Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivio per il tag “Cristianesimo”

Contro il mito della Lega fascista. Una conversazione con Giuseppe Scicchitano su Europa, buon senso e cristianesimo.

Foto: MilanoPost.info

Ma è proprio vero che in Italia, grazie a Salvini è tornato il fascismo? è questa una delle domande che abbiamo rivolto a Giuseppe Scicchitano, Presidente della Commissione Trasparenza del Municipio II di Roma e Delegato della Lega ai Trasporti per la Provincia di Roma. Scicchitano, poco più che trentenne, sposato e papà, non si vergogna di dirsi cristiano “convinto” e di sostenere il vice premier Salvini con la stessa convinzione (un “fedelissimo” secondo la definizione de Il Messaggero), smarcandosi dalle accuse di “fascismo” rivolte in questi ultimi anni – anche da parte cattolica e dai vertici della Chiesa – al suo partito. Con lui abbiamo parlato in vista delle elezioni di domenica 26 per il rinnovo del Parlamento che guiderà l’Europa durante il prossimo quinquennio 2019-2024.

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Il Keryma del Natale. Il nuovo libro di Francesco Voltaggio alle sorgenti del primo Natale in Terra Santa

E’ uscito il nuovo libro di don Francesco Voltaggio intitolato “Alle sorgenti della fede in Terra Santa. Attesa, Avvento, Natale del Messia”. Dopo il volume dedicato alle feste ebraiche, Voltaggio ci accompagna in un affascinante viaggio nel tempo per tornare all’anno zero del cristianesimo. Siamo nell’epoca del “Secondo tempio” quando a Nazareth una donna ebrea riceverà un messaggio che stravolgerà la vita degli uomini…

Chi era quella donna ebrea? come visse la sua fede? come la trasmise a quel figlio così “speciale”? Che cosa significa che Israele aspettava il Messia? E che tipo di Messia attendeva? Cosa sappiamo di Nazareth e di Betlemme al tempo di Gesù? Rispondere a queste e altre domande è lo scopo del nuovo libro di don Francesco Voltaggio, sacerdote della diocesi di Roma che da molti anni svolge la sua missione Terra Santa come rettore del seminario missionario Redemptoris Mater della Galilea e professore di esegesi biblica. Esperto di lingua, letteratura e archeologia semitica Voltaggio ha potuto attingere alla ricchezza di tutte le fonti (storiche, letterarie e archeologiche) a sua disposizione per ricostruire l’ambiente originario all’interno del quale si è incarnato Nostro Signore Gesù Cristo, «l’humus vitale in cui è fiorita la nostra salvezza». La collana “Alle sorgenti della fede in Terra Santa” (Cantagalli-Chirico) è frutto di un programma radiofonico andato in onda su Radio Maria dal 2014 al 2017. Dopo il primo volume sulle feste ebraiche ecco ora un secondo libro dedicato all’Avvento e al Natale del Messia.

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Persecuzione globale! Nel 2018, cristiani sotto la morsa di Islam e comunismo.

Altro che “ritorno al Medioevo” e alla “caccia alle streghe”. A leggere i dati pubblicati dalla fondazione di diritto Pontificio “Aiuto alla Chiesa che soffre” (ACS) per l’anno 2018 (Rapporto sulla libertà di religione 2018) sembra che il mondo sia piombato in un epoca oscura dominata da una genìa di barbari senz’anima, e dunque senza scrupoli, assetati di sangue, incapaci di attuare un livello minimo di umana convivenza.

Secondo questo dettagliato rapporto annuale (c’è una scheda di più pagine per ogni paese), giunto alla sua quattordicesima edizione, nel 2018 un cristiano su sette vive in terre di persecuzione. «In sintesi – afferma ACS – il 61% della popolazione mondiale vive in Paesi in cui non vi è rispetto per la libertà religiosa; nel 9% delle nazioni del mondo vi è discriminazione; e nell’11% degli Stati vi è persecuzione». Rispetto ai precedenti rapporti, la situazione è decisamente peggiorata. Sono oltre 300 milioni i fedeli cristiani che subiscono persecuzioni o discriminazioni. 

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San Francesco: Abbandonate Maometto, scegliete Cristo!

francis-lecture-to-muslimsE’ necessario leggere la vera storia di San Francesco, ritornare alle fonti principali (Le cosiddette “fonti francescane”), per capire quanto l’immaginario comune sia lontano dal vero frate d’Assisi, patrono d’Italia. Considerato comunemente un allegro pacifista, un ometto semplice e simpatico, un ingenuo naturalista, Francesco fu un uomo determinato e fermo nella sua decisione di donare tutto se stesso a Cristo, certo che la verità e la felicità si trovano nel messaggio cristiano e non altrove.

L’episodio dell’incontro col Sultano saraceno Malek al-Kamil, avvenuto in Siria attorno al 1219, mostra con quanto coraggio san Francesco invitò il musulmano a convertirsi a Cristo e ad abbandonare la legge di Maometto. Alla fine Francesco dovette partire abbandonando il suo sogno (quello di vedere i musulmani convertiti al cristianesimo) perché “non faceva progressi nella conversione di quella gente”.

Avendo comunque trovato benevolenza agli occhi del Sultano, Francesco scampò miracolosamente al così tanto desiderato martirio. Diversa la sorte che, nello stesso anno 1219, tocco a cinque giovani frati partiti in missione con la benedizione di frate Francesco. “Essi raggiunsero il Marocco dove in breve tempo furono uccisi dopo essere stati brutalmente martirizzati dagli infedeli. Furono i primi martiri francescani” (G. Pasquale, San Francesco d’Assisi, San Paolo 2014, p. 117).

In questi tempi in cui gran parte del mondo islamico ha dichiarato guerra all’occidente cristiano aspirando ad una conquista territoriale dell’Europa, è necessario prendere atto del fallimento di un dialogo basato sul buonismo e sul relativismo religioso. Francesco – così tanto esaltato e applaudito come esempio di dialogo e di bontà verso il prossimo – non disdegnò di ammonire i seguaci di Maometto ad abbandonare quella religione per abbracciare la Verità che è Cristo.

Oggigiorno, affermare che esiste una vera religione (quella cristiana) e una vera chiesa (quella Cattolica) e molte false religioni (tra cui l’islam) vuol dire guadagnarsi molti insulti da parte della società (ci chiameranno intolleranti!) e rischiare – quantomeno – una sentenza di scomunica dal Vaticano!

Sarà che san Francesco – perfetto imitatore di Cristo – è stato un uomo (per lo meno un po’) “religiosamente scorretto” che non ebbe paura di morire per annunciare il Vangelo?

…per la sete del martiro

nella presenza del Soldan superba

predicò Cristo e l’altri che ‘l seguiro

(Dante Alighieri, Paradiso XI, 100-102).

* * *

Dalla Leggenda Maior di San Bonaventura

francesco-sultano-giottoA tredici anni dalla sua conversione, partì verso le regioni della Siria, affrontando coraggiosamente molti pericoli, alfine di potersi presentare al cospetto del Soldano di Babilonia.

Fra i cristiani e i saraceni era in corso una guerra implacabile: i due eserciti si trovavano accampati vicinissimi, l’uno di fronte all’altro, separati da una striscia di terra, che non si poteva attraversare senza pericolo di morte. Il Soldano aveva emanato un editto crudele: chiunque portasse la testa di un cristiano, avrebbe ricevuto il compenso di un bisante d’oro. Ma Francesco, l’intrepido soldato di Cristo, animato dalla speranza di poter realizzare presto il suo sogno, decise di tentare l’impresa, non atterrito dalla paura della morte, ma, anzi, desideroso di affrontarla.

Confortandosi nel Signore (1Sam 30,6), pregava fiducioso e ripeteva cantando quella parola del profeta: “Infatti anche se dovessi camminare in mezzo all’ombra di morte, non temerò alcun male, perché tu sei con me” (Sal 22,4).

Partì, dunque, prendendo con sé un compagno, che si chiamava Illuminato ed era davvero illuminato e virtuoso. Appena si furono avviati, incontrarono due pecorelle, il Santo si rallegrò e disse al compagno: «Abbi fiducia nel Signore (Sir 11,22), fratello, perché si sta realizzando in noi quella parola del Vangelo: “Ecco, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”».

Avanzarono ancora e si imbatterono nelle sentinelle saracene, che, slanciandosi come lupi contro le pecore, catturarono i servi di Dio e, minacciandoli di morte, crudelmente e sprezzantemente li maltrattarono, li coprirono d’ingiurie e di percosse e li incatenarono. Finalmente, dopo averli malmenati in mille modi e calpestati, per disposizione della divina provvidenza, li portarono dal Sultano, come l’uomo di Dio voleva. Quel principe incominciò a indagare da chi, e a quale scopo e a quale titolo erano stati inviati e in che modo erano giunti fin là.

Francesco, il servo di Dio, con cuore intrepido rispose che egli era stato inviato non da uomini, ma da Dio Altissimo, per mostrare a lui e al suo popolo la via della salvezza e annunciare il Vangelo della verità.

E predicò al Soldano il Dio uno e trino e il Salvatore di tutti, Gesù Cristo, con tanto coraggio, con tanta forza e tanto fervore di spirito, da far vedere luminosamente che si stava realizzando con piena verità la promessa del Vangelo: «Io vi darò un linguaggio e una sapienza a cui nessuno dei vostri avversari potrà resistere o contraddire» (Lc 21,15).

francesco-e-il-sultanoAnche il Soldano, infatti, vedendo l’ammirevole fervore di spirito e la virtù dell’uomo di Dio, lo ascoltò volentieri e lo pregava vivamente di restare presso di lui. Ma il servo di Cristo, illuminato da un oracolo del cielo, gli disse: «Se, tu col tuo popolo, vuoi convertirti a Cristo, io resterò molto volentieri con voi. Se, invece, esiti ad abbandonare la legge di Maometto per la fede di Cristo, dà ordine di accendere un fuoco il più grande possibile: io, con i tuoi sacerdoti, entrerò nel fuoco e così, almeno, potrai conoscere quale fede, a ragion veduta, si deve ritenere più certa e più santa». Ma il Soldano, a lui: «Non credo che qualcuno dei miei sacerdoti abbia voglia di esporsi al fuoco o di affrontare la tortura per difendere la sua fede» (egli si era visto, infatti, scomparire immediatamente sotto gli occhi, uno dei suoi sacerdoti, famoso e d’età avanzata, appena udite le parole della sfida).

E il Santo a lui: «Se mi vuoi promettere, a nome tuo e a nome del tuo popolo, che passerete alla religione di Cristo, qualora io esca illeso dal fuoco, entrerò nel fuoco da solo. Se verrò bruciato, ciò venga imputato ai miei peccati; se, invece, la potenza divina mi farà uscire sano e salvo, riconoscerete Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio, come il vero Dio e signore, salvatore di tutti» (1Cor 1,24; Gv 17,3 e 4,42).

Ma il Soldano gli rispose che non osava accettare questa sfida, per timore di una sedizione popolare. Tuttavia gli offrì molti doni preziosi; ma l’uomo di Dio, avido non di cose mondane ma della salvezza delle anime, li disprezzò tutti come fango.

Vedendo quanto perfettamente il Santo disprezzasse le cose del mondo, il Soldano ne fu ammirato e concepì verso di lui devozione ancora maggiore. E, benché non volesse passare alla fede cristiana, o forse non osasse, pure pregò devotamente il servo di Cristo di accettare quei doni per distribuirli ai cristiani poveri e alle chiese, a salvezza dell’anima sua. Ma il Santo, poiché voleva restare libero dal peso del denaro e poiché non vedeva nell’animo del Soldano la radice della vera pietà, non volle assolutamente accondiscendere.

Vedendo, inoltre, che non faceva progressi nella conversione di quella gente e che non poteva realizzare il suo sogno, preammonito da una rivelazione divina, ritornò nei paesi cristiani.

Articolo originale su Romagiornale.it

Papa Francesco, gli armeni e la strage dei cristiani: il silenzio sulle cause

Francesco e Karekin II patriarca armeno. Foto Ansa.

Francesco e Karekin II patriarca armeno. Foto Ansa.

Che papa Francesco parli dei cristiani perseguitati non è più una sorpresa: è ormai da diverse settimane che, nei discorsi e nelle omelie, il Santo Padre denuncia la guerra contro i cristiani perpetuata nelle zone calde del Medio Oriente e dell’Africa. Chi, negli scorsi mesi, aveva accusato Francesco di non curarsi abbastanza della sorte dei martiri cristiani e di farsi complice col suo silenzio, delle disumane violenze commesse contro i suoi correligionari, dovrà ora ricredersi: il papa non ha perso nessuna occasione, specialmente durante la Settimana Santa, per ricordare con dolore il martirio di questi popoli innocenti.

Anche il giornalista Antonio Socci – tra gli intellettuali cattolici più critici nei confronti del pontificato di Francesco – ha parlato recentemente di una “svolta nel pontificato bergogliano” a proposito del genocidio dei cristiani, interpretando (abbastanza liberamente) le parole del papa come un “mea culpa” per il suo silenzio durante i primi mesi di pontificato. Ora – a detta di Socci – il papa avrebbe finalmente capito la gravità della situazione e la necessità, come pastore, di difendere a tutti i costi la vita del gregge a lui affidato.

Sui presunti “silenzi” di papa Francesco a proposito della strage dei cristiani nelle terre dell’Islam, si è recentemente espresso anche Vittorio Messori, che qualche mese fa è stato vittima di una violenta gogna mediatica (dai media cattolici, in primis dall’Avvenire) a causa di un articolo pubblicato sul Corriere della Sera dove esponeva la sua opinione sull’operato dell’attuale pontefice. A differenza di Socci, Messori non giustifica il rimprovero rivolto a Francesco; il giornalista argomenta la prudenza del papa come frutto di quel “realismo cattolico” che portò Pio XII a firmare accordi con Mussolini o Giovanni XIII scendere a compromessi col Regime Sovietico che massacrava i cristiani (i russi avrebbero mitigato la persecuzione e, in cambio, il Concilio Vaticano II non avrebbe condannato ne fatto nessun riferimento al Comunismo: così si spiega il silenzio della Chiesa sui massacri del Comunismo).

Un silenzio complice, quello di papa Francesco, oppure un atto di prudenza e saggezza diplomatica? La domanda non sembra più avere senso se si leggono i continui messaggi del Santo Padre in favore delle vittime di questa persecuzione. Durante la Via Crucis del Venerdì Santo, Francesco ha parlato dei “fratelli perseguitati, decapitati e crocefissi” denunciando il “silenzio complice” del mondo, delle istituzioni politiche e della comunità internazionale.

Dopo le stragi terroristiche perpetuate nelle chiese di Lahore (in Pakistan), durante l’Angelus (15 marzo 2015), papa Francesco ha affermato perentoriamente: “I cristiani sono perseguitati”; una persecuzione – ha proseguito – che “il mondo cerca di nascondere”. Nella omelia della seconda domenica di Pasqua il papa ha ancora ricordato “tante popolazioni che subiscono la violenza inaudita della discriminazione e della morte, solo perché portano il nome cristiano”. E ancora, lo stesso giorno, incontrando in Vaticano i fedeli di rito Armeno nel centenario del genocidio degli armeni per mano degli ottomani, il papa ha ricordato l’attuale stato di guerra contro i cristiani.

In diverse occasioni ho definito questo tempo un tempo di guerra, una terza guerra mondiale ‘a pezzi’, in cui assistiamo quotidianamente a crimini efferati, a massacri sanguinosi e alla follia della distruzione. Purtroppo ancora oggi sentiamo il grido soffocato e trascurato di tanti nostri fratelli e sorelle inermi, che a causa della loro fede in Cristo o della loro appartenenza etnica vengono pubblicamente e atrocemente uccisi – decapitati, crocifissi, bruciati vivi –, oppure costretti ad abbandonare la loro terra.

Anche oggi, così come successe agli armeni nel 1915, le vittime sono cristiani e i carnefici sono musulmani. Forse si tratterà di cattivi cristiani e di cattivi musulmani (come spesso si tende a sottolineare), ma è un dato di fatto statisticamente assodato (e l’ultima brutale strage avvenuta in Kenya dove gli studenti musulmani sono stati liberati e quelli cristiani sgozzati e mutilati, ne è una triste conferma) che i cristiani sono vittime della furia di un particolare gruppo (per nulla minoritario) di fedeli ad Allah e seguaci di Maometto.

Durante il discorso, dal genocidio degli armeni (paragonato alle “tragedie inaudite” del nazismo e dello “stalinismo”) papa Francesco è passato all’odierno genocidio (ha usato proprio questa parola) facendo leva però più sul complice che sul carnefice stesso:

Anche oggi stiamo vivendo una sorta di genocidio causato dall’indifferenza generale e collettiva, dal silenzio complice di Caino che esclama: “A me che importa?”; «Sono forse io il custode di mio fratello?»

Una strana frase quella pronunciata da papa, secondo cui la causa dell’attuale genocidio contro i cristiani sarebbe “l’indifferenza generale e collettiva” e il “silenzio complice”. Sebbene Francesco ripetutamente richiamato la comunità internazionale a svegliarsi per prendere atto di questo massacro e abbia segnalato più volte la causa della guerra nel traffico di armi, non era mai successo che il papa addebitasse tutta la responsabilità di questo conflitto al “silenzio complice” dell’Occidente (che proprio perché complice si associa ad un responsabile diverso da sé).

A questo punto sorge una nuova domanda su questo ostinato silenzio a proposito della vera causa della persecuzione contro i cristiani. Nessuna persona, che abbia uso di ragione, può negare che la causa – per citare qualche esempio – dell’attacco alla redazione di Charlie Hebdo (12 morti), dello sgozzamento dei cristiani copti in riva al mare (21 morti), delle stragi di Lahore (78 morti), del massacro del Kenya (148 morti)… risponda al nome di “Islam radicale”, ossia musulmani osservanti (praticanti), credenti in Allah e nel suo profeta Maometto che – al fine di guadagnarsi il paradiso e nell’osservanza delle prescrizioni del Corano – combattono la Jihad (“guerra o sforzo santa”) contro gli infedeli ed, in particolare, contro il “popolo della Croce”.

La domanda che si pone è la seguente: questo ostinato e – a tratti incomprensibile – silenzio sulla causa del massacro, è dovuto al “realismo” che potrebbe portare la Chiesa a stringere accordi di pace, compromessi o concordati con lo Stato Islamico per evitare che un peggioramento della situazione internazionale o è frutto del pensiero e del linguaggio “politicamente corretto” (o “religiosamente corretto”) che vieta perentoriamente di parlare della religione islamica se non per lodarne la bontà e la positività?

Il linguaggio politicamente corretto infatti, quello utilizzato da Obama, da Hollande e dalla maggior parte dei nostri governanti, vieta di parlare in maniera negativa di una religione che non sia il cristianesimo; il cristianesimo può venir tirato in ballo senza nessun problema – politico, diplomatico o religioso – per parlare di eventi storici (come le Crociate, il nazismo, l’Inquisizione…) o di realtà più attuali (come la mafia, gli scandali finanziari, la pedofilia, le discriminazioni o violenze sessuali…) ma nessuna delle altre religioni potrà mai – secondo questa mentalità ipocritamente corretta – venire esplicitamente accusata di qualche errore: in questi casi (nei casi in cui la radice del problema sia una religione diversa dal cristianesimo) si tratterà di “cani sciolti” o di “cattivi fedeli” che nulla hanno a che vedere con il vero spirito di quella comunità religiosa.

Noi speriamo che, nel caso del papa, per cui la causa del genocidio dei cristiani sarebbe da ricercarsi nel traffico di armi (strumento) e nel silenzio (complice), si tratti di prudenza, diplomazia e “realismo cattolico”. Nel discorso pronunciato ai fedeli armeni, tre segnali fanno ben sperare: l’utilizzo della parola “genocidio” che fa infuriare la Turchia “negazionista”, il continuo appello a considerare l’attuale genocidio dei cristiani (pur senza segnalarne le cause) e l’affermazione che “la crudeltà non può mai essere attribuita all’opera di Dio” ne “trovare nel suo Santo Nome alcuna giustificazione”.

“Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti” (Mc 4,9).

Miguel Cuartero

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