Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

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Spagna: Polemica contro la natura: quando la verità diventa “illegale”

bus-madridUn bus con un messaggio rivoluzionario

«I bambini hanno il pene. Le bambine la vagina. Non ti far ingannare. Se nasci uomo sei un uomo, se nasci donna lo continuerai a essere». Non ci sarebbe nulla da eccepire nel leggere questa frase, ma in questi giorni un paese intero, la Spagna, è infuocato da un’aspra polemica proprio a causa di queste dichiarazioni tutt’altro che sconvolgenti. La scritta è apparsa su un pullman arancione che lunedì ha iniziato a girare per le strade di Madrid e che era previsto approdasse in diverse città della penisola. Ma il bus è stato immediatamente fermato dalle autorità per incitazione all’odio!

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Cristo crocifisso ieri e oggi: i cristiani spagnoli che popolano il cielo

cristo calatorao“Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. (…) Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv. 15,20).

Gesù lo aveva detto, lo aveva affermato chiaramente: egli apriva una strada verso il Cielo e questa strada passava necessariamente per la croce, per la persecuzione, per il dolore, la per la morte violenta.

Ma Gesù aveva anche annunciato chiaramente che la morte non avrebbe stroncato del tutto la sua vita, ma l’avrebbe trasformata, e che questa stessa sorte spettava anche ai suoi discepoli: “Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia. (…) Ora siete nella stristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia” (Gv. 16,20-23).

Così Paolo, che nel frattempo ignorava tutti questi fatti, rassicurava il fratello Timoteo scrivendogli: “Se moriamo con lui, vivremo anche con Lui” (2 Tm. 2,11).

La storia della Chiesa si può leggere seguendo il filo rosso del sangue dei martiri, a dimostrazione che queste parole di Gesù si sono avverate alla lettera: “Il mondo vi odia”. Il mondo ci odia perché il demonio ci odia e cerca, in ogni modo, di sterminare i cristiani illudendosi di strappare dalla memoria della storia la “testimonianza di Gesù”.

martire martinLo scorso anno, il Venerdì Santo, riflettevo sulla strage avvenuta in Kenya dove terroristi di fede islamica irrompevano in un campus universitario uccidendo gli studenti cristiani e liberando gli ostaggi che recitavano qualche versetto del corano.

Parlavo del rischio di rimanere indifferenti di fronte alle sofferenze di Cristo in Croce: La nostra esperienza ci mostra – scrivevo – come siamo lontani dal lasciarci commuovere dalla passio Christi: spesso ascoltiamo distratti il racconto della passione restando a una distanza di sicurezza che ci impedisce di com-patire (patire assieme) Gesù. Forse il poco amore per Lui, forse la poca consapevolezza del nostro peccato, forse l’incapacità di comprendere a pieno l’entità del dono, del sacrificio della croce.

Oggi nella nostra quotidianità fatta di scadenze impellenti e di impegni improrogabili, restiamo indifferenti alla passione di coloro che, accomunati alla sorte del Maestro, vengono perseguitati e crocifissi con Lui: Oggi Cristo muore ancora. E possiamo ancora rimanere indifferenti, lontani, freddi; possiamo ancora evitare di entrare nella passione di Gesù pensando che a noi bastano le nostre piccole o grandi croci quotidiane”.

Se il Venerdì Santo del 2015 riflettevo sui giovani del Kenya oggi mi tornano in mente quei cristiani spagnoli che, non molti anni fa, subirono la grande persecuzione a causa della loro fede. La Seconda Repubblica spagnola fu protagonista di una delle più violente persecuzioni religiose della storia, uno sterminio che riempì le strade del sangue di Cristo, versato in odio alla fede. “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”.

A 80 anni di distanza dall’inizio della persecuzione, leggere i nomi dei cristiani uccisi – dei vescovi, dei sacerdoti, delle suore, dei laici – scorrere l’elenco dei loro nomi e tirare le somme di quella barbarie, fa ancora inorridire, rabbrividire. Sono molte le storie che si possono raccontare, sono dettagli di una furiosa persecuzione anticlericale che ha messo in ginocchio l’intera chiesa spagnola: vescovi arrestati e torturati, uomini e donne uccisi all’uscita della Messa domenicale, donne violentate davanti ai loro mariti e figli, corpi squartati, mutilazioni dei genitali, esecuzioni sommarie di intere comunità religiose, cimiteri profanati…

MartiresBarbastro

Urne con i resti dei martiri. Barbastro, Aragón.

La storia dei Martiri di Barbastro, 51  clarettiani (in maggioranza giovani seminaristi) sequestrati e giustiziati dopo mesi di violenze e sadismo, è diventata un film (Un Dios prohibido) che non mostra che una piccola parte di una persecuzione che fu proporzionalmente superiore a quelle dei primi cristiani sotto gli imperi di Diocleziano e Nerone. Beatificati nel 1992 da Giovanni Paolo II questi ragazzi, mentre venivano portati in cimitero per essere fucilati, cantavano lodi a Dio, pur sapendo che andavano a morire, i miliziani non lo capivano e cercavano in ogni modo di farli smettere ma i religiosi clarettiani baciavano le corde con cui venivano legati, cantavano, dicevano di morire contenti e con sfacciata eroicità urlavano “Viva Cristo Rey!”

Un recente studio di Stanley Payne, The Spanish Civil War (Cambridge University Press 2012) ha definito la persecuzione da parte dei socialisti e anarchici spagnoli come “la più selvaggia violenza subita dalla Chiesa in tutta la sua storia”. Payne sottolinea che, tenendo conto del numero di religiosi uccisi, della entità della persecuzione, la ferocia delle violenze e il breve lasso di tempo in cui tutto ciò si è consumato, questa persecuzione supera di gran lunga quelle efferate durante la Rivoluzione Francese, la guerra civile russa e l’epoca dei Cristeros messicani. Il numero aggiornato il numero di religiosi uccisi durante la persecuzione anticattolica nella zona repubblicana è di 6788 vittime in tre anni (36-39). Senza contare che le sollevazioni e le scorribande della sinistra radicale rivoluzionaria contro i luoghi di chiese e conventi ebbero inizio nel 1931. Quella che si è consumata è stata una vera e propria caccia al clero cattolico con conseguenze devastanti per la Chiesa locale e la società spagnola e con ingenti danni materiali e morali. Non furono presi di mira tutti i cristiani ma i cattolici, e in particolare i religiosi (molti pastori protestanti infatti si identificarono con la sinistra e vennero risparmiati, le loro chiese rimasero aperte, il loro culto permesso).

A fomentare l’odio contro i cattolici, secondo Payne, furono “gli stessi sentimenti che motivarono i rivoluzionari francesi del 1792 e del secolo successivo”: la Chiesa era considerata detentrice di un ordine morale e politico che doveva essere sovvertito per sempre (Payne, p. 141).

guerra civil dati

Nel 1937 a Valencia un ministro della II Repubblica, Manuel de Irujo, riassumeva con sfacciato orgoglio i risultati della persecuzione: Tutti gli altari, le immagini sacre e gli oggetti di culto sono stati distrutti con vilipendio. Tutte le chiese hanno sospeso il culto. Gran parte dei tempi sono stati incendiati. Campane, calici, candelabri… sono stati fusi per fini industriali e bellici. Nelle chiese sono stati collocati magazzini, stalle, mercati, depositi di armi e destinate a diversi scopi. I conventi sono stati sloggiati e la vita religiosa sospesa. I sacerdoti e religiosi (in quanto sacerdoti e religiosi) sono stati arrestati, imprigionati e fucilati. E’ stata proibita tassativamente la detenzione di immagini sacre e oggetti di culto ad uso privato. Un regime di terrore dichiarato dagli stessi aguzzini: “La policía que practica registros domiciliarios, buceando en el interior de las habitaciones, de vida íntima personal o familiar, destruye con escarnio y violencia imágenes, estampas, libros religiosos y cuanto con el culto se relaciona o lo recuerde“.

Nel suo libro “Asì iban a la muerte” (Voz de Papel, 2011) Santiago Montenegro racconta le testimonianze di giovani vittime del terror rojo, giovani dimenticati dalla storia che hanno lasciato – attraverso biglietti, lettere e testimoni oculari – una “testimonianza sublime di amore a Dio, e al prossimo, un’impressionante dimostrazione di fede, speranza e carità cristiane, un altissimo esempio di coraggio e rigore morale” (p. 11). L’autore parla di “barbarie sacrilega”, di un “vero olocausto” frutto dell’odio dei gruppi marxisti e anarchici verso Cristo e i cristiani.

Questa è una storia dimenticata, anche da molti spagnoli; negata oggi da molti socialisti, figli e nipoti dei protagonisti del terrore; edulcorata, giustificata. Ma quei martiri, eroi della fede che non disdegnarono di venire crocifissi con Cristo, oggi popolano il Cielo, dove godono della vita eterna in attesa della Risurrezione finale.  Gesù lo aveva detto: “Chi persevererà sino alla fine, sarà salvato” (Mt24,13).

 

Suggerimenti bibliografici:

  • Alcalà C., Las checas del terror, Libros Libres 2007.
  • Bastante J., Mártires por su fe, Esfera de los Libros 2010.
  • Cantera Montenegro S., Asì iban a la muerte, Voz De Papel 2011.
  • Hernández Fugueiredo J.R., Destrucción del patrimonio religioso en la II Republica (1931-1936), Bac 2009.
  • Ortí Cárcel V., Buio sull’altare. 1931-1939: la persecuzione della Chiesa in Spagna, Città Nuova 2000.
  • Martín de la Hoz J., Breve Historia de las persecuciones contra la Iglesia, Rialp 2015.
  • Payne G., La Guerra Civil Española, Rialp 2014.
  • Intervista allo storico spagnolo V. Cárcel Ortí pubblicata su rossoporpora.org

 

Sacrilegio a Pamplona, migliaia di fedeli per la Messa di riparazione

prayer spainAleteia – Nella terra di San Francesco Saverio, mercoledì 25 novembre, circa 5mila fedeli provenienti da tutta la regione e centinaia di sacerdoti della Navarra si sono stretti in preghiera nella Cattedrale di Pamplona, guidati dall’arcivescovo mons. Francisco Pérez. La celebrazione è stata indetta dal vescovo in risposta all’opera profanatoria esposta nei locali del Comune che, nei giorni scorsi, ha scosso l’opinione pubblica di tutta la Navarra.

Un artista locale ha infatti inserito nella sua mostra, istallata nel Municipio, un opera sacrilega intitolata “Amén”, che offende in maniera violenta tutti i cristiani colpendo ciò che hanno di più caro: il corpo di Cristo. L’artista – in passato arrestato per atti osceni e prostituzione – non è nuovo a certe provocazioni a sfondo religioso e morale: la sua arte sovversiva è condita essenzialmente di violenza, pornografia, mutilazioni fisiche, odio verso le religioni, ecc. Ma questa volta la sua sfida ha oltrepassato ogni limite provocando uno sdegno generale anche tra i non cattolici.

Il presunto artista ha esposto delle fotografie dove allineava sul pavimento diverse particole (ostie) in modo da formare la parola “pederastia” (pedofilia) precisando che si tratta di 242 ostie consacrate, da lui stesso prelevate durante diverse Messe a cui avrebbe partecipato nelle parrocchie di Madrid e Pamplona. Le stesse Ostie sono state “esposte” in un piatto all’interno della mostra. Il tutto corredato di foto che lo ritrae nell’atto di prendere la comunione durante una celebrazione, fingendo di assumere l’ostia consacrata che poi avrebbe conservato per fini “artistici”. “Non ho fatto nulla di illegale andando in Chiesa e mettendomi le ostie in tasca” ha affermato senza tentennamenti, l’autore della mostra, che ha definito l’Opus Dei “una banda terroristica all’interno della Chiesa” e si è riferito alle Messe di riparazione come eventi “in onore al golpismo franchista”.

Nell’intenzione e nell’opera di questo giovane artista, il cui nome – come disse il Cervantes – non vogliamo ricordare, c’è tutto il peggio che può abitare l’anima umana: presunzione, superbia, arroganza, sacrilegio, vilipendio religioso, cattiveria, furto, ostentazione, odio religioso… Ma ciò che ha ferito più intimamente i fedeli è stata l’offesa alla Santa Eucarestia, che per i cristiani è il corpo di Cristo. L’ostia consacrata, infatti, non rappresenta Cristo, non lo significa, non lo simbolizza, ma lo è a tutti gli effetti: l’ostia consacrata è Cristo stesso, il Verbo incarnato, in altre parole: l’ostia è Dio.

Inutile dire che le polemiche hanno sortito l’effetto desiderato dall’artista: la popolarità. Il nome di questo giovane signore impazza sui media locali e internazionali e sul web: su Twitter i suoi followers sono aumentati esponenzialmente (mille nuovi followers in 24 ore) e non c’è giornale locale o sito religioso che non parli di lui e della sua esposizione. Per tutta risposta, l’autore del misfatto si gongola per la popolarità mentre si mostra come una vittima dell’ultra fondamentalismo e terrorismo religioso che mina la sua libertà di espressione.

protestaDal punto di vista politico le condanne sono arrivate solo dagli esponenti del centro destra (UPN e Partido Popular), mentre il governo regionale e tutte le altre formazioni politiche hanno rifiutato ogni censura difendendo la “libertà di espressione” dell’artista a prescindere dai contenuti offensivi. Le proteste dei fedeli (in realtà spontanee e prive di connotazioni politiche) sono state considerate dai politici e dalla stampa locale come una campagna politica frutto del fondamentalismo degli attivisti cattolici di estrema destra (definiti “ultraderecha católica”).

I cattolici non sono invece rimasti con le mani in mano ed hanno alzato la voce contro l’affronto riuscendo a far ritirare il piatto Ostie consacrate (secondo fonti del Comune) mentre il resto della mostra (comprese le foto con la scritta incriminata) è rimasto aperto al pubblico. Il municipio di Pamplona ha infatti rifiutato la proposta di chiudere la mostra sacrilega lasciando la decisione allo stesso artista.

Una mobilitazione promossa dall’Associazione di Avvocati Cattolici, ha denunciato l’artista per “profanazione” e ha raccolto in pochissime ore più di 100mila firme per chiedere di annullare l’evento; numerose le manifestazioni in piazza per protestate contro l’infame esposizione. Di particolare rilevanza la veglia di preghiera di fronte ai locali che ospitano l’esposizione: centinaia di fedeli si sono inginocchiati, in adorazione, innanzi il Cristo oltraggiato e calpestato all’interno della mostra, per pregare assieme il Rosario.

L’evento più importante è stato, senza dubbio, la celebrazione eucaristica di “riparazione” indetta dall’arcivescovo di Pamplona mons. Francisco Pérez per mercoledì 25 novembre. La cattedrale di Pamplona ha accolto migliaia di fedeli “come non si era mai visto da anni”, ha affermato un testimone.

Nei giorni scorsi la diocesi di Pamplona emetteva, a nome dell’arcivescovo, un comunicato stampa intitolato “Profanare Gesù Eucarestia è un sacrilegio gravissimo”. Il comunicato parla di un “fatto che offende profondamente la fede e i sentimenti cattolici”, un “attentato contro la libertà religiosa” mentre ricorda che “Un cattolico che commette un fatto simile, incorre nella scomunica immediata riservata alla Sede Apostolica, secondo ciò che è indicato nel Codice di diritto Canonico, nel canone 1367, che stabilisce che ‘chi profana le specie consacrate, oppure le asporta o le conserva a scopo sacrilego, incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica’”.

arzobispo perez pamplonaNell’omelia della Messa di riparazione, mons. Pérez ha sottolineato la centralità del Santissimo Sacramento dell’Eucarestia (“ciò che è più sacro per i cristiani cattolici”) ribadendo che la libertà di espressione non coincide con la libertà di offesa:

“Come arcivescovo della Sede Episcopale di Pamplona, come successore degli Apostoli in questa Diocesi, raccogliendo il sentimento del popolo cristiano, non solo locale ma di tutto il mondo, mi vedo obbligato ad affermare che la vera libertà d’espressione non prevede il presunto diritto all’offesa o  il disprezzo a ciò che c’è di più sacro”.

Inoltre ha invitato i fedeli a difendere con vigore e senza tentennamenti i principi non negoziabili, attaccati e contrastati nell’odierna società: “Faccio un appello alla coscienza umana e cristiana di tutti noi affinché siamo sensibili ai problemi della nostra società. Per favore, difendiamo il diritto alla vita, al matrimonio, alla famiglia, l’educazione dei nostri bambini e giovani, il servizio al bene comune, ai più deboli e bisognosi, la vera cultura del lavoro, la pace tra le nazioni…”

Infine il l’arcivescovo si è rivolto ai giovani con parole di incoraggiamento: “Siete molti che in questi giorni vi siete sentiti commossi dalla necessità di riparare questa offesa e vi siete interrogati sul senso di questi avvenimenti. Forse vi siete interrogati anche sul senso della vostra vita: Che ha fatto Cristo per me? Cosa devo fare per Cristo e per i miei fratelli? Non è tempo di buttarsi sul divano e guardare la vita da lontano. Dio vi chiama, ha bisogno di voi per cambiare il mondo.

Miguel Cuartero Samperi

Articolo pubblicato su Aleteia.org il 28 nov. 2015

¡Sin rey y sin copa!

meme20La Spagna di Del Bosque, campione del mondo in carica, è la prima squadra ad abbandonare il mondiale di Brasile 2014. Si tratta dell’ennesima grande sorpresa di un mondiale, che fino ad oggi, ci ha regalato risultati incredibili inaspettati come la vittoria dell’Italia sull’Inghilterra, la sorprendente vittoria della Costa Rica sull’Uruguay testa di serie o il pareggio dell’Iran con la Nigeria.

Ma la sconfitta della Spagna al primo turno è la notizia più sconvolgente: dopo aver vinto tutto negli ultimi anni (un Mondiale e due Campionati Europei), la squadra iberica, fino a una settimana fa candidata numero uno al titolo in Brasile, ha subito più gol in due partite (7) che nelle ultime tre competizioni internazionali messe insieme (6). Una Spagna che non perdeva due partite di seguito da ben 8 anni, dal 2006! Questa volta le furie rosse si sono presentate senza la Corona che in ogni partita ufficiale seguiva le gesta della squadra nella persona del re Juan Carlos o del figlio, il principe Felipe (ora rey Felipe VI).

Una pesadilla, un incubo, per fortuna finito presto per i campioni del meme28mondo che si sono presentati in campo in condizioni fisiche e psicologiche pessime. Casillas, Piqué, Xabi Hernandez, Xabi Alonso, Silva, Torres, Sergio Ramos, ma anche Del Bosque… fino a ieri eroi nazionali, sono stati protagonisti negativi e responsabili della disastrosa avventura brasiliana. A nulla è servito l’inserimento del brasiliano Diego Costa nel gruppo: un flop che ha fatto rimpiangere i migliori Villa e Llorente.

I giocatori, in primis capitan Casillas (reduce da una stagione disgraziata con Ancellotti che lo ha relegato in panchina), chiedono scusa a tutto il paese, ma la Spagna è fuori e il mondiale brasiliano è ormai storia. Manca l’ultima partita con l’Australia per salvare la faccia e cercare di fare qualche punto in onore alla bandiera (che ironia della sorte, forse la Spagna giocherà con la maglia nera). Ci penseranno le seconde linee che metteranno a sedere in panchina i titolari, da Casillas a Costa.

meme9Gli spagnoli, si sa, non sono certo un popolo che si butta giù di morale facilmente ecco quindi apparire sui social networks una marea di vignette all’insegna dell’autoironia. Facile l’accostamento col re Juan Carlos che, dopo 39 anni., ha abdicato a favore del figlio Felipe: abdica il re, abdicano anche i giocatori! Si dice poi che abbiano perso per poter partecipare alla cerimonia di incoronazione di Felipe VI. Si passa poi al “¿Porqué no te callas?” che il re Juan Carlos urlò a Chavez, questa volta rivolto a Casillas; Shakira invece annuncia “Questa notte non c’è waka-waka per nessuno”! Tragicomico il fotomontaggio che vede Casillas e compagni suonando in un quartetto d’archi mentre il Titanic spagnolo affonda. La maglietta dei giocatori, usata solo due volte e neanche sudata, è in offerta a €4,99! Il tennista Nadal, invece, minaccia di andare in Brasile per far vincere finalmente la Spagna. Poi c’è il disastroso Costa che al telefono con Scolari, allenatore del Brasile, afferma “Stavo scherzando” riguardo alla preferenza per la nazionale meme22spagnola su quella brasiliana! C’è anche Sergio Ramos nelle vignette spagnole: un leone col Real Madrid, un tenero gattino con la nazionale. Poi c’è Woody di Toy Story che prende in giro Buzz con lo scherzo “Guarda: un gol della Spagna!” che invece non c’è. Spazio anche all’irriconoscibile Casillas definito “El falso 1“. E Piqué che afferma “Ora mi tocca tifare Colombia altrimenti mi cacciano di casa” (riferendosi alla la sua Shakira). C’è anche una foto dei giocatori spagnoli uscendo dal campo con la didascalia: “L’importante è la salute”, il nuovo re Felipe che ringrazia Iniesta per la partecipazione alla sua festa di incoronazione e Rajoy che si dispera perché “Con l’eliminazione dal mondiale tutti ricorderanno che siamo in crisi”.

Insomma una Spagna che volta subito pagina, con la sana autoironia di chi non si vuol prendere troppo sul serio e augura sportivamente un buon meme21cammino al Cile! “Todo se acaba“, tutto finisce, recitano i quotidiani iberici. Il nuovo re aprirà forse una nuova stagione di successi forse quando la corona tornerà a seguire la furia rossa dalla tribuna.

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Il “tifo-contro”: l’arte di trarre profitto dai mondiali di calcio

fifa2014Ai mondiali il “tifo-contro” funziona sempre!

L’Italia è un paese di superstiziosi. Basta vedere la mattina il mini telegiornale di canale 5 dove si condensano in pochissimi minuti (il tempo della colazione) tutte le notizie salienti del giorno ma riescono comunque a trovare tempo per l’oroscopo in modo da sapere come andrà la nostra giornata secondo i fantomatici astri. Un popolo di superstiziosi che, se si parla di sport e in particolare di calcio, pensa che sia più efficace “gufare” verso gli avversari che tifare per la propria squadra. Gufare sta per tifare-contro per portare sfortuna, portare “iella”: una pratica superstiziosa insomma, ma apparentemente molto efficace quando si vuole far perdere i propri nemici (sportivi)!

Iniziano i Campionati Mondiali di Calcio e il mondo per due settimane focalizzerà lo sguardo sui campi brasiliani. Un evento planetario che coinvolgerà, nolenti o volenti, anche chi di calcio normalmente non si interessa attirando sentimenti di simpatia o antipatia, ma attirerà comunque l’attenzione di tutti. Ognuno ha la sua squadra preferita visto che si tratta di nazioni a cui in un modo o nell’altro siamo tutti legati per nascita, adozione, parentela,vicinanza, affinità, amicizia; E quando a tifare per qualcuno non ci spingeranno motivi biografici saranno i legami storici, sociologici, religiosi o politici che ci faranno preferire una squadra all’altra nelle sfide che si susseguiranno da oggi fino alla finale. In ogni sfida avremmo una squadra preferita ma quando non gioca la nostra squadra come ci regoleremo? È vero che gli incroci pericolosi sono da evitare e chi vuole sperare in una vittoria finale dovrà sperare che la Spagna – campione in carica e la formazione più forte – e il Brasile – favorito numero uno per motivi “politici” più che sportivi – siano sconfitte da subito. Ma sarà divertente vedere ogni sfida tifando contro la squadra che riteniamo la più antipatica, per qualsiasi motivo.

España-celebracionDunque ognuno potrà ripassare il calendario degli eventi e, partita per partita, organizzare le idee. Rivendicazioni sportive, personali, storiche, religiose, accademiche, familiari, politiche… potranno venire soddisfatte grazie a una sonora e umiliante sconfitta del paese “antipatico”. Il tutto senza altro sforzo che quello di tifare-contro mentre si segue la partita in TV dal divano o dalla sedia, per un centinaio di minuti, muniti delle migliori strategie anti calura come bibite fresche, magliette smanicate, ventilatori e, perché no, in buona e complice compagnia (non c’è cosa più divertente che il tifo-contro di massa!). Inoltre la vendetta sarà servita sul manto verde dei campi di calcio senza nessuno spargimento di sangue e quindi senza rischi giudiziari di nessun tipo: non vogliamo la morte dei cattivi ma la loro redenzione che passa attraverso una buona lezione di calcio, una sconfitta fragorosa e lacrime da sconfitti!

Facciamo qualche esempio: i rossi comunisti (esista ancora o no il comunismo non è il punto adesso) si stringeranno coi compagni per il “tifo-contro” i 22 capitalisti degli Stati Uniti d’America. D’altra parte i più fascistelli o nazistelli (esiste, esiste sempre) insomma quelli dell’estrema destra, si uniranno in un tifo-contro l’armata rossa russa affinché non superi il gruppo H. E così via. Qualcuno verrà a dirmi che il Vaticano tiferà per la Germania nazista? Tranquilli: non ci saranno nè l’uno ne l’altra. (D’altronde se avessero partecipato i vaticani (?) non ci sarebbe stato più tifo-contro per nessuno!) Di Germania c’è quella moderna che oggigiorno è meno popolare (in senso di gradimenti, vedi Merkel, banche, ecc.) rispetto a quella di Hitler negli anni del Terzo Reich

È normale che ogni paese e cultura possiede delle cose belle, delle persone buone, simpatiche, generose. Ogni paese ha, accanto ai difetti, i suoi meriti e i suoi lati positivi e va detto che i sistemi politici totalitari e opprimenti creano vittime innocenti che fanno parte dello stesso paese dei suoi aguzzini. E se poi si ricorderà che ogni essere umano è degno di stima e fiducia, del rispetto alla propria alta dignità di esser umano, allora ci fermiamo qui e facciamo il tifo per tutti. Ma il calcio è il calcio (V. Boskov?) e qualcuno dovrà pur perdere, anzi, qualche squadra dovrà pur vincere, solo una. Quindi nessuno si offenda o si prenda troppo sul serio la mia lista di tifo-contro; non è cattiveria ma sportività applicata! E dunque ecco i miei tifo-contro per questo mondiale e le sue motivazioni.

1402553392_extras_mosaico_noticia_8_g_0Tifo-contro… il Basile. Il Brasile deve uscire, e subito. Tifare contro il Brasile è d’obbligo a meno che uno non sia brasiliano o non faccia parte di quei paesi sudamericani che, non partecipando mai o quasi mai ai mondiali, ripongono il loro orgoglio continentale nel nei verdeoro. Perda il Brasile per rendere credibile un campionato che sembra già scritto! (mentre scrivo l’arbitro giapponese regala la prima vittoria al Brasile inventando un rigore!). Tutto sembra far intuire una facile vittoria brasiliana per diversi motivi. Perché non vince ormai da un paio di mondiali; perché deve risanare l’immagine del paese e giustificarsi in qualche modo di fronte alle violente proteste di chi voleva e vuole boicottare i Mondiali. Vincere serve alla squadra, serve alla federazione, serve al presidente del paese, serve alla FIFA, e forse… serve a tutto il popolo per dimenticare dissidi, povertà, corruzione e affogare tutti i mali in un unica samba nazionale attorno alla coppa. Tutto già scritto, dunque? speriamo di no! Il Brasile vive ancora della fama di Pelè e dei grandi del passato, ma oggi la squadra è un’altra e (nonostante i nomi e i super stipendi) da anni non gioca più come una volta e la storia del joga bonito è una favola esagerata. Il bel gioco e i campioni veri sono altrove! Io tifo-contro il Brasile e speriamo che serva a qualcosa!

coreaTifo-contro… la Corea del Sud. Come non potrei desiderare la sconfitta sonora, calcisticamente umiliante e magari anche un po’ sfortunata della Corea del Sud dopo ciò che hanno combinato nei mondiali-farsa del 2002? I mondiali giocati in Giappone e Corea sono stati falsati (e speriamo che se ne riparli e venga fatta una seria indagine) per portate i padroni di casa fino alla Semifinale. In almeno tre partite i coreani sono stati aiutati: contro il Portogallo nella fase a gironi (due espulsioni ai portoghesi sullo 0 a 0 per favorire l’ 1 a 0 finale per la Corea), contro l’Italia negli ottavi di finale (arbitrata dal narcotrafficante ecuatoriano Byron Moreno) e contro la Spagna nei quarti (due gol regolari annullati alla Spagna e vittoria ai rigori della Corea). Gli aiuti alla squadra asiatica, in quella occasione, vennero dagli arbitri ma anche dalla fortuna, da qualche loro dio e chissà da quale altra sostanza… I Coreani sono rimasti pressoché impuniti? Da quel giorno in poi ogni loro sconfitta, meritata o meno, è un gustoso godimento. Quest’anno sono in un gruppo molto semplice (con Russia, Algeria e Belgio) ma spero che escano subito! Quindi è guerra dichiarata “ammorte” (sportivamente parlando) e io tifo-contro la Corea del Sud!

iranTifo-contro…l’Iran. In realtà le squadre deboli sono sempre risultate simpatiche. Come si fa a tifare-contro la “cenerentola” del mondiale? Sarebbe senza cuore volere la sconfitta dell’Iran che già sulla carta è prevedibile che prenda zero punti (in tre mondiali a cui ha partecipato ha vinto solo una partita nel 1998 contro gli USA). La squadra mi è antipatica per motivi politici e religiosi. La federazione della Repubblica Islamica è quella che obbliga le signorine della squadra femminile a giocare col capo coperto e con i pantaloni lunghi per il divieto religioso che discrimina le donne. Le ragazze hanno visto così svanire il sogno olimpico (Londra 2012) quando a causa del velo hanno perso a tavolino una partita decisiva contro la Giordania. Qualche mese fa la stessa federazione ha approfittando dell’abbigliamento per camuffare ed inserire nella squadra femminile 4 uomini in modo da rafforzarne le potenzialità… Si tratta della stessa federazione che nel 2009 ha squalificato a vita 4 giocatori per aver indossato un braccialetto verde simbolo delle proteste contro il regime, il gesto è stato ritenuto sovversivo e irrispettoso. Non tifo per una federazione e un paese dove non esiste libertà, dove esiste censura, oppressione dei diritti, discriminazioni sessuali (altro che omofobia in Italia!) e religiose! Argentina, Bosnia e Nigeria hanno tutto il mio appoggio e il mio tifo, a loro chiedo una valanga di gol per rendere ancora più divertente l’eliminazione della squadra islamica: dunque con forza e convinzione tifo-contro anche per l’Iran!

Tifo-contro… l’Italia. Beh, sarò politicamente scorretto visto che scrivo in italiano e potrei ferire molti (dei pochi) lettori… ma per me ci sono motivi validi e ne citerò solo uno. E’ evidente che la maggior parte degli italiani non approva a pieno le convocazioni del CT Prandelli; che la sua lista sia per lo meno discutibile è un dato di fatto (d’altronde in Italia non vige la regola del merito nel campo del lavoro); che l’allenatore abbia fatto come al solito scelte segretamente motivate dalla sua fede bianconera, dal servilismo verso “i grandi” e dalle amicizie coi capi (lasciando a casa giocatori più preparati come Destro, Rossi…) è un altra verità non ammessa. Ma può un romanista tifare per una nazionale che boicotta e discrimina i giallorossi? Prandelli è l’uomo etico per antonomasia, quello che va in prima pagina su Famiglia Cristiana, che prega per i mondiali, prandemmia2che va dal papa, che ha inventato il “codice etico” per cui solo i giocatori belli e buoni vanno ai mondiali (gli manca l’acqua santa di Trapattoni). Ma poi diventa antipatico e si tira addosso il tifo-contro! Sorvoliamo sulla sua bestemmia in diretta mondiale come sfogo per il gol contro il Giappone nel 2013 o quella del 2012 in Italia – Croazia (non cercate i video su youtube che non sono educati ne educativi!). Sorvoliamo sulla bestemmia smentita ma lasciare a casa Mattia Destro (il giocatore più in forma della squadra n. 2 in Italia) per motivi etici e portare il macellaio juventino Chiellini perdonandogli calci e pugni non è cosa bella ne eticamente giustificabile! E poi quando si vuole ignorare il migliore Totti degli ultimi anni che avrebbe fatto molto comodo alla squadra anche ai 35 anni e non chiedergli neanche scusa… non è simpatico. Prandelli colleziona risultati negativi (in gare ufficiali un anno di sconfitte e pareggi) e coccola il sogno di vincere il mondiale; non ha un modulo a due giorni dalla competizione ma è estremamente fiducioso; pareggia coi principianti del Lussemburgo ma è contento e sereno. Pare che qualcuno abbia affermato che la lista dei giocatori (con alcuni nomi che fanno venire i brividi) non l’abbia preparata Prandelli ma lo stesso presidente Napolitano che oltre a designare il Premier ora sceglie anche i giocatori della nazionale. Sarà pure colpa di Napolitano… ma io tifo-contro! (Per la cronaca sono molti gli italiani a tifare-contro l’Italia. Esistono anche gruppi facebook italiani per tifare-contro gli azzurri, ogniuno ha i suoi buoni motivi).

Tifo-contro a volontà. La lista del tifo-contro è lunga quanto il calendario delle partite; le motivazioni più o meno chiare e distinte: c’è sempre una squadra (come dice un bambino che conosco) “spreferita” in ogni partita. E allora tifo-contro la Afri-Francia e la sua squadra di africani assoldati per difendere i colori francesi; tifo-contro il Belgio per il suo primo ministro omosessuale a cui piace farsi ritrarre nudo sui giornali e distribuire iniezioni mortifere ai bambini per ucciderli legalmente (vedi eutanasia infantile approvata dal parlamento belga); tifo-contro la Nigeria di Boko-Haram che in nome di uno strano dio uccide i cristiani ogni giorno senza che nessuno apra la “boccuccia de rosa” e che ora se la prende con le bambine; tifo-contro il Giappone che, schiavo dei soldi, ha regalato i primi tre punti al Brasile mentre scrivo questo testo con un arbitro assoldato dai brasiliani tanto che la Croazia vuole ritirare la squadra dal torneo; tifo-contro il Portogallo e quel modello metrosexual di Cristiano Ronaldo che è forte quanto antipatico e vogliamo (vero? lo vogliamo tutti?) che torni a casa a farsi sciampo e sopracciglia; tifo-contro l’Argentina perchè con arroganza credono di essere i migliori in America e nel mondo… e Maradona (gonfio in carne e spirito) non è che un poco di buono. Tifo-contro la Svizzera che mi è antipatica perché fa sempre la parte della innocente, della buona, della imparziale, della “lo-difendo-io-il-papa”, quando invece è una vipera da cui conviene stare alla larga… ce n’è un po’ per tutti.

Infine il più grande e condivisibile tifo-contro è per la corruzione che nel calcio esiste eccome e che ci ha rovinato tanti sogni. Tutti speriamo in un campionato pulito dove si giochi a calcio e si evitino i calcoli, i brogli, gli arbitraggi sospettosi, le partite truccate, le farse come quella coreana del 2002… Alla fine mi auguro solo che vincano i migliori.

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