Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivio per il tag “Filosofia”

Cose da leggere prima di morire (parte prima)

libri3 Quando sento dire che questo o quel libro “va letto prima di morire” avverto tanto più vicina la morte che la possibilità di leggerlo. Quando poi si aggiunge “almeno una volta” mi sale quell’angoscia esistenziale che per Kierkegaard aveva il sapore e l’odore della stessa morte. Insomma non credo di potercela fare. Continua a leggere…

Annunci

Unioni civili: Riscoprire la metafisica per opporsi alla deriva

thomasaquinasDi Roberto Marchesini

Siamo arrivati dunque alle unioni civili per le persone con tendenze omosessuali. Ciò che è stato stralciato per ottenere l’approvazione (es. l’«obbligo di fedeltà») rientrerà dalla finestra con appositi progetti di legge. Sicuramente è un passaggio epocale, destinato a segnare la storia della nostra nazione (se ancora si può chiamare così) come la legalizzazione di aborto e divorzio. Siamo dunque di fronte all’ennesimo gradino verso il baratro della nostra società? Si tratta di un punto di non ritorno, oppure esiste al possibilità di fermare questo processo, e magari addirittura di ricostruire?

Spesso mi viene posta questa domanda, nel corso di incontri e conferenze. Io rispondo con una metafora. Quando viene l’autunno spiace a tutti vedere le foglie ingiallire e poi cadere. Vorremmo sempre vedere gli alberi verdi, e invece vediamo le foglie staccarsi una dopo l’altra, ed ogni giorno vediamo l’albero diventare sempre più spoglio, misero, triste. Cosa possiamo fare? Possiamo prendere la scala, la colla, e riattaccare una per una le foglie. Ma saranno foglie senza vita, e la nostra fatica sarà come quella di Sisifo perché esse continueranno a staccarsi e a cadere, ormai senza vita. Esiste una alternativa? Esiste.

Possiamo coprire le radici in modo che non gelino, come diceva Tolkien. Guareschi diceva: «Bisogna conservare il seme». In modo che, quando (se) tornerà la primavera, l’albero spontaneamente produrrà nuove foglie, sarà di nuovo verde e pieno di vita. E cosa sono le radici, cos’è il seme? Il seme di Guareschi è la fede, dalla quale può nascere una nuova piante. E le radici? Credo che le radici siano i fondamenti filosofici che hanno portato la civiltà occidentale al livello che conosciamo e che vediamo sgretolarsi giorno dopo giorno.

Queste radici, non ho dubbi, sono il pensiero di Aristotele e san Tommaso d’Aquino. Io stesso mi sono stupito di quanto sia facile comprendere e smontare l’ideologia di genere con pochi e semplici strumenti messi a nostra disposizione dal pensiero di questi due giganti.

In fondo, stiamo vivendo l’esito di un processo (iniziato cinquecento anni fa) volto a distruggere la metafisica, ossia l’idea che la realtà non sia solo quella che vediamo e tocchiamo. Questa è un’idea che l’uomo ha dimostrato di avere sin dai primordi: i primi manufatti non hanno uno scopo funzionale, ma metafisico, se non spirituale. Il pensiero metafisico è ben radicato in noi, anche se non ce ne rendiamo conto. Ma la cultura nella quale siamo immersi fa di tutto per convincerci che le leggi morali e religiose siano «mere costruzioni sociali», che l’uomo non abbia una «natura» (un progetto) e che non esista alcuna finalità nelle cose.

La legge Cirinnà è stata approvata proprio grazie alla diffusione di questo pensiero: il fondamento dell’unione non ha nulla di metafisico, ma si basa sull’«amore», che è semplicemente un istinto, un sentimento o una passione radicata nella nostra biologia, una questione di «chimica». Anche chi si è opposto alla Cirinnà, avendo perso l’orizzonte metafisico, si è aggrappato a ciò che è visibile, misurabile, utilizzando ad esempio ricerche sull’effetto della crescita dei bambini in coppie omogenitoriali. L’efficacia di questi strumenti l’abbiamo valutata sul campo. C’è anche chi ha tentato di appellarsi al concetto di «natura», purtroppo senza spiegarlo né, forse, averlo compreso.

Credo che l’unico modo per opporsi a questa deriva consista nella riscoperta e nello studio della metafisica: le cose hanno un fine, esiste un bene o un male intrinseco ed oggettivo (al di là delle conseguenze), il mondo ha un ordine, una razionalità che va scoperta, rispettata e contemplata.

