Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Archivio per il tag “libri”

Il papa e il ministro: divisi da un bus, uniti (dicono) da un libro

In un tempo di confusione e dubbi (o meglio di dubia) contribuire ad aumentare dissidi e contrasti non si può dire che sia un’opera di misericordia. Piuttosto la cosa migliore da fare sarebbe allentare la tensione e cercare di fare chiarezza, o per lo meno, cercare di non gettare alcool sul fuoco. Eppure qualcuno questo concetto, che sembra chiaro e semplice, sembra non capirlo. Ma facciamo un passo indietro e partiamo da lontano. Continua a leggere…

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La formazione (estiva) della coscienza

Lo dicevano i filosofi nell’antica Grecia, lo sostenevano i romani e lo afferma tutt’ora chi – più di ogni altro – ne ha raccolto la preziosa eredità, ossia la tradizione cristiana: tra i compiti più alti affidati ad ogni uomo c’è quello della cura dell’anima. Socrate ha speso la vita per diffondere questo messaggio, per lui era qualcosa di più che un semplice slogan da sfoggiare nei migliori caffé dell’Agorá. In fondo curare l’anima vuol dire volere bene a se stessi, aver cura di sé, della propria formazione e – in ultima istanza – della propria salvezza. Vuol dire formare la propria coscienza per tenerla pronta e sveglia nel momento del bisogno. Eh sì, ne avremo bisogno e sarà necessaria averla ben formata e attenta a ciò che realmente conta, capace di riconoscere e distinguere il bene e il male e di orientare verso la giustizia e la verità. Continua a leggere…

Notizie da Altrove. Chiacchierate semiserie su Medjugorje e dintorni

In una parrocchia di Altrove (provincia di Luogo) l’addetta alla libreria parrocchiale fervente devota della Madonna, sistema I libri negli scaffali. La sua semplicità non è sinonimo di ignoranza – tra libri, conferenze e giornali la sua formazione religiosa era piuttosto solida. Era quel suo realismo con cui misurava le realtà celesti che la rendeva credibile e, a suo modo, saggia, capace di intuire il punto focale dei discorsi anche grazie a quel geniale senso comune tipicamente femminile.

È pensierosa, bisbiglia ogni tanto qualche cosa tra sé e sé. Quando è sola lo fa spesso: preghiere e mormorazioni si mescolano, il confine non è marcato; a dividerle e a catalogarle – lei lo sa – ci penserà Nostro Signore che più di lei conosce il suo cuore. Nel frattempo lei divide e cataloga i libri appena arrivati quando improvvisamente ad interromperla il sacrestano Benedetto… Continua a leggere…

Narrativa fantasy e la formazione della coscienza

fantasy1Riscoprire il genere letterario fantasy come un valido strumento di formazione e di crescita per i giovani, è questa la sfida della scrittrice Silvana de Mari che ora presenta il suo nuovo lavoro destinato ai ragazzi e pubblicato con la casa editrice Giunti: Hania, la strega muta.

Si tratta del secondo capitolo della Trilogia di Hania una saga fantasy pubblicata con la Giunti e inaugurata nel 2015 col prequel Hania, il regno delle Tigri bianche e seguita dal primo episodio: Hania, il cavaliere di Luce (2015).

Il romanzo narra le avventure che una che la giovane Hania dovrà affrontare con l’aiuto di sua madre: la principessa Haxen del Regno delle Sette Cime. E’ grazie alla madre che ragazza (attraverso racconti e narrazioni del Cavaliere della Luce) formerà una coscienza capace di optare per il bene e di fuggire le insidie del malvagio Signore Oscuro che l’ha generata dotandola di straordinari poteri malefici. Hania ha deciso di rinunciare al suo lato oscuro ed è per questo obbligata a fuggire per aver salva la vita. Un’appassionante avventura ricca di sorprese, di ostacoli da superare, di nemici da combattere e di amici con cui accordarsi e allearsi lungo il cammino. Un cammino lungo, faticoso e pericoloso ma che vale la pena di percorrere se esiste una meta a cui aspirare.

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Silvana de Mari

Nata nel casertano nel 1953, Silvana de Mari è medico chirurgo, specializzata in chirurgia generale e in psicologia cognitiva. Ha lavorato come medico in Etiopia, un’esperienza fondamentale anche per il suo futuro come scrittrice. Oggi vive a Torino e si occupa di psicoterapia mentre scrive libri fantasy per i ragazzi al fine di sviluppare tutte le potenzialità dei più giovani che si apprestano ad affrontare le sfide della storia. Le piace definirsi “un medico che scrive” piuttosto che una scrittrice; si ispira, tra gli altri, a Dante, Manzoni, Primo Levi, Tolkien e Orwell. “Sulla mia bara – dice – voglio due libri: Il Signore degli Anelli e Se questo è un Uomo.

I suoi libri sono stati tradotti in diverse lingue e pubblicati in tutto il mondo. Il successo è arrivato col romanzo L’ultimo elfo pubblicato nel 2004 da Salani e divenuto un bestseller internazionale vincendo numerosi premi tra cui il Premio Andersen (2004), il Bancarellino (2005), Le Prix Imaginaire (2005) e il premio dell’American Library Association per il miglior libro per ragazzi negli Stati Uniti (2006).

haniaDe Mari è una convinta sostenitrice dell’importanza delle narrazioni, ed in modo particolare della narrativa fantastica, come un valido strumento di formazione e veicolo di quei valori necessari per affrontare le avventure della vita.

Lo scrittore inglese G.K. Chesterton era certo della forza pedagogica delle favole ed affermò: “Le favole non danno al bambino la prima idea di uno spirito cattivo. Ciò che le favole danno al bambino è la prima chiara idea della possibile sconfitta dello spirito cattivo. Il bambino conosce dal profondo il drago, fin da quando riesce ad immaginare. Ciò che la favola gli fornisce è che esiste un San Giorgio che uccide il drago” (da G. K. Chesterton, The red angel, in Tremendous trifles. Qui l’originale inglese). E’ la certezza cristiana che il bene ha sempre la meglio sul male, nonostante la storia sembri a volte dire il contrario.

Così la pensa Silvana de Mari che crede nel rinnovato valore della letteratura fantastica, per troppo tempo considerata secondaria o minore: “C’è qualcosa in questa letteratura che dà consolazione alle nostre angosce. Nel momento in cui il buio esiste e le grandi fiaccole della fede nel progresso e nella provvidenza perdono forza contemporaneamente, da qualche parte bisogna pur cercare di darsi coraggio. Come dice Tolkien, la letteratura fantastica parla di cose permanenti: non di lampadine elettriche, ma di fulmini, e insegnano cose vere: che il buio esiste e che può essere sconfitto […] Nel fantasy c’è la certezza assoluta che lo sguardo di un dio benevolo è su di noi e questo è il motivo per cui il fantasy è il racconto dove si parla della morte e il discorso è tollerabile”

Come medico, Silvana de Mari segnala inoltre l’influsso della narrazione sulle nostre emozioni: un potenziale che, correttamente veicolato può rivelarsi decisivo nel percorso di crescita e maturazione degli adolescenti. “Il nostro straordinario cervello contiene la capacità di provare piacere nell’immaginare, nell’ascoltare e anche nel raccontare una storia che non è mai avvenuta, e nemmeno avrebbe potuto, perché contiene elementi fantastici che la rendono esterna alla realtà. La narrazione permette, senza modificare la realtà oggettiva che ci circonda, di portare cambiamenti all’assetto dei nostri neurotrasmettitori, e quindi di cambiare le nostre emozioni. Una persona seduta a leggere può scoppiare a piangere o scoppiare a ridere, può alzarsi dalla poltrona piena di allegria, con un coraggio da leone” (S. De Mari, L’ultimo nemico che sarà sconfitto è la morte, in Aa. Vv., Il Fantastico nella Letteratura per ragazzi, Runa Editrice 2016, p. 9).

Un ulteriore passo avanti nell’utilizzo delle narrazioni fantastiche a scopi pedagogici è stato fatto dallo scrittore spagnolo Diego Blanco autore di Un camino inesperado (Encuentro 2016): un saggio che svela i messaggi nascosti nel capolavoro di Tolkien, Il Signore degli Anelli.

diegoblancoIl libro di Diego Blanco ha avuto un grande successo in Spagna anche grazie alle presentazioni dell’autore (scuole, parrocchie, convegni e programmi radiofonici) e ad un approccio che mira ad unire il fantasy, la formazione della persona e la catechesi. Era l’intento originale di Tolkien che scrisse i suoi romanzi come una “parabola” scritta in linguaggio mitologico ma con intenti pedagogici e catechetici validi per i giovani di ieri e per quelli di oggi… (qui l’intervista a Diego Blanco tradotta in italiano).

Avvicinare i più giovani a questo tipo di letteratura fantasy, ricca di insegnamenti e di valori, diventa così un immancabile strumento di formazione della coscienza, un contributo necessario lì dove la famiglia, la scuola e la società non riescono ad offrire ai ragazzi gli strumenti necessari per crescere con consapevolezza e responsabilità camminando verso l’età adulta ed affrontando le ombre che ne insidiano il percorso, scegliendo il bene e rifiutando il male.

