Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

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Così muore l’Europa: senza figli e senza fede. I dati del tracollo.

europa-euroDati alla mano, la situazione dell’Europa è realmente allarmante. Ad un crollo demografico senza paragoni nella storia, si affianca la perdita della fede che ha caratterizzato la sua storia negli ultimi duemila anni, ed è così che inesorabilmente il vecchio continente sembra aver sentenziato la propria fine.

Il giornalista Giulio Meotti raccoglie i dati della catastrofe nel suo nuovo libro “La fine dell’Europa. Nuove moschee e chiese abbandonate” sottolineando la gravità e le conseguenze delle due malattie mortali dell’occidente: la mancanza di figli e la perdita della fede. Il vecchio continente diventa, anno dopo anno, sempre più vecchio; ormai le morti superano di gran lunga le nascite e i tassi di natalità sono ai minimi storici (leggi qui). Nel 2014 l’Italia ha registrato il tasso di natalità più basso d’Europa con 8 nuovi nati ogni 1000 abitanti (Francia 12; Regno Unito 11,9…).

Di contro l’Europa – spopolata e secolarizzata – viene ripopolata a ritmi forsennati da nuovi abitanti che hanno ciò che l’uomo europeo ha rifiutato: molti figli e grande fede. E’ solo grazie agli stranieri immigrati che in Europa la popolazione globale è leggermente aumentata. Le ondate di migranti che in questi anni sbarcano continuamente sulle coste europee con la complicità e l’aiuto dei nostri governi, presentano un serio problema identitario. Mentre le chiese si svuotano – vendute o affittate, adibite a musei o teatri – nasce l’esigenza di costruire luoghi di culto per i nuovi abitanti d’Europa: i fedeli musulmani che popolano le nostre città.

L’emergenza non sembra preoccupare i governi europei che – più impegnati a legiferare su unioni e adozioni omosessuali – vedono nei migranti una via di salvezza per la ripresa e la stabilità economica, senza curarsi in nessun modo della salute spirituale e culturale di un continente che ha smarrito la propria anima e non sembra sentirne più la mancanza.

libro-meotti-europaA tutto ciò si aggiunga la cecità di una intellighenzia progressista che, incapace di capire la gravità della situazione, sostiene l’immigrazione come un valore da difendere e sogna una società fondata sul pluralismo religioso e culturale. Così Saviano sogna un’Italia guidata da sindaci africani, il ministro Boldrini (o meglio – come suggerisce Sgarbi, Boldrina)  auspica che lo stile di vita dei migranti diventi il nostro e Napolitano parla di “valore aggiunto” alla nostra Europa. La sinistra italiana – slalomeggiando tra gaffe imbarazzanti, incapacità di governo, sconfitte referendarie, governi farsa e ministri senza laurea – continua ad alimentare utopici miti del buon selvaggio (o del buon migrante) mentre l’Europa tracolla e viene meno.

E’ per questo che il libro di Meotti va letto dall’inizio alla fine: per sfatare certi miti, alimentati da slogan degni di meeting democratici e feste dell’unità, e per mostrare la cruda realtà di un Europa che ha perso la sua linfa vitale accantonando definitivamente i valori cristiani che l’hanno generata. La situazione attuale richiede riflessione profonda, risposte a domande sul presente in vista del futuro, richiede una strategia che rianimi questo gigantesco cadavere prima che gli avvoltoi – arrivati da fuori – banchettino lautamente. Per questo l’autore si chiede:

Stiamo osservando la nostra agonia? Stiamo assistendo alla morte della civiltà occidentale, come Vegezio durante il declino dell’Impero romano? E che forma prenderà questo autunno annunciato? La violenta tensione o la pacifica diluizione? La dissolvenza delle élite o le invasioni barbariche?

L’Italia merita una riflessione particolare: il nostro paese (“un paese in preda al languore e al compiacimento”) – esposto geograficamente sul Mediterraneo – sta pagando il prezzo più alto per l’arrivo dei migranti mentre, allo stesso tempo, ha deciso di smettere di riprodursi.

Se la demografia è il destino, l’Italia sta morendo. Letteralmente. A partire dal 1994, ogni anno il numero delle nascite è superato dal numero di morti. Questo paese cattolico che è sempre stato stereotipato come la terra delle grandi famiglie ha raggiunto uno dei livelli più bassi al mondo di fertilità: 1,3 figli per donna. In gergo tecnico si dice “baby crack” o “baby slump”. L’Italia, dati Istat, non registrava così poche nascite dal 1861. Dai tempi dell’Unità d’Italia. La “piramide delle età” si sta rovesciando. L’Italia è un paese che muore e che ha già perso una generazione. Un paese dove presto i soli famigliari di sangue saranno i propri genitori.

crollo-demograficoLa mancanza di figli non può essere attribuita esclusivamente ai problemi economici delle famiglie (problema serio che non si può sottovalutare perché lo stato non incoraggia in nessun modo ad avere famiglie numerose) ma è il risultato più evidente della perdita della fede, o meglio, di una fede “viva” che al di là del dirsi “cattolici” o “cristiani” si traduca in uno stile di vita non incentrato sul proprio interesse e affermazione professionale ma sul dono e sulla fede nella provvidenza. Questo è un discorso che bisognerà affrontare in un altro momento.

Il pregio del libro di Meotti è quello di mettere il lettore davanti alla realtà, offrendo dati e statistiche che al di la di tutto facciano sorgere qualche domanda sul cammino intrapreso dall’Europa e sulla nostra missione in questo secolo.

mcs

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Del libro “La fine dell’Europa” ha parlato qualche giorno fa Camillo Langone, acuto giornalista e scrittore, autore del libro Pensieri del Lambrusco, sulle pagine de Il Giornale:

Ci ho pensato a lungo: sforzarmi per promuovere un libro tanto necessario quando sgradevole oppure lasciar perdere e dedicarmi, come si usa in questo periodo, ad auguri e panettoni? Siccome sia gli auguri che i panettoni mi fanno venire il diabete, troppo dolciastri, ho deciso di tentare la missione forse impossibile di far leggere Fine dell’Europa. Nuove moschee e chiese abbandonate dell’amaro Giulio Meotti (Cantagalli, prefazione di due campioni del pensiero aspro, Roger Scruton e Richard Millet).

