Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Archivio per il tag “Islam”

Così muore l’Europa: senza figli e senza fede. I dati del tracollo.

europa-euroDati alla mano, la situazione dell’Europa è realmente allarmante. Ad un crollo demografico senza paragoni nella storia, si affianca la perdita della fede che ha caratterizzato la sua storia negli ultimi duemila anni, ed è così che inesorabilmente il vecchio continente sembra aver sentenziato la propria fine.

Il giornalista Giulio Meotti raccoglie i dati della catastrofe nel suo nuovo libro “La fine dell’Europa. Nuove moschee e chiese abbandonate” sottolineando la gravità e le conseguenze delle due malattie mortali dell’occidente: la mancanza di figli e la perdita della fede. Il vecchio continente diventa, anno dopo anno, sempre più vecchio; ormai le morti superano di gran lunga le nascite e i tassi di natalità sono ai minimi storici (leggi qui). Nel 2014 l’Italia ha registrato il tasso di natalità più basso d’Europa con 8 nuovi nati ogni 1000 abitanti (Francia 12; Regno Unito 11,9…).

Di contro l’Europa – spopolata e secolarizzata – viene ripopolata a ritmi forsennati da nuovi abitanti che hanno ciò che l’uomo europeo ha rifiutato: molti figli e grande fede. E’ solo grazie agli stranieri immigrati che in Europa la popolazione globale è leggermente aumentata. Le ondate di migranti che in questi anni sbarcano continuamente sulle coste europee con la complicità e l’aiuto dei nostri governi, presentano un serio problema identitario. Mentre le chiese si svuotano – vendute o affittate, adibite a musei o teatri – nasce l’esigenza di costruire luoghi di culto per i nuovi abitanti d’Europa: i fedeli musulmani che popolano le nostre città.

L’emergenza non sembra preoccupare i governi europei che – più impegnati a legiferare su unioni e adozioni omosessuali – vedono nei migranti una via di salvezza per la ripresa e la stabilità economica, senza curarsi in nessun modo della salute spirituale e culturale di un continente che ha smarrito la propria anima e non sembra sentirne più la mancanza.

libro-meotti-europaA tutto ciò si aggiunga la cecità di una intellighenzia progressista che, incapace di capire la gravità della situazione, sostiene l’immigrazione come un valore da difendere e sogna una società fondata sul pluralismo religioso e culturale. Così Saviano sogna un’Italia guidata da sindaci africani, il ministro Boldrini (o meglio – come suggerisce Sgarbi, Boldrina)  auspica che lo stile di vita dei migranti diventi il nostro e Napolitano parla di “valore aggiunto” alla nostra Europa. La sinistra italiana – slalomeggiando tra gaffe imbarazzanti, incapacità di governo, sconfitte referendarie, governi farsa e ministri senza laurea – continua ad alimentare utopici miti del buon selvaggio (o del buon migrante) mentre l’Europa tracolla e viene meno.

E’ per questo che il libro di Meotti va letto dall’inizio alla fine: per sfatare certi miti, alimentati da slogan degni di meeting democratici e feste dell’unità, e per mostrare la cruda realtà di un Europa che ha perso la sua linfa vitale accantonando definitivamente i valori cristiani che l’hanno generata. La situazione attuale richiede riflessione profonda, risposte a domande sul presente in vista del futuro, richiede una strategia che rianimi questo gigantesco cadavere prima che gli avvoltoi – arrivati da fuori – banchettino lautamente. Per questo l’autore si chiede:

Stiamo osservando la nostra agonia? Stiamo assistendo alla morte della civiltà occidentale, come Vegezio durante il declino dell’Impero romano? E che forma prenderà questo autunno annunciato? La violenta tensione o la pacifica diluizione? La dissolvenza delle élite o le invasioni barbariche?

L’Italia merita una riflessione particolare: il nostro paese (“un paese in preda al languore e al compiacimento”) – esposto geograficamente sul Mediterraneo – sta pagando il prezzo più alto per l’arrivo dei migranti mentre, allo stesso tempo, ha deciso di smettere di riprodursi.

Se la demografia è il destino, l’Italia sta morendo. Letteralmente. A partire dal 1994, ogni anno il numero delle nascite è superato dal numero di morti. Questo paese cattolico che è sempre stato stereotipato come la terra delle grandi famiglie ha raggiunto uno dei livelli più bassi al mondo di fertilità: 1,3 figli per donna. In gergo tecnico si dice “baby crack” o “baby slump”. L’Italia, dati Istat, non registrava così poche nascite dal 1861. Dai tempi dell’Unità d’Italia. La “piramide delle età” si sta rovesciando. L’Italia è un paese che muore e che ha già perso una generazione. Un paese dove presto i soli famigliari di sangue saranno i propri genitori.

crollo-demograficoLa mancanza di figli non può essere attribuita esclusivamente ai problemi economici delle famiglie (problema serio che non si può sottovalutare perché lo stato non incoraggia in nessun modo ad avere famiglie numerose) ma è il risultato più evidente della perdita della fede, o meglio, di una fede “viva” che al di là del dirsi “cattolici” o “cristiani” si traduca in uno stile di vita non incentrato sul proprio interesse e affermazione professionale ma sul dono e sulla fede nella provvidenza. Questo è un discorso che bisognerà affrontare in un altro momento.

Il pregio del libro di Meotti è quello di mettere il lettore davanti alla realtà, offrendo dati e statistiche che al di la di tutto facciano sorgere qualche domanda sul cammino intrapreso dall’Europa e sulla nostra missione in questo secolo.

mcs

***

Del libro “La fine dell’Europa” ha parlato qualche giorno fa Camillo Langone, acuto giornalista e scrittore, autore del libro Pensieri del Lambrusco, sulle pagine de Il Giornale:

Ci ho pensato a lungo: sforzarmi per promuovere un libro tanto necessario quando sgradevole oppure lasciar perdere e dedicarmi, come si usa in questo periodo, ad auguri e panettoni? Siccome sia gli auguri che i panettoni mi fanno venire il diabete, troppo dolciastri, ho deciso di tentare la missione forse impossibile di far leggere Fine dell’Europa. Nuove moschee e chiese abbandonate dell’amaro Giulio Meotti (Cantagalli, prefazione di due campioni del pensiero aspro, Roger Scruton e Richard Millet).

«In due secoli, lo spagnolo, l’italiano e il tedesco saranno parlati esclusivamente all’inferno». L’avevo detto che il libro è sgradevole. Oggi Meotti, firma del Foglio, è la prima cassandra del giornalismo italiano, ruolo difficile e poco pagante. Funzionò con la Fallaci che tuttavia quando pubblicò La rabbia e l’orgoglio aveva alle spalle una bibliografia, se non proprio ottimista, progressista. Meotti invece ha cominciato da subito a prevedere guai grossi, come dimostrano i titoli precedenti: Muoia Israele. La brava gente che odia gli ebrei e soprattutto Hanno ucciso «Charlie Hebdo». Il terrorismo e la resa dell’Occidente: la libertà di espressione è finita. Due letture piuttosto disperanti e perciò respingenti. Molto più proficuo, dal punto di vista editoriale, profetare utopistici futuri. Guardo la classifica dei libri più venduti e Fine dell’Europa non lo vedo, vedo invece, lassù in alto, Le donne erediteranno la terra di Aldo Cazzullo. Pazienza che di questo demografico passo le donne erediteranno sottomissione e velo, ma intanto lo scaltro Cazzullo e le sue credule lettrici passeranno delle buone feste.

Ho evocato la demografia, scienza alla base del libro. «Una nazione è totalmente dipendente dalla sua demografia e può scomparire o trasformarsi radicalmente e molto rapidamente nel caso si verifichi un crollo del tasso di natalità». L’affermazione potrebbe sembrare neutrale, accademica, se il crollo del tasso di natalità non riguardasse l’Europa in generale e l’Italia in particolare. «L’Unione Europea è oggi la regione del mondo che presenta il più basso tasso di fertilità (1,55 figli per donna). Nel 2016, per la prima volta nella storia, l’area dell’Unione Europea ha registrato più morti che nascite». I dati statistici, per quanto tragici, potrebbero lasciare freddi, e allora Meotti ricorda che l’estinzione dei popoli conduce difilato all’estinzione delle culture: in Germania chi leggerà più Goethe? In Francia chi berrà più Château Lafite? (Non è un Bordeaux a caso: agli occhi dei maomettani zelanti che stanno rimpiazzando i cattolici tiepidi ha la duplice colpa di essere vino e di portare stampato l’ebraico cognome Rothschild). Nel nostro continente, numeri alla mano, è in via di estinzione anche la religione che insegnando a porgere l’altra guancia e a non tirare la prima pietra ha reso un po’ meno violenta la vita in questa valle di lacrime. Virgoletto qualche frase relativa al crollo tedesco: «In Germania nel 1963 furono ordinati 400 nuovi sacerdoti, nel 1993 il numero scende a 238 e nel 2013 a 98. Nel 2015 la cifra è nuovamente dimezzata, arrivando a 58 nuove ordinazioni. La gente sta abbandonando la Chiesa in massa: nel 2015 in 181.925 hanno fatto formalmente apostasia. Rispetto alle statistiche ufficiali di vent’anni fa, il numero di battesimi è diminuito di un terzo. La situazione è anche peggiore per i matrimoni. Nel 1995, 86.456 coppie si sono sposate in chiesa. Nel 2015, il numero è sceso della metà».

Le chiese ormai deserte vengono vendute per farci moschee, non solo a Berlino o ad Amburgo ma anche in Olanda. Non si intravede sorte diversa per gli altari abbandonati di Bruxelles, capitale europea con popolazione sempre più africana dove il nome più diffuso è oggi Mohammed. Sono brutte notizie, lo so, ma è inutile mettere la testa sotto la sabbia. Ed è inutile chiedere rassicurazioni a Meotti che, anzi, nell’ultimo capitolo suona le campane a morto: «Il continente europeo, il nucleo della civiltà occidentale, sta crollando. Ovunque i tassi di natalità sono scesi al di sotto dei tassi di sostituzione e grandi popolazioni musulmane straniere stanno riempiendo quel vuoto».

Lo spiraglio di speranza in Fine dell’Europa bisogna trovarselo da soli e io, impegnandomi, l’ho trovato nella descrizione del miracolo demografico israeliano. «Il tasso di natalità degli ebrei in Israele ha avuto un incredibile balzo in avanti, mentre il tasso di natalità fra gli arabi è molto diminuito. Israele, enclave occidentale conficcata nel cuore del mondo islamico, è di gran lunga il paese più demograficamente prolifico tra le economie avanzate del mondo». C’entra ovviamente la religione ma ancor più la consapevolezza che riprodursi è vitale quanto respirare: seguire l’esempio di Israele sarebbe un nuovo inizio per l’Europa alla fine.

Camillo Langone

San Francesco: Abbandonate Maometto, scegliete Cristo!

francis-lecture-to-muslimsE’ necessario leggere la vera storia di San Francesco, ritornare alle fonti principali (Le cosiddette “fonti francescane”), per capire quanto l’immaginario comune sia lontano dal vero frate d’Assisi, patrono d’Italia. Considerato comunemente un allegro pacifista, un ometto semplice e simpatico, un ingenuo naturalista, Francesco fu un uomo determinato e fermo nella sua decisione di donare tutto se stesso a Cristo, certo che la verità e la felicità si trovano nel messaggio cristiano e non altrove.

L’episodio dell’incontro col Sultano saraceno Malek al-Kamil, avvenuto in Siria attorno al 1219, mostra con quanto coraggio san Francesco invitò il musulmano a convertirsi a Cristo e ad abbandonare la legge di Maometto. Alla fine Francesco dovette partire abbandonando il suo sogno (quello di vedere i musulmani convertiti al cristianesimo) perché “non faceva progressi nella conversione di quella gente”.

Avendo comunque trovato benevolenza agli occhi del Sultano, Francesco scampò miracolosamente al così tanto desiderato martirio. Diversa la sorte che, nello stesso anno 1219, tocco a cinque giovani frati partiti in missione con la benedizione di frate Francesco. “Essi raggiunsero il Marocco dove in breve tempo furono uccisi dopo essere stati brutalmente martirizzati dagli infedeli. Furono i primi martiri francescani” (G. Pasquale, San Francesco d’Assisi, San Paolo 2014, p. 117).

In questi tempi in cui gran parte del mondo islamico ha dichiarato guerra all’occidente cristiano aspirando ad una conquista territoriale dell’Europa, è necessario prendere atto del fallimento di un dialogo basato sul buonismo e sul relativismo religioso. Francesco – così tanto esaltato e applaudito come esempio di dialogo e di bontà verso il prossimo – non disdegnò di ammonire i seguaci di Maometto ad abbandonare quella religione per abbracciare la Verità che è Cristo.

Oggigiorno, affermare che esiste una vera religione (quella cristiana) e una vera chiesa (quella Cattolica) e molte false religioni (tra cui l’islam) vuol dire guadagnarsi molti insulti da parte della società (ci chiameranno intolleranti!) e rischiare – quantomeno – una sentenza di scomunica dal Vaticano!

Sarà che san Francesco – perfetto imitatore di Cristo – è stato un uomo (per lo meno un po’) “religiosamente scorretto” che non ebbe paura di morire per annunciare il Vangelo?

…per la sete del martiro

nella presenza del Soldan superba

predicò Cristo e l’altri che ‘l seguiro

(Dante Alighieri, Paradiso XI, 100-102).

* * *

Dalla Leggenda Maior di San Bonaventura

francesco-sultano-giottoA tredici anni dalla sua conversione, partì verso le regioni della Siria, affrontando coraggiosamente molti pericoli, alfine di potersi presentare al cospetto del Soldano di Babilonia.

Fra i cristiani e i saraceni era in corso una guerra implacabile: i due eserciti si trovavano accampati vicinissimi, l’uno di fronte all’altro, separati da una striscia di terra, che non si poteva attraversare senza pericolo di morte. Il Soldano aveva emanato un editto crudele: chiunque portasse la testa di un cristiano, avrebbe ricevuto il compenso di un bisante d’oro. Ma Francesco, l’intrepido soldato di Cristo, animato dalla speranza di poter realizzare presto il suo sogno, decise di tentare l’impresa, non atterrito dalla paura della morte, ma, anzi, desideroso di affrontarla.

Confortandosi nel Signore (1Sam 30,6), pregava fiducioso e ripeteva cantando quella parola del profeta: “Infatti anche se dovessi camminare in mezzo all’ombra di morte, non temerò alcun male, perché tu sei con me” (Sal 22,4).

Partì, dunque, prendendo con sé un compagno, che si chiamava Illuminato ed era davvero illuminato e virtuoso. Appena si furono avviati, incontrarono due pecorelle, il Santo si rallegrò e disse al compagno: «Abbi fiducia nel Signore (Sir 11,22), fratello, perché si sta realizzando in noi quella parola del Vangelo: “Ecco, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”».

Avanzarono ancora e si imbatterono nelle sentinelle saracene, che, slanciandosi come lupi contro le pecore, catturarono i servi di Dio e, minacciandoli di morte, crudelmente e sprezzantemente li maltrattarono, li coprirono d’ingiurie e di percosse e li incatenarono. Finalmente, dopo averli malmenati in mille modi e calpestati, per disposizione della divina provvidenza, li portarono dal Sultano, come l’uomo di Dio voleva. Quel principe incominciò a indagare da chi, e a quale scopo e a quale titolo erano stati inviati e in che modo erano giunti fin là.

Francesco, il servo di Dio, con cuore intrepido rispose che egli era stato inviato non da uomini, ma da Dio Altissimo, per mostrare a lui e al suo popolo la via della salvezza e annunciare il Vangelo della verità.

E predicò al Soldano il Dio uno e trino e il Salvatore di tutti, Gesù Cristo, con tanto coraggio, con tanta forza e tanto fervore di spirito, da far vedere luminosamente che si stava realizzando con piena verità la promessa del Vangelo: «Io vi darò un linguaggio e una sapienza a cui nessuno dei vostri avversari potrà resistere o contraddire» (Lc 21,15).

francesco-e-il-sultanoAnche il Soldano, infatti, vedendo l’ammirevole fervore di spirito e la virtù dell’uomo di Dio, lo ascoltò volentieri e lo pregava vivamente di restare presso di lui. Ma il servo di Cristo, illuminato da un oracolo del cielo, gli disse: «Se, tu col tuo popolo, vuoi convertirti a Cristo, io resterò molto volentieri con voi. Se, invece, esiti ad abbandonare la legge di Maometto per la fede di Cristo, dà ordine di accendere un fuoco il più grande possibile: io, con i tuoi sacerdoti, entrerò nel fuoco e così, almeno, potrai conoscere quale fede, a ragion veduta, si deve ritenere più certa e più santa». Ma il Soldano, a lui: «Non credo che qualcuno dei miei sacerdoti abbia voglia di esporsi al fuoco o di affrontare la tortura per difendere la sua fede» (egli si era visto, infatti, scomparire immediatamente sotto gli occhi, uno dei suoi sacerdoti, famoso e d’età avanzata, appena udite le parole della sfida).

E il Santo a lui: «Se mi vuoi promettere, a nome tuo e a nome del tuo popolo, che passerete alla religione di Cristo, qualora io esca illeso dal fuoco, entrerò nel fuoco da solo. Se verrò bruciato, ciò venga imputato ai miei peccati; se, invece, la potenza divina mi farà uscire sano e salvo, riconoscerete Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio, come il vero Dio e signore, salvatore di tutti» (1Cor 1,24; Gv 17,3 e 4,42).

Ma il Soldano gli rispose che non osava accettare questa sfida, per timore di una sedizione popolare. Tuttavia gli offrì molti doni preziosi; ma l’uomo di Dio, avido non di cose mondane ma della salvezza delle anime, li disprezzò tutti come fango.

Vedendo quanto perfettamente il Santo disprezzasse le cose del mondo, il Soldano ne fu ammirato e concepì verso di lui devozione ancora maggiore. E, benché non volesse passare alla fede cristiana, o forse non osasse, pure pregò devotamente il servo di Cristo di accettare quei doni per distribuirli ai cristiani poveri e alle chiese, a salvezza dell’anima sua. Ma il Santo, poiché voleva restare libero dal peso del denaro e poiché non vedeva nell’animo del Soldano la radice della vera pietà, non volle assolutamente accondiscendere.

Vedendo, inoltre, che non faceva progressi nella conversione di quella gente e che non poteva realizzare il suo sogno, preammonito da una rivelazione divina, ritornò nei paesi cristiani.

Articolo originale su Romagiornale.it

Musulmani in chiesa? Riflessioni tragicomiche e religiosamente scorrette

IMG_20160801_002155Ha suscitato quantomeno stupore la bizzarra idea di accogliere dei musulmani domenica a Messa in segno di solidarietà. La proposta è arrivata dagli Imam francesi ed è stata accolta da stupefacente plauso dei vescovi della chiesa francese e di quella italiana che si è subito accodata all’iniziativa. Inutile dirlo, i giornali italiani ne sono stati, a dir poco, entusiasti (La Stampa mostra una clamorosa e commovente eccitazione che manco l’uomo sulla Luna!).

La notizia non ha sollevato solo stupore ma anche sdegno di alcuni e l’ironia di altri. Sulle pagine de Il Foglio, uno sdegnato Camillo Langone – giornalista cattolico esponente di spicco di quella da lui de finita la “destra divina” – ha annunciato che in caso dovesse trovarsi a sedere a Messa accanto a un infedele, metterà in pratica le parole di Gesù: scuoterà la polvere dei suoi mocassini e lascerà la celebrazione multietnica (leggi: musulmani a messa? No grazie!). Dal canto suo, il vaticanista della Rai Aldo Maria Valli ha ringraziato i musulmani che coerentemente hanno deciso di non andare a Messa questa domenica.

Indignato anche lo staff de La Bussola Quotidiana giornale ostinatamente arroccato su posizioni cattoliche e restio all’idea di creare una nuova religione umanitaria e pacifista frutto del compromesso su un minimo-comun-demoninatore tra i grandi monoteismi. Qui il prof. Antonio Livi parla un “atto insensato” e di “empia profanazione” di un luogo santo mentre per il domenicano Giorgio Carbone si tratta di un gesto “vacuo e inefficiente” che rischia di diventare un “teatrino” e che non tiene conto del carattere sacro dell’Eucaristia. Un “gesto ipocrita” secondo l’Imam di Lecce.

Ad altri invece l’idea è piaciuta molto ma a condizione che si installino dei metal detector sul sagrato e si rafforzi la sicurezza: non sia che approfittando della straordinaria apertura entrino in chiesa anche dei depressi o disadattati sociali che, come ci hanno insegnato in televisione, sono capaci delle peggiori stragi. Difatti secondo la stampa e i governi il filo rosso che unisce tutti gli attentati che hanno insanguinato l’Europa è la “follia” provocata dal disagio sociale: è tutta gente turbata psicologicamente, precari, poveri, separati, vittime del bullismo, esclusi e poco integrati.

fatimaA questo punto non si capisce bene perché siano i poveri musulmani a dover mostrare solidarietà, cosa c’entrano loro? Dopo la carneficina di Nizza, il Corriere della Sera fece notare – con tanto di foto in prima pagina – che la prima (occhio “la prima”!) a venir falciata dal camion del matto fu proprio Fatima, una musulmana. Dunque il folle autista delle Promenade la investì simbolicamente per far capire che ce l’aveva col mondo intero, che non era un problema di religione (per questo è probabile che abbia evitato di colpire per primo qualche cattolico, una destrezza straordinaria per evitare fraintendimenti). Così stanno le cose secondo il giornale nazionale.

Ora, che i musulmani con grande spirito di umiltà decidano di addossarsi le colpe degli altri mostrando solidarietà per le stragi compiute dai pazzi è cosa lodevole, ma non sarebbe meglio aprire le chiese ai depressi? In mancanza di “manicomi”, potrebbero organizzare delle fiaccolate in Chiesa i reparti di igiene mentale degli ospedali o i centri sociali. Ma forse a questo punto sarebbe troppo pericoloso per i sacerdoti e i fedeli. Il rischio terrorismo sarebbe a livelli esageratamente alti con dei disadattati depressi in chiesa.

IMG_20160726_081257Si potrebbe obiettare che le nostre parrocchie sono già strapiene di depressi. Basterebbe entrare in una chiesa durante una qualsiasi Eucaristia e fissare i volti e le espressioni dei fedeli in uno dei momenti di maggiore tensione liturgica e di giubilo festoso: il canto del Santo, oppure durante il canto del Gloria. I musi lunghi e le labbra serrate evidenziano sintomi di disagio esistenziale e sociale anche tra i fedeli cattolici. Certo i nostri correligionari depressi non si fanno saltare in aria nel nome degli dei degli altri o a falciare o sgozzare le persone che pregano o camminano… Ma siamo già abbastanza tristi perché vengano a far dimostrazione di solidarietà i depressi a nome degli omicidi!

Ad ogni modo qualcuno replica che con la trovata di accogliere a Messa i seguaci di Maometto abbiamo finalmente trovato il modo di riempire le nostre parrocchie, troppo grandi e troppo vuote. In più ci sarebbero altri aspetti positivi:

  1. Tornano le donne col capo velato a Messa, una tradizione ormai in disuso nella Chiesa cattolica ma d’obbligo sino alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Sentiremo l’ebrezza della tradizione!
  2. I musulmani ci diranno finalmente da che parte stanno girate le nostre Chiesa: loro hanno un grande senso dell’orientamento dovendo pregare verso La Mecca. Anche nella chiesa antica si pregava ad orientem, ma oggi i cristiani non sappiamo da che parte sta l’EST durante la messa… finalmente potremo scoprirlo e “orientarci”…
  3. Finalmente avremo anche dei bambini e ragazzi in Chiesa, visto che l’Italia è medaglia d’argento come paese con meno figli al mondo dopo il Giappone (guarda la statistica!) – e dei pochi figli che abbiamo, pochissimi hanno fede – mentre i paesi islamici figliano che è una meraviglia, come direbbe Papa Francesco… “come conigli”!
  4. In fine, un’altro grande pregio: avremo più visibilità! Coi musulmani in Chiesa ogni domenica tutti i giornali parleranno – ob torto collo – delle Messe parrocchiali con servizi, scoop, testimonianze, ecc… Un successo mediatico assicurato!
  5. Un ultima cosa positiva (ma per i musulmani) la trovata risolverebbe il problema della mancanza di moschee sul nostro territorio e tutti i problemi ad essa connessi (finanziamenti delle Petromonarchie, l’opposizione de La Lega, il tifo – a favore delle nuove costruzioni – della rivista Jesus e altre amenità correlate…).

Insomma, degli aspetti positivi potremmo trovarli ma dobbiamo essere disposti a cambiare le nostre antiche tradizioni che vogliono le cose santi ai santi ossia: la comunione (delle cose sante) è per i fedeli (santi) e non per “tutti”. Basta leggere il Catechismo della Chiesa Cattolica (esiste ancora!) al numero 948:

« Sancta sanctis! » – le cose sante ai santi – viene proclamato dal celebrante nella maggior parte delle liturgie orientali, al momento dell’elevazione dei santi Doni, prima della distribuzione della Comunione. I fedeli (sancti) vengono nutriti del Corpo e del Sangue di Cristo (sancta) per crescere nella comunione dello Spirito Santo e comunicarla al mondo.

Qualcuno ha fatto notare – quale eroico coraggio! – che in Sinagoga siamo costretti a mettere la Kippà e in Moschea a toglierci le scarpe, ma da noi – pur di far entrare qualcuno a Messa – facciamo passare tutto (anche le minigonne inguinali che lasciano poco spazio al “mistero” rivelandolo anzitempo) e ai musulmani non facciamo neanche togliere il cappellino (amerikano) mentre gli diamo il pane-di-comunione.

Per fortuna ancora nessuno ha ancora citato il libro del profeta Daniele quando parla de “l’abominio della desolazione dentro il Santuario di Dio”. Tesi apocalittiche che lo stesso Gesù Cristo ebbe il coraggio di citare (Mc 13,14): “Quando vedrete l’abominio della desolazione stare là dove non conviene, chi legge capisca, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti”.

gmg romaI musulmani il concetto di “profanazione” lo capiscono meglio di noi, infatti alcuni animali non possono entrare nella loro moschea perché “impuri”. E’ brutto che si scherzi con questa cosa, lo hanno fatto ma non è rispettoso! E non vorrei lo facessero con le nostre chiese anche se a molti parrocchiani non importerebbe nulla: “problemi del sacrestano che deve pulì”!

Al momento comunque non si parla ancora di permettere ai musulmani di accedere alla comunione (si sta parlando seriamente dell’inter-comunione coi protestanti e già il Papa ha dimostrato aperture inaspettate e ancora se ne parlerà in Svezia per la “festa” dello Scisma) ma sui giornali girano foto di preti (cattolici) italiani che distribuiscono delle focacce ai fedeli musulmani durante Messa. A me (che da fastidio che i bimbi piccoli abbiano il biscotto durante la comunione perché, capricciosi, vogliono mangiare anche loro qualcosa) la cosa non mi entusiasma e penso che la pagnotta era meglio condividerla fuori, e magari anche qualcosa di più succulento. Inoltre nel vedere quelle foto i giornalisti dei giornaloni nazionali (che sono oltremodo ignoranti nelle cose di Dio e della Chiesa) potrebbero pensare che diamo la comunione a tutti (non solo ai divorziati, agli abortisti e ai transessuali in lotta aperta contro la chiesa)!

Screenshot_2016-07-31-23-38-03Una cosa alla volta: per la comunione ai maomettani aspettiamo, per ora gli concediamo la “predica”. Sì perché altre foto mostrano un imam (uguale al sultano dell’IS, che non centra nulla ma, giuro era vestito uguale) che parla al microfono e la didascalia: “Vi spieghiamo il vero islam”. Ecco dunque che in attesa della Comunione, gli diamo l’omelia, durante la quale possono spiegarci i principi dell’Islam (moderato e pacifico, anzi, pacifista).

Comunione no (non ancora), predica sì, ma anche lettura della Parola di (un altro) dio! A Roma infatti si è perfino concesso a un Imam di recitare dei versetti del Corano dall’ambone! È successo nel cuore di Roma, nella Basilica di Santa Maria a Trastevere, storica roccaforte della Comunità di Sant’Egidio di Riccardi e Paglia campioni del dialogo interreligioso e del multiculturalismo. Chissà se l’Imam ha avuto il coraggio di aprire il testo “a caso” (come faceva s. Francesco col Vangelo) o se l’ha ritenuto eccessivamente pericoloso e ha preferito scegliere dei versetti pacifici e innocui.

Un “mondo sottosopra”, accusa il giornalista Magister, dove “cattolici uccidono le suocere e i musulmani vanno a messa”. Ditemi voi chi sono i buoni!

Dicono infatti che ci sono terroristi omicidi in tutte le religioni: è la proverbiale “violenza cattolica” che uccide fidanzate e suocere; si è detto che è lo stesso uccidere con la lingua o col coltello… Ditelo a padre Jacques: se fosse stato ucciso con la lingua, a quest’ora starebbe a dir messa e non sotto terra senza testa.

A me (che mi ostino ad essere mediamente razionale) sembra che sia meglio uccidere con la lingua, non che faccia bene a nessuno ma permette di vivere ancora qualche anno in santa pace. Se proprio devo dirla tutta, preferirei venir ferito da un colpo di lingua, da una chiacchierata violenta. Per il martirio non siamo pronti, al momento il massimo dell’eroicità di cui siamo capaci in occidente è di sfidare dogmi e tradizioni per creare “macedonie” liturgiche. Bel coraggio!

Piccolo elogio della mamma apprensiva (che mette in mezzo l’isis per non far uscire di casa la figlia)

soralellaLa mamma è sempre la mamma, ed è sempre la numero uno! Gli italiani lo sanno, tanto che non ci si vuole proprio abituare a chiamarla “genitore 2” come vorrebbero i nostri politici pressati dalle esigenze dell’attivismo LGBT.

Mamma è la prima parola che pronunciano i bambini, e probabilmente in Italia è anche l’ultima. Perché la mamma italiana è sempre presente, sempre attenta, sollecita e disponibile, dotata naturalmente (nel senso di dono naturale) di buona dose di femminile apprensione. La mamma è sempre informatissima sui propri figli, tanto che neanche i servizi segreti, coi loro potenti mezzi investigativi, riuscirebbe a coprire lo stesso raggio d’azione del materno intuito che, quando si tratta dei propri pargoli, carpisce i pericoli e prevede le insidie ovunque esse si nascondano. D’altronde, come dicono a Napoli, “i figli so’ piezz’e core“, e non importa che siano brutti o scemi perché “ogni scarrafone è bello a mamma soja“; non importa neanche che siano grandi e vaccinati, scapoli o sposati, perché sempre “piezz’e core” sono!

La mamma che intuisce la presenza di un pericolo per il figlio, mette in guardia, avverte, insiste perché le si dia ascolto, non vorrebbe arrivare a dire le solite frasi: “io te l’avevo detto”, “non dar mai retta a tua madre”, “vedi, era come dicevo io”! E’ vero che l’uomo avvisato è mezzo salvato, ma se ad avvisarti è la mamma dai per certo che il pericolo incombe.

In Italia, essere mamme al tempo dell’ISIS non è affatto semplice, perché oltre a badare a mille occupazioni e a combattere su diversi fronti (com’è il loro solito) le mamme devono anche fare gli straordinari per monitorare la situazione al fine di proteggere l’integrità dei propri figli minacciati dalle insidie jihadiste: tragitti casa/scuola e casa/lavoro, amicizie, libri e riviste, gruppi WhatsApp e facebook… Tutto può essere motivo di preoccupazione e di indagine da parte della mamma che scannerizza nella propria mente, durante il giorno e la notte, tutti i momenti della giornata del figlio, cercando di fiutare la presenza di pericoli.

Oggi a preoccupare le mamme non sono più le sigarette nascoste nello zaino di scuola o la puzza di canna che impregna i maglioni, ma i terroristi islamici che potrebbero entrare nella vita dei propri figli in qualsiasi momento, infiltrandosi da qualche insospettabile fessura lasciata imprudentemente incustodita.

Il primo motivo di grande preoccupazione deriva dal fatto che il figlio possa frequentare luoghi pubblici ad alto rischio terrorismo. Il figlio che viaggia ogni mattino in metro, mette a repentaglio inutilmente la propria vita, rischiando ogni giorno la pelle. Così la mamma che non è riuscita a convincere il figlio a utilizzare tragitti alternativi alla metropolitana (bus, bicicletta o, ancor meglio, a piedi) esigerà perlomeno di venire informata dell’avvenuto trasbordo, ricevendo un WhatsApp (con messaggi come: “Arrivato”, “tutto ok”, “sono vivo” o “ciao mamma”) non appena si sia usciti dal tunnel sani e salvi. Tanto meglio una telefonata, non sia mai che a scrivere i messaggi sia qualcun altro… E non sarebbe prudente ritardare il messaggio ché la mamma tiene d’occhio le “virgolette” di WhatsApp per sapere se il figlio ha letto gli ultimi messaggi, mentre calcola i minuti trascorsi dall’ingresso in metro e monitorizza lo stato della linea in tempo reale sul televideo o sul sito ufficiale della metropolitana.

Figuriamoci poi se il figlio ha un amico straniero, peggio ancora mediorientale! I sospetti della mamma-007 salgono a codice rosso: “Ma con tutti gli amici disponibili in giro (ora ai tempi di internet c’è una scelta infinita!) proprio uno straniero dovevi avere come amico del cuore? Capisco tutto, ma de sti tempi…”  Se poi la figlia ha un fidanzato magrebino alla mamma non resta che rassegnarsi nella speranza che la storia sia breve ed indolore. Ma se la figlia decide di uscire con gli amici nella “zona della movida” (Ponte Milvio) anziché rimanere vicino casa (zona Cassia) allora non c’è più nulla da fare se non tentare il tutto per tutto per salvarla!

Così, una mamma romana, di fronte al pericolo di attentati che in queste ore incombe – tra psicosi e realismo – sulla capitale, a mali estremi (o estremisti!) ha risposto con estremi rimedi, escogitando la migliore strategia per preservare la vita della giovane figlia: il terrore condito dal “te l’avevo detto”! Non riuscendo a conciliare il sonno all’idea che la giovane uscisse di casa per frequentare i luoghi della “movida” romana nel centro della capitale, ha messo in guardia la ragazza parlando di un imminente pericolo, riferito da una fonte certa. La telefonata alla figliuola, dai toni drammatici, termina con un appello a salvare la propria vita e quella degli altri… avvisandoli di non uscire!

Ecco alcuni stralci della telefonata (qui il testo completo):

Tesoro ascolta, mi hanno telefonato… la mamma di Anastasia lavora al Ministero degli interni, e arrivano delle notizie amore che ovviamente non sappiamo noi. Era molto molto preoccupata… Questi dell’Isis vogliono colpire i giovani, le zone della movida. Quindi sono bandite tutte le piazze, tutte le piazze… non potete assolutamente circolare. Dovete rimanere in zona Cassia, cioè vicino casa nostra, nelle case, anche in piazzetta, anche nei localini questi intorno casa, perché comunque noi siamo decentrati, non è una zona interessante per loro. Ma non vi potete spostare verso il centro, ok? Verso Ponte Milvio, verso il centro, nessuno. (…) Fate un passaparola perché più giovani , più ragazzi voi riuscite ad avvertire a non andare in queste piazze e più persone salvate, si salvano, se questi mettono una bomba. (…) Dovete rimanere relegate dove viviamo, ok?

Il messaggio ha fatto il giro della città tramite internet e cellulari costringendo perfino il premier Matteo Renzi ad  intervenire per controbattere con un altro messaggio vocale: “Ragazzi, buongiorno”… state sereni! (Qualcuno ha messo in giro la voce che anche il messaggio del Premier fosse una “bufala”… in effetti a Roma pioveva, non era dunque un buon giorno). “Qualcuno pensa di essere simpatico” ha detto il Premier. Ma forse Renzi non ha colto che non si trattava tanto di “apparire simpatici” ma della strategia finale di una mamma apprensiva, che non aveva altra alternativa di fronte all’imminente pericolo! Una questione di vita o di morte!

Ce ne fossero ancora di queste mamme-apprensive! Accusate spesso di aver cresciuto generazioni di bambocci, di eterni Peter Pan ingarbugliati tra le gonne materne e privi di virile autonomia, queste donne hanno offerto se stesse per compiere al meglio la loro alta vocazione, quella di amare i propri figli più della propria vita, e di proteggerli dal “mondo” (spesso facendo un ottimo lavoro di prevenzione).

Le esagerazioni di mamma-chioccia hanno generato dei mostri, dobbiamo riconoscerlo. Complici padri assenti, distratti, indifferenti o dediti ad altri interessi; complici gli stessi figli e figlie, incapaci di spiccare il volo, una volta raggiunta la maturità (o incapaci di raggiungerla); incapaci di fare come Gesù, che dopo aver obbedito ai suoi genitori per molti anni (se la parola vi sembra eccessiva, si tenga conto che il Vangelo dice che gli era “sottomesso”), a un certo momento si è emancipato anche lui, dicendo a Maria: “Madre, cosa c’è tra me e te?“, insomma “Lasciami un po’ compiere la mia missione da solo”.

Ma, si sa, le cose si apprezzano solo quando si perdono, e oggi che le mamme-apprensive sono una specie in estinzione (oramai al massimo ci rimangono le nonne-apprensive), iniziamo a sentirne la mancanza.

Le nuove mamme, figlie legittime del ’68 (ma anche del ’75 e ’82…) non hanno più tante paure nei riguardi dei figli, anzi, una paura forse ce l’hanno: quella di scocciare troppo, di “tagliargli le ali”, di impedire in qualche modo la loro libertà. In fondo queste nuove mamme agiscono per reazione: non avendo del tutto capito l’importanza della loro mamma-apprensiva – avendola sofferta e mal sopportata- cambiano strategia. Tutto, dunque, rientra oggi nella categoria delle “esperienze” che la vita offre e che i ragazzi devono fare. Libertà senza limiti e senza controllo, senza dogmi ne regole, senza apprensione, per favore! Basta che il figliuolo sia felice, che faccia ciò che si sente, che sia ciò che si sente (“ma se il mio maschietto vuol mettersi la gonna e il reggiseno che male c’è? Che c’è di male?”).

Poi ti capita di vedere mammine tatuate, in splendida forma, che si sparano i selfie mentre il figlio sta chissà dove, facendo chissà cosa, con chissà chi… Ma questo è solo l’inizio del declino di una categoria che in Italia era diventato un marchio di garanzia per una società dove il senso comune e i buoni costumi – assieme a una buona dose di apprensione – formavano gli uomini e le donne del domani.

Insomma, è una questione di ruoli, dei così tanto bistrattati ruoli, i cosiddetti “stereotipi” che si vorrebbero eliminare come residui del passato oramai superati. E ci dispiace per La Repubblica che esalta il ruolo dei nuovi “mammi” che stanno a casa coi bimbi (per scelta) e cambiano i pannolini (con grazia), ma i “mammi” non riusciranno ad essere mai tanto deliziosamente apprensivi come la mamma!

ps. Anche il sottoscritto (ripetutamente vaccinato) ha ricevuto per WhatsApp una mappa di un tragitto alternativo casa/lavoro che esclude l’utilizzo della metropolitana. Per fortuna senza informazioni riservate ed allarmanti del Ministero degli Interni, ma – ovviamente – firmato “mamma”.

ps2. Vista la delicata situazione attuale, non è certo il caso ora che tutte le mamme-apprensive inventino notizie di attentati per proteggere le figlie: l’eccesso, come sappiamo, ha causato non pochi problemi di ordine pubblico; la storia ci ha fatto riflettere ma meglio evitare futili allarmismi. (E meglio rimanere nei paraggi! Paraggi, non Parigi!!)

L’ipocrisia dell’Europa che accoglie i musulmani e respinge i seminaristi

Da una parte l’accoglienza indiscriminata, pubblicizzata e festosa, dei migranti islamici provenienti dalla Siria, dall’altra il divieto di accesso ai seminaristi cattolici provenienti dal sudamerica in viaggio per il consueto raduno annuale nelle Marche: sono le due faccie della medaglia di un’Europa che sembra avere le idee chiare su quale vuole che sia il suo futuro, da qui a vent’anni.
***

immigrati-150907065404L’Europa affronta una crisi senza precedenti, un’emergenza dalle dimensioni colossali che rischia di portare nel vecchio continente 127 milioni di immigrati entro il 2050: una cifra che – e questo sembrerebbe far gola ai vertici della Unione Europea – risolleverebbe il dramma demografico ed economico di un continente di vecchi che non ha più figli, arrivando però a “snaturare” l’identità dell’Europa, sciogliendola in un misto di razze e di religioni senza più un distintivo segno di unità.

A questa emergenza l’Europa ha risposto rimboccandosi le maniche e aprendo le braccia: frontiere aperte al flusso di migranti, accoglienza senza sé e senza ma, inni di gioia e festosi benvenuti ai nuovi arrivati, strappi alle regole e alle frontiere degli stati per finire col commovente selfi-col-migrante promosso dalla signora Merkel. È questa la nuova linea della Comunità Europea che dopo diversi anni di silenzio ora, forzata dagli eventi, apre finalmente gli occhi e capisce che l’immigrazione clandestina non è più un problema italiano, spagnolo e greco ma una questione che riguarda tutte le nazioni europee. D’altronde, lo si è capito dall’inizio, nessun immigrato scappa dal suo paese perché sogna l’Italia di Renzi o la Roma di Marino (nessuno vuol cadere dalla padella alla brace!), ma, se questo viaggio ha una meta, questa è l’Europa del benessere, quella che funziona, che rispecchia i sogni di vita buona, felice e prospera.

foto Reuters

Tutto questo clima di accoglienza gode del massiccio sostegno della stampa che contribuisce a creare un pensiero comune (e unico) che vieta di esprimere un’opinione diversa dal politicamente corretto (ossia dall’accoglienza indiscriminata) se non si vorranno ricevere coloriti insulti (dal “nazista” alla “bestia”). Chi per qualsiasi motivo – ragionevole o meno non interessa – si oppone ad assecondare questo esodo è considerato un fascista senza cuore e privo di umanità.

Una campagna, quella dei media e dei premier fedelissimi alla “mamma Merkel”, che contribuisce a definire in maniera drastica (con una linea dritta verticale sulla lavagna) chi sono i buoni e chi i cattivi: dalla parte dei cattivi finiscono tutti coloro che, per qualche motivo – ragionevole o meno, non interessa – pone dei paletti, chiude le porte, pensa alla sicurezza del proprio paese e dei suoi cittadini o, semplicemente, si interroga sul da farsi senza obbedire alla cieca alle disposizioni dell’Angela-Padrona. I media poi (anche quelli cattolici, basti guardare FC) non disdegnano di lanciare in prima pagina la foto del cadavere bambino morto nel tentativo di arrivare in Italia per colpire la pancia degli italiani; una foto che non rispetta nessuno, né il povero bimbo, né la sua famiglia, né gli italiani colpiti allo stomaco; una foto che nessuno vorrebbe né dovrebbe vedere, ma che serve per contribuire a diffondere tra l’opinione pubblica la risposta ad ogni possibile obiezione: chi s’interroga sul da farsi, chi ha dubbi su questa entusiasta e spettacolare accoglienza, chi si pone la domanda se sia giusto o no sospendere le leggi e le regole per aprire le porte di tutti i paese e di tutte le chiese a milioni di musulmani (perché il dettaglio non è da poco), è semplicemente un a-s-s-a-s-s-i-n-o. Anzi, l’a-s-s-a-s-i-n-o-d-i-u-n-b-i-m-b-o innocente. Atroce! Che poi sorga il sospetto che il padre di quel bimbo, in quanto scafista, sia il suo carnefice (e non proprio una vittima innocente) fa scoppiare il caso di “corto circuito” mediatico e ci fa sospettare che le cose non stanno sempre come ce le fanno vedere (leggere QUI). Che poi nei giorni successivi siano morti altri bambini senza per questo meritare copertine con foto “sensibilizzanti” fa capire che gli specialisti del politicamente corretto non disdegnano di discriminare tra figli e figliastri.

L’Europa ha dunque cambiato l’anima mostrando un cuore grande verso tutti e rimboccandosi le maniche perché la propria casa divenga casa di tutti. A fare da direttore d’orchestra la Germania, quell’antico mostro xenofobo redento e purificato che oggi si erge – come una statua della libertà – a paladina dei deboli, dei poveri e dei diversi. La stessa Germania che poco fa cacciava gli stranieri senza un contratto di lavoro; la stessa Germania che, ricordatelo, poco fa minacciava la Grecia, già culla del pensiero razionale divenuto marchio registrato dell’Occidente, di venir sbattuta fuori per inadempienze finanziarie. E chissà quale sorte avrebbe atteso la nostra Italia se non fosse arrivata, repentina e miracolosa, quella conversione del cuore che ora fa della nazione teutonica la patria della speranza, del futuro e delle (pari) opportunità.

emiriIntanto l’Arabia Saudita si rifiuta di offrire qualsiasi tipo di aiuto umanitario disdegnando di accogliere profughi che – seppur musulmani e quindi fedeli ad Allah – destabilizzino il paese (leggere qui e ANCHE QUI per credere: non è una bufala!). Ma i ricchi emiri sauditi promettono – nella loro immensa generosità – di sostenere l’islamizzazione dell’Europa costruendo 200 moschee in Germania per il culto dei nuovi tedeschi musulmani.

Ora sì la Germania diventa un sogno paradisiaco: la Merkel promette casa e lavoro (“Assumete i profughi”!), mentre l’Arabia Saudita costruiscono moschee per tutti i gusti. Per quale motivo non bisognerebbe emigrare?

Nel frattempo, mentre il traffico ad est è furioso e forsennato, convulso ed affollato, da Ovest arriva un pellegrino. Non un migrante ma un pellegrino, uno che dalla guerra non scappa, ma che arriva in Europa per arruolarsi. Ma no! S’intenda bene: non in quella guerra irrazionale che vuol portare l’Islam sulla cima dell’Europa e del mondo imponendolo a suon di spade, di sciabole, di croci (quelle vere, non i nostri ciondoli portati senza consapevolezza né fede), di bombe afgane e armi chimiche.

pellegrino-in-cammino-santiagoturismo.com_Raúl (nome di fantasia, gli si conceda almeno questa cortesia) non desidera arruolarsi tra le file di Allah, il dio misericordioso che si sazia del sangue di infedeli massacrati; Raúl non vuol combattere per diffondere quell’invenzione straordinariamente popolare di Maometto, il profeta donnaiolo. Raúl vuol combattere quella battaglia spirituale che si chiama “Nuova Evangelizzazione”: tutt’altra storia. La sua preparazione sarà basata sui testi di filosofia e di teologia e non sulla memorizzazione meccanica dei versi coranici e delle norme suraniche. Il suo addestramento e la sua palestra saranno le parrocchie, le catechesi, le case delle famiglie, i poveri e i ricchi senza inutili e ideologiche distinzioni e non i campi di addestramento dei combattenti siriani; Raúl, si badi bene, non fugge dalla sua patria perché la sua nazione è un piccolo paradiso in terra: la chiamano la Svizzera centroamericana, un paese tranquillo e sicuro, prospero e centro di scambi commerciali e finanziari. Raúl viene dal Panama,  o meglio dal Panamá, un piccolo stato dal quale non c’è motivo di fuggire perché, al di là dei normali problemi di un paese centroamericano (in primis il netto divario tra ricchi e poveri), Panama resiste ancora al disastro socialista che ha invaso il sud del continente provocando danni irreparabili in molte zone. C’è sì povertà, anche miseria, ma ci sono possibilità, un sistema economico e politico che regge, le libertà personali sono rispettate, lo stato non impone nè il burca, nè il gender, non ci sono guerre, non c’è l’islam…

Raúl non fugge dunque da Panama per andare a rifugiarsi in Italia, perché in Italia non si vive meglio che nel suo paese. Anzi, il giovane panamense lascia il suo paese con un nodo al cuore, perché arruolarsi in questa missione significa seguire uno che “non sa dove posare il capo” e che invita a “non voltarsi indietro” perché “nessuno che abbia messo mano all’aratro e si volge indietro, è degno per il Regno dei Cieli”. Un bacio alla mamma, un abbraccio a papà (a Panama i maschi non si baciano, mai, neanche in famiglia!) e via in volo verso Porto San Giorgio, in qualche parte dell’Italia che ancora non ha ben identificato sulla mappa.

Gioia e dolore si mescolano nel cuore di Raúl che lascia la patria amata per partire verso il mondo. Perché quel paese bagnato dall’Adriatico è solo la prima tappa di un lungo viaggio che lo porterà “a tutte le parti” del mondo. Ad estrazione sarà inviato in qualche seminario missionario Redemptoris Mater per iniziare gli studi di filosofia e teologia, quella palestra che lo preparerà alla sua nuova missione di apostolo missionario, di pastore che offrirà la sua vita per salvare le pecore a lui affidate.

Ma il viaggio soffre un inaspettato arresto. Ad Amsterdam, nel cuore dell’Europa, Raúl viene identificato dalla polizia Olandese, viene fermato. Una sfilza di domande in inglese: dove vai? perché? chi ti manda? chi ti accompagna? Le autorità Olandesi telefonano a Panama, parlano con la madre. La donna spaventata, ha la voce tremante: “mio figlio vuol diventare sacerdote, viaggia in Italia, ha un incontro internazionale di giovani seminaristi”. Incongruenza: il visto da turista è ritenuto un offesa. Un’incongruenza imperdonabile per la polizia che decide respingere il sospettoso passeggero. Non può continuare, non ha i requisiti, mancano i motivi validi per entrare in Europa. Raúl, incredulo, riprende il suo passaporto nuovo di zecca stampato per l’occasione, fa dietro-front, si incammina per lo stesso corridoio che lo ha portato dall’aereo allo sportello doganale, scortato dalle guardie.

Chi lo vede potrebbe considerarlo pericoloso, forse un criminale, un fuggitivo, ricercato dalla polizia e finalmente trovato, intercettato durante la fuga. Lui, sguardo basso, confuso, non sa cos’altro pensare: “Sia fatta la tua volontà”. Torna a Panama, nella sua bella patria, in fondo aveva combattuto tanto con sé stesso prima di partire e di decidersi: lasciare tutto per seguire Dio in qualunque posto del mondo, non è mai stato semplice per nessuno, e Raúl – a differenza di altri – non voleva entrare ad ogni costo in Europa.

Ironia della Provvidenza Divina – perché, come dice Fabrice Hadjadj: “Dio è ebreo e dunque ha senso dell’umorismo” – l’estrazione tanto attesa è comunque avvenuta in contumacia, destinando quel giovane panamense al seminario di Namur, in Belgio, nel cuore di quell’Europa che, con una pedata, lo ha appena cacciato dal proprio continente come persona non gradita. Ora il visto si otterrà con calma e tutto sarà regolato nei minimi dettagli e nel rispetto delle leggi europee di migrazione (ne esisteranno ancora?). Avrà un visto da studente e tornerà a percorrere con più sicurezza, ma con la stessa emozione, quel corridoio che porta dall’aereo al controllo doganale.

E’ vero che Raúl non poteva godere di uno status di rifugiato, non fuggiva da una guerra, non era politicamente perseguitato da regimi teocratici basati sul terrore, proveniva da un “paese sicuro” dal quale non è lecito fuggire senza motivo. Ma è vero anche che Raúl è stato rispedito a casa perché faceva paura, più paura di quella che fanno i 150 milioni di musulmani dei quali probabilmente nessuno diventerà un “pastore che da la vita per le pecore”.

Se Dio vorrà diverrà prete cattolico e, con un calcolo approssimativo possiamo azzardare che lo diverrà nel 2025 quando in Belgio i musulmani supereranno di gran lunga i cattolici. A quel punto Père Raúl, ministro di una minoranza, avrà un piccolo gregge da guidare in mezzo a un mondo inginocchiato ad Allah: la sua missione sarà grande e pericolosa.

ipocritaSon tutte ipotesi sul futuro che i fatti odierni ci permettono di elaborare con margini di errore abbastanza ridotti. Ma il fatto ci conferma che l’Europa, ciò che vuol diventare, forse, lo ha già deciso. E anche se mettessimo in prima pagina le foto dello sconsolato Raúl, vittima di questa discriminazione e di questa contraddizione, nessuno, ma proprio nessuno, si impietosirà in questa ipocrita Europa.

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: