Testa•del•Serpente

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Anthony Freeman: l’autopsia sul seminarista conferma la morte per cause naturali

“Una morte sospetta”, “avvolta nel mistero”: così i giornali (per lo meno quelli italiani, dove ho letto la notizia) hanno annunciato la morte del seminarista americano Anthony Freeman (29 anni) avvenuta a Roma la notte tra l’1 e il 2 aprile nel collegio dei Legionari di Cristo.

A me è sembrata invece una storia straordinaria, della quale valeva la pena di parlare. Mi è sembrata una di quelle storie in cui Dio decide di entrare di sorpresa per sconvolgere i piani umani, anche quelli buoni, per trarre dal bene… ancora più bene. Per questo ne ho parlato su questo blog (dove, per motivi di tempo, scrivo un decimo delle cose che vorrei scrivere, ma questa storia l’ho voluta raccontare anche a costo di dormire qualche ora di meno per una notte, e non sono tante in generale). Nel parlarne ho subito detto che «Dio lo ha chiamato a sé», sfidando in qualche modo le ipotesi e le illazioni lanciate dalla stampa laica. Continua a leggere…

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Ecuador: la morte di suor Chiara Maria. La conversione, la missione e il terremoto.

ecuadorterremotoSono circa 600 le vittime accertate dalle autorità dopo il tragico terremoto che il 16 aprile ha colpito la zona occidentale dell’Ecuador (250 uomini e 276 donne). Alla violenta scossa di 7,8 gradi della scala Richter (un livello superiore al grado più alto della scala Mercalli!) sono seguite 558 repliche. Al momento ci sono decine di vittime ancora non identificate, più di quattromila persone ferite, 23.500 sfollati, mentre cinquantaquattro persone sono state salvate dalle macerie subito dopo il disastro.

Il bilancio è certamente provvisorio perché mentre il numero delle vittime continua ad aumentare, mancano all’appello più di mille persone secondo quanto emerge dagli strumenti di ricerca dei dispersi offerti dal governo dell’Ecuador, da Google e dai social networks (hashtag #DesaparecidosEC). Molte le famiglie che, stravolte dagli eventi, hanno deciso di emigrare verso le città del centro del paese (Quito, Santo Domingo…) e verso Guayaquil, metropoli al sud dell’Ecuador.

terremoto-ecuador--510x286Tutto il paese si è mobilitato stringendosi spiritualmente e materialmente attorno alle zone colpite in una grande operazione di solidarietà per fornire acqua, viveri e beni di prima necessità. Da diverse parti del mondo stanno arrivando donazioni e aiuti. Anche la Caritas Italiana ha aperto dei canali per il sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto (QUI tutte le informazioni per rendersi utile in questa emergenza).

In Vaticano, durante l’udienza generale di mercoledì 20 aprile, Papa Francesco ha espresso il suo dolore e la sua vicinanza al popolo ecuatoriano: “Voglio esprimere ai nostri fratelli dell’Ecuador, la nostra vicinanza, la nostra preghiera in questo momento di dolore”. Già domenica 17 aprile, dopo la preghiera del Regina Coeli, il papa chiedeva preghiere per le vittime affinché “L’aiuto di Dio e dei fratelli dia loro forza e sostegno”.

terremoto_hermanasTra le vittime del terremoto 6 religiose della comunità Hogar de la Madre (Focolare della Madre), una piccola congregazione religiosa mariana, fondata in spagna nel 1985 dal sacerdote Rafael Alonso Raymundo e dedicata in modo particolare alla difesa dell’Eucaristia e all’evangelizzazione dei giovani attraverso la testimonianza di vita e le nuove tecnologie (HM televisión e Fondazione EUK Mamie). Le “Serve” del Focolare della Madre hanno attualmente 15 missioni e sono presenti in 5 paesi: Italia, Spagna, Ecuador (dove hanno 3 case) e Stati Uniti.

Il terremoto ha distrutto la casa nella località di Playa Prieta (Manabí), dove le suore gestiscono una scuola per 400 alunni, e ucciso suor Claire Marie della Trinità e cinque postulanti che da pochi mesi si formavano all’interno della comunità religiosa.

Al momento del terremoto (alle 18,58 locali) all’interno della casa erano presenti 4 suore e 7 postulanti ecuadoriane: tutte sono finite sotto le macerie. Le suore Thérèse (Irlanda), Estela (Spagna) e Merly (Ecuador), assieme alle giovani Guadalupe e Mercedes, sono state soccorse immediatamente dai vicini accorsi in aiuto.

Nulla da fare invece per Suor Claire (33 anni) e per le giovani Jazmina, Maria Augusta, Valeria, Mayra, Catalina rimaste schiacciate dal peso delle macerie dopo che una seconda scossa ha fatto crollare la parte dell’edificio che era rimasto ancora in piedi. Sono stati momenti di sofferenza e di dolore quelli vissute dalla piccola comunità missionaria che ha contato sull’aiuto di molti cittadini del posto e sul sostegno spirituale di tanti fedeli da tutto il mondo che hanno manifestato la loro solidarietà, chi recandosi direttamente sul posto e chi attraverso lettere, e-mail, preghiere e donazioni.

Suor Claire Marie della Trinità e del Cuore di Maria, al secolo Claire Marie Crockett, nacque nel 1982 a Derry (Irlanda el Nord) ed entrò in convento l’undici agosto 2001, a 18 anni. L’otto settembre del 2010 fece i voti perpetui e nel 2012 fu inviata in missione in Ecuador. Così la ricordano le sue consorelle: “Sr. Clare si era donata a Dio da quasi quindici anni. Era una suora generosissima e con un dono molto speciale e un carisma unico per relazionarsi con bambini e giovani”.

clare5La sua vocazione nacque grazie all’invito di un’amica a partecipare a un pellegrinaggio in Spagna con le suore dell’Hogar de la Madre. Claire era una ragazza come tante, senza particolare interesse per la religione pur appartenendo ad una famiglia cattolica. Il suo sogno era quello di diventare un’attrice, faceva parte di un’agenzia di modelle e di una compagnia di teatro; aveva un manager che organizzava i suoi eventi, ha presentato programmi televisivi locali, recitato in spettacoli teatrali e in un film. Si divertiva con gli amici partecipando a feste, ballando in discoteca nei weekend, fumando e bevendo fino a ubriacarsi. Un giorno un’amica gli propose un “viaggio gratis” in Spagna durante la Settimana Santa. L’idea di una vacanza pagata fece entusiasmare Claire che pensava ad un viaggio a Ibiza con altri giovani come lei; presto si accorse che non si trattava di una vacanza ma di un pellegrinaggio organizzato dalle suore e che i partecipanti avevano superato da tempo l’adolescenza. Non poté tirarsi indietro perché il suo nome era già sulla lista e il suo biglietto aereo era già pronto. Da quel viaggio la sua vita cambiò radicalmente!

“Ora so che è stato il modo utilizzato dalla Vergine per portarmi a casa sua, al suo Focolare” commentava Claire raccontando la sua esperienza a dei ragazzi durante la JMJ di Madrid nel 2011. “Fu durante quel pellegrinaggio che il Signore mi diede la grazie di vedere che Lui era morto per me sulla Croce. Dopo aver ricevuto questa grazia, sapevo che dovevo cambiare: se lui ha fatto questo per me, cosa farò io per Lui?”

“Durante un ritiro o quando senti l’amore di Dio, è facile dirgli: ‘Farò quello che mi chiedi’. Ma quando ‘scendi dal monte’ non è così facile. Qualche mese dopo le sorelle mi invitarono ad andare con loro e altre ragazze ad un pellegrinaggio in Italia (a Roma per la Giornata Mondiale della Gioventù, ndr.). Ci andai, nonostante il mio atteggiamento superficiale durante il pellegrinaggio, il Signore mi parlò chiaramente. Voleva che io vivessi in povertà, castità e obbedienza come quelle sorelle. Automaticamente gli dissi che per me era impossibile! ‘Non posso diventare suora!’, ho detto, ‘non posso smettere di bere, di fumare, di andare alle feste, la mia carriera, la mia famiglia…’. Se Gesù ci chiede di fare qualcosa sempre ci da la forza e la grazia per farlo. Senza il suo aiuto non avrei mai fatto ciò che ho dovuto fare per rispondere alla sua chiamata e seguirlo”.

“Dopo aver scoperto la chiamata, il Signore mi diede due grazie. La prima grazia l’ho ricevuta una notte in Irlanda a 18 anni. Mi trovavo in un bagno di una discoteca, stavo per vomitare a causa l’alcool e in quel momento sentii realmente lo sguardo del Signore e sentivo dentro di me che mi diceva: Perché continui a ferirmi?.

“Un altra grazia l’ho ricevuta mentre stavo girando un film in Inghilterra. Anche se apparentemente avevo tutto, vedevo che in realtà non avevo nulla. Mi sedevo sul letto della stanza dell’albergo e sentivo un grande vuoto, un vuoto che niente e nessuno poteva riempire. Stavo riuscendo ad avere tutto ciò che avevo sempre desiderato e non ero felice. Sapevo che solo facendo ciò che Dio voleva per me sarei stata veramente felice. Il Signore mi mostrò quanto ferivo il suo Sacro Cuore col mio stile di vita impazzito. Sapevo che dovevo lasciare tutto e seguirlo. Sapevo chiaramente che potevo confidare in Lui, porre la mia vita nelle sue mani e avere fede”.

hermanaclare_ita“Ora sono felicemente consacrata nelle Serve del Focolare della Madre. Non smetto mai di meravigliarmi di come lavora il Signore con le anime, di come è capace di trasformare le nostre vite e di conquistare il nostro cuore. Ringrazio il Signore per la pazienza che ha avuto e che continua ad avere con me. Non gli chiedo perché mi ha scelto, semplicemente accetto che lo abbia fatto. Dipendo completamente da Lui e dalla Vergine Maria e chiedo loro la grazia di essere ciò che loro vogliono”

Sul sito internet del Focolare le suore della congregazione narrano la vicenda di quelle drammatiche ore di apprensione, di intensa preghiera e di speranza, fino alla notizia della morte delle sorelle. Dal racconto emerge la forza della fede che, in mezzo alla tempesta, è capace di volgere lo sguardo a Dio senza scandalizzarsi, confidando nel sua Misericordia con la certezza che unirsi allo “Sposo” è la pienezza della felicità e che la morte non ha l’ultima parola.

Come sorelle che si amano veramente nel Signore, piangiamo la perdita delle nostre sorelle, ma la fede ci assicura che la “morte non è la fine”.

Vi chiediamo preghiere per le nostre sorelle, se ne hanno ancora bisogno, e per le loro famiglie. Il nostro cuore non si chiude nella nostra sofferenza, ma vuole abbracciare la sofferenza di tutto il popolo dell’Ecuador. Chiediamo al Signore che il dolore non li scandalizzi né li allontani da Lui, ma che siano momenti più che mai di un abbandono fiducioso nel Suo amore.

Pregate per noi, affinché siamo veramente quello che dobbiamo essere e viviamo con pienezza la nostra vocazione di “Spose del Crocifisso”.

Presso la Croce, in questa Pasqua della Risurrezione del Signore. Che il Signore e la nostra Madre del Cielo benedicano tutti voi.

Fonti:

Dal grande schermo al piccolo eremo (passando per l’inferno), la storia di Katja Giammona

k1Il nuovo libro del giornalista Antonio Socci “Avventurieri dell’eterno”, presenta ai lettori l’incredibile storia di Katja Giammona, una storia che – assicura l’autore – “vi toccherà nel profondo dell’anima”.

Il racconto avviene attraverso una speciale intervista (pp. 9-66) concessa all’autore dall’ex attrice tedesca di origine italiana con lo specifico permesso del suo padre spirituale. Per lei infatti, “ritirata dal mondo con tutte le sue vanità”, i contatti col mondo esterno sono estremamente ridotti, quasi inesistenti, e ha dato la disponibilità per farsi intervistare tramite email e telefono perché una testimonianza “se a Dio piace, se viene richiesta e può edificare anime, allora sì”.

Nata a Wolfsburg (Germania) l’11 luglio del 1975 in una famiglia di Testimoni di Geova, Katja venne educata fin dall’infanzia a leggere la Bibbia e ad accompagnare i genitori nel loro cammino di Testimoni di Geova. Ma all’inizio dell’adolescenza – grazie all’amicizia con una ragazza cattolica e alla guida di un pastore protestante – sentì il desiderio di perfezionare il suo battesimo entrando pienamente nella Chiesa Cattolica (il battesimo dei TDG, ricorda Katja, non è valido per la Chiesa Cattolica perché non è conferito nel nome della Trinità, ma solo nel nome di Gesù).

Negli anni novanta lavorò in televisione e nel cinema realizzando il suo sogno di diventare un’attrice conosciuta sia in Germania che in Italia. Ma la sua carriera fu definitivamente interrotta perché, come spiega lei stessa “Cristo mi voleva sua, e che vivessi e lavorassi solo per Lui e non per fare carriera per la tv e per l’Inferno”.

Nel febbraio del 2002 mentre si trovava a Berlino per il Festival Internazionale del Cinema, avvenne qualcosa che le cambiò radicalmente la vita. Rientrata in casa di alcuni amici, cadde nel letto in un sonno profondo, forse per uno svenimento o per la stanchezza, e si ritrovò in una piccola stanza buia. In quello stato vide attorno a sè molte fiamme che si alzavano da terra mentre lei correva affannosamente senza trovare una via d’uscita.

Fu una vera e propria esperienza dell’inferno dove incontrò un misterioso personaggio, un giovane che le rideva in faccia mentre lei disperava: “Corri, corri, che da qui non uscirai”. Katja sentiva il dolore delle bruciature mentre il suo corpo rimaneva intatto, una “sofferenza atroce”; credette di morire. Davanti ai suoi occhi passarono i “suoi uomini” (“usati da lui per tirarmi nelle fiamme”) e scoprì che i suoi peccati contro la castità le avevano meritato quella pena.

A un certo punto, attraverso uno spiraglio “apertosi” nella stanza, vide sua madre che di notte si alzava per pregare, come al suo solito, la coroncina di Santa Brigida. Erano le tre del mattino (Katja lo lesse nell’orologio del salotto della casa dei suoi genitori) e chiese inutilmente aiuto alla madre che non poteva sentirla. Disperata, Katja implorò ardentemente alla madre di pregare per lei (perché “Io non potevo pregare Dio per me”): “Mamma, prega per me! Ti scongiuro!”.

La madre di Katja non la sentì, ma pregò comunque per la figlia come faceva sempre con devozione e amore materno. Una preghiera che spesso la figlia aveva rifiutato perchè “per me erano preghiere da bigotti che invece di far bene portavano sfortuna”. Katja comprese che “Questa è una vera punizione: non avere nessuno che prega per te”. Successivamente la madre di Katja confermò che alle tre di notte era sveglia per intercedere per la figlia.

Improvvisamente Katja tornò in sè e si ritrovò sul letto, immobile, pallida, fredda, con le labbra “leggermente azzurre”. I suoi amici erano lì, spaventati mentre lei cercava invano di parlare. Un’esperienza, commenta Socci, tipica di chi si risveglia dal coma. Tutto sembrò un brutto incubo, ma da quella notte la vita di Katja cambiò direzione.

L’esperienza dell’inferno mostrò a Katia la contraddizione della sua vita: mentre si diceva cattolica, viveva nel peccato. Aveva creduto che il peccato non fosse grave e viveva senza averne piena coscienza: “Io ero una peccatrice che neanche si rendeva conto di esserlo. Perché il mondo ti ripete che non esistono peccati”. Katja, pur dichiarandosi ufficialmente cattolica “sulla carta”, conviveva col fidanzato ignorando la gravità del suo peccato e considerando i suoi sensi di colpa un “fanatismo” da Testimoni di Geova. Scoprì che “l’adulterio è nemico dell’anima” e il “motivo per cui tanti bruciano nel fuoco”. Da quel momento sentì l’esigenza di una svolta radicale nella propria vita: lasciò il fidanzato e si recò in pellegrinaggio a Medjugorje, assieme alla mamma, con la sincera risoluzione di offrire la sua vita consacrandosi al servizio del Signore.

Tra le varie forme di vita consacrata, Katia sentì che la sua vocazione particolare era il deserto, e dopo un’esperienza in Africa, nel deserto geografico, capì che il vero deserto che Dio aveva preparato per lei era quello dell’anima. A quel punto decise di ritirarsi, “come Maria Maddalena ai piedi di Gesù”, abbracciando la vita eremitica-anacoreta prendendo il nome di Benedicta.

Fu così che Katia abbandonò definitivamente la sua vecchia vita per mettersi ai piedi di Gesù, come fecero san Benedetto, sant’Arsenio, san Francesco, san Antonio che “hanno una cosa in comune: confidano in Cristo e si affidano completamente a Lui”, senza pretese, senza cercare titoli, guadagni o fama, senza fare troppi progetti e ragionamenti ma vivendo “giorno per giorno il divin volere”.

socciSulla vocazione Katia ci spiega ciò che ha imparato dalla sua esperienza personale: la prima vocazione è “il battesimo, è la conversione ed è ascoltare e obbedire a Dio”. Ma poi “si deve essere pronti a lasciare tutti e tutto se Cristo chiama come chiamò al giovane ricco”. Mettersi in moto, partire fiduciosi, disposti a “lasciarsi dietro il vecchio e affrontare il nuovo”. “Dio ci conosce e conosce la nostra vocazione”, per cui non è una “cosa di testa e di proprio gusto, ma è una cosa soprannaturale”. E’ lo Spirito Santo che guida, non la ragione, non il calcolo, infatti “non pretendiamo mai di dover comprendere tutto da Dio. Non dobbiamo capire, ma dobbiamo amare”.

Infine un appello: “Avventurarsi con Cristo, credetemi, vale la pena. Apri le porte del tuo cuore a Cristo e Lui si rivelerà a te in tutto il suo splendore”. Un’avventuriera dell’Eterno che, nascosta nella solitudine e nella preghiera, offre la sua esperienza dell’aldilà per l’edificazione di chi combatte nella quotidianità alla ricerca dell’Eterno.

Articolo originale su Aleteia.org

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