Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

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Un appello per sostenere il Monastero benedettino di Montefiascone (VT)

Ho conosciuto la Comunità delle monache benedettine del SS. Sacramento di Montefiascone (Viterbo) circa dieci anni fa, quando mi recai con degli amici a visitare una carissima sorella appena entrata nel monastero San Pietro. In questi giorni, parlando con la Madre Priora, sono venuto a conoscenza della grave situazione economica che le madri stanno affrontando. Per questo col permesso delle monache, preoccupato per la situazione del loro stabile e con certezza dell’importanza spirituale (oltre che storica e artistica) di questa comunità, vorrei chiedere a tutti una mano affinché si possano realizzare le riparazioni più urgenti.

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Oracolo del virologo: “Non è ora per la libertà di culto”.

I cattolici “saltano il turno”. Il premier Giuseppe Conte ha escluso le Sante Messe dalla “Fase 2” che prevede le riaperture di bar, ristoranti, parrucchieri e centri estetici, mentre il governo è al lavoro per riaprirle a maggio palestre, piscine e centri danza (Il Messaggero, 29 aprile).

La domanda che sorge è per quale motivo celebrare la Santa Messa sia considerato più rischioso rispetto a frequentare supermercati, tabaccai, librerie, bar, ristoranti e centri estetici, tanto da non avere una data certa o presunta per la riapertura? Per lo più sapendo che milioni di cattolici sentono il bisogno di nutrire la loro fede e il loro spirito e di tornare ai sacramenti nel pieno rispetto delle norme di sicurezza.

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Mons. D’Ercole: la figuraccia mondiale di Conte roba da dittatura. Tuona un vescovo che dovrebbe guidare la CEI.

Si commentano da sole le parole di mons. Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno, che ha diffuso un comunicato video diretto al Presidente del Consiglio e al comitato scientifico che gli offre consulenza sul lock down. Riproponiamo qui il suo video messaggio, che ha trovato una grandissima diffusione tra i fedeli, diffondendosi rapidamente tramite whatsapp e social network.

Parole chiare e durissime quelle del vescovo soprattutto perché rompono l’assordante silenzio col quale i vescovi italiani hanno deciso di collaborare col governo, fin dall’inizio della emergenza sanitaria da Coronavirus. In una intervista pubblicata l’8 aprile, Mons. D’Ercole aveva già alzato la voce affermando di non condividere la scelta di interdire le Sante Messe al fine di evitare contagi tra i fedeli. In quella occasione definì “condivisibile” la proposta di Matteo Salvini di riaprire le Chiese e permettere le celebrazioni di Pasqua: «Che io non debba celebrare col popolo non lo accetto». E ancora «Non entro nelle cose della politica, ma Salvini ha detto un concetto condivisibile. Trovo sconcertante e mi preoccupa molto che tanti cattolici lo abbiano attaccato».

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Messe proibite interrotte e cortei rossi. Confusione tra comici, preti, politici e partigiani.

Le notizie vanno ormai prese “con le pinze”. I giornalisti hanno lavorato sodo per distruggere quell’aura di infallibilità e di credibilità che sembrava caratterizzare il giornalismo. Oggi giorno “lo ha detto il giornale” ha un grado di verosimiglianza paragonabile a “l’ho ascoltato al bar”. E siccome i bar sono chiusi e i giornali, al contrario sono molto attivi, non ci resta che barcollare nel buio pesto del mondo dell’informazione italiana.

Detto questo, in questo tempo di pandemia da coronavirus tutto diventa più confuso e complicato, non solo a causa di una malattia che la scienza non riesce a curare o a prevenire, ma anche a causa di una gestione politica della situazione a dir poco caotica. La seconda dipende dalla prima ma sicuramente ai normali cittadini non riesce facile da capire cosa possono e cosa non possono fare. Si può andare a fare la spesa, ma non si può tornare a casa con una bottiglia di vino. Si può andare in farmacia, ma non accompagnati dalla moglie. Si può andare in chiesa ad accendere un cero ma non se inizia una Messa. Così il parroco può aprire la sua chiesa al pubblico ma dovrà chiuderla se vuole celebrare l’Eucaristia… 

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Con la fede digitalizzata ciò che è in gioco è la visione stessa della Chiesa e dell’uomo.

Minacciati nella carne dal coronavirus, come San Tommaso sentiamo il bisogno di toccare con mano la carne di Cristo Risorto. A causa della pandemia vediamo spostarsi pericolosamente il peso della realtà sulla dimensione spirituale a discapito di quella materiale e corporea. È urgente che la Chiesa rioccupi il suo luogo e ripopoli gli spazi abbandonati. Da tempo una Chiesa in ritirata dalla scena pubblica ha smesso di occupare spazi e ora col Corona virus, lo stop alle Messe e la digitalizzazione della realtà sacramentale corre il serio pericolo di schiacciarsi su una vaga forma di spiritualità che facilmente può tramutarsi in mera virtualità.

Ricevo questo articolo da un amico, giovane professore di religione che ha studiato teologia nella facoltà spagnola di San Damaso (Madrid).  Una interessante riflessione sui tempi che stiamo vivendo e sui rischi di una Chiesa in ritirata, chiusa in una spiritualità fatta di sacramentalità digitalizzata e comunità in streaming…

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