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"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

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Abbiamo un governo. Populista. Parte l’Apocalisse ma i rosicamenti della sinistra ci incoraggiano

L’Italia ha finalmente un governo. Dopo più di 80 giorni di incertezza e di trattative il nuovo esecutivo si è formato, con buona pace di chi ha cercato in ogni modo di impedirne l’insediamento. Da quando gli italiani hanno espresso con il voto la loro volontà di affidare il paese alla Lega e al movimento 5 Stelle, da più parti è partita una campagna denigratoria volta a dipingere queste due giovani forze politiche come un pericoloso flagello che avrebbe portato il paese al collasso. E’ vero che il “contratto di governo” tra i due partiti non era previsto in campagna elettorale, ma è vero anche che insieme rappresentano nel modo migliore le istanze degli italiani che hanno sonoramente defenestrato dalla scena politica i due partiti che hanno fatto il bello e il cattivo tempo negli ultimi decenni: il centro moderato e la sinistra democratica.

Di tutto è stato detto ai signori Matteo Salvini e Luigi Di Maio, oggi vicepresidenti del Consiglio dei Ministro, tirando in ballo finanche – incautamente – scenari apocalittici così come le pagine più oscure del recente passato europeo. “Cafoni, incapaci, reazionari, fascisti, populisti, dilettanti, ignoranti…” sono solo alcuni degli insulti lanciati da giorni e giorni, senza interruzione, dalla parte sinistra del paese; il tutto per giocare sulla paura degli italiani nel tentativo di creare un nemico comune: quello eletto dagli stessi italiani! Un terrorismo psicologico messo in atto dalla quella classe politica ancora stordita dalla clamorosa sconfitta alle elezioni del 4 marzo e dall’Europa che trema all’idea di un Italia non più succube dei diktat di Bruxelles ma libera e indipendente pronta a far valere le sue esigenze e quelle dei suoi cittadini. Continua a leggere…

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L’affaire-Gentiloni: “Uno sputo in faccia agli italiani”. Ovvero il pasticcio dei cattodem al governo.

Italian Prime Minister Matteo Renzi (R) speaks with Foreign Affairs Minister Paolo Gentiloni after his speech focused on the next European Council, on October 14, 2015 at the Senate in Rome. AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI (Photo credit should read ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

AFP PHOTO – ALBERTO PIZZOLI/AFP/

“Uno sputo in faccia agli italiani” così Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, ha definito il “nuovo” governo Gentiloni. “Nuovo” si fa per dire. Dopo che milioni di italiani hanno espresso un voto negativo al referendum costituzionale bocciando in maniera schiacciante le riforme proposte dal governo Renzi, l’affaire-Gentiloni passerà alla storia come la più grande presa in giro del mondo politico nei confronti del popolo italiano. Un popolo che sta a guardare o al massimo a commentare su facebook o twitter (neanche più al bar perché non ha tempo ne voglia), un popolo timido e impaurito, assuefatto perché continuamente raggirato, un popolo che non sembra avere la forza, la capacità e la volontà di far valere la propria sovranità. Un popolo ormai sempre più raramente chiamato ad esprimersi attraverso il voto ma che, nel momento in cui lo ha fatto, ha dimostrato di voler rifiutare strumentalizzazioni, inciuci e inganni imposti dall’alto.

Eppure nonostante la sonora sconfitta del PD, il presidente della Repubblica Mattarella ha dato l’incarico di formare il nuovo governo all’amico e confidente del premier uscente e così tutto – o quasi – è rimasto come prima… Non tutto perché alcune pedine, anziché perdere il posto o ritirarsi come avevano promesso durante la lunga e martellante campagna referendaria, hanno solo cambiato posto ricevendo addirittura immeritate promozioni. E’ il caso di Maria Elena Boschi (strettissima collaboratrice di Matteo Renzi come ministro delle “ri-forme” e dunque madrina della riforma costituzionale, bocciata) che è stata promossa a Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. E’ il caso di Angelino Alfano, passato dall’opposizione alla maggioranza per poter ricoprire importantissime cariche nel governo (non eletto) di Renzi, che dopo essere stato ministro della giustizia e dell’interno, è stato scelto come ministro degli esteri. E’ il caso della signora Valeria Fedeli, sindacalista bergamasca, che da vice-presidente del senato diventa ora, col governo Gentiloni (o Renzi-Bis?), Ministro della Pubblica Istruzione.

E’ proprio quest’ultima nomina che ha fatto infuriare milioni di increduli cittadini che si sono battuti in quest’anno contro l’approvazione del DDL Fedeli che obbligava le scuole ad inserire nei programmi le nuove teorie di genere. Eppure solo qualche giorno fa la Fedeli affermava con goliardia (qui il video) “Io non penso alla propria sedia” (sic!) così affermava qualche settimana fa il ministro, o la ministra, Fedeli,  67 anni. “Se la gente dice di No, tu non puoi andare avanti, perché non hai l’autorevolezza!”. Tutto molto bello, salvo poi, dopo poche ore, accettare “onorata” il nuovo importantissimo incarico di Ministro della scuola.

Oggi la signora Fedeli – che si definisce “femminista, riformista, di sinistra” –  accetta senza batter ciglio il nuovo ruolo di Ministro della Pubblica Istruzione. Tutto ciò ha dell’incredibile: con la vittoria del “No” sembrava – assieme ad altri colleghi – rischiare la poltrona, ma paradossalmente ha coronato un sogno, quello di dirigere il ministero della Pubblica Istruzione del paese! Non gli resta che ringraziare gli italiani per il “No” al suo governo!

Svolte inaspettate della Provvidenza che premia tenacia e coraggio in maniera sorprendente o strategia ben orchestrata di chi esce dalla finestra per rientrare dalla porta? Non lo sappiamo. Sappiamo però che il popolo del Family Day, che quest’anno ha più volte e in diverse maniere alzato la voce contro il disegno di legge 1680 firmato dalla signora Fedeli, ora si ritrova a combattere contro una macchina più organizzata e più potente, grazie a Gentiloni, che mette a capo della scuola la madrina dell’ideologia gender acerrima nemica dei cattolici che si battono per una scuola libera da ideologie e slogan.

