Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Padre Amorth: una vita contro il demonio: “Satana esiste ma Dio è più forte”

amorthPadre Gabriele Amorth è morto il 16 settembre all’età di 91 anni. E’ l’esorcista più conosciuto del mondo, celebre per i suoi libri dove racconta le sue esperienze di liberazione ed esorcismo, le sue battaglie contro il diavolo e contro chi – anche nella Chiesa tra preti e vescovi – nega la sua esistenza. “Nella Chiesa cattolica in pochi credono all’esistenza di Satana” tuonava spesso, richiamando i suoi confratelli a non sottovalutare la presenza e la potenza delle forze dell’occulto nella vita cristiana. Il demonio non è semplicemente un genere letterario – diceva – esiste, va riconosciuto e combattuto con la consapevolezza che “Dio è più forte del Diavolo”!

Padre Amorth è nato a Modena il 1° maggio 1925. Il 25 agosto del 1947, all’età di 22 anni, entrò nella Società San Paolo fondata da don Giacomo Alberione che il giovane Gabriele conobbe per la prima volta all’età di 17 anni.

Laureato in giurisprudenza, la sua formazione religiosa fu alimentata dalla militanza nell’Azione Cattolica e nella Democrazia Cristiana (fu amico di Giuseppe Dossetti e vice delegato nazionale giovani delle Brigate Italia di Modena), senza però lasciarsi trascinare in politica. Fin da giovane sentì infatti che la sua chiamata era dedicarsi completamente a Dio attraverso la vita religiosa. Entrato nella Società San Paolo fu ordinato sacerdote a Roma il 24 gennaio del 1954.

Nel 1985 – in maniera del tutto inaspettata – fu nominato provvisoriamente esorcista della diocesi di Roma dal cardinale Vicario mons. Ugo Poletti. Amorth lo racconta in uno dei suoi numerosi libri intervista: «Ero in un udienza privata dal Cardinale e il discorso andò a finire su padre Candido Amantini, esorcista passionista alla Scala Santa, che conoscevo personalmente. Il Cardinale mi disse delle sue preoccupazioni per la salute del padre e il desiderio che qualcuno lo aiutasse. Allora prese fuori un foglio di carta e si mise a scrivere la mia nomina provvisoria…». Dal 1986 diviene ufficialmente esorcista nella diocesi di Roma.

Da quel momento verrà conosciuto in tutto il mondo grazie anche alla pubblicazione di numerosi libri: tra i primi e più celebri ricordiamo “Un esorcista racconta” (un bestseller tradotto in circa trenta lingue!), “Esorcisti e psichiatri” e “Nuovi racconti di un esorcista” per le edizioni Dehoniane di Bologna.

Amorth_135x210_br_alette.inddNel 1990 fondò l’Associazione Internazionale degli Esorcisti (di cui è stato presidente fino al 2000) attualmente presieduta da padre Francesco Bamonte, religioso dei Servi del Cuore Immacolato di Maria. Collaboratore di Radio Maria (dove ha tenuto per due anni la rubrica “Dialoghi sull’aldilà”) e di diverse testate religiose come Famiglia Cristiana, Padre Amorth fu anche esperto in mariologia e membro della Pontificia accademia mariana internazionale.

Amorth sapeva unire a una profonda vita di preghiera e ad una ottima preparazione teologica la schiettezza e simpatia che permettevano di sollevare e confortare le numerose persone che ogni giorno cercavano il suo sostegno spirituale, afflitti nell’anima e bisognosi di aiuto.

Il suo ultimo libro, pubblicato dalle edizioni San Paolo, termina con una riflessione sulle “cose ultime”: morte, giudizio, paradiso, purgatorio e inferno. E’ un un invito alla speranza perché “lo sguardo di Dio, così carico di compassione e di desiderio di vivere in totale comunione con noi, apre il cuore alla speranza che ogni peccato, ogni dolore, ogni fallimento, ogni apparente sconfitta inferta all’uomo dal suo grande Nemico, Satana, sarà guardato con gli occhi di un padre amoroso e accogliente. Viviamo allora pieni di speranza, perché sappiamo che, pur nelle fatiche dei nostri percorsi di vita, spesso accidentati e così gravati dal male fatto e subìto, un giorno Dio asciugherà ogni lacrima dai nostri occhi”.

