ancora: moine, baci, carezze con mani di padre che piacerebbero a Rilke il quale benediceva solo le mani delle madri. Il bimbo ha gli occhi blu, sorride spesso, l’ho sentito piangere poco: ‘Io credo – dice Nichi – che quando piange c’è sempre una ragione, e mi sforzo di capire qual è finché i suoi occhi tondi non si posano, acquietati, su di me’.” Avete capito bene, il bimbo della coppia gay sorride sempre e piange poco!

Nichi ci tiene a ricordare, un po’ infastidito, che il “doppio registro psicologico” (l’amore della mamma e la protezione del papà, per capirci) non dipende mica dal sesso ma è un vecchio stereotipo ormai superato!

Immancabile il riferimento a Papa Francesco, utilizzato (lui sì) come “testimonial” per le battaglie sulla libertà sessuale e civile del mondo LGBT. Un riferimento al Papa è una frecciata secca al cuore dei cattolici – “indietro di duecento anni” diceva qualcuno – ostinati nel osservare tradizioni e magisteri ormai desueti: Ci illustra Nichi: “Dio – ha detto Papa Francesco – è la mamma che canta la ninna nanna al bambino e prende la voce del bambino e si fa piccola come il bambino e parla con il tono del bambino al punto di fare il ridicolo se uno non capisse cosa c’è lì di grande”. Ma non si tratta di ruoli “iscritti nel DNA”, i rapporti familiari si creano con l’esperienza: “per diventare fratello e sorella oggi non basta l’acido desossiribonucleico, bisogna cercarsi e costruirsi”. Non poteva mancare neanche la citazione biblica per giustificare la bontà dell’adozione gay. Nichi si sente infatti un nuovo San Giuseppe: “La fuga che mi somiglia di più è la fuga in Egitto. Anche io come Giuseppe sono padre putativo”.

Non si tratta di egoismo ma di sopravvivenza della specie! “Sia gli eterosessuali, sia per gli omosessuali, sia per i padri sterili e sia per quelli fertili la voglia di avere figli è amore per la vita, il presupposto per la sopravvivenza dell’umanità”. Anzi, l’utero in affitto diventa per Vendola “è la risposta della scienza al bisogno di famiglia, è una difesa della famiglia”. E noi che pensavamo che fosse causa di sfruttamento della donna e dei bambini (leggi qui ad esempio!).

I componenti della “strana famiglia” (un padre biologico canadese, un padre adottivo italiano, una madre-zia-donatrice e una grande-madre – una nonna se tradotto in inglese – portatrice, entrambe americane) hanno stretto legami di mutuo affetto anche se, i due genitori (i maschi) ammettono di essere arrivati tardi in sala operatoria. Eppure avevano calcolato tutto, ma nessuno è perfetto! Poi il bimbo è stato subito tolto alla madre (“non lo ha allattato, ci ha inviato il latte”) per venir consegnato ai ritardatari. I contratti vanno osservati nei dettagli.

Cosa resta alla fine dell’articolo? Una lettura, a dir poco, travisata della realtà. Una famiglia come la famiglia di Nazaret che fugge per salvare il figlio dalla cattiveria umana, per rifugiarsi in un mondo migliore, una realtà piena di grazia (a dir loro, benedetta da papa Francesco). Resta una casetta neanche tanto piccolina in Canadá, ricca di amore e tenerezza che noi neanche ci sogniamo di vivere; un’America dove ognuno è libero fare (e scrivere) quello che vuole. Resta un’Italia ridicola, da buttare, malata di violenza omofoba, che costringe alla fuga i gay, infestata dal cattolicesimo. E poi restiamo noi, cattivi, omofobi, violenti, “stracattolici”, che ci ostiniamo a non piegarci ai nuovi paradigmi di felicità, che ci rifiutiamo di accettare l’aborto, la pedofilia e lo scambio di bambini (per amore o per denaro), che rifiutiamo di dire Je Suis Gay preferendo sembrare insensibili (se non sei dei loro, semplicemente li stai odiando!) piuttosto che sciacalli; noi che ancora ci meravigliamo quando censurano le nostre pagine su Facebook e a reti unificate ci ridicolizzano nella pubblica piazza (reale e mediatica). Ma noi, di certo, non ci piegheremo. E non fuggiremo in America, la vera terra promessa non è esattamente oltreoceano.

Miguel Cuartero Samperi

vendola mirianops. LE REPLICHE. L’articolo ha suscitato non poche polemiche (vedi qui). Vittorio Sgarbi ha denunciato senza mezzi termini “l’amore egoistico, il desiderio di possesso” di “mamma Nichi” verso un bimbo “ridotto a oggetto” e “sostanzialmente rapito” (qui).  Costanza Miriano (foto) ha parlato di “distillato di ideologia” mentre Riccardo Cascioli su La Nuova Bussola Quotidiana ha definito quella di Repubblica “una strategia ben studiata”. Durissima la replica di Mario Giordano, direttore del TG4, che scrive: “Caro Nichi Vendola, scusa se disturbo il tuo quadretto da presepe: ma non ti sembra un po’ esagerato paragonarti a San Giuseppe? Davvero per te la Sacra Famiglia è la rappresentazione di una coppia gay con figlio?“. “Non eri tu il grande difensore degli umili? Dei diseredati? Dei poveri?” eppure – continua Giordano – da quella Italia che disprezzi percepisci una super pensione in giovanissima età (5.618 euro al mese a 58 anni!). “Che ci vuoi fare? A certe tradizioni, evidentemente, sei affezionato anche tu: la famiglia può anche scomparire, il vitalizio no”.

Francisco envía 250 familias en misión a todo el mundo

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Comunicado de prensa el Camino Neocatecumenal.

Roma, 17/03/2016.- El Papa Francisco recibirá mañana viernes 18 de marzo al Camino Neocatecumenal en una audiencia privada en el Aula Pablo VI del Vaticano.

En el encuentro, el Pontífice enviará 50 nuevas missio ad gentes formadas por unas 250 familiasde los cinco continentes y confirmará de nuevo la labor evangelizadora de esta iniciación cristiana.

La audiencia comenzará a las 12 horas de Roma y será retransmitida por el Centro Televisivo Vaticano (CTV) diversas televisiones de todo el mundo, así como a través del canal oficial de la Santa Sede en Youtube.

El encuentro comenzará con una presentación del iniciador y responsable internacional del Camino Neocatecumenal en todo el mundo, Kiko Argüello, que estará acompañado de la también iniciadora Carmen Hernández y del presbítero Mario Pezzi. Además, han confirmado su asistencia varios cardenales y obispos de diversos lugares del mundo.

En el Aula Pablo VI estarán también presentes unos 8.000 miembros del Camino, la mayoría de ellos catequistas responsables del Camino en los cinco continentes; sacerdotes; seminaristas de los seminarios diocesanos misioneros Redemptoris Mater de Europa; los responsables de diversas comunidades y las 250 familias que serán enviadas por el Papa a la evangelización.

Estas familias han recibido el destino esta misma semana en el trascurso de una convivencia internacional en Italia, donde también se han formado cada una de las nuevas missio ad gentes.

Las missio ad gentes se constituyen a petición de los obispos de las diócesis a las que son destinadas y están formadas por cuatro o cinco familias –la mayoría de ellas con más de cuatro hijos–, un presbítero, un joven y dos mujeres. Todos ellos forman una comunidad que tiene la misión de dar los signos de la fe que atraen a los hombres a la belleza del Evangelio y según las palabras de Cristo: “Amaos como yo os he amado; en este amor conocerán que sois mis discípulos, y sed perfectamente uno y el mundo creerá”.

Entre los destinos de Europa (40 en total) a los que partirán algunas de estas familias por petición de los obispos, que se han mostrado verdaderamente entusiastas de esta nueva formar de evangelizar, se encuentran varias ciudades de Francia (donde hay seis seminariosRedemptoris Mater) como Biarritz, Burdeos, Toulouse, Orange, Pamiers o Mulhouse, en total más de diez.

Otros países a los que acudirán en misión las familias serán Luxemburgo, Irlanda, Suecia, Gran Bretaña, Lituania, Letonia, República Checa, Alemania o Suiza. También Holanda, Chipre, Serbia, Austria, Ucrania, Rusia, Kazajistán.

En América las familias han sido llamadas a Canadá, Estados Unidos, Perú, Brasil… En Asia a la India y China, entre otros.

En Oceanía a Australia y Papúa Nueva Guinea y en África algunas de estas missio ad gentes se formarán para Etiopía o Costa de Marfil, también para Sudáfrica, Guinea Ecuatorial, o Nigeria.

Omosessualità e fede (2): L’urgenza di una nuova filosofia pubblica

filosofiaPubblica

Il libro Living the Truth in Love recentemente pubblicato in Stati Uniti dalla casa editrice Ignatius Press, affronta il tema dell’omosessualità e il suo rapporto con la fede con un approccio interdisciplinare. I saggi proposti spaziano dalla filosofia alla sociologia, dalla psicologia alla teologia.

Tra gli autori dei saggi, tutti statunitensi, c’è il sacerdote italiano mons. Livio Melina preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi su Matrimonio e Famiglia, teologo di fama internazionale e professore di teologia morale e di bioetica. Nel suo saggio (Homosexual Inclination as an ‘Objective Disorder’: Reflections of Theological Anthropology) si assume la responsabilità di affrontare il delicato discorso del linguaggio della teologia cattolica riguardo all’omosessualità alla luce della Rivelazione, della antropologia teologica, della morale cattolica e della tradizione. Il saggio – che chiude la parte teoretica della raccolta – spiega in che senso, filosofico e teologico, l’inclinazione omosessuale deve essere definita un “disordine oggettivo”, che non segue cioè l’ordine stabilito dal disegno di Dio per l’uomo e la donna.

LA PRESSIONE SOCIALE, NUOVI PARADIGMI DI FELICITA’
Nel suo saggio, la professoressa Rachel Lu, filosofa dell’Università di San Tommaso in Minnesota presenta il quadro sociale in cui l’omosessualità è posta come modello di vita felice. Ci troviamo nel pieno di una violenta battaglia culturale, una vera e propria “crociata a favore della libertà sessuale”, che mira a screditare i fondamenti della morale, ed in modo particolare quella cattolica, proponendo a tutti i livelli la bontà di modelli di vita gay e transgender (in modo particolare tramite le scuole e la televisione) come nuovi paradigmi di felicità. Pensare in maniera diversa, credere cioè che l’omosessualità neghi la verità dell’uomo sull’amore e sulla sessualità, provoca, nel migliore dei casi lo scherno, nel peggiore dei casi l’attacco frontale, fino alle accuse di omofobia e nazismo.

La radicalizzazione di questa propaganda, che pone degli standard di pensiero e di azione, mina senz’altro la libertà religiosa così come l’integrità della famiglia. In questo contesto i più deboli sono i più piccoli, i bambini che, privi di un pensiero solido e strutturato e di una capacità critica, subiscono un indottrinamento in materia di morale sessuale le cui conseguenze saranno evidenti (e probabilmente lamentate) tra non molti anni. Allo stesso modo le persone che vivono l’attrazione omosessuale subiscono il “bombardamento di bugie e false promesse” che insidiano la loro vulnerabilità celebrando e incoraggiando lo stile di vita omosessuale. La difficoltà di vivere i precetti evangelici in un contesto sociale così avverso spinge ad una riflessione che offra risposte serie e proposte concrete di accompagnamento.