Mi piacerebbe che le parrocchie, i movimenti ecclesiali e tutti coloro che hanno a cuore la nostra civiltà si impegnino per conservarne le radici, cioè il pensiero aristotelico-tomista. Vorrei opuscoli e libri divulgativi adatti a tutte le età, corsi di tomismo per tutti, che san Tommaso diventasse il fulcro della formazione intellettuale del nostro paese e di tutto l’occidente.

Sono in buona compagnia. Guardando indietro nella storia della Chiesa vediamo che i papi hanno sempre raccomandato il pensiero di san Tommaso per fronteggiare i fenomeni rivoluzionari del proprio tempo. Leone XIII, ad esempio, che si trovò a fronteggiare la questione operaia e la diffusione del socialismo, nel 1879 (centenario della Rivoluzione Francese) pubblicò l’enciclica Aeterni Patris nella quale raccomandava lo studio di san Tommaso. Lo stesso papa Pecci ordinò una riedizione critica delle opere dell’aquinate, che fu poi chiamata Leonina.

San Pio X, impegnato a combattere il socialismo e il liberalismo, la massoneria e il modernismo, fece pubblicare le celebri «24 tesi tomiste», desiderando che fossero una guida per la formazione cattolica. Benedetto XV, pubblicando il Codice di Diritto Canonico del 1917, volle che il tomismo fosse la guida per l’insegnamento della teologia. Pio XI scrisse, nell’enciclica Deus Scientiarum Dominus (1931): «Nella facoltà teologica il posto d’onore sia riservato alla sacra teologia. Inoltre, questa disciplina deve essere insegnata sia con il metodo positivo sia con quello speculativo; perciò, una volta esposte le verità della fede, e una volta dimostrate a partire dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione, se ne ricerchi e se ne spieghi l’intima natura razionale secondo i principi e la dottrina di san Tommaso d’Aquino».

Infine Pio XII, opponendosi con l’enciclica Humani Generis (1950) all’ateismo, all’esistenzialismo, all’evoluzionismo e al materialismo, insegnò che «come ben sappiamo dall’esperienza di parecchi secoli, il metodo dell’Aquinate si distingue per singolare superiorità tanto nell’ammaestrare gli alunni quanto nella ricerca della verità; la sua dottrina poi è in armonia con la rivelazione divina ed è molto efficace per mettere al sicuro i fondamenti della fede come pure per cogliere con utilità e sicurezza i frutti di un sano progresso».

Insomma, nei momenti di pericolo i pontefici hanno sempre indicato la filosofia perenne di san Tommaso come lo strumento per opporsi al male. Che avessero ragione?

Per approfondimenti sul tema, leggi il libro: Uomo, donna, famiglia e “gender”, di Roberto Marchesini

Roberto Marchesini, psicologo e psicoterapeuta

retiunificate

Questo articolo viene pubblicato in contemporanea da Corrispondenza Romana, CulturaCattolica.it, il Timone on line, La Croce, La Nuova Bussola Quotidiana, Notizie Provita, Osservatorio Van Thuan. L’iniziativa è promossa dalla piattaforma A reti unificate (www.retiunificate.it), piattaforma su cui è possibile leggere tutti gli articoli finora pubblicati e prendere visione del calendario dei prossimi articoli.

Omosessualità e fede (2): L’urgenza di una nuova filosofia pubblica

filosofiaPubblica

Il libro Living the Truth in Love recentemente pubblicato in Stati Uniti dalla casa editrice Ignatius Press, affronta il tema dell’omosessualità e il suo rapporto con la fede con un approccio interdisciplinare. I saggi proposti spaziano dalla filosofia alla sociologia, dalla psicologia alla teologia.

Tra gli autori dei saggi, tutti statunitensi, c’è il sacerdote italiano mons. Livio Melina preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi su Matrimonio e Famiglia, teologo di fama internazionale e professore di teologia morale e di bioetica. Nel suo saggio (Homosexual Inclination as an ‘Objective Disorder’: Reflections of Theological Anthropology) si assume la responsabilità di affrontare il delicato discorso del linguaggio della teologia cattolica riguardo all’omosessualità alla luce della Rivelazione, della antropologia teologica, della morale cattolica e della tradizione. Il saggio – che chiude la parte teoretica della raccolta – spiega in che senso, filosofico e teologico, l’inclinazione omosessuale deve essere definita un “disordine oggettivo”, che non segue cioè l’ordine stabilito dal disegno di Dio per l’uomo e la donna.

