Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

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Venezuela, ultima chiamata per l’inferno socialista. Il crollo di una rivoluzione

Cover del libro “Venezuela. Il crollo di una rivoluzione”

Il paradiso ridotto a un inferno.

Dalla fine della seconda guerra mondiale fino agli anni settanta, furono circa 250mila gli italiani che emigrarono per trovare accoglienza nella ricca e prospera nazione sudamericana; oggi però il Venezuela, da paradiso utopico bagnato dal mare dei Caraibi, è stato ridotto in un paese inospitale, pericoloso, un inferno dove scorre il sangue dei dissidenti politici. Negli ultimi 18 anni, da quando l’ideologia socialista ha preso il potere, si contano 287.926 omicidi! Nel 2016 si è arrivati a contare 28.479 omicidi: 78 al giorno. Nel 2017 sono più di 37 le persone che hanno perso la vita in scontri durante manifestazioni pubbliche, più di mille i feriti e duemila arresti. Diversi i prigionieri politici rinchiusi nelle carceri di massima sicurezza. Un bilancio tragico, un bollettino di guerra degno dei peggiori conflitti civili. Non è un caso che il Ministero degli Esteri Italiano sconsigli ai connazionali di recarsi nel paese sudamericano. Il portale “Viaggiare Sicuri” della Farnesina parla di “situazione estremamente precaria” e consiglia di posticipare i viaggi non necessari in Venezuela (gennaio 2017). Oggi recarsi in Venezuela non rappresenta più il viaggio della speranza, ora che migliaia di venezuelani cercano di fuggire dal loro paese chiedendo asilo politico negli Stati Uniti o in altri paesi vicini perché “il Paese che accoglieva tutti è diventato il Paese dell’esodo di massa”! Continua a leggere…

Quotidianità gloriosa: la Risurrezione secondo Fabrice Hadjadj

«Il miracolo non avviene per farci vivere cose straordinarie, ma per farci vivere straordinariamente le cose ordinarie». È questa la tesi principale del saggio del filosofo francese Fabrice Hadjad dedicato alla Risurrezione di Cristo (Risurrezione. Istruzioni per l’uso, Ares 2017).

Francese di origini tunisine, convertito dall’ebraismo al cattolicesimo, sposato e padre di sette figli, Hadjadj (pronuncia giusta qui) si è affermato come autore di successo grazie al suo stile pungente, ironico, lineare, mai cervellotico e raramente banale. Tra i suoi libri, tradotti in diverse lingue, spiccano i bestsellers La mistica della carne (2008) e La fede dei demoni (2009). Il più grande pregio per il filosofo è quello di proporre una riflessione teologica e filosofica ancorata alla realtà con un linguaggio nuovo​, lontano da astrazioni filosofiche e da approcci clericali, pur affrontando temi fondamentali del cristianesimo.

In Risurrezione (edizioni Ares 2017), l’autore indaga sull’evento fondante del cristianesimo accompagnando il lettore dallo stato di credulità (dove confessa di aver militato gran parte della sua vita da ateo) alla fede che ti fa “mettere i piedi per terra”. La fede in Gesù è infatti equidistante dalla scienza e dal sentimentalismo ed è in virtù di questa distanza di sicurezza dai laboratori e dalla pura immaginazione, che è possibile ragionare sulla Risurrezione all’interno (e non al di là) del progetto divino dell’incarnazione, cioè dentro il mistero di un Dio che «si è fatto uomo perché l’uomo resti umano» e perché «essendo divinizzato, sia sempre più umano». Solo in questa prospettiva sarà possibile risolvere «uno dei problemi più grandi dell’esistenza», la “quadratura del cerchio”, ossia «la riconciliazione tra la gloria e il quotidiano». Continua a leggere…

Così muore l’Europa: senza figli e senza fede. I dati del tracollo.

europa-euroDati alla mano, la situazione dell’Europa è realmente allarmante. Ad un crollo demografico senza paragoni nella storia, si affianca la perdita della fede che ha caratterizzato la sua storia negli ultimi duemila anni, ed è così che inesorabilmente il vecchio continente sembra aver sentenziato la propria fine.

Il giornalista Giulio Meotti raccoglie i dati della catastrofe nel suo nuovo libro “La fine dell’Europa. Nuove moschee e chiese abbandonate” sottolineando la gravità e le conseguenze delle due malattie mortali dell’occidente: la mancanza di figli e la perdita della fede. Il vecchio continente diventa, anno dopo anno, sempre più vecchio; ormai le morti superano di gran lunga le nascite e i tassi di natalità sono ai minimi storici (leggi qui). Nel 2014 l’Italia ha registrato il tasso di natalità più basso d’Europa con 8 nuovi nati ogni 1000 abitanti (Francia 12; Regno Unito 11,9…).

Di contro l’Europa – spopolata e secolarizzata – viene ripopolata a ritmi forsennati da nuovi abitanti che hanno ciò che l’uomo europeo ha rifiutato: molti figli e grande fede. E’ solo grazie agli stranieri immigrati che in Europa la popolazione globale è leggermente aumentata. Le ondate di migranti che in questi anni sbarcano continuamente sulle coste europee con la complicità e l’aiuto dei nostri governi, presentano un serio problema identitario. Mentre le chiese si svuotano – vendute o affittate, adibite a musei o teatri – nasce l’esigenza di costruire luoghi di culto per i nuovi abitanti d’Europa: i fedeli musulmani che popolano le nostre città.

L’emergenza non sembra preoccupare i governi europei che – più impegnati a legiferare su unioni e adozioni omosessuali – vedono nei migranti una via di salvezza per la ripresa e la stabilità economica, senza curarsi in nessun modo della salute spirituale e culturale di un continente che ha smarrito la propria anima e non sembra sentirne più la mancanza.

libro-meotti-europaA tutto ciò si aggiunga la cecità di una intellighenzia progressista che, incapace di capire la gravità della situazione, sostiene l’immigrazione come un valore da difendere e sogna una società fondata sul pluralismo religioso e culturale. Così Saviano sogna un’Italia guidata da sindaci africani, il ministro Boldrini (o meglio – come suggerisce Sgarbi, Boldrina)  auspica che lo stile di vita dei migranti diventi il nostro e Napolitano parla di “valore aggiunto” alla nostra Europa. La sinistra italiana – slalomeggiando tra gaffe imbarazzanti, incapacità di governo, sconfitte referendarie, governi farsa e ministri senza laurea – continua ad alimentare utopici miti del buon selvaggio (o del buon migrante) mentre l’Europa tracolla e viene meno.

E’ per questo che il libro di Meotti va letto dall’inizio alla fine: per sfatare certi miti, alimentati da slogan degni di meeting democratici e feste dell’unità, e per mostrare la cruda realtà di un Europa che ha perso la sua linfa vitale accantonando definitivamente i valori cristiani che l’hanno generata. La situazione attuale richiede riflessione profonda, risposte a domande sul presente in vista del futuro, richiede una strategia che rianimi questo gigantesco cadavere prima che gli avvoltoi – arrivati da fuori – banchettino lautamente. Per questo l’autore si chiede:

Stiamo osservando la nostra agonia? Stiamo assistendo alla morte della civiltà occidentale, come Vegezio durante il declino dell’Impero romano? E che forma prenderà questo autunno annunciato? La violenta tensione o la pacifica diluizione? La dissolvenza delle élite o le invasioni barbariche?

L’Italia merita una riflessione particolare: il nostro paese (“un paese in preda al languore e al compiacimento”) – esposto geograficamente sul Mediterraneo – sta pagando il prezzo più alto per l’arrivo dei migranti mentre, allo stesso tempo, ha deciso di smettere di riprodursi.

Se la demografia è il destino, l’Italia sta morendo. Letteralmente. A partire dal 1994, ogni anno il numero delle nascite è superato dal numero di morti. Questo paese cattolico che è sempre stato stereotipato come la terra delle grandi famiglie ha raggiunto uno dei livelli più bassi al mondo di fertilità: 1,3 figli per donna. In gergo tecnico si dice “baby crack” o “baby slump”. L’Italia, dati Istat, non registrava così poche nascite dal 1861. Dai tempi dell’Unità d’Italia. La “piramide delle età” si sta rovesciando. L’Italia è un paese che muore e che ha già perso una generazione. Un paese dove presto i soli famigliari di sangue saranno i propri genitori.

crollo-demograficoLa mancanza di figli non può essere attribuita esclusivamente ai problemi economici delle famiglie (problema serio che non si può sottovalutare perché lo stato non incoraggia in nessun modo ad avere famiglie numerose) ma è il risultato più evidente della perdita della fede, o meglio, di una fede “viva” che al di là del dirsi “cattolici” o “cristiani” si traduca in uno stile di vita non incentrato sul proprio interesse e affermazione professionale ma sul dono e sulla fede nella provvidenza. Questo è un discorso che bisognerà affrontare in un altro momento.

Il pregio del libro di Meotti è quello di mettere il lettore davanti alla realtà, offrendo dati e statistiche che al di la di tutto facciano sorgere qualche domanda sul cammino intrapreso dall’Europa e sulla nostra missione in questo secolo.

mcs

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Del libro “La fine dell’Europa” ha parlato qualche giorno fa Camillo Langone, acuto giornalista e scrittore, autore del libro Pensieri del Lambrusco, sulle pagine de Il Giornale:

Ci ho pensato a lungo: sforzarmi per promuovere un libro tanto necessario quando sgradevole oppure lasciar perdere e dedicarmi, come si usa in questo periodo, ad auguri e panettoni? Siccome sia gli auguri che i panettoni mi fanno venire il diabete, troppo dolciastri, ho deciso di tentare la missione forse impossibile di far leggere Fine dell’Europa. Nuove moschee e chiese abbandonate dell’amaro Giulio Meotti (Cantagalli, prefazione di due campioni del pensiero aspro, Roger Scruton e Richard Millet).

«In due secoli, lo spagnolo, l’italiano e il tedesco saranno parlati esclusivamente all’inferno». L’avevo detto che il libro è sgradevole. Oggi Meotti, firma del Foglio, è la prima cassandra del giornalismo italiano, ruolo difficile e poco pagante. Funzionò con la Fallaci che tuttavia quando pubblicò La rabbia e l’orgoglio aveva alle spalle una bibliografia, se non proprio ottimista, progressista. Meotti invece ha cominciato da subito a prevedere guai grossi, come dimostrano i titoli precedenti: Muoia Israele. La brava gente che odia gli ebrei e soprattutto Hanno ucciso «Charlie Hebdo». Il terrorismo e la resa dell’Occidente: la libertà di espressione è finita. Due letture piuttosto disperanti e perciò respingenti. Molto più proficuo, dal punto di vista editoriale, profetare utopistici futuri. Guardo la classifica dei libri più venduti e Fine dell’Europa non lo vedo, vedo invece, lassù in alto, Le donne erediteranno la terra di Aldo Cazzullo. Pazienza che di questo demografico passo le donne erediteranno sottomissione e velo, ma intanto lo scaltro Cazzullo e le sue credule lettrici passeranno delle buone feste.

Ho evocato la demografia, scienza alla base del libro. «Una nazione è totalmente dipendente dalla sua demografia e può scomparire o trasformarsi radicalmente e molto rapidamente nel caso si verifichi un crollo del tasso di natalità». L’affermazione potrebbe sembrare neutrale, accademica, se il crollo del tasso di natalità non riguardasse l’Europa in generale e l’Italia in particolare. «L’Unione Europea è oggi la regione del mondo che presenta il più basso tasso di fertilità (1,55 figli per donna). Nel 2016, per la prima volta nella storia, l’area dell’Unione Europea ha registrato più morti che nascite». I dati statistici, per quanto tragici, potrebbero lasciare freddi, e allora Meotti ricorda che l’estinzione dei popoli conduce difilato all’estinzione delle culture: in Germania chi leggerà più Goethe? In Francia chi berrà più Château Lafite? (Non è un Bordeaux a caso: agli occhi dei maomettani zelanti che stanno rimpiazzando i cattolici tiepidi ha la duplice colpa di essere vino e di portare stampato l’ebraico cognome Rothschild). Nel nostro continente, numeri alla mano, è in via di estinzione anche la religione che insegnando a porgere l’altra guancia e a non tirare la prima pietra ha reso un po’ meno violenta la vita in questa valle di lacrime. Virgoletto qualche frase relativa al crollo tedesco: «In Germania nel 1963 furono ordinati 400 nuovi sacerdoti, nel 1993 il numero scende a 238 e nel 2013 a 98. Nel 2015 la cifra è nuovamente dimezzata, arrivando a 58 nuove ordinazioni. La gente sta abbandonando la Chiesa in massa: nel 2015 in 181.925 hanno fatto formalmente apostasia. Rispetto alle statistiche ufficiali di vent’anni fa, il numero di battesimi è diminuito di un terzo. La situazione è anche peggiore per i matrimoni. Nel 1995, 86.456 coppie si sono sposate in chiesa. Nel 2015, il numero è sceso della metà».

Le chiese ormai deserte vengono vendute per farci moschee, non solo a Berlino o ad Amburgo ma anche in Olanda. Non si intravede sorte diversa per gli altari abbandonati di Bruxelles, capitale europea con popolazione sempre più africana dove il nome più diffuso è oggi Mohammed. Sono brutte notizie, lo so, ma è inutile mettere la testa sotto la sabbia. Ed è inutile chiedere rassicurazioni a Meotti che, anzi, nell’ultimo capitolo suona le campane a morto: «Il continente europeo, il nucleo della civiltà occidentale, sta crollando. Ovunque i tassi di natalità sono scesi al di sotto dei tassi di sostituzione e grandi popolazioni musulmane straniere stanno riempiendo quel vuoto».

Lo spiraglio di speranza in Fine dell’Europa bisogna trovarselo da soli e io, impegnandomi, l’ho trovato nella descrizione del miracolo demografico israeliano. «Il tasso di natalità degli ebrei in Israele ha avuto un incredibile balzo in avanti, mentre il tasso di natalità fra gli arabi è molto diminuito. Israele, enclave occidentale conficcata nel cuore del mondo islamico, è di gran lunga il paese più demograficamente prolifico tra le economie avanzate del mondo». C’entra ovviamente la religione ma ancor più la consapevolezza che riprodursi è vitale quanto respirare: seguire l’esempio di Israele sarebbe un nuovo inizio per l’Europa alla fine.

Camillo Langone

Tre false testimonianze sulla Chiesa cattolica: la grande diffamazione!

stark-coverAleteia – “Non sono cattolico, non ho scritto questo libro per difendere la Chiesa ma per difendere la storia”

Violenza, inganno e sete di potere sono i tre peccati capitali della Chiesa cattolica, la potente e macchinosa istituzione che da duemila anni inganna e soggioga gli uomini mentre vanta un presunto potere spirituale affidatogli dallo stesso Gesù Cristo. E’ questo il mito che da tempi immemori è stato sostenuto e trasmesso da intellettuali anti-cattolici fino ad entrare nell’immaginario comune. Niente di più falso se si studia la storia senza paraocchi e preconcetti ideologici, senza voler spacciare per verità storiche delle favole inventate ad hoc per combattere e screditare la Chiesa e i cristiani.

Contro queste e altre fantasiose “leggende nere”, Rodney Stark ha pubblicato il saggio Bearing false witness, tradotto e pubblicato in Italia dalla casa editrice Lindau col titolo False testimonianze. Come smontare alcuni secoli di storia anticattolica.

L’autore è un sociologo statunitense nato nel 1934 a Jamestown (North Dakota) e per molti anni professore alle università di Washington e Baylor. Di famiglia luterana, i suoi studi si concentrano sulla storia delle religioni ed in particolare sul valore storico del cristianesimo nella nascita e lo sviluppo della società occidentale. L’intenzione principale dell’autore non è quella di difendere la Chiesa ma di fare giustizia alla storia; afferma infatti: “Non sono cattolico e non ho scritto questo libro per difendere la Chiesa. L’ho scritto per difendere la storia”.

Lungo il suo percorso di studi e in decenni di insegnamento universitario Stark ha avuto modo di scoprire “pesanti distorsioni derivanti da un palese atteggiamento anticattolico”. Si tratta di “invenzioni veramente fantasiose” che oggi sono spacciate per vere nei testi scolastici ed universitari.  “Esagerazioni estreme”, “false accuse e palesi menzogne”, veicolate da una “massa di testi pieni di falsità” e, purtroppo, profondamente radicate nella nostra cultura e nel pensiero comune. Da Rousseau a E. Gibbon  passando per Voltaire e gli illuministi francesi, massoni e razionalisti, l’elenco degli “illustri autori anticattolici” è estremamente lungo.

1. Antisemitismo.

La Chiesa ha promosso la persecuzione degli ebrei: falso! Stark ammette la possibilità che, lungo la storia, alcuni uomini di Chiesa abbiano potuto alimentare l’odio verso gli ebrei “rei” di aver ucciso il Figlio di Dio crocifiggendolo. Ammette anche che alcuni atteggiamenti della Chiesa, abbiano potuto rafforzare l’idea di un popolo “maledetto” da Dio: esiste infatti un forte legame tra fede e pregiudizio anti-semita. Ma è falso affermare che i papi abbiano sistematicamente promosso e giustificato l’antisemitismo offrendone delle basi teologiche attraverso l’insegnamento ufficiale della Chiesa e addossandosi dunque gran parte della responsabilità della “Shoà”! La storia rivela che è vero il contrario: fu proprio la Chiesa a creare una “barriera contro la violenza anti-semita”!

a) L’avversione contro gli ebrei precede di molto la nascita del cristianesimo. Seneca li definì “razza maledetta” e “popolo scellerato”, Cicerone e Tacito li consideravano dannosi e malvagi, dai costumi “sinistri e disgustosi”. Nel 139 a.C. gli ebrei furono cacciati da Roma. Gli imperatori Tiberio e Vespasiano emanarono feroci editti contro i giudei. Domiziano non fu più tenero col popolo ebraico. Ma ancor prima, troviamo tracce di antisemitismo nella cultura greca e nell’antico Egitto, dove erano considerati ospiti indesiderati…

b) Secondo R. Stark le radici dell’antisemitismo sono da collegare all’esclusivismo della religione ebraica che ha generato nei secoli reazioni ostili in chi si trovava all’esterno del gruppo (“così come l’esclusivismo cristiano generò l’ostilità romana”). In seguito si creò un acceso conflitto religioso tra gli ebrei e la nuova minoranza cristiana, un conflitto che sfociò in violente repressioni da parte della religione dominante contro i cristiani, accusati di “eresia oltraggiosa”.

c) Stark nota che in Europa gli ebrei vissero in piena sicurezza dal VI al XI secolo. La Chiesa aveva infatti proibito le conversioni forzate di ebrei e musulmani! Per gli ebrei furono secoli felici, di libertà e sviluppo culturale, fino all’inizio delle crociate, quando la Chiesa iniziò a considerare più seriamente i conflitti religiosi. Molti ebrei perseguitati da príncipi e comandanti locali (in Germania e Francia) vennero protetti da vescovi e sacerdoti. Durante la Peste Nera (1347-1350) gli ebrei furono accusati di aver avvelenato i pozzi ma una bolla papale di Clemente IV ordinava ai cristiani (pena la scomunica) di proteggere gli ebrei respingendo ogni falsa accusa di avvelenamento.

d) La “leggenda nera” racconta anche che sotto il dominio musulmano gli ebrei godettero di stima e libertà. La storia racconta invece le forzature, le umiliazioni e le violenze subite da ebrei e cristiani sotto la dominazione islamica. Nella Spagna musulmana ad esempio – dopo secoli di pace – gli ebrei dovettero fingere conversione (v. Maimonide) all’Islam oppure emigrare per mantenere la propria libertà. “La pretesa superiorità dell’Islam quanto a tolleranza è un’assurda invenzione” (p. 44).

e) L’autore analizza infine nel dettaglio la lunga serie di distorsioni e diffamazioni contro Pio XII accusato di aver appoggiato Hitler (pp. 47-55). Una campagna rabbiosa ideata appositamente dall’Unione Sovietica, sostenuta dalla cultura di sinistra ma smentita oggi da molti storici e dagli stessi ebrei dopo la Seconda Guerra Mondiale.

2. Sterminio dei pagani.

moneta-costantinoIl cristianesimo si è affermato con la forza e la violenza: falso! A cosa si deve il formidabile successo del cristianesimo nell’Impero Romano? Per secoli i cristiani lo considerarono un vero miracolo, ma dall’illuminismo in poi si è iniziato a parlare di presunte violenze da parte dei cristiani per imporre la loro religione nell’Impero; oppressioni e persecuzioni sferrate soprattutto grazie all’appoggio di Costantino, convertitosi al cristianesimo nel 313 d.C.. Lo storico britannico Gibbon teorizzò una brutale persecuzione contro i pagani politeisti imbevuti di spirito di tolleranza e mitezza. Niente di tutto ciò è vero. I pagani, anche dopo la conversione di Costantino, continuarono a vivere in libertà nella società romana, occupando anche importanti cariche nel governo imperiale. Fu un periodo di tolleranza e pace tra cristiani e pagani. “Costantino non mise fuori legge il paganesimo né giustificò le persecuzioni contro i non-cristiani” (p. 85). I templi non furono chiusi né tantomeno distrutti. Gli unici attacchi promossi da Costantino furono perpetuati contro gli eretici cristiani (gnostici, valentiniani e marcioniti). In particolare due editti imperiali promossero esplicitamente un sano pluralismo religioso per il bene dell’impero. Vescovi e filosofi pagani coltivavano amicizie e i buoni rapporti portarono anche a rituali e feste condivise.

Con l’imperatore Giuliano (“una sorta di santo tra gli intellettuali anticattolici”) iniziò un periodo di violenza contro i cristiani. L’imperatore non guidò la persecuzione ma permise e giustificò torture e massacri di vescovi, sacerdoti e fedeli; ripristinò i sacrifici cruenti di animali, sovvenzionò i templi mentre tolse sussidi alle chiese ed escluse i cristiani dal governo, infine impedì loro l’accesso alla formazione classica. Con Giuliano fu sentenziata la fine del pluralismo e i due poli religiosi – cristiani e pagani – si allontanarono irrimediabilmente pur sopravvivendo entrambi. Dopo Giuliano si succedettero imperatori cristiani e la sopravvivenza del paganesimo fu dettata più dal pragmatismo politico che da ideali di tolleranza e pluralismo. Col passare degli anni, però, il paganesimo perse sempre più terreno – lentamente e progressivamente – e la causa non fu certo lo spargimento di sangue ad opera dei cristiani come molti storici anticattolici hanno voluto farci credere.

Stark si è occupato della formidabile fortuna del cristianesimo durante i primi secoli nel suo saggio Ascesa e affermazione del cristianesimo (Lindau 2007) dove affronta l’argomento dall’inedito punto di vista sociologico. Le cause dell’affermazione della nuova religione sul paganesimo sono molteplici ma in nessun modo si è fatto uso di coercizione, forza fisica o politica (una tesi frutto della fantasia che non compare neanche nel denso e dettagliato saggio appena citato).

Secondo Stark una delle principali cause dell’ascesa del cristianesimo fu l’aspetto comunitario della nuova religione che sostituiva una religione basata sul culto nel tempio. Il modello “comunitario” dei cristiani convinse (per attrazione) molti pagani a convertirsi: la comunità generava il cambiamento morale, impegno sociale e una speranza per il futuro che il paganesimo di fatto non offriva.

3. Oscurantismo.

La Chiesa ha nascosto i “vangeli” scomodi e il vero messaggio di Gesù: falso! Verso la fine del XIX secolo sono stati scoperti in Egitto i cosiddetti “Vangeli Apocrifi” risalenti ai primi secoli cristiani. Questi importanti ritrovamenti hanno provocato accesi dibattiti sui giornali e approfondimenti scientifici, accendendo la curiosità e la fantasia di storici, ricercatori e romanzieri. L’importanza di queste scoperte sta nel fatto che questi “vangeli perduti” veicolano messaggi diversi – o addirittura contrari – al messaggio trasmesso dai Vangeli canonici. Ciò che accomuna gli apocrifi è una forte influenza delle scuole gnostiche con importanti conseguenze a livello teologico sulla figura e il messaggio di Gesù, sui cristiani e sul mondo. Molti studiosi, in gran parte anti-cattolici, col sostegno della stampa internazionale, suggerirono che questi libri sarebbero stati proibiti perché portatori di messaggi troppo importanti che la Chiesa non avrebbe voluto rivelare, sulla comunità apostolica, sul ruolo delle donne, sulla risurrezione e sugli insegnamenti segreti dell’illuminato Gesù di Nazareth (un uomo saggio, rivelatore di oracoli divini). Si tratterebbe dunque di una cospirazione da parte delle autorità ecclesiastiche per nascondere importanti verità al mondo al fine di governare meglio i cristiani con dei Vangeli ufficiali meno interessanti, meno completi, meno affidabili e meno rivelatori di quelli volutamente “interdetti” e proibiti. Il Gesù dei Vangeli “ufficiali” sarebbe dunque “una costruzione teologica fantasiosa”, inventata dalla Chiesa e lontana dal vero Gesù storico più “aperto” (umano) e meno “dogmatico”. Ciò che emergerebbe è un’immagine della Chiesa come club esclusivo di illuminati, un élite di iniziati, custodi di oracoli segreti, sconosciuti ai più.

vangelomariaTra i vangeli apocrifi più celebri ci sono il “Vangelo di Maria” e il “Vangelo di Giuda”. Il primo ha come protagonista Maria Maddalena, scelta da Gesù come apostola prediletta al di sopra dei dodici. Questo testo – che negherebbe inoltre l’esistenza del peccato – è stato recentemente utilizzato per rivendicare la leadership femminile nella Chiesa e per ipotizzare una relazione sentimentale tra Gesù e Maria di Maddala. Il secondo testo (pubblicato solo nel 2006) fa di Giuda il “più fidato degli apostoli”, custode dei “misteri del regno”.

La verità, afferma Stark, è che questi Vangeli non furono nascosti ma volutamente esclusi dal canone del Nuovo Testamento fin dall’epoca patristica proprio perché considerati da subito fantasiosi, grotteschi, capziosi e dunque pieni di imprecisioni e incoerenze inaccettabili per i cristiani. Ireneo di Lione li condannò come “testi eretici”; Nelle narrazioni gnostiche infatti Dio viene rappresentato come un demone malvagio, il mondo come un luogo corrotto, gli ebrei e i cristiani come dei depravati, Gesù come un illuminato fondatore di un élite di sapienti capeggiata da Maria Maddalena o da Giuda… Questo pensiero affonda le sue radici nella filosofia classica ed era legata al paganesimo (questi gruppi furono infatti risparmiati dalle persecuzioni contro i cristiani) ma purtroppo sono molto più recenti di quanto si pensi le teorie secondo le quali i “vangeli gnostici” sarebbero, in realtà, gli unici vangeli degni di fede, censurati da una Chiesa oscurantista che mirava a coltivare i propri interessi e a nascondere la verità su Gesù. Eppure, già nel maggio del 2014, il Wall Street Journal dovette ammettere che il presunto matrimonio tra Gesù e Maddalena apparentemente sostenuto dagli apocrifi non era altro che una bella “bufala” priva di fondamento storico.

Articolo pubblicato su Aleteia

Cardinale Sarah: esce in Francia il nuovo libro “La forza del silenzio”

cardinalesarahDopo lo straordinario successo del libro-intervista Dieu ou Rien (“Dio o niente”) il cardinale guieano Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, torna in libreria con un nuovo saggio intitolato La force du silence. Contre la dictature du bruit (“La forza del silenzio. Contro la dittatura del rumore”), pubblicato a Parigi dall’editore Fayard.

Il primo libro del cardinale Sarah Dieu ou rien (“Dio o niente”, Cantagalli 2015), è stato pubblicato nel febbraio del 2015 diventando inaspettatamente un best seller internazionale: 350 mila copie vendute, tradotto in 14 lingue, il libro ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi. Ad intervistare il cardinale è stato il giornalista francese Nicolas Diat, autore di una biografia di Benedetto XVI intitolata “L’homme qui ne voulait pas être pape. Histoire secrète d’un regne” (Albin Michel 2014).

Nato in Guinea nel 1945, Robert Sarah è stato ordinato sacerdote nel 1969 e nominato vescovo nel 1979 (a 34 anni, fu all’epoca il più giovane vescovo del mondo). Giovanni Paolo II (che lo soprannominò “il vescovo bambino”) lo convocò in Vaticano nel 2001 dove è stato collaboratore di fiducia di tre papi: oltre che del papa polacco, anche di Benedetto XVI e oggi di Francesco che lo ha posto a capo della Congregazione per la Sacra Liturgia.

La forza del silenzio è destinato a diventare non solo un best seller, un nuovo “caso editoriale”, ma anche un classico della spiritualità contemporanea. Il saggio (375 pagine nell’edizione francese) è il frutto di nuove conversazioni tra il cardinale africano e il giornalista francese ed è suddiviso in cinque grandi capitoli; le risposte del cardinale Sarah sono numerate in modo da offrire al lettore 365 “pensieri” da leggere e meditare anche separatamente dal contesto dell’intervista.

Parlare del silenzio in un mondo dominato dal chiasso e dal frastuono è una vera sfida, una follia, perché “le potenze mondane che cercano di plasmare l’uomo moderno escludono metodologicamente il silenzio”. Indagare sul silenzio vuol dire avvicinarsi inevitabilmente al mistero di Dio e alla sua presenza silenziosa nella storia. Consapevole di questo, nella postfazione, il cardinale afferma con sincerità: “Devo umilmente riconoscere che ho balbettato di fronte a un così grande mistero. Chi potrebbe parlare del silenzio, e soprattutto di Dio, in una forma adeguata?“. Pertanto, continua il cardinale, “possiamo tentare di parlare di Dio, solo a partire dalla nostra propria esperienza di silenzio. Perché Dio è avvolto nel silenzio e si rivela nel silenzio interiore del nostro cuore“.

force du silenceE’ in questa prospettiva che, rispondendo alle domande di Nicholas Diat, Robert Sarah indica nel silenzio e nella solitudine – interiore ed esteriore – una via privilegiata per accedere alle grazie divine e all’amicizia con Dio. In un mondo governato dal rumore e dal caos “è necessario uscire dal tumulto interiore per trovare Dio” perché “la voce di Dio è silenziosa” così come la sua presenza nel mondo. Molte le citazioni bibliche e dei Padri della Chiesa come anche i riferimenti ai classici e ai maestri della spiritualità occidentale ed orientale, dall’Imitazione di Cristo ai mistici come Giovanni della Croce, Teresa di Gesù e Teresa di Lisieux ma anche père  Jérôme, père Marie-Eugène, Teresa di Calcutta e Thomas Merton, per citarne alcuni.

Si tratta di una riflessione profonda e argomentata su un tema tanto lontano dalla sensibilità del mondo contemporaneo quanto urgente. L’uomo ha smarrito il senso del silenzio, non solo nell’ambito religioso ma anche in quello sociale! Il silenzio non ha più diritto di cittadinanza nella società perché “la post-modernità opera un’aggressione permanente contro il silenzio divino”. Anche “nelle stesse scuole è sparito il silenzio. E come poter studiare in mezzo al rumore? Come poter leggere in mezzo al rumore?”. Chi può aiutare l’uomo a tacere mentre “il suo cellulare squilla in continuazione e le sue dita sono sempre occupate ad inviare messaggi?”

Lo scopo del libro – afferma il cardinale – è “mostrare che il silenzio è uno dei mezzi principali che ci permettono di entrare nello spirito della preghiera. Il silenzio ci dispone a stabilire relazioni vitali e continue con Dio”. Un luogo teologico privilegiato dunque, il luogo di incontro tra l’anima e Dio perché: “Il primo linguaggio di Dio è il silenzio”. Preghiera e silenzio sono dunque due realtà inseparabili tant’è che – afferma con ironia il cardinale – “è difficile trovare una persona pia che, allo stesso tempo, parli molto” mentre “chi possiede lo spirito di preghiera ama il silenzio”, è per questo che “tutti i santi hanno amato ardentemente il silenzio” mentre “molti peccati sono dovuti alle chiacchiere” e “molte anime si perderanno nel giudizio finale perché non hanno tenuto a bada la loro lingua”.

Si tratta di un tema affrontato recentemente da papa Francesco nella Costituzione Apostolica Vultum Dei Quaerere sulla vita monastica femminile: Il silenzio è vuoto di sé stessi per fare spazio all’accoglienza; nel rumore interiore non si può ricevere niente e nessuno. La vostra vita integralmente contemplativa richiede «tempo e capacità di fare silenzio per ascoltare» Dio e il grido dell’umanità“.

Il libro è dedicato a papa Benedetto XVI “grande amico di Dio e maestro di silenzio e di preghiera”, al cardinale Tchidimbo che fu vescovo di Conakry (Guinea) e vittima di una “sanguinosa dittatura” e infine a “tutti i monaci certosini sconosciuti che cercano Dio da più di mille anni”.

forza-del-silenzioE proprio a questi monaci, uomini che hanno scelto di abbracciare una vita solitaria e silenziosa per mettersi all’ascolto di Dio, che è dedicata l’apertura e la chiusura di questo percorso letterario e spirituale sul silenzio. Tutto parte infatti un incontro: l’incontro – avvenuto nel 2014 nell’abazia di Lagrasse – tra il cardinale Sarah e frère Vincent-Marie un giovane monaco certosino costretto all’immobilità da una terribile malattia, la sclerosi a placche. Quella tra il cardinale e il monaco (incapace di parlare) fu “un’amicizia nata nel silenzio, cresciuta nel silenzio, che continua ad esistere nel silenzio”. Il 10 aprile 2016, dopo un lungo calvario di dolore e preghiera, il monaco rese l’anima a Dio. Il libro “La forza del silenzio – afferma Diat – non sarebbe mai esistito senza frère Vincent”.

Senza l’incontro e l’amicizia con frère Vincent non sarebbe stato possibile neanche un’altro incontro, col quale si chiude il libro. Il quinto capitolo, intitolato “Come un grido nel deserto”, è riservato a una preziosa conversazione con Dom Dysmas de Lassus, priore generale dell’ordine dei Certosini. Eletto nel novembre del 2014 come 74º successore di San Bruno, dom Dysmas è entrato a vent’anni nella Grande Chartreuse (casa madre dell’ordine, fondata nel 1084 da san Bruno sulle Alpi francesi) e da quella certosa non è mai più uscito.  E’ proprio in questo luogo benedetto da Dio che nel 2005 Philip Gröning ha girato il film “Il grande silenzio“.

E’ qui, nella quiete della certosa più importante e solenne del mondo, che si chiude questo eloquente elogio del silenzio. Un libro che ci interroga sulla nostra vita spirituale e sulla nostra incapacità di fare silenzio attorno e dentro di noi, per ascoltare la voce di Dio che vuole parlare al nostro cuore nel silenzio della nostra coscienza.

Miguel Cuartero Samperi

Articolo originale su Aleteia.org

 

Per approfondire:

Grande Chartreuse

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