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L’innocenza di padre Molina. Il Vaticano lo condanna per abusi, ma dopo tre anni emerge la verità: solo calunnie!

Ieri su La Nuova Bussola Quotidiana veniva pubblicato un mio articolo sul caso di don José Antonio Molina, sacerdote diocesano missionario della diocesi di San Salvador. Ripropongo su questo mio blog, l’articolo integrale con un commento personale.

Il primo novembre del 2016, il sacerdote salvadoregno José Antonio Molina fu convocato all’arcivescovato di San Salvador per rendere nota la decisione di papa Francesco di sospensione ad divinis per reato di pedofilia. Assieme a lui, altri due sacerdoti diocesani furono condannati dal Vaticano e ridotti allo stato laicale (provvedimento che comporta la perdita definitiva di tutte le prerogative dello stato sacerdotale). Ma, a distanza di tre anni, anni di sofferenze, di umiliazione e di dolore per il giovane sacerdote e per la sua famiglia, la verità è venuta finalmente a galla. Un tribunale civile ha decretato l’innocenza di padre Antonio Molina grazie alla confessione dell’accusatore che ha ammesso di aver infangato l’onore del sacerdote: «erano solo calunnie». Un caso che ha del paradossale se si pensa che si tratta di un sacerdote condannato dalla stessa Chiesa ma dichiarato innocente dallo Stato [Del caso si sono interessati ampiamente i media locali, segnaliamo in modo particolare la dettagliata inchiesta dell’inserto “Septimo Sentido” del giornale locale “La prensa grafica”].

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Spagna: una storia unica, mossa dalla fede. Dal Pilar a Guadalupe

Sangue, violazioni, sacrifici umani e cannibalismo alla base delle “civiltà” precolombiane: «satanismo totale!» Ecco il panorama che trovarono gli spagnoli mossi da uno slancio missionario dopo aver cacciato l’invasore islamico dalla penisola iberica.

È in uscita in questi giorni il nuovo libro di Angela Pellicciari intitolato “Una storia unica. Da Zaragoza a Guadalupe” edito dalle edizioni Cantagalli di Siena. Autorevole storica del Rinascimento, docente di Storia della Chiesa ed esperta in rapporti tra massoneria e Chiesa Cattolica, con i suoi libri Angela Pellicciari ha più volte affrontato e demolito molte delle “leggende nere” riguardanti la storia della Chiesa. In questo nuovo libro si concentra sulla Spagna ed in particolare su due elementi cruciali della sua storia: la “reconquista” con la quale l’invasore islamico viene cacciato definitivamente dalla penisola iberica e la scoperta e colonizzazione del Nuovo Continente. In entrambe i casi, come documenta Pellicciari, è la fede di un popolo – guidato da re e regine santi – a riuscire vittorioso in imprese umanamente impossibili.

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Attacco a Wojtyla e all’ermeneutica della continuità.

Karol Wojtyla non avrebbe mai immaginato che a mettere le mani sull’Istituto da lui fondato per approfondire gli studi teologici su matrimonio e famiglia alla luce dell’insegnamento di Humanae Vitae, Familiaris Consortio e Veritatis Splendor, sarebbe stato un suo successore sul Soglio Pontificio. Ma la nomina di mons. Vincenzo Paglia a Gran Cancelliere dopo i due Sinodi sulla Famiglia e la pubblicazione di Amoris Laetitia, non faceva presagire nulla di buono sul futuro dell’Istituto. Per questo chi si sorprende delle recenti decisioni dei nuovi vertici dopo la pubblicazione dei nuovi Statuti (licenziamenti eccellenti, drastica riduzione della teologia morale, accentramento di potere, aggiunta di nuove materie e nuovi professori lontani dallo spirito e dalla vocazione originaria dell’Istituto) pecca di ignoranza o di ingenuità. In ballo c’è molto di più di un, pur prestigioso, polo accademico. Ciò che è in ballo è l’eredità teologica di Paolo VI, di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI sulla morale, sulla sessualità, il matrimonio e la famiglia.

Come sottolinea Matteo Matzuzzi su Il Foglio la guerra contro Giovanni Paolo II “non è solo questione di istituti soppressi o riformati”, ma – canonizzato Wojtyla – “la battaglia è tra chi vuole salvarne l’eredità e chi la vuole archiviare in nome dello spirito del tempo”.

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Crollo delle vocazioni nella Chiesa: problema politico o questione di fede?

Qualche giorno fa ho letto su Stilum Curiae, il blog del giornalista Marco Tosatti, il commento di un sacerdote romano riguardo al tema del crollo delle vocazioni sacerdotali (Qui l’articolo in questione). Si parlava anche del prossimo Sinodo sull’Amazzonia e dell’intenzione di ridiscutere l’obbligo del celibato e il reintegro dei “preti sposati” per supplire alla penuria di vocazioni. Sono rimasto sorpreso leggendo che il sacerdote romano neghi quello che, dal mio punto di vista, di laico “informato sui fatti”, è il punto focale della questione: la fede dei candidati. Il sacerdote afferma senza mezzi termini che a determinare il crollo delle vocazioni ci sono dei motivi che «non c’entrano assolutamente niente con la fede dei ragazzi o degli uomini che chiedono di incominciare il percorso per diventare sacerdoti». Dopo aver affermato che la crisi esiste solo nel mondo occidentale perché le chiese dell’Asia e dell’Africa pullulano di vocazioni (e su questo ritornerò), asserisce che il problema è nella «politica che ha accompagnato il discernimento delle ammissioni».

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