Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Archivio per il tag “Francesco”

Trump incontra Francesco. E il giornalista-hater di La Repubblica insulta e sfotte

Non poteva essere altrimenti, in Italia la notizia del giorno è l’incontro avvenuto ieri in Vaticano tra il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump e il Sommo Pontefice Francesco. Gli occhi di tutti i media si sono concentrati su questo importante appuntamento così come lo sforzo di ingenti unità militari per assicurare la massima sicurezza all’indomani del terribile attentato islamico avvenuto a Manchester.

Che tra i due non scorra “buon sangue” non è un segreto. L’attrito era evidente già durante la campagna elettorale quando, mentre Trump annunciava un controllo serrato delle frontiere per far fronte all’immigrazione clandestina, Francesco – interpellato sull’improbabile candidato alla Casa Bianca – rispondeva con l’ormai celebre frase «Chi costruisce muri non è cristiano». Continua a leggere…

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Parlare di Dio ai giovani è bestemmiare? la versione del “prete social”

paparomatreIl 17 febbraio papa Francesco ha visitato la Terza Università di Roma (quella che, arrivata terza, non ha avuto diritto neanche ad un nome, forse erano finiti…). Tra flash, selfie, titoli su giornali e servizi sui TG, il Pontefice ha avuto un’entusiasmante accoglienza da parte di studenti e professori.

Molti hanno ricordato quando, nel 2008, papa Benedetto XVI fu costretto a rinunciare alla visita programmata alla Prima Università di Roma (“La Sapienza”, questo sì, un nome davvero altisonante) a causa delle proteste di professori e alunni atei laicisti di sinistra. Fin qui tutto ha una logica, si sa che papa Francesco esercita un fascino particolare che ha incantato il mondo grazie la sua semplicità evangelica, al suo essere argentino (da Maradona a Higüaín, da Valeria Mazza a Belén Rodriguez sono anni che gli/le argentini/e imbambolano gli italiani) e alla sua affinità col pensiero globale (pacifismo, ecologismo, pluralismo etnico e religioso…), una sorta di “populismo ecclesiastico” che, a breve termine, raccoglie buoni risultati in termini di audience e di immagine. Continua a leggere…

Francesco alle famiglie in missione: “Non sarà facile, ma troverete la gioia”

papa francesco aulaVenerdì 18 marzo 2016, nell’Aula Paolo VI, si è svolto l’incontro tra papa Francesco e il Cammino Neocatecumenale per l’invio di 56 nuove Missio Ad Gentes. Circa 250 famiglie hanno ricevuto la benedizione del Santo Padre e l’incoraggiamento per la nuova avventura missionaria che stanno per affrontare. L’incontro è stato guidato dall’iniziatore del Cammino Kiko Argüello accompagnato da Carmen Hernández, alla presenza di diversi cardinali e vescovi, equipe di catechisti itineranti, sacerdoti e seminaristi dei seminari Redemptoris Mater.

Dopo le presentazioni e il canto del Vangelo (Gv. 17, 18-26) papa Francesco ha rivolto un discorso riprendendo – “come un mandato per la missione” – tre parole chiave del brano del Vangelo di san Giovanni: unità, gloria, mondo.

Il Papa ha sottolineato l’importanza dell’unità e la comunione con la Chiesa contro la tentazione del diavolo (“il divisore”) che “provoca la presunzione, il giudizio sugli altri, le chiusure, le divisioni”. Il carisma dev’essere custodito gelosamente perché è “una grazia per custodire la comunione”, la via maestra sarà dunque l’obbedienza alla Chiesa – sotto la guida dei Pastori – con l’animo disposto e pronto per la missione.

Francesco ha poi incoraggiato le famiglie ad affrontare con pazienza le avversità della missione per amore alla Chiesa e all’annuncio del Vangelo: “Non sarà facile per voi la vita in Paesi lontani, in altre culture, non vi sarà facile. Ma è la vostra missione. E questo lo fate per amore, per amore alla Madre Chiesa, all’unità di questa madre feconda; lo fate perché la Chiesa sia madre e feconda“.

Evangelizzare come famiglie – ha aggiunto il Papa – vivendo l’unità e la semplicità, è già un annuncio di vita, una bella testimonianza, di cui vi ringrazio tanto. E vi ringrazio, a nome mio, ma anche a nome di tutta la Chiesa per questo gesto di andare, andare verso l’ignoto e anche soffrire. Perché ci sarà sofferenza, ma ci sarà anche la gioia della gloria di Dio, la gloria che è sulla Croce

Prima della benedizione Francesco ha voluto sigillare l’invio delle famiglie in missione affermando che il Papa è con loro: “Io rimango qui, ma col cuore vengo con voi“.

Video integrale dell’incontro:

 

La vigna di Nabot: Il libro consigliato da Papa Francesco

nabot lapidazioneRivolgendosi ai fedeli presenti in piazza San Pietro per la consueta udienza del mercoledì, papa Francesco ha continuato la riflessione sulla misericordia nella Sacra Scrittura citando l’episodio biblico di Nabot, israelita della valle di Izreel, ucciso dal malvagio re Acab per impossessarsi della sua vigna.

L’episodio è narrato nel capitolo 21 del primo libro dei Re e fa parte del cosiddetto “ciclo di Elia”: una collezione di storie che riguardano la missione del profeta Elia durante il regno di Acab (875-853 a.C.) sul cui operato verte un pesante giudizio da parte di Israele: «Fece ciò che è male agli occhi del Signore, peggio di tutti i suoi predecessori» (1 Re 16,30).

Dopo la proclamazione della lettura del brano biblico, papa Francesco ha parlato del cattivo uso delle ricchezze e del potere “realtà che possono essere buone e utili al bene comune, se messe al servizio dei poveri e di tutti, con giustizia e carità” ma che troppo spesso sono “vissute come privilegio, con egoismo e prepotenza, si trasformano in strumenti di corruzione e morte”.

E’ qui che Francesco ha invitato a riflettere sull’episodio del povero Nabot, reo di non aver concesso la propria vigna al re, una vigna confinante col palazzo reale dove Acab avrebbe voluto piantare un orto. Ma Nabot rifiutò l’affare: «Mi guardi il Signore dal cederti l’eredità dei miei padri» (1 Re 21,3).

L’ira del re, sollecitato dalla perfida moglie Gezabele, segnerà la definitiva condanna di Nabot. E’ la regina infatti, che vedendo il marito preso da sconforto e tristezza, lo inciterà a vendicare l’offesa esercitando il proprio prestigio e potere per schiacciare il suddito impertinente.

Per ordine della regina, Nabot verrà accusato ingiustamente e condannato a morte: morto Nabot, il re potrà impadronirsi della sua vigna e coltivare l’orto. “Ella – ha affermato Francesco – pone l’accento sul prestigio e sul potere del re, che, secondo il suo modo di vedere, viene messo in discussione dal rifiuto di Nabot. Un potere che lei invece considera assoluto, e per il quale ogni desiderio – del re potente – è un ordine”.

Il papa ha segnalato l’importanza dell’episodio della Vigna di Nabot come un riflesso della società contemporanea dove “i potenti che per avere più soldi sfruttano i poveri, sfruttano la gente” La storia di Acab e Nabot “è la storia della tratta delle persone, del lavoro schiavo, della povera gente che lavora in nero e con un minimo per arricchire i potenti è la storia dei politici corrotti che vogliono più e più e più”. “Ecco dove porta l’esercizio di un’autorità senza rispetto per la vita, senza giustizia, senza misericordia. Ed ecco a cosa porta la sete di potere: diventa cupidigia che vuole possedere tutto”.

La predicazione di Gesù verrà a scardinare questo ordine mondano secondo il quale l’autorità e il potere si esercitano schiacciando i subalterni. Parlando ai suoi discepoli, Gesù insegnerà che il vero potere è nel servizio, nel prendere l’ultimo posto: “Chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo” (Mt 20,25).

La misericordia di Dio si manifesterà nei confronti del re di Israele attraverso il profeta Elia che aiuterà Acab a pentirsi del male commesso e a convertirsi chiedendo perdono a Dio per il suo peccato. Pieno di misericordia: “Dio bussa al cuore di Acab” e “accetta il suo pentimento”, anche se inevitabilmente il male commesso “lascia le sue tracce dolorose, e la storia degli uomini ne porta le ferite”.

nabotIl papa ha consigliato ai fedeli di approfondire la lettura e la comprensione di questo passo della Sacra Scrittura attraverso il commento di Sant’Ambrogio di Milano: “Il grande Sant’Ambrogio ha scritto un piccolo libro su questo episodio, si chiama Nabot, ci farà bene in questo tempo di Quaresima leggerlo, è molto bello e concreto”.

Proprio Ambrogio infatti ha utilizzato questo testo biblico per denunciare i soprusi e le violenze dei più ricchi del suo tempo sui poveri, e dei potenti sui deboli: “Non nacque un solo Acab – afferma il vescovo Ambrosio – ma ogni giorno Acab nasce e in questo mondo giammai muore”. “Non un solo Nabot fu ucciso. Ogni giorno Nabot è umiliato. Ogni giorno è calpestato”. Una storia “antica” ma sempre attuale che ci interroga sul nostro cammino di fede, ci fa riflettere sul nostro peccato e sulla infinita misericordia di Dio.

Il commento patristico di S. Ambrogio è stato pubblicato dalle edizioni San Paolo col titolo “Il prepotente e il Povero: la vigna di Nabot” (luglio 2013, 120 pp. Italiano con testo latino a fronte) come primo numero della collana economica Vetera sed Nova, una collana di testi patristici utili per il cammino spirituale dell’uomo contemporaneo.

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Articolo originale su Aleteia.org

“Felice di essere una star?” Quelle strane domande dei giornalisti (tra le nuvole) a Francesco

papa aereo afpNon è bene generalizzare, ma le interviste aeree al Santo Padre indicano quanto alcuni giornalisti vaticanisti siano invasi da quella “mondanità spirituale” più volte denunciata dal pontefice. Il Papa risponde a ruota libera alla raffica di domande dei giornalisti che lo accompagnano nei suoi voli, domande dirette, a volte scomode (“Fidel si è pentito?”) , spesso imbarazzanti (“Sei un papa comunista?”), ma il più delle volte inutili o fuori contesto come ad esempio è successo nell’ultima conferenza stampa durante il volo di ritorno da Philadelphia (QUI il testo completo della conferenza stampa).

A dire il vero, queste domande sono una ottima occasione per approfondire alcune tematiche di interesse generale che possano riguardare il papa e la Chiesa, un’occasione per “far parlare” il papa di alcuni argomenti ritenuti importanti, delicati o su cui è necessaria qualche spiegazione o approfondimento.

Ma le domande di alcuni giornalisti affondano nel ridicolo per la loro inutilità e stupidità. Domande che lascierebbero a bocca aperta chiunque abbia un poco di “sale in zucca” ma che non scompongono il Pontefice che – umilmente – risponde a tutto, ma proprio a tutto, con serenità e pacatezza.

Così il premio simpatia va alla corrispondente francese di Radio France che chiede se “E’ bene per la Chiesa che il Papa sia una star”.  (Complimenti, una questione di fondamentale importanza e, a dir poco, spinosa).

A parimerito, il primo premio per la domanda più strana va anche a due giornalisti che sembrano essere usciti da un buco nero, venuti all’esistenza solo per chiedere cose che, nel loro mondo oscuro, nessuno conosce.

Così la giornalista spagnola Sagrario Ruiz de Apodaca (a quanto pare una nobildonna del giornalismo con arie da “decana”) chiede “se vedremo mai donne sacerdote nella Chiesa cattolica“: una domanda vecchia e logora che 50 anni fa, durante il caos mediatico attorno al Concilio Vaticano II, poteva avere un senso, ma che oggi è una questione che all’interno della Chiesa non impensierisce se non le menti protestanti di qualche esponente di ecoteosofia liberazionista come Leonardo Boff e compagnia verdeggiante e femministizzante e qualche vescovo di frontiera (non geografica ma teologica). Ancora complimenti per il coraggio all’intrepida periodista!

Infine (ecco il secondo fuoriuscito dal nulla della storia) non può mancare la domanda con risposta inclusa nella domanda (cioè ovvia); in questa impresa si cimenta il giornalista tedesco Thomas Jansen del Cic (un’agenzia cattolica tedesca) che domanda al papa cosa pensi dei fili spinati e dei muri per contenere gli immigrati… Forse immaginava che l’esperienza americana avesse fatto passare la voglia di accoglienza evangelica al Papa argentino? Chissà cosa avrà pensato quando il Papa ha risposto – contro ogni previsione – che “i muri non sono una soluzione”. Un vero e proprio scoop per l’agenzia tedesca! Congratulations!

Si capisce che queste son questioni utili a fare audience, a fare lo scoop, ad alimentare qualche chiacchera o utili per aver qualcosa da scrivere nelle prime pagine dei giornali.

La maggior parte delle domande rivolte a papa Francesco di ritorno dal suo viaggio in Stati Uniti esulano dagli argomenti più spirituali e teologici del Viaggio Apostolico per soffermarsi su temi politici e sociali. Domande di diplomazia internazionale, politiche sociali e militari, che costringono il papa a rispondere con un sincero: “la situazione politica non la giudico perché non la conosco. Grazie”.

Non sarebbe forse sarebbe il caso di tornare al vecchio modo di gestire le interviste al papa censurando, non già le domande scomode, ma quelle inutili e imbarazzanti prima che arrivino in mondovisione?

Andrea Tornielli su La Stampa, racconta:

Benedetto XVI faceva subito dopo il decollo una piccola conferenza stampa, negli ultimi anni con domande inviate in precedenza e selezionate da Lombardi.

Francesco preferisce farla sul volo di ritorno, per evitare che una risposta male interpretata rischi di sviare l’attenzione dai contenuti del viaggio. Non vuole conoscere prima le domande e dialoga senza rete in italiano con i cronisti per oltre un’ora: di solito per interromperlo viene usata la scusa della cena da servire. I giornalisti si dividono per gruppi linguistici, all’interno dei quali scelgono tra di loro, a rotazione, chi farà le domande, cercando di evitare inutili doppioni. Con i Papi Wojtyla e Ratzinger, il volo di ritorno per i giornalisti al seguito significava finalmente relax.

Non bisogna però generalizzare e dobbiamo riconoscere che alcune domande hanno colpito nel segno, hanno cioè affrontato temi che sono interessanti per tutti e non dettate da un intimo prurito giornalistico del giornalista di turno. La domanda del giornalista Jean-Marie Guénois de Le Figaro sulla riforma dei processi matrimoniali canonici ha affrontato il delicatissimo tema dell'”annullamento breve” voluto personalmente dal papa, un argomento scottante e urgente soprattutto in vista dell’imminente Sinodo dei Vescovi.

Altra domanda importante è stata rivolta a Francesco da Terry Moran, di Abc News, una delle grandi reti americane. Si è parlato della libertà di coscienza e dell’obbiezione di coscienza con un particolare (e intelligente) riferimento ai “funzionari governativi che – in coscienza – rifiutano di rilasciare licenze matrimoniali a coppie stesso sesso”. Il giornalista nordamericano ha ricevuto una risposta su cui – a mio avviso – sarebbe bene riflettere. Ma lo faremo in un altro momento.

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