E’ questa l’eredità spirituale del religioso paolino: ricordare alla Chiesa e al mondo che il Satana esiste davvero, che è malvagio e che vuole il male delle persone allontanandole da Dio; non si tratta di un genere letterario o di una metafora ma di una realtà che non è possibile ignorare. Ma è necessario anche sapere che Dio è più forte del diavolo!

Articolo pubblicato su Romagiornale.it

Leggi le frasi più celebri di P. Amorth

 

 

Quei cattolici alla scuola estiva di Lutero

Un “corso di recupero” estivo sul “maestro di fede” tedesco in vista dei festeggiamenti ecumenici per i 500 anni della Riforma…

lutherHa suscitato non poche polemiche il libro scritto dal cardinale Walter Kasper dedicato a Martin Lutero (Martin Lutero – Una prospettiva ecumenica, Queriniana 2016). Il testo, pubblicato a maggio, presenta una serie di conferenze tenute dal cardinale sul riformatore sassone in vista della commemorazione dei 500 anni della Riforma Protestante.

Le polemiche hanno riguardato l’approccio – a dir poco benevolo – dell’autore nei confronti della Riforma Protestante e del suo ideatore Martin Lutero, così come le sorprendenti conclusioni che ne derivano a livello ecumenico. Sembrerebbe che il cardinale Kasper legga Lutero in una prospettiva più luterana che ecumenica (come invece recita il sottotitolo) giustificando apertamente le buone “intenzioni originarie” del monaco agostiniano di fronte agli errori e ai peccati della gerarchia cattolica del suo tempo. Secondo questa lettura Lutero sarebbe dunque un riformatore sulla scia di san Francesco d’Assisi, un “padre della chiesa comune alle due confessioni, quella cattolica e quella evangelica”. Solo a causa dell’ostinazione di Roma che ha rifiutato il suo invito alla penitenza, Lutero è stato “costretto” a dare vita (senza volerlo veramente) alla Riforma e allo scisma.

Tuttavia l’intenzione di Lutero fu profetica: la sua parola fu “un assist allo Spirito Santo alla Chiesa”, un assist che la gerarchia cattolica non seppe o non volle accogliere. Lutero fu dunque un campione della libertà di coscienza, un mistico fedele al Vangelo e pieno di zelo apostolico alla stregua dei grandi maestri della spiritualità moderna come sant’Ignazio di Loyola, santa Teresa d’Avila, san Giovanni della Croce e san Francesco di Sales. Fu un cristiano dalle aspirazioni “profondamente cattoliche” che pose al centro la domanda più importante, quella su Dio: Come riscoprire un Dio clemente e misericordioso aldilà delle false aspettative di salvezza offerte dalla Chiesa con la vendita delle indulgenze? L’invito finale di Kasper – che accenna senza esplicitarlo al più azzardato dei parallelismi tra Lutero e papa Francesco sulla rinascita della Chiesa a partire dalla misericordia – è quello di “mettersi serenamente all’ascolto” di Lutero in una prospettiva che sappia accogliere e mettere in pratica gli insegnamenti del riformatore.

Le tesi luterane del cardinale Kasper sono sostenute da gran parte dell’episcopato tedesco che ha recentemente definito Lutero un “testimone della fede e maestro del Vangelo”.

Non sorprende che questa sorta di “revisionismo ecumenico” abbia suscitato stupore e imbarazzo tra gli storici e i teologi. Immediata la risposta storica Angela Pellicciari autrice di un libro su Martin Lutero che mostra il lato più violento e indomito del “flagello luterano” che ha diviso l’Europa (A. Pellicciari, Martin Lutero, Cantagalli 2012). Pellicciari ha replicato su La Nuova Bussola Quotidiana esprimendo il suo disappunto per la tesi di fondo del libro del cardinale tedesco: “Kasper parte da una tesi di fondo: Lutero aveva ragione, la Chiesa romana torto” (leggi: Se Kasper ci vuole alla scuola di Lutero).

Ma, al di là della riabilitazione di Lutero come uomo di pace e profeta di misericordia, le conclusioni più pericolose secondo Pellicciari riguardano il nuovo concetto di ecumenismo che emerge dal libro di Kasper che lei prova a sintetizzare così:

Seguiamo il ragionamento del Cardinale: «Per ecumenismo si intende tutto il globo terrestre abitato, dunque universalità invece che particolarità. Si può anche dire: a differenza del cattolicesimo e del protestantesimo, limitati nel loro aspetto confessionale, ecumenismo significa la riscoperta della cattolicità originaria, non ristretta ad un punto di vista confessionale». Deduzione: dal momento che cattolicesimo e protestantesimo esistono uno affianco all’altro, nessuno dei due è universale. Per raggiungere l’universalità si tratta di uscire dalla confessionalità, cioè dalla particolarità delle Chiese, e conquistare l’ecumenicità, nuovo modo per indicare la caratteristica universale del messaggio cristiano. Le Chiese – che sono tutte sullo stesso piano perché tutte ugualmente confessionali, cioè particolari – «devono vivere l’una con l’altra e andare l’una incontro all’altra».

Ma la Chiesa cattolica, conclude la Pellicciari, “non ha alcun bisogno di recuperare quell’universalità che da sempre la caratterizza e che da sempre è insidiata da altri centri di potere che desiderano imporre sulle ceneri dell’universalità romana un nuovo tipo di universalità”.

Sta di fatto che la voce del cardinale Kasper è molto più autorevole e influente all’interno dei Sacri Palazzi rispetto a quella di una professoressa cattolica (a proposito del ruolo delle donne nella Chiesa…). La tesi di Kasper su Lutero è dunque destinata a fare scuola essendo uno dei teologi più apprezzati dallo stesso Papa Francesco (che ha più volte consigliato i suoi libri e lodato la sua teologia) e vanta dunque un’autorità intellettuale e teologica di gran lunga superiore alla storica della Chiesa. Allo stesso modo la nuova idea di ecumenismo – segnata dall’auspicio della dissoluzione delle confessioni (inclusa quella cattolica) considerate roccaforti egoisticamente e inutilmente difese – rischia ripercuotersi all’interno della riflessione teologica in occasione della commemorazione per il “giubileo” della Riforma.

A prova di ciò c’è il curioso fatto che in vista dell’estate, tra pochi libri (sette in tutto) consigliati dai vertici della Comunità di Sant’Egidio spicca proprio questo titolo che nelle scorse settimane ha visto incrementare esponenzialmente le sue vendite (di per sè abbastanza esigue). Nei mesi di luglio e agosto gli appartenenti al movimento di Sant’Egidio si sono prepararti per i festeggiamenti d’ottobre scoprendo nel racconto di Kasper, il nuovo di Martin Lutero profeta misericordioso e sincero, vittima delle chiusure e dei muri della cattolicità romana. Tra i libri consigliati da Andrea Riccardi anche “Per la libertà dell’Evangelo” del protestante Karl Barth.

A questo punto non sorprende che sia stata proprio la comunità di Sant’Egidio ad offrire a un Imam il pulpito della Basilica romana di Santa Maria in Trastevere per cantare dei versetti del Corano (VIDEO) alla fine della Santa Messa come gesto di accoglienza e dialogo interreligioso. I principi che sorreggono la nuova idea di ecumenismo come un ritorno al cristianesimo originario anteriore alle divisioni confessionali, sono infatti gli stessi che animano il dialogo interreligioso segnato dalla ricerca degli aspetti comuni a discapito delle (pur sostanziali) differenze: buoni sentimenti, pacifismo, ecologismo, opere sociali… così come il monoteismo e l’attitudine di preghiera verso una divinità trascendente e creatrice.

La ricerca di un minimo-comune-religioso per poter stringere legami di buon vicinato rischia di lasciare in secondo piano i tratti identitari come residui di “mura” ed impedimenti al dialogo. Concetti vicini al pluralismo religioso promosso sia all’interno della Chiesa che a livello politico (secondo i criteri di una nuova religione umanitaria depurata da dogmi, spogliata di ogni autorità morale sui fedeli e fatta di sentimenti di “pace, uguaglianza e fratellanza”) come un tassello fondamentale per la realizzazione di un nuovo ordine mondiale (a questo riguardo si consigliano due testi: Il Padrone del Mondo di Benson e “Immagine” di John Lenon).

Il 25 gennaio la Federazione Luterana Mondiale e il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani hanno pubblicato un “Comunicato Congiunto” nel quale si annunciava il programma delle celebrazioni per i 500 anni della Riforma che conterà anche con la straordinaria presenza di Papa Francesco, il 31 ottobre in Svezia.

Il Santo Padre volerà in Svezia per partecipare alla “commemorazione ecumenica congiunta luterano-cattolica” e per prendere parte alla preghiera comune nella cattedrale di Lund. La speciale preghiera sarà guidata da una “guida liturgica cattolico-luterana” intitolata “Preghiera Comune”. Seguirà un incontro nello stadio di Malmö dove ci saranno momenti per le testimonianze e per contare i frutti della collaborazione tra cattolici e luterani nel mondo, in modo particolare nella cura dei profughi e in favore della pace e della “giustizia climatica”.

L’incontro sarà il momento per fare memoria, rendere grazie e pentirsi per gli errori del passato. E’ plausibile che Francesco approfitti di questa occasione per chiedere perdono ai luterani per le responsabilità della Chiesa di Roma e per i peccati commessi dalla gerarchia cattolica durante questi 500 anni di divisione.

Bisogna però dire che l’idea dei “festeggiamenti ecumenici” non è piaciuta all’attuale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede che nel suo recente libro-intervista “Rapporto sulla Speranza” (BAC 2016, in Italiano sarà pubblicato dalla Cantagalli) ha categoricamente affermato che “In senso stretto, noi cattolici non abbiamo nessun motivo di festeggiare il 31 ottobre 1517, data che si considera l’inizio della Riforma che ha portato alla spaccatura della cristianità occidentale. (…) Non possiamo accettare – ha concluso il Cardinale – che esistano motivi sufficienti per separarsi dalla Chiesa”.

Un pugno a Charlie Hebdo: concedetemi lo sfogo.

Je-suis-charlieQuando il 7 gennaio del 2015 dei terroristi islamici fecero una strage al numero 10 di rue Nicolas-Appertalla colpendo la redazione di Charlie Hebdo tutto il mondo scelse il motto “Je Suis Charlie Hebdo” per mostrare solidarietà identificandosi con le vittime in nome della “libertà di espressione”.

Fiumi di inchiostro riempirono chili e chili di pagine per commentare il fattaccio che ha visto contrapposti l’ideologia religiosa dell’Islam e il volgare cinismo in salsa laicité del giornale francese.

Lo scandalo fece conoscere il giornale Charlie Hebdo a tutto il mondo anche se il giornale si era già dedicato da tempo ad insultare, ridicolizzare e volgarizzare le religioni. Anche il cattolicesimo e i cattolici erano stati presi pesantemente di mira con vignette oltre il limite della decenza che ritraevano la Santissima Trinità e diverse rappresentazioni di papa Benedetto XVI. Ma le accuse contro i cristiani e il loro Dio non hanno alzato polveroni di indignazione, rappresaglie o veglie di preghiera pubbliche.

Il mondo intero, compresi i nostri connazionali, si risvegliò improvvisamente amante della satira e difensore di illimitati diritti d’espressione. Il pugno e la matita alzati unirono uomini e donne, giovani e anziani di tutto il globo a sostegno degli irriverenti francesi con licenza di blasfemia (anche se poche ore dopo l’attentato, chi scrive si discostò da questa epidemia di irrazionale solidarietà per i francesi).

Anche papa Francesco disse la sua affermando che “E’ vero che non si può reagire violentemente ma… se qualcuno dice una parolaccia contro mia mamma si aspetti un pugno! E’ normale” (VIDEO). Niente violenza dunque ma neanche offese che feriscano la dignità delle persone e dei loro cari.

I vignettisti francesi continuano comunque sulla loro strada fatta di insulti, ingiurie e scherni contro tutto e contro tutti, cercando consenso e plauso in nome di un loro particolare e personale concetto di “libertà d’espressione”.

Ora, nel mirino di Charlie Hebdo c’è il terremoto che ha colpito il centro Italia. Senza alcuna pietà umana il giornale ha pubblicato un’immagine, che non è facile commentare, dove si paragonano le vittime del terremoto a piatti di pasta. Così vuole far ridere Charlie Hebdo, ma non ci riesce. Così vuole far divertire i suoi lettori Charlie Hebdo, ma lo sta facendo nel modo sbagliato.

“La vignetta sul terremoto è pubblicata nell’ultima pagina del numero in edicola di Charlie Hebdo, che ha in copertina una vignetta sul burkini” (agenzia Ansa).

Oggi nessuno alza più una matita in nome della libertà d’espressione. Noi non l’abbiamo fatto a gennaio del 2015 ne tanto meno lo faremo oggi che la satira francese si prende gioco dei nostri cari, dei nostri amici, dei nostri connazionali mentre il disastro chiede silenzio e umana pietà.

Ovviamente nessun italiano penserà di andare a fare giustizia con armi da fuoco agli abitanti di Amatrice, Pescara del Tronto, Accumuli e delle altre frazioni colpite dal terribile sisma. Ma, in un sussulto d’orgoglio, concedeteci uno sfogo: ‘fanculo Charlie Hebdo!

 

Articolo originale su Romagiornale.it

15 fatti realmente accaduti mostrano la deriva autoritaria dell’imposizione del “matrimonio gay”

GAYSTAPO2“Non si scherza col matrimonio gay!” così si intitola la lettera pastorale che i Vescovi dell’Australia hanno pubblicato qualche mese fa sul dibattito relativo alle “nozze” tra persone dello stesso sesso.

La lettera è indirizzata “a tutti gli australiani” ed è stata pubblicata sul sito ufficiale della chiesa australiana a febbraio di questo anno.

Il vaticanista de l’Espresso Sandro Magister ha tradotto e pubblicato una parte della lettera in lingua italiana. Si tratta di alcuni esempi concreti segnalati che testimoniano la deriva autoritaria che sta accompagnando il riconoscimento delle unioni gay in alcuni paesi. L’ultima parte della Lettera, infatti, è dedicata alle “Conseguenze della ridefinizione del matrimonio”.

La definizione civile di “matrimonio” – scrivono i vescovi – è stata modificata al fine di includere il “matrimonio dello stesso sesso”, così la nostra legge e la nostra cultura vorrebbero insegnare che il matrimonio è soltanto una questione di unione emotiva tra due (o più) persone. Tutti i matrimonio verrebbero definiti in base all’intensità emotiva piuttosto che come un’unione fondata sulla complementarietà sessuale e potenzialmente fertile.

GAYSTAPO3D’altro canto le persone che aderiscono alla definizione naturale del matrimonio saranno considerate all’antica e bigotte e dovranno rispondere davanti alla legge. (…) In questo modo la libertà di coscienza verrà accorciata in modo significativo…

Una ridefinizione del matrimonio fatta al fine di includere le relazioni omosessuali avrà conseguenze di vasta portata per tutti noi. Ecco alcuni esempi tratti dalla vita reale che si sono verificati recentemente:

  • La città di Coeur d’Alene, in Idaho (USA), ha ordinato ai ministri cristiani di celebrare nozze omosessuali sotto pena di 180 giorni di carcere per ogni giorno di mancata celebrazione delle nozze e di multe di 1.000 dollari al giorno; alcuni parlamentari britannici hanno minacciato di togliere la licenza di celebrare matrimoni ai sacerdoti che si rifiutano di celebrare “matrimoni omosessuali”.
  • In Olanda, in Francia, in Spagna, negli Stati Uniti e in Australia, dei sacerdoti sono stati minacciati di venire perseguiti per “incitamento all’odio” perché avevano difeso la visione del matrimonio della propria tradizione religiosa; la città di Houston, in Texas, ha persino imposto a dei pastori, sotto pena di sanzioni legali, di sottoporre anticipatamente i loro sermoni a un vaglio giuridico nel caso vi venissero trattati temi legati alla sessualità.
  • In Colorado e in Oregon, dei tribunali hanno multato dei pasticceri che si erano rifiutati, per motivi religiosi o di coscienza, di confezionare torte nuziali per “matrimoni omosessuali”; nel New Mexico un fotografo specializzato in servizi matrimoniali è stato multato per essersi rifiutato di fare fotografie per una cerimonia di quel tipo; e in Illinois operatori turistici sono stati citati in giudizio per non aver fornito viaggi di nozze dopo “matrimoni omosessuali”.
  • La Yeshiva University di New York City è stata citata in giudizio per non aver fornito alloggio a “coppie sposate omosessuali” e altri college universitari cattolici sono stati minacciati di azioni legali analoghe.
  • In Gran Bretagna e in alcuni stati degli USA, delle agenzie di adozione cattoliche sono state obbligate a chiudere per non aver assegnato in adozione bambini a coppie omosessuali: ad esempio l’Evangelical Child Family Services (Illinois, USA), è stato chiuso a causa del suo rifiuto di agire in questo modo.
  • Varie organizzazioni cattoliche in alcuni stati degli USA sono state costrette a estendere i vantaggi legati allo stato matrimoniale ai loro dipendenti con partner omosessuali.
  • In New Jersey un’agenzia di incontri online è stata citata in giudizio per non aver fornito il proprio servizio a coppie omosessuali, e nella contea di San Diego un medico è stato perseguito dopo che si era rifiutato di partecipare in prima persona alla riproduzione di un bambino senza padre mediante inseminazione artificiale.
  • A dei genitori in Canada e in vari paesi europei è stato richiesto di lasciare i propri figli in classe durante lezioni di educazione sessuale che insegnano la bontà dell’attività omosessuale e la sua eguaglianza con l’attività coniugale eterosessuale; ad esempio, David e Tanya Parker si sono opposti al fatto che al proprio figlio – che frequenta la scuola materna – venissero dati insegnamenti sul matrimonio omosessuale, dopo che questo era stato legalizzato dalla Corte suprema del Massachusetts, il che ha fatto sì che David sia stato ammanettato e arrestato per aver tentato di far uscire suo figlio dalla classe durante questa lezione. Ai genitori fu detto che non avevano alcun diritto di farlo.
  • In Inghilterra l’Ordine degli avvocati ha revocato a un gruppo chiamato “Christian Concern” il permesso di usare i locali dell’Ordine perché il gruppo sosteneva il matrimonio tradizionale, e questo – ha affermato l’Ordine degli avvocati – era contrario alla sua “politica della diversità”.
  • Negli Stati Uniti, in Canada e in Danimarca singoli pastori o organizzazioni religiose sono stati costretti ad autorizzare la celebrazione di matrimoni omosessuali nelle loro chiese o nelle loro sale: l’Ocean Grove Methodist Camp, nel New Jersey (USA), si è visto annullare parte del suo status di esenzione fiscale perché non consente la celebrazione civile di unioni omosessuali all’interno dei suoi terreni.
  • Parlamentari britannici hanno minacciato di vietare alle Chiese di celebrare matrimoni se non acconsentono a celebrare anche nozze omosessuali.
  • Il rabbino capo di Amsterdam e un vescovo in Spagna sono stati minacciati di azioni legali per “incitamento all’odio” solo per aver semplicemente riaffermato la posizione delle proprie tradizioni religiose.
  • Il vicedirettore incaricato del servizio psichiatrico dello stato di Victoria, in Australia, ha ricevuto pressioni a dimettersi dal suo posto nelle Commissioni regionali sui diritti umani e sulle pari opportunità dopo essersi unito a 150 medici che avevano affermato in un’inchiesta del Senato che i bambini stanno meglio con una mamma e un papà; in vari stati degli USA e in Inghilterra degli psicologi hanno anche perso il loro ruolo lavorativo per avere affermato di preferire il matrimonio tradizionale o le famiglie fondate su di esso.
  • L’avere legittimato i “matrimoni omosessuali” in Brasile ha aperto la strada alla legittimazione giuridica dei matrimoni poligamici, e la pressione per la loro legalizzazione è forte in Canada e in altre parti del mondo.
  • Imprenditori, atleti, giornalisti, insegnanti, medici e infermieri, leader religiosi e altre persone che in diversi paesi hanno parlato a sostegno del matrimonio tradizionale sono stati denigrati e diffamati nei media, si sono visti negare il lavoro o contratti d’affari, e sono stati minacciati di azioni legali.

Pertanto una visione del matrimonio – come unione di un uomo e una donna – che in precedenza era comune ai credenti come ai non credenti, trasversalmente a tutta una varietà di culture e di epoche, sta diventando sempre più una verità che non può essere detta. Una ridefinizione del matrimonio ha conseguenze per tutti.

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Renzi: il laicismo in autostrada! Il Vescovo: “Non si calpestino le radici cristiane del popolo!”

renzi2Il premier italiano Matteo Renzi ha esplicitamente vietato la celebrazione religiosa prevista per l’inaugurazione dell’autostrada Ss77 ‘Val di Chienti’ che collega Foligno a Civitanova.

A darne notizia, parlando all’emittente diocesana Radio Gente Umbra, è stato il vescovo di Foligno mons. Gualtiero Sigismondi che ha comunque preso parte al rito laico con “serena amarezza” dovendo recitare in segreto la preghiera preparata per quel giorno. Il Vescovo ha ricevuto l’ordine da parte dell’Anas che, 24 ore prima dell’inaugurazione prevista per il 28 Luglio, ha comunicato la volontà della Presidenza del Consiglio di vietare la celebrazione religiosa per sostituirla con una cerimonia laica, priva di riferimenti confessionali. Al vescovo è stato dunque impedito di benedire l’opera e i lavoratori.

Seppure con serena amarezza ho comunque voluto partecipare a quel momento, visto che negli anni ho celebrato più volte l’Eucaristia all’interno dei cantieri delle gallerie, insieme agli operai”.

Il Vescovo ha criticato il tentativo del governo di voler “calpestare, sradicare ed ignorare” le radici cristiane della regione:

Nel silenzio ho comunque benedetto quella strada, già benedetta dai pellegrini che ne hanno tracciato il percorso e dal sudore della fronte di chi l’ha realizzata. Le radici cristiane della nostra terra non possono essere ignorate, calpestate o sradicate: soltanto un’identità spirituale, e dunque culturale, più chiara e serena, senza complessi, è la via maestra, l’autostrada, per continuare ad attraversare i giorni della storia”

renzyDopo otto anni di lavoro l’autostrada è stata inaugurata ed aperta il 28 luglio. Alla cerimonia di inaugurazione ha partecipato il Premier Renzi col ministro Graziano del Rio due politici che si autodefiniscono “cattolici praticanti” ma che, a quanto pare, non hanno avuto problemi ad escludere dall’evento pubblico la fede e la religiosità del popolo che ha lavorato nella costruzione e che usufruirà di questa importante via di comunicazione. “Questa strada è il paradigma del rilancio del paese. Accade che imprese che sembravano impossibili a un certo punto si realizzano”, ha detto Renzi cavalcando l’onda di entusiasmo per la tanto attesa infrastruttura, in vista del referendum costituzionale.

Renzi non ha disdegnato di ricordare con nostalgia gli anni della sua formazione con gli scout quando a Nocera Umbra era in “In un campo scout per aiutare le popolazioni umbre colpite dal terremoto” e già sentiva parlare di questa strada. Un generosissimo e volenteroso “scout” diventato Premier che ora però mette da parte la Chiesa e zittisce il Vescovo per mostrarsi eroe nazionale e fautore di un’opera così tanto attesa e necessaria per l’Umbria e le Marche.

Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno dal 2008, ha affermato che gli sarebbe piaciuto chiamare quella strada “Freccia Lauretana” in onore all’antico cammino percorso dai pellegrini in viaggio verso la Vergine di Loreto. Ecco la preghiera preparata dal Vescovo per l’occasione che non è stata potuta pronunciare in nome del laicismo del governo democratico giacobino (ma cattolico) di Matteo Renzi:

“Dio di infinita Misericordia, che sei sempre vicino ai tuoi figli pellegrini nel tempo e nello spazio, benedici quanti hanno progettato e realizzato questa arteria stradale che, correndo lungo il tracciato dell’antica Via Lauretana, merita il nome di Freccia Lauretana. Accogli in Paradiso coloro che sono morti nei cantieri di questa grande opera e concedi ai loro familiari di fermarsi nell’area di servizio della speranza Pasquale. Accompagna quanti transiteranno per questa via che collega l’Appennino all’Adriatico, unendo l’altezza e la bellezza dei monti alla profondità e alla limpidezza del mare. Il tuo Angelo santo li preceda e li accompagni. Amen”.

autostradaIl triste episodio fa pensare – per opposizione – a ciò che è successo a giugno a Panamá, piccolo paese centroamericano balzato agli onori della cronaca perché scelto da Papa Francesco come sede della prossima Giornata Mondiale della Gioventù nel 2019. A Panamá si sono da poco conclusi i lavori per l’ampliamento del Canale, una delle opere di ingegneria più maestose e impegnative che siano mai state affrontate. Il governo, guidato dal presidente cattolico Juan Carlos Varela, non ha disdegnato di organizzare una Messa di Rendimento di Grazie per l’ampliamento del Canale di Panamá: presente tutta la Conferenza Episcopale del paese e le più alte cariche dello Stato assieme al Presidente della vicina Costa Rica. Un evento solenne, presieduto dall’arcivescovo della Capitale mons. Ulloa, un evento di cui la Presidenza del Governo non si vergogna ma, al contrario, si inorgoglisce.

Questo esempio può aiutarci a riflettere. Rendere grazie a Dio per la buona riuscita dell’impresa delle proprie mani è forse cosa troppo bigotta per i nostri politici? Ringraziare Dio e chiedere di benedire e di proteggere il suo popolo, non dovrebbe rappresentare un motivo di vergogna o di fastidio per un Capo di Stato cattolico. Non si capisce se questa decisione sia frutto di pressioni esterne provenienti dall’Europa che conta (il solito ritornello “E’ l’Europa che ce lo chiede”) o se sia frutto di una personale radicalizzazione del Premier che in nome del laicismo ha deciso di nascondere, poco a poco, i cristiani e il cristianesimo dentro le sacrestie come garanzia di progresso e in nome di un’errata concezione di laicità dello stato. Può, un cristiano impegnato in politica, pensare di fare a meno di Dio nel suo impegno per la nazione e la società? Ma Renzi, di cosa hai paura?

Miguel Cuartero Samperi

Articolo originale pubblicato su Aleteia.org

Post Scriptum: Com’era da aspettarsi l’articolo ha sollevato un bel “dibattito” tra indignati e laicisti plaudenti. Qualcuno – un amico cattolico, detto per inciso – mi ha fatto notare che una benedizione in meno non può essere un dramma per la nostra nazione (ho edulcorato il tono per esprimerne il concetto). La perspicacia non è mai abbastanza: fortunatamente nessuno si strapperà le vesti per questo episodio. Ma il gesto è significativo, piccolo ma grave, e la dice lunga sul cammino intrapreso dal nostro governo. Non accorgersene, o peggio accorgersene e non curarsene, mi sembra una mancanza ancora più più grave per chi tiene (o dice di tenere) al futuro della nostra società. Non è il divieto di benedizire in sé che crea un problema, ma il fatto che un gesto, in fondo così discreto quanto significativo, infastidisca la nostra Presidenza del Consiglio, così democratica e così cattolica.

Per approfondire: “Benedizione? No grazie…

 

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