«In due secoli, lo spagnolo, l’italiano e il tedesco saranno parlati esclusivamente all’inferno». L’avevo detto che il libro è sgradevole. Oggi Meotti, firma del Foglio, è la prima cassandra del giornalismo italiano, ruolo difficile e poco pagante. Funzionò con la Fallaci che tuttavia quando pubblicò La rabbia e l’orgoglio aveva alle spalle una bibliografia, se non proprio ottimista, progressista. Meotti invece ha cominciato da subito a prevedere guai grossi, come dimostrano i titoli precedenti: Muoia Israele. La brava gente che odia gli ebrei e soprattutto Hanno ucciso «Charlie Hebdo». Il terrorismo e la resa dell’Occidente: la libertà di espressione è finita. Due letture piuttosto disperanti e perciò respingenti. Molto più proficuo, dal punto di vista editoriale, profetare utopistici futuri. Guardo la classifica dei libri più venduti e Fine dell’Europa non lo vedo, vedo invece, lassù in alto, Le donne erediteranno la terra di Aldo Cazzullo. Pazienza che di questo demografico passo le donne erediteranno sottomissione e velo, ma intanto lo scaltro Cazzullo e le sue credule lettrici passeranno delle buone feste.

Ho evocato la demografia, scienza alla base del libro. «Una nazione è totalmente dipendente dalla sua demografia e può scomparire o trasformarsi radicalmente e molto rapidamente nel caso si verifichi un crollo del tasso di natalità». L’affermazione potrebbe sembrare neutrale, accademica, se il crollo del tasso di natalità non riguardasse l’Europa in generale e l’Italia in particolare. «L’Unione Europea è oggi la regione del mondo che presenta il più basso tasso di fertilità (1,55 figli per donna). Nel 2016, per la prima volta nella storia, l’area dell’Unione Europea ha registrato più morti che nascite». I dati statistici, per quanto tragici, potrebbero lasciare freddi, e allora Meotti ricorda che l’estinzione dei popoli conduce difilato all’estinzione delle culture: in Germania chi leggerà più Goethe? In Francia chi berrà più Château Lafite? (Non è un Bordeaux a caso: agli occhi dei maomettani zelanti che stanno rimpiazzando i cattolici tiepidi ha la duplice colpa di essere vino e di portare stampato l’ebraico cognome Rothschild). Nel nostro continente, numeri alla mano, è in via di estinzione anche la religione che insegnando a porgere l’altra guancia e a non tirare la prima pietra ha reso un po’ meno violenta la vita in questa valle di lacrime. Virgoletto qualche frase relativa al crollo tedesco: «In Germania nel 1963 furono ordinati 400 nuovi sacerdoti, nel 1993 il numero scende a 238 e nel 2013 a 98. Nel 2015 la cifra è nuovamente dimezzata, arrivando a 58 nuove ordinazioni. La gente sta abbandonando la Chiesa in massa: nel 2015 in 181.925 hanno fatto formalmente apostasia. Rispetto alle statistiche ufficiali di vent’anni fa, il numero di battesimi è diminuito di un terzo. La situazione è anche peggiore per i matrimoni. Nel 1995, 86.456 coppie si sono sposate in chiesa. Nel 2015, il numero è sceso della metà».

Le chiese ormai deserte vengono vendute per farci moschee, non solo a Berlino o ad Amburgo ma anche in Olanda. Non si intravede sorte diversa per gli altari abbandonati di Bruxelles, capitale europea con popolazione sempre più africana dove il nome più diffuso è oggi Mohammed. Sono brutte notizie, lo so, ma è inutile mettere la testa sotto la sabbia. Ed è inutile chiedere rassicurazioni a Meotti che, anzi, nell’ultimo capitolo suona le campane a morto: «Il continente europeo, il nucleo della civiltà occidentale, sta crollando. Ovunque i tassi di natalità sono scesi al di sotto dei tassi di sostituzione e grandi popolazioni musulmane straniere stanno riempiendo quel vuoto».

Lo spiraglio di speranza in Fine dell’Europa bisogna trovarselo da soli e io, impegnandomi, l’ho trovato nella descrizione del miracolo demografico israeliano. «Il tasso di natalità degli ebrei in Israele ha avuto un incredibile balzo in avanti, mentre il tasso di natalità fra gli arabi è molto diminuito. Israele, enclave occidentale conficcata nel cuore del mondo islamico, è di gran lunga il paese più demograficamente prolifico tra le economie avanzate del mondo». C’entra ovviamente la religione ma ancor più la consapevolezza che riprodursi è vitale quanto respirare: seguire l’esempio di Israele sarebbe un nuovo inizio per l’Europa alla fine.

Camillo Langone

Tre false testimonianze sulla Chiesa cattolica: la grande diffamazione!

stark-coverAleteia – “Non sono cattolico, non ho scritto questo libro per difendere la Chiesa ma per difendere la storia”

Violenza, inganno e sete di potere sono i tre peccati capitali della Chiesa cattolica, la potente e macchinosa istituzione che da duemila anni inganna e soggioga gli uomini mentre vanta un presunto potere spirituale affidatogli dallo stesso Gesù Cristo. E’ questo il mito che da tempi immemori è stato sostenuto e trasmesso da intellettuali anti-cattolici fino ad entrare nell’immaginario comune. Niente di più falso se si studia la storia senza paraocchi e preconcetti ideologici, senza voler spacciare per verità storiche delle favole inventate ad hoc per combattere e screditare la Chiesa e i cristiani.

Contro queste e altre fantasiose “leggende nere”, Rodney Stark ha pubblicato il saggio Bearing false witness, tradotto e pubblicato in Italia dalla casa editrice Lindau col titolo False testimonianze. Come smontare alcuni secoli di storia anticattolica.

L’autore è un sociologo statunitense nato nel 1934 a Jamestown (North Dakota) e per molti anni professore alle università di Washington e Baylor. Di famiglia luterana, i suoi studi si concentrano sulla storia delle religioni ed in particolare sul valore storico del cristianesimo nella nascita e lo sviluppo della società occidentale. L’intenzione principale dell’autore non è quella di difendere la Chiesa ma di fare giustizia alla storia; afferma infatti: “Non sono cattolico e non ho scritto questo libro per difendere la Chiesa. L’ho scritto per difendere la storia”.

