Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivio per il tag “aborto”

Vaticano premia l’abortista (ma non l’aborto). Non era una fake news: la conferma della Santa Sede

E’ tutto vero. Dopo alcuni giorni di imbarazzante silenzio, la Sala Stampa Vaticana ha confermato la notizia che negli ultimi giorni ha creato scandalo nel mondo cattolico.

La notizia, lanciata inizialmente dall’associazione americana Lepanto Institute, ha fatto velocemente il giro del mondo provocando non poco smarrimento tra i fedeli. Si tratta del conferimento della medaglia San Gregorio Magno a Lilianne Ploumen, ex ministro del commercio estero e dello sviluppo dei Paesi Bassi, assieme al titolo onorifico di Comandante nell’Ordine Equestre Pontificio di San Gregorio Magno. A conferma della notizia, la stessa signora Ploumen mostrava con orgoglio l’onorificenza ricevuta “da Papa Francesco” in un video diffuso un’emittente olandese. Continua a leggere…

Prima la vita, poi la salute! La lezione pro-life di Trump e del cardinale Burke

march_for_life Un sostegno storico!
«VP Mike Pence will be speaking at today’s March For Life. You have our full support!» («Il vice presidente Mike Pence parlerà all’odierna Marcia per la Vita. Avete tutto il nostro sostegno»)

e ancora:

«The March For Life is so important. To all of you marching – you have my full support!» («La Marcia per la Vita è così importante. A tutti voi che manifestate: avete tutto il mio sostegno»)

Con queste storiche parole pubblicate su Twitter il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha reso pubblico e ufficializzato il suo personale sostegno alla Marcia per la Vita che il 27 gennaio ha riunito a Washington centinaia di migliaia di persone. Per la prima volta dalla sua fondazione avvenuta 44 anni fa, questa manifestazione pro-life ha accolto sul palco dei relatori un rappresentante della Casa Bianca – il vicepresidente Pence – e il pieno sostegno del Presidente degli States. Nessun presidente aveva mai sostenuto o quantomeno mostrato simpatia verso il popolo della famiglia e della vita che ogni anno a gennaio si da appuntamento nella capitale. Inoltre, parlando alla ABC News, Trump ha lamentato la scorrettezza dei media che, mentre hanno offerto la massima copertura alle marce pro-choice, ignorano completamente la folla pro-life che ogni anno invade Washington. Il presidente della Marcia per la Vita, Jeanne Mancini si è detta “felicissima” dell’appoggio della Casa Bianca ed ha aggiunto «Non avevamo mai visto nulla di simile nella nostra vita!». D’altronde abbiamo già avuto modo di notare quanto l’inaspettata sconfitta della abortista Hillary Clinton avesse letteralmente devastato il mondo pro-choice. Continua a leggere…

Abortisti “devastati” piangono Hillary Clinton! La fine del sogno americano pro-choice

clinton-lacrimeI leader abortisti e le organizzazioni che premono per promuovere l’aborto sono letteralmente “devastati” dalla vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Questi gruppi consideravano un dato di fatto la vittoria di Hillary Clinton e il conseguente trionfo delle politiche abortiste.

Ma la batosta è stata terribile visto che il candidato repubblicano aveva annunciato che in caso di vittoria avrebbe ritirato i finanziamenti alla Planned Parenthood, il centro di pianificazione familiare ultimamente al travolto da molte polemiche e scandali legati alla vendita di organi dei feti abortiti. Trump ha anche promesso che, in caso di vittoria, avrebbe appoggiato le iniziative pro-life, grazie anche al sostegno di numerosi cattolici che lo hanno accompagnato nella campagna elettorale, a cominciare da Mike Pence, scelto da Trump come vice presidente, un evangelico, conservatore e attivo sul fronte pro-life che nel suo intervento dopo l’elezione ha ringraziato Dio “per la grazia concessa”.

hillaryclintoncecilerichardsNon è dunque strano che Cecile Richards, presidente di Planned Parenthood abbia inviato una lettera ai suoi collaboratori confidando i suoi sentimenti dopo l’inatteso e “impensabile” esito elettorale. Pur affermando di non avere parole per descrivere quello che è successo durante le presidenziali e quello che ora si prospetta per la sua società, si è detta “arrabbiata, col cuore distrutto, offesa, impressionata, triste, disgustata, vergognata, scoraggiata, esausta e scossa”.

planned_parenthoodSotto l’amministrazione Obama, infatti, la Planned Parenthood riceveva dallo stato 500 milioni di dollari ogni anno di sovvenzioni pubbliche, un idilio che senza dubbio sarebbe continuato (se non migliorato) con Hillary Clinton. Ora inizieranno i guai per una società che nel 2015 è stata costretta a chiudere 23 centri, totalizzando 300 chiusure negli ultimi vent’anni (con Bill Clinton avevano 938 centri mentre, nel 2015, ne sono rimasti 645).

Una delle immagini-simbolo della notte elettorale sono state le lacrime dei seguaci della Clinton, increduli del fatto che, nonostante l’appoggio dell’establishment, avevano perso queste elezioni. In tutti i media sono apparse le foto dei fan della Clinton in lacrime.

Ma una di queste immagini ha un enorme valore simbolico che trascende l’immagine stessa. Si tratta della foto, scattata da LifesiteNews, nella quale compare una donna sconsolata piangendo accanto a un uomo, anche lui visibilmente commosso.

ilysehogueNon si tratta di una anonima fan della Clinton ma di Ilyse Hogue, presidente della NARAL (National Abortion Rights Action League) una delle più potenti lobby abortiste degli Stati Uniti. Questa organizzazione fu fondata con l’obbiettivo di ottenere l’aborto libero durante tutto il tempo della gravidanza.

Hogue era a un passo di coronare il suo sogno, Hillary Clinton aveva infatti annunciato in campagna elettorale che ogni donna aveva diritto ad abortire fino al momento prima del parto. Si capisce dunque che la sconfitta contro Trump ha lasciato questa leader abortista (una delle voci più influenti e popolari del fronte pro-choice americano) sprofondasse del tutto. “Abbiamo bisogno di Hillary” aveva gridato in un raduno democratico, mentre travolta dagli applausi raccontava la sua “fortunata” esperienza di “aborto compassionevole” procurato in gioventù al fine di poter “realizzare i suoi sogni” libera da impedimenti.

Ilyse Hogue ha dovuto dire addio al sogno di un’America paradiso abortista; ha visto improvvisamente sparire in un baleno l’arrivo di ingenti finanziamenti per l’aborto, la nomina di giudici abortisti nella Corte Suprema, così come l’imposizione di una politica estera che imponesse l’aborto e l’ideologia gender in tutto il mondo (programma che gli Stati Uniti hanno già messo in pratica in molti paesi del terzo mondo)

A proposito di NARAL il sito BallotPedia.org (enciclopedia online di politica americana) segnala che per la campagna elettorale del 2012 questo gruppo abortista ha speso più di 1,7 milioni di dollari per promuovere candidati pro-choice ma, soprattutto, per screditare, attaccare i candidati pro-life che potevano rappresentare un pericolo per la loro campagna.

Dal canto suo, il neo eletto presidente americano Donald Trump, in un articolo pubblicato il 23 gennaio sul Washington Examiner aveva esposto la sua visione “per una cultura della vita” schierandosi apertamente e con orgoglio per il diritto alla vita:

“Io sono per il diritto alla vita. Ho questa posizione pur ammettendo eccezioni in casi di stupro, incesto o quando è a rischio la vita della madre. Non sempre l’ho pensata così, ma una esperienza personale assai significativa mi ha portato a riconsiderare il prezioso dono della vita”. Si tratta – scriveva Trump – del “primo, e il più importante, dei nostri diritti «inalienabili»“. “Con il tempo la cultura della vita di questo Paese ha preso a scivolare verso una cultura della morte”.

Il 5 ottobre Trump inviò una lettera a Gail Buckley, presidente della Catholic Leadership Conference, ribadendo ai cattolici:

Sono e sarò pro-vita. Difenderò la vostra libertà religiosa e il diritto a praticarla pienamente e liberamente, come individui, come proprietari di negozi e istituzioni accademiche. Mi assicurerò che ordini religiose come Le Piccole Sorelle dei Poveri (che hanno sfidato Obama su contraccezione e aborto. Ndr.) non vengano attaccate dal governo federale a causa della loro fede.

Sono dichiarazioni che i grandi media hanno volutamente ignorato per evitare di incoraggiare il voto repubblicano, ma che ora “rischiano” – se il neo presidente manterrà le promesse – di tradursi in politiche concrete a favore della vita e dei diritti dei nascituri, di quella minoranza perseguitata, forse l’unica minoranza ignorata nella campagna elettorale di Hillary Clinton, che ora può, con ragione, sperare in qualcosa di nuovo.

Cattolici online? violenti assassini! Parola del portavoce vaticano T. Rosica!

rosicaI cattivi cattolici che seminano odio e violenza su internet sono dei veri e propri “assassini”, promotori di una “cultura della morte”, che stanno trasformano la rete in un “cimitero di cadaveri”. Ad affermarlo non è un attivista anticattolico che ha in odio la Chiesa, ma un prete, anzi di un monsignore; ancora di più, uno dei portavoce ufficiali della Sala Stampa del Vaticano addetto alle comunicazioni in lingua inglese, il reverendo brasiliano-canadese mons. Thomas Rosica (foto).

Ne riporta la notizia un articolo del quotidiano americano Crux che sintetizza un passaggio dell’intervento di mons. Rosica durante la conferenza tenuta a Brooklin (NY) nella Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, lo scorso 11 maggio, promossa dall’archidiocesi di Brooklin e dalla DeSales Media Group (organo diocesano per le comunicazioni). Sebbene il discorso sia stato molto più ampio ed articolato e non si sia limitato all’accusa contro i cattolici, si sa che i giornali cercano lo scoop e – in questo caso – l’asprezza delle parole di mons. Rosica merita una riflessione.

Sacerdote, biblista, professore e giornalista, classe 1959, Rosica è stato l’organizzatore della GMG di Toronto nel 2002 ed è l’amministratore delegato della Salt + Light Catholic Media Foundation (primo network televisivo cattolico canadese). Dal 2009 è consultore del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e nel 2013 è entrato a far parte dello staff della Sala Stampa Vaticana come speaker ufficiale per la lingua inglese. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni ed ha ricevuto diversi prestigiosi premi internazionali.

Nel suo lungo discorso sulle comunicazioni sociali nella Chiesa, mons. Rosica affermato che “anche se Papa Francesco è riuscito ad aggiornare (rebranding) il profilo pubblico della Chiesa, ciò non emerge quando i cattolici utilizzano i social media“; al contrario, spesso gli utenti cattolici diffondono su internet “una cultura di morte” piuttosto che una “cultura della vita”!

“Molti dei miei amici non cristiani e non credenti mi hanno fatto notare che i cattolici hanno trasformato Internet in una fogna di odio, di veleno e vetriolo, e il tutto in nome della difesa della fede!” La fonte dalla quale il monsignore trae le informazioni è sicuramente degna di fede (si tratta pur sempre amici), ma non sempre gli amici sono amici dei tuoi amici, e il loro essere definiti “non credenti” e “non cristiani” desta il sospetto di parzialità. Quella degli “amici” è un’accusa pesante e generica contro i cattolici che Rosica sposa in toto in onore dell’amicizia.

Il mons. vaticano non è per nulla tenero con i cattolici che – in nome della fede – starebbero “seminando odio” su internet: “Le diffamazioni su internet da parte di coloro che si definiscono cattolici, hanno trasformato la rete in un cimitero di cadaveri sparsi in giro“. Spesso questi scrupolosi, nostalgici, che si danno arie di leader e e autoproclamatisi “custodi virtuali della fede o di pratiche liturgiche”, sono persone disturbate, arrabbiate, ossessionate, “che non hanno mai trovato un pulpito nella vita reale e ricorrono così alla rete virtuale” per diventare “papi troller” e “santi carnefici”.

Secondo Rosica si tratta di persone malate e lontane da Dio bisognose di guarire e convertirsi. Sentenzia infatti: “In realtà sono profondamente turbati, persone tristi e arrabbiate” e “dobbiamo pregare per loro, per la loro guarigione e conversione!”

L’articolo di Crux segnala che sia mons. Rosica che il suo network canadese sono stati presi di mira da alcune organizzazioni cristiane “pro-life e conservatrici”. Non è dunque difficile immaginare che il monsignore se la prenda con queste categorie di cristiani, quelli – per così dire – più combattivi e meno disposti a fare concessioni al “mondo” per sembrare più simpatici e al passo coi tempi. E’ a loro che si riferisce quando afferma che “Se giudichiamo la nostra identità basandoci su certi siti e blog ‘cattolici’, saremo considerate persone che sono contro tutti e contro tutto. Dovremmo invece essere conosciuti come persone a favore di qualcosa, qualcosa di positivo che può trasformare la vita ed influenzare la cultura”.

Fortunatamente – continua – con Papa Francesco è avvenuto questo cambiamento di prospettiva. Fino a poco tempo fa (prima di Francesco), “quando domandavi per strada ‘Cos’è la Chiesa Cattolica?’ oppure ‘A cosa serve il papa?’, la risposta spesso era ‘I cattolici sono contro l’aborto, il matrimonio gay e il controllo delle nascite’. I cattolici sono conosciuti per gli scandali degli abusi sessuali, che hanno indebolito la loro autorità morale e credibilità”. Ora, grazie a Francesco, la risposta a queste domande da parte della gente “di fuori” è diversa.

L’invettiva di mons. Rosica contro i blog cattolici “violenti” non rende però onore alla realtà dei fatti. Basterebbe infatti seguire ciò che succede ogni giorno su Facebook e su Twitter a chi condivide posizioni cattoliche in difesa della Chiesa e della tradizione cristiana. Certi utenti e blog cattolici popolari ricevono in continuazione piogge di insulti e di infamie personali a causa del loro pensiero e della loro fede senza che nessuno – tanto meno i responsabili dei networks in questione, spesso zelanti nella censura di ciò che è considerato “scorretto” – trovi da eccepire sospendendo o censurando i messaggi più violenti e offensivi.

Il caso più eclatante in Italia è quello di Mario Adinolfi, giornalista, blogger e politico cattolico, che (nell’imbarazzante silenzio delle autorità e dei campioni dei diritti civili) viene continuamente vessato da cosiddetti haters (lett. “odiatori”) che – spesso sotto pseudonimi o falsi account – vomitano in continuazione il loro disprezzo nei confronti di chi la pensa diversamente. Ma chi non legge certi messaggi difficilmente capirà di cosa stiamo parlando. Facciamo quindi riferimento a un qualunque messaggio di Mario Adinolfi: ad esempio quello scritto su Twitter il 18 maggio 2016 dove invita a seguire il dibattito televisivo in cui sarà protagonista. Il tono delle risposte sfonda il muro della decenza per convertirsi in una serie insulti volgari e attacchi alla persona. Si va dal “panzone” a “te danno una sedia per chiappa”, poi ancora “ti guardo dal cesso”, “cerca di non scoreggiare”, “vai a parlare di problemi di sudorazione” per finire con immagini GIF (mini filmati) di nudo offensivo. Definito in da un altro utente “sindaco maiale”, Adinolfi è spesso oggetto di burla per il suo aspetto fisico e preso di mira con disprezzo a causa della sua situazione familiare. Al fianco di Adinolfi, sono molti i cattolici che si sono esposti sui social ricevendo in cambio insulti, disprezzo, violenza verbale e accuse diffamanti (ad esempio Costanza Miriano, Gianfranco Amato ed altri protagonisti delle giornate del Family Day).

In questo senso non è esattamente vero ciò che afferma mons Rosica dal pulpito di Brooklin, ossia: non è il cattolico conservatore e pro-life che fomenta l’odio e la violenza, una “cultura di morte” e “sparge cadaveri”, perché nostalgico, fissato e dunque bisognoso di cure e preghiere da parte della comunità cristiana. Succede proprio il contrario: la caccia al cattolico inizia senza alcuna motivazione se non l’odio al diverso, la tanto chiacchierata “discriminazione” tramutata in cristianofobia.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ma se l’esempio di Adinolfi non vale in Vaticano – dove il giornalista non gode di grande stima (anzi, è ignorato e spesso ostacolato) – basti leggere il veleno che qualche settimana fa è stato riversato sul cardinale Angelo Bagnasco reo di aver parlato chiaramente contro l’approvazione della legge sulle Unioni Civili. Gli italiani (non certo i cattolici conservatori e prolife) hanno preso di mira il Presidente della CEI con insulti e infamie per aver osato esprimere il pensiero della Chiesa cattolica sulle “unioni civili”. Un segno, questo, che il cardinale è sulla strada giusta, mentre altri porporati vengono continuamente lodati e stimati dal popolo anticattolico (come qualche cardinale di curia che su Twitter alterna frasi di Confucio a detti di Gesù e pensieri rock ottenendo molti “like”).

Perché dunque mons. Rosica propone queste sorprendenti affermazioni? Alla base del ragionamento soggiace un pericolosissimo equivoco secondo cui non è più necessario difendere la fede ed opporsi all’eresia (“dottrina contraria al dogma”)  ma bisogna cercare di diffondere il bene senza denunciare il male, il tutto in nome di una misericordia che ha il sapore del politicamente e religiosamente corretto. Si tratta dunque di un esercizio linguistico per evitare ogni scontro: parlare di  aborto e di eutanasia, così come di altri gravi attentati alla vita umana, diventa una violenza contro chi nella sua libertà decide di sopprimere le vite di bambini e anziani. Nessuno osi giudicare la portata morale di questi atti.

E’ questa la svolta voluta da Papa Francesco che ha espressamente chiesto posizioni meno rigide su quelli che una volta si chiamavano “princípi non-negoziabili” (espressione diventata desueta perché ormai tutto è negoziabile, anche i valori e i princípi morali) al fine di “costruire ponti e non muri” tra la Chiesa e il mondo.

A questo nuovo corso si sono adeguati quasi tutti i cardinali, i vescovi e i monsignori di Curia (in particolare quelli italiani più vicini geograficamente al Papa) coscienti anche del rischio che si corre ad esprimere le proprie idee se in contrasto con il novus ordo dialogante. Chi non si è adeguato al nuovo linguaggio viene segnalato come un nostalgico “conservatore” e “fariseo” fuori tempo massimo, ai limiti dell’ortodossia. La prova di ciò è nelle continue dichiarazioni di affetto e vicinanza che la Chiesa, nei suoi più alti rappresentanti, continuamente proferisce nei confronti dell’islam (sempre giustificato e scusato nonostante sia la vera matrice religiosa del terrorismo) e del mondo politico nonostante i frontali attacchi contro la morale e la famiglia: ciò spiegherebbe lo sconcertante elogio funebre che padre Lombardi ha dedicato a Pannella a nome del Papa o l’entusiasmo col quale alcuni esponenti della CEI appoggiano e sostengono l’operato del governo Renzi (leggi: quando mons. Paglia disse a Renzi “Avanti su tutto”)…

Portato all’estremo, questo pericoloso atteggiamento constringe la Chiesa a tirare i remi in barca ed a rinunciare a combattere per la battaglia per la famiglia e per la vita (temi su cui si giocherebbe la “battaglia finale” secondo la profezia della Madonna a Fatima). Così è successo in occasione del Family Day quando la maggior parte dei vescovi si opposero de facto – con la loro assenza –  alla manifestazione perché schierato “contro” il gender e le adozioni omosessuali. La cosa creò turbamento e scandalo tra i fedeli laici scesi in piazza sotto il temporale, segnalati dal governo e segnalati come una massa ignorante, bigotta, violenta ed omofoba (leggi: “Attacco totale al Family Day). L’imbarazzante assenza dei vescovi italiani in nome di un atteggiamento moderato – light – e dialogante (a Roma otto vescovi diocesani ma neanche uno presente ad accompagnare le famiglie, né il Vicario né gli “ausiliari” mentre il presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, più in linea con Renzi che con le famiglie cristiane, non pervenuto!) è un segno dei tempi che interroga molti cattolici italiani. Stesso discorso per la “Marcia per la Vita” un evento nazionale goffamente boicottato dai vescovi italiani, salutati dal Papa – secondo alcuni – in modo eccessivamente sbrigativo e circostanziale e appena citati da Avvenire in un articolo di secondo piano.

Parlando della violenza su internet non si tratta dunque di stabilire chi insulta di più o per prima dell’avversario, ma di capire se sia ancora possibile difendere la propria fede o se sia meglio nascondere la verità e il proprio credo per non offendere nessuno, per non apparire “contro” nessuno.

La locuzione “contro” è ormai diventata una parolaccia, linguaggio proibito nel nuovo corso della Chiesa. Nessuno si opponga a nessuno né a nulla, neanche al male. Non però nel senso evangelico di “non opporre resistenza al male” ovvero “non rispondere al male con il male” bensì nel nuovo senso di “non denunciare il male come male” ovvero “non distinguere più tra male e bene” perché nessuno deve permettersi di “giudicare” ciò che è bene e ciò che è male. Dal punto di vista filosofico ciò significa lo sfascio della struttura del pensiero razionale occidentale basato sulla scelta per logos e il rifiuto della doxa. Ma oggi assistiamo alla rivincita dell’opinione, sempre fluida, sempre liquida, alla riscossa di ciò che è mutevole a dispetto di ciò che è fermo, stabile, severamente ma solennemente inamovibile.

Mons. Rosica non fa altro che adeguarsi al nuovo corso (d’altronde non sarebbe certo prudente rovinare una così brillante carriera sul più bello!): i cattolici che parlano di aborto, di eutanasia, di divorzio e di sessualità disordinata non sono altro che violenti costruttori di muri, lontani dalla grazia di Dio, necessitati di preghiere e conversione. D’altronde ciò rispecchia il pensiero della Santa Sede che i suoi portavoce fedelmente trasmettono.

O forse padre Lombardi non ha elogiato Marco Pannella per il suo “impegno disinteressato per cause nobili” e per averci lasciato “una eredità umana e spirituale importante” e un “impegno civile e politico generoso per gli altri”? Ricordare le “nobilissime” cause a favore dell’aborto, dell’eutanasia, del divorzio, della liberalizzazione delle droghe, l’anticlericalismo, l’antivaticanismo e l’opposizione ai patti lateranensi, sarebbe peccare di omicidio e violenza nei confronti del compianto leader dei radicali e dei suoi seguaci.

Chiedo perdono. Misericordia!

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: