Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Archivio per il tag “Italia”

Italia “invadida” por fieles del Camino Neocatecumenal en vista del encuentro con el Papa Francisco

UNA “INVASION” PACIFICA POR LAS CALLES ITALIANAS 

Centenares de millares de fieles pertenecientes al Camino Neocatecumenal han invadido las calles de las ciudades italianas en vista del encuentro con el Papa Francisco que tendrá lugar el sábado en ocasión de los cincuenta años de la llegada del Camino a Roma. Una invasión pacifica que ha visto desfilar por las ciudades grupos llegados de los cinco continentes. Familias con niños (muchos), jóvenes, seminaristas y sacerdotes. Una invasión caracterizada por sentimientos de alegría y gozo, acompañada por cantos y salmos, con guitarras, panderetas y tambores. Muchas plazas y parques han visto danzar en corro a los peregrinos, en especial los lugares santos, los santuarios y las ciudades donde vivieron los grandes santos de la península italiana.

Desfilan banderas de todos los países del mundo: desde Panamá (los anfitriones de la próxima Jornada Mundial de la Juventud, 250 personas) a Kazajistán y Siberia (100). También han acudido a Roma, con muchos sacrificios y dificultades, centenares de fieles de Honduras y una decena de Venezuela.  Muchos los argentinos y los norteamericanos. También llegan de Corea del Sur, de Japón de Medio Oriente, de la Tierra Santa, de Africa y de Oceania… Continua a leggere…

Annunci

Renzi: il laicismo in autostrada! Il Vescovo: “Non si calpestino le radici cristiane del popolo!”

renzi2Il premier italiano Matteo Renzi ha esplicitamente vietato la celebrazione religiosa prevista per l’inaugurazione dell’autostrada Ss77 ‘Val di Chienti’ che collega Foligno a Civitanova.

A darne notizia, parlando all’emittente diocesana Radio Gente Umbra, è stato il vescovo di Foligno mons. Gualtiero Sigismondi che ha comunque preso parte al rito laico con “serena amarezza” dovendo recitare in segreto la preghiera preparata per quel giorno. Il Vescovo ha ricevuto l’ordine da parte dell’Anas che, 24 ore prima dell’inaugurazione prevista per il 28 Luglio, ha comunicato la volontà della Presidenza del Consiglio di vietare la celebrazione religiosa per sostituirla con una cerimonia laica, priva di riferimenti confessionali. Al vescovo è stato dunque impedito di benedire l’opera e i lavoratori.

Seppure con serena amarezza ho comunque voluto partecipare a quel momento, visto che negli anni ho celebrato più volte l’Eucaristia all’interno dei cantieri delle gallerie, insieme agli operai”.

Il Vescovo ha criticato il tentativo del governo di voler “calpestare, sradicare ed ignorare” le radici cristiane della regione:

Nel silenzio ho comunque benedetto quella strada, già benedetta dai pellegrini che ne hanno tracciato il percorso e dal sudore della fronte di chi l’ha realizzata. Le radici cristiane della nostra terra non possono essere ignorate, calpestate o sradicate: soltanto un’identità spirituale, e dunque culturale, più chiara e serena, senza complessi, è la via maestra, l’autostrada, per continuare ad attraversare i giorni della storia”

renzyDopo otto anni di lavoro l’autostrada è stata inaugurata ed aperta il 28 luglio. Alla cerimonia di inaugurazione ha partecipato il Premier Renzi col ministro Graziano del Rio due politici che si autodefiniscono “cattolici praticanti” ma che, a quanto pare, non hanno avuto problemi ad escludere dall’evento pubblico la fede e la religiosità del popolo che ha lavorato nella costruzione e che usufruirà di questa importante via di comunicazione. “Questa strada è il paradigma del rilancio del paese. Accade che imprese che sembravano impossibili a un certo punto si realizzano”, ha detto Renzi cavalcando l’onda di entusiasmo per la tanto attesa infrastruttura, in vista del referendum costituzionale.

Renzi non ha disdegnato di ricordare con nostalgia gli anni della sua formazione con gli scout quando a Nocera Umbra era in “In un campo scout per aiutare le popolazioni umbre colpite dal terremoto” e già sentiva parlare di questa strada. Un generosissimo e volenteroso “scout” diventato Premier che ora però mette da parte la Chiesa e zittisce il Vescovo per mostrarsi eroe nazionale e fautore di un’opera così tanto attesa e necessaria per l’Umbria e le Marche.

Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno dal 2008, ha affermato che gli sarebbe piaciuto chiamare quella strada “Freccia Lauretana” in onore all’antico cammino percorso dai pellegrini in viaggio verso la Vergine di Loreto. Ecco la preghiera preparata dal Vescovo per l’occasione che non è stata potuta pronunciare in nome del laicismo del governo democratico giacobino (ma cattolico) di Matteo Renzi:

“Dio di infinita Misericordia, che sei sempre vicino ai tuoi figli pellegrini nel tempo e nello spazio, benedici quanti hanno progettato e realizzato questa arteria stradale che, correndo lungo il tracciato dell’antica Via Lauretana, merita il nome di Freccia Lauretana. Accogli in Paradiso coloro che sono morti nei cantieri di questa grande opera e concedi ai loro familiari di fermarsi nell’area di servizio della speranza Pasquale. Accompagna quanti transiteranno per questa via che collega l’Appennino all’Adriatico, unendo l’altezza e la bellezza dei monti alla profondità e alla limpidezza del mare. Il tuo Angelo santo li preceda e li accompagni. Amen”.

autostradaIl triste episodio fa pensare – per opposizione – a ciò che è successo a giugno a Panamá, piccolo paese centroamericano balzato agli onori della cronaca perché scelto da Papa Francesco come sede della prossima Giornata Mondiale della Gioventù nel 2019. A Panamá si sono da poco conclusi i lavori per l’ampliamento del Canale, una delle opere di ingegneria più maestose e impegnative che siano mai state affrontate. Il governo, guidato dal presidente cattolico Juan Carlos Varela, non ha disdegnato di organizzare una Messa di Rendimento di Grazie per l’ampliamento del Canale di Panamá: presente tutta la Conferenza Episcopale del paese e le più alte cariche dello Stato assieme al Presidente della vicina Costa Rica. Un evento solenne, presieduto dall’arcivescovo della Capitale mons. Ulloa, un evento di cui la Presidenza del Governo non si vergogna ma, al contrario, si inorgoglisce.

Questo esempio può aiutarci a riflettere. Rendere grazie a Dio per la buona riuscita dell’impresa delle proprie mani è forse cosa troppo bigotta per i nostri politici? Ringraziare Dio e chiedere di benedire e di proteggere il suo popolo, non dovrebbe rappresentare un motivo di vergogna o di fastidio per un Capo di Stato cattolico. Non si capisce se questa decisione sia frutto di pressioni esterne provenienti dall’Europa che conta (il solito ritornello “E’ l’Europa che ce lo chiede”) o se sia frutto di una personale radicalizzazione del Premier che in nome del laicismo ha deciso di nascondere, poco a poco, i cristiani e il cristianesimo dentro le sacrestie come garanzia di progresso e in nome di un’errata concezione di laicità dello stato. Può, un cristiano impegnato in politica, pensare di fare a meno di Dio nel suo impegno per la nazione e la società? Ma Renzi, di cosa hai paura?

Miguel Cuartero Samperi

Articolo originale pubblicato su Aleteia.org

Post Scriptum: Com’era da aspettarsi l’articolo ha sollevato un bel “dibattito” tra indignati e laicisti plaudenti. Qualcuno – un amico cattolico, detto per inciso – mi ha fatto notare che una benedizione in meno non può essere un dramma per la nostra nazione (ho edulcorato il tono per esprimerne il concetto). La perspicacia non è mai abbastanza: fortunatamente nessuno si strapperà le vesti per questo episodio. Ma il gesto è significativo, piccolo ma grave, e la dice lunga sul cammino intrapreso dal nostro governo. Non accorgersene, o peggio accorgersene e non curarsene, mi sembra una mancanza ancora più più grave per chi tiene (o dice di tenere) al futuro della nostra società. Non è il divieto di benedizire in sé che crea un problema, ma il fatto che un gesto, in fondo così discreto quanto significativo, infastidisca la nostra Presidenza del Consiglio, così democratica e così cattolica.

Per approfondire: “Benedizione? No grazie…

 

L’Italia del cazzeggio: Benigni bandiera culturale (di A. Socci)

danteNell’Italia del cazzeggio si ride e si scherza, si sta allegri e si fa cabaret anche se siamo in Senato, anche se si parla di Dante Alighieri.

Nell’Italia del cazzeggio Benigni diventa la nuova bandiera culturale e Dante un poeta policamente corretto che contenta e piace a tutti: piace agli atei pur essendo stato un fervente credente; piace agli omossessualisti pur avendo collocando i sodomiti nei circoli infernali; piace ai progressisti pur essendo stato un cattolico tradizionalista e conservatore (“ma in realtà è solo cattolico” afferma Socci); piace alla Sinistra italiana – tanto affine e gemellata all’Islam – pur avendo gettato Maometto all’inferno tra i “seminatori di discordie”; piace a preti, cardinali e vescovi “sessantottini” e “misericordisti” pur avendo riempito l’inferno di peccatori e perfino di Sommi Pontefici peccatori.

Insomma l’Italia del cazzeggio sa prendere ciò che di buono c’è anche nella divina commedia e trasformarlo in un glorioso inno del “pensiero sciolto”. Ne parla Antonio Socci su Libero nell’articolo che segue spiegando come “negli ultimi quindici anni Dante – o meglio il Dante benignesco – è entrato nel Pantheon del progressista italico”.

***

IL (VERO) DANTE CHE NON SENTITE DA BENIGNI (di Antonio Socci)

In altri tempi a celebrare solennemente in Senato, alla presenza del Capo dello Stato, il 750° anniversario della nascita di Dante Alighieri, sarebbero state chiamate personalità del calibro di Francesco De Sanctis o Benedetto Croce.

Ma ogni epoca ha i vati che merita. Così, pare per volontà del presidente Grasso, il Senato nei giorni scorsi ha fatto tenere la suddetta prolusione al comico di Vergaio, Roberto Benigni. E’ lui il nuovo vate della nazione?

POLITICI E COMICI

Non è facile capire com’è che – per gli attuali vertici dello Stato – un gigante del pensiero e della storia nazionale come Dante debba essere illustrato in Senato da un attore comico.

Perché Benigni questo è: un ottimo comico, divertente, ma pur sempre un comico che va benissimo per la tv e per le piazze.

Ma non risulta che abbia titoli o meriti filosofici, letterari o storici per tenere la prolusione in Senato. Del “Benigni poeta” del resto ricordo solo l’“Inno del corpo sciolto” sulle cui strofe è meglio sorvolare.

Evidentemente il presidente Grasso al nome di Dante riesce ad associare solo quello di Benigni, segno di una “cultura” non proprio vastissima e perlopiù televisiva.

In fondo avrebbe potuto reperire anche sui giornali (non dico sui libri) nomi di intellettuali contemporanei – da Ernesto Galli della Loggia a Umberto Eco, al cardinale Giacomo Biffi – a cui affidare una riflessione che avesse un’autorevolezza adeguata all’aula del Senato.

Ma i vertici dello Stato ritengono che Benigni sia l’oratore più adatto per gli attuali parlamentari. Qualcuno ha notato che di questo passo potrebbero chiamare in Senato a celebrare il Petrarca un Alvaro Vitali e Checco Zalone per il Manzoni.

Forse il paragone non è giusto. Bernigni ha fatto obiettivamente una buona opera di divulgazione popolare con le sue letture dantesche. Sono molto divertenti gli spettacoli che ha dedicato alla Divina Commedia. Ma sono appunto spettacoli di un ottimo attore comico.

IL NOSTRO DESTINO

Altra cosa dovrebbe essere una solenne riflessione in Senato sul 750° anniversario della nascita di un poeta così grande e così importante per il nostro Paese da aver letteralmente coniato la nostra lingua italiana (perché – se non lo si sa – la Divina Commedia fu scelta come il canone della nostra lingua).

Possibile che delle nostre istituzioni e della nostra identità culturale millenaria si abbia una considerazione che non va oltre gli esilaranti spettacoli di un attor comico?

Possibile che nessuno abbia sentito, nell’occasione, la necessità di una riflessione seria sulla nostra identità nazionale?

Sarebbe questo il “senso delle istituzioni” che viene sempre sbandierato da lorsignori?

Ed è questa la consapevolezza culturale che le nostre classi dirigenti hanno della storia e del destino di questo Paese?

POLITICALLY CORRECT

Da Benigni, in Senato, per questa nostra Italia del cazzeggio, è arrivata la solita raffica di battute. Simpatica quella secondo cui PD significherebbe “Partito di Dante”.

dante benigniLui l’ha detta ridendo, ma si sa che Arlecchino si confessa burlando e – in fin dei conti – l’operazione fatta in questi anni da Benigni è stata proprio questa: trasformare Dante in un autore “politically correct”.

Infatti si è verificato questo singolare e buffo fenomeno: negli ultimi quindici anni Dante – o meglio il Dante benignesco – è entrato nel Pantheon del progressista italico.

Curioso no? Con il ’68 la Divina Commedia fu di fatto spazzata via dalla scuola, Dante era considerato un barboso bigotto reazionario.

Poi Benigni, per la sua Italia progressista, l’ha tirato fuori dal lazzeretto in cui era stato relegato. Ma non che oggi Dante venga letto o davvero riproposto a scuola e studiato e amato. No.

Quanti fra coloro che si dicono appassionati dantisti sulla scorta di Benigni hanno mai sentito parlare o letto Auerbach o Contini o Singleton? Ancor più si tengono a distanza dalla dottrina cattolica di Tommaso d’Aquino e Bernardo di Chiaravalle che struttura tutta la Commedia.

Figuriamoci.

Il Dante dell’intellettuale collettivo e della Sinistra benpensante in realtà è Benigni, non il poeta della Divina Commedia che resta – ai loro occhi – un indigeribile trombone cattolico-reazionario.

Infatti Benigni, per renderlo digeribile al delicato stomaco della sinistra salottiera, ha “appannato” il vero Dante, quello “politicamente scorretto”, scomodo e urticante.

IL VERO DANTE

Oggi il vero Dante, redivivo, sarebbe letteralmente schifato e considerato quasi un appestato, sia nelle curie ecclesiastiche che in quelle laiche, come del resto gli accadde in vita.

Infatti visse ramingo e braccato. Fu considerato un fallito come politico e pure come intellettuale se – lui vivente (già circolavano l’Inferno e il Purgatorio) – fu data l’incoronazione di poeta (che era un po’ il Nobel di allora) a un tal Albertino Mussato, per aver scritto una tragedia, l’ “Ecerinis”, che nessuno ricorda più.

Dante fu esiliato da Firenze e morì in contumacia (come Craxi!) con l’accusa di “barattiere”, cioè tangentista. Dunque o Dante era un ladro (perciò sarebbe considerato col disprezzo riservato ai politici corrotti) o – ed è certo – non lo era e allora fu vittima di una giustizia di parte (politicizzata), davanti alla quale – fra l’altro – non volle comparire disprezzandola (così guadagnandosi la condanna al rogo).

Del resto ha lasciato nella Commedia parole di fuoco contro chi lo condannò. Ed insieme il suo alto lamento sull’Italia che vede come un “bordello” e come una nave senza timoniere, sbattuta qua e là dalle tempeste e rovinata da classi dirigenti miserabili.

Ma il Poema sacro – che non ha eguali nella letteratura mondiale (in questo Benigni ha ragione: “non è l’apice della letteratura italiana, è l’apice di tutte le letterature, non c’è niente di più alto”) – contiene pure un’impressionante e “spudorata” serie di violazioni del politically correct, tale da fare impallidire l’odierna mentalità dominante.

Tempo fa un’associazione internazionale – riferiva il Corriere della sera – ne chiese la cancellazione dai programmi scolastici o la “correzione” dei suoi presunti contenuti “islamofobici, razzisti ed omofobici”.

In realtà non c’è nessun razzismo, ma è vero che il poema dantesco può sembrare urticante a due “partiti” oggi agguerritissimi, il mondo musulmano e il movimento gay, in riferimento a coloro che il poeta pone all’Inferno.

Del resto, da “cattolico integralista” come oggi lo si definirebbe (ma in realtà è solo cattolico), mette all’inferno pure gli eretici, i bestemmiatori, gli adulatori e (pur essendo lui alquanto sensibile alle grazie femminili) anche i lussuriosi.

PAPI ALL’INFERNO

Infine, come se non bastasse, condanna con parole di fuoco diversi papi del suo tempo, mettendoli all’inferno e sparando a zero sulla corte pontificia, pur professandosi cattolicissimo. Anzi, proprio perché cattolico.

Cosa che oggi, in tempo di bigottismo imperante, sarebbe ritenuta inammissibile: ma lui era cattolico, non clericale, né papolatra, mentre oggi tutti sono clericali e papolatri, senza però professare la fede cattolica.

Il cardinale Giacomo Biffi ha scritto: “La cristianità ha un esempio ammirevole del connaturale connubio tra fede e libertà in Dante Alighieri. Proprio la sua indubitabile adesione alla verità cattolica consente e illumina la sua perfetta autonomia di giudizio, svincolata da ogni timore o condizionamento umano. Dante non teme di criticare l’operato dei papi e le loro scelte operative, fino a collocarne diversi nel profondo dell’inferno. Ma in lui non viene mai meno e mai minimamente s’attenua ‘la reverenza delle somme chiavi’ (Inf. XIX, 101). Quando si tratta di esprimere riserve o biasimi che egli ritiene dovuti, non ci sono sconti né per i laici, né per gli ecclesiastici, né per i monarchi, né per i semplici cittadini… tenuti tutti, senza eccezioni, ad attenersi alla legge evangelica”.

Dante non fu solo il più grande dei poeti, ma – essendo davvero cristiano – fu un uomo libero. E per questo scomodo.

 Antonio Socci

 Da “Libero”, 10 marzo 2015

La gnosi al potere: così la storia è guidata dagli illuminati

“Si può asserire fondatamente
che la scienza storica sembra essere
una congiura degli uomini contro la verità”
(papa Leone XIII)

cop gnosi al potere.inddAleteia – Una raccolta di articoli sintetici ma accuratamente documentati che cercano di fare luce su alcuni punti oscuri della storia italiana ed europea degli ultimi due secoli: dall’Unità d’Italia all’Unione Europea, da Pio IX a Francesco, da Cavour alla Merkel.

Si presenta così il nuovo libro di Angela Pellicciari, “La gnosi al potere”, in cui raccoglie i contributi offerti durante molti anni a diverse testate giornalistiche nazionali. Un lavoro che unisce magistralmente la serietà della ricerca storica (documentata e ragionata) con il linguaggio diretto e abbordabile della divulgazione giornalistica.

Professoressa di storia e filosofia, giornalista e storica della Chiesa, Angela Pellicciari (orgogliosamente cattolica e orgogliosamente polemica) ci offre un piccolo manuale di “sopravvivenza storiografica” contro i luoghi comuni e le mezze verità (se non addirittura le falsità) con cui la storia, soprattutto quella italiana, ci viene ancora raccontata ed insegnata.

Esperta di Risorgimento, di papi e di massoneria, l’autrice rivela da subito che il filo rosso della storia moderna è lo stesso “da quando la massoneria è arrivata al potere in Italia a metà dell’Ottocento”. Son gli ideali della rivoluzione francese sbarcati in Italia con Napoleone e conservati come seme da far germogliare, nei cuori dei fautori dell’unificazione. Dai fatti storici – qui raccontati nei particolari senza nessun tipo di edulcorazione politicamente corretta – emerge con chiarezza la costante presenza di una macchinazione di tipo gnostico che pretende di guidare le sorti delle nazioni con l’audacia e la spavalderia di chi si considera migliore, superiore, depositario geloso – e privato – di una verità suprema, di una luce particolare, di una illuminazione superiore. Tutti i testi raccolti in questo volume hanno come denominatore comune la “gnosi”, e cioè, quella corrente di pensiero filosofico-politica che si erge a guida suprema delle sorti delle nazioni – composte di masse, senza educazione, senza conoscenze.

garibladi  tricoloreE’ facile constatare quanto la Chiesa Cattolica, i Sommi Pontefici e il cristianesimo in generale siano d’intralcio a questo progetto di dominio culturale. La Chiesa – con la sua antropologia, dottrina dell’uomo per mezzo di Cristo, libero arbitrio, dignità umana, sacralità della vita, pari dignità di uomo e donna nel rispetto delle differenze, difesa della famiglia e della vita (dal suo inizio alla sua fine), condanna dei disordini che negano la natura della sessualità – rappresenta un muro contro la propaganda gnostica che vuole ingannare le masse per condurle a ragionare secondo un pensiero unico.

La prova di questa tesi, che potrebbe sembrare audace nella sua terminologia e nei toni, è presente fin dalle prime pagine del libro dove lo Stato Pontificio retto da Pio IX (definito da Garibaldi “un metro cubo di letame“) rappresenta il maggiore ostacolo al progetto liberal-massonico di unificare la penisola sotto la bandiera della casa Savoia. L’accusa mossa alla Chiesa è quella di impedire il progresso: ancora Garibaldi accusava il papa di essere “la più nociva fra le creature”, perché “ostacolo al progresso umano, alla fratellanza fra gli uomini e popoli”.

La massoneria è la protagonista assoluta del Risorgimento (“vero ispiratore e motore”), un risorgimento sostanzialmente anticattolico, che mira, non solo alla fine del potere temporale dei papi, ma al completo smantellamento del cattolicesimo così profondamente radicato nell’animo degli italiani (prima ancora che fossero italiani). Per questo motivo il mondo protestante offre tutto il suo sostegno economico, propagandistico e militare alla causa dei Savoia. Paradossalmente, l’unico “collante” che poteva divenire vero motivo di coesione tra le varie parti della penisola, diviene, nel progetto liberale, l’impedimento più grande all’unità nazionale voluta dal Regno Sabaudo.

Come convincere dunque le masse cattoliche a sposare l’idea di un’unificazione che miri alla costruzione di una nuova patria liberale e repubblicana? Maestri di inganno, i protagonisti del Risorgimento, combattono la loro battaglia travestendosi da agnelli, mansueti e credenti. “I carbonari – scriverà Pio VII in una bolla di scomunica – simulano straordinario rispetto e zelo verso la religione cattolica (…)”; sono “uomini astuti”, lupi rapaci “vestiti da agnelli”. Mazzini, Cavour, Garibaldi, lo stesso Carlo Alberto, le élites rivoluzionarie, utilizzano proprio questa forma di inganno. Parlano come credenti, i loro discorsi sembrano sgorgare da animi profondamente devoti e credenti; il “progresso” – afferma Mazzini – è “legge di Dio”, è Dio a volerlo. Allo stesso tempo però la sua vera speranza è che tutti smettano di essere cristiani: è lo stesso scopo della massoneria che mira a “Raccogliere tutti gli uomini liberi in una gran famiglia” che “debba succedere a tutte le chiese fondate sulla fede cieca e l’autorità teocratica, a tutti i culti superstiziosi, intolleranti e nemici tra loro, per costruire la vera e sola chiesa dell’Umanità“.

L’unità d’Italia, dunque, rientra in un progetto più grande, quello di liberare il popolo, strappare le masse dall’influenza della religione e creare un sistema di controllo delle libertà e di formazione delle coscienze. Tutto sarà più facile con uno stato centrale autoritario e organizzato che abbia in mano l’esercito, l’istruzione e gli altri istituti ministeriali. Tutto si svolge, però, in un clima di celebrazione della libertà e di fiducia per un futuro migliore (progresso): il Cristianesimo sarà religione di Stato (salvo poi perseguitare i gesuiti e chiudere gli ordini religiosi “dannosi perché inutili” e confiscarne tutti i beni perché appartenenti di diritto allo Stato. Vedi “Legge sui conventi” del 1855). La libertà sarà il motto del nuovo Stato (salvo poi impedirne l’esercizio tramite la censura della stampa cattolica e anche l’abolizione delle festività per non lasciar che ci si distolga dal lavoro per “dedicarsi all’ozio”). Progresso, progresso, progresso: ecco la nuova religione a cui puntano i governi illuminati e liberali.

onuMa il libro in questione non si limita al periodo rinascimentale, al quale la scrittrice ha dedicato gran parte dei suoi studi e delle sue pubblicazioni, e al quale fa continui, e calzanti, riferimenti. La Gnosi al Potere parla anche dei nostri giorni: parla del Novecento che “è stato la palestra, a sinistra come a destra, delle magnifiche realizzazioni della gnosi al potere”. Si parla del potere della Massoneria che, attraverso la classe dirigente, ha governato a lungo nel nord America sigillando i propri simboli sul dollaro nazionale e promuovendo la persecuzione dei cattolici come è avvenuto in Messico col governo di Elias Calles (la vicenda dei Cristeros). Parla delle ideologie totalitarie (di diverso segno ma di stessa matrice) che hanno afflitto il XX secolo; del feroce tentativo di Marx e Lenin (fautori, così come Hitler, di una gnosi salvifica) di sterminare ogni religione, ed in particolare il cristianesimo, perché strumenti di alienazione capitalista, oppio dei popoli e impedimento per la realizzazione di un nuovo mondo fine ultimo dell’utopia comunista. Parla delle continue persecuzioni dei cristiani, a livello politico, giuridico e culturale; del continuo discredito gettato sulle autorità ecclesiastiche e sul magistero ufficiale della Chiesa (cavalcando gli scandali ed ignorando il servizio sociale, culturale e salvifico offerto al mondo); degli attacchi alla gerarchia cattolica, al Vaticano e al Papa.

Si parla anche dell’ONU che, abbandonata la sua impostazione iniziale ispirata ai diritti dell’uomo, fonda il proprio operato su “nuovi diritti” basati sul consenso popolare e sul relativismo morale. Così ha agito l’ONU nelle conferenze internazionali del Cairo (1994), di Pechino (1995) e di New York (2000): creando nuovi diritti (aborto, eutanasia, omosessualità…), coniando un nuovo lessico, o neo-lingua (concetti come reproductive healt, birth control, gender identity…), al fine di promuovere un cambio di mentalità e un nuovo progetto culturale mondialista da applicare (per ordine dell’organismo internazionale) prima di tutto nei paesi in via di sviluppo. Ecco dunque ad esempio il dilagare – deciso a tavolino dalle “Nazioni Unite” basandosi sulle teorie del neo-malthusianesimo – di politiche sanitarie che mirano ad eliminare il problema della sovrappopolazione e della crescente povertà promuovendo sterilizzazioni, contraccezione, aborti, relazioni omosessuali (non problematiche per la crescita della popolazione) e una mentalità sostanzialmente edonistica, materialistica e chiusa alla vita.

Si parla del lavoro delle ONG, longa manus dell’ONU e dell’Europa che ha deliberatamente dimenticato le sue “radici cristiane” che segnano la sua profonda identità storica, filosofica e culturale. Si parla del sogno europeo – in via di realizzazione – di diventare un super-stato, una super potenza economica, disposta ad escludere chi non riesca ad essere abbastanza competitivo e abbastanza obbediente alle disposizioni finanziarie imposte dall’alto. Si parla delle teorie del genere, tanto discusse in questi ultimi mesi a causa dei palesi tentativi di imporle a livello internazionale attraverso i programmi politici, sanitari e scolastici, spacciandole per teorie scientifiche e infallibili. Si parla della propaganda omosessualista, sponsorizzata dalle istituzioni internazionali e sostenuta economicamente dai potenti mezzi delle lobby LGBT, dell’attacco alla famiglia naturale considerata un mucchio di stereotipi superati e della superiorità della cultura e delle leggi statali sulla natura e sulle tradizioni religiose e familiari.

Se tutto questo (e molto altro) avviene grazie a un consenso internazionale e in un clima di serena accoglienza generale, è merito delle capacità comunicative dei circoli di potere, che promuovono le loro teorie e le loro iniziative in modo seducente e con un linguaggio sempre attraente, attento ai diritti personali, alla libertà e alla tolleranza. Tipica caratteristica della strategia gnostica è quella di tenere segreti gli scopi ultimi del proprio agire e, allo stesso tempo, giustificare il proprio operato come un servizio alla dignità, alla libertà e al progresso dell’uomo.

Ma la storia insegna che, in questa battaglia, ogni volta che viene colpita la verità, sorge qualcuno disposto in qualche modo a difenderla ed a morire per essa. Ché in fondo, non sia tutto perduto?

 Miguel Cuartero
@mcuart

Il libro: Angela Pellicciari, La gnosi al potere. Perché la storia sembra una congiura contro la verità, Fede & Cultura, Verona 2014.

L’autrice: Ex-sessantottina, ex-ribelle, ex-di-sperata, Angela Pellicciari ha ritrovato la speranza e la fede grazie all’incontro con Dio avvenuto tramite il Cammino Neocatecumenale negli anni della gioventù. Esperta di Risorgimento, di papi e di massoneria, ora combatte la buona battaglia evangelizzando, scrivendo e insegnando (a scuola o alla radio). Per saperne di più, visita il suo sito internet: www.angelapellicciari.it

Articolo originale pubblicato su Aleteia il 09/02/2015

Piersanti Mattarella: il fratello del presidente ucciso dalla mafia.

mattarellaAleteia – Il nuovo presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella conserva ancora nel cuore il ricordo straziante del giorno in cui suo fratello Piersanti, allora presidente della regione Sicilia, fu brutalmente ucciso, a soli 44 anni, da un sicario sotto la sua abitazione a Palermo in via della Libertà, sotto gli occhi della moglie Irma e ai suoi due figli Bernardo (20 anni) e Maria (18 anni). Fu proprio Sergio ad accorrere sulla scena del delitto per estrarre il corpo morente del fratello dall’abitacolo della macchina; fu lui, con i vestiti sporchi di sangue, ad annunciare ai giornalisti accorsi in ospedale che non c’era più nulla da fare.

In un recente libro pubblicato dalle edizioni San Paolo, il giornalista Giovanni Grasso racconta la vita del politico italiano che dedicò la propria vita alla giustizia e al rinnovamento politico e sociale della sua regione (Giovanni Grasso, Piersanti Mattarella. Da solo contro la mafia, San Paolo 2014, € 14,00). Si tratta della prima biografia completa di Piersanti Mattarella che ha il merito di ricordare una figura dimenticata ma altamente rappresentativa della politica italiana negli anni del terrore. Il libro racconta la biografia del politico democristiano, gli anni della sua formazione, il percorso intellettuale, politico e religioso, il periodo trascorso a Roma, la responsabilità politiche, il rapporto con la mafia e col terrore, fino al triste giorno della suo atroce assassinio, avvenuto due anni dopo l’omicidio del presidente Aldo Moro, che fu per Mattarella guida ed esempio.

Era domenica, il 6 gennaio del 1980 e la famiglia Mattarella era pronta per recarsi alla parrocchia di San Francesco di Paola per l’Eucaristia dell’Epifania. La gioia del Natale appena trascorso si mescolava in quel giorno con la distensione e la allegria di una domenica passata in famiglia: la passeggiata in macchina, l’Eucaristia, il pranzo, il pomeriggio in compagnia. Anche gli uomini della scorta del Presidente della Regione erano con le proprie famiglie, godendo del riposo concessogli da Mattarella perché “se vogliono ammazzarmi lo fanno egualmente”.

PierSantiMattarellaLa tragedia si consumò in pochi minuti: un sicario – mai identificato – si avvicinò alla macchina guidata da Piersanti mentre i suoi familiari entravano nella vettura per disporsi a partire. Sei pallottole sentenziarono la fine del giovane politico che si accasciò sul volante accanto alla moglie e morì pochi minuti dopo l’arrivo in ospedale. Palermo rimase sconvolta, così come tutto il paese che viveva gli anni del terrorismo politico. I giornali, le autorità politiche e giudiziarie costruiscono ipotesi ma su questo omicidio non si riuscì a fare chiarezza e a scoprirne i mandanti. Forse le organizzazioni mafiose, forse il terrorismo politico (nessuna rivendicazione fu attendibile), fatto sta che il Presidente della Regione con le sue iniziative politiche intralciava i piani e gli interessi di qualche potente organizzazione.

Al funerale accorsero centinaia di persone tra cui il presidente italiano Sandro Pertini che, abbracciando la moglie del politico defunto confiderà di avere “perso un amico” (p. 36). Il cardinale Pappalardo, arcivescovo di Palermo, pronunciò nell’omelia parole dure per denunciare le “forze oscure” che provocarono “atroce assassinio”. Allo stesso tempo ricordò che la dedizione e l’impegno politico di Mattarella scaturivano da “una vita cristiana profonda e autentica” grazie alla quale “il Signore non lo colse impreparato”: “La comunione con Cristo diventava presupposto ed esigenza di piena solidarietà e comunione con gli uomini” (pp. 37-39).

Piersanti era un figlio d’arte: suo padre Bernardo fu un politico di spicco della Sicilia degli anni trenta che sposò gli ideali di don Luigi Sturzo (appena diciannovenne fondò una sezione del Partito Popolare nella sua città), fu amico di De Gasperi e La Pira, fece parte attiva della Azione Cattolica divenendo presidente diocesano della Gioventù Cattolica. Bernardo Mattarella nacque a Castellammare del Golfo (TP), comune che diede i natali a intere famiglie mafiose di fama internazionale, il paese fu la roccaforte di organizzazioni mafiose e massoniche. Bernardo effettuò un brillante percorso politico che lo portò fino a Roma. Nel dopoguerra fu sottosegretario per la Pubblica Istruzione nei governi Bonomi e sottosegretario di Stato ai Trasporti dei Governi De Gasperi.

mattarella1La famiglia Mattarella si trasferì dunque nella capitale e fu lì che il figlio di Bernardo, Piersanti (che, in parte, deve il suo nome al beato Pier Giorgio Frassati), si formò come cristiano e politico, frequentando l’Azione Cattolica dai padri maristi del San Leone Magno (in via di Santa Costanza, dove ancora oggi lo ricorda una lapide commemorativa). Prestò divenne responsabile dell’educazione dei più giovani, ruolo che ricoprì con entusiasmo ed intransigenza. In un articolo pubblicato sulla rivista “Junior”, nel 1956, definiva la “mancanza di entusiasmo, indifferenza” come “la malattia del secolo”. Nonostante le incomprensioni coi religiosi, il giovane Mattarella fu molto attivo nella associazione e sensibilizzò molti compagni dell’AC a intraprendere attività di impegno sociale e di animazione liturgica in quartieri periferici della capitale. Successivamente ricoprì diversi incarichi all’interno della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC) dove si distinse – in anni di smarrimento e contrasti interni – per la sua determinazione e il suo equilibrio.

La sua carriera politica fu segnata da un attivismo politico-sociale frutto di una passione e di un entusiasmo che lo caratterizzarono fin dagli anni dell’università. Concluse i suoi studi di giurisprudenza conseguendo la laurea a La Sapienza di Roma per poi, nel 1958, tornare definitivamente a Palermo dove sposò Irma Chiazzase da cui ebbe due figi: Bernardo e Maria. Il suo fu un nuovo modo di concepire il potere e la politica; nel suo impegno con la Democrazia Cristiana cercò di imporre nuovi criteri nella amministrazione regionale con competenza politica e capacità manageriali volti ad eliminare le “incrostazioni” e le abitudini presenti nelle strutture di governo: privilegi, clientelismo, carrierismo, omertà… A questi mali volle sostituire “razionalizzazioni, meritocrazia, accorpamenti, responsabilizzazioni, controlli e divisioni di compiti”. Fu deputato della Assemblea Regionale Siciliana e, nel 1978 fu eletto Presidente della Regione. Si impegnò per una riforma della burocrazia regionale, per renderla più vivace, efficace e utile al rinnovamento sociale. Il criterio fondamentale della sua azione politica fu la consapevolezza che “solo amministrazioni capaci, efficienti, trasparenti, competitive possono, a buon diritto, chiedere allo Stato centrale, ai privati e alle istituzioni europee fondi, sostegni e investimenti produttivi. Si tratta della ‘politica con le carte in regola’ che costituisce uno dei tratti distintivi del programma politico-amministrativo mattarelliano” (pp. 95-96).

Fu definito il “Moro siciliano” a causa del parallelismo della sua storia con la vicenda del primo ministro ucciso dalle Brigate Rosse. Nonostante la fitta nebbia che adombra le circostanze della sua morte, è chiaro che Piersanti Mattarella morì a causa del suo impegno politico. Egli conosceva benissimo i rischi del suo atteggiamento, della sua politica di trasparenza e delle sue scelte in favore della legalità. Andrea Riccardi, nella presentazione del libro di Grasso, afferma che Mattarella “ha rischiato – e alla fine offerto – la sua vita per la politica” (p. 9), questo è il frutto di un atteggiamento cristiano che porta a “non considerare la propria sopravvivenza come valore predominante nel proprio agire”. “Si scopre in Mattarella – prosegue Riccardi – una sintesi tra fede religiosa, cultura e politica, che può apparire remota nell’Italia di oggi”.

Il libro di Giovanni Grasso, “Piersanti Mattarella. Solo contro la Mafia“, ripercorre – in maniera precisa – alcune pagine dolorose della storia politica italiana attraverso la figura di un uomo che seppe mantenere unite le aspirazioni di un rinnovamento politico e la fede cristiana; un politico che, con entusiasmo e tenacia, credette nella possibilità di una nuova stagione politica anche per la sua martoriata Sicilia. La pubblicazione del libro di Grasso rompe quel silenzio che – per l’autore – ha “offuscato la memoria di Mattarella anche dentro la Chiesa Cattolica italiana, di cui Piersanti era e si sentiva figlio devoto e appassionato” (p. 186).

Articolo originale pubblicato su Aleteia il 31 gennaio 2015.

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: