Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

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Post-verità e Pio XII. La storica ammissione della BBC: il silenzio del papa è una fake-news

pio12Pio XII: Un pontefice “eroico”.

Il 19 dicembre del 2009 l’allora papa Benedetto XVI firmava uno storico decreto tramite il quale riconosceva le “virtù eroiche” di papa Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli. Allo stesso tempo riconosceva le “virtù eroiche” di Giovanni Paolo II, la cui causa di canonizzazione si è poi definitivamente conclusa il 27 aprile del 2014 – con papa Francesco – a soli nove anni dalla sua morte.

Per papa Pio XI l’iter di canonizzazione ha invece mantenuto i ritmi lenti e prudenti senza compiere, sino ad oggi, nessun passo in avanti. Ad ostacolare la strada verso la canonizzazione di Pacelli esistono ancora alcune difficoltà come l’indagine e lo studio di tutti i documenti conservati nell’Archivio Segreto riguardanti il pontificato nel tempo della Seconda Guerra, le accuse di una parte della comunità ebraica (che in occasione del decreto alzò voci di protesta costringendo il Vaticano a calmare le acque con un comunicato del portavoce padre Lombardi) e infine la grande ostilità nei confronti del papa da parti di chi continua a dipingerlo e a raccontarlo come il “papa di Hitler” complice e alleato del dittatore tedesco.

Decenni di menzogne: la macchina di fango contro il Pastor Angelicus.

E’ questa forse una delle più diffuse leggende “leggende nere” – o “false testimonianze” come le ha definite il sociologo R. Stark nel suo ultimo libro – diffuse in odio alla Chiesa Cattolica. La infamante diceria che sporcò la memoria di Pio XII è recentissima, nasce negli anni sessanta nell’URSS comunista e viene presentata al pubblico col dramma Il Vicario di R. Hochhuth, legato al KGB[1] accolto subito da un’ondata di proteste a causa del grossolano revisionismo e le calunnie contro il Papa. Eppure la teoria del “Papa di Hitler” ha trovato una cieca accoglienza globale grazie alla grossa macchina di fango che attraverso film, documentari, libri e articoli artefatti ha dipinto il Sommo Pontefice come un complice della follia nazista influenzando pesantemente l’opinione pubblica. Ancora oggi in Italia sono in molti a considerare Il Vicario un’opera basata su fatti realmente accaduti, basti leggere l’elogio appassionato, non privo di partigiano risentimento verso la Chiesa, apparso su Il Fatto Quotidiano in occasione della rappresentazione del febbraio 2016 al Teatro dell’Elfo di Milano.

La verità su Pio XII: il vero nemico del Führer

Ciononostante in questi ultimi anni la verità su Pio XII sta finalmente venendo alla luce e chi vuole togliere i paraocchi ideologici e guardare al di la dell’acritica diceria può scoprirla da se grazie alla pubblicazione di saggi storici e di testimonianze dell’epoca che certificano la verità dei fatti, riportando alla luce il vero ruolo di Pio XII durante la grande guerra come l’unico grande antagonista di Hitler (cfr. ad esempio: B. Frale, Il principe e il pescatore, Mondadori 2011; M. Dal Bello, La congiura di Hitler, Citta Nuova 2014; M. Riebling, Le spie del Vaticano, Mondadori 2015). Mentre dunque per decenni si è accusato Pio XII per i suoi presunti “silenzi” di fronte alla pulizia etnica nazista, ciò che realmente si è passato sotto silenzio fu la guerra tra i due grandi leader dell’epoca: da una parte il Führer che pianificava invadere il Vaticano, per sequestrare e deportare l’odiato papa, dall’altra il Pastor Angelicus che prendeva parte attiva nel tentativo di distruggere i demoniaci piani di Adolph Hitler assieme agli Alleati, una cospirazione segreta di cui nessuno era al corrente.

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Papa Pio XII a San Lorenzo, Roma 1943

Si aspetta il miracolo e la beatificazione

Il postulatore della causa di beatificazione di Pio XII è il padre gesuita Peter Gumpel che ha recentemente affermato la segnalazione di diversi miracoli di guarigione attribuiti all’intercessione del papa. Ma al momento nessuno di queste guarigioni miracolose è stata considerata decisiva per la beatificazione. Una decisione che spetta in ultima istanza a papa Francesco, che – ha affermato Gumpel – sembra molto favorevole a concludere l’iter della causa. Parlando a Tv2000 nel gennaio del 2015 per la Giornata della Memoria, padre Gumpel ha affermato: «Siamo storicamente certi che Pio XII e la Chiesa Cattolica hanno fatto tutto quello che ragionevolmente in quel tempo poteva essere fatto» per salvare gli ebrei.

La storica ammissione della BBC: su Pio XII una fake-news!

A dicembre del 2016 la BBC ha ammesso che la teoria dei “silenzi” della Chiesa Cattolica ed in particolare del papa Pio XII nei confronti della strage nazista non rispecchia la verità dei fatti. La sorprendente dichiarazione dell’emittente inglese è stata ripresa dal Catholic Herald come una svolta storica che pone il punto finale ad una leggenda nera, frutto dell’odio anticattolico, che ha fatto molto male alla Chiesa. In effetti durante la diretta della visita di papa Francesco al campo di sterminio di Auschwitz avvenuta a luglio, il corrispondente della BBC aveva affermato che «la risposta della Chiesa di fronte alla demonizzazione del popolo ebraico da parte della Germania nazista fu il silenzio». Dopo diversi mesi, a seguito di una formale denuncia e di diversi reclami, la BBC è dovuta tornare sui suoi passi pubblicando nella sezione “complains” (denunce/contestazioni) un mea culpa dal sapore storico; nel comunicato l’emittente ammette l’errore del suo giornalista che non ha dato «il giusto peso alle dichiarazioni pubbliche dei Papi successivi e agli sforzi compiuti da Pio XII per salvare gli ebrei dalla persecuzione nazista, ed ha perpetuato così una visione che contrasta con l’equilibrio delle prove». Allo stesso tempo la BBC auspica che future coperture mediatiche dell’argomento si preoccupino di «riflettere una comprensione storica più aderente ai fatti».

Piccolo florilegio di elogi e ringraziamenti a Pio XII dopo la guerra

Impossibile elencare tutte le persone che hanno ringraziato Pio XII per il bene che ha fatto durante la Seconda Guerra mondiale. Ma è sempre utile scoprire la vera storia attraverso le testimonianze dei protagonisti che la vissero in prima persona. Ecco dunque alcuni nomi di coloro che resero omaggio pubblicamente a papa Pio XII:

  • Israel Zolli, rabbino capo di Roma. Si convertì al cristianesimo nel 1945 e chiese il battesimo scegliendo il nome di Eugenio in onore a papa Pacelli.
  • Il senatore Abramo Levi. Fu salvato assieme alla sua famiglia da Pio XII. Convertitosi al cristianesimo dopo la guerra, donò una villa di sua proprietà a Pio XII (Villa Giorgina, in via Po 29). Nel testamento (1949) si rivolge al papa dicendo: «Grato alla Provvidenza per avermi preservato dai pericoli della iniqua lotta razziale … e grato alla protezione concessami in questo turbinoso periodo…».
  • Giuseppe Nathan, commissario dell’Unione delle comunità israelite, nel 1945, rende omaggio al Papa e ai religiosi «per aver visto nei perseguitati dei fratelli, secondo le indicazioni del Santo Padre».
  • L’11 ottobre del 1945 il Congresso Ebraico Mondiale offre alla Santa Sede 20mila dollari come riconoscimento per lo sforzo della Santa Chiesa Cattolica Romana per salvare gli ebrei perseguitati dal nazismo e dal fascismo.
  • Il 25 maggio del 1955, 94 musicisti dell’orchestra filarmonica ebraica hanno suonato sotto gli appartamenti papali in riconoscimento della «grandiosa opera umanitaria compiuta dal papa per salvare un gran numero di ebrei durante la Seconda Guerra mondiale».
  • Alla morte di Pio XII nell’ottobre del 1958, Golda Meir, primo ministro israeliano, dichiarò: «Durante il decennio del terrore nazista, mentre il nostro popolo subiva un terribile martirio, la voce del papa si è elevata per condannare i persecutori. Piangiamo un grande servitore della pace».

 

[1] Cfr. Chi era Rolf Hochhuth. Le calunnie su Pio XII, in: appuntiitaliani.com. http://appuntiitaliani.com/chi-era-rolf-hochhuth-le-calunnie-su-pio-xii/

Articolo originale su Aleteia.org

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Chiunque riceva grazie o favori dal Venerabile Pio XII è pregato di darne comunicazione al Postulatore:

Curia Generalizia della Compagnia di Gesù.
Borgo Santo Spirito, 4.
00193 ROMA

Tre false testimonianze sulla Chiesa cattolica: la grande diffamazione!

stark-coverAleteia – “Non sono cattolico, non ho scritto questo libro per difendere la Chiesa ma per difendere la storia”

Violenza, inganno e sete di potere sono i tre peccati capitali della Chiesa cattolica, la potente e macchinosa istituzione che da duemila anni inganna e soggioga gli uomini mentre vanta un presunto potere spirituale affidatogli dallo stesso Gesù Cristo. E’ questo il mito che da tempi immemori è stato sostenuto e trasmesso da intellettuali anti-cattolici fino ad entrare nell’immaginario comune. Niente di più falso se si studia la storia senza paraocchi e preconcetti ideologici, senza voler spacciare per verità storiche delle favole inventate ad hoc per combattere e screditare la Chiesa e i cristiani.

Contro queste e altre fantasiose “leggende nere”, Rodney Stark ha pubblicato il saggio Bearing false witness, tradotto e pubblicato in Italia dalla casa editrice Lindau col titolo False testimonianze. Come smontare alcuni secoli di storia anticattolica.

L’autore è un sociologo statunitense nato nel 1934 a Jamestown (North Dakota) e per molti anni professore alle università di Washington e Baylor. Di famiglia luterana, i suoi studi si concentrano sulla storia delle religioni ed in particolare sul valore storico del cristianesimo nella nascita e lo sviluppo della società occidentale. L’intenzione principale dell’autore non è quella di difendere la Chiesa ma di fare giustizia alla storia; afferma infatti: “Non sono cattolico e non ho scritto questo libro per difendere la Chiesa. L’ho scritto per difendere la storia”.

Lungo il suo percorso di studi e in decenni di insegnamento universitario Stark ha avuto modo di scoprire “pesanti distorsioni derivanti da un palese atteggiamento anticattolico”. Si tratta di “invenzioni veramente fantasiose” che oggi sono spacciate per vere nei testi scolastici ed universitari.  “Esagerazioni estreme”, “false accuse e palesi menzogne”, veicolate da una “massa di testi pieni di falsità” e, purtroppo, profondamente radicate nella nostra cultura e nel pensiero comune. Da Rousseau a E. Gibbon  passando per Voltaire e gli illuministi francesi, massoni e razionalisti, l’elenco degli “illustri autori anticattolici” è estremamente lungo.

1. Antisemitismo.

La Chiesa ha promosso la persecuzione degli ebrei: falso! Stark ammette la possibilità che, lungo la storia, alcuni uomini di Chiesa abbiano potuto alimentare l’odio verso gli ebrei “rei” di aver ucciso il Figlio di Dio crocifiggendolo. Ammette anche che alcuni atteggiamenti della Chiesa, abbiano potuto rafforzare l’idea di un popolo “maledetto” da Dio: esiste infatti un forte legame tra fede e pregiudizio anti-semita. Ma è falso affermare che i papi abbiano sistematicamente promosso e giustificato l’antisemitismo offrendone delle basi teologiche attraverso l’insegnamento ufficiale della Chiesa e addossandosi dunque gran parte della responsabilità della “Shoà”! La storia rivela che è vero il contrario: fu proprio la Chiesa a creare una “barriera contro la violenza anti-semita”!

a) L’avversione contro gli ebrei precede di molto la nascita del cristianesimo. Seneca li definì “razza maledetta” e “popolo scellerato”, Cicerone e Tacito li consideravano dannosi e malvagi, dai costumi “sinistri e disgustosi”. Nel 139 a.C. gli ebrei furono cacciati da Roma. Gli imperatori Tiberio e Vespasiano emanarono feroci editti contro i giudei. Domiziano non fu più tenero col popolo ebraico. Ma ancor prima, troviamo tracce di antisemitismo nella cultura greca e nell’antico Egitto, dove erano considerati ospiti indesiderati…

b) Secondo R. Stark le radici dell’antisemitismo sono da collegare all’esclusivismo della religione ebraica che ha generato nei secoli reazioni ostili in chi si trovava all’esterno del gruppo (“così come l’esclusivismo cristiano generò l’ostilità romana”). In seguito si creò un acceso conflitto religioso tra gli ebrei e la nuova minoranza cristiana, un conflitto che sfociò in violente repressioni da parte della religione dominante contro i cristiani, accusati di “eresia oltraggiosa”.

c) Stark nota che in Europa gli ebrei vissero in piena sicurezza dal VI al XI secolo. La Chiesa aveva infatti proibito le conversioni forzate di ebrei e musulmani! Per gli ebrei furono secoli felici, di libertà e sviluppo culturale, fino all’inizio delle crociate, quando la Chiesa iniziò a considerare più seriamente i conflitti religiosi. Molti ebrei perseguitati da príncipi e comandanti locali (in Germania e Francia) vennero protetti da vescovi e sacerdoti. Durante la Peste Nera (1347-1350) gli ebrei furono accusati di aver avvelenato i pozzi ma una bolla papale di Clemente IV ordinava ai cristiani (pena la scomunica) di proteggere gli ebrei respingendo ogni falsa accusa di avvelenamento.

d) La “leggenda nera” racconta anche che sotto il dominio musulmano gli ebrei godettero di stima e libertà. La storia racconta invece le forzature, le umiliazioni e le violenze subite da ebrei e cristiani sotto la dominazione islamica. Nella Spagna musulmana ad esempio – dopo secoli di pace – gli ebrei dovettero fingere conversione (v. Maimonide) all’Islam oppure emigrare per mantenere la propria libertà. “La pretesa superiorità dell’Islam quanto a tolleranza è un’assurda invenzione” (p. 44).

e) L’autore analizza infine nel dettaglio la lunga serie di distorsioni e diffamazioni contro Pio XII accusato di aver appoggiato Hitler (pp. 47-55). Una campagna rabbiosa ideata appositamente dall’Unione Sovietica, sostenuta dalla cultura di sinistra ma smentita oggi da molti storici e dagli stessi ebrei dopo la Seconda Guerra Mondiale.

2. Sterminio dei pagani.

moneta-costantinoIl cristianesimo si è affermato con la forza e la violenza: falso! A cosa si deve il formidabile successo del cristianesimo nell’Impero Romano? Per secoli i cristiani lo considerarono un vero miracolo, ma dall’illuminismo in poi si è iniziato a parlare di presunte violenze da parte dei cristiani per imporre la loro religione nell’Impero; oppressioni e persecuzioni sferrate soprattutto grazie all’appoggio di Costantino, convertitosi al cristianesimo nel 313 d.C.. Lo storico britannico Gibbon teorizzò una brutale persecuzione contro i pagani politeisti imbevuti di spirito di tolleranza e mitezza. Niente di tutto ciò è vero. I pagani, anche dopo la conversione di Costantino, continuarono a vivere in libertà nella società romana, occupando anche importanti cariche nel governo imperiale. Fu un periodo di tolleranza e pace tra cristiani e pagani. “Costantino non mise fuori legge il paganesimo né giustificò le persecuzioni contro i non-cristiani” (p. 85). I templi non furono chiusi né tantomeno distrutti. Gli unici attacchi promossi da Costantino furono perpetuati contro gli eretici cristiani (gnostici, valentiniani e marcioniti). In particolare due editti imperiali promossero esplicitamente un sano pluralismo religioso per il bene dell’impero. Vescovi e filosofi pagani coltivavano amicizie e i buoni rapporti portarono anche a rituali e feste condivise.

Con l’imperatore Giuliano (“una sorta di santo tra gli intellettuali anticattolici”) iniziò un periodo di violenza contro i cristiani. L’imperatore non guidò la persecuzione ma permise e giustificò torture e massacri di vescovi, sacerdoti e fedeli; ripristinò i sacrifici cruenti di animali, sovvenzionò i templi mentre tolse sussidi alle chiese ed escluse i cristiani dal governo, infine impedì loro l’accesso alla formazione classica. Con Giuliano fu sentenziata la fine del pluralismo e i due poli religiosi – cristiani e pagani – si allontanarono irrimediabilmente pur sopravvivendo entrambi. Dopo Giuliano si succedettero imperatori cristiani e la sopravvivenza del paganesimo fu dettata più dal pragmatismo politico che da ideali di tolleranza e pluralismo. Col passare degli anni, però, il paganesimo perse sempre più terreno – lentamente e progressivamente – e la causa non fu certo lo spargimento di sangue ad opera dei cristiani come molti storici anticattolici hanno voluto farci credere.

Stark si è occupato della formidabile fortuna del cristianesimo durante i primi secoli nel suo saggio Ascesa e affermazione del cristianesimo (Lindau 2007) dove affronta l’argomento dall’inedito punto di vista sociologico. Le cause dell’affermazione della nuova religione sul paganesimo sono molteplici ma in nessun modo si è fatto uso di coercizione, forza fisica o politica (una tesi frutto della fantasia che non compare neanche nel denso e dettagliato saggio appena citato).

Secondo Stark una delle principali cause dell’ascesa del cristianesimo fu l’aspetto comunitario della nuova religione che sostituiva una religione basata sul culto nel tempio. Il modello “comunitario” dei cristiani convinse (per attrazione) molti pagani a convertirsi: la comunità generava il cambiamento morale, impegno sociale e una speranza per il futuro che il paganesimo di fatto non offriva.

3. Oscurantismo.

La Chiesa ha nascosto i “vangeli” scomodi e il vero messaggio di Gesù: falso! Verso la fine del XIX secolo sono stati scoperti in Egitto i cosiddetti “Vangeli Apocrifi” risalenti ai primi secoli cristiani. Questi importanti ritrovamenti hanno provocato accesi dibattiti sui giornali e approfondimenti scientifici, accendendo la curiosità e la fantasia di storici, ricercatori e romanzieri. L’importanza di queste scoperte sta nel fatto che questi “vangeli perduti” veicolano messaggi diversi – o addirittura contrari – al messaggio trasmesso dai Vangeli canonici. Ciò che accomuna gli apocrifi è una forte influenza delle scuole gnostiche con importanti conseguenze a livello teologico sulla figura e il messaggio di Gesù, sui cristiani e sul mondo. Molti studiosi, in gran parte anti-cattolici, col sostegno della stampa internazionale, suggerirono che questi libri sarebbero stati proibiti perché portatori di messaggi troppo importanti che la Chiesa non avrebbe voluto rivelare, sulla comunità apostolica, sul ruolo delle donne, sulla risurrezione e sugli insegnamenti segreti dell’illuminato Gesù di Nazareth (un uomo saggio, rivelatore di oracoli divini). Si tratterebbe dunque di una cospirazione da parte delle autorità ecclesiastiche per nascondere importanti verità al mondo al fine di governare meglio i cristiani con dei Vangeli ufficiali meno interessanti, meno completi, meno affidabili e meno rivelatori di quelli volutamente “interdetti” e proibiti. Il Gesù dei Vangeli “ufficiali” sarebbe dunque “una costruzione teologica fantasiosa”, inventata dalla Chiesa e lontana dal vero Gesù storico più “aperto” (umano) e meno “dogmatico”. Ciò che emergerebbe è un’immagine della Chiesa come club esclusivo di illuminati, un élite di iniziati, custodi di oracoli segreti, sconosciuti ai più.

vangelomariaTra i vangeli apocrifi più celebri ci sono il “Vangelo di Maria” e il “Vangelo di Giuda”. Il primo ha come protagonista Maria Maddalena, scelta da Gesù come apostola prediletta al di sopra dei dodici. Questo testo – che negherebbe inoltre l’esistenza del peccato – è stato recentemente utilizzato per rivendicare la leadership femminile nella Chiesa e per ipotizzare una relazione sentimentale tra Gesù e Maria di Maddala. Il secondo testo (pubblicato solo nel 2006) fa di Giuda il “più fidato degli apostoli”, custode dei “misteri del regno”.

La verità, afferma Stark, è che questi Vangeli non furono nascosti ma volutamente esclusi dal canone del Nuovo Testamento fin dall’epoca patristica proprio perché considerati da subito fantasiosi, grotteschi, capziosi e dunque pieni di imprecisioni e incoerenze inaccettabili per i cristiani. Ireneo di Lione li condannò come “testi eretici”; Nelle narrazioni gnostiche infatti Dio viene rappresentato come un demone malvagio, il mondo come un luogo corrotto, gli ebrei e i cristiani come dei depravati, Gesù come un illuminato fondatore di un élite di sapienti capeggiata da Maria Maddalena o da Giuda… Questo pensiero affonda le sue radici nella filosofia classica ed era legata al paganesimo (questi gruppi furono infatti risparmiati dalle persecuzioni contro i cristiani) ma purtroppo sono molto più recenti di quanto si pensi le teorie secondo le quali i “vangeli gnostici” sarebbero, in realtà, gli unici vangeli degni di fede, censurati da una Chiesa oscurantista che mirava a coltivare i propri interessi e a nascondere la verità su Gesù. Eppure, già nel maggio del 2014, il Wall Street Journal dovette ammettere che il presunto matrimonio tra Gesù e Maddalena apparentemente sostenuto dagli apocrifi non era altro che una bella “bufala” priva di fondamento storico.

Articolo pubblicato su Aleteia

“L’iniziazione cristiana contro la secolarizzazione”: intervista a Kiko Argüello

annotazioniRiportiamo l’intervista a Kiko Argüello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale, apparsa oggi 11 novembre sul Corriere della Sera e curata da Gian Guido Vecchi in occasione della pubblicazione del libro Annotazioni (Cantagalli 2016). Il libro (traduzione dell’originale spagnolo pubblicato dalla casa editrice BAC di Madrid) verrà presentato il 25 novembre al Teatro Olimpico con la partecipazione, oltre che dell’autore, di Sua Ecc. il cardinale Gerhard Müeller – Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede – e del ministro dei trasporti Graziano del Rio.

CITTÀ DEL VATICANO – «Vede, l’Europa oggi si trova nell’apostasia. Ha abbandonato il cristianesimo». Le mani intrecciate, lo sguardo assorto. S’interrompe, cerca la sua Bibbia, «ecco qua, San Paolo, Tessalonicesi 2, prima che torni Cristo “dovrà infatti avvenire l’apostasia ed essere rivelato l’uomo iniquo…”». È passato più di mezzo secolo da quando un pittore di venticinque anni, Francisco «Kiko» Argüello, andò a vivere nel 1964 tra i baraccati di Palomeras Altas, alla periferia di Madrid. Oggi la barba è rada e grigia ma gli occhi ardenti sono gli stessi del giovanotto ritratto in una foto di allora, «questa era la mia baracca, doveva vedere le facce quando venne a trovarci l’arcivescovo di Madrid!», alla parete di legno una Croce e un ritratto di San Francesco. Una scelta all’origine di quello che sarebbe divenuto il Cammino neocatecumenale, nel frattempo diffuso in 900 diocesi di 105 nazioni, con oltre ventimila comunità in seimila parrocchie, circa cinquecentomila persone solo in Italia. Nel Libro «Annotazioni» (Cantagalli) ha raccolto 506 riflessioni scritte tra il 1988 e il 2014.

Una sorta di bilancio?
«Piuttosto una specie di testamento per i catecumeni. Ho pensato di confessare loro tutte le mie sofferenze e i pensieri che ho avuto in questo tempo. Il mio primo pensiero è che il Signore, tra tanti problemi e difficoltà, ci è stato sempre vicino».

Scrive che tutto è cominciato dai poveri. Oggi in Europa si moltiplicano i muri, in un paesino italiano la gente ha alzato barricate davanti a donne e bimbi profughi. Che succede?
«Arrivano i profughi e non c’è più l’amore per l’altro, il principio della civiltà cristiana. Il principio del paganesimo invece è che l’uomo vive per sé. Qui sta l’apostasia. Il mistero dell’iniquità sta preparando l’arrivo dell’empio. Stiamo costantemente ricevendo una catechesi sull’ateismo, l’unico che si muove è Papa Francesco. È impressionante, le nazioni scandinave sono quasi totalmente atee, in molti Paesi quasi il 50 per cento non è battezzato, le chiese sono chiuse…La nostra civiltà sta facendo acqua e allora si capisce che ognuno voglia vivere meglio che può. San Paolo si fa una domanda geniale: “Perché Cristo è morto per tutti?”. E risponde: “Perché l’uomo non viva più per se stesso”. All’uomo che pone al centro della sua vita il vivere bene, l’essere felice ad ogni costo, non importa nulla dell’altro. Se questi profughi ti disturbano o impediscono il benessere egoista, alzi muri e barricate».

kiko e francescoIl Cammino nasce in periferia. Francesco dice che dalla periferia si vede meglio la realtà. Perché?
«Perché l’uomo che vive normalmente non pensa alla gente che soffre, ai poveri, sta fuori dalla realtà della vita. Giovanni XXIII diceva che il rinnovamento della Chiesa sarebbe venuto dai poveri e nel mio caso è stato profondamente vero: i poveri che erano con me, analfabeti, zingari, hanno risposto in un modo così sorprendente che, grazie a loro, è nata la celebrazione della parola di Dio nel Cammino. Io mi sono trovato con il problema profondo della sofferenza degli innocenti, gente crocifissa per i peccati di altri. Sartre diceva: guai all’uomo che il dito di Dio schiacci contro il muro! Io ho visto gente schiacciata contro il muro, ragazzi violati, donne picchiate, e mi chiedevo: perché non a me?».

E come si è risposto?
«Di fronte a tanta sofferenza, o uno prende il mitra come Che Guevara oppure si incontra con Gesù Cristo. Cristo crocifisso è la risposta profonda al dolore e al male nel mondo. Volevo aiutare, e tra le baracche ho scoperto che c’è una presenza reale di Cristo in quelli che sono vittime dei peccati degli altri. Nietzsche dice che se Dio, potendo aiutare, non lo fa, è un mostro; e se invece non può aiutare, non c’è. Ma è una menzogna: più che morire, Dio non può fare. Sono andato a vivere con i poveri desiderando che la seconda venuta di Cristo mi trovasse ai piedi di Cristo crocifisso negli ultimi».

anotaciones-espNel libro, parlando di Palomeras Altas, scrive: «Cristo era lì presente. Tutto parla di Lui. Io e Lui, uno, perfettamente uno». Come si arriva a sentire la voce di Dio e parlare con Lui?
«Ebbi una crisi di fede molto profonda e avevo bisogno assolutamente di una risposta, di sapere se siamo soli nell’universo o se Dio esiste. Ero sorpreso che la gente vivesse senza rispondere a questa domanda. Per me era questione di vita o di morte. Ho letto Henri Bergson, per il quale l’intuizione è un mezzo di conoscenza della verità superiore alla ragione. E mi sono reso conto che in fondo la mia intuizione più profonda, come artista, non era d’accordo con chi diceva che tutto è un assurdo e la vita è un caso. Così sono entrato nella mia stanza e ho gridato e pianto ed è successo qualcosa di sorprendente: ho avuto la risposta, Dio c’era, una certezza assoluta. Sono andato a vivere con i poveri e Dio era lì con me, in modo reale, presente, lo sentivo in tutto il corpo».

Che cosa direbbe a chi non crede?
«Gli direi di chiedersi: “Ma Dio c’è o non c’è?”. In questa ricerca, se è onesto e non mente a se stesso, Dio gli risponderà».

La crescita dei neocatecumenali sembra andare controcorrente rispetto alla «secolarizzazione» crescente. Come se lo spiega?
«Papa Benedetto XVI ha detto che noi siamo un carisma, un dono dello Spirito Santo per aiutare la Chiesa. Il carisma è una grazia per rispondere a una sfida. Viviamo in un cambio d’epoca, come diceva Giovanni XXIII convocando il Concilio, una delle epoche più tragiche e terribili della storia della Chiesa perché si tratta di mettere a confronto il Vangelo con la modernità…Dio ci ha suscitato, partendo dai poveri, per riscoprire nella Chiesa l’iniziazione cristiana, l’essenziale del cristianesimo, e rispondere alla secolarizzazione. Giovanni Paolo II riconosce il Cammino come un “itinerario di formazione cattolica”. Non si può abbandonare la gente. La maggior parte delle parrocchie è obsoleta, se non fortifichi la fede rimarranno quattro gatti. Spesso ci sono quasi solo messe, per lo più frequentate da anziani. Dove sono i figli?».

A proposito: perché le famiglie neocatecumenali hanno tanti figli?
«Perché prendiamo sul serio l’Humanae Vitae di Paolo VI, ogni atto coniugale deve essere aperto alla vita. San Giovanni Paolo II, nell’85, ha detto che questa crisi europea ha come centro la distruzione della famiglia. E invitava i vescovi a lasciare i loro schemi a volte atrofizzati per andare là dove lo Spirito Santo già sta agendo, ricostruendo le famiglie, suscitando vocazioni…».

Ci sono state sospetti anche nella Chiesa: un movimento chiuso, con propri riti…Come risponde?
«Non si capisce cosa sia una iniziazione cristiana. Pensano che siamo un movimento, un ordine religioso, una realtà a sé con un fondatore, un certo Kiko… Ma è dovuto ad ignoranza. Gesù ha detto: “Amatevi come io vi ho amato”. Ma amare chi? Nella Chiesa primitiva si viveva il cristianesimo in comunità. “In questo amore riconosceranno che siete miei discepoli”. Ma la gente nelle parrocchie, come vede una comunità, pensa che siamo chiusi, una chiesa parallela. Si tratta di accettare le critiche con pazienza e con umiltà. Sa cosa mi disse Paolo VI? Sii umile e fedele alla Chiesa, e la Chiesa ti sarà fedele».

Come pecore senza pastori: vescovi italiani in piazza coi radicali!

vescovLa Conferenza Episcopale Italiana ha deciso di aderire alla “Marcia per l’Amnistia, la Giustizia, la Libertà” organizzata dal Partito Radicale italiano ed intitolata a Marco Pannella e Papa Francesco. La notizia ha sorpreso molti cattolici, delusi per la stretta di mano tra i vescovi italiani e il partito che da sempre si è schierato contro le gerarchie ecclesiastiche e contro i suoi principi, in particolare su temi delicati come la liberalizzazione delle droghe, l’aborto e l’eutanasia. Alcuni hanno alzato coraggiosamente la voce sottolineando l’assurdità dell’iniziativa: difatti, in passato, la CEI non ha mai aderito a manifestazioni organizzate da partiti politici e tanto meno aveva mai dimostrato particolari simpatie per gli slogan e le battaglie dei radicali.

Con papa Francesco però le cose sono cambiate: in questi ultimi anni i radicali e i vertici ecclesiastici si sono pubblicamente scambiati dichiarazioni di stima e di affetto. L’avvento di un “nuovo corso” inaugurato da papa Francesco (secondo un’ermeneutica della rottura e della discontinuità coi precedenti pontificati) ha rallegrato i radicali che hanno accolto il papa argentino con simpatia e rinnovate speranze di cambiamento (della Chiesa). D’altro canto, papa Francesco ha pubblicamente elogiato la radicale Emma Bonino (attivista, tra le altre cose, del diritto d’aborto ed essa stessa artefice di numerose “purghe” tramite “pompe di biciclette”) considerandola “tra i grandi dell’Italia di oggi” perché – ha affermato il Pontefice – “ha offerto il miglior servizio all’Italia per conoscere l’Africa”.

Mons. Galantino segretario della CEI

Mons. Galantino segretario della CEI.

La luna di miele tra la Chiesa Cattolica e il Partito Radicale sfocia oggi in una grande marcia dove vescovi e radicali andranno a braccetto chiedendo l’amnistia in occasione del Giubileo dei carcerati.

Questa comunione di intenti risulta ancora più assurda se si pensa che CEI non ha aderito alle due recenti manifestazioni del “Family Day” per non interferire nel dibattito politico sulle Unioni Civili mentre si discuteva l’approvazione del disegno di legge Cirinnà. In quella occasione, nessun sostegno a Piazza San Giovanni il 20 giugno 2015 e solo adesioni personali di alcuni vescovi il 30 gennaio 2016 al Circo Massimo (ma poi un solo vescovo in piazza!).

Subito dopo la pubblicazione della notizia (celebrata dal sito ufficiale dei radicali e annunciata dal portavoce della CEI proprio a Radio Radicale) alcuni cattolici hanno espresso perplessità e dubbi sulla convenienza di questa operazione. Tuona la giornalista della RAI Costanza Miriano che dal suo blog prova a scuotere le coscienze dei Pastori che sembrano aver abbandonato le pecorelle per sposare idee e teorie “mondane” e per preferire relazioni di buon vicinato. La giornalista aveva già provato a svegliare i pastori dal loro torpore con un articolo, tanto mirabile quanto inutile, pubblicato sulle pagine de Il Foglio in occasione del Family Day(leggi qui).

“Tutti i cristiani, ovviamente, sono a favore della dignità dei carcerati” contro la violenza, contro la fame e contro la guerra. Ma – continua Miriano – “le IDEE radicali sono irrevocabilmente, strutturalmente, irrimediabilmente, profondamente e totalmente contro Dio”. E’ per questo che “Noi dobbiamo amare le persone radicali, ma dobbiamo odiare le loro idee”.

Protesta anche Mario Adinolfi, uno degli organizzatori dei Family Day che chiede al giornalista: “Le sembra normale che nel primo Family Day, quello del giugno 2015 a Piazza San Giovanni alcuni collaboratori stretti di Galantino abbiano sconsigliato, con tanto di inviti scritti, la partecipazione alle varie realtà ecclesiali?”

Tra gli indignati anche il direttore de La Nuova Bussola Quotidiane e Il Timone, Riccardo Cascioli che afferma: “Non ci sono parole per esprimere l’amarezza che suscita la notizia” (LEGGI: Vescovi sulle orme di Pannella, che tristezza…). Cascioli critica il ruolo di preminenza di cui si è investito il segretario della CEI, Nunzio Galantino, che prende spesso la parola a nome dei vescovi italiani al posto del presidente Angelo Bagnasco. Ecco dunque “l’ennesimo schiaffo dato al popolo del Family Day”, una manifestazione scoraggiata da Galantino per evitare scontri di piazza e muri ideologici. Un atto – spiega Cascioli su La Nuova BQ – di “subalternità culturale che sfocia nel ridicolo”.

bonni

Emma Bonino oggi… e ieri.

Sono in particolar modo le posizioni dei radicali sulla morale sessuale e sull’aborto ad essere agli antipodi rispetto alla morale cristiana che vieta di uccidere qualsiasi persona per qualsiasi motivo: una questione che non può facilmente passare in secondo piano e sulla quale non è possibile soprassedere senza rinunciare alla propria identità e alla propria missione.

Lo stesso segretario della CEI, mons. Nunzio Galantino, aveva pubblicamente affermato di non riconoscersi nei “visi inespressivi” di coloro che organizzano fiaccolate, veglie e preghiere di fronte alle cliniche abortiste. Un’affermazione che scatenò l’ira di molti cattolici e, in modo particolare, dei gruppi più attivi nelle battaglie pro-life.

“Io non mi identifico con i visi inespressivi di chi recita il rosario fuori dalle cliniche, che praticano l’interruzione della gravidanza” Mons. Nunzio Galantino, Segretario della CEI

paglia renzi

Mons. Paglia e Renzi, amici.

Ma che la Chiesa italiana di questi ultimi anni nutrisse simpatie smodate per le idee e per gli uomini di sinistra lo aveva già dimostrato la colossale “gaffe” di mons. Vincenzo Paglia che, sotto inganno parlando al telefono con un “finto Renzi”, aveva dimostrato tutto il suo ossequio e la sua personale adesione (o sottomissione) al presidente del Consiglio e alle sue “battaglie” incoraggiandolo al telefono: “Avanti su tutto“!

Non sorprende dunque che ora i vescovi, con rinnovato entusiasmo, decidano di scendere in piazza nel nome di Pannella (e di papa Francesco). Per questo con coraggio la giornalista Miriano implora: “Pastori, siate uomini, e tornate a fare i padri” e ancora: “Se non dovete fare i vescovi pilota, e non lo avete fatto anche quando era il vostro popolo, il popolo della vita, le famiglie, i padri e le madri, i bambini, a chiedervelo supplicante, non fatelo neanche quando a chiedervelo è il popolo della morte”.

Articolo originale su Romagiornale.it

San Francesco: Abbandonate Maometto, scegliete Cristo!

francis-lecture-to-muslimsE’ necessario leggere la vera storia di San Francesco, ritornare alle fonti principali (Le cosiddette “fonti francescane”), per capire quanto l’immaginario comune sia lontano dal vero frate d’Assisi, patrono d’Italia. Considerato comunemente un allegro pacifista, un ometto semplice e simpatico, un ingenuo naturalista, Francesco fu un uomo determinato e fermo nella sua decisione di donare tutto se stesso a Cristo, certo che la verità e la felicità si trovano nel messaggio cristiano e non altrove.

L’episodio dell’incontro col Sultano saraceno Malek al-Kamil, avvenuto in Siria attorno al 1219, mostra con quanto coraggio san Francesco invitò il musulmano a convertirsi a Cristo e ad abbandonare la legge di Maometto. Alla fine Francesco dovette partire abbandonando il suo sogno (quello di vedere i musulmani convertiti al cristianesimo) perché “non faceva progressi nella conversione di quella gente”.

Avendo comunque trovato benevolenza agli occhi del Sultano, Francesco scampò miracolosamente al così tanto desiderato martirio. Diversa la sorte che, nello stesso anno 1219, tocco a cinque giovani frati partiti in missione con la benedizione di frate Francesco. “Essi raggiunsero il Marocco dove in breve tempo furono uccisi dopo essere stati brutalmente martirizzati dagli infedeli. Furono i primi martiri francescani” (G. Pasquale, San Francesco d’Assisi, San Paolo 2014, p. 117).

In questi tempi in cui gran parte del mondo islamico ha dichiarato guerra all’occidente cristiano aspirando ad una conquista territoriale dell’Europa, è necessario prendere atto del fallimento di un dialogo basato sul buonismo e sul relativismo religioso. Francesco – così tanto esaltato e applaudito come esempio di dialogo e di bontà verso il prossimo – non disdegnò di ammonire i seguaci di Maometto ad abbandonare quella religione per abbracciare la Verità che è Cristo.

Oggigiorno, affermare che esiste una vera religione (quella cristiana) e una vera chiesa (quella Cattolica) e molte false religioni (tra cui l’islam) vuol dire guadagnarsi molti insulti da parte della società (ci chiameranno intolleranti!) e rischiare – quantomeno – una sentenza di scomunica dal Vaticano!

Sarà che san Francesco – perfetto imitatore di Cristo – è stato un uomo (per lo meno un po’) “religiosamente scorretto” che non ebbe paura di morire per annunciare il Vangelo?

…per la sete del martiro

nella presenza del Soldan superba

predicò Cristo e l’altri che ‘l seguiro

(Dante Alighieri, Paradiso XI, 100-102).

* * *

Dalla Leggenda Maior di San Bonaventura

francesco-sultano-giottoA tredici anni dalla sua conversione, partì verso le regioni della Siria, affrontando coraggiosamente molti pericoli, alfine di potersi presentare al cospetto del Soldano di Babilonia.

Fra i cristiani e i saraceni era in corso una guerra implacabile: i due eserciti si trovavano accampati vicinissimi, l’uno di fronte all’altro, separati da una striscia di terra, che non si poteva attraversare senza pericolo di morte. Il Soldano aveva emanato un editto crudele: chiunque portasse la testa di un cristiano, avrebbe ricevuto il compenso di un bisante d’oro. Ma Francesco, l’intrepido soldato di Cristo, animato dalla speranza di poter realizzare presto il suo sogno, decise di tentare l’impresa, non atterrito dalla paura della morte, ma, anzi, desideroso di affrontarla.

Confortandosi nel Signore (1Sam 30,6), pregava fiducioso e ripeteva cantando quella parola del profeta: “Infatti anche se dovessi camminare in mezzo all’ombra di morte, non temerò alcun male, perché tu sei con me” (Sal 22,4).

Partì, dunque, prendendo con sé un compagno, che si chiamava Illuminato ed era davvero illuminato e virtuoso. Appena si furono avviati, incontrarono due pecorelle, il Santo si rallegrò e disse al compagno: «Abbi fiducia nel Signore (Sir 11,22), fratello, perché si sta realizzando in noi quella parola del Vangelo: “Ecco, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”».

Avanzarono ancora e si imbatterono nelle sentinelle saracene, che, slanciandosi come lupi contro le pecore, catturarono i servi di Dio e, minacciandoli di morte, crudelmente e sprezzantemente li maltrattarono, li coprirono d’ingiurie e di percosse e li incatenarono. Finalmente, dopo averli malmenati in mille modi e calpestati, per disposizione della divina provvidenza, li portarono dal Sultano, come l’uomo di Dio voleva. Quel principe incominciò a indagare da chi, e a quale scopo e a quale titolo erano stati inviati e in che modo erano giunti fin là.

Francesco, il servo di Dio, con cuore intrepido rispose che egli era stato inviato non da uomini, ma da Dio Altissimo, per mostrare a lui e al suo popolo la via della salvezza e annunciare il Vangelo della verità.

E predicò al Soldano il Dio uno e trino e il Salvatore di tutti, Gesù Cristo, con tanto coraggio, con tanta forza e tanto fervore di spirito, da far vedere luminosamente che si stava realizzando con piena verità la promessa del Vangelo: «Io vi darò un linguaggio e una sapienza a cui nessuno dei vostri avversari potrà resistere o contraddire» (Lc 21,15).

francesco-e-il-sultanoAnche il Soldano, infatti, vedendo l’ammirevole fervore di spirito e la virtù dell’uomo di Dio, lo ascoltò volentieri e lo pregava vivamente di restare presso di lui. Ma il servo di Cristo, illuminato da un oracolo del cielo, gli disse: «Se, tu col tuo popolo, vuoi convertirti a Cristo, io resterò molto volentieri con voi. Se, invece, esiti ad abbandonare la legge di Maometto per la fede di Cristo, dà ordine di accendere un fuoco il più grande possibile: io, con i tuoi sacerdoti, entrerò nel fuoco e così, almeno, potrai conoscere quale fede, a ragion veduta, si deve ritenere più certa e più santa». Ma il Soldano, a lui: «Non credo che qualcuno dei miei sacerdoti abbia voglia di esporsi al fuoco o di affrontare la tortura per difendere la sua fede» (egli si era visto, infatti, scomparire immediatamente sotto gli occhi, uno dei suoi sacerdoti, famoso e d’età avanzata, appena udite le parole della sfida).

E il Santo a lui: «Se mi vuoi promettere, a nome tuo e a nome del tuo popolo, che passerete alla religione di Cristo, qualora io esca illeso dal fuoco, entrerò nel fuoco da solo. Se verrò bruciato, ciò venga imputato ai miei peccati; se, invece, la potenza divina mi farà uscire sano e salvo, riconoscerete Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio, come il vero Dio e signore, salvatore di tutti» (1Cor 1,24; Gv 17,3 e 4,42).

Ma il Soldano gli rispose che non osava accettare questa sfida, per timore di una sedizione popolare. Tuttavia gli offrì molti doni preziosi; ma l’uomo di Dio, avido non di cose mondane ma della salvezza delle anime, li disprezzò tutti come fango.

Vedendo quanto perfettamente il Santo disprezzasse le cose del mondo, il Soldano ne fu ammirato e concepì verso di lui devozione ancora maggiore. E, benché non volesse passare alla fede cristiana, o forse non osasse, pure pregò devotamente il servo di Cristo di accettare quei doni per distribuirli ai cristiani poveri e alle chiese, a salvezza dell’anima sua. Ma il Santo, poiché voleva restare libero dal peso del denaro e poiché non vedeva nell’animo del Soldano la radice della vera pietà, non volle assolutamente accondiscendere.

Vedendo, inoltre, che non faceva progressi nella conversione di quella gente e che non poteva realizzare il suo sogno, preammonito da una rivelazione divina, ritornò nei paesi cristiani.

Articolo originale su Romagiornale.it

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