Per quanto la sinistra continui a negare l’esistenza dell’ideologia gender, definendola un “fantasma”, un “spauracchio” che assilla schiere di veterocattolici bigotti, il DDL 1680 parla chiaramente (qui il testo completo):

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 18 NOVEMBRE 2014 Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università… […].  Tra gli obiettivi nazionali dell’insegnamento nella scuola italiana è divenuto, pertanto, indifferibile porre espressamente, come elemento portante e costante, sia la promozione del rispetto delle identità di genere sia il superamento di stereotipi sessisti…

Family Day

Family Day

Tutto questo – continua il disegno di legge – perché ce lo chiede l’Europa, perché così va il mondo, perché così deve essere. Difatti “quasi tutti i paesi europei hanno infatti predisposto in campo educativo e scolastico strumenti di sensibilizzazione e di lotta contro gli stereotipi”. Dunque il Ministero dell’Istruzione è chiamato a proporre (di fatto a imporre) “linee guida dell’insegnamento dell’educazione di genere” nelle scuole “di ogni ordine e grado”.

Ora – grazie a Mattarella, Renzi e Gentiloni – a capo del Ministero dell’Istruzione c’è proprio lei, la firmataria, l’ideatrice dell’inserimento del gender nei programmi di tutte le scuole italiane. Ora tutto è più semplice. D’altronde la signora Fedeli, non era mica attaccata alla sua poltrona di vice-presidente del senato visto che poteva ambire ad ben altre poltrone.

Di fatto, però (sia chiaro!), il gender non esiste! Lo ha detto la Fedeli. Poco importa che anche papa Francesco abbia criticato aspramente queste teorie definendole: “Una guerra mondiale contro il matrimonio”, dagli effetti simili ad “una bomba atomica”, perché la guerra “si fa con le idee” non solo con le bombe!

Il giornalista Giuseppe Rusconi – che le vicende del Family Day le ha seguite da vicino, prendendosi anche tutto l’acquazzone del temporale di Piazza San Giovanni in quel memorabile 20 giugno del 2015 – definisce l’affaire-Gentiloni “uno schiaffo al popolo del Family Day” e precisa:

Paolo Gentiloni ha avuto l’incommensurabile sprovvedutezza o facciatosta di nominare al Ministero dell’Istruzione, della Ricerca e dell’Università (MIUR) Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato e nemica acerrima di quel vasto movimento di popolo che nel 2015 e nel 2016 ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone contro la ‘legge sulle unioni civili’ e contro la diffusione di quella che si può ben chiamare l’ideologia del gender nelle scuole di ogni ordine e grado, attraverso i cavalli di Troia della lotta contro l’omofobia, il bullismo e per la parità di genere. (Qui l’articolo completo).

familydaycircomassimoCiò che provoca più amarezza è l’assoluta nonchalance con la quale dei politici cattolici – come amano autodefinirsi Mattarella, Renzi e Gentiloni – restino sordi alla voce di una grande fetta dell’elettorato italiano e dei propri correligionari (già tristemente abbandonati dai propri pastori in occasione del Family Day) e maneggino le sorti del paese secondo agende pre-definite, obbedendo a dettami dei poteri forti mainstream mondiale. Sedicenti cattolici sordi alla voce della maggioranza che ha detto “No”, sordi alla voce delle famiglie che hanno legittimamente espresso la loro preoccupazione per la svolta gender del governo e per l’intenzione di “lavorare” i bambini fin dalla tenera età con la scusa di renderli meno bulli e più gentili.

Ora si preannuncia uno scenario incandescente: in arrivo proteste in piazza da parte delle opposizioni mentre le famiglie pensano ad una  mobilitazione davanti al ministero dell’istruzione… Anche se il governo è pensato come governo di transizione e di breve durata (chi si fida più delle promesse dei democratici?), il popolo si sente nuovamente umiliato, alla quarta legislatura non eletta ma imposta (Napolitano, il gran maestro, era presente anche lui alle “consultazioni” di Mattarella…) e la pazienza inizia a terminare. La sconfitta del Partito “Democratico” – ricco di ostentati neocattolici – ora si annuncia ancora più potente e sonora.

La Chiesa italiana a braccetto con Renzi? le famiglie sempre più sole!

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mons V. Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia

Concediamo, nel titolo, il beneficio del punto interrogativo perché è difficile accettare che mentre il gregge, minacciato e contrastato, lotta per venire ascoltato, il pastore vada a spasso col lupo prima ancora che si compiano le profezie di Isaia 11 dove “il lupo dimorerà con l’agnello”… Sia chiaro, però, che da nessuna parte sta scritto che il pastore arriverà ad allearsi col lupo prima che questi desista dal voler sbranare il gregge: ciò non è previsto neanche per la fine dei tempi. Per questo, e non per altri motivi, concediamo, nel titolo, il beneficio del dubbio. Ma usciamo dalla metafora e torniamo alla realtà, una realtà che fa molto pensare a lupi e pastori che vanno d’amore e d’accordo, mentre le pecore – docili ma non stupide – rimangono scandalosamente sole.

Famiglia sole, contro vento e marea.

Le famiglie sono sempre più sole di fronte agli attacchi del pensiero unico portati avanti dai governi nazionali e dagli enti sovranazionali, europei o mondiali. Sono in atto, infatti, una serie di attacchi che minacciano seriamente la stabilità dell’istituto familiare come cellula fondamentale della società umana; si tratta di un pensiero e di azioni concrete volte a distruggere – poco a poco, passo dopo passo – la tenuta della famiglia come unione stabile e feconda tra un uomo e una donna, unione all’interno della quale i genitori hanno il diritto di educare la prole secondo i propri principi e il proprio credo.