LA PRESSIONE SOCIALE, NUOVI PARADIGMI DI FELICITA’
Nel suo saggio, la professoressa Rachel Lu, filosofa dell’Università di San Tommaso in Minnesota presenta il quadro sociale in cui l’omosessualità è posta come modello di vita felice. Ci troviamo nel pieno di una violenta battaglia culturale, una vera e propria “crociata a favore della libertà sessuale”, che mira a screditare i fondamenti della morale, ed in modo particolare quella cattolica, proponendo a tutti i livelli la bontà di modelli di vita gay e transgender (in modo particolare tramite le scuole e la televisione) come nuovi paradigmi di felicità. Pensare in maniera diversa, credere cioè che l’omosessualità neghi la verità dell’uomo sull’amore e sulla sessualità, provoca, nel migliore dei casi lo scherno, nel peggiore dei casi l’attacco frontale, fino alle accuse di omofobia e nazismo.

La radicalizzazione di questa propaganda, che pone degli standard di pensiero e di azione, mina senz’altro la libertà religiosa così come l’integrità della famiglia. In questo contesto i più deboli sono i più piccoli, i bambini che, privi di un pensiero solido e strutturato e di una capacità critica, subiscono un indottrinamento in materia di morale sessuale le cui conseguenze saranno evidenti (e probabilmente lamentate) tra non molti anni. Allo stesso modo le persone che vivono l’attrazione omosessuale subiscono il “bombardamento di bugie e false promesse” che insidiano la loro vulnerabilità celebrando e incoraggiando lo stile di vita omosessuale. La difficoltà di vivere i precetti evangelici in un contesto sociale così avverso spinge ad una riflessione che offra risposte serie e proposte concrete di accompagnamento.

GAY E CATTOLICI?
Particolarmente vivaci negli Stati Uniti, negli ultimi anni sono sorti  movimenti e associazioni di cristiani che cercano di vivere la loro omosessualità accettandola ed incanalandola secondo criteri di “amicizia spirituale”. Rachel Lu analizza la questione domandandosi se sia possibile considerarsi “gay cattolici” e se sia possibile considerare intrinsecamente positivo l’eros omosessuale separato dal suo aspetto carnale. In altre parole, è possibile vivere l’omosessualità come una esperienza buona, purché non si arrivino a consumare rapporti sessuali con persone dello stesso sesso?

L’apporto delle persone omosessuali in società, così come all’interno della Chiesa, non è certamente da disprezzare e le persone che si definiscono omosessuali hanno numerose caratteristiche e doti positive. Ma auto-definirsi “gay” e riunirsi in gruppi identitari o movimenti gay-cattolici implica necessariamente il riferimento esplicito alle preferenze sessuali e a un determinata concezione dell’uomo e della sessualità, un’identità che non può essere slegata dall’ambito dell’attrazione sessuale. “A livello di definizione è difficile identificare una caratteristica che definisca l’identità gay che non sia quella dell’attrazione omosessuale” (p. 35). In questo senso l’attrazione omosessuale è parte costitutiva dell’identità gay e ciò non può essere considerato moralmente neutro o – meno ancora – buono, ancora meno per chi si considera cristiano.

IL DIVORZIO TRA VERITA’ E AMORE
Peter Herbeck, vice presidente della associazione Renewal Ministries impegnata nell’evangelizzazione nella società, parla del momento “profetico” che i cristiani si trovano a vivere nella società. La sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che fa delle nozze gay un diritto costituzionale rappresenta l’ultimo grande colpo maestro di una propaganda psicologica, politica e culturale che mira a ridefinire il concetto di matrimonio.

L’affronto non può che accrescere la responsabilità della Chiesa che si trova a raccogliere la sfida educativa nei confronti delle future generazioni che difficilmente riescono ad andare controcorrente e che, con estrema velocità, prendono le distanze dalle posizioni tradizionali della Chiesa cattolica. Il dibattito sull’omosessualità si inserisce a pieno titolo nel progetto della rivoluzione sessuale, il nocciolo della questione, afferma infatti Herbeck, è la natura stessa della sessualità umana. “Il mondo moderno ha separato la verità dall’amore. L’amore oggi è definito dai sentimenti, dalla passione, dai desideri e dalle scelte personali, senza alcun riferimento a una verità oggettiva sul significato e scopo dell’amore sessuale” (p. 311). Ma separare la verità dall’amore – afferma Herbeck – usando le parole di Giovanni Paolo II “è una menzogna distruttiva”.

La sfida è innanzitutto interna al cattolicesimo dove si evincono non poche confusioni e fraintendimenti riguardo al magistero e alla dottrina morale. Un recente studio del Public Religion Research Institute ha infatti evidenziato che tre quarti dei cattolici americani sono favorevoli al “matrimonio” omosessuale e che il 56% di cattolici non considera le relazioni sessuali omosessuali un peccato. Le statistiche a favore dell’omosessualità si impennano se si guarda invece ai “catholic millennials” (i nati dopo il 1980): secondo uno studio del Pew Reserch, il 70% è favorevole ai “matrimoni” gay. Affrontare la sfida dell’omosessualità, dunque, costringe la Chiesa a riscoprire e a trasmettere le ragioni della propria fede, a ribadire con chiarezza la propria posizione in materia morale e le motivazioni di natura filosofica e teologica che la sostengono.

UNA NUOVA FILOSOFIA PUBBLICA
Dal punto di vista filosofico è interessante l’approccio del professore J. Budziszewski della University of Texas. Nel suo saggio si concentra sull’uso del termine “legge naturale” come concetto chiave per la comprensione dell’omosessualità e del suo giudizio morale. Mentre il concetto filosofico di “legge naturale” resta immutato, la difficile accoglienza dell’argomento (considerato ormai superato) e i cambiamenti nella comprensione che l’uomo ha di se stesso e della società, reclamano un nuovo modo di spiegarlo. L’urgenza di una “nuova filosofia pubblica” obbliga il pensiero cattolico a non rinunciare ai concetti filosofici fondamentali che stanno alla base della antropologia rivelata, ma ad utilizzarli in modo più convincente e intelligente per far sì che il messaggio trasmesso sia compreso e accolto e non rifiutato a priori.

In quanto principio base della moralità(e non frutto di una rivelazione particolare come sono invece le Sacre Scritture per i cristiani), la legge naturale rappresenta il luogo filosofico da cui è possibile prendere le mosse per una “nuova filosofia pubblica”, destinata cioè a tutti senza distinzioni di approcci, religione o credenze. Come gli altri principi morali, quello di legge naturale, potrà essere sì rifiutato ma non è mai sconosciuto perché, afferma Budziszewski, tutti gli uomini sono a conoscenza dei principi basilari della moralità benché alcuni li respingano decidendo di non tenerne conto.

Molte sono le tematiche affrontate nei saggi che cercano di esporre, da diverse prospettive, il messaggio della Chiesa verso coloro che vivono l’attrazione omosessuale. Un lavoro serio e rispettoso che – afferma il cardinale Wuerl arcivescovo di Washington – può rappresentare un punto di svolta per la vita di molti lettori. Un testo “indispensabile” – continua il porporato – per i ministri della Chiesa chiamati a servire e guidare il gregge con Verità e Amore.

Articolo originale su Aleteia.org

Omosessualità e fede (1): una chiamata al martirio?

livingthetruth.indd Il tema dell’omosessualità scatena in questo tempo accesi dibattiti sia in campo politico che teologico. Le discussioni sui cosiddetti “matrimoni” gay e i dibattiti legati alle posizioni della Chiesa sull’omosessualità (basti pensare alla bufera provocata dal caso Charamsa) sono all’ordine del giorno in questi mesi. Il Sinodo dei Vescovi, chiamato a riflettere sulla famiglia ha affrontato anche questi argomenti resistendo alle pressioni interne ed esterne che vorrebbero, da parte della Chiesa, maggiori aperture in materia di morale sessuale.

VIVERE LA VERITA’ NELL’AMORE
In occasione del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia, la casa editrice dei gesuiti degli Stati Uniti Ignatius Press ha pubblicato un libro intitolato  Living the Truth in Love, Pastoral Approachest to Same-Sex Attraction“Amare la verità nell’amore: approcci pastorali sull’attrazione omosessuale”, un libro che sarà un utile strumento anche una volta conclusi i lavori sinodali.

Il testo (di 355 pagine) raccoglie testimonianze e saggi di diversi esperti cattolici che affrontano la questione dell’attrazione omosessuale (SSA) da diversi punti di vista: psicologico, filosofico, teologico e morale. Lo scopo del lavoro è quello di offrire alcune risposte alle domande poste dal Sinodo dei Vescovi: come può la comunità cristiana offrire un’attenzione pastorale alle famiglie che hanno al loro interno persone con orientamento omosessuale? (cfr. Instrumentum Laboris, 130-132). Come può la Chiesa, evitando ogni ingiusta discriminazione, offrire un accompagnamento spirituale a queste persone alla luce del Vangelo? Infine, come può essere annunciata la volontà di Dio in queste situazioni spesso causa di solitudine, dubbi e sofferenze?

Il lavoro è strutturato in tre parti: la prima parte riguarda la comprensione teoretica del tema dell’omosessualità dal punto di vista della filosofia, della teologia e del magistero della Chiesa Cattolica; la seconda parte raccoglie le testimonianze di persone che hanno vissuto esperienze di omosessualità e che hanno intrapreso un cammino di fede riscoprendo l’importanza e la gioia di una vita di castità; la terza parte del libro è dedicata all’approccio pastorale e offre una guida all’accompagnamento spirituale delle persone che vivono l’esperienza della “same-sex actraction” (SSA).

UNO STRUMENTO PASTORALE
Il libro vuole essere una guida per coloro che sono impegnati nella pastorale verso chi vive l’esperienza dell’amore omosessuale. Uno specifico approccio pastorale verso l’omosessualità non può esimersi dalla responsabilità di conoscere le storie di coloro che vivono o hanno vissuto quest’esperienza in prima persona. Allo stesso tempo sarà necessario inquadrare l’approccio pastorale all’interno dell’antropologia rivelata, ossia dalla comprensione che la Chiesa possiede della persona umana e della sessualità, al fine di evitare falsi compromessi frutto di errori di valutazione o di iniziative personali di ministri e accompagnatori.

Definito dal cardinale di Boston, Sean O’Malley,  un libro “coraggioso, sincero e puntuale”– il testo è stato curato dalla professoressa e scrittrice Janet Smith[1] e dal padre Paul Check, direttore dell’associazione Courage International [2].

SANTITA’, CASTITA’, MARTIRIO
Nella prefazione, mons. Vigneron, arcivescovo di Detroit, segnala che la base di tutti gli interventi è la convinzione che solo in Cristo l’uomo trova la verità su se stesso. Questo pensiero poggia le basi sul Concilio Vaticano II dove si afferma che “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo” (GS 22). È per questo – afferma il vescovo americano – che tutte le questioni affrontate sono “questioni cristologiche” (non solo antropologiche): dimenticarlo significherebbe privarsi di quella luce che rischiara il piano salvifico di Dio per l’uomo.

Infine la convinzione che l’universale chiamata alla santità (espressa dal Vaticano II in LG 5) include, o meglio si esplicita e si concretizza, in una “universale chiamata alla castità” ossia una chiamata a utilizzare il proprio corpo e a vivere la propria sessualità secondo il “piano originario di Dio” fatto conoscere all’uomo attraverso la Creazione e la Rivelazione.

Castità intesa, non come norma inibitrice delle umane passioni, ma come la virtù più eccellente (CCC. 2337-45) e come stile di vita di purezza col sostegno dello Spirito Santo.

La chiamata alla santità (che, come è stato detto, è anche chiamata alla castità) diventa oggi chiamata al martirio inteso come testimonianza eroica in un realtà sociale ostile. Spesso derisi e disprezzati da laicisti e attivisti omosessuali, i cristiani che sperimentano tendenze omosessuali e si incamminano per la strada della castità, devono affrontare la pressione di coloro che – persino all’interno della Chiesa – vorrebbero accettare l’omosessualità e le relazioni omosessuali come una realtà positiva per la ricerca della felicità. Il coraggio di donare se stessi e di vivere la propria sofferenza alla luce della croce di Cristo è un modo esemplare di evangelizzazione nella società.

UNA VERITA’, DIVERSE PROSPETTIVE
Pur mantenendo queste convinzioni, il libro non impone una visione univoca ma accoglie all’interno diverse sfumaturenell’approccio teoretico e pastorale al problema affrontato. “Sebbene tutti coloro che scrivono in questo libro comprendono gli atti sessuali omosessuali in disaccordo col piano di Dio riguardo la sessualità – scrive Janet Smith nella prefazione – c’è una considerevole varietà nel modo in cui questi autori si approcciano e parlano dell’attrazione omosessuale. Includiamo – continua la professoressa Smith – diverse posizioni perché crediamo che sia importante rimanere in dialogo con coloro che condividono punti di vista importanti”.

Articolo originale su Aleteia.org

Leggi la seconda parte… QUI

———

[1] Insegna “Etica della Vita” al Sacred Heart Major Seminary di Detroit. Tra le sue opere più conosciute Humanae Vitae: A Generation Later (1991), The Right to Privacy (2008) e (come editore) Why Humanae Vitae Was Right (1993). E’ conosciuta per la conferenza sulla contraccezione intitolata Contraception Why Not? Dove spiega la posizione della Chiesa Cattolica rispetto ai metodi contraccettivi, tale conferenza ha avuto un successo e una diffusione enorme negli Stati Uniti.

[2] Si tratta di una associazione fondata negli anni Ottanta dal vescovo di New York, il card. Cooke e riconosciuta dalla Santa Sede. Lo scopo di Courage è quello di accogliere i fedeli omosessuali che cercano con sincerità il sostegno della Chiesa per offrire loro un accompagnamento spirituale, un cammino di preghiera e di amicizia. Si presuppone la fede e la disponibilità a farsi guidare dai sacerdoti e professionisti che gestiscono le ormai più di cento sedi sparse in tutto il mondo (Cfr. Teisa Stefano, Le strade dell’amore, Città Nuova 2002, pp. 106ss).

Cuando Benedicto XVI condenó la falacia de la “filosofía de género”

Benedetto XVI bambiniEstos días se está hablando mucho de las teorias de género y del intento del estado de introducir estos temas en los programas de instrucción pública.

El papa Francisco ha hablado a menudo de este tema condenando la ideologia de géndero como un “error de la mente umana”, una “colonización ideologia” (…) “que crea tanta confusión”. (palabras pronunciadas en marzo del 2015 en su visita a Napoli y Pompeia).

En el mes de junio, dirigiendose a la Conferencia Episcopal de Puerto Rico, el Pontífice afirmó que “la complementariedad del hombre y la mujer (…) está siendo cuestionada por la llamada ideología de género, en nombre de una sociedad más libre y más justa”.

En la audiencia general del 15 de abril, hablando de la diferencia sexual entre hombre y mujer, el papa Francisco se preguntaba “si la así llamada teoría del gender no sea también expresión de una frustración y de una resignación, orientada a cancelar la diferencia sexual porque ya no sabe confrontarse con la misma”.

Se trata solo de algunos ejemplos de las muchas declaraciones del papa Francisco sobre el tema de las teorías de género y de la “colonización ideologica” a la cual algunos quieren someter nuestros hijos en las escuelas públicas desde muy temprana edad.

Desde diciembre del 2014, en sus habituales audiencias del miercoles, Francisco ha dedicado varias catequesis a la familia, así como es presentada y vivida en la tradición de la Iglesia y de la sociedad Occidental: una unión entre el hombre y la mujer vivida en el amor y en el don de sí mismo; una unión indisoluble, fiel y fecunda – abierta a la vida – capaz de acoger, curar y educar a los hijos que Dios quiera darles.

Estas catequesis sobre la familia se colocan en la linea temporal que une dos asambleas sinodales, ambas dedicadas a la familia: el Sínodo Extraordinario ya concluido (5-19 de octubre 2014) y el Sínodo General Ordinario que tendrá lugar del 4 al 19 de octubre de este año sobre el tema “Jesucristo revela el misterio y la vocación de la familia”.

A pesar que en los ultimos meses, de modo particular durante las reuniones del Sínodo, haya filtrado el miedo de un cambio en la doctrina de la Iglesia sobre la familia, se ha calculado que, desde la clausura del Sínodo Extraordinario hasta mediados de mayo, el Santo Padre ha efectuado más de 40 intervecciónes sobre el tema de la familia, todas en linea con la doctrina y la praxis tradicional en materia familiar; lo que a menudo causa problemas son las noticias difundidas por los medios de comunicación y por la prensa internacional, siempre dispuestos a difundir noticias de posibles y supuestos cambios en la praxis o en la doctrina de la Iglesia, más que ha transmitir el contenido esencial de los mensajes papales.

