Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

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L’affaire-Gentiloni: “Uno sputo in faccia agli italiani”. Ovvero il pasticcio dei cattodem al governo.

Italian Prime Minister Matteo Renzi (R) speaks with Foreign Affairs Minister Paolo Gentiloni after his speech focused on the next European Council, on October 14, 2015 at the Senate in Rome. AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI (Photo credit should read ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

AFP PHOTO – ALBERTO PIZZOLI/AFP/

“Uno sputo in faccia agli italiani” così Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, ha definito il “nuovo” governo Gentiloni. “Nuovo” si fa per dire. Dopo che milioni di italiani hanno espresso un voto negativo al referendum costituzionale bocciando in maniera schiacciante le riforme proposte dal governo Renzi, l’affaire-Gentiloni passerà alla storia come la più grande presa in giro del mondo politico nei confronti del popolo italiano. Un popolo che sta a guardare o al massimo a commentare su facebook o twitter (neanche più al bar perché non ha tempo ne voglia), un popolo timido e impaurito, assuefatto perché continuamente raggirato, un popolo che non sembra avere la forza, la capacità e la volontà di far valere la propria sovranità. Un popolo ormai sempre più raramente chiamato ad esprimersi attraverso il voto ma che, nel momento in cui lo ha fatto, ha dimostrato di voler rifiutare strumentalizzazioni, inciuci e inganni imposti dall’alto.

Eppure nonostante la sonora sconfitta del PD, il presidente della Repubblica Mattarella ha dato l’incarico di formare il nuovo governo all’amico e confidente del premier uscente e così tutto – o quasi – è rimasto come prima… Non tutto perché alcune pedine, anziché perdere il posto o ritirarsi come avevano promesso durante la lunga e martellante campagna referendaria, hanno solo cambiato posto ricevendo addirittura immeritate promozioni. E’ il caso di Maria Elena Boschi (strettissima collaboratrice di Matteo Renzi come ministro delle “ri-forme” e dunque madrina della riforma costituzionale, bocciata) che è stata promossa a Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. E’ il caso di Angelino Alfano, passato dall’opposizione alla maggioranza per poter ricoprire importantissime cariche nel governo (non eletto) di Renzi, che dopo essere stato ministro della giustizia e dell’interno, è stato scelto come ministro degli esteri. E’ il caso della signora Valeria Fedeli, sindacalista bergamasca, che da vice-presidente del senato diventa ora, col governo Gentiloni (o Renzi-Bis?), Ministro della Pubblica Istruzione.

E’ proprio quest’ultima nomina che ha fatto infuriare milioni di increduli cittadini che si sono battuti in quest’anno contro l’approvazione del DDL Fedeli che obbligava le scuole ad inserire nei programmi le nuove teorie di genere. Eppure solo qualche giorno fa la Fedeli affermava con goliardia (qui il video) “Io non penso alla propria sedia” (sic!) così affermava qualche settimana fa il ministro, o la ministra, Fedeli,  67 anni. “Se la gente dice di No, tu non puoi andare avanti, perché non hai l’autorevolezza!”. Tutto molto bello, salvo poi, dopo poche ore, accettare “onorata” il nuovo importantissimo incarico di Ministro della scuola.

Oggi la signora Fedeli – che si definisce “femminista, riformista, di sinistra” –  accetta senza batter ciglio il nuovo ruolo di Ministro della Pubblica Istruzione. Tutto ciò ha dell’incredibile: con la vittoria del “No” sembrava – assieme ad altri colleghi – rischiare la poltrona, ma paradossalmente ha coronato un sogno, quello di dirigere il ministero della Pubblica Istruzione del paese! Non gli resta che ringraziare gli italiani per il “No” al suo governo!

Svolte inaspettate della Provvidenza che premia tenacia e coraggio in maniera sorprendente o strategia ben orchestrata di chi esce dalla finestra per rientrare dalla porta? Non lo sappiamo. Sappiamo però che il popolo del Family Day, che quest’anno ha più volte e in diverse maniere alzato la voce contro il disegno di legge 1680 firmato dalla signora Fedeli, ora si ritrova a combattere contro una macchina più organizzata e più potente, grazie a Gentiloni, che mette a capo della scuola la madrina dell’ideologia gender acerrima nemica dei cattolici che si battono per una scuola libera da ideologie e slogan.

Per quanto la sinistra continui a negare l’esistenza dell’ideologia gender, definendola un “fantasma”, un “spauracchio” che assilla schiere di veterocattolici bigotti, il DDL 1680 parla chiaramente (qui il testo completo):

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 18 NOVEMBRE 2014 Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università… […].  Tra gli obiettivi nazionali dell’insegnamento nella scuola italiana è divenuto, pertanto, indifferibile porre espressamente, come elemento portante e costante, sia la promozione del rispetto delle identità di genere sia il superamento di stereotipi sessisti…

Family Day

Family Day

Tutto questo – continua il disegno di legge – perché ce lo chiede l’Europa, perché così va il mondo, perché così deve essere. Difatti “quasi tutti i paesi europei hanno infatti predisposto in campo educativo e scolastico strumenti di sensibilizzazione e di lotta contro gli stereotipi”. Dunque il Ministero dell’Istruzione è chiamato a proporre (di fatto a imporre) “linee guida dell’insegnamento dell’educazione di genere” nelle scuole “di ogni ordine e grado”.

Ora – grazie a Mattarella, Renzi e Gentiloni – a capo del Ministero dell’Istruzione c’è proprio lei, la firmataria, l’ideatrice dell’inserimento del gender nei programmi di tutte le scuole italiane. Ora tutto è più semplice. D’altronde la signora Fedeli, non era mica attaccata alla sua poltrona di vice-presidente del senato visto che poteva ambire ad ben altre poltrone.

Di fatto, però (sia chiaro!), il gender non esiste! Lo ha detto la Fedeli. Poco importa che anche papa Francesco abbia criticato aspramente queste teorie definendole: “Una guerra mondiale contro il matrimonio”, dagli effetti simili ad “una bomba atomica”, perché la guerra “si fa con le idee” non solo con le bombe!

Il giornalista Giuseppe Rusconi – che le vicende del Family Day le ha seguite da vicino, prendendosi anche tutto l’acquazzone del temporale di Piazza San Giovanni in quel memorabile 20 giugno del 2015 – definisce l’affaire-Gentiloni “uno schiaffo al popolo del Family Day” e precisa:

Paolo Gentiloni ha avuto l’incommensurabile sprovvedutezza o facciatosta di nominare al Ministero dell’Istruzione, della Ricerca e dell’Università (MIUR) Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato e nemica acerrima di quel vasto movimento di popolo che nel 2015 e nel 2016 ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone contro la ‘legge sulle unioni civili’ e contro la diffusione di quella che si può ben chiamare l’ideologia del gender nelle scuole di ogni ordine e grado, attraverso i cavalli di Troia della lotta contro l’omofobia, il bullismo e per la parità di genere. (Qui l’articolo completo).

familydaycircomassimoCiò che provoca più amarezza è l’assoluta nonchalance con la quale dei politici cattolici – come amano autodefinirsi Mattarella, Renzi e Gentiloni – restino sordi alla voce di una grande fetta dell’elettorato italiano e dei propri correligionari (già tristemente abbandonati dai propri pastori in occasione del Family Day) e maneggino le sorti del paese secondo agende pre-definite, obbedendo a dettami dei poteri forti mainstream mondiale. Sedicenti cattolici sordi alla voce della maggioranza che ha detto “No”, sordi alla voce delle famiglie che hanno legittimamente espresso la loro preoccupazione per la svolta gender del governo e per l’intenzione di “lavorare” i bambini fin dalla tenera età con la scusa di renderli meno bulli e più gentili.

Ora si preannuncia uno scenario incandescente: in arrivo proteste in piazza da parte delle opposizioni mentre le famiglie pensano ad una  mobilitazione davanti al ministero dell’istruzione… Anche se il governo è pensato come governo di transizione e di breve durata (chi si fida più delle promesse dei democratici?), il popolo si sente nuovamente umiliato, alla quarta legislatura non eletta ma imposta (Napolitano, il gran maestro, era presente anche lui alle “consultazioni” di Mattarella…) e la pazienza inizia a terminare. La sconfitta del Partito “Democratico” – ricco di ostentati neocattolici – ora si annuncia ancora più potente e sonora.

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Nuovi paradigmi di felicità. La famiglia perfetta? E’ quella omosessuale

vendolaC’era una volta… una casetta in Canadá. Per la precisione, a Montreal, nel ridente quartiere “Petite Italie”. Una deliziosa villetta “piena di grazia italiana” in una città dove ora si costruiscono solo appartamenti; un gioiellino di famiglia decorato in perfetto stile italiano, con “mobili di legno chiaro, profumi buoni, grande pulizia, niente ninnoli, un tavolo trasformato in fasciatoio, due altoparlanti che diffondono musica classica e lirica”. In giardino un piccolo orto botanico rigorosamente privo di erbacce, che garantisce cibo sano alla famiglia. Qui, in questo, contesto idilliaco quasi-utopico (vengono in mente gli impeccabili soggiorni di Ikea!), una famiglia si è rifugiata fuggendo dall’Italia dove per loro sarebbe stato impossibile vivere felici. Son fuggiti, come si dirà, per il bene del figlio e al fine di tutelare i suoi diritti.

Insomma, Nichi Vendola e il compagno Ed Testa hanno finalmente raggiunto un degno livello di felicità rifugiandosi nell’America delle libertà e delle opportunità, dove son riusciti ad avere un figlio e una deliziosa villetta, un “dolce paesaggio rassicurante”.

Sul quotidiano più famoso d’Italia, organo ufficiale della cultura di sinistra e cioè mainstream culturale e politico nostrano (il pulpito da dove sia papa Francesco che Renzi parlano agli italiani, per intenderci), sul quotidiano Repubblica, dicevamo, compare in prima pagina un articolone firmato Francesco Merlo, sulla vicenda di Ed e Nichi che aprono le porte della loro abitazione per raccontare il loro momento magico dopo l’arrivo del figlio Tobia.

larepubblicaNon è nessuna novità che il giornale si schieri in maniera palese a favore dei matrimoni e delle adozioni omosessuali. Sappiamo che La Repubblica sostiene senza mezzi termini ogni evento e manifestazione (come ad esempio il Gay Village), ogni iniziativa e ogni istanza del mondo gay e che sposa in toto l’ideologia LGBT. Anche su questioni quantomeno discutibili che infiammano il dibattito sociale, culturale e politico come l’adozione a famiglie omosessuali e la pratica dell’utero in affitto (detta in modo edulcorato “maternità surrogata”) il giornale si schiera a favore della comunità LGBT attraverso iniziative editoriali, inchieste e articoli che mirano a denigrare le posizioni contrarie segnalandole come fasciste, bigotte e reazionarie, lasciando poco spazio al contraddittorio (in ogni caso considerandola una posizione “esterna” ospitata per gentilezza).

Bisogna dunque dimenticare l’imparzialità dell’informazione pubblica e tenere a mente questi presupposti per comprendere come mai spesso e volentieri La Repubblica sostenga in maniera così evidente le cause della minoranza gay. E’ così che l’articolo di Merlo su Vendola diventa un manifesto estetico della famiglia omosessuale che ci fa sentire a tutti un po’ meno buoni e meno felici. Non che noi ci sentiamo cattivi o infelici o che il matrimonio omosessuale ci tolga qualcosa, ma lo standard di felicità e di immacolata bontà proposto e incarnato nella coppia gay Vendola-Testa, per noi comuni cittadini, esseri umani eterosessuali, è lontana anni luce.

A noi che viviamo ancora in Italia, che abitiamo in normali appartamenti e non in villini dai mattoni rossi, che non possediamo orti domestici, né ambienti inondati da buoni profumi di legno chiaro né filodiffusione che ci delizi con musica lirica e classica; a noi che ancora generiamo figli tramite l’antica tecnica del rapporto sessuale tra uomo e donna e – soprattutto – a noi che non vediamo di buon occhio la pratica dell’utero in affitto, leggendo questa storia ci affligge un senso di pesantezza pensando alle nostre case semplici, alla polvere, ai piatti da lavare, al rumore, al traffico, alla stanchezza e alle incomprensioni che condiscono le nostre – spesso caotiche – giornate familiari.

In questo senso, l’articolo ha raggiunto il suo scopo: quello di dimostrare, non solo la bontà, ma la superiorità estetica e morale di questi due personaggi costretti alla fuga per realizzare i loro sogni. Una questione culturale ma soprattutto politica che offre un assist al governo più che mai deciso a concludere l’iter iniziato con la legge Cirinnà sulle unioni civili con l’approvazione di una legge sulle adozioni omosessuali (incarico dato alla “superministra” Boschi) e sul cosiddetto “reato di omofobia” (ddl Scalfarotto ora tornata in voga con tempismo e sciacallaggio dopo l’attentato di Orlando). Fatto sta che l’articolo su Repubblica è nella sezione Politica.

“Fuggiti in Canada per garantire futuro e diritti a nostro figlio Tobia” è il sottotitolo ad effetto che deve farci riflettere seriamente. Sì, perché mentre l’opposizione alle adozioni gay si basa sulla necessità di tutelare il diritto dei bambini ad avere una mamma ed un papà, qui ci viene annunciato l’esatto contrario: cioè che proprio per tutelare i diritti dei bambini è necessaria una legge che preveda la libera adozioni di figli da parte di coppie omosessuali. Tutto il contrario! Già dal titolo, dunque, l’articolo assume un carattere pedagogico, illuminato ed illuminante, che vuole aiutarci ad uscire dal nostro stato di minorità culturale e ad aprire la mente ottusa e il cuore duro verso gli orizzonti più ampi dell’amore senza barriere. Ideologia allo stato brado.

L’intervistato Vendola afferma senza mezzi termini che non vuole fare del figlio una “bandiera” per la sua battaglia, ma il servizio ha proprio questo scopo: dimostrare la bellezza e la bontà dell’ omofamiglia attraverso la storia del piccolo Tobia, una storia dalla quale abbiamo molto da imparare.

Tutto il testo si basa sull’opposizione tra il bello e il brutto, il buono e il cattivo, il pacifico e il violento. Ovviamente è l’Italia e la mentalità tradizionale che ancora (per poco) la caratterizza ad essere dipinta come brutta, cattiva e violenta. Mentre al di là dell’Oceano c’è un nuovo mondo bello, buono e pacifico. In California infatti “la legge consente di scrivere quello che vuoi” all’anagrafe. Quello che vuoi! Mentre in Italia devi scrivere invece le cose come stanno, non come le vuoi. L’Italia, terra violenta ed inospitale da cui la nuova famiglia è stata costretta a fuggire per tutelare il figlio e dove forse tornerà sapendo già di trovare ostilità appena arrivati all’aeroporto (dice Vendola: torneremo ma “non permetterò che il mondo gli diventi ostile appena tenterà di entrarvi”). Difatti la mamma di Nichi, prima di morire, lo aveva avvisato: “Non permettere che vi facciano del male”! Durante l’intervista “Nichi ha un crisi di rabbia parlando dell’Italia”. E ricordando il tempo della gestazione di Tobia, Nichi coglie l’occasione denunciare “il rimbombo delle volgarità che” gli si rovesciavano addosso dall’Italia! “C’è qualcosa di storto nel mio Paese che mi ha fatto piangere di dolore”, una “bestialità razzista e omofoba” che vieta la felicità ad alcuni cittadini; un paese viziato da “pulsioni omofobe e stracattolicesimo“! Non si può dire che Nichi faccia una bella pubblicità all’Italia, infatti racconta alla famiglia “donatrice” che nel suo paese si dice che le gestatrici abbiano un demonio nella pancia (sic!) e che credono che lui si compri i bambini! Ma in America – gente sana e comprensiva – ci ridono sopra e si abbracciano forte!

Dipinta così l’Italia – a chi non la conoscesse – potrebbe sembrare la Cambogia di Pol Pot (Ops! era un regime comunista!), l’attuale Korea del Nord (Ops! è una dittatura comunista!) o l’attuale Afganistan o Qatar (Ops! sono paesi musulmani moderati!). Ma descritta in questo modo, è l’Italia – cattolica, stracattolica, e conservatrice, lenta nelle riforme, dal cuore duro e la mente offuscata – il vero lager che priva di libertà il mondo omosessuale.

Fuggiti in America finalmente la “strana famiglia” può dormire sogni tranquilli. “Ed e Nichi chiamano zia la Donatrice; e la nostra Grande Madre è la Portatrice”. Madre nostra e zia, entrambi madri di Tobia? Nessuna delle due madri di Tobia? Zia e Grande Madre che, siccome all’anagrafe californiana puoi “scrivere quello che vuoi”, non risultano poter rivendicare la maternità del piccolo. Così vengono tutelati i suoi diritti.

L’articolo raggiunge toni di altissimo vigore poetico, roba che farebbe vibrare le corde più intime dell’anima anche negli italiani più ostinati e duri di cuore. Vale la pena leggere (con voce calda e dolce) la potenza lirico- sentimentale delle parole del Merlo: “A quattro mani fanno il bagno a Tobia, poi lo cambiano, lo puliscono, gli danno la poppata, lo chiamano con soprannomi da burla, gli cantano la ninna nanna, e ancora: moine, baci, carezze con mani di padre che piacerebbero a Rilke il quale benediceva solo le mani delle madri. Il bimbo ha gli occhi blu, sorride spesso, l’ho sentito piangere poco: ‘Io credo – dice Nichi – che quando piange c’è sempre una ragione, e mi sforzo di capire qual è finché i suoi occhi tondi non si posano, acquietati, su di me’.” Avete capito bene, il bimbo della coppia gay sorride sempre e piange poco!

Nichi ci tiene a ricordare, un po’ infastidito, che il “doppio registro psicologico” (l’amore della mamma e la protezione del papà, per capirci) non dipende mica dal sesso ma è un vecchio stereotipo ormai superato!

Immancabile il riferimento a Papa Francesco, utilizzato (lui sì) come “testimonial” per le battaglie sulla libertà sessuale e civile del mondo LGBT. Un riferimento al Papa è una frecciata secca al cuore dei cattolici – “indietro di duecento anni” diceva qualcuno – ostinati nel osservare tradizioni e magisteri ormai desueti: Ci illustra Nichi: “Dio – ha detto Papa Francesco – è la mamma che canta la ninna nanna al bambino e prende la voce del bambino e si fa piccola come il bambino e parla con il tono del bambino al punto di fare il ridicolo se uno non capisse cosa c’è lì di grande”. Ma non si tratta di ruoli “iscritti nel DNA”, i rapporti familiari si creano con l’esperienza: “per diventare fratello e sorella oggi non basta l’acido desossiribonucleico, bisogna cercarsi e costruirsi”. Non poteva mancare neanche la citazione biblica per giustificare la bontà dell’adozione gay. Nichi si sente infatti un nuovo San Giuseppe: “La fuga che mi somiglia di più è la fuga in Egitto. Anche io come Giuseppe sono padre putativo”.

Non si tratta di egoismo ma di sopravvivenza della specie! “Sia gli eterosessuali, sia per gli omosessuali, sia per i padri sterili e sia per quelli fertili la voglia di avere figli è amore per la vita, il presupposto per la sopravvivenza dell’umanità”. Anzi, l’utero in affitto diventa per Vendola “è la risposta della scienza al bisogno di famiglia, è una difesa della famiglia”. E noi che pensavamo che fosse causa di sfruttamento della donna e dei bambini (leggi qui ad esempio!).

I componenti della “strana famiglia” (un padre biologico canadese, un padre adottivo italiano, una madre-zia-donatrice e una grande-madre – una nonna se tradotto in inglese – portatrice, entrambe americane) hanno stretto legami di mutuo affetto anche se, i due genitori (i maschi) ammettono di essere arrivati tardi in sala operatoria. Eppure avevano calcolato tutto, ma nessuno è perfetto! Poi il bimbo è stato subito tolto alla madre (“non lo ha allattato, ci ha inviato il latte”) per venir consegnato ai ritardatari. I contratti vanno osservati nei dettagli.

Cosa resta alla fine dell’articolo? Una lettura, a dir poco, travisata della realtà. Una famiglia come la famiglia di Nazaret che fugge per salvare il figlio dalla cattiveria umana, per rifugiarsi in un mondo migliore, una realtà piena di grazia (a dir loro, benedetta da papa Francesco). Resta una casetta neanche tanto piccolina in Canadá, ricca di amore e tenerezza che noi neanche ci sogniamo di vivere; un’America dove ognuno è libero fare (e scrivere) quello che vuole. Resta un’Italia ridicola, da buttare, malata di violenza omofoba, che costringe alla fuga i gay, infestata dal cattolicesimo. E poi restiamo noi, cattivi, omofobi, violenti, “stracattolici”, che ci ostiniamo a non piegarci ai nuovi paradigmi di felicità, che ci rifiutiamo di accettare l’aborto, la pedofilia e lo scambio di bambini (per amore o per denaro), che rifiutiamo di dire Je Suis Gay preferendo sembrare insensibili (se non sei dei loro, semplicemente li stai odiando!) piuttosto che sciacalli; noi che ancora ci meravigliamo quando censurano le nostre pagine su Facebook e a reti unificate ci ridicolizzano nella pubblica piazza (reale e mediatica). Ma noi, di certo, non ci piegheremo. E non fuggiremo in America, la vera terra promessa non è esattamente oltreoceano.

Miguel Cuartero Samperi

vendola mirianops. LE REPLICHE. L’articolo ha suscitato non poche polemiche (vedi qui). Vittorio Sgarbi ha denunciato senza mezzi termini “l’amore egoistico, il desiderio di possesso” di “mamma Nichi” verso un bimbo “ridotto a oggetto” e “sostanzialmente rapito” (qui).  Costanza Miriano (foto) ha parlato di “distillato di ideologia” mentre Riccardo Cascioli su La Nuova Bussola Quotidiana ha definito quella di Repubblica “una strategia ben studiata”. Durissima la replica di Mario Giordano, direttore del TG4, che scrive: “Caro Nichi Vendola, scusa se disturbo il tuo quadretto da presepe: ma non ti sembra un po’ esagerato paragonarti a San Giuseppe? Davvero per te la Sacra Famiglia è la rappresentazione di una coppia gay con figlio?“. “Non eri tu il grande difensore degli umili? Dei diseredati? Dei poveri?” eppure – continua Giordano – da quella Italia che disprezzi percepisci una super pensione in giovanissima età (5.618 euro al mese a 58 anni!). “Che ci vuoi fare? A certe tradizioni, evidentemente, sei affezionato anche tu: la famiglia può anche scomparire, il vitalizio no”.

Il Cammino Neocatecumenale ringrazia papa Francesco per “Amoris Laetitia”

AmorisLaetitiaLevGli iniziatori del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello e Carmen Hernández, hanno ringraziato papa Francesco per la pubblicazione del documento Amoris Laetitia sull’amore nella famiglia.

L’Esortazione Apostolica firmata il 19 marzo dal Sommo Pontefice ha scatenato una tempesta di polemiche e una molteplicità di interpretazioni, dividendo l’opinione dei cattolici tra chi legge nel documento una rottura col passato (nel senso di una rivoluzione positiva rispetto ad un passato da dimenticare o, al contrario, come una discontinuità nociva rispetto alla tradizione) e chi lo considera perfettamente inserito nel solco del magistero della Chiesa Cattolica e dunque in linea con gli insegnamenti degli ultimi pontificati e la Dottrina Sociale della Chiesa.

In questo contesto, gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale, in una nota diffusa dall’agenzia ACI Prensa, hanno ribadito il loro sostegno al Sommo Pontefice ringraziandolo le parole di Amoris Laetitia, assicurando il sostegno della preghiera ed incoraggiandolo ad “andare avanti”.

L’equipe internazionale responsabile del Cammino Neocatecumenale, formato dagli iniziatori spagnoli Kiko Argüello e Carmen Hernández assieme al sacerdote italiano Mario Pezzi, hanno riassunto brevemente alcuni punti salienti dell’esortazione papale con particolare riguardo alla questione più discussa, quella delle persone che vivono situazioni matrimoniali “irregolari” alle quali Papa Francesco ha teso la mano nel nome di un nuovo approccio pastorale più attento alle esigenze dei più deboli e delle famiglie che si trovano in difficoltà.

L’intervento di Kiko e Carmen si presenta, in questo senso, come un invito rivolto a tutti i fedeli, ed in particolare agli appartenenti al Cammino Neocatecumenale (circa un milione di persone nei cinque continenti), ad una lettura che sottolinei la bontà e l’importanza del documento in piena comunione col Sommo Pontefice.

Fin dalla sua fondazione, negli anni sessanta, gli iniziatori del Cammino hanno sempre sostenuto l’importanza della fedeltà e dell’obbedienza al Papa. In questi quasi sessant’anni, sono stati numerosi gli incontri del Cammino con Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e ora con Francesco, sempre caratterizzati da mutuo rispetto e collaborazione tra il carisma e l’istituzione gerarchica.

Foto di D. Ibañez. Aci Prensa.

Foto di D. Ibañez. Aci Prensa.

Nel corso degli anni, il Cammino si è inoltre distinto per una particolare attenzione alla pastorale famigliare e l’accompagnamento delle famiglie “ferite” attraverso un cammino di discernimento guidato da sacerdoti e catechisti.

La castità prematrimoniale, la missionarietà, l’importanza della trasmissione della fede ai figli e l’apertura alla vita, hanno caratterizzato le famiglie del Cammino che hanno messo in pratica gli insegnamenti ecclesiastici in materia di morale sessuale e famigliare, in particolare quelli dell’Humanae Vitae di Paolo VI, uno dei documenti più contestati della storia della Chiesa (anche da esponenti di altri movimenti e della stessa gerarchia).

Ecco i punti salienti dell’Esortazione Amoris Laetitia nelle parole degli iniziatori del Cammino:

  • Si avverte la preoccupazione del Santo Padre di andare incontro alle migliaia di cristiani che additati dal contesto sociale e familiare hanno sofferto il dramma di un nuovo matrimonio.
  • Il Santo Padre non vuole “scomunicarli”, è dispiaciuto per queste sofferenze, vuole che si sentano amati, prega per loro e li accoglie cercando di aiutarli.
  • In questo senso, questa Esortazione Apostolica ha un grande valore per chiamare e accogliere i lontani dalla Chiesa. Il Papa mostra in ciò un’immensa apertura che gli fa onore e che ci fa pensare che ha una speciale assistenza dello Spirito Santo in questo momento della Chiesa.
  • Il problema del discernimento dei pastori, sacerdoti e vescovi, caso per caso, non deve spaventarci; è un atto di enorme carità verso i più deboli e il Signore provvederà perché sempre assiste la sua Chiesa.
  • Ringraziamo il Santo Padre e lo incoraggiamo a continuare ad andare avanti ricordandole la frase: “Stanno abbaiando Sancho, cavalchiamo” (*frase comunemente attribuita a Don Chisciotte, ndr).

Fonte: Aciprensa

Family Day: i Vescovi italiani contro le Unioni Civili.

vescovi italiani fmaily dayA pochi giorni dalla grande manifestazione prevista per il 30 gennaio al Circo Massimo, si alza la voce di alcuni vescovi italiani disposti a non lasciare sole le famiglie contro la proposta di legge sulle Unioni Civili, le adozioni omosessuali e l’utero in affitto. Il cambio di rotta rispetto alla manifestazione dello scorso anno e all’atteggiamento meno intransigente e più aperturista del segretario della CEI Nunzio Galantino, è stato dettato dal cardinale Angelo Bagnasco che ha manifestato pubblicamente il pieno sostegno al Family Day incoraggiando le famiglie a prendervi parte. Parlando della famiglia ai componenti del Tribunale Apostolico della Sacra Rota, venerdì 22 gennaio, Papa Francesco ha ribadito che: “non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”. Un’affermazione che, in vista del Family Day, ha senza dubbio incoraggiato le famiglie che prenderanno parte alla manifestazione. Anche TV2000, l’emittente televisiva della CEI, trasmetterà in diretta l’incontro del 30 gennaio come affermato dal direttore Paolo Ruffini in questi giorni.

E’ evidente che non tutti i vescovi italiani condividono l’approccio e la modalità della protesta, altri restano in timoroso silenzio per paura di contraddire l’atteggiamento di dialogo e di apertura fortemente voluto da papa Francesco (vedasi cardinali e vescovi di rilievo come Forte, Ravasi, Vallini, Comastri, Paglia…) . Ma a fronte di scenari che dipingano divisioni e litigi interni alla CEI, il cardinale Bagnasco ha assicurato in questi giorni che i vescovi italiani sono uniti nel difendere la famiglia: “I vescovi italiani, tutti, insieme al loro presidente ed al segretario generale, sono uniti e compatti nel difendere, promuovere e sostenere il patrimonio universale irripetibile che è la famiglia, grembo della vita, prima scuola di umanità, di relazioni, di dialogo”.

Intervistato dal quotidiano Il Foglio, l’arcivescovo di Trieste mons. Crepaldi ha spiegato che a manifestare saranno i laici perché “i vescovi non scendono in piazza”. “E’ pur vero – continua Crepaldi – che alcuni vescovi sembrano contrari a manifestazioni di questo tipo, ma il motivo è pastorale: si ritiene che la fede cristiana non dovrebbe alimentare contrapposizioni, conflitti, prove di forza, ma dovrebbe animare il dialogo. Senza nulla togliere alla validità di queste preoccupazioni, ritengo che le forme di presenza dei cattolici nella società possano essere varie”.

Ecco alcuni cardinali e vescovi che, in questi giorni, hanno manifestato pubblicamente il loro appoggio alla causa della famiglia.

MONS. BAGNASCO: “MANIFESTAZIONE NECESSARIA, GOVERNO DISTRATTO”

L’arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Angelo Bagnasco ha parlato di una “manifestazione condivisibile e necessaria”. Secondo il porporato, le unioni civili non sono una priorità e il progetto di legge denota la “distrazione del governo” dai veri problemi degli italiani. Sul Ddl Cirinnà ha affermato che “Ci sono diverse considerazioni da fare ma la più importante è che mi sembra una grande distrazione da parte del Parlamento rispetto ai veri problemi dell’Italia: creare posti di lavoro, dare sicurezza sociale, ristabilire il welfare”. Sostegno alle parole del cardinale arrivano dalla diocesi di Bologna dove governa il neo eletto vescovo mons. Matteo Zuppi, così come dal vescovo di Campobasso mons. Giancarlo Bregantini.

MONS. RUINI: “LEGGE INAMMISSIBILE: TACERE E’ SVILIRE IL VANGELO!”

Il cardinale Camillo Ruini, ex vicario di Roma e protagonista del Family Day del 2007 che fermò la proposta di legge dei DICO del governo Prodi, torna in campo contro le Unioni Civili e a difesa della famiglia naturale con un’intervista pubblicata su La Repubblica. Interrogato sul Ddl Cirinnà risponde: “Sarebbe molto meglio che un disegno di legge di questo tipo non arrivasse in senato o comunque non fosse approvato”. Parole dure ma chiare che manifestano la ferma posizione di quello che fu braccio destro di Giovanni Paolo II per la città di Roma. Per gli omosessuali – continua Ruini – il governo riconosca diritti individuali ma non quelli della coppia in modo da equipararla all’istituto matrimoniale: “Non vedo come possa esistere un matrimonio, o un simil- matrimonio, tra due persone che unendosi non possono procreare e come si possa negare a un bambino il diritto di avere un padre e una madre”. Incalzato dal giornalista Rodari, Ruini risponde magistralmente all’accusa mossa al Family Day di “atteggiamento poco evangelico”: “Non posso che respingere con fermezza la tesi che impegnarsi pubblicamente su una questione di questo genere sia lontano dal Vangelo”. E ancora: “Forse lei teme che ciò renda più difficile l’evangelizzazione, ma se questo timore porta i cristiani a tacere sulle cose concrete della vita è il Vangelo stesso a diventare insignificante”. Infine, in perfetta sintonia col cardinale Bagnasco, affonda: “è un atteggiamento molto lontano dalle esigenze reali di un Paese attanagliato dalla crisi delle nascite”

MONS. CREPALDI: “UNIONI CIVILI INACCETTABILI, I CITTADINI RESPONSABILI SCENDANO IN PIAZZA!”

“Se il ddl Cirinnà fosse approvato così com’è, le conseguenze sarebbero enormi. Ma anche senza stepchild adoption, la norma resta inaccettabile”. Così l’arcivescovo di Trieste mons. Giampaolo Crepaldi fondatore dell’Osservatorio internazionale “Cardinale Van Thuán” sulla dottrina sociale della Chiesa. Certo dell’epocale importanza dell’impegno dei cristiani in politica, mons. Crepaldi ha affermato che chi manifesta pubblicamente contro una legge ingiusta “esercita il proprio dovere di cittadino responsabile”. Secondo l’arcivescovo di Trieste, “il ddl Cirinnà equipara in tutto le unioni civili e il matrimonio tra un uomo e una donna” e, così facendo,  ”muterà sostanzialmente il concetto di matrimonio”. Approvare le Unioni Civili rappresenterebbe “un precedente importante per l’approvazione dei disegni di legge Scalfarotto e Fedeli” (sul delitto di omofobia e sul gender nelle scuole). Queste leggi stravolgerebbero la nostra società e la nostra cultura che “non sarebbero più la stesse” e “purtroppo – a aggiunto – saranno di gran lunga peggiori”, nonostante oggi ci sia quella tendenza – con parole di Maritain – a inginocchiarsi “al nuovo in quanto nuovo”, malati, come siamo, di “cronolatria”.

MONS. MAZZOCATO: CONTRIBUTO ECONOMICO PER I FEDELI FRIULANI IN VIAGGIO VERSO IL FAMILY DAY

Arcivescovo della Diocesi di Udine dal 2009, mons. Andrea Bruno Mazzocato si è più volte espresso in maniera ferma e chiara a favore della famiglia contro le derive ideologiche e alle pressioni culturali, fiscali e politiche a cui è sottoposta. Questa volta mons Mazzocato ha parlato attraverso don Alessio Geretti, direttore dell’Ufficio Diocesano per la Catechesi e Delegato Episcopale per la Cultura dell’Arcidiocesi di Udine. Il sacerdote friulano ha scritto una preziosa lettera ai suoi fedeliassicurando di essere “in piena sintonia col nostro arcivescovo”. L’invito è chiaro: non farsi spaventare dalla distanza e dalle difficoltà economiche e partecipare numerosi al Family Day del 30 gennaio: “Per la posta in gioco in questo momento, ognuno di noi faccia tutto il possibile per partecipare a questa manifestazione e per portarvi il massimo numero di persone” al fine di “lanciare all’Italia e al suo Parlamento un appello appassionato, chiaro, pubblico e politicamente rilevante”. Il Ddl Cirinnà – continua – è una legge incivile e inaccettabile “che permetta di trattare la persona umana non come fine ma come mezzo” promuovendo “abominevole pratica dell’utero in affitto” che usa le donne per la fecondazione e la gestazione per dare vita a figli “resi artificialmente orfani di madre vivente”. A questo riguardo la Chiesa deve prendere posizione “ha il dovere di insegnare (almeno ai credenti) a custodire e promuovere il bene, a detestare le bugie, a essere giusti verso chi non ha voce”. L’invito è dunque quello di “partecipare numerosi” il 30 gennaio, lo stesso arcivescovo, di afferma nella lettera, contribuirà economicamente per “abbattere le spese dei pullman” di fedeli che si organizzeranno per scendere a Roma”.

MONS BASSETTI: “FATE TESORO DI QUESTO COMUNICATO, LA FAMIGLIA CI STA A CUORE”

L’arcivescovo di Perugia mons. Gualtiero Bassetti ha recentemente espresso il pieno appoggio alla causa della famiglia e all’operato del Comitato “Difendiamo i nostri Figli”. Il 18 gennaio, a conclusione della Messa in Cattedrale, mons. Bassetti ha invitato i fedeli a partecipare alla manifestazione del 30 gennaio leggendo il comunicato ufficiale del Comitato. Alla fine della lettura ha espresso il sostegno a nome dei vescovi dell’Umbria e suggerito ai fedeli: ”Fate tesoro di questo comunicato perché il bene della famiglia ci sta veramente a tutti tanto a cuore”. La Conferenza Episcopale Umbra ha ufficializzato il sostegno all’iniziativa: “Andremo a dire che cosa crediamo: la visione della famiglia secondo la Costituzione italiana ed i principi dell’antropologia e dell’etica cristiana”. ”Sono invitate le realtà ecclesiali e anche gli uomini e le donne di buona volontà che si sentono di condividere questo gesto: cristiani delle diverse confessioni, appartenenti ad altre religioni e anche non credenti”.

MONS. NOSIGLIA E I VESCOVI PIEMONTESI: “RACCOMANDIAMO UN’AMPIA PARTECIPAZIONE AL FAMILY DAY”

Anche la Conferenza Episcopale Piemontese e Valle d’Aosta ha espresso tramite un comunicato ufficiale l’adesione alla manifestazioneraccomandando “un’ampia partecipazione al Family day del prossimo 30 gennaio a Roma”. Il comunicato – firmato dal presidente della CEP l’arcivescovo di Torino, mons. Nosiglia – ribadisce il concetto di matrimonio e famiglia così come è inteso dal diritto naturale e dalla tradizione della Chiesa Cattolica: “La famiglia è fondata sul matrimonio, unione d’amore vissuta stabilmente tra donna e uomo, aperta alla gioia responsabile del dono dei figli. I figli – sottolineano i vescovi – devono beneficiare dell’amore operosamente efficace di un padre e di una madre. Gli adulti non possono e non devono trasformare desideri in diritti e imporre al minore ciò che ritengono bello e giusto per se stessi”. In merito alle unioni omosessuali, i vescovi piemontesi ribadiscono che “non possono essere equiparate al matrimonio e alla famiglia” pur richiedendo una regolamentazione giuridica che ne stabilisca i diritti e i doveri.

MONS. NEGRI: “MASSIMO IMPEGNO E GENEROSITA’ PER IL FAMILY DAY”

Il vescovo di Ferrara-Comacchio mons. Luigi Negri, già grande sostenitore della manifestazione dello scorso anno in piazza San Giovanni (“una cosa grande per la vita della Chiesa italiana e per la vita del popolo italiano!”), ha ribadito il suo impegno a favore del nuovo Family Day. Tramite una lettera aperta pubblicata sul suo sito ufficiale (Messaggio di invito a partecipare alla manifestazione pro-famiglia), Mons. Negri ha invitato i fedeli ad “essere generosi” ed a partecipare all’evento del 30 gennaio come “un gesto importante di carattere ecclesiale e sociale”. “Sono molto lieto – scrive il vescovo di Ferrara – per le indicazioni date dalla Conferenza Episcopale Italiana, attraverso il Cardinale Angelo Bagnasco, che vanno nella direzione dell’incoraggiamento a partecipare all’iniziativa programmata per il prossimo 30 gennaio a Roma”. “La famiglia, così attaccata e devastata da una mentalità consumista e tecnoscientifica, è un’immensa periferia e noi vogliamo addentrarci in questa periferia”. “Invito a considerare e ad assecondare questa iniziativa con il massimo dell’impegno e della generosità”. Quello che si riunirà a Roma sarà “il volto genuino del popolo cristiano preoccupato del bene comune della società”

Articolo pubblicato su Romagiornale.it

Se la Chiesa cede allo spirito del mondo: parla la dott.sa rumena Anca-Maria Cernea

Anca Maria CerneaMiguel Cuartero – Korazym.org – Una dottoressa rumena della Chiesa greco-cattolica è intervenuta al Sinodo dei Vescovi in qualità di uditrice. Invitata come rappresentante dell’Associazione dei Medici Cattolici di Bucarest, la dottoressa Anca-Maria Cernea (del Center for Diagnosis and Treatment-Victor Babes) ha lanciato un forte appello al Santo Padre e ai Vescovi partecipanti invitandoli a tornare con rinnovato vigore, senza patteggiamenti ne sentimentalismi, all’annuncio del Vangelo, evitando sconti e compromessi col mondo, perché – ha concluso – “se la Chiesa cattolica cede allo spirito del mondo, allora sarà molto difficile anche per tutti gli altri cristiani resistere”.

La dottoressa ha raccontato le sofferenze atroci e l’eroico coraggio dei suoi genitori sotto il regime comunista; ha parlato senza paura e senza tentennamenti del fondamento ideologico della rivoluzione sessuale e della battaglia spirituale che sono chiamati ad affrontare i cattolici nella società odierna, una battaglia che non è contro la povertà materiale ne contro il consumismo ma contro il nuovo imperante gnosticismo.

Cernea ha ricordato le profezie di Nostra Signora di Fatima riguardo agli “errori della Russia” che ancora feriscono il mondo: dopo la violenza del “marxismo classico” ora è la volta del “marxismo culturale” che si dice progressista e che sventola in tutto il mondo la bandiera dei “diritti dei gay” per cercare di “ridefinire la famiglia e l’identità sessuale”.

Il compito dei Pastori oggi è quello di riconoscere in questo nemico “l’antico serpente” che pretende di sostituirsi a Dio. Il compito della Chiesa, prosegue la dottoressa rumena, è quello di “salvare le anime” ferite dal peccato. Il peccato infatti è il vero nemico dell’uomo, non la povertà, ne il “cambiamento climatico”. La vera libertà è, dunque, la liberazione dal peccato, la salvezza.

L’esempio da seguire è quello dei dodici vescovi rumeni che, durante l’oppressione del comunismo, sono rimasti fedeli ad ogni costo al Santo Padre pur soffrendo repressione, prigione e terrore. Fu grazie a questi pastori, che invitarono i fedeli a resistere ed a non cooperare coi comunisti, che la Chiesa in Romania sopravvisse al terrore sovietico.

Ecco la traduzione in italiano del suo intervento:

Santità, Padri sinodali, fratelli e sorelle,

io rappresento l’Associazione dei Medici Cattolici di Bucarest.

Appartengo alla Chiesa greco-cattolica rumena.

Mio padre era un leader politico cristiano che è stato imprigionato dai comunisti per 17 anni. I miei genitori erano fidanzati, stavano per sposarsi, ma il loro matrimonio ha avuto luogo 17 anni dopo.

Mia madre ha aspettato tutti quegli anni mio padre, anche se non sapeva neppure se fosse ancora vivo. Sono stati eroicamente fedeli a Dio e al loro impegno.

Il loro esempio dimostra che con la Grazia di Dio si possono superare terribili difficoltà sociali e la povertà materiale.

Noi, come medici cattolici, in difesa della vita e della famiglia, possiamo vedere che, prima di tutto, si tratta proprio di una battaglia spirituale.

La povertà materiale e il consumismo non sono le cause principali della crisi della famiglia.

La causa principale della rivoluzione sessuale e culturale è ideologica.

Nostra Signora di Fatima ha detto che la Russia avrebbe diffuso i suoi errori in tutto il mondo.

Questo è avvenuto prima con la violenza: il marxismo classico ha ucciso decine di milioni di persone.

Adesso avviene soprattutto dal marxismo culturale. C’è continuità dalla rivoluzione sessuale di Lenin, attraverso Gramsci e la Scuola di Francoforte, alla odierna difesa ideologica dei “diritti” dei gay.

Il marxismo classico pretendeva di ridisegnare la società per mezzo della violenta appropriazione dei beni.

Adesso la rivoluzione va ancora più in profondità: pretende di ridefinire la famiglia, l’identità sessuale e la natura umana.

Questa ideologia si autodefinisce progressista. Ma non è niente altro che l’offerta l’antico serpente all’uomo di prendere il controllo, di rimpiazzare Dio, di organizzare la salvezza qui, in questo mondo.

È un errore di natura religiosa: è lo gnosticismo.

È compito dei pastori riconoscerlo, e mettere in guardia il gregge contro questo pericolo.

«Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6, 33).

La missione della Chiesa è quella di salvare le anime. Il male, in questo mondo, proviene dal peccato, non dalla disparità di reddito, né dal “cambiamento climatico”.

La soluzione è l’evangelizzazione, la conversione. La soluzione non può essere un sempre più pressante controllo del governo. Non può essere neppure un governo mondiale. Sono proprio questi, oggi, i principali attori che impongono il marxismo culturale nelle nostre nazioni, attraverso il controllo della popolazione, la salute riproduttiva, i diritti degli omosessuali, l’educazione di genere, etc.

Ciò che il mondo ha bisogno, oggi più che mai, non è la limitazione della libertà, ma la vera libertà: la liberazione dal peccato. La Salvezza.

La nostra Chiesa fu soppressa dall’occupazione sovietica. Ma nessuno dei nostri dodici vescovi ha tradito la comunione con il Santo Padre. La nostra Chiesa è sopravvissuta grazie alla determinazione e all’esempio dei nostri vescovi, i quali hanno resistito al carcere e al terrore.

I nostri vescovi chiesero alla comunità di non seguire il mondo, di non collaborare con in comunisti.

Adesso abbiamo bisogno che Roma dica al mondo: “Pentitevi dei vostri peccati e convertitevi, perché il Regno di Dio è vicino”.

Non solo noi, laici cattolici, ma anche molti cristiani ortodossi, preghiamo con ansia per questo Sinodo. poiché, come si dice, se la Chiesa cattolica cede allo spirito del mondo, allora è molto difficile anche per tutti gli altri cristiani resistere.

Articolo originale pubblicato sul sito Korazym.org

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