Ancora prima di parlare delle particolari strategie culturali promosse in scala mondiale tramite campagne di sensibilizzazione delle coscienze al fine di cambiare il modo di pensare (prima) e quello di vivere (poi), basterebbe guardare ai nostri ordinamenti politici che non prevedono agevolazioni o aiuti che incoraggino i giovani a “metter su famiglia” e a procreare. Nel caso particolare dell’Italia l’impasse che vive la famiglia è palese e i risultati sono alla luce del giorno: chi ha figli non riesce a sostenerne le spese, molti dunque hanno deciso di non procreare più. L’Italia è il secondo paese più vecchio al mondo dopo il Giappone (con il 21,4% dei cittadini over 65) e il più vecchio d’Europa. Inoltre, un recente sondaggio promosso dal Corriere della Sera  dimostra (se mai ci fosse bisogno di un sondaggio per dimostrarlo) l’insostenibilità, per le famiglie, di un sistema sociale ed economico avverso che – tra le altre cose – obbliga le donne a scegliere tra i figli e il lavoro, scoraggiando sempre di più le famiglie. Dal canto loro anche i padri sono obbligati a vivere per il lavoro e non per la famiglia, ad esempio potendo godere di pochissimi congedi e permessi di paternità (la nascita di un figlio, in Italia, “vale” un giorno di permesso!)

Un attacco antropologico.

Gli attacchi contro la famiglia si sviluppano su diversi fronti ma trovano il loro fondamento in un tentativo di rivoluzione antropologica che mira a destabilizzare le certezze che l’uomo occidentale ha acquisito su di sè, sulla società e sulla famiglia, lungo i secoli e grazie al fondamentale apporto della cultura giudeo-cristiana che – lo si voglia riconoscere o no – ha costruito l’Europa e il mondo occidentale.

Alla base di tutti le minacce verso la famiglia, si trova infatti un tentativo di giro antropologico che vuol riplasmare l’uomo secondo nuovi criteri e paradigmi che eliminino ogni riferimento all’ordine naturale e a qualsiasi norma morale e religiosa. Colpire l’uomo per colpire la famiglia, eliminare ogni riferimento morale o religioso come residui di un passato da cancellare, anche a costo di utilizzare di provvedimenti giudiziari e leggi utili alla causa. Una volta eliminati i paradigmi morali e religiosi, l’asse dell’esistenza umana diventa il cosiddetto principio dell’autodeterminazione proposto (o meglio, imposto) come unico e definitivo riferimento di una nuova morale individualista e autoreferenziale.

Promuovere l’autodeterminazione come un principio costitutivo inalienabile (nient’altro che il proprio ego elevato ad axis mundi) include anche – in nome del rispetto umano – l’incoraggiare tutti gli atteggiamenti, le tendenze e gli stili di vita – in modo particolare i più bizzarri e i più eccentrici che si possano immaginare – che l’uomo si proponga, purché si combatta il vecchio sistema di paradigma sociale e sessuale segnato dalla dualità “maschio-femmina”. E’ nel campo della morale sessuale, infatti, che si attuano questi principi promossi a livello politico ed educativo volti, in prima istanza, a scardinare quel principio di dualità sessuale iscritto nella natura umana.

Applicazioni nel campo della morale sessuale.

Superare i cosiddetti “stereotipi” fin dalla tenera età (c’è una vera battaglia per la causa, la polemica del Presidente Boldrini contro la pubblicità dove in famiglia la mamma cucina per i figli ne è solo un esempio eclatante), promuovere l’omosessualità, il transessualismo, il bisessualismo, il pansessualismo, riconoscere la pratica dell’aborto (edulcorato in “interruzione della gravidanza”) come diritto sul proprio corpo, insegnare a vivere la “diversità” scegliendo liberamente il proprio genere prescindendo dalla propria natura e promuovendo l'”ideologia gender“, già denunciata da papa Benedetto XVI e recentemente definita da papa Francesco a un pericoloso “sbaglio della mente umana” che crea “tanta confusione”.

Sono tutte applicazioni del principio di autodeterminazione travestite e giustificate dal rispetto umano e dalla concessione di diritti civili, così come le aberranti pratiche di “utero in affitto”, cambio di sesso e altre violenze sulla natura umana promosse e finanziate da enti governativi nazionali, continentali e internazionali. Manifestazioni pubbliche legate al mondo omosessuale (come il Gay Village di Roma o i diversi Gay Pride in tutta Italia) vengono sostenute e presenziate da sindaci, esponenti del governo e star televisive, così come corsi di formazione ed eventi culturali (ad esempio l’ultimo film Io e Lei) vengono sponsorizzati e sovvenzionati da fondi e capitali pubblici.

Tra gli scopi che motivano questa vera e propria battaglia, un ruolo fondamentale (spesso evidente, a volte nascosto, ma comunque presente) lo ricopre un sentimento di astio e di rivalsa verso il cristianesimo e la Chiesa. A questo riguardo vedeva bene G. K. Chesterton che affermava che “uomini che cominciano a combattere la Chiesa per amore della libertà e dell’umanità, finiscono per combattere anche la libertà e l’umanità pur di combattere la Chiesa”.

La macchina da guerra: politica, finanza e lobby.

Un progetto antropologico di questo tipo, quello della decostruzione dell’uomo a partire dalla rifondazione della morale e dei suoi principi fondamentali, non potrebbe attuarsi senza un serio e vasto programma che coinvolga importanti progetti politici, educativi e sociali volti alla sensibilizzazione delle coscienze e all’applicazione pratica di azioni concrete.

Ma ciò non sarebbe ancora possibile senza importanti appoggi finanziari di enti sovranazionali e da lobby interessate alla causa (dalla massoneria alle lobby omosessualiste, dalle importanti aziende di moda a famosi testimonial del mondo dello spettacolo, capaci di muovere enormi capitali e dotati di una notevole influenza politica e sociale).

E’ per questo che star del mondo della musica come Elton John riescono a interferire con proclami e battaglie in diversi paesi ottenendo grandissima risonanza (ne abbiamo parlato QUI), mentre chi la pensa diversamente viene censurato e boicottato (ricordate il caso di Dolce e Gabbana? E quello di Barilla?)

La contestazione contestata: “chi non è con noi…”

Di fronte a queste minacce, in Italia, molte famiglie (nella quasi totalità cattoliche) hanno manifestato il loro malcontento per le iniziative del Governo sostenuti e incoraggiati da alcune coraggiose realtà ecclesiali (Cammino Neocatecumenale), associazioni pro-life (Quotidiano La Croce, Manif Pour Tous, Non si Tocca la Famiglia, Comitato Articolo 26) e associazioni culturali (Alleanza Cattolica, Giuristi per la Vita). Il nucleo della manifestazione è stato quello di mostrare la bellezza della famiglia ma sopratutto quello di opporsi alla diffusione delle teorie gender nelle scuole e al DDL sulle unioni civili, iniziative promosse dal Governo di Renzi.

La mobilitazione ha trovato una adesione massiccia di famiglie, di anziani e di giovani che sono scesi in piazza San Giovanni lo scorso 20 giugno nonostante la sorprendente opposizione di alcuni movimenti ecclesiali (come Comunione e Liberazione o la Comunità di Sant’Egidio di Andrea Riccardi) e alcuni esponenti della gerarchia della Chiesa Italiana per i quali la protesta avrebbe contribuito ad inasprire inutilmente i toni della polemica senza risolvere la situazione.

Dubbi, tentennamenti, imbarazzo: la Chiesa assente.

Il 20 giugno sarà ricordato per il diluvio abbattutosi sulla piazza come presagio di un castigo divino contro le famiglie presenti o come segno di un’eloquente benedizione dall’Alto per la nobile iniziativa (a seconda dei punti di vista). Il 20 giugno sarà anche ricordato per le centinaia di migliaia di persone che, nonostante il violento temporale che ha aperto e chiuso l’incontro, sono rimaste coraggiosamente in piazza dall’inizio alla fine. Ma il 20 giugno sarà anche ricordato per aver evidenziato spaccature e divisioni all’interno della Chiesa Italiana: si ricorderà l’assenza di CL motivata da una lettera elegante ma priva di argomentazioni convincenti, si ricorderà la totale e imbarazzante assenza di vescovi e cardinali (non motivata da nessuna lettera pastorale) che – a dispetto di comunicati piacenti e lettere di sostegno morale – non hanno preso né una posizione marcata né una goccia di pioggia per stare accanto alle famiglie. Si dirà che era un incontro di laici, ma si dica anche che le famiglie cattoliche spinte da alcuni settori ecclesiasiastici, movimenti e parrocchie, esprimevano un idea di società che la Chiesa dovrebbe per lo meno incoraggiare, fondata sulla famiglia naturale e sulla libertà di educazione della prole in opposizione a contaminazioni e indottrinamento ideologico di massa.

roma_family_day_roma_01E’ possibile – ci domandiamo con sincerità – che dei tanti vescovi presenti tutto il paese (226 diocesi, più ausiliari, curiali ed emeriti), pastori destinati per divina vocazione alla cura e all’accompagnamento di un gregge, nessuno abbia sentito in cuor suo di aderire partecipando (in carne ed ossa, non spiritualmente) all’incontro? E’ possibile che in tutta italia nessun vescovo, nessuno, abbia voluto “puzzare di pecora”, mostrando la propria vicinanza alle famiglie italiane che da tutta Italia sono accorse a Roma – come recitava uno striscione – “per amore dei nostri figli”? Qualcuno ha pensato cosa avrebbe potuto significare per le famiglie un solideo viola, meglio ancora rosso, sul palco, sotto la pioggia? Il caso è sospetto e fa pensare ad una presa di posizione unica di tutto l’episcopato italiano, fa pensare ad un momentaneo non éxpedit imposto dall’alto a tutti i vescovi per il 20G, visto che il segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana non ha nascosto le sue perplessità considerando l’assise, in un primo momento (salvo poi far marcia indietro con alcune interviste strategiche), in contrasto con lo stile di papa Bergoglio: evitare faccia a faccia, dialogare e mai protestare, parlare a bassa voce e mai urlare, sorridere sempre e mai far muso duro, proporre e mai esigere.

Fatto sta che le famiglie dimostrarono una forza straordinaria perché pur non essendo state invitate a scendere in piazza da politici o vescovi lo hanno fatto mosse dalla propria coscienza e dall’amore verso i propri figli, nella speranza di contribuire alla costruzione di un futuro migliore difronte alle minacce che si addensano sulle future generazioni.

paglia renziDa che parte sta la Chiesa?: “Complimenti Renzi, tieni duro!”

In modo disonesto, deplorevole, contrario ad ogni deontologia professionale e alla semplice educazione, così i giornalisti radiofonici del programma La Zanzara hanno teso un tranello a mons. Vincenzo Paglia fingendo una telefonata del Presidente Renzi sul caso Marino (caso di cui abbiamo parlato in un altro articolo). Paglia non è un vescovo qualunque (se mai esistano vescovi qualunque…), ma una personaggio di una certa rilevanza in Vaticano. Padre spirituale e guida pastorale della comunità di San’Egidio, mons. Paglia è il presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, un dicastero che, tra un Sinodo Straordinario, un Sinodo Ordinario e l’Incontro Mondiale delle Famiglie a Philadelphia, ricopre un ruolo di primissimo piano in questi primi anni di pontificato di papa Bergoglio.

L’infelice finta intervista rivela alcuni particolari sulla presenza di Ignazio Marino al Viaggio Apostolico di Papa Francesco in Stati Uniti, particolari che mettono in difficoltà il sindaco di Roma che a quanto pare avrebbe fatto infuriare il Santo Padre col suo voler apparire e col tentativo di avvicinare a tutti i costi il Papa in Stati Uniti.

Ma il dato più interessante per il nostro discorso riguarda la profonda familiarità che lega il Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia al premier italiano. I due si chiamano per nome, dandosi del tu e dimostrando una grande intesa e complicità. Vincenzo (come si fa chiamare il monsignore) non perde tempo per esordire con un “Sei bravissimo Matteo” e conclude la telefonata complimentandosi col premier “per tutto” e per incoraggiarlo ad andare avanti.

Senti Matteo, i miei complimenti per tutto! Davvero complimenti! Andate avanti! Vai, tieni duro… Poi se ci vediamo un minuto ti dico qualcosa…

A questo punto è chiaro che tra il governo e i responsabile numero uno della pastorale familiare c’è una grande amicizia che diventa anche una unità di intenti e una uniformità di vedute. Una amicizia e una complicità senz’altro problematiche se si pensa che tra le riforme più a cuore al governo democratico ci sono il progetto di legge sulle unioni civili (leggi: “matrimonio” gay e adozione omosessuale) e la riforma della scuola (con l’inclusione di articoli e clausole che aprono le porte delle scuole all’insegnamento delle teorie del genere). Tutto questo legato all’assenza di serie azioni politiche a favore delle famiglie e che incoraggino le nascite: in Italia, infatti, avere (molti) figli vuol dire essenzialmente avere (molte) spese: raddoppiate, triplicate, quadruplicate, a seconda degli eredi…

Quale accordo può esistere tra un vescovo incaricato di vegliare sulle famiglie e di guidare le famiglie in questi tempi difficili e un governante che porta avanti il suo progetto sul paese senza tener conto, o senza ascoltare le istanze dei nuclei familiari? Quale lavoro comune, quali accordi, possono giacere tra un pastore e un lupo mentre le pecore sono in pericolo. Fatto sta che le pecore non vivono di certo tempi tranquilli dovendo guardarsi bene, non solo dai lupi, ma anche dai lupi vestiti da pastori…

Lo smarrimento dei cattolici è più che comprensibile. D’altronde proviamo a pensare cosa fosse successo se Gesù avesse stretto profondi legami di amicizia con Pilato incoraggiandolo ad andare avanti su tutto e promettandogli alcune “soffiate” in privato. Con un tale atteggiamento avrebbe certamente avuto salva la pelle, ma avrebbe anche – con molta propabilità – scandalizzato e deluso i suoi e tutti coloro che lo consideravano un maestro. Ma Gesù non scese a compromessi coi politici (a dire il vero, con scese a compromessi con nessuno), l’epilogo della sua vita scandalizzò comunque i suoi e venne comunque abbandonato. Ma lui era il Maestro.

galantino-cei1Vescovi in politica, un caso “sinistro”

In questi ultimi mesi, le ripetute sferzate di mons. Nunzio Galantino contro il segretario della Lega Nord Matteo Salvini contrapposte all’intesa e la benevolenza del vescovo nei confronti del governo democratico, ha indicato da quale parte (politica) si pendono le preferenze dei vertici della Chiesa italiana in questi anni. Galantino, che papa Francesco ha voluto e promosso a segretario della CEI, ha più volte condannato la politica della destra ignorando spesso la linea di pensiero anticattolica dei democratici su temi sensibili e su quei valori che un tempo si chiamavano “non-negoziabili”. Una linea che mantengono, da diversi anni, alcune riviste e testate cattoliche che, durante i governi di centrodestra, si son schierate nettamente all’opposizione mentre oggi offrono copertine e inserti speciali agli esponenti del governo.

Sembra che oggi tutti i valori diventano negoziabili anche per la Chiesa pur di evitare i “muri” e le “battaglie”, gli schieramenti e le opposizioni. Un atteggiamento, questo, che spesso e volentieri si riflette sui canali ufficiali della conferenza episcopale (stampa e televisione) come ha dimostrato, lo scorso anno, la volontà di invitare Vladimir Luxuria a Tv2000 per commentare l’attualità sulla Tv dei vescovi: forse un caso isolato ma significativo.

Non dimentichiamo, però, che alcuni vescovi – forse perché dotati di una migliore preparazione politica e umana, di una maggiore adesione alla Chiesa e al suo messaggio, di una più approfondita comprensione del valore e delle difficoltà delle famiglie, nonché di una più profonda vita spirituale – riescono ad intervenire pubblicamente con autorità, senza strizzare l’occhio a nessuno e senza provocare fiumi di polemiche. Pensiamo al presidente della nostra Conferenza Episcopale (Galantino è invece il segretario) e arcivescovo di Genova, il cardinale Bagnasco, che ha sempre appoggiato la causa delle famiglie cristiane con fermezza e senza ambiguità.

La Chiesa è divisa, andate in pace.

Ben vengano gli appelli all’unità, i giusti richiami al ritorno al Vangelo e all’abbandono della mondanità che fa male alla Chiesa, ma all’atto pratico si evidenziano, all’interno della Chiesa, serie spaccature che, dai tempi del Concilio Vaticano II, anziché diminuire sembrano radicalizzarsi. L’episcopato tedesco, molti vescovi europei, così come gran parte delle conferenze episcopali sudamericane  puntano a un netto cambio di rotta della Chiesa su temi di morale sessuale. In molti vorrebbero un cambio nella dottrina su alcuni temi importanti come aborto, eutanasia, omosessualità, celibato, sacerdozio femminile… Le divisioni poi si toccano con mano quando si parla di parroci e sacerdoti addetti alla pastorale che – spesso più dei vescovi – contribuiscono a creare confusione e dubbi tra i fedeli (*).

Alla vigilia del Sinodo sulla Famiglia pesa sul Santo Padre Francesco la responsabilità di riflettere e decidere, per il bene della Chiesa. Il Sinodo Straordinario ha mostrato le enormi divergenze tra due schieramenti ma, all’atto pratico, si è risolto con un nulla di fatto, rimandando a questo secondo appuntamento, decisioni e linee guida sulla famiglia.

Sapere che a capo del Pontificio Istituto per la Famiglia ci sia mons. Vincenzo Paglia (al quale, come uomo e cristiano, va la nostra solidarietà per l’affronto ricevuto dai disonesti giornalisti), non lascia del tutto tranquilli coloro che, solo pochi mesi fa, con la pioggia e il vento nelle ossa, resistevano in piazza per chiedere di alzare un muro (si! un muro!) contro il dilagare del pensiero unico, per preservare i più piccoli dalle ideologie. Paglia (così come mons. Bruno Forte e altri prelati di rilievo dell’episcopato italiano che sposano le tesi progresssiste tedesche per una chiesa gay-friendly) si è infatti più volte detto favorevole al riconoscimento – da parte dello stato – delle unioni omosessuali, un progetto però che rappresenta il primo passo verso il “matrimonio gay” e il riconoscimento di “nuove forme di famiglia” come previsto dal pensiero unico mondiale; un cammino già percorso da Obama in Stati Uniti e che molti vescovi vorrebbero realizzato in Italia al più presto.

La supplica filiale a Papa Francesco” firmata online da più di 800 mila persone, manifesta le perplessità dei cristiani che vorrebbero parole chiare difronte alla confusione che, da qualche anno, regna tra i cristiani, vescovi e laici.

Chiesa ideale e chiesa visibile

Il filosofo francese Jean Guitton notava che dentro ogni cristiano esiste una “Chiesa completamente pura”, senza errori, eresie e divisioni, mentre la realtà terrena dell’istituzione è tutt’altro che perfetta. Ma il filosofo riconosceva, alla fine: “senza la Chiesa dei poveri diavoli, dei poveri vescovi e dei poveri parroci… non sarei quello che sono”. Al di là, infatti, della bassezza delle alleanze tra “poveri vescovi” e politici, dell’infestazione delle eresie e della mondanità nelle conferenze episcopali, al di là anche del “fumo di satana” che si addensa per le stanze apostoliche e sinodali… c’è qualcosa che permane, una verità custodita nel fragile vaso della Chiesa. Chesterton aveva capito questo paradosso trovando il segreto di tutto nella divinità del tesoro custodito, diceva infatti:

Credo nel cristianesimo e ho l’impressione che un sistema che ha sopravvissuto a una malagestione così folle, debba necessariamente essere divino.

Ma sia fatta la Sua volontà.

(*) Per fare un esempio, ho avuto modo di assistere allo spiacevole episodio di un sacerdote che commentando in un luogo pubblico il libro del giornalista francese Nicholas Diat su Benedetto XVI – intitolato L’homme qui ne voulait pas être pape – si è molto infastidito affermando che sarebbe stato meglio dire “L’uomo che ha fatto campagna elettorale per diventare papa“. (Vale la pena affermare che, per le sue caratteristiche e il ruolo che ricopre, secondo i canoni in vigore, il sacerdote sarebbe un ottimo candidato per l’episcopato).

Family Day a Roma il 20 giugno 2015

famiglia naturaleL’iniziativa parte “dal basso”, dalle famiglie che chiedono di essere ascoltate da un governo che lavora contro.

Torna il Family Day a Roma! L’appuntamento è per sabato 20 giugno in piazza San Giovanni (ore 15,30) per dare vita a una mobilitazione nazionale “a difesa dell’istituto del matrimonio, della famiglia composta da un uomo e da una donna, del diritto del bambino ad avere una figura materna e una paterna”. Secondo gli organizzatori si stima la presenza di circa 300 mila partecipanti, una folla compatta e festosa di famiglie con bambini e laici impegnati di ogni provenienza, età e religione.

Lo scopo della manifestazione sarà quello di mostrare la bellezza della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna di chiedere allo Stato più tutele e garanzie. In questo senso il Family Day assumerà inevitabilmente connotazioni politiche viste le recenti strategie del governo sui temi sensibili alle famiglie (fisco, educazione, matrimonio e adozioni omosessuali). In questi mesi, infatti, in obbedienza alle direttive dell’Unione Europea, il governo Renzi ha moltiplicato iniziative che colpiscono l’integrità e l’autonomia della famiglia tradizionale e indeboliscono l’istituto del matrimonio promuovendo la diffusione delle teorie del genere e le cause delle lobby omosessuali.

Il sorprendente risultato del referendum avvenuto in Irlanda sul riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso ha creato una grande aspettativa nella sinistra italiana che spera di ottenere lo stesso risultato, prescindendo da referendum popolari, attraverso nuove leggi e procedure. Alcuni esempi concreti di questa strategia sono i disegni di legge promossi da esponenti del Partito Democratico:

  • DDL Cirinnà: sulle Unioni Civili ed adozioni omosessuali
  • DDL Fedeli: sull’insegnamento del Gender nelle scuole pubbliche
  • DDL Scalfarotto: sul reato di “omofobia” e “transfobia”.

Uno dei nodi più delicati e complicati è nel campo educativo: il piano di indottrinamento secondo l’ideologia gender (definita da papa Francesco “un errore della mente umana”) è stato già promosso in diverse scuole tramite il finanziamento o l’intervento diretto di associazioni legate al mondo LGBT, associazioni a cui il Ministero della Pubblica Istruzione assegna la maggior parte dei progetti di educazione all’affettività, alla tolleranza, alla lotta contro bullismo, discriminazioni e stereotipi (sic!) di genere.

Saranno le stesse famiglie presenti in piazza coi loro figli a chiedere di non interferire nell’educazione affettiva della prole con programmi e ideologici e ideologizzanti; quello dell’educazione, e in particolare dell’educazione affettiva e valoriale, è un compito e una responsabilità che spetta esclusivamente ai genitori secondo quanto afferma l’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (“I genitori hanno il diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli”).

Un altro punto molto discusso è il progetto di legge promosso dal senatore del PD Ivan Scalfarotto. La legge preverrebbe sanzioni penali (carcere o lavori di utilità pubblica) per chi applica, promuove o diffonde intolleranza o discriminazione basate sull’identità di genere. La legge – così come è stata proposta – si presta ad ampie e pericolose interpretazioni e ciò che viene seriamente minacciata è la libertà di espressione, di parola, di associazione e di stampa. Il grave episodio avvenuto in Germania, dove un padre di famiglia è stato incarcerato per aver rifiutato di mandare i figli alla lezione di educazione sessuale, apre scenari inquietanti di repressione e paura.

Non è la prima volta che Roma ospita una manifestazione di questo tipo: il 12 maggio del 2007 ci fu un Family Day organizzato, dalle associazioni cattoliche e laiche per manifestare contro le politiche del governo Prodi in materia familiare, in particolare su fisco e unioni di fatto (il progetto dei DI.CO, poi abbandonato dal Governo). In quella occasione il Family Day portò in piazza più 250mila persone, un milione secondo gli organizzatori.

L’iniziativa parte “dal basso”, dalle famiglie che chiedono di essere ascoltate, ma la notizia del nuovo Family Day è stata ufficializzata domenica 1 giugno dall’iniziatore del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello, al termine dell’incontro vocazionale tenuto a Catania nello stadio Angelo Massimino. Già la domenica di Pentecoste a Brescia, in un incontro per i giovani del nord Italia, Kiko Argüello aveva lanciato l’idea di un Family Day senza però precisare ulteriori dettagli.

Il Cammino Neocatecumenale ha fatto da trait-d’union tra le tante associazioni e comitati laicali desiderosi di alzare la propria voce ed interessati alla causa della famiglia; una riunione tra i diversi esponenti e responsabili di queste associazioni ha permesso di creare un comitato organizzatore incaricato di definire – in tempi brevi –  i dettagli dell’evento. Il comitato ha scelto il nome “Da mammà e papà” perché – affermano – “da una mamma e un papà siamo tutti nati, cresciuti, educati, amati e protetti”.

Benché nessuna associazione o movimento politico o religioso pretenda rivendicare la paternità dell’evento, sono diverse le associazioni che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa, tra le quali: “Sì alla Famiglia”, “La Manif Pour Tous Italia”, “Voglio la Mamma”, “Alleanza Cattolica”, “Sentinelle in Piedi”, “Non si tocca la famiglia”, “Comitato Articolo 26”, “Notizie Pro-Vita”.  Il comitato “Da mamma e papà” è composto da “personalità provenienti da diverse associazioni tra cui Massimo Gandolfini (portavoce del comitato), Simone Pillon, Giusy D’Amico, Toni Brandi, Filippo Savarese, Costanza Miriano, Mario Adinolfi, Jacopo Coghe, Maria Rachele Ruiu, Paolo Maria Floris, Alfredo Mantovano, Nicola Di Matteo”.

Dall’account Facebook di “Alleanza Cattolica”, il sociologo e giornalista Massimo Introvigne ha dichiarato che “si è convenuto che non ci sia alcuna sigla di associazione o organizzazione, perché la battaglia è di tutti e va combattuta ora, oggi. Domani sarà tardi”.

Il Family Day di Roma conterà con l’appoggio del Vescovo Vicario Agostino Vallini che ha accolto positivamente la proposta, sollecitato anche dai suo sacerdoti che da tempo chiedevano un intervento deciso in materia. Anche il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Angelo Bagnasco che più volte ha denunciato coraggiosamente le derive dell’ideologia gender e i tentativi di equiparazione del matrimonio omosessuale, sostiene l’iniziativa. Gli organizzatori hanno chiesto anche il sostegno del Santo Padre affinché incoraggi anche lui la manifestazione sostenendo le famiglie come ha fatto recentemente nei suoi interventi pubblici.

Filippo Savarese, portavoce de “La Manif Pour Tous Italia” e uno dei componenti del nuovo comitato “Da mamma e papà” ci spiega l’urgenza e l’importanza storica di questo appuntamento: “Siamo a un momento di svolta epocale per l’Italia, che dovrà decidere a breve se entrare o no nel club degli Stati che hanno avviato la rottamazione della famiglia e aperto al grande mercato internazionale dei figli. Il ddl Cirinnà sulle unioni civili in discussione al Senato è solo il paravento dietro cui si prepara la rivoluzione che in gran parte d’Europa ha svilito il matrimonio, la famiglia e i diritti dei bambini di avere un papà e una mamma. Sono anni ormai che le associazioni LGBT portano nelle scuole italiane quella che Papa Francesco ha definito la nuova “colonizzazione ideologica”: la teoria Gender dell’indifferentismo sessuale. Abbiamo il dovere storico di denunciare apertamente l’attacco alla famiglia e alla sua libertà educativa, e sabato 20 giugno alle 15:30 in piazza San Giovanni a Roma lo faremo in toni pacifici”.

da mamma e papa

Logo del comitato organizzatore

Articolo originale su Aleteia.

Lampedusa e la retorica buonista della politica italiana

barcone_immigrati5001Nel pieno di una settimana critica per la politica italiana, la dolorosa strage di Lampedusa ha sconvolto l’Italia e, forse, (magari!) tutta l’Europa.
La vicenda, però, sembra aver scosso molto meno quei paesi da cui le vittime fuggivano, paesi retti da regimi tutt’altro che democratici e governati da signori indifferenti delle sorti dei propri sudditi. Se dall’Italia si alzano voci di cordoglio, parole di sdegno, si discutono soluzioni e si osservano minuti di silenzio nelle scuole e nei campi di calcio, dal Medio Oriente, dal nord Africa, dai capi religiosi musulmani e dai governi islamici non si alza nessuna autorevole voce di dissenso per questa tragedia (né di tutte le altre tragedie) che, purtroppo, ha inizio proprio nei loro territori.

Se l’Occidente si è illuso con le recenti svolte democratiche di alcuni stati mediorentali, ci accorgiamo che il lavoro da fare è ancora tanto. Altro che Primavere soleggiate, il dramma di quei paesi, lo capiremo dopo, non è essenzialmente politico, ma religioso (e dunque antropologico), dove regimi teocratici di ispirazione islamica calpestano la dignità e i diritti di uomini, donne e bambini, in nome di un ordine apparentemente voluto e imposto da dio.

Naufragio-Lampedusa-migranti-23-770x395Intanto in Italia, scossi da una delle più gravi stragi legate all’immigrazione, i signorotti della politica – quelli in giacca e cravatta oligarchici e quelli in abiti più sportivi e colorati per meglio rappresentare i compagni del popolo – alzano la voce per dire la loro sul fatto e sul da farsi. Da destra e da sinistra salgono tutti sul carro (funebre) con slogan che valgono un rilancio sulla pagina politica, come sciacalli che frugano in mezzo ai cadaveri.

Così il redivivo, restaurato e rinnovato Alfano, il pastore buono delle pecore italiane Napolitano, la presidenta rivoluzionaria Boldrini-basta-pranzi-in-famiglia, la paladina della giustizia Bonino, il ciclista dottore Marino, la migrantista Kyenge e molti altri che hanno approfittato dell’evento per snocciolare, con facile retorica, discorsi pieni di pathos che scuotono il sentimento popolare.

Sul fatto accaduto lo scandalo, il cordoglio, la tristezza è generale, come è normale e giusto che sia di fronte a un dramma di tali dimensioni. Sul lavoro da farsi i pareri sono discordanti e qui parte la vergognosa campagna politica. Tutta la sinistra ha approfittato dell’evento per accusare la legge Bossi-Fini, attualmente in vigore, che regola il problema dell’immigrazione clandestina con una serie di norme (tra cui il reato di clandestinità) definite troppo severe e poco accoglienti verso lo straniero; una legge poco consona allo spirito di accoglienza indiscriminata voluto da  Kyenge, Bonino, Boldrini e compagnia cantante (di compagni si tratta). Insomma da sinistra si accusa la legge Bossi-Fini (discriminatoria, razzista, nazionalista) di aver riempito la barca di povera gente disperata e di averla fatta affondare uccidendo centinaia di innocenti. La severità di questa legge sarebbe alla base della tragedia. Il collegamento tra le due cose non è facile da trovare, ma l’occasione sembra buona per cambiare l’iniqua legge.

lampedusa 2La soluzione che propongono è dunque una non-soluzione: cambiamo la legge e, la prossima volta, andiamogli incontro prima che naufraghino. Magari andando sulle coste africane e accogliendoli direttamente lì per portarli a Roma, dove Marino ha deciso di accogliere tutti gli immigrati appena arrivati, per la buona pace dei romani e la gioia dei lampedusani.

Dal canto suo, la destra, ha approfittato per attaccare le politiche del ministro dell’integrazione che vorrebbe abolire il reato di clandestinità e aprire le porte dell’Italia (e dell’Europa) a chiunque voglia entrare. E’ così che Lega Nord mette le morti degli immigrati sul conto della sinistra colpevole morale per aver lanciato menssaggi di accoclienza troppo confortanti e illusori per chi partiva dalle coste africane. Come a dire: “gira voce che in Italia c’è spazio e ti danno la cittadinanza appena arrivi!”.

E subire per primi il ridicolo di questi retorici e ipocriti sproloqui sono soprattutto gli abitanti dell’isola, che da tempo lamentano una situazione invivibile a causa della presenza sempre più alta di immigrati senza casa, senza lavoro, senza cibo e nessuno che si preoccupi di loro. Tra poco la campagna politica si sposterà su altri temi (probabilmente su Berlusconi che è sempre di moda) e gli immigrati rimarranno sull’isola o cercheranno di partire (come? aiutati dai lampedusani?) per trovar miglior fortuna nel nord.

Le idee per non essere banali sono poche, si sà, ma qualcuno ha avuto un lampo di genio ed ecco che la genialata è sulla bocca di tutti. Alfano, che ha il cuore d’oro, ha visto la sofferenza dei lampedusani e ha suggerito di consegnare un premio-sopportazione all’isola, al fine di richiamare l’attenzione del mondo sul problema. Qui si trovano tutti d’accordo: Premio Nobel per la Pace a Lampedusa, dunque, per l’eroicità dell’accoglienza. In fondo premiare Lampedusa vuol dire premiare l’Italia e nessuno può dissentire senza sentirsi traditore. Tutti sono d’accordo: a destra e a sinistra, sopra e sotto; aspettiamo il verdetto di Oslo. Ma d’altronde si sa, per avere il Premio Nobel per la Pace non bisogna mica essere San Giovanni Paolo II (che di fatti non lo ha mai ottenuto), basta essere popolare o volerlo diventare, o basta che ti venga appioppata la candidatura da chi non sa bene neanche che sentimenti hai nei confronti della pace.

Intanto sulla rete circola un video che mostra l’esasperazione dei lampedusani per i quali la pace tanto desiderata vorrebbe qualcosa di più che un premio o un riconoscimento al valore.

Ma alla radice del problema non ci va nessuno volentieri; sarebbe contro i principi della bontà universale (da tempo sposata con matrimonio indissolubile dall’Occidente)  segnalare che dall’altra parte del Mare Nostrum (o Mostrum?) esiste un problema serio che non cambierà certo correggendo una nostra legge.

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