Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivio per il tag “Europa”

Scuola: genitori protagonisti contro la colonizzazione ideologica

Una delle strategie più efficaci di colonizzazione del pensiero applicate dai regimi totalitari è quella di indottrinare i cittadini fin dalla giovane età attraverso la scuola. Lo stato esercita così il suo potere pervasivo e persuasivo sui bambini assumendo pienamente il ruolo di educazione che spetterebbe in primo luogo ai genitori. Testimonianze dei regimi nazisti e comunisti mostrano quanto l’educazione dei bambini attraverso la scuola, abbia rappresentato un nodo fondamentale del programma totalitario, volto a dominare il popolo per sottometterlo al pensiero unico del regime. In questo modo si otteneva un duplice risultato: formare per il futuro masse di cittadini docili e obbedienti e depotenziare il ruolo formativo della famiglia e dei nuclei religiosi.

Continua a leggere…
Annunci

Islam alla conquista del mondo, un testo di Charles de Foucauld (amico dei musulmani)

AleteiaC’è uno spazio per l’Islam in Francia? Come costruire un “islam di Francia”? L’Islam è compatibile con la nostra democrazia? Tante questioni che da anni spuntano regolarmente tanto nella sfera politica quanto in quella mediatica, senza che delle vere risposte siano state date.

La minaccia del terrorismo islamista ha reso la problematica ancora più complessa e le controversie ancora più vive. Ne fanno fede le numerose reazioni scatenate dall’editoriale, firmato il 23 agosto scorso da Riss, in Charlie Hebdo. Dopo gli attentati di Barcellona, in particolare, affermava: Continua a leggere…

Né santi né folli! Tutto ciò che ci preoccupa mentre domina la “trumpfobia”

Ci sono molti motivi, in questo preciso periodo storico, che possono preoccupare un normale cittadino europeo. Molte le questioni che destano perplessità sul futuro, sulla stabilità politica dell’Occidente, sulle possibilità reali di una vita dignitosa per i nostri figli per ciò che riguarda un’educazione completa e libera da ideologie, sulla libertà di pensiero, di espressione, di culto e sulla possibilità di avere un giorno un’occupazione che permetta di vivere degnamente guadagnando il proprio pane e di mantenere la propria famiglia.

Sono preoccupazioni per lo più condivise da chi possiede un grado minimo di raziocinio e la capacità di leggere tra le righe della storia che qualcosa non stia andano per il verso giusto. Non bisogna essere dei profeti per capire che corrono tempi cattivi sotto diversi punti di vista. Non è necessario venire invasi da spiriti preveggenti, avere accesso a sapienze occulte, decifrare antiche profezie o ascoltare oracoli misterici. Il senso comune – come un nervo che fa male annuncia che qualcosa non va nell’organismo – è sufficiente per evidenziare un allarme. Continua a leggere…

Così muore l’Europa: senza figli e senza fede. I dati del tracollo.

europa-euroDati alla mano, la situazione dell’Europa è realmente allarmante. Ad un crollo demografico senza paragoni nella storia, si affianca la perdita della fede che ha caratterizzato la sua storia negli ultimi duemila anni, ed è così che inesorabilmente il vecchio continente sembra aver sentenziato la propria fine.

Il giornalista Giulio Meotti raccoglie i dati della catastrofe nel suo nuovo libro “La fine dell’Europa. Nuove moschee e chiese abbandonate” sottolineando la gravità e le conseguenze delle due malattie mortali dell’occidente: la mancanza di figli e la perdita della fede. Il vecchio continente diventa, anno dopo anno, sempre più vecchio; ormai le morti superano di gran lunga le nascite e i tassi di natalità sono ai minimi storici (leggi qui). Nel 2014 l’Italia ha registrato il tasso di natalità più basso d’Europa con 8 nuovi nati ogni 1000 abitanti (Francia 12; Regno Unito 11,9…).

Di contro l’Europa – spopolata e secolarizzata – viene ripopolata a ritmi forsennati da nuovi abitanti che hanno ciò che l’uomo europeo ha rifiutato: molti figli e grande fede. E’ solo grazie agli stranieri immigrati che in Europa la popolazione globale è leggermente aumentata. Le ondate di migranti che in questi anni sbarcano continuamente sulle coste europee con la complicità e l’aiuto dei nostri governi, presentano un serio problema identitario. Mentre le chiese si svuotano – vendute o affittate, adibite a musei o teatri – nasce l’esigenza di costruire luoghi di culto per i nuovi abitanti d’Europa: i fedeli musulmani che popolano le nostre città.

L’emergenza non sembra preoccupare i governi europei che – più impegnati a legiferare su unioni e adozioni omosessuali – vedono nei migranti una via di salvezza per la ripresa e la stabilità economica, senza curarsi in nessun modo della salute spirituale e culturale di un continente che ha smarrito la propria anima e non sembra sentirne più la mancanza.

libro-meotti-europaA tutto ciò si aggiunga la cecità di una intellighenzia progressista che, incapace di capire la gravità della situazione, sostiene l’immigrazione come un valore da difendere e sogna una società fondata sul pluralismo religioso e culturale. Così Saviano sogna un’Italia guidata da sindaci africani, il ministro Boldrini (o meglio – come suggerisce Sgarbi, Boldrina)  auspica che lo stile di vita dei migranti diventi il nostro e Napolitano parla di “valore aggiunto” alla nostra Europa. La sinistra italiana – slalomeggiando tra gaffe imbarazzanti, incapacità di governo, sconfitte referendarie, governi farsa e ministri senza laurea – continua ad alimentare utopici miti del buon selvaggio (o del buon migrante) mentre l’Europa tracolla e viene meno.

E’ per questo che il libro di Meotti va letto dall’inizio alla fine: per sfatare certi miti, alimentati da slogan degni di meeting democratici e feste dell’unità, e per mostrare la cruda realtà di un Europa che ha perso la sua linfa vitale accantonando definitivamente i valori cristiani che l’hanno generata. La situazione attuale richiede riflessione profonda, risposte a domande sul presente in vista del futuro, richiede una strategia che rianimi questo gigantesco cadavere prima che gli avvoltoi – arrivati da fuori – banchettino lautamente. Per questo l’autore si chiede:

Stiamo osservando la nostra agonia? Stiamo assistendo alla morte della civiltà occidentale, come Vegezio durante il declino dell’Impero romano? E che forma prenderà questo autunno annunciato? La violenta tensione o la pacifica diluizione? La dissolvenza delle élite o le invasioni barbariche?

L’Italia merita una riflessione particolare: il nostro paese (“un paese in preda al languore e al compiacimento”) – esposto geograficamente sul Mediterraneo – sta pagando il prezzo più alto per l’arrivo dei migranti mentre, allo stesso tempo, ha deciso di smettere di riprodursi.

Se la demografia è il destino, l’Italia sta morendo. Letteralmente. A partire dal 1994, ogni anno il numero delle nascite è superato dal numero di morti. Questo paese cattolico che è sempre stato stereotipato come la terra delle grandi famiglie ha raggiunto uno dei livelli più bassi al mondo di fertilità: 1,3 figli per donna. In gergo tecnico si dice “baby crack” o “baby slump”. L’Italia, dati Istat, non registrava così poche nascite dal 1861. Dai tempi dell’Unità d’Italia. La “piramide delle età” si sta rovesciando. L’Italia è un paese che muore e che ha già perso una generazione. Un paese dove presto i soli famigliari di sangue saranno i propri genitori.

crollo-demograficoLa mancanza di figli non può essere attribuita esclusivamente ai problemi economici delle famiglie (problema serio che non si può sottovalutare perché lo stato non incoraggia in nessun modo ad avere famiglie numerose) ma è il risultato più evidente della perdita della fede, o meglio, di una fede “viva” che al di là del dirsi “cattolici” o “cristiani” si traduca in uno stile di vita non incentrato sul proprio interesse e affermazione professionale ma sul dono e sulla fede nella provvidenza. Questo è un discorso che bisognerà affrontare in un altro momento.

Il pregio del libro di Meotti è quello di mettere il lettore davanti alla realtà, offrendo dati e statistiche che al di la di tutto facciano sorgere qualche domanda sul cammino intrapreso dall’Europa e sulla nostra missione in questo secolo.

mcs

***

Del libro “La fine dell’Europa” ha parlato qualche giorno fa Camillo Langone, acuto giornalista e scrittore, autore del libro Pensieri del Lambrusco, sulle pagine de Il Giornale:

Ci ho pensato a lungo: sforzarmi per promuovere un libro tanto necessario quando sgradevole oppure lasciar perdere e dedicarmi, come si usa in questo periodo, ad auguri e panettoni? Siccome sia gli auguri che i panettoni mi fanno venire il diabete, troppo dolciastri, ho deciso di tentare la missione forse impossibile di far leggere Fine dell’Europa. Nuove moschee e chiese abbandonate dell’amaro Giulio Meotti (Cantagalli, prefazione di due campioni del pensiero aspro, Roger Scruton e Richard Millet).

«In due secoli, lo spagnolo, l’italiano e il tedesco saranno parlati esclusivamente all’inferno». L’avevo detto che il libro è sgradevole. Oggi Meotti, firma del Foglio, è la prima cassandra del giornalismo italiano, ruolo difficile e poco pagante. Funzionò con la Fallaci che tuttavia quando pubblicò La rabbia e l’orgoglio aveva alle spalle una bibliografia, se non proprio ottimista, progressista. Meotti invece ha cominciato da subito a prevedere guai grossi, come dimostrano i titoli precedenti: Muoia Israele. La brava gente che odia gli ebrei e soprattutto Hanno ucciso «Charlie Hebdo». Il terrorismo e la resa dell’Occidente: la libertà di espressione è finita. Due letture piuttosto disperanti e perciò respingenti. Molto più proficuo, dal punto di vista editoriale, profetare utopistici futuri. Guardo la classifica dei libri più venduti e Fine dell’Europa non lo vedo, vedo invece, lassù in alto, Le donne erediteranno la terra di Aldo Cazzullo. Pazienza che di questo demografico passo le donne erediteranno sottomissione e velo, ma intanto lo scaltro Cazzullo e le sue credule lettrici passeranno delle buone feste.

Ho evocato la demografia, scienza alla base del libro. «Una nazione è totalmente dipendente dalla sua demografia e può scomparire o trasformarsi radicalmente e molto rapidamente nel caso si verifichi un crollo del tasso di natalità». L’affermazione potrebbe sembrare neutrale, accademica, se il crollo del tasso di natalità non riguardasse l’Europa in generale e l’Italia in particolare. «L’Unione Europea è oggi la regione del mondo che presenta il più basso tasso di fertilità (1,55 figli per donna). Nel 2016, per la prima volta nella storia, l’area dell’Unione Europea ha registrato più morti che nascite». I dati statistici, per quanto tragici, potrebbero lasciare freddi, e allora Meotti ricorda che l’estinzione dei popoli conduce difilato all’estinzione delle culture: in Germania chi leggerà più Goethe? In Francia chi berrà più Château Lafite? (Non è un Bordeaux a caso: agli occhi dei maomettani zelanti che stanno rimpiazzando i cattolici tiepidi ha la duplice colpa di essere vino e di portare stampato l’ebraico cognome Rothschild). Nel nostro continente, numeri alla mano, è in via di estinzione anche la religione che insegnando a porgere l’altra guancia e a non tirare la prima pietra ha reso un po’ meno violenta la vita in questa valle di lacrime. Virgoletto qualche frase relativa al crollo tedesco: «In Germania nel 1963 furono ordinati 400 nuovi sacerdoti, nel 1993 il numero scende a 238 e nel 2013 a 98. Nel 2015 la cifra è nuovamente dimezzata, arrivando a 58 nuove ordinazioni. La gente sta abbandonando la Chiesa in massa: nel 2015 in 181.925 hanno fatto formalmente apostasia. Rispetto alle statistiche ufficiali di vent’anni fa, il numero di battesimi è diminuito di un terzo. La situazione è anche peggiore per i matrimoni. Nel 1995, 86.456 coppie si sono sposate in chiesa. Nel 2015, il numero è sceso della metà».

Le chiese ormai deserte vengono vendute per farci moschee, non solo a Berlino o ad Amburgo ma anche in Olanda. Non si intravede sorte diversa per gli altari abbandonati di Bruxelles, capitale europea con popolazione sempre più africana dove il nome più diffuso è oggi Mohammed. Sono brutte notizie, lo so, ma è inutile mettere la testa sotto la sabbia. Ed è inutile chiedere rassicurazioni a Meotti che, anzi, nell’ultimo capitolo suona le campane a morto: «Il continente europeo, il nucleo della civiltà occidentale, sta crollando. Ovunque i tassi di natalità sono scesi al di sotto dei tassi di sostituzione e grandi popolazioni musulmane straniere stanno riempiendo quel vuoto».

Lo spiraglio di speranza in Fine dell’Europa bisogna trovarselo da soli e io, impegnandomi, l’ho trovato nella descrizione del miracolo demografico israeliano. «Il tasso di natalità degli ebrei in Israele ha avuto un incredibile balzo in avanti, mentre il tasso di natalità fra gli arabi è molto diminuito. Israele, enclave occidentale conficcata nel cuore del mondo islamico, è di gran lunga il paese più demograficamente prolifico tra le economie avanzate del mondo». C’entra ovviamente la religione ma ancor più la consapevolezza che riprodursi è vitale quanto respirare: seguire l’esempio di Israele sarebbe un nuovo inizio per l’Europa alla fine.

Camillo Langone

L’ipocrisia dell’Europa che accoglie i musulmani e respinge i seminaristi

Da una parte l’accoglienza indiscriminata, pubblicizzata e festosa, dei migranti islamici provenienti dalla Siria, dall’altra il divieto di accesso ai seminaristi cattolici provenienti dal sudamerica in viaggio per il consueto raduno annuale nelle Marche: sono le due faccie della medaglia di un’Europa che sembra avere le idee chiare su quale vuole che sia il suo futuro, da qui a vent’anni.
***

immigrati-150907065404L’Europa affronta una crisi senza precedenti, un’emergenza dalle dimensioni colossali che rischia di portare nel vecchio continente 127 milioni di immigrati entro il 2050: una cifra che – e questo sembrerebbe far gola ai vertici della Unione Europea – risolleverebbe il dramma demografico ed economico di un continente di vecchi che non ha più figli, arrivando però a “snaturare” l’identità dell’Europa, sciogliendola in un misto di razze e di religioni senza più un distintivo segno di unità.

A questa emergenza l’Europa ha risposto rimboccandosi le maniche e aprendo le braccia: frontiere aperte al flusso di migranti, accoglienza senza sé e senza ma, inni di gioia e festosi benvenuti ai nuovi arrivati, strappi alle regole e alle frontiere degli stati per finire col commovente selfi-col-migrante promosso dalla signora Merkel. È questa la nuova linea della Comunità Europea che dopo diversi anni di silenzio ora, forzata dagli eventi, apre finalmente gli occhi e capisce che l’immigrazione clandestina non è più un problema italiano, spagnolo e greco ma una questione che riguarda tutte le nazioni europee. D’altronde, lo si è capito dall’inizio, nessun immigrato scappa dal suo paese perché sogna l’Italia di Renzi o la Roma di Marino (nessuno vuol cadere dalla padella alla brace!), ma, se questo viaggio ha una meta, questa è l’Europa del benessere, quella che funziona, che rispecchia i sogni di vita buona, felice e prospera.

foto Reuters

Tutto questo clima di accoglienza gode del massiccio sostegno della stampa che contribuisce a creare un pensiero comune (e unico) che vieta di esprimere un’opinione diversa dal politicamente corretto (ossia dall’accoglienza indiscriminata) se non si vorranno ricevere coloriti insulti (dal “nazista” alla “bestia”). Chi per qualsiasi motivo – ragionevole o meno non interessa – si oppone ad assecondare questo esodo è considerato un fascista senza cuore e privo di umanità.

Una campagna, quella dei media e dei premier fedelissimi alla “mamma Merkel”, che contribuisce a definire in maniera drastica (con una linea dritta verticale sulla lavagna) chi sono i buoni e chi i cattivi: dalla parte dei cattivi finiscono tutti coloro che, per qualche motivo – ragionevole o meno, non interessa – pone dei paletti, chiude le porte, pensa alla sicurezza del proprio paese e dei suoi cittadini o, semplicemente, si interroga sul da farsi senza obbedire alla cieca alle disposizioni dell’Angela-Padrona. I media poi (anche quelli cattolici, basti guardare FC) non disdegnano di lanciare in prima pagina la foto del cadavere bambino morto nel tentativo di arrivare in Italia per colpire la pancia degli italiani; una foto che non rispetta nessuno, né il povero bimbo, né la sua famiglia, né gli italiani colpiti allo stomaco; una foto che nessuno vorrebbe né dovrebbe vedere, ma che serve per contribuire a diffondere tra l’opinione pubblica la risposta ad ogni possibile obiezione: chi s’interroga sul da farsi, chi ha dubbi su questa entusiasta e spettacolare accoglienza, chi si pone la domanda se sia giusto o no sospendere le leggi e le regole per aprire le porte di tutti i paese e di tutte le chiese a milioni di musulmani (perché il dettaglio non è da poco), è semplicemente un a-s-s-a-s-s-i-n-o. Anzi, l’a-s-s-a-s-i-n-o-d-i-u-n-b-i-m-b-o innocente. Atroce! Che poi sorga il sospetto che il padre di quel bimbo, in quanto scafista, sia il suo carnefice (e non proprio una vittima innocente) fa scoppiare il caso di “corto circuito” mediatico e ci fa sospettare che le cose non stanno sempre come ce le fanno vedere (leggere QUI). Che poi nei giorni successivi siano morti altri bambini senza per questo meritare copertine con foto “sensibilizzanti” fa capire che gli specialisti del politicamente corretto non disdegnano di discriminare tra figli e figliastri.

L’Europa ha dunque cambiato l’anima mostrando un cuore grande verso tutti e rimboccandosi le maniche perché la propria casa divenga casa di tutti. A fare da direttore d’orchestra la Germania, quell’antico mostro xenofobo redento e purificato che oggi si erge – come una statua della libertà – a paladina dei deboli, dei poveri e dei diversi. La stessa Germania che poco fa cacciava gli stranieri senza un contratto di lavoro; la stessa Germania che, ricordatelo, poco fa minacciava la Grecia, già culla del pensiero razionale divenuto marchio registrato dell’Occidente, di venir sbattuta fuori per inadempienze finanziarie. E chissà quale sorte avrebbe atteso la nostra Italia se non fosse arrivata, repentina e miracolosa, quella conversione del cuore che ora fa della nazione teutonica la patria della speranza, del futuro e delle (pari) opportunità.

emiriIntanto l’Arabia Saudita si rifiuta di offrire qualsiasi tipo di aiuto umanitario disdegnando di accogliere profughi che – seppur musulmani e quindi fedeli ad Allah – destabilizzino il paese (leggere qui e ANCHE QUI per credere: non è una bufala!). Ma i ricchi emiri sauditi promettono – nella loro immensa generosità – di sostenere l’islamizzazione dell’Europa costruendo 200 moschee in Germania per il culto dei nuovi