Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

15 fatti realmente accaduti mostrano la deriva autoritaria dell’imposizione del “matrimonio gay”

GAYSTAPO2“Non si scherza col matrimonio gay!” così si intitola la lettera pastorale che i Vescovi dell’Australia hanno pubblicato qualche mese fa sul dibattito relativo alle “nozze” tra persone dello stesso sesso.

La lettera è indirizzata “a tutti gli australiani” ed è stata pubblicata sul sito ufficiale della chiesa australiana a febbraio di questo anno.

Il vaticanista de l’Espresso Sandro Magister ha tradotto e pubblicato una parte della lettera in lingua italiana. Si tratta di alcuni esempi concreti segnalati che testimoniano la deriva autoritaria che sta accompagnando il riconoscimento delle unioni gay in alcuni paesi. L’ultima parte della Lettera, infatti, è dedicata alle “Conseguenze della ridefinizione del matrimonio”.

La definizione civile di “matrimonio” – scrivono i vescovi – è stata modificata al fine di includere il “matrimonio dello stesso sesso”, così la nostra legge e la nostra cultura vorrebbero insegnare che il matrimonio è soltanto una questione di unione emotiva tra due (o più) persone. Tutti i matrimonio verrebbero definiti in base all’intensità emotiva piuttosto che come un’unione fondata sulla complementarietà sessuale e potenzialmente fertile.

GAYSTAPO3D’altro canto le persone che aderiscono alla definizione naturale del matrimonio saranno considerate all’antica e bigotte e dovranno rispondere davanti alla legge. (…) In questo modo la libertà di coscienza verrà accorciata in modo significativo…

Una ridefinizione del matrimonio fatta al fine di includere le relazioni omosessuali avrà conseguenze di vasta portata per tutti noi. Ecco alcuni esempi tratti dalla vita reale che si sono verificati recentemente:

  • La città di Coeur d’Alene, in Idaho (USA), ha ordinato ai ministri cristiani di celebrare nozze omosessuali sotto pena di 180 giorni di carcere per ogni giorno di mancata celebrazione delle nozze e di multe di 1.000 dollari al giorno; alcuni parlamentari britannici hanno minacciato di togliere la licenza di celebrare matrimoni ai sacerdoti che si rifiutano di celebrare “matrimoni omosessuali”.
  • In Olanda, in Francia, in Spagna, negli Stati Uniti e in Australia, dei sacerdoti sono stati minacciati di venire perseguiti per “incitamento all’odio” perché avevano difeso la visione del matrimonio della propria tradizione religiosa; la città di Houston, in Texas, ha persino imposto a dei pastori, sotto pena di sanzioni legali, di sottoporre anticipatamente i loro sermoni a un vaglio giuridico nel caso vi venissero trattati temi legati alla sessualità.
  • In Colorado e in Oregon, dei tribunali hanno multato dei pasticceri che si erano rifiutati, per motivi religiosi o di coscienza, di confezionare torte nuziali per “matrimoni omosessuali”; nel New Mexico un fotografo specializzato in servizi matrimoniali è stato multato per essersi rifiutato di fare fotografie per una cerimonia di quel tipo; e in Illinois operatori turistici sono stati citati in giudizio per non aver fornito viaggi di nozze dopo “matrimoni omosessuali”.
  • La Yeshiva University di New York City è stata citata in giudizio per non aver fornito alloggio a “coppie sposate omosessuali” e altri college universitari cattolici sono stati minacciati di azioni legali analoghe.
  • In Gran Bretagna e in alcuni stati degli USA, delle agenzie di adozione cattoliche sono state obbligate a chiudere per non aver assegnato in adozione bambini a coppie omosessuali: ad esempio l’Evangelical Child Family Services (Illinois, USA), è stato chiuso a causa del suo rifiuto di agire in questo modo.
  • Varie organizzazioni cattoliche in alcuni stati degli USA sono state costrette a estendere i vantaggi legati allo stato matrimoniale ai loro dipendenti con partner omosessuali.
  • In New Jersey un’agenzia di incontri online è stata citata in giudizio per non aver fornito il proprio servizio a coppie omosessuali, e nella contea di San Diego un medico è stato perseguito dopo che si era rifiutato di partecipare in prima persona alla riproduzione di un bambino senza padre mediante inseminazione artificiale.
  • A dei genitori in Canada e in vari paesi europei è stato richiesto di lasciare i propri figli in classe durante lezioni di educazione sessuale che insegnano la bontà dell’attività omosessuale e la sua eguaglianza con l’attività coniugale eterosessuale; ad esempio, David e Tanya Parker si sono opposti al fatto che al proprio figlio – che frequenta la scuola materna – venissero dati insegnamenti sul matrimonio omosessuale, dopo che questo era stato legalizzato dalla Corte suprema del Massachusetts, il che ha fatto sì che David sia stato ammanettato e arrestato per aver tentato di far uscire suo figlio dalla classe durante questa lezione. Ai genitori fu detto che non avevano alcun diritto di farlo.
  • In Inghilterra l’Ordine degli avvocati ha revocato a un gruppo chiamato “Christian Concern” il permesso di usare i locali dell’Ordine perché il gruppo sosteneva il matrimonio tradizionale, e questo – ha affermato l’Ordine degli avvocati – era contrario alla sua “politica della diversità”.
  • Negli Stati Uniti, in Canada e in Danimarca singoli pastori o organizzazioni religiose sono stati costretti ad autorizzare la celebrazione di matrimoni omosessuali nelle loro chiese o nelle loro sale: l’Ocean Grove Methodist Camp, nel New Jersey (USA), si è visto annullare parte del suo status di esenzione fiscale perché non consente la celebrazione civile di unioni omosessuali all’interno dei suoi terreni.
  • Parlamentari britannici hanno minacciato di vietare alle Chiese di celebrare matrimoni se non acconsentono a celebrare anche nozze omosessuali.
  • Il rabbino capo di Amsterdam e un vescovo in Spagna sono stati minacciati di azioni legali per “incitamento all’odio” solo per aver semplicemente riaffermato la posizione delle proprie tradizioni religiose.
  • Il vicedirettore incaricato del servizio psichiatrico dello stato di Victoria, in Australia, ha ricevuto pressioni a dimettersi dal suo posto nelle Commissioni regionali sui diritti umani e sulle pari opportunità dopo essersi unito a 150 medici che avevano affermato in un’inchiesta del Senato che i bambini stanno meglio con una mamma e un papà; in vari stati degli USA e in Inghilterra degli psicologi hanno anche perso il loro ruolo lavorativo per avere affermato di preferire il matrimonio tradizionale o le famiglie fondate su di esso.
  • L’avere legittimato i “matrimoni omosessuali” in Brasile ha aperto la strada alla legittimazione giuridica dei matrimoni poligamici, e la pressione per la loro legalizzazione è forte in Canada e in altre parti del mondo.
  • Imprenditori, atleti, giornalisti, insegnanti, medici e infermieri, leader religiosi e altre persone che in diversi paesi hanno parlato a sostegno del matrimonio tradizionale sono stati denigrati e diffamati nei media, si sono visti negare il lavoro o contratti d’affari, e sono stati minacciati di azioni legali.

Pertanto una visione del matrimonio – come unione di un uomo e una donna – che in precedenza era comune ai credenti come ai non credenti, trasversalmente a tutta una varietà di culture e di epoche, sta diventando sempre più una verità che non può essere detta. Una ridefinizione del matrimonio ha conseguenze per tutti.

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Renzi: il laicismo in autostrada! Il Vescovo: “Non si calpestino le radici cristiane del popolo!”

renzi2Il premier italiano Matteo Renzi ha esplicitamente vietato la celebrazione religiosa prevista per l’inaugurazione dell’autostrada Ss77 ‘Val di Chienti’ che collega Foligno a Civitanova.

A darne notizia, parlando all’emittente diocesana Radio Gente Umbra, è stato il vescovo di Foligno mons. Gualtiero Sigismondi che ha comunque preso parte al rito laico con “serena amarezza” dovendo recitare in segreto la preghiera preparata per quel giorno. Il Vescovo ha ricevuto l’ordine da parte dell’Anas che, 24 ore prima dell’inaugurazione prevista per il 28 Luglio, ha comunicato la volontà della Presidenza del Consiglio di vietare la celebrazione religiosa per sostituirla con una cerimonia laica, priva di riferimenti confessionali. Al vescovo è stato dunque impedito di benedire l’opera e i lavoratori.

Seppure con serena amarezza ho comunque voluto partecipare a quel momento, visto che negli anni ho celebrato più volte l’Eucaristia all’interno dei cantieri delle gallerie, insieme agli operai”.

Il Vescovo ha criticato il tentativo del governo di voler “calpestare, sradicare ed ignorare” le radici cristiane della regione:

Nel silenzio ho comunque benedetto quella strada, già benedetta dai pellegrini che ne hanno tracciato il percorso e dal sudore della fronte di chi l’ha realizzata. Le radici cristiane della nostra terra non possono essere ignorate, calpestate o sradicate: soltanto un’identità spirituale, e dunque culturale, più chiara e serena, senza complessi, è la via maestra, l’autostrada, per continuare ad attraversare i giorni della storia”

renzyDopo otto anni di lavoro l’autostrada è stata inaugurata ed aperta il 28 luglio. Alla cerimonia di inaugurazione ha partecipato il Premier Renzi col ministro Graziano del Rio due politici che si autodefiniscono “cattolici praticanti” ma che, a quanto pare, non hanno avuto problemi ad escludere dall’evento pubblico la fede e la religiosità del popolo che ha lavorato nella costruzione e che usufruirà di questa importante via di comunicazione. “Questa strada è il paradigma del rilancio del paese. Accade che imprese che sembravano impossibili a un certo punto si realizzano”, ha detto Renzi cavalcando l’onda di entusiasmo per la tanto attesa infrastruttura, in vista del referendum costituzionale.

Renzi non ha disdegnato di ricordare con nostalgia gli anni della sua formazione con gli scout quando a Nocera Umbra era in “In un campo scout per aiutare le popolazioni umbre colpite dal terremoto” e già sentiva parlare di questa strada. Un generosissimo e volenteroso “scout” diventato Premier che ora però mette da parte la Chiesa e zittisce il Vescovo per mostrarsi eroe nazionale e fautore di un’opera così tanto attesa e necessaria per l’Umbria e le Marche.

Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno dal 2008, ha affermato che gli sarebbe piaciuto chiamare quella strada “Freccia Lauretana” in onore all’antico cammino percorso dai pellegrini in viaggio verso la Vergine di Loreto. Ecco la preghiera preparata dal Vescovo per l’occasione che non è stata potuta pronunciare in nome del laicismo del governo democratico giacobino (ma cattolico) di Matteo Renzi:

“Dio di infinita Misericordia, che sei sempre vicino ai tuoi figli pellegrini nel tempo e nello spazio, benedici quanti hanno progettato e realizzato questa arteria stradale che, correndo lungo il tracciato dell’antica Via Lauretana, merita il nome di Freccia Lauretana. Accogli in Paradiso coloro che sono morti nei cantieri di questa grande opera e concedi ai loro familiari di fermarsi nell’area di servizio della speranza Pasquale. Accompagna quanti transiteranno per questa via che collega l’Appennino all’Adriatico, unendo l’altezza e la bellezza dei monti alla profondità e alla limpidezza del mare. Il tuo Angelo santo li preceda e li accompagni. Amen”.

autostradaIl triste episodio fa pensare – per opposizione – a ciò che è successo a giugno a Panamá, piccolo paese centroamericano balzato agli onori della cronaca perché scelto da Papa Francesco come sede della prossima Giornata Mondiale della Gioventù nel 2019. A Panamá si sono da poco conclusi i lavori per l’ampliamento del Canale, una delle opere di ingegneria più maestose e impegnative che siano mai state affrontate. Il governo, guidato dal presidente cattolico Juan Carlos Varela, non ha disdegnato di organizzare una Messa di Rendimento di Grazie per l’ampliamento del Canale di Panamá: presente tutta la Conferenza Episcopale del paese e le più alte cariche dello Stato assieme al Presidente della vicina Costa Rica. Un evento solenne, presieduto dall’arcivescovo della Capitale mons. Ulloa, un evento di cui la Presidenza del Governo non si vergogna ma, al contrario, si inorgoglisce.

Questo esempio può aiutarci a riflettere. Rendere grazie a Dio per la buona riuscita dell’impresa delle proprie mani è forse cosa troppo bigotta per i nostri politici? Ringraziare Dio e chiedere di benedire e di proteggere il suo popolo, non dovrebbe rappresentare un motivo di vergogna o di fastidio per un Capo di Stato cattolico. Non si capisce se questa decisione sia frutto di pressioni esterne provenienti dall’Europa che conta (il solito ritornello “E’ l’Europa che ce lo chiede”) o se sia frutto di una personale radicalizzazione del Premier che in nome del laicismo ha deciso di nascondere, poco a poco, i cristiani e il cristianesimo dentro le sacrestie come garanzia di progresso e in nome di un’errata concezione di laicità dello stato. Può, un cristiano impegnato in politica, pensare di fare a meno di Dio nel suo impegno per la nazione e la società? Ma Renzi, di cosa hai paura?

Miguel Cuartero Samperi

Articolo originale pubblicato su Aleteia.org

Post Scriptum: Com’era da aspettarsi l’articolo ha sollevato un bel “dibattito” tra indignati e laicisti plaudenti. Qualcuno – un amico cattolico, detto per inciso – mi ha fatto notare che una benedizione in meno non può essere un dramma per la nostra nazione (ho edulcorato il tono per esprimerne il concetto). La perspicacia non è mai abbastanza: fortunatamente nessuno si strapperà le vesti per questo episodio. Ma il gesto è significativo, piccolo ma grave, e la dice lunga sul cammino intrapreso dal nostro governo. Non accorgersene, o peggio accorgersene e non curarsene, mi sembra una mancanza ancora più più grave per chi tiene (o dice di tenere) al futuro della nostra società. Non è il divieto di benedizire in sé che crea un problema, ma il fatto che un gesto, in fondo così discreto quanto significativo, infastidisca la nostra Presidenza del Consiglio, così democratica e così cattolica.

Per approfondire: “Benedizione? No grazie…

 

Il santo che spinse Wojtyła alla scelta radicale del sacerdozio

guida poloniaSi è conclusa la Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia. Centinaia di migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo si sono recati in Polonia per vivere assieme ai loro coetanei giorni di preghiera, di missione e di incontro con Dio.

L’evento, culminato con la Santa Messa presieduta da Papa Francesco domenica 31 luglio, ha rappresentato anche un’occasione per conoscere la bellezza, la storia e la fede di questo paese europeo profondamente radicato nella tradizione cristiana, che conserva le tracce della sofferenza e della santità del suo popolo.

In occasione di questo grande appuntamento ecclesiale la Famiglia Religiosa del Verbo Incarnato ha dato alle stampe un “Vademecum del Pellegrino” intitolato Con San Giovanni Paolo Magno in Polonia (non lasciatevi ingannare dal titolo, non è una guida culinaria!). Si tratta di un cammino nella patria di San Giovanni Paolo, un itinerario nelle città dove visse o passò il Pontefice polacco: Wadowice, Cracovia, Niegowic, Lublino, Varsavia, ma anche Auschwitz e Czestochowa. La guida offre anche informazioni turistiche e i dettagli storici ed artistici su palazzi, monumenti, chiese e santuari della Polonia. Non mancano i preziosi accenni alle vite di alcuni santi ed eroi della storia polacca (oltre a Wojtyła, San Massimiliano Kolbe, Santa Faustina Kowalska, Jerzy Popieluzko, il cardinale Wyszynski…). Il tutto illustrato con immagini a colori, foto e mappe stradali.

L’attenzione dei curatori si focalizza sui luoghi segnati dalla presenza di Karol Wojtyła. Tra i molti posti legati alla vita del santo, dove è possibile fermarsi per riflettere e pregare, c’è un luogo particolare che vale la pensa di visitare. Probabilmente non sarà forse la meta principale di tutti i pellegrini, che hanno affollato le basiliche e i santuari più conosciuti ed importanti del paese, ma si tratta sicuramente un luogo molto speciale per Cracovia e per la sua Chiesa.

santuario sant alberto cracoviaAl civico 10 di via Woronicza, si trova il Santuario dell’Ecce Homo che prende il nome dall’opera più conosciuta del pittore polacco Adamo Chmielowski; la tela è esposta in questa piccola chiesa accanto ai resti mortali del suo autore.

Dopo una profonda crisi di senso, il pittore polacco Adam Chmielowski lasciò l’arte e l’accademia per dedicarsi ai poveri della sua Cracovia. Visse e morì come santo e la Chiesa riconobbe le sue virtù eroiche e la sua santità di vita elevandolo agli onori degli altari nel 1989 (leggi la storia di sant’Alberto Chmielowski).

La storia di questo santo (conosciuto col suo nome da religioso: fratel Alberto) commosse e ispirò un’altro giovane che coltivava la passione per l’arte e la recitazione, spingendolo ad abbandonare il teatro per dedicarsi completamente al Dio: parliamo del giovane Karol Wojtyła.

“Mi domando a volte quale ruolo abbia svolto nella mia vocazione la figura del Santo Frate Alberto”, si chiede Giovanni Paolo II nel suo libro Dono e Mistero, scritto nel 1996 in occasione del suo cinquantesimo anniversario di sacerdozio, dove narra la storia e la geografia della sua vocazione.

Nel periodo della mia passione per il teatro rapsodico e per l’arte, la figura di quest’uomo coraggioso, che aveva partecipato all’«insurrezione di gennaio» (1864) perdendo una gamba durante i combattimenti, esercitava su di me un fascino spirituale particolare.

Quest’uomo a un certo punto della sua vita rompe con l’arte, perché comprende che Dio lo chiama a compiti ben più importanti. Venuto a conoscenza dell’ambiente dei miserabili di Cracovia, il cui punto d’incontro era il pubblico dormitorio, detto anche «posto di riscaldamento», in via Krakowska, Adam Chmielowski decide di diventare uno di loro, non come elemosiniere che arriva da fuori per distribuire dei doni, ma come uno che dona se stesso per servire i diseredati.

…Morirà nel Natale del 1916. La sua opera, tuttavia, gli sopravviverà diventando espressione delle tradizioni polacche di radicalismo evangelico, sulle orme di San Francesco d’Assisi e di San Giovanni della Croce. Nella storia della spiritualità polacca, il Santo Frate Alberto occupa un posto speciale.

karolRiflettendo sulla sua vocazione sacerdotale e sulla sua radicale scelta di rompere col teatro per seguire la chiamata di Dio, Wojtyła afferma che la figura di fratel Alberto Chmielowski ha giocato un ruolo “determinante” offrendogli un esempio da seguire ed incoraggiandolo a compiere una “svolta radicale” nella propria vita:

Per me la sua figura è stata determinante, perché trovai in lui un particolare appoggio spirituale e un esempio nel mio allontanarmi dall’arte, dalla letteratura e dal teatro, per la scelta radicale della vocazione al sacerdozio.

E’ con particolare commozione che Giovanni Paolo II ricorda il giorno in cui, ormai diventato Papa, elevò fratel Alberto agli onori degli altari proprio nell’anno in cui cadeva il Muro di Berlino simbolo di quel regime comunista che piegò la Polonia per lunghi anni. Una coincidenza speciale per chi, come sant’Alberto, guardava al povero come un Alter Christus e non come una forza rivoluzionaria da domare e utilizzare per scopi politici ed ideologici.

Una delle gioie più grandi che ho avuto da Papa è stata quella di innalzare questo poverello di Cracovia in tonaca grigia agli onori degli altari, prima con la beatificazione a Blonie Krakowskie durante il viaggio in Polonia del 1983, poi con la canonizzazione a Roma nel novembre del memorabile anno 1989.

Il giovane Karol fu attore ma anche autore di opere teatrali: tra il 1939 e il 1964 scrisse ben sei drammi tra I quali “La Bottega dell’orefice”: un opera teatrale sul tema del fidanzamento e dell’amore coniugale che raccolse un successo straordinario in tutto il mondo dopo l’elezione dell’autore a Sommo Pontefice. Pubblicata nel 1960 quando Wojtyła era vescovo ausiliare di Cracovia, con lo pseudonimo di Andrzej Jawien, l’opera fu successivamente tradotta in molte lingue, rappresentata nei teatri di tutto il mondo e adattata in un film nel 1989 dal regista Michael Andrerson.

Nel 1948, mentre era ancora viceparroco della parrocchia di Niegowic (sud di Cracovia), don Karol Wojtyła scrisse un opera dedicata alla figura di Fratel Alberto Chmielowski, quel santo polacco che tanto lo affascinava e del quale conservava un ritratto nella sua camera da letto. Così lo racconta nelle sue memorie:

Molti autori della letteratura polacca hanno immortalato la figura di Frate Alberto (…). Anch’io, da giovane sacerdote, nel periodo in cui ero vicario presso la chiesa di San Floriano a Cracovia, gli dedicai un’opera drammatica intitolata: «Il Fratello del nostro Dio», pagando in tal modo il debito di gratitudine che avevo contratto con lui.

Nello stesso santuario dell’Ecce Homo riposa il corpo della fondatrice del ramo femminile delle suore albertine: la beata Bernardina Jabłonska (morta nel 1940). Sulla destra c’è un altare con un’immagine di Giovanni Paolo II e una reliquia del suo sangue.

Miguel Cuartero Samperi

articolo originale su korazym.org

Fonti:

  • A. Riccardi, Giovanni Paolo II. La biografia, San Paolo 2004.
  • Aa.Vv., Con San Giovanni Paolo II Magno in Polonia. Vademecum del pellegrino, Ed. IVI 2016.
  • Giovanni Paolo II, Dono e Mistero: Diario di un sacerdote, LEV 2011.

Leggi anche:

 

 

 

Musulmani in chiesa? Riflessioni tragicomiche e religiosamente scorrette

IMG_20160801_002155Ha suscitato quantomeno stupore la bizzarra idea di accogliere dei musulmani domenica a Messa in segno di solidarietà. La proposta è arrivata dagli Imam francesi ed è stata accolta da stupefacente plauso dei vescovi della chiesa francese e di quella italiana che si è subito accodata all’iniziativa. Inutile dirlo, i giornali italiani ne sono stati, a dir poco, entusiasti (La Stampa mostra una clamorosa e commovente eccitazione che manco l’uomo sulla Luna!).

La notizia non ha sollevato solo stupore ma anche sdegno di alcuni e l’ironia di altri. Sulle pagine de Il Foglio, uno sdegnato Camillo Langone – giornalista cattolico esponente di spicco di quella da lui de finita la “destra divina” – ha annunciato che in caso dovesse trovarsi a sedere a Messa accanto a un infedele, metterà in pratica le parole di Gesù: scuoterà la polvere dei suoi mocassini e lascerà la celebrazione multietnica (leggi: musulmani a messa? No grazie!). Dal canto suo, il vaticanista della Rai Aldo Maria Valli ha ringraziato i musulmani che coerentemente hanno deciso di non andare a Messa questa domenica.

Indignato anche lo staff de La Bussola Quotidiana giornale ostinatamente arroccato su posizioni cattoliche e restio all’idea di creare una nuova religione umanitaria e pacifista frutto del compromesso su un minimo-comun-demoninatore tra i grandi monoteismi. Qui il prof. Antonio Livi parla un “atto insensato” e di “empia profanazione” di un luogo santo mentre per il domenicano Giorgio Carbone si tratta di un gesto “vacuo e inefficiente” che rischia di diventare un “teatrino” e che non tiene conto del carattere sacro dell’Eucaristia. Un “gesto ipocrita” secondo l’Imam di Lecce.

Ad altri invece l’idea è piaciuta molto ma a condizione che si installino dei metal detector sul sagrato e si rafforzi la sicurezza: non sia che approfittando della straordinaria apertura entrino in chiesa anche dei depressi o disadattati sociali che, come ci hanno insegnato in televisione, sono capaci delle peggiori stragi. Difatti secondo la stampa e i governi il filo rosso che unisce tutti gli attentati che hanno insanguinato l’Europa è la “follia” provocata dal disagio sociale: è tutta gente turbata psicologicamente, precari, poveri, separati, vittime del bullismo, esclusi e poco integrati.

fatimaA questo punto non si capisce bene perché siano i poveri musulmani a dover mostrare solidarietà, cosa c’entrano loro? Dopo la carneficina di Nizza, il Corriere della Sera fece notare – con tanto di foto in prima pagina – che la prima (occhio “la prima”!) a venir falciata dal camion del matto fu proprio Fatima, una musulmana. Dunque il folle autista delle Promenade la investì simbolicamente per far capire che ce l’aveva col mondo intero, che non era un problema di religione (per questo è probabile che abbia evitato di colpire per primo qualche cattolico, una destrezza straordinaria per evitare fraintendimenti). Così stanno le cose secondo il giornale nazionale.

Ora, che i musulmani con grande spirito di umiltà decidano di addossarsi le colpe degli altri mostrando solidarietà per le stragi compiute dai pazzi è cosa lodevole, ma non sarebbe meglio aprire le chiese ai depressi? In mancanza di “manicomi”, potrebbero organizzare delle fiaccolate in Chiesa i reparti di igiene mentale degli ospedali o i centri sociali. Ma forse a questo punto sarebbe troppo pericoloso per i sacerdoti e i fedeli. Il rischio terrorismo sarebbe a livelli esageratamente alti con dei disadattati depressi in chiesa.

IMG_20160726_081257Si potrebbe obiettare che le nostre parrocchie sono già strapiene di depressi. Basterebbe entrare in una chiesa durante una qualsiasi Eucaristia e fissare i volti e le espressioni dei fedeli in uno dei momenti di maggiore tensione liturgica e di giubilo festoso: il canto del Santo, oppure durante il canto del Gloria. I musi lunghi e le labbra serrate evidenziano sintomi di disagio esistenziale e sociale anche tra i fedeli cattolici. Certo i nostri correligionari depressi non si fanno saltare in aria nel nome degli dei degli altri o a falciare o sgozzare le persone che pregano o camminano… Ma siamo già abbastanza tristi perché vengano a far dimostrazione di solidarietà i depressi a nome degli omicidi!

Ad ogni modo qualcuno replica che con la trovata di accogliere a Messa i seguaci di Maometto abbiamo finalmente trovato il modo di riempire le nostre parrocchie, troppo grandi e troppo vuote. In più ci sarebbero altri aspetti positivi:

  1. Tornano le donne col capo velato a Messa, una tradizione ormai in disuso nella Chiesa cattolica ma d’obbligo sino alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Sentiremo l’ebrezza della tradizione!
  2. I musulmani ci diranno finalmente da che parte stanno girate le nostre Chiesa: loro hanno un grande senso dell’orientamento dovendo pregare verso La Mecca. Anche nella chiesa antica si pregava ad orientem, ma oggi i cristiani non sappiamo da che parte sta l’EST durante la messa… finalmente potremo scoprirlo e “orientarci”…
  3. Finalmente avremo anche dei bambini e ragazzi in Chiesa, visto che l’Italia è medaglia d’argento come paese con meno figli al mondo dopo il Giappone (guarda la statistica!) – e dei pochi figli che abbiamo, pochissimi hanno fede – mentre i paesi islamici figliano che è una meraviglia, come direbbe Papa Francesco… “come conigli”!
  4. In fine, un’altro grande pregio: avremo più visibilità! Coi musulmani in Chiesa ogni domenica tutti i giornali parleranno – ob torto collo – delle Messe parrocchiali con servizi, scoop, testimonianze, ecc… Un successo mediatico assicurato!
  5. Un ultima cosa positiva (ma per i musulmani) la trovata risolverebbe il problema della mancanza di moschee sul nostro territorio e tutti i problemi ad essa connessi (finanziamenti delle Petromonarchie, l’opposizione de La Lega, il tifo – a favore delle nuove costruzioni – della rivista Jesus e altre amenità correlate…).

Insomma, degli aspetti positivi potremmo trovarli ma dobbiamo essere disposti a cambiare le nostre antiche tradizioni che vogliono le cose santi ai santi ossia: la comunione (delle cose sante) è per i fedeli (santi) e non per “tutti”. Basta leggere il Catechismo della Chiesa Cattolica (esiste ancora!) al numero 948:

« Sancta sanctis! » – le cose sante ai santi – viene proclamato dal celebrante nella maggior parte delle liturgie orientali, al momento dell’elevazione dei santi Doni, prima della distribuzione della Comunione. I fedeli (sancti) vengono nutriti del Corpo e del Sangue di Cristo (sancta) per crescere nella comunione dello Spirito Santo e comunicarla al mondo.

Qualcuno ha fatto notare – quale eroico coraggio! – che in Sinagoga siamo costretti a mettere la Kippà e in Moschea a toglierci le scarpe, ma da noi – pur di far entrare qualcuno a Messa – facciamo passare tutto (anche le minigonne inguinali che lasciano poco spazio al “mistero” rivelandolo anzitempo) e ai musulmani non facciamo neanche togliere il cappellino (amerikano) mentre gli diamo il pane-di-comunione.

Per fortuna ancora nessuno ha ancora citato il libro del profeta Daniele quando parla de “l’abominio della desolazione dentro il Santuario di Dio”. Tesi apocalittiche che lo stesso Gesù Cristo ebbe il coraggio di citare (Mc 13,14): “Quando vedrete l’abominio della desolazione stare là dove non conviene, chi legge capisca, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti”.

gmg romaI musulmani il concetto di “profanazione” lo capiscono meglio di noi, infatti alcuni animali non possono entrare nella loro moschea perché “impuri”. E’ brutto che si scherzi con questa cosa, lo hanno fatto ma non è rispettoso! E non vorrei lo facessero con le nostre chiese anche se a molti parrocchiani non importerebbe nulla: “problemi del sacrestano che deve pulì”!

Al momento comunque non si parla ancora di permettere ai musulmani di accedere alla comunione (si sta parlando seriamente dell’inter-comunione coi protestanti e già il Papa ha dimostrato aperture inaspettate e ancora se ne parlerà in Svezia per la “festa” dello Scisma) ma sui giornali girano foto di preti (cattolici) italiani che distribuiscono delle focacce ai fedeli musulmani durante Messa. A me (che da fastidio che i bimbi piccoli abbiano il biscotto durante la comunione perché, capricciosi, vogliono mangiare anche loro qualcosa) la cosa non mi entusiasma e penso che la pagnotta era meglio condividerla fuori, e magari anche qualcosa di più succulento. Inoltre nel vedere quelle foto i giornalisti dei giornaloni nazionali (che sono oltremodo ignoranti nelle cose di Dio e della Chiesa) potrebbero pensare che diamo la comunione a tutti (non solo ai divorziati, agli abortisti e ai transessuali in lotta aperta contro la chiesa)!

Screenshot_2016-07-31-23-38-03Una cosa alla volta: per la comunione ai maomettani aspettiamo, per ora gli concediamo la “predica”. Sì perché altre foto mostrano un imam (uguale al sultano dell’IS, che non centra nulla ma, giuro era vestito uguale) che parla al microfono e la didascalia: “Vi spieghiamo il vero islam”. Ecco dunque che in attesa della Comunione, gli diamo l’omelia, durante la quale possono spiegarci i principi dell’Islam (moderato e pacifico, anzi, pacifista).

Comunione no (non ancora), predica sì, ma anche lettura della Parola di (un altro) dio! A Roma infatti si è perfino concesso a un Imam di recitare dei versetti del Corano dall’ambone! È successo nel cuore di Roma, nella Basilica di Santa Maria a Trastevere, storica roccaforte della Comunità di Sant’Egidio di Riccardi e Paglia campioni del dialogo interreligioso e del multiculturalismo. Chissà se l’Imam ha avuto il coraggio di aprire il testo “a caso” (come faceva s. Francesco col Vangelo) o se l’ha ritenuto eccessivamente pericoloso e ha preferito scegliere dei versetti pacifici e innocui.

Un “mondo sottosopra”, accusa il giornalista Magister, dove “cattolici uccidono le suocere e i musulmani vanno a messa”. Ditemi voi chi sono i buoni!

Dicono infatti che ci sono terroristi omicidi in tutte le religioni: è la proverbiale “violenza cattolica” che uccide fidanzate e suocere; si è detto che è lo stesso uccidere con la lingua o col coltello… Ditelo a padre Jacques: se fosse stato ucciso con la lingua, a quest’ora starebbe a dir messa e non sotto terra senza testa.

A me (che mi ostino ad essere mediamente razionale) sembra che sia meglio uccidere con la lingua, non che faccia bene a nessuno ma permette di vivere ancora qualche anno in santa pace. Se proprio devo dirla tutta, preferirei venir ferito da un colpo di lingua, da una chiacchierata violenta. Per il martirio non siamo pronti, al momento il massimo dell’eroicità di cui siamo capaci in occidente è di sfidare dogmi e tradizioni per creare “macedonie” liturgiche. Bel coraggio!

Cracovia: parrocchia romana porta più di 500 giovani alla GMG (VIDEO)

gmg romaUn vero e proprio esercito: 511 giovani assieme ai loro catechisti, sono partiti dalla parrocchia romana di Nostra Signora del Santissimo Sacramento e dei Santi Martiri Canadesi per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia. Questi ragazzi romani fanno parte dei circa 150mila appartenenti al Cammino Neocatecumenale che in questi giorni arriveranno in Polonia, provenienti da tutto il mondo, per incontrare Papa Francesco.

Sollecitati e incoraggiati dai loro catechisti a partecipare a questo importante evento ecclesiale, questi ragazzi si sono preparati spiritualmente e materialmente per questo pellegrinaggio  durante gli ultimi due anni. Oltre alla preparazione spirituale attraverso le celebrazioni con le loro comunità neocatecumenali (circa 30 nella loro parrocchia) e le periodiche “Scrutatio” organizzate ogni mese in parrocchia da don Gianvito Sanfilippo e dai catechisti del Cammino, i giovani si sono preoccupati di raccogliere i soldi necessari per pagare i circa 700 euro del costo del pellegrinaggio. A questo fine hanno risparmiato e hanno organizzato eventi di ogni tipo per autofinanziarsi: dalla classica vendita di dolci dopo le messe della domenica alla più elaborata “Cena col delitto”, ultima di una serie di serate organizzate ad hoc in questi ultimi mesi.

Ora sono in terre polacche, spostandosi in 10 pullman da 50 persone, evangelizzando per le strade e le piazze, nel cuore di questo continente che ha dimenticato le sue radici cristiane, che ha venduto la sua anima alle Banche e ora sperimenta tutta la sua fragilità e la sua mancanza di risposte davanti al vortice di terrorismo di cui è vittima. Sotto attacco da più fronti – schiacciata dalla tecnocrazia finanziaria, governata da élite laiciste e progressiste che mirano ad eliminare il cattolicesimo dalla scena pubblica e insidiata dal terrore di matrice islamica – l’Europa non ha bisogno dell’enennesimo “festival” estivo, ma ha urgenza di ascoltare dell’annuncio del Vangelo, quell’annuncio dell’Amore di Dio che ha il potere di togliere la paura della morte dal cuore dell’uomo. E’ il “ritorno al Kerygma” auspicato da Papa Francesco nel suo documento programmatico Evangelii Gaudium:

Non c’è nulla di più solido, di più profondo, di più sicuro, di più consistente e di più saggio di tale annuncio. Tutta la formazione cristiana è prima di tutto l’approfondimento del kerygma […] È l’annuncio che risponde all’anelito d’infinito che c’è in ogni cuore umano  (Papa Francesco, EG 165).

dondavideI 511 vanno ad annunciare una parola, ma anche a riceverla: “La Parola è una sola” afferma uno degli accompagnatori don Davide Tisato, giovane sacerdote della diocesi di Roma (qui la sua storia) che prima di partire per la Polonia è stato ospite a TV2000 assieme ai catechisti e Pierpaolo e Claudia e ad alcuni giovani: La Parola è Gesù Cristo, è lui che riceviamo e che vogliamo andare a conoscere. Non andiamo alla Giornata Mondiale della Gioventù per andare fare festa o per incontrare altre persone… cose necessarie ma secondarie. Andiamo alla GMG per incontrare Gesù Cristo, è Lui che cambia e trasforma la vita“.

Se qualcuno ha pensato che a muovere questi ragazzi sia stata la voglia di vivere una bella e avventurosa vacanza, una settimana di turismo in Europa assieme agli amici e alla fidanzata o al fidanzato, si sbaglia: i giovani di tutto il mondo vanno a Cracovia in “pellegrinaggio” e non semplicemente in “viaggio”. Lo sottolinea don Davide che afferma: “Nella GMG c’è una dimensione nuova, quella del pellegrinaggio” che significa di “metterti in movimento… esci dalle tue sicurezze, dalla tua nazione, da case tua… e vai verso una meta comune assieme ad altri giovani, dove ti aspetta la figura di Pietro, il Papa. Metterti in movimento ti aiuta e ti prepara ad ascoltare la Sua parola”. “Queste occasioni sono momenti propizi per chiedere al Signore: Che cosa vuoi da me?”. Ospiti al programma Bel Tempo si spera di TV2000, gli stessi ragazzi raccontano quanto l’esperienza delle passate edizioni della GMG abbia inciso nelle decisioni più importanti della loro vita.

I ragazzi parteciperanno alla veglia e alla Santa Messa con Papa Francesco al Campus Misericordiae. Poi, il 1 agosto torneranno sotto lo stesso palco per un incontro vocazionale coi responsabili del Cammino Neocatecumenale, Kiko Arguello (co-iniziatore assieme a Carmen Hernandez morta due settimane fa, il 19 luglio) e il sacerdote bresciano Mario Pezzi. L’incontro sarà presieduto dal cardinale di Cracovia alla presenza di molti altri cardinali e vescovi (leggi qui l’approfondimento). Sarà possibile seguire l’incontro in diretta su TV2000 (canale 28 sul digitale) a partire dalle ore 15,00. Qui I nostri “cinquecento” ascolteranno l’annuncio del Kerygma, la Buona Notizia, e chi sentirà la chiamata al sacerdozio, alla vita consacrata o alla missione (sia come singoli che come famiglia) potrà offrire la sua disponibilità per iniziare un serio percorso vocazionale al fine di seguire la volontà di Dio, lasciando le proprie sicurezze per appoggiarsi a Lui.

Molte conversioni ma anche vocazioni sacerdotali, religiose o familiari sono i frutti di questi pellegrinaggi e degli incontri vocazionali celebrati in occasione delle Giornate Mondiali della Gioventù.

TV2000, Bel Tempo si Spera (puntata del 20 Luglio 2016): Un gruppo di giovani della parrocchia del SS. Sacramento e dei Martiri Canadesi di Roma in partenza per la GMG di Cracovia si raccontano a Bel tempo si spera.

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