Sin embargo Francisco no es el primer pontífice que ha publicamente condenado las teorias de género. Es cierto que Juan Pablo II dedicò buena parte de su magisterio a la moral sexual y familiar (la así conocida como “Teología del cuerpo”) hasta merecer el título de “papa de la familia”, péro el primer Papa que habló sobre el “gender” fué Benedicto XVI.

Era el 21 de diciembre del 2012 quando el Santo Padre Benedicto XVI, dirigiendose a la Curia Romana con motivo de las felicitaciones de navidad, condenò firmamente la teoria del género. En el discurso el papa quiso hablar de algunos acontecimientos destacados de su ministerio acaecidos durante el año que estaba terminando. Entre estos acontecimientos recordó su visita pastoral a la archidiócesis de Milan y su participación a la “Fiesta de la familia” (VII Encuentro Mundial de las Familias), en el mes de junio.

Hablando de la familia, de la crisis que la amenaza y de los desafíos que debe enfrentar, el Papa Benedicto citò el Gran Rabino de Francia, Gilles Bernheim y su libro “Matrimonio homosexual, homoparentalidad y la adopción”.

El texto del Rabino Bernheim ha sido definido por Benedicto un “tratado cuidadosamente documentado y profundamente conmovedor” que muestra el atentado que sufre hoy en día la familia. El papa Benedicto hablò de la “nueva filosofía de la sexualidad” que amenaza, no solo la familia, sino el mismo fundamento de “lo que significa ser hombres”.

Como es habitual, Benedicto XVI logra ofrecer en pocas lineas, el significado más profundo del problema, sin que el contenido se sacrifique en favor de la síntesis. En pocas palabras el actual Papa Emerito ha sintetizado el sentido de esta particular “filosofia de la sexualidad” definiendola, sin medios términos, profundamente errónea, falaz.

La falacia profunda de esta teoría y de la revolución antropológica que subyace en ella es evidente. El hombre niega tener una naturaleza preconstituida por su corporeidad, que caracteriza al ser humano. Niega la propia naturaleza y decide que ésta no se le ha dado como hecho preestablecido, sino que es él mismo quien se la debe crear. Según el relato bíblico de la creación, el haber sido creada por Dios como varón y mujer pertenece a la esencia de la criatura humana. Esta dualidad es esencial para el ser humano, tal como Dios la ha dado. Precisamente esta dualidad como dato originario es lo que se impugna. Ya no es válido lo que leemos en el relato de la creación: «Hombre y mujer los creó» (Gn 1,27).

Vale la pena sin embargo, en estos tiempos, entretenerse y leer con atención el texto completo para apreciar toda la anchura del problema y la profundidad de la argumentación magistralmente sintetizada por el pontífice alemán:

La gran alegría con la que se han reunido en Milán familias de todo el mundo ha puesto de manifiesto que, a pesar de las impresiones contrarias, la familia es fuerte y viva también hoy. Sin embargo, es innegable la crisis que la amenaza en sus fundamentos, especialmente en el mundo occidental. Me ha llamado la atención que en el Sínodo se haya subrayado repetidamente la importancia de la familia para la transmisión de la fe como lugar auténtico en el que se transmiten las formas fundamentales del ser persona humana. Se aprenden viviéndolas y también sufriéndolas juntos. Así se ha hecho patente que en el tema de la familia no se trata únicamente de una determinada forma social, sino de la cuestión del hombre mismo; de la cuestión sobre qué es el hombre y sobre lo que es preciso hacer para ser hombres del modo justo. Los desafíos en este contexto son complejos. Tenemos en primer lugar la cuestión sobre la capacidad del hombre de comprometerse, o bien de su carencia de compromisos. ¿Puede el hombre comprometerse para toda la vida? ¿Corresponde esto a su naturaleza? ¿Acaso no contrasta con su libertad y las dimensiones de su autorrealización? El hombre, ¿llega a ser sí mismo permaneciendo autónomo y entrando en contacto con el otro solamente a través de relaciones que puede interrumpir en cualquier momento? Un vínculo para toda la vida ¿está en conflicto con la libertad? El compromiso, ¿merece también que se sufra por él? El rechazo de la vinculación humana, que se difunde cada vez más a causa de una errónea comprensión de la libertad y la autorrealización, y también por eludir el soportar pacientemente el sufrimiento, significa que el hombre permanece encerrado en sí mismo y, en última instancia, conserva el propio «yo» para sí mismo, no lo supera verdaderamente. Pero el hombre sólo logra ser él mismo en la entrega de sí mismo, y sólo abriéndose al otro, a los otros, a los hijos, a la familia; sólo dejándose plasmar en el sufrimiento, descubre la amplitud de ser persona humana. Con el rechazo de estos lazos desaparecen también las figuras fundamentales de la existencia humana: el padre, la madre, el hijo; decaen dimensiones esenciales de la experiencia de ser persona humana.

El gran rabino de Francia, Gilles Bernheim, en un tratado cuidadosamente documentado y profundamente conmovedor, ha mostrado que el atentado, al que hoy estamos expuestos, a la auténtica forma de la familia, compuesta por padre, madre e hijo, tiene una dimensión aún más profunda. Si hasta ahora habíamos visto como causa de la crisis de la familia un malentendido de la esencia de la libertad humana, ahora se ve claro que aquí está en juego la visión del ser mismo, de lo que significa realmente ser hombres. Cita una afirmación que se ha hecho famosa de Simone de Beauvoir: «Mujer no se nace, se hace» (“On ne naît pas femme, on le devient”). En estas palabras se expresa la base de lo que hoy se presenta bajo el lema «gender» como una nueva filosofía de la sexualidad. Según esta filosofía, el sexo ya no es un dato originario de la naturaleza, que el hombre debe aceptar y llenar personalmente de sentido, sino un papel social del que se decide autónomamente, mientras que hasta ahora era la sociedad la que decidía. La falacia profunda de esta teoría y de la revolución antropológica que subyace en ella es evidente. El hombre niega tener una naturaleza preconstituida por su corporeidad, que caracteriza al ser humano. Niega la propia naturaleza y decide que ésta no se le ha dado como hecho preestablecido, sino que es él mismo quien se la debe crear. Según el relato bíblico de la creación, el haber sido creada por Dios como varón y mujer pertenece a la esencia de la criatura humana. Esta dualidad es esencial para el ser humano, tal como Dios la ha dado. Precisamente esta dualidad como dato originario es lo que se impugna. Ya no es válido lo que leemos en el relato de la creación: «Hombre y mujer los creó» (Gn 1,27). No, lo que vale ahora es que no ha sido Él quien los creó varón o mujer, sino que hasta ahora ha sido la sociedad la que lo ha determinado, y ahora somos nosotros mismos quienes hemos de decidir sobre esto. Hombre y mujer como realidad de la creación, como naturaleza de la persona humana, ya no existen. El hombre niega su propia naturaleza. Ahora él es sólo espíritu y voluntad. La manipulación de la naturaleza, que hoy deploramos por lo que se refiere al medio ambiente, se convierte aquí en la opción de fondo del hombre respecto a sí mismo. En la actualidad, existe sólo el hombre en abstracto, que después elije para sí mismo, autónomamente, una u otra cosa como naturaleza suya. Se niega a hombres y mujeres su exigencia creacional de ser formas de la persona humana que se integran mutuamente. Ahora bien, si no existe la dualidad de hombre y mujer como dato de la creación, entonces tampoco existe la familia como realidad preestablecida por la creación. Pero, en este caso, también la prole ha perdido el puesto que hasta ahora le correspondía y la particular dignidad que le es propia. Bernheim muestra cómo ésta, de sujeto jurídico de por sí, se convierte ahora necesariamente en objeto, al cual se tiene derecho y que, como objeto de un derecho, se puede adquirir. Allí donde la libertad de hacer se convierte en libertad de hacerse por uno mismo, se llega necesariamente a negar al Creador mismo y, con ello, también el hombre como criatura de Dios, como imagen de Dios, queda finalmente degradado en la esencia de su ser. En la lucha por la familia está en juego el hombre mismo. Y se hace evidente que, cuando se niega a Dios, se disuelve también la dignidad del hombre. Quien defiende a Dios, defiende al hombre”.

Miguel Cuartero Samperi

Articulo original en Aleteia: “Teoría de género: ¿Qué opinan los papas Francisco y Benedicto XVI?”

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: