Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Archivio per il tag “Chiesa”

Sodoma e Gomorra. San Pier Damiani, il summit sugli abusi e l’omosessualità

Il summit sugli abusi sessuali su minori, al quale parteciperanno i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo, si apre in mezzo a molte polemiche. Sono molti quelli che esigono che il Vaticano prenda di petto il tema dell’omosessualità dei sacerdoti, una piaga strettamente legata ai casi di abusi sessuali (la maggior parte delle vittime sono giovani maschi).

Molti altri negano che il tema dell’omosessualità abbia a che vedere con gli abusi, che sarebbero esclusivamente legati a peccati di autoritarismo, di clericalismo e abuso di potere (così come ha affermato di recente il cardinale Blaise Cupich). Altri ancora indicano il celibato sacerdotale come la principale causa della crisi del sacerdozio e dei peccati dei suoi componenti contro il sesto comandamento.

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Divisi a Sanremo tra migranti, musica trap e… satanismo.

Premessa. Chiedo venia a voi lettori. “Ancora Sanremo?” vi domanderete dopo averne sentito parlare fino alla nausea e dopo che il tempo ci ha regalato lo spostamento delle telecamere verso altri scenari. “Ancora Sanremo, ora che lo avevano dimenticato e che le polemiche si sono finalmente assopite? Chiedo venia, perché quello che voleva essere un breve e leggero commento a caldo, da pubblicare magari il giorno dopo la finale, ha dovuto sottostare ad altre priorità come il lavoro e la famiglia (con annessa festa di compleanno del grande cinquenne) e un progetto editoriale di ben altro calibro quasi pronto (prometto) per la stampa. E siccome mi dispiace cestinare un articolo, anche inutile e ininfluente, lo pubblico fuori tempo massimo, senza pretesa alcuna, per chi vorrà leggere.

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«Je suis N». I martiri nazareni d’oriente e noi

Quando i combattenti dello Stato Islamico arrivarono al nord dell’Iraq cominciarono a segnare le case di cristiani e le loro chiese con la lettera نnoun» in arabo che corrisponde alla «N» italiana). Questa semplice lettera era essa stessa un’accusa dalle terribili conseguenze; essa dichiarava che gli occupanti di quel di quel luogo erano dei “Nazareni”, ossia delle persone che seguivano Gesù di Nazareth e non i precetti dell’Islam.
Questa stigmatizzazione all’interno di una comunità dominata da musulmani radicali ha immediatamente portato a un cambiamento radicale nelle loro vite, un cambiamento che ha anche colpito la loro identità. Per questo N era allo stesso tempo un ultimatum che afferma: «Se ti converti all’Islam o paghi la tassa, puoi mantenere ciò che ti appartiene e stare qui. Altrimenti, parti o morirai».

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Il “Manuale del Sacrista”: ovvero come vivere lo Shemà in Sacrestia

A mo’ di “captaptio benevolentie”
Ogni sagrestano (o sacrista) ha i suoi segreti. Custode dei luoghi e degli oggetti più sacri di ogni parrocchia, il sagrestano si aggira per la chiesa con la sicurezza e l’autorità chi si sposta da una stanza all’altra della sua casa, tenendo sotto controllo ogni cosa, vigilando su chi va e su chi viene, su ciò che entra e ciò che esce, consapevole del suo ruolo di “guardiano” delle cose sacre, come buon servitore del parroco, ma prima di tutto, di Dio padrone di casa, sempre presente e degno del maggiore onore e rispetto. Dietro ogni celebrazione ben riuscita (dal punto di vista liturgico) c’è la mano del sagrestano che provvede all’allestimento della sacrestia, della credenza, dell’ambone e dell’altare. Un servizio prezioso, antico com’è antica la liturgia della Chiesa che da sempre si è servita di uomini dedicati a questo servizio essenziale, discreto, spesso faticoso e poco riconosciuto. Il buon sagrestano, infatti, lavora nell’ombra, si adopera prima e dopo le funzioni liturgiche, durante le liturgie scompare solo apparentemente, perché la sua presenza dietro le quinte è essenziale durante la celebrazione non solo per intervenire in determinati momenti (accendere/spegnere microfoni o luci al tempo opportuno) ma anche in caso di emergenze o intoppi di ogni sorta (se qualcosa non funziona o non si trova…). Spesso considerato secondario rispetto ai carismi o ministeri più blasonati ed di ruolo liturgico (basti pensare ai canto, ai lettori o agli accoliti), il sagrestano ricopre un ruolo prezioso, per questo un buon sagrestano, rispettoso, discreto, attento e preciso, ricco di spirito di servizio, è un fiore all’occhiello per una parrocchia e il suo parroco.

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Il fare di Marta e il sedere di Maria.

«La parola di Cristo è chiarissima: nessun disprezzo per la vita attiva, né tanto meno per la generosa ospitalità; ma un richiamo netto al fatto che l’unica cosa veramente necessaria è un’altra: ascoltare la Parola del Signore; e il Signore in quel momento è lì, presente nella Persona di Gesù! Tutto il resto passerà e ci sarà tolto, ma la Parola di Dio è eterna e dà senso al nostro agire quotidiano». Benedetto XVI 18/07/2010
Cristo en casa de Marta y María, Diego Velázquez

Si racconta che diversi anni fa, durante un incontro coi seminaristi della sua diocesi, un vescovo (come direbbe il Cervantes: «Il cui nome non voglio ricordare») si trovò a commentare il celebre episodio di Marta e di Maria. Racconta il brano evangelico che mentre la prima sedeva ad ascoltare le parole del maestro in religioso silenzio e adorazione la seconda era presa da mille faccende domestiche e dalle incombenze dell’ospitalità al fine di offrire una buona accoglienza a quell’ospite speciale. Per lo più Maria mormorava contro la sorella che intenta ad ascoltare Gesù non si dava da fare come lei. A conclusione del suo commento il vescovo poneva una domanda ai suoi seminaristi, una domanda che la tradizione orale trasmette così: «E voi, cari seminaristi, cosa preferite: il fare di Marta o il sedere di Maria?». Possiamo solo immaginare l’imbarazzo dei seminaristi nel sentire il proprio vescovo parlare con tale enfasi dal suo autorevole pulpito del “sedere di Maria”.

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