Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

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Benedetto XVI: l’idea di una “nuova chiesa” viene dal demonio. Comunità catecumenali per vivere la fede

L’intervento di Benedetto XVI riguardo alla piaga degli abusi sessuali nella Chiesa (testo integrale in italiano sul Corriere della Sera) ha fatto in poche ore il giro del mondo creando reazioni opposte tra chi applaude l’acuta analisi teologica e storica del papa Emerito e chi critica l’opportunità che Benedetto XVI continui a esprimere le proprie idee preferendo un emerito silenzioso e recluso, dedito alla preghiera (meglio se silenziosa). Eppure Benedetto XVI afferma chiaramente di aver voluto dare un contributo al “Summit sugli abusi sessuali” convocato da papa Francesco in Vaticano dopo aver concordato la pubblicazione col Pontefice regnante e col suo Segretario di Stato.

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Marie Heurtin: «Sono molto contenta che il buon Dio mi abbia fatta sordo-muta e cieca»

“Marie Heurtin, dal buio alla luce”: nel film un’amnesia imperdonabile: relegato al ruolo di comparsa, Dio fu il vero protagonista della storia di Marie Heurtin e della sua educatrice suor sainte-Marguerite.

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Aleteia.it – Avevo sentito parlare del film su Marie Heurtin uscito in Francia nel 2014 e mi è subito sembrato un bel film, una storia che valeva la pena di conoscere. Per questo, proprio la scorsa settimana feci vedere a mia moglie il trailer proponendo di metterlo nella nostra wishlist per vederlo non appena ne avremmo avuto l’occasione (figli e figlia-in-arrivo permettendo). Continua a leggere…

Alabama Monroe. Una storia d’amore finita in tragedia

alabama-monroeAlabama Monroe. Una storia d’amore.

Ho visto questo acclamato film con mia moglie approfittando del sonno serale del nostro piccolo ed è stato un trionfo e una tragedia. Un trionfo perché, appunto, siamo riusciti a vedere un film dopo diversi mesi di astinenza; una tragedia perché ci aspettavamo una storia d’amore, un film leggero e allegro, ma abbiamo trovato una drammatica storia finita in tragedia. Per carità, un bel film, ma alla fine resta qualcosa di irrisolto…

Il titolo, o meglio, il sottotitolo parla chiaro: si tratta di una storia d’amore. La locandina, che ritrae una bellissima ragazza dalla pelle chiara e tatuata, con un eccentrico bikini a stelle e strisce, sdraiata su un pick-up mentre ammicca al macho dalla barba incolta, conferma (e aumenta) l’aspettativa: una bella storia d’amore, romantica e strappalacrime.

Ma le lacrime di Alabama Monroe non sono lacrime di commozione romantica ma di tristezza dovuta alla drammaticità (e crudeltà) della storia, una drammaticità che nel frastornato trailer non appare quasi per nulla… Basta però pensare che un terzo dei protagonisti del film muore in condizioni disperate e sufficientemente ingiuste per prendersela con rabbia.

Alabama Monroe. Una storia d’amore. Di un amore prettamente umano, quello che non dura mai abbastanza. Quello che finisce in continuazione e si sostituisce facilmente cancellando un tatuaggio o sovrapponendone un altro. Quello trasportato dalla musica (bellissima la colonna sonora bluegrass) e dai cocktail (a volte letali). Un amore travolgente, passionale, da sogno. Un amore, però, che inciampa troppo presto, col rischio di capitolare definitivamente, al primo incidente di percorso, una gravidanza non tanto desiderata ma finalmente accettata. Un amore che non riesce in nessun modo a superare la “prova del nove”, l’ostacolo più grande che l’uomo deve affrontare. Davanti alla morte l’amore ammutolisce, la musica scema, il vino finisce. Ancora di più davanti alla morte più atroce che un uomo e una donna possano trovarsi a vivere: quella del frutto del loro amore, quella – ingiusta e incomprensibile – della figlia, piccola ed innocente.

Trovare un senso al dolore e alla morte in una prospettiva puramente razionale e orizzontale è una impresa titanica destinata, il più delle volte, a fallire. Se non c’è un senso al dolore e alla morte forse può sembrare utile trovare dei responsabili con cui prendersela, dei colpevoli da accusare. Come ad esempio i medici, i ritardi della scienza, le religioni (un tutt’uno indefinito e indefinibile) che impediscono i progressi scientifici in nome di leggi morali ottuse e arcaiche, oppure direttamente Dio, a cui il ruolo di capro espiatorio non gli sta poi tanto male… In fondo a Lui non dispiace prendersi le colpe degli altri e non sarebbe la prima volta che lo fa.

Alabama Monroe, una storia d’amore finita male. Non perché ha fatto piangere ripetute volte mia moglie (ah ok, la prima volta era un capello nell’occhio!) e questo ci può stare perché l’amore vuole le lacrime, si innaffia con le lacrime, si lubrifica per girare meglio, con le lacrime. Ma il punto non è questo. La storia d’amore finisce male perché, in fin dei conti, si tratta di un amore (mi perdonino i cinesi, non è cinofobia ma è soltanto per capirci meglio), è un amore made in China, a basso costo, destinato al consumo a breve termine. Non un pezzo originale come quelle cucine made in Italy che ti costano un occhio ma che ti durano una vita o due.

Ciò che resta è l’assenza di senso, la mancanza di speranza, e la domanda se una vita senza senso e senza speranza valga la pena di essere vissuta anche sotto qualche forma di amore avventuroso e romantico. Vicktor Frankl, padre della logoterapia e dell’analisi esistenziale, sopravvissuto ai lager nazisti (se ciò può dargli maggior credito o autorità), ha basato su questa questione tutta la sua riflessione e il suo lavoro intellettuale. Il risultato delle sue indagini è che se non c’è un senso, un significato che indirizzi la propria vita in modo deciso e determinato, l’uomo si troverà avvolto da un sentimento di angoscia che si manifesta spesso in forme di depressione e psicosi.

Il titolo originale del film (The broken circle breakdown) risponde alla domanda di un antico inno religioso inglese:  (Will the circle be unbroken?) che recita più o meno così “Il cerchio può rimanere intatto? Ci aspetta una dimora migliore nel cielo?” La risposta del film (Il collasso del cerchio rotto) è chiara: il cerchio si spezzerà, perché tutto – prima o poI – si spezza e muore, semplicemente muore.

Ad Alabama e a Monroe è mancato qualcosa per avere il coraggio di continuare a vivere. Forse è mancato proprio il senso della loro esistenza. Forse la risposta alla domanda della piccola Maybelle che, in lacrime e con un uccellino morto tra le mani, s’interroga sul senso e sulla speranza: “perché l’uccellino è morto, papà?” e “dove va l’uccellino adesso che è morto?” Il papà non ha una risposta (“dobbiamo semplicemente buttarlo via, nella pattumiera”), ma poi confessa alla moglie la sua intima frustrazione:

E’ stato davvero terribile! Devi provare a spiegare a una bambina perché non si muove quell’uccellino che ha in mano. E’ difficile, sai? Vorresti raccontare (…) che alcune persone credono che l’uccellino abbia un anima immortale, che possa andare perfino in paradiso, che rivedrà  il suo papà e la mamma e che continuerà a volare in eterno, in eterno, in eterno, in un posto dove splende il sole e dove non ci sono finestre… ma papà non crede a queste cose, che papà pensa che tutto muore semplicemente e rimane morto, ma tutto questo non lo puoi dire.

Sarà la bambina, illuminata nell’intimo da un buon genio, che risolverà la questione: “Papà, l’uccellino ora è una stella”.  Al papà, in mancanza di altre risposte non resta che assecondare quella che non è altro che una illusione puerile: “D’accordo piccola se vuoi credere che quell’uccellino ora è una stella va bene così” (della serie: “non è vero ma non fa niente, tanto non c’è soluzione”). La religione diventa così un droga contro il dolore, i credenti dei creduloni, i religiosi dei drogati. Siamo lontani anni luce dalla fede nella risurrezione della carne, l’unica risposta di senso che avrebbe la forza di rimettere in piedi quella promettente storia d’amore iniziata sul pick-up rosso in un bikini a stelle e strisce.

 

Miguel Cuartero Samperi

 

L’acqua, il fuoco, la festa: il Battesimo e la Pasqua

battesimoNon si può capire la Pasqua senza il Battesimo, nè il Battesimo senza la Pasqua.

Quest’anno 2014 la Pasqua sarà ancora più speciale per la nostra famiglia perché il nostro primo figlio, Giacomo, nascerà a vita nuova. Dopo la sua nascita sulla terra, avvenuta poco più di due mesi fa, Giacomo riceverà la vita divina, prenoterà un posto lassù per vivere eternamente e non morire mai più! Sarà immerso nell’acqua per tre volte e ne uscirà rinnovato per rivestire la veste bianca, segno della nuova creazione, e ricevere la candela, segno della luce di Cristo. E ci sarebbe da rallegrarsi più per la seconda che per la prima nascita, come recita un antichissimo inno pasquale, “Abbiamo sperimentato più clemenza nell’essere redenti che nell’essere creati” (Laus Cerei Hispana, VII sec.)

Col Battesimo, fondamento di tutta la vita cristiana, Giacomo diventerà figlio di Dio, riceverà il dono dello Spirito Santo, diventerà partecipe della missione di Cristo come Sacerdote, Re e Profeta, verrà cioè catapultato nella vita intra-trinitaria; entrerà a far parte della Chiesa di Dio e, dunque, diventerà testimone della resurrezione; sarà cosparso dell’olio per il combattimento, rinuncerà infatti a Satana e sceglierà Gesù; infine sarà unto con l’olio regale come segno del massimo onore. Tutto questo, però, sarà l’inizio di un cammino graduale che giorno dopo giorno, anno dopo anno, pasqua dopo pasqua, dovrà percorrere per riscoprire la forza e le grazie di questo Sacramento. Il Battesimo infatti non è una realtà puntuale o un rito magico, ma una “realtà dinamica e viva, un continuo processo di crescita e di perfezionamento della fede” (M. Augé, L’iniziazione cristiana, p. 211). E’ per questo che la Chiesa oggi vede la necessità che i battezzati seguano un catecumenato post-battesimale per ripercorrere il cammino catecumenale e scoprire tutte le ricchezze della vita cristiana raccolte nel sacramento del battesimo (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 1229-1231).

fonte-scandicciGiacomo sarà battezzato durante la Santa Veglia di Pasqua, nella notte santa che è il centro e culmine della vita cristiana. Infatti la sintesi del nostro Credo è il Mysterium Paschale cioè la passione, morte e risurrezione di Gesù: la celebrazione di questo evento culmina nella notte tra il sabato e la domenica di Pasqua, una lunga notte di attesa dell’alba, della luce, della festa per la resurrezione di Gesù.

Nel Preconio Pasquale, il tradizionale inno che è l’annuncio solenne della Pasqua, si intrecciano tre piani teologici legati a questa festa. La Pasqua ebraica (la liberazione dall’Egitto), la Pasqua di Gesù (la sua risurrezione) e la Pasqua della Chiesa (la nostra liberazione dal peccato e dalla morte). Questi avvenimenti sono racchiusi e significati nel sacramento del Battesimo, il sacramento pasquale per eccellenza così come la notte di Pasqua si può definire una liturgia battesimale.

Nella chiesa primitiva i battesimi si celebravano sempre a Pasqua dopo una lunga,  esigente e accurata preparazione (il catecumenato). I candidati che il vescovo e i catechisti ritenevano pronti e degni di diventare cristiani venivano ammessi al battesimo e battezzati per immersione. Difatti la parola Battesimo deriva dal greco “sommergere”, “tuffare”, “immergere”. Venivano immersi per tre volte, significando i tre giorni di Gesù nel sepolcro, per poi uscire dall’acqua risorti assieme a Cristo.

Oggi purtroppo il battesimo per immersione è in disuso così come la celebrazione del battesimo durante la Veglia Pasquale. Spesso (non dico sempre) di fronte a realtà così profonde e significative, i motivi che spingono i genitori a non scegliere il battesimo per immersione durante la Notte di Pasqua sono spesso futili e banali. Forse la paura che il bambino si ammali per il freddo o per l’acqua o forse la preoccupazione che la lunghezza della Veglia allontani parenti ed amici (con relativi regali sotto il braccio); i nonni giocano spesso la parte del leone, sono anziani e non ce la fanno a stare svegli; poi ci sono i parenti ed amici “diversamente credenti” o “diversamente praticanti”, ai quali una veglia piena di letture, di riti, di significati escatologici e soteriologici, potrebbe andare di traverso e i genitori potrebbero fare la figura dei bigotti o degli “invasati”. Meglio una semplice liturgia primaverile, con una bella conchiglia, magari in una chiesa storica, non lontano dal ristorante, con un prete simpatico ma – soprattutto – sbrigativo, che non si inventi che è meglio fare anche l’Eucaristia, che non si dilunghi nelle introduzioni nè canti.

barberinicodicediscesainferiSe un bimbo impiega diverse ore per nascere (la gestazione e il travaglio) non avrà forse il diritto di impiegare qualche ora per ri-nascere spiritualmente? Il battesimo non è un rito qualsiasi, lo ha affermato anche il papa Francesco quando ha detto:

…Non è una formalità! E’ un atto che tocca in profondità la nostra esistenza. Un bambino battezzato o un bambino non battezzato non è lo stesso. Non è lo stesso una persona battezzata o una persona non battezzata. Noi, con il Battesimo, veniamo immersi in quella sorgente inesauribile di vita che è la morte di Gesù, il più grande atto d’amore di tutta la storia; e grazie a questo amore possiamo vivere una vita nuova, non più in balìa del male, del peccato e della morte, ma nella comunione con Dio e con i fratelli (udienza del 08/01/14).

Seguiremo dunque l’antico rituale che troviamo nel terzo secolo: “Durante tutta la notte rimanete riuniti in comunità. Non dormite. Vegliate tutta la notte con preghiere e suppliche, leggendo i profeti, il Vangelo e i salmi con timore e tremore fino alla terza veglia del sabato. Allora romperete il digiuno. Offrite dunque i vostri sacrifici. Rallegratevi e riempitevi di gioia e felicità perché Cristo è risorto come pegno della nostra risurrezione” (Didascalia Apostolorum)

Prepariamo dunque l’acqua, il fuoco e la festa, è arrivata la Pasqua!

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