GAY E CATTOLICI?
Particolarmente vivaci negli Stati Uniti, negli ultimi anni sono sorti  movimenti e associazioni di cristiani che cercano di vivere la loro omosessualità accettandola ed incanalandola secondo criteri di “amicizia spirituale”. Rachel Lu analizza la questione domandandosi se sia possibile considerarsi “gay cattolici” e se sia possibile considerare intrinsecamente positivo l’eros omosessuale separato dal suo aspetto carnale. In altre parole, è possibile vivere l’omosessualità come una esperienza buona, purché non si arrivino a consumare rapporti sessuali con persone dello stesso sesso?

L’apporto delle persone omosessuali in società, così come all’interno della Chiesa, non è certamente da disprezzare e le persone che si definiscono omosessuali hanno numerose caratteristiche e doti positive. Ma auto-definirsi “gay” e riunirsi in gruppi identitari o movimenti gay-cattolici implica necessariamente il riferimento esplicito alle preferenze sessuali e a un determinata concezione dell’uomo e della sessualità, un’identità che non può essere slegata dall’ambito dell’attrazione sessuale. “A livello di definizione è difficile identificare una caratteristica che definisca l’identità gay che non sia quella dell’attrazione omosessuale” (p. 35). In questo senso l’attrazione omosessuale è parte costitutiva dell’identità gay e ciò non può essere considerato moralmente neutro o – meno ancora – buono, ancora meno per chi si considera cristiano.

IL DIVORZIO TRA VERITA’ E AMORE
Peter Herbeck, vice presidente della associazione Renewal Ministries impegnata nell’evangelizzazione nella società, parla del momento “profetico” che i cristiani si trovano a vivere nella società. La sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che fa delle nozze gay un diritto costituzionale rappresenta l’ultimo grande colpo maestro di una propaganda psicologica, politica e culturale che mira a ridefinire il concetto di matrimonio.

L’affronto non può che accrescere la responsabilità della Chiesa che si trova a raccogliere la sfida educativa nei confronti delle future generazioni che difficilmente riescono ad andare controcorrente e che, con estrema velocità, prendono le distanze dalle posizioni tradizionali della Chiesa cattolica. Il dibattito sull’omosessualità si inserisce a pieno titolo nel progetto della rivoluzione sessuale, il nocciolo della questione, afferma infatti Herbeck, è la natura stessa della sessualità umana. “Il mondo moderno ha separato la verità dall’amore. L’amore oggi è definito dai sentimenti, dalla passione, dai desideri e dalle scelte personali, senza alcun riferimento a una verità oggettiva sul significato e scopo dell’amore sessuale” (p. 311). Ma separare la verità dall’amore – afferma Herbeck – usando le parole di Giovanni Paolo II “è una menzogna distruttiva”.

La sfida è innanzitutto interna al cattolicesimo dove si evincono non poche confusioni e fraintendimenti riguardo al magistero e alla dottrina morale. Un recente studio del Public Religion Research Institute ha infatti evidenziato che tre quarti dei cattolici americani sono favorevoli al “matrimonio” omosessuale e che il 56% di cattolici non considera le relazioni sessuali omosessuali un peccato. Le statistiche a favore dell’omosessualità si impennano se si guarda invece ai “catholic millennials” (i nati dopo il 1980): secondo uno studio del Pew Reserch, il 70% è favorevole ai “matrimoni” gay. Affrontare la sfida dell’omosessualità, dunque, costringe la Chiesa a riscoprire e a trasmettere le ragioni della propria fede, a ribadire con chiarezza la propria posizione in materia morale e le motivazioni di natura filosofica e teologica che la sostengono.

UNA NUOVA FILOSOFIA PUBBLICA
Dal punto di vista filosofico è interessante l’approccio del professore J. Budziszewski della University of Texas. Nel suo saggio si concentra sull’uso del termine “legge naturale” come concetto chiave per la comprensione dell’omosessualità e del suo giudizio morale. Mentre il concetto filosofico di “legge naturale” resta immutato, la difficile accoglienza dell’argomento (considerato ormai superato) e i cambiamenti nella comprensione che l’uomo ha di se stesso e della società, reclamano un nuovo modo di spiegarlo. L’urgenza di una “nuova filosofia pubblica” obbliga il pensiero cattolico a non rinunciare ai concetti filosofici fondamentali che stanno alla base della antropologia rivelata, ma ad utilizzarli in modo più convincente e intelligente per far sì che il messaggio trasmesso sia compreso e accolto e non rifiutato a priori.

In quanto principio base della moralità(e non frutto di una rivelazione particolare come sono invece le Sacre Scritture per i cristiani), la legge naturale rappresenta il luogo filosofico da cui è possibile prendere le mosse per una “nuova filosofia pubblica”, destinata cioè a tutti senza distinzioni di approcci, religione o credenze. Come gli altri principi morali, quello di legge naturale, potrà essere sì rifiutato ma non è mai sconosciuto perché, afferma Budziszewski, tutti gli uomini sono a conoscenza dei principi basilari della moralità benché alcuni li respingano decidendo di non tenerne conto.

Molte sono le tematiche affrontate nei saggi che cercano di esporre, da diverse prospettive, il messaggio della Chiesa verso coloro che vivono l’attrazione omosessuale. Un lavoro serio e rispettoso che – afferma il cardinale Wuerl arcivescovo di Washington – può rappresentare un punto di svolta per la vita di molti lettori. Un testo “indispensabile” – continua il porporato – per i ministri della Chiesa chiamati a servire e guidare il gregge con Verità e Amore.

Articolo originale su Aleteia.org

Ese sí que da sentido: reflexiones post-matrimoniales

la foto 2bannerDe regreso de la luna de miel más bonita de mi vida, después de haberme casado con mi ex novia (promovida ahora al rango de “esposa”), mis pensamientos no pueden ser sino fragmentados y confusos. Y los pensamientos confusos sólo pueden ser expresados con palabras y frases intermitentes, necesariamente sintéticas y seguramente reductivas.

Hemos sido (hay que empezar a usar el plural, cuando sea posible) sumergidos (sabiendo a lo que  íbamos pero casi incoscientemente) en un huracán de eventos y situaciones vividas en estos últimos dos meses. En un movimiento en crescendo, a medida que se iba acercando el día de nuestra boda. La preparación nos ha agotado, exprimido, como se esperaba. Renuncié a la conclusión de mi tésis (después de haberme quedado bloqueado a 40 páginas de borrador, algunas partes sin ningún sentido o nexo lógico) con una profesora que, con razón, insiste para poder supervisar su trabajo de tésis, probablemente el último, antes de retirarse en la reflexión filosófica pura… En el último período antes de la boda renunciamos a todo lo que podía parecerse a la calma, a la tranquilidad, a la paz, al descanso, y a veces, al sueño… por no mencionar el ocio y las distracciones: todo aplazado para después pero sin perder nunca la calma! El apogeo del huracán Marri(ed) fue el primero de mayo! La noche antes intenté aflojar un poco la tensión con una serenata en la que me aventuré en el arte que más me gusta, y que mejor se me da (después de haber dejado el fútbol-sala!): el músico-payaso… Tensión olvidada por un momento y todos a casa para la última noche de solteros con papá y mamá!

boda4Llegados al día X, nos vestimos y nos perfumamos, fuimos a la Iglesia para participar como protagonistas (los novios son los ministros!) a una celebración que duró dos horas o dos minutos, según los puntos de vista! Desde nuestro sitio duró dos minutos, todo ha pasado (demasiado) de prisa: la entrada majestuosa de la novia, las recomendaciones del padre, los cantos espléndidos preparados a la perfección por cantores excelentes, la participación activa de cientos de parientes, amigos, hermanos de comunidad, conocidos, transeúntes, la presencia muy especial de 15 presbiteros con vestiduras solemnes (todos con una hermosa casulla dorada), las moniciones sinceras y fervientes de los testigos (sin un hilo de aquella adulación desgarradora típica de las bodas, que convierte los novios en unos héroes trágicos que se aman epicamente contra innumerables adversidades universales!!), las lecturas elocuentes (os las paso, si quereis), los siete testigos radiantes, los padres estupendos, los hermanos y sobrinos emocionados, la homilía magistral, el canto súblime de la bendición nupcial, las oraciones, la paz, el llanto de la esposa, la comunión con pan ácimo y vino de Caná de Galilea, la danza, las firmas, la salida de la iglesia, el arroz lanzado al aire (nisiquiera en Panamá he visto tanto arroz!), el pick-up negro, las fotos en el lago, la cena, las canciones entonadas y las desentonadas, la tarta de fruta, las lámparas chinas (casi un fracaso y casi se incendia un árbol!), las bomboneras de boda de firma “Juan Pablo II”, el dj italiano que pone música española, los bailes hasta sudar, los saludos y los besos (creo que besé a 300 personas, algunas más de una vez), las últimas energías empleadas para recoger las fuerzas y las últimas cosas y la vuelta a casa.

El huracán llegó a su apogeo y ahora la música cambia. En casa nos encontramos con una de las bromas de boda más temidas, preparada por amigos (hinchas del Lazio) de la novia (quiero subrayar el hecho de que sean laziali y que sean amigos de la novia!): creía yo que el encontrar en el dormitorio un mosáico de platos de papel llenos de agua, era una hipótesis dificil de realizar…! Una vez superada esta prueba, y a parte el inconveniente de la novia sin zapatos (futuras novias: acordaros de llevar con vosotras los zapatos de cambio a vuestra casa nueva, para no salir en zapatillas o chancletas el día después, como hizo mi mujer) y el marido que tiene que hacer la primera compra rápida para la comida, a parte este pequeño y curioso inconveniente, decía, las cosas se arreglaron para poder partir a nuestra “luna de miel”. Un viaje a México y Panamá que duró 20 días o 20 minutos… según los puntos de vista. Pero hablaremos de esto en otro momento, si es que encuentro 5 minutos (o 5 días!) para contar las maravillas que vimos en el Nuevo Mundo!

la foto7Queda el recuerdo vivo, algunas fotos y pocas palabras. Quedan pocos confites y algunas bonboneras de boda. Quedan muchas satisfacciones y algún arrepentimiento (errores que no reperiría debidos a mi distracción congénita). Quedan las notas de una bendición que la divina majestad quiera derramar abundantemente sobre nosotros por largos años. Quedan las historias entusiastas contadas por amigos y parientes. Queda nuestro gran agradecimiento, si bien insuficiente, a todos vosotros que habeis bebido con nosotros el vino de la alegría. Queda más curiosidad y menos ilusiones; más intimidad y situaciones nuevas. Un camino por recorrer juntos, en la vida, sí, pero concretamente en la fe, en la (nueva) comunidad cristiana que nos acompañará a través de muchas alegrías y algún dolor. Y para el dolor y sus derivados… Viktor Frankl* decía que no hay ningún dolor que no pueda soportarse (y ser superado) si se ha encontrado un sentido, un significado, a la propia existencia. Por eso, sin miedo y proyectados hacia el futuro, seguimos este camino hacia la Vida Nueva!

* Viktor Frankl. Médico psiquiatra que vivió en los lager, fundador de la “Logoterapia” y del Análisis Existencial. De la experiencia significativa de en los campos de concentración nace su famoso libro “El hombre en busca de sentido”. Gracias a mi hermana María he conocido este libro!

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– Traducción del italiano de María Cuartero Samperi

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