Articolo originale su Aleteia.org

La principessa col pisello (nascosto) e altre amenità: la transessualità pour tous

Credevate di aver visto di tutto? ma sicuramente la principessa col pisello vi mancava! Eccovi accontentati: un libro per i più piccini che racconta la storia di un maschio che diventa femmina e una femmina che diventa maschio perché – finalmente – hanno scoperto il “segreto della felicità” ossia: “essere ciò che si sentono di essere, senza vergognarsi mai”.

Una storia triste dunque, di bambini tristi e insoddisfatti, ma una storia con un finale gaio (che più gaio non si può!): la felicità ritrovata nel travestimento! (cercate le foto su google)

Mi dispiace rovinarvi il finale, è una cosa che chi si occupa di recensioni dovrebbe evitare di fare, ma vi lascio scoprire da soli se alla fine la chirurgia interverrà per recidere il pisello del bambino e metterlo in mezzo alle gambe della bimba. Forse dovremmo parlare di bimb@ e bimb@ ma non saprei come distinguere i personaggi per farvi capire la trama: insomma i signor@ mi scusino se utilizzo le A e le O senza tener conto dei sentimenti. Potete tranquillamente scoprire se l@ principess@ (ora sono confuso anche io!) nasconde ancora “il pisello” (come lo chiama in stile fiabesco) sotto la gonna e i pizzi, oppure se un fatino-chirurgo interverrà recidendolo per sempre e liberandolo il disgraziato dal carnoso giogo!

Il libro potrete trovarlo senza problemi nelle migliori librerie, la distribuzione è ottima visto che si tratta di uno dei più grandi editori di libri italiani per bambini (quelli che pubblicano Masha e Orso e Peppa Pig, per intenderci (Salvi M. – Cavallaro F, Nei panni di Zaff, Giunti 2015). Su internet poi troverete una valanga di commenti entusiasti di super mamme che esultano per il libro così pieno di buoni sentimenti. Una di loro auspica addirittura che diventi una lettura obbligatoria per tutto il genere umano! Udite:

Se potessi decidere io, metterei questo libro tra le letture obbligatorie di tutti coloro che devono diventare genitori, e dei bambini non appena sono in grado di seguire la storia. Vabbè, di tutti.

Viene da dire: meno male che non dipende da te! Poi il delirio:

E’ un libro bellissimo, uno dei più bei libri per bambini (e non) che abbia letto. Illuminante nella sua semplicità. Tutto sarebbe così facile se seguissimo la ricetta per la felicità qui proposta.

Ecco la ricetta per la felicità auspicata per i nostri figli: non per tutti, sia chiaro! Solo per i più sensibili. Gli altri, quelli in pace con se stessi e col loro pisello, nella storia son dipinti come cattivi che “gridano, strappano i capelli a Zaff e lo guardano come un mostro”. Bimbi omofobi, cattivi senza cuore. “Ma che fastidio vi da?” urla Zaff!

La ricetta della felicità per Zaff sta nel nascondere il pisello, meglio ancora farselo tagliare. Portando appesa l’oscura vergogna che pesa sulla propria carne come segno di un destino crudele scelto dalla dura legge biologica, Zaff è una vittima della spietata selezione naturale che dona ad alcuni ciò che non vogliono avere. La ricetta della felicità sta dunque nell’essere quel che si vuole essere a dispetto di ciò che realmente si è (sperando che nessuno mai voglia essere da grande una sedia, un tavolo o uno zerbino).

Credete che stia facendo di tutto per farmi iscrivere nel registro di omofobi preparato dai neo-nazisti del nuovo millennio? Ma insomma non mi prendo gioco di nessuno! Al massimo di Zaff che fa il ballerino non per gioco ma come una scelta di vita. Ma se prendessi in giro il buon Pinocchio (il quale, è risaputo, aveva il problema opposto perché voleva essere un bambino vero, e i bambini veri non hanno lungo il naso!) non credo che la comunità dei burattini di legno, la lobby dei pinocchi e delle loro mamme, se la prenderebbe troppo con me.

Zaff, in pratica, sarebbe qualcosa come un bimbo-trans; il termine è un po’ troppo pornografico per poterne parlare apertamente, è crudo e privo di quel romanticismo che rende la storia affascinante e commovente. Per giunta si tratta di una scelta ancora non definitiva, non matura, in futuro (si afferma nel libro) potrebbe cambiare idea. L’idea del bimbo-trans è però utile per farci notare che di tratta del “prodotto” che mancava nel mercato pubblicitario del transessualismo: per i grandi c’è Luxuria ovunque (alla faccia delle discriminazioni), per gli/le adolescenti c’è Jazz che va in onda in TV su RealTime (alla faccia delle discriminazioni), e finalmente per i bimbi c’è perlomeno un libretto esplicito (in attesa de cartone animato su Pinocchia). Sempre alla faccia dell’oscurantismo.

Il requiem della virilità occidentale lo aveva magistralmente interpretato Eric Zemmour già diversi anni fa. L’intellettuale francese aveva anticipato tutto quando nel 2006 pubblicava oltralpe Le premier sexe, un pamphlet coraggioso e crudo, che denunciava la femminizzazione del maschio sintomo di malattia esistenziale (e sessuale) come principio del suicidio della società occidentale. Il libro è stato pubblicato in in Italia col titolo programmatico Sii sottomesso: la virilità perduta che ci consegna all’Islam. Leggetelo!

Il vero guaio non è la fine del machismo, ma la scomparsa del macho, del maschio-alfa, dell’uomo-vero (chiamatelo come vi pare) che – come Zaff – nasconde con vergogna i suoi genitali sotto la gonna. “Gli uomini – afferma Zemmour – stanno facendo del loro meglio per diventare una donna come le altre“. “I ragazzi di oggi sono donne affascinanti, più vicini alla principessa di Clèves che a Casanova“.

Oggi assistiamo, ogni giorno, alla lenta ma inesorabile agonia della società occidentale: patriarcale, gerarchica, fondata sui valori tradizionali e sulla famiglia, dove c’era ancora spazio per l’autorità e per gli uomini, prima che l’invasione dei sentimenti e dell’immaginazione non ci soffocasse invitando gli uomini a tagliarsi il pene o – per lo meno a nasconderlo. E’ proprio così: i famosi metrosexual (calciatori-star come David Beckham e Cristiano Ronaldo) sono il nuovo modello ideale di vero-uomo: effeminato, dolce, senza peli (“simbolo del male”), dalla pelle morbida e profumata, timido, amante dello shopping, sensibile e altruista. Al bando dunque i bevitori di birra, pelosi e puzzolenti, amanti della caccia, delle auto e dello sport; non che quello sia il nostro ideale, ma sì la caricatura dell’uomo che abbiamo conosciuto e che abbiamo imparato a disprezzare, biasimare e a dimenticare, macchiato di un peccato mortale: essere un uomo, eterosessuale.

Va da sè che l’essere omosessuali divenga un vanto, un pregio, afferma Zemmour. Gli omosessuali hanno molto da insegnarci su come dovremmo comportarci noi maschi, grazie alla loro perfetta intesa col mondo femminile, frutto maturo del processo castrante del femminismo ideologico: l'”ugualizzazione” e la lotta contro le differenza. Il vero uomo dunque è l’omosessuale. O meglio ancora, quell’uomo che “si converte”, abbandonando la sua condizione di mascolinità per vestire i panni (è il caso di dirlo) della femmina. Ecco, dunque, pronto il nuovo modello antropologico che la storia aspettava: il travestito.

Zemmour cita con ragione Alain Finkielkrau (non chiedetemi chi sia costui), che affermò: “Un tempo, la sovversione era il contrario della tradizione; oggi, la sovversione è la nostra tradizione“.

Il resto è cronaca dei nostri giorni, tra La Repubblica che pubblica l’elogio del “mammo” (Zemmour: “gli uomini sono delle madri come le altre”), la scuola che vieta la festa del papà perché discriminante (si dovrà ripiegare in asili privati dove c’è ancora libertà), i cantanti maschi col vestito femminile che nascondono il pene ma non la barba, la televisione italiana che eleva a rango di presentatrice-commentatrice-concorrente, dominatrice delle nostre menti inferme un certo Vladimiro solo per il fatto che ora si è trans-formata diventando Wladimir (che tra l’altro mi sembra ancora un nome abbastanza maschile), la tivvù che ci propone la storia a puntate del bimbo che si trans-forma in ragazza con un overdose di sentimentalismo dolciastro e mieloso, i film sull’amore familiare rigorosamente lesbico, i gay-pride presieduti con orgoglio dai sindaci d’Italia con le loro giunte al completo (burattini e burattinai uniti per un mondo gayfriendly)… e i libri sulle principesse-col-pisello, scritti da donne, per bambini-donne ed elogiati dalle mamme.

Non vedo poi dov’è il tanto oscurantismo, la persecuzione, la grande oppressione che rendano necessarie apposite leggi e standard di educazione ed indottrinamento per sensibilizzare (leggi: “femminilizzare”) le future generazioni. Ci siamo quasi.

ps. Ciò che non si capisce bene è come mai si riesca a vivere tanto gaiamente mentre avanza, si avvicina e si afferma l’Islam, proprio l’Islam che impone una visione del mondo in cui l’uomo è l’uomo e la donna è la sua schiava da collezione. In quel caso saranno del donne a doversi travestire come Zaff, non proprio da principesse. Content@ loro…

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