Lungo il suo percorso di studi e in decenni di insegnamento universitario Stark ha avuto modo di scoprire “pesanti distorsioni derivanti da un palese atteggiamento anticattolico”. Si tratta di “invenzioni veramente fantasiose” che oggi sono spacciate per vere nei testi scolastici ed universitari.  “Esagerazioni estreme”, “false accuse e palesi menzogne”, veicolate da una “massa di testi pieni di falsità” e, purtroppo, profondamente radicate nella nostra cultura e nel pensiero comune. Da Rousseau a E. Gibbon  passando per Voltaire e gli illuministi francesi, massoni e razionalisti, l’elenco degli “illustri autori anticattolici” è estremamente lungo.

1. Antisemitismo.

La Chiesa ha promosso la persecuzione degli ebrei: falso! Stark ammette la possibilità che, lungo la storia, alcuni uomini di Chiesa abbiano potuto alimentare l’odio verso gli ebrei “rei” di aver ucciso il Figlio di Dio crocifiggendolo. Ammette anche che alcuni atteggiamenti della Chiesa, abbiano potuto rafforzare l’idea di un popolo “maledetto” da Dio: esiste infatti un forte legame tra fede e pregiudizio anti-semita. Ma è falso affermare che i papi abbiano sistematicamente promosso e giustificato l’antisemitismo offrendone delle basi teologiche attraverso l’insegnamento ufficiale della Chiesa e addossandosi dunque gran parte della responsabilità della “Shoà”! La storia rivela che è vero il contrario: fu proprio la Chiesa a creare una “barriera contro la violenza anti-semita”!

a) L’avversione contro gli ebrei precede di molto la nascita del cristianesimo. Seneca li definì “razza maledetta” e “popolo scellerato”, Cicerone e Tacito li consideravano dannosi e malvagi, dai costumi “sinistri e disgustosi”. Nel 139 a.C. gli ebrei furono cacciati da Roma. Gli imperatori Tiberio e Vespasiano emanarono feroci editti contro i giudei. Domiziano non fu più tenero col popolo ebraico. Ma ancor prima, troviamo tracce di antisemitismo nella cultura greca e nell’antico Egitto, dove erano considerati ospiti indesiderati…

b) Secondo R. Stark le radici dell’antisemitismo sono da collegare all’esclusivismo della religione ebraica che ha generato nei secoli reazioni ostili in chi si trovava all’esterno del gruppo (“così come l’esclusivismo cristiano generò l’ostilità romana”). In seguito si creò un acceso conflitto religioso tra gli ebrei e la nuova minoranza cristiana, un conflitto che sfociò in violente repressioni da parte della religione dominante contro i cristiani, accusati di “eresia oltraggiosa”.

c) Stark nota che in Europa gli ebrei vissero in piena sicurezza dal VI al XI secolo. La Chiesa aveva infatti proibito le conversioni forzate di ebrei e musulmani! Per gli ebrei furono secoli felici, di libertà e sviluppo culturale, fino all’inizio delle crociate, quando la Chiesa iniziò a considerare più seriamente i conflitti religiosi. Molti ebrei perseguitati da príncipi e comandanti locali (in Germania e Francia) vennero protetti da vescovi e sacerdoti. Durante la Peste Nera (1347-1350) gli ebrei furono accusati di aver avvelenato i pozzi ma una bolla papale di Clemente IV ordinava ai cristiani (pena la scomunica) di proteggere gli ebrei respingendo ogni falsa accusa di avvelenamento.

d) La “leggenda nera” racconta anche che sotto il dominio musulmano gli ebrei godettero di stima e libertà. La storia racconta invece le forzature, le umiliazioni e le violenze subite da ebrei e cristiani sotto la dominazione islamica. Nella Spagna musulmana ad esempio – dopo secoli di pace – gli ebrei dovettero fingere conversione (v. Maimonide) all’Islam oppure emigrare per mantenere la propria libertà. “La pretesa superiorità dell’Islam quanto a tolleranza è un’assurda invenzione” (p. 44).

e) L’autore analizza infine nel dettaglio la lunga serie di distorsioni e diffamazioni contro Pio XII accusato di aver appoggiato Hitler (pp. 47-55). Una campagna rabbiosa ideata appositamente dall’Unione Sovietica, sostenuta dalla cultura di sinistra ma smentita oggi da molti storici e dagli stessi ebrei dopo la Seconda Guerra Mondiale.

2. Sterminio dei pagani.

moneta-costantinoIl cristianesimo si è affermato con la forza e la violenza: falso! A cosa si deve il formidabile successo del cristianesimo nell’Impero Romano? Per secoli i cristiani lo considerarono un vero miracolo, ma dall’illuminismo in poi si è iniziato a parlare di presunte violenze da parte dei cristiani per imporre la loro religione nell’Impero; oppressioni e persecuzioni sferrate soprattutto grazie all’appoggio di Costantino, convertitosi al cristianesimo nel 313 d.C.. Lo storico britannico Gibbon teorizzò una brutale persecuzione contro i pagani politeisti imbevuti di spirito di tolleranza e mitezza. Niente di tutto ciò è vero. I pagani, anche dopo la conversione di Costantino, continuarono a vivere in libertà nella società romana, occupando anche importanti cariche nel governo imperiale. Fu un periodo di tolleranza e pace tra cristiani e pagani. “Costantino non mise fuori legge il paganesimo né giustificò le persecuzioni contro i non-cristiani” (p. 85). I templi non furono chiusi né tantomeno distrutti. Gli unici attacchi promossi da Costantino furono perpetuati contro gli eretici cristiani (gnostici, valentiniani e marcioniti). In particolare due editti imperiali promossero esplicitamente un sano pluralismo religioso per il bene dell’impero. Vescovi e filosofi pagani coltivavano amicizie e i buoni rapporti portarono anche a rituali e feste condivise.

Con l’imperatore Giuliano (“una sorta di santo tra gli intellettuali anticattolici”) iniziò un periodo di violenza contro i cristiani. L’imperatore non guidò la persecuzione ma permise e giustificò torture e massacri di vescovi, sacerdoti e fedeli; ripristinò i sacrifici cruenti di animali, sovvenzionò i templi mentre tolse sussidi alle chiese ed escluse i cristiani dal governo, infine impedì loro l’accesso alla formazione classica. Con Giuliano fu sentenziata la fine del pluralismo e i due poli religiosi – cristiani e pagani – si allontanarono irrimediabilmente pur sopravvivendo entrambi. Dopo Giuliano si succedettero imperatori cristiani e la sopravvivenza del paganesimo fu dettata più dal pragmatismo politico che da ideali di tolleranza e pluralismo. Col passare degli anni, però, il paganesimo perse sempre più terreno – lentamente e progressivamente – e la causa non fu certo lo spargimento di sangue ad opera dei cristiani come molti storici anticattolici hanno voluto farci credere.

Stark si è occupato della formidabile fortuna del cristianesimo durante i primi secoli nel suo saggio Ascesa e affermazione del cristianesimo (Lindau 2007) dove affronta l’argomento dall’inedito punto di vista sociologico. Le cause dell’affermazione della nuova religione sul paganesimo sono molteplici ma in nessun modo si è fatto uso di coercizione, forza fisica o politica (una tesi frutto della fantasia che non compare neanche nel denso e dettagliato saggio appena citato).

Secondo Stark una delle principali cause dell’ascesa del cristianesimo fu l’aspetto comunitario della nuova religione che sostituiva una religione basata sul culto nel tempio. Il modello “comunitario” dei cristiani convinse (per attrazione) molti pagani a convertirsi: la comunità generava il cambiamento morale, impegno sociale e una speranza per il futuro che il paganesimo di fatto non offriva.

3. Oscurantismo.

La Chiesa ha nascosto i “vangeli” scomodi e il vero messaggio di Gesù: falso! Verso la fine del XIX secolo sono stati scoperti in Egitto i cosiddetti “Vangeli Apocrifi” risalenti ai primi secoli cristiani. Questi importanti ritrovamenti hanno provocato accesi dibattiti sui giornali e approfondimenti scientifici, accendendo la curiosità e la fantasia di storici, ricercatori e romanzieri. L’importanza di queste scoperte sta nel fatto che questi “vangeli perduti” veicolano messaggi diversi – o addirittura contrari – al messaggio trasmesso dai Vangeli canonici. Ciò che accomuna gli apocrifi è una forte influenza delle scuole gnostiche con importanti conseguenze a livello teologico sulla figura e il messaggio di Gesù, sui cristiani e sul mondo. Molti studiosi, in gran parte anti-cattolici, col sostegno della stampa internazionale, suggerirono che questi libri sarebbero stati proibiti perché portatori di messaggi troppo importanti che la Chiesa non avrebbe voluto rivelare, sulla comunità apostolica, sul ruolo delle donne, sulla risurrezione e sugli insegnamenti segreti dell’illuminato Gesù di Nazareth (un uomo saggio, rivelatore di oracoli divini). Si tratterebbe dunque di una cospirazione da parte delle autorità ecclesiastiche per nascondere importanti verità al mondo al fine di governare meglio i cristiani con dei Vangeli ufficiali meno interessanti, meno completi, meno affidabili e meno rivelatori di quelli volutamente “interdetti” e proibiti. Il Gesù dei Vangeli “ufficiali” sarebbe dunque “una costruzione teologica fantasiosa”, inventata dalla Chiesa e lontana dal vero Gesù storico più “aperto” (umano) e meno “dogmatico”. Ciò che emergerebbe è un’immagine della Chiesa come club esclusivo di illuminati, un élite di iniziati, custodi di oracoli segreti, sconosciuti ai più.

vangelomariaTra i vangeli apocrifi più celebri ci sono il “Vangelo di Maria” e il “Vangelo di Giuda”. Il primo ha come protagonista Maria Maddalena, scelta da Gesù come apostola prediletta al di sopra dei dodici. Questo testo – che negherebbe inoltre l’esistenza del peccato – è stato recentemente utilizzato per rivendicare la leadership femminile nella Chiesa e per ipotizzare una relazione sentimentale tra Gesù e Maria di Maddala. Il secondo testo (pubblicato solo nel 2006) fa di Giuda il “più fidato degli apostoli”, custode dei “misteri del regno”.

La verità, afferma Stark, è che questi Vangeli non furono nascosti ma volutamente esclusi dal canone del Nuovo Testamento fin dall’epoca patristica proprio perché considerati da subito fantasiosi, grotteschi, capziosi e dunque pieni di imprecisioni e incoerenze inaccettabili per i cristiani. Ireneo di Lione li condannò come “testi eretici”; Nelle narrazioni gnostiche infatti Dio viene rappresentato come un demone malvagio, il mondo come un luogo corrotto, gli ebrei e i cristiani come dei depravati, Gesù come un illuminato fondatore di un élite di sapienti capeggiata da Maria Maddalena o da Giuda… Questo pensiero affonda le sue radici nella filosofia classica ed era legata al paganesimo (questi gruppi furono infatti risparmiati dalle persecuzioni contro i cristiani) ma purtroppo sono molto più recenti di quanto si pensi le teorie secondo le quali i “vangeli gnostici” sarebbero, in realtà, gli unici vangeli degni di fede, censurati da una Chiesa oscurantista che mirava a coltivare i propri interessi e a nascondere la verità su Gesù. Eppure, già nel maggio del 2014, il Wall Street Journal dovette ammettere che il presunto matrimonio tra Gesù e Maddalena apparentemente sostenuto dagli apocrifi non era altro che una bella “bufala” priva di fondamento storico.

Articolo pubblicato su Aleteia

Cardinale Sarah: esce in Francia il nuovo libro “La forza del silenzio”

cardinalesarahDopo lo straordinario successo del libro-intervista Dieu ou Rien (“Dio o niente”) il cardinale guieano Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, torna in libreria con un nuovo saggio intitolato La force du silence. Contre la dictature du bruit (“La forza del silenzio. Contro la dittatura del rumore”), pubblicato a Parigi dall’editore Fayard.

Il primo libro del cardinale Sarah Dieu ou rien (“Dio o niente”, Cantagalli 2015), è stato pubblicato nel febbraio del 2015 diventando inaspettatamente un best seller internazionale: 350 mila copie vendute, tradotto in 14 lingue, il libro ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi. Ad intervistare il cardinale è stato il giornalista francese Nicolas Diat, autore di una biografia di Benedetto XVI intitolata “L’homme qui ne voulait pas être pape. Histoire secrète d’un regne” (Albin Michel 2014).

Nato in Guinea nel 1945, Robert Sarah è stato ordinato sacerdote nel 1969 e nominato vescovo nel 1979 (a 34 anni, fu all’epoca il più giovane vescovo del mondo). Giovanni Paolo II (che lo soprannominò “il vescovo bambino”) lo convocò in Vaticano nel 2001 dove è stato collaboratore di fiducia di tre papi: oltre che del papa polacco, anche di Benedetto XVI e oggi di Francesco che lo ha posto a capo della Congregazione per la Sacra Liturgia.

La forza del silenzio è destinato a diventare non solo un best seller, un nuovo “caso editoriale”, ma anche un classico della spiritualità contemporanea. Il saggio (375 pagine nell’edizione francese) è il frutto di nuove conversazioni tra il cardinale africano e il giornalista francese ed è suddiviso in cinque grandi capitoli; le risposte del cardinale Sarah sono numerate in modo da offrire al lettore 365 “pensieri” da leggere e meditare anche separatamente dal contesto dell’intervista.

Parlare del silenzio in un mondo dominato dal chiasso e dal frastuono è una vera sfida, una follia, perché “le potenze mondane che cercano di plasmare l’uomo moderno escludono metodologicamente il silenzio”. Indagare sul silenzio vuol dire avvicinarsi inevitabilmente al mistero di Dio e alla sua presenza silenziosa nella storia. Consapevole di questo, nella postfazione, il cardinale afferma con sincerità: “Devo umilmente riconoscere che ho balbettato di fronte a un così grande mistero. Chi potrebbe parlare del silenzio, e soprattutto di Dio, in una forma adeguata?“. Pertanto, continua il cardinale, “possiamo tentare di parlare di Dio, solo a partire dalla nostra propria esperienza di silenzio. Perché Dio è avvolto nel silenzio e si rivela nel silenzio interiore del nostro cuore“.

force du silenceE’ in questa prospettiva che, rispondendo alle domande di Nicholas Diat, Robert Sarah indica nel silenzio e nella solitudine – interiore ed esteriore – una via privilegiata per accedere alle grazie divine e all’amicizia con Dio. In un mondo governato dal rumore e dal caos “è necessario uscire dal tumulto interiore per trovare Dio” perché “la voce di Dio è silenziosa” così come la sua presenza nel mondo. Molte le citazioni bibliche e dei Padri della Chiesa come anche i riferimenti ai classici e ai maestri della spiritualità occidentale ed orientale, dall’Imitazione di Cristo ai mistici come Giovanni della Croce, Teresa di Gesù e Teresa di Lisieux ma anche père  Jérôme, père Marie-Eugène, Teresa di Calcutta e Thomas Merton, per citarne alcuni.

Si tratta di una riflessione profonda e argomentata su un tema tanto lontano dalla sensibilità del mondo contemporaneo quanto urgente. L’uomo ha smarrito il senso del silenzio, non solo nell’ambito religioso ma anche in quello sociale! Il silenzio non ha più diritto di cittadinanza nella società perché “la post-modernità opera un’aggressione permanente contro il silenzio divino”. Anche “nelle stesse scuole è sparito il silenzio. E come poter studiare in mezzo al rumore? Come poter leggere in mezzo al rumore?”. Chi può aiutare l’uomo a tacere mentre “il suo cellulare squilla in continuazione e le sue dita sono sempre occupate ad inviare messaggi?”

Lo scopo del libro – afferma il cardinale – è “mostrare che il silenzio è uno dei mezzi principali che ci permettono di entrare nello spirito della preghiera. Il silenzio ci dispone a stabilire relazioni vitali e continue con Dio”. Un luogo teologico privilegiato dunque, il luogo di incontro tra l’anima e Dio perché: “Il primo linguaggio di Dio è il silenzio”. Preghiera e silenzio sono dunque due realtà inseparabili tant’è che – afferma con ironia il cardinale – “è difficile trovare una persona pia che, allo stesso tempo, parli molto” mentre “chi possiede lo spirito di preghiera ama il silenzio”, è per questo che “tutti i santi hanno amato ardentemente il silenzio” mentre “molti peccati sono dovuti alle chiacchiere” e “molte anime si perderanno nel giudizio finale perché non hanno tenuto a bada la loro lingua”.

Si tratta di un tema affrontato recentemente da papa Francesco nella Costituzione Apostolica Vultum Dei Quaerere sulla vita monastica femminile: Il silenzio è vuoto di sé stessi per fare spazio all’accoglienza; nel rumore interiore non si può ricevere niente e nessuno. La vostra vita integralmente contemplativa richiede «tempo e capacità di fare silenzio per ascoltare» Dio e il grido dell’umanità“.

Il libro è dedicato a papa Benedetto XVI “grande amico di Dio e maestro di silenzio e di preghiera”, al cardinale Tchidimbo che fu vescovo di Conakry (Guinea) e vittima di una “sanguinosa dittatura” e infine a “tutti i monaci certosini sconosciuti che cercano Dio da più di mille anni”.

forza-del-silenzioE proprio a questi monaci, uomini che hanno scelto di abbracciare una vita solitaria e silenziosa per mettersi all’ascolto di Dio, che è dedicata l’apertura e la chiusura di questo percorso letterario e spirituale sul silenzio. Tutto parte infatti un incontro: l’incontro – avvenuto nel 2014 nell’abazia di Lagrasse – tra il cardinale Sarah e frère Vincent-Marie un giovane monaco certosino costretto all’immobilità da una terribile malattia, la sclerosi a placche. Quella tra il cardinale e il monaco (incapace di parlare) fu “un’amicizia nata nel silenzio, cresciuta nel silenzio, che continua ad esistere nel silenzio”. Il 10 aprile 2016, dopo un lungo calvario di dolore e preghiera, il monaco rese l’anima a Dio. Il libro “La forza del silenzio – afferma Diat – non sarebbe mai esistito senza frère Vincent”.

Senza l’incontro e l’amicizia con frère Vincent non sarebbe stato possibile neanche un’altro incontro, col quale si chiude il libro. Il quinto capitolo, intitolato “Come un grido nel deserto”, è riservato a una preziosa conversazione con Dom Dysmas de Lassus, priore generale dell’ordine dei Certosini. Eletto nel novembre del 2014 come 74º successore di San Bruno, dom Dysmas è entrato a vent’anni nella Grande Chartreuse (casa madre dell’ordine, fondata nel 1084 da san Bruno sulle Alpi francesi) e da quella certosa non è mai più uscito.  E’ proprio in questo luogo benedetto da Dio che nel 2005 Philip Gröning ha girato il film “Il grande silenzio“.

E’ qui, nella quiete della certosa più importante e solenne del mondo, che si chiude questo eloquente elogio del silenzio. Un libro che ci interroga sulla nostra vita spirituale e sulla nostra incapacità di fare silenzio attorno e dentro di noi, per ascoltare la voce di Dio che vuole parlare al nostro cuore nel silenzio della nostra coscienza.

Miguel Cuartero Samperi

Articolo originale su Aleteia.org

 

Per approfondire:

Grande Chartreuse

Quei cattolici alla scuola estiva di Lutero

Un “corso di recupero” estivo sul “maestro di fede” tedesco in vista dei festeggiamenti ecumenici per i 500 anni della Riforma…

lutherHa suscitato non poche polemiche il libro scritto dal cardinale Walter Kasper dedicato a Martin Lutero (Martin Lutero – Una prospettiva ecumenica, Queriniana 2016). Il testo, pubblicato a maggio, presenta una serie di conferenze tenute dal cardinale sul riformatore sassone in vista della commemorazione dei 500 anni della Riforma Protestante.

Le polemiche hanno riguardato l’approccio – a dir poco benevolo – dell’autore nei confronti della Riforma Protestante e del suo ideatore Martin Lutero, così come le sorprendenti conclusioni che ne derivano a livello ecumenico. Sembrerebbe che il cardinale Kasper legga Lutero in una prospettiva più luterana che ecumenica (come invece recita il sottotitolo) giustificando apertamente le buone “intenzioni originarie” del monaco agostiniano di fronte agli errori e ai peccati della gerarchia cattolica del suo tempo. Secondo questa lettura Lutero sarebbe dunque un riformatore sulla scia di san Francesco d’Assisi, un “padre della chiesa comune alle due confessioni, quella cattolica e quella evangelica”. Solo a causa dell’ostinazione di Roma che ha rifiutato il suo invito alla penitenza, Lutero è stato “costretto” a dare vita (senza volerlo veramente) alla Riforma e allo scisma.

Tuttavia l’intenzione di Lutero fu profetica: la sua parola fu “un assist allo Spirito Santo alla Chiesa”, un assist che la gerarchia cattolica non seppe o non volle accogliere. Lutero fu dunque un campione della libertà di coscienza, un mistico fedele al Vangelo e pieno di zelo apostolico alla stregua dei grandi maestri della spiritualità moderna come sant’Ignazio di Loyola, santa Teresa d’Avila, san Giovanni della Croce e san Francesco di Sales. Fu un cristiano dalle aspirazioni “profondamente cattoliche” che pose al centro la domanda più importante, quella su Dio: Come riscoprire un Dio clemente e misericordioso aldilà delle false aspettative di salvezza offerte dalla Chiesa con la vendita delle indulgenze? L’invito finale di Kasper – che accenna senza esplicitarlo al più azzardato dei parallelismi tra Lutero e papa Francesco sulla rinascita della Chiesa a partire dalla misericordia – è quello di “mettersi serenamente all’ascolto” di Lutero in una prospettiva che sappia accogliere e mettere in pratica gli insegnamenti del riformatore.

Le tesi luterane del cardinale Kasper sono sostenute da gran parte dell’episcopato tedesco che ha recentemente definito Lutero un “testimone della fede e maestro del Vangelo”.

Non sorprende che questa sorta di “revisionismo ecumenico” abbia suscitato stupore e imbarazzo tra gli storici e i teologi. Immediata la risposta storica Angela Pellicciari autrice di un libro su Martin Lutero che mostra il lato più violento e indomito del “flagello luterano” che ha diviso l’Europa (A. Pellicciari, Martin Lutero, Cantagalli 2012). Pellicciari ha replicato su La Nuova Bussola Quotidiana esprimendo il suo disappunto per la tesi di fondo del libro del cardinale tedesco: “Kasper parte da una tesi di fondo: Lutero aveva ragione, la Chiesa romana torto” (leggi: Se Kasper ci vuole alla scuola di Lutero).

Ma, al di là della riabilitazione di Lutero come uomo di pace e profeta di misericordia, le conclusioni più pericolose secondo Pellicciari riguardano il nuovo concetto di ecumenismo che emerge dal libro di Kasper che lei prova a sintetizzare così:

Seguiamo il ragionamento del Cardinale: «Per ecumenismo si intende tutto il globo terrestre abitato, dunque universalità invece che particolarità. Si può anche dire: a differenza del cattolicesimo e del protestantesimo, limitati nel loro aspetto confessionale, ecumenismo significa la riscoperta della cattolicità originaria, non ristretta ad un punto di vista confessionale». Deduzione: dal momento che cattolicesimo e protestantesimo esistono uno affianco all’altro, nessuno dei due è universale. Per raggiungere l’universalità si tratta di uscire dalla confessionalità, cioè dalla particolarità delle Chiese, e conquistare l’ecumenicità, nuovo modo per indicare la caratteristica universale del messaggio cristiano. Le Chiese – che sono tutte sullo stesso piano perché tutte ugualmente confessionali, cioè particolari – «devono vivere l’una con l’altra e andare l’una incontro all’altra».

Ma la Chiesa cattolica, conclude la Pellicciari, “non ha alcun bisogno di recuperare quell’universalità che da sempre la caratterizza e che da sempre è insidiata da altri centri di potere che desiderano imporre sulle ceneri dell’universalità romana un nuovo tipo di universalità”.

Sta di fatto che la voce del cardinale Kasper è molto più autorevole e influente all’interno dei Sacri Palazzi rispetto a quella di una professoressa cattolica (a proposito del ruolo delle donne nella Chiesa…). La tesi di Kasper su Lutero è dunque destinata a fare scuola essendo uno dei teologi più apprezzati dallo stesso Papa Francesco (che ha più volte consigliato i suoi libri e lodato la sua teologia) e vanta dunque un’autorità intellettuale e teologica di gran lunga superiore alla storica della Chiesa. Allo stesso modo la nuova idea di ecumenismo – segnata dall’auspicio della dissoluzione delle confessioni (inclusa quella cattolica) considerate roccaforti egoisticamente e inutilmente difese – rischia ripercuotersi all’interno della riflessione teologica in occasione della commemorazione per il “giubileo” della Riforma.

A prova di ciò c’è il curioso fatto che in vista dell’estate, tra pochi libri (sette in tutto) consigliati dai vertici della Comunità di Sant’Egidio spicca proprio questo titolo che nelle scorse settimane ha visto incrementare esponenzialmente le sue vendite (di per sè abbastanza esigue). Nei mesi di luglio e agosto gli appartenenti al movimento di Sant’Egidio si sono prepararti per i festeggiamenti d’ottobre scoprendo nel racconto di Kasper, il nuovo di Martin Lutero profeta misericordioso e sincero, vittima delle chiusure e dei muri della cattolicità romana. Tra i libri consigliati da Andrea Riccardi anche “Per la libertà dell’Evangelo” del protestante Karl Barth.

A questo punto non sorprende che sia stata proprio la comunità di Sant’Egidio ad offrire a un Imam il pulpito della Basilica romana di Santa Maria in Trastevere per cantare dei versetti del Corano (VIDEO) alla fine della Santa Messa come gesto di accoglienza e dialogo interreligioso. I principi che sorreggono la nuova idea di ecumenismo come un ritorno al cristianesimo originario anteriore alle divisioni confessionali, sono infatti gli stessi che animano il dialogo interreligioso segnato dalla ricerca degli aspetti comuni a discapito delle (pur sostanziali) differenze: buoni sentimenti, pacifismo, ecologismo, opere sociali… così come il monoteismo e l’attitudine di preghiera verso una divinità trascendente e creatrice.

La ricerca di un minimo-comune-religioso per poter stringere legami di buon vicinato rischia di lasciare in secondo piano i tratti identitari come residui di “mura” ed impedimenti al dialogo. Concetti vicini al pluralismo religioso promosso sia all’interno della Chiesa che a livello politico (secondo i criteri di una nuova religione umanitaria depurata da dogmi, spogliata di ogni autorità morale sui fedeli e fatta di sentimenti di “pace, uguaglianza e fratellanza”) come un tassello fondamentale per la realizzazione di un nuovo ordine mondiale (a questo riguardo si consigliano due testi: Il Padrone del Mondo di Benson e “Immagine” di John Lenon).

Il 25 gennaio la Federazione Luterana Mondiale e il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani hanno pubblicato un “Comunicato Congiunto” nel quale si annunciava il programma delle celebrazioni per i 500 anni della Riforma che conterà anche con la straordinaria presenza di Papa Francesco, il 31 ottobre in Svezia.

Il Santo Padre volerà in Svezia per partecipare alla “commemorazione ecumenica congiunta luterano-cattolica” e per prendere parte alla preghiera comune nella cattedrale di Lund. La speciale preghiera sarà guidata da una “guida liturgica cattolico-luterana” intitolata “Preghiera Comune”. Seguirà un incontro nello stadio di Malmö dove ci saranno momenti per le testimonianze e per contare i frutti della collaborazione tra cattolici e luterani nel mondo, in modo particolare nella cura dei profughi e in favore della pace e della “giustizia climatica”.

L’incontro sarà il momento per fare memoria, rendere grazie e pentirsi per gli errori del passato. E’ plausibile che Francesco approfitti di questa occasione per chiedere perdono ai luterani per le responsabilità della Chiesa di Roma e per i peccati commessi dalla gerarchia cattolica durante questi 500 anni di divisione.

Bisogna però dire che l’idea dei “festeggiamenti ecumenici” non è piaciuta all’attuale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede che nel suo recente libro-intervista “Rapporto sulla Speranza” (BAC 2016, in Italiano sarà pubblicato dalla Cantagalli) ha categoricamente affermato che “In senso stretto, noi cattolici non abbiamo nessun motivo di festeggiare il 31 ottobre 1517, data che si considera l’inizio della Riforma che ha portato alla spaccatura della cristianità occidentale. (…) Non possiamo accettare – ha concluso il Cardinale – che esistano motivi sufficienti per separarsi dalla Chiesa”.

Piccolo manuale per l’infelicità: come rovinarsi la vita in poche mosse

SadnessAleteia – Aspiranti infelici di tutto il mondo unitevi! Ecco a voi, finalmente, un manuale per combattere la felicità e sconfiggerla in poche mosse. Un corso base adatto a tutti: per i principianti che compiono i primi passi nell’arte della vita infelice e per coloro che sono già sulla buona strada per divenire infelici e contenti.

L’infelicità è effimera e passeggera, ma è provato che si può raggiungere un discreto livello e una certa costanza, basta volerlo! Spesso infatti ci siamo quasi: ci troviamo sull’orlo della piena infelicità, dell’insoddisfazione esistenziale, della tristezza ontologica ma poi, sul più bello, inaspettatamente, la felicità riesce ad avere la meglio e a prendere il sopravvento su di noi offrendoci attimi di soddisfazione, realizzazione e autenticità palpabile. Così come è successo a quella ragazza che a 18 anni “prometteva veramente bene come infelice” (perennemente insoddisfatta, sfatta, incostante, rancorosa, alternativa…) ma poi, a 35 anni, si è ritrovata “afflitta da una felicità quassi irreversibile”, felice e contenta. Una storia fatta di scelte sbagliate, e tragici risvolti; un totale fallimento!

È per questo che abbiamo bisogno di aiuto (ammettiamolo una volta per tutte!) perché nessuno di noi può diventare infelice da solo, con le proprie forze. Sarebbe presuntuoso illuderci di potercela fare da soli, il cammino verso l’esistenza infelice richiede impegno, disciplina e – soprattutto – un buon metodo! Per questo il cielo (o forse l’inferno?) ci ha inviato un oscuro maestro per guidarci nell’arte dell’infelicità, non perché sia un essere triste e sfigato che abita le profonde e fetide fogne della società, ma perché sembra essere abbastanza esperto di cose dell’anima – per esperienza personale e grazie alla “simpatica osservazione dei miei simili” – da poter farci da guida in questo viaggio negli abissi del nostro mondo interiore.

Infelici e contenti. L’arte di rovinarsi la vita” è il titolo del manualetto di infelicità pubblicato dalla Castelvecchi e scritto da Nerosfina, pseudonimo di un misterioso personaggio che si presenta così: “Sono un uomo di mezza età, un tipo piuttosto serio, vivo da solo, per lavoro parlo con molta gente, non esco quasi mai la sera, partecipo a molti funerali e pochi matrimoni, vesto sempre di nero perché, si sà, il nero sfina” (p. 10).

L’autore passa le ore ad ascoltare la gente, lo fa per lavoro, e la gente lo ripaga tirando fuori il peggio di sé e confidandogli trucchi e strategie corroborate sul campo. Secondo alcune indiscrezioni lo sconosciuto scrittore sarebbe un discendente italiano di Clives Staples Lewis (che di fatto viene ringraziato nei titoli di coda), l’autore delle Lettere di Berlicche, dal quale sembra aver ereditato l’equilibrio tra il piglio ironico e la gravità dei consigli; secondo altri si tratterebbe invece di un nipotastro dello stesso Berlicche, diavolaccio esperto nel rovinarsi e rovinarci la vita, custode delle grigie tradizioni e dei nefasti consigli dei Maestri della profonda tristezza. Sia chi sia non ci interessa più di tanto, ciò che ci preme è invece conoscere le tappe per raggiungere la piena “tristitia“, i comandamenti per la vita infelice.

IMG_20160606_185350Nerosfina è convinto che il senso comune contraddica il teorema che vuole tutti gli esseri umani assetati cercatori di felicità. Basta osservare la realtà quotidiana per capire che “le azioni degli uomini sono accomunate dal genuino impegno per rovinarsi l’esistenza, un’industriosa attitudine a cogliere le occasioni di scontentezza che la vita ci offre“; L’uomo, dunque, “è un instancabile cercatore e costruttore di infelicità”. I segni dell’insoddisfazione oscurano i volti di uomini e donne sull’autobus, in fila alla posta, al semaforo o in palestra. Tutti si lamentano e si autocommiserano. Ma non fatevi fregare dalle apparenze, la felicità è dietro l’angolo pronta a dilagare e, in un istante, tutto può precipitare nella gioia! Combattete, dunque, e difendete la vostra insoddisfazione! Seguendo pochi consigli pratici.

Bisogna tenere a mente che esistono “Quattro colonne dell’infelicità”: i pensieri e desideri, gli atti (la nostra quotidianità), le relazioni e le riflessioni esistenziali e filosofiche. Lavorare con successo in questi quattro ambiti vi aiuterà a tramutare il vostro sorriso in pianto senza molto sforzo.

Anzitutto bisognerà lavorare molto sui pensieri: è essenziale deprimersi (“un buon motivo per deprimersi si trova sempre”), coltivare dei complessi, sentirsi accusati e dunque accusare gli altri… Per uno stile di vita disordinato (“la dimensione oggettiva dell’infelicità è il disordine”) sarà molto utile cercare di assecondare tutti i propri bisogni e istinti senza farsi problemi; sarà anche necessario desiderare molto e senza criterio, volere tutto e il contrario di tutto; coltivare relazioni fallimentari basate sull’incomprensione, l’odio e l’invidia assicurerà un buon grado di vita infelice. Infine – elemento essenziale! – bisognerà evitare assolutamente ogni domanda sul senso della vita e della morte, quesiti che potrebbero portarci sulla cattiva strada! Evitate dunque i funerali e situazioni che incoraggino approfondite riflessioni esistenziali!

L’arringa finale è un invito spassionato a combattere per la propria infelicità, un appello agli spiriti liberi capaci di ancora di opporsi al gaudio e di optare per la vera afflizione: “Non perdete tempo, sforzatevi di rendervi infelici finché siete lucidi e capaci di autodeterminazione. Non rimandate a domani la tristezza che potete avere oggi”. Alla fine del percorso, c’è un avviso per i lettori che vorrebbero fare i furbi: se siete tra gli illusi che si ostinano a rincorrere la felicità, non pensiate che basti leggere questo manuale ed applicarne le regole “al contrario”! Siete sulla cattiva strada, perché per essere felici non serve un manuale e non servono consigli, la felicità viene dagli altri non si può acquistare ne imparare!

Il manuale offre in appendice degli ottimi “esercizi” per principianti, semplici aiuti per indirizzarsi verso l’infelicità come scegliersi un personal demotivator, lamentarsi sempre, indignarsi, non sorridere mai, evitare i funerali e leggere l’oroscopo…

Leggendo questo libro riderete di gusto (a tratti, ma dall’inizio alla fine) e rifletterete molto sulla vostra vita (le pagine sul pensiero delirante, sulla precarietà della vita e sulle religioni valgono il prezzo del libro), ma soprattutto e prima di tutto metterete le basi perché un giorno si dica di voi: “Vissero Infelici e Contenti”.

PS. Se questa recensione ti ha convinto, non comprerai questo libro una volta ma sarai interiormente spinto ad acquistarne almeno due copie… chi di noi non ha in famiglia, tra gli amici o vicini di casa degli aspiranti infelici che combattono ogni giorno con grinta e determinazione per diventare scontenti? Aiutateli se veramente li amate!

*Acquista il libro in libreria oppure online su: Amazon, IBS o San Paolo store.

Miguel Cuartero Samperi

Articolo originale su Aleteia

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