Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivio per il tag “Fede”

Il fare di Marta e il sedere di Maria.

«La parola di Cristo è chiarissima: nessun disprezzo per la vita attiva, né tanto meno per la generosa ospitalità; ma un richiamo netto al fatto che l’unica cosa veramente necessaria è un’altra: ascoltare la Parola del Signore; e il Signore in quel momento è lì, presente nella Persona di Gesù! Tutto il resto passerà e ci sarà tolto, ma la Parola di Dio è eterna e dà senso al nostro agire quotidiano». Benedetto XVI 18/07/2010
Cristo en casa de Marta y María, Diego Velázquez

Si racconta che diversi anni fa, durante un incontro coi seminaristi della sua diocesi, un vescovo (come direbbe il Cervantes: «Il cui nome non voglio ricordare») si trovò a commentare il celebre episodio di Marta e di Maria. Racconta il brano evangelico che mentre la prima sedeva ad ascoltare le parole del maestro in religioso silenzio e adorazione la seconda era presa da mille faccende domestiche e dalle incombenze dell’ospitalità al fine di offrire una buona accoglienza a quell’ospite speciale. Per lo più Maria mormorava contro la sorella che intenta ad ascoltare Gesù non si dava da fare come lei. A conclusione del suo commento il vescovo poneva una domanda ai suoi seminaristi, una domanda che la tradizione orale trasmette così: «E voi, cari seminaristi, cosa preferite: il fare di Marta o il sedere di Maria?». Possiamo solo immaginare l’imbarazzo dei seminaristi nel sentire il proprio vescovo parlare con tale enfasi dal suo autorevole pulpito del “sedere di Maria”.

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Incontro di Giovani Roma 2018. Ecco il programma completo.

I giovani di tutta Italia si incontreranno a Roma, la città del Papa, i giorni 11 e 12 di agosto per l’appuntamento “Per mille strade verso Roma”. L’incontro è stato organizzato dai vescovi della Conferenza Episcopale Italiana in preparazione del Sinodo dei Vescovi che si occuperà proprio dei giovani (è stato appena pubblicato l’Instrumentum Laboris col titolo “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”). Si attendono circa 50 mila giovani provenienti da 192 diocesi così come la presenza di 120 vescovi italiani.

Secondo l’invito dei Vescovi l’incontro a Roma con Papa Francesco sarà preceduto dai pellegrinaggi che consentiranno ai giovani italiani di percorrere a piedi o in pullman alcuni tratti di strada, visitando luoghi storici o naturali, santuari o città di santi; pregando ed ascoltando parole e catechesi dai sacerdoti e catechisti che li accompagneranno. Continua a leggere…

Il bene che non fa notizia: Madre di cristiani uccisi perdona l’ISIS

cross

“Sono stati assassinati per il solo fatto di essere cristiani.
Il sangue dei nostri fratelli cristiani è una testimonianza che grida.”
Papa Francesco

Una madre egiziana, cristiana copta, ha dichiarato di perdonare l’ISIS che ha brutalmente ucciso i suoi due figli assieme ad altri diciannove compagni. A rivelare i sentimenti della donna egiziana di 60 anni, madre di Bishoy e Samuel, è un’altro figlio, Beshir, che è intervenuto radiofonicamente in un programma televisivo del canale cristiano SAT-7 Arabic (qui la traduzione dell’intervista in italiano).

I fratelli Bishoy Estafanos Kamel (25) e Samuel Estafanos Kamel (23) erano tra i 21 ragazzi copti catturati dall’ISIS e uccisi davanti alle telecamere. Il video del terrore è stato montato e diffuso dagli stessi miliziani islamici provocando sdegno e turbamento in tutto il mondo.

Ma se il male e le sue opere si diffondono rapidamente tramite gli organi di stampa internazionale e i social networks in rete, il bene e il perdono non fanno notizia. Così, l’impressionante notizia del perdono della famiglia Estafanos agli assassini dei loro ragazzi non ha trovato spazio nei media occidentali (in Italia ne parla Sat2000 in un servizio che riportiamo in fondo alla pagina). La notizia – diffusa dai media locali e dai networks cristiani – è scioccante e scandalosa, perché, se è facile immaginare che il male produca male, può sembrare pazzesco che a un omicidio, atroce e completamente gratuito, si possa rispondere con il perdono, l’accoglienza e la preghiera verso i propri nemici.

Nelle parole di Beshir, fratello dei due martiri, non c’è spazio per il rancore e per l’odio, ma un ringraziamento all’ISIS “per non aver eliminato l’audio” mentre i martiri invocavano il nome di Gesù prima di morire rendendo così “più forte la nostra fede”. Gli stessi sentimenti animano Al-Our, il loro villaggio di provenienza, dove “non c’è dolore, ma congratulazione reciproca, per il fatto di avere tanti martiri provenienti da questo villaggio”! Infine c’è la madre alla quale hanno strappato la vita di due giovanissimi figli, un raro esempio di coraggio e di fede autentica, una madre capace di “invitare a casa” l’assassino dei suoi figli “perché ci ha aiutati ad entrare nel Regno dei Cieli”.

Pubblichiamo l’articolo apparso su Gospel Truth Newspaper il 22 febbraio e il video dell’impressionante intervista a Beshir (il video integrale e la sintesi effettuata da Sat2000): dalle sue parole emerge la grandissima fede di un popolo da sempre perseguitato ma capace di rimanere fedele alle parole del Vangelo anche di fronte a una strage di questo genere.

Gospel Truth Newspaper – La decapitazione dei 21 egiziani copti cristiani in Libia da parte dell’ISIS ha scioccato il mondo civile. Di fronte alle opere spietate e piene di odio dell’ISIS, cosa potrebbe rispondere una donna se due dei suoi figli sono tra quelli uccisi senza pietà?

Una Donna egiziana di 60 anni, madre di Bishoy Estafanos Kamel, 25 e Samuel Estafanos Kamel, 23, uccisi dall’ISIS, non conserva il rancore, ma al contrario, afferma che se incontrasse l’estremista dell’ISIS che uccise i suoi figli, farebbe l’impensabile: “Chiederei a Dio di aprire i suoi occhi e lo inviterei a casa nostra”; così ha risposto al figlio Beshir che gli chiedeva come reagirebbe se dovesse incontrare per la strada un uomo dell’ISIS. Beshir ha raccontato i pensieri e sentimenti di sua madre in una intervista telefonica per SAT7 Arabic.

Quali sono invece i sentimenti di Beshir a riguardo dell’ISIS e come si spiega il massacro dove hanno ucciso i suoi due fratelli? Ecco qui cosa ha risposto: “(i miei fratelli) sono un orgoglio per il cristianesimo. Io sono orgoglioso di loro e cammino a testa alta. L’ISIS ci ha dato molto di più di quello che avremmo potuto chiedere loro evitando di modificare il filmato dove dichiarano la loro fede e proclamano il nome di Gesù Cristo. L’ISIS ci ha aiutato a rinforzare la nostra fede. Si, credetemi. Ringrazio l’ISIS perché non hanno tagliato l’audio quando (i martiri) hanno urlato dichiarando la loro fede”. Aggiunge Benshir, “Infatti, nel nostro villaggio, più che animi scoraggiati e tristi, tutti sono felici e si congratulano a vicenda poiché molti ragazzi del villaggio hanno dato la loro vita per Gesù Cristo”. La loro fede nel Signore non è stata scossa per nulla. “Già dai tempi dei romani, noi cristiani siamo stati presi di mira per essere martirizzati” ha sottolineato Beshir che non nutre sentimenti di odio nei confronti dell’ISIS. “La Bibbia ci insegna ad amare i nostri nemici ed a benedire coloro che ci maledicono”.

Rispondendo in diretta ad una richiesta del presentatore, Beshir ha elevato una preghiera per l’ISIS dicendo: “Oh, caro Dio, ti prego di aprire i loro occhi perché siano salvati; elimina l’ignoranza e tutti gli insegnamenti sbagliati che gli sono stati insegnati”.

Fonte:  The Gospel Truth Newspaper, 22 febbraio 2015.
Traduzione: Gabriel Cuartero

  • Video integrale sottotitolato in inglese: 

  • Servizio di Sat2000 (sintesi in italiano):

Vladimir Luxuria a Tv2000? Preferisco don Luigi

E-mail indirizzata a Tv2000
Oggetto: A proposito di Don Luigi Zucaro

Gentili Signori di Tv2000

Probabilmente sarete invasi dai messaggi (lo spero) riguardo la vostra discutibile e impopolare decisione di avere il signore Guadagno, in arte Luxuria, nei vostri programmi.

Probabilmente cestinerete molti messaggi dopo averli sommariamente letti senza soffermarvi su ogni dettaglio delle mail che state ricevendo.

E’ per questo che ho deciso di intitolare il mio messaggio “A PROPOSITO DI DON LUIGI ZUCARO” per provare a dire qualcosa in più oltre a dimostrare il mio dissenso riguardo la vostra eclatante e mediatica mossa pubblicitaria.

Don Luigi, sacerdote della diocesi di Roma, sarà da voi a parlare sull’Eutanasia assieme allo scrittore Veronesi, MERCOLEDI 12 alle 21,00. E sono molto contento che un prete come don Luigi, medico e cappellano dell’Ospedale Bambino Gesù, sia preso in considerazione anche se non è un transessuale, non è un politico, nè una stella televisiva di Talent Show o similia.

Questo giovane sacerdote, accanto al suo considerevole bagaglio culturale, ha una esperienza concreta di situazioni-limite come quella di un bambino che muore a 5 o 6 anni a causa di una leucemia davanti all’impotenza di medici e genitori. La sofferenza di un bambino, innocente è una realtà dura che non si trova nelle “Isole dei Famosi” nè nelle democratiche Feste dell’Unità o nei Gay Village (frequentati frequentemente dal “vostro” Luxuria). Ma all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù questa realtà è il pane quotidiano, spesso duro e insapore. Sono situazioni dolorose, inspiegabili, irragionevoli e scandalose che solo la fede può illuminare. Ed è proprio alla luce della fede (un ingrediente che non dovrebbe mancare per “salare” il vostro palinsesto) che don Luigi proverà a “balbettare” (con ogni rispetto, io non ci riuscirei di sicuro a farlo) qualcosa sulla sacralità della vita umana e sulla cosiddetta eutanasia.

Ecco, vi ringrazio per aver invitato don Luigi. Magari qualcuno domani accenderà la talevisione sul vostro canale grazie alla pubblicità che involontariamente le ha fatto il signor “Lussuria” (solo una curiosità: il suo programma sarebbe stato con bollino ROSSO per tutela dei minori?).

Possiate in qualche modo “rimediare” al vostro sciovolone cercando di migliorare il vostro servizio non con facili operazioni mediatiche “furbette” (a quando suor Cristina?) ma magari invitando ogni tanto dei sacerdoti, dei catechisti e delle persone che – lontani da ogni mondanità e sregolatezza sessuale – vogliano fare questo servizio di testimonianza e di “orientamento” (culturale, spirituale e catechetico) tramite il vostro (ancora) piccolo canale televisivo.

Vi auguro un buon lavoro!
Cordiali saluti,

Miguel Cuartero Samperi

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Attenti a quei preti e a quei medici! ovvero quando il serpente non difende la testa.

Cima4Nell’immaginario infantile i preti e i medici hanno qualcosa di grande in comune. Per un bambino entrambe le figure sono accomunate da una sorta di aurea misteriosa che fa di loro dei veri e propri eroi dedicati interamente al bene, al servizio dell’uomo, alla salute, a quella salus che per i latini significava il bene del corpo ma anche dell’anima.

I BAMBINI.

Per i bambini, il prete e il medico sono come dei personaggi fantastici, specialmente quelli in missione nei paesi più poveri o nei quartieri più degradati delle grandi città; sono degli eroi che tengono più alla loro missione che alla propria pelle; sono persone serie, saggie e importanti a cui la gente si rivolge per avere un aiuto, spesso in situazioni di emergenza; in alcuni momenti, quando sono al lavoro, vestono lunghi abiti bianchi e utilizzano strumenti particolari quando devono intervenire; conoscono cose che pochi altri sanno, una scienza o una sapienza particolare, hanno formule e medicine che non tutti posseggono e mantengono segreti ad essi affidati; negli ospedali e nelle chiese tutti si rivolgono a loro con rispetto e riverenza come a delle autorità; spesso, in quel triste momento in cui una persona muore, capita che si incontrino – il prete e il medico – per monitorare assieme la situazione, per accompagnare… ciò infonde sicurezza, tranquillità e pace alle persone care sconvolte dal dolore ma anche al morente stesso. Anche io voglio morire con un medico e un prete vicino, stringerei una mano all’uno e una all’altro, sicuro che avranno fatto il meglio per salvare il mio corpo e la mia anima, prima di proseguire il viaggio da solo.

45Questo è quello che pensano i bambini o, per lo meno, molti di loro. Ma poi i bambini crescono e capiscono che non tutti i medici e non tutti i preti sono brave persone. Questo è come un rito di iniziazione: quando un bambino scopre che noi grandi sbagliamo, che a volte siamo cattivi, che alcuni di noi siamo gelosi, non leali, traditori… capiscono che i sogni sono i sogni ma che la realtà è molto diversa. Da bambini le linee di demarcazione tra bene e male, buoni e cattivi, sono ben definite e capire che le cose sono più sfumate e complicate di quello che sembrano rompe gli schemi idilliaci dell’infanzia.

Ciò che rende ammirevoli i preti e i medici agli occhi dei bambini, non sono tanto i meriti o le capacità tecniche personali quanto la dedizione e la fedeltà alla loro missione. Prima di iniziare la sua missione, il prete promette fedeltà al Papa, alla parola di Dio rivelata nei Vangeli e al depositum fidei di cui la Chiesa Cattolica è custode. Anche il medico, prima di esercitare la professione, fa un giuramento col quale si impegna solennemente di difendere sempre la vita, di non provocare mai la morte tramite somministrazione di veleni, di non provocare mai aborti (“a nessuna donna io darò un medicinale abortivo”). Si tratta del “Giuramento di Ippocrate“, medico greco nato 400 anni prima di Cristo; un testo che regola la deontologia professionale dei medici, i loro doveri morali.

Ma cosa succederebbe se preti e medici perdessero di vista la loro missione e non fossero più fedeli alle loro promesse e ai loro principi fondamentali?

HippocrateI MEDICI.

A Valladolid, in Spagna, alcuni medici neo-laureati hanno deciso di non prestare giuramento secondo l’antico testo greco ma di sostituirlo con un giuramento più moderno e “aggiornato”. Il giuramento di Ippocrate appare troppo antiquato perché difende la vita e proibisce l’aborto, l’eutanasia e altre pratiche che provochino la morte. Hanno deciso dunque di sostituirlo con un testo più soft  e meno impegnativo, che non impedisca uccidere i pazienti che lo richiedano ne impedisca la somministrazione di veleni abortivi alle mamme in cinta per ucciderne i figli. Il nuovo testo, istituito a Ginevra dalla Associazione Medica Mondiale (nella fredda, imparziale, imperturbabile e moderna Svizzera), stabilisce tra le altre cose che nessun credo religioso debba intromettersi tra il medico e il paziente. C’è infatti una diceria popolare per cui l’aborto sarebbe una pratica contraria alla Chiesa Cattolica più che nociva per l’uomo; in sostanza: ne soffrirebbero di più i vescovi e il papa che i piccoli avvelenati e uccisi (forse qualcuno crede che gli obiettori di coscienza siano pagati dal Vaticano!). Facendo fede a questa leggenda, si pensa che togliendo di mezzo la religione si spiani la strada (srotolando un bel tappeto rosso) ad aborti ed eutanasie, eliminando la feroce censura inquisitoria della Chiesa. Non si sono accorti, però, che l’intenzione di Ippocrate era difendere la vita dei pazienti e non una qualche religione o beneficio ecclesiastico. Inoltre il nuovo codice ha subito nel corso degli anni diversi aggiustamenti che hanno sostituito l’espressione “vita e salute” con “salute” e hanno eliminato frasi come “dal suo concepimento” considerate “confessionali”, non scientifiche o pericolose. La scienza infatti non ha ancora ben capito quando inizi la vita e, nel dubbio, è meglio rimanere sul vago.

valladolid medicosI nuovi medici spagnoli, dunque, rifiutata la tradizione che per secoli ha stabilito i principi fondamentali dell’etica medica, hanno adattato la loro missione alle esigenze, ai gusti e ai bisogni (los antojos rende meglio) degli uomini di oggi. Così facendo i medici perdono un po’ del loro fascino come categoria venendo meno ai principi della loro missione. Il caso dell’eutanasia e dell’aborto insegna a che livello di confusione si può arrivare quando il ruolo del medico non differisce più da quello del sicario, un killer assoldato per eliminare una vita indesiderata (il paragone è del filosofo Fabrice Hadjadj che ha definito l’eutanasia un “omicidio di compassione”).

Catholic priest Alvarez officiates mass while wearing a robe with images of cartoon characters Superman and Batman at the Ojo de Agua church in SaltilloI PRETI.

La stessa cosa succede con alcuni preti: è giusto che aggiornino il loro credo e la loro dottrina – anche se solo in alcuni casi particolari – per andare incontro alle esigenze dei fedeli sempre meno fedeli e sempre più secolarizzati? Sono preti spagnoli, tedeschi, italiani, francesi, latinoamericani… se ne trovano in ogni paese, disposti a tradire la propria madre (in questo caso la Chiesa ma, non mi soprenderei si tradissero anche quella biologica) pur di non scontentare nessuno e di apparire moderni, comprensivi, amorevoli e – soprattutto – misericordiosi (un termine molto di moda). Il rischio è quello di voler diventare più misericordiosi di Gesù (cosa in realtà impossibile perché Lui è Amore, il resto sono solo miseri tentativi, spesso fallimentari). Il risultato è abbastanza confusionario perché quando la dottrina (termine antiquato, lo so) inizia a fare acqua da tutte le parti ognuno può fare e dire ciò che vuole. E’ in nome di un nuovo umanesimo (e cristianesimo) compassionevole, tollerante, buonista, progressista, democratico, politicamente corretto ed estremamente rispettoso, che si finisce per accettare tutto, perdonare tutto, permettere tutto, accogliere tutto, per non scandalizzare nessuno. Dunque dire certe verità, non solo è fuori moda, ma è una mancanza di rispetto! Dunque non serve parlare di valori non negoziabili, o alzare la voce e manifestare contro i matrimoni omosessuali, contro la fecondazione assistita, contro l’eutanasia, tanto meno pregare il rosario “con volti inespressivi” davanti alle cliniche abortiste… tutte esagerazioni! Si rischierebbe di diventare troppo bigotti, irrispettosi, moralisti, dimostrare chiusura mentale e intolleranza. Alcuni di questi preti sono così buoni e misericordiosi che, non solo chiudono un occhio di fronte agli errori dei fedeli (nel senso di errare, girovagare al buio senza una direzione), ma riescono perfino a consigliare comportamenti contrari alla fede della Chiesa: l’aborto può essere una soluzione in alcuni casi gravi, in altre situazioni è bene accedere alla fecondazione assistita, l’omosessualità può, anzi, deve essere accettata e assecondata con serenità, l’eutanasia viene vista come un atto di misericordia, l’apertura alla vita una esagerazione per gruppi cattolici integralisti (qualsiasi riferimento a cammini di fede presenti nelle parrocchie è puramente casuale), risposarsi si può, comunicare pure… tutto infatti è in favore della comunione, ma non di quella Comunione che va poi indiscriminatamente in bocca a tutti. Il tutto con buona pace di duemila e quattordici anni di storia, di tradizione, di magistero, di martiri e di papi che (tonti loro!) hanno difeso il deposito della fede nonostante tutto. Il problema è quando questa visione buonista diviene regola pastorale e, da “stortura” sul filo dell’eresia, diviene “regola” e segno di ortodossia e purezza evangelica. Ciò che è successo recentemente a un parroco italiano (pubblicamente accusato dal suo vescovo perché reo di aver difeso la fede della Chiesa) è un esempio eclatante di ciò che diciamo. Il punto è capire se si vuole servire Dio o servire gli uomini. San Paolo infatti afferma:

E’ forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini non sarei più servitore di Cristo! (Gal. 1,10)

Le cause di questa deriva buonista sono diverse e tra queste c’è sicuramente quella che Antonio Rosmini definiva (già nel 1832) la seconda delle cinque piaghe della Santa Chiesa: “l’insufficiente educazione del clero”, che crede di essere istruito a tal punto da poter prendere decisioni di gran lunga migliori rispetto a ciò che la Chiesa comanda da secoli. Ma c’è un altra piaga che in questo tempo ferisce la Chiesa: quella che per Rosmini era la terza, “la piaga del costato della Santa Chiesa” ossia: “la disunione de’ Vescovi” che in materia di fede e di morale (proprio dove dovrebbe esercitarsi la autorità apostolica con maggiore forza) rimescolano troppo spesso le carte per trovare nuove soluzioni “adatte” ai loro fedeli e alla compiacenza del mondo contemporaneo (basti pensare – un ‘esempio eclatante – al Cardinale Martini e alle sue aperture di natura progressista).

Il caso dei preti è più grave di quello dei medici se pensiamo che qui ci si gioca l’anima e non il corpo e per Socrate (forse a lui daranno retta?) la cura della propria anima rappresentava la più grande (e grave) responsabilità morale per ogni uomo. Disse una volta Jean Guitton (filosofo francese del XX secolo) che gli atei, quando scopriranno Dio, rimprovereranno duramente noi cristiani per non averglielo annunciato con maggiore forza e decisione, ci rinfacceranno il nostro rispetto, la nostra delicatezza e il nostro timore nell’annunciare la verità. Figuriamoci dunque la responsabilità dei preti!

LA TESTA.

Se medici dovrebbero difendere a tutti i costi la vita, i preti dovrebbero con la vita salvaguardare la fede. Se non fanno questo, che medici e che preti sarebbero? Sarebbero come quei pericolosi impostori che, spacciandosi per professionisti, fregano i loro clienti. Il danno non è solamente per loro (che hanno snaturato la loro missione) ma soprattutto per chi si affida alle loro cure, ponendo tutta la propria fiducia nella loro presunta “professionalità”. Dunque attenti a quei medici e attenti a quei preti, perché quando il serpente non difende più la testa finirà per perderla e, senza testa, tutto il corpo muore.

 

Come il serpente abbandona tutto, anche il corpo,
e non si oppone pur di risparmiare la testa,
così anche tu, pur di salvare la fede,
abbandona tutto, i beni, il corpo e la stessa vita.

(S. Giovanni Crisostomo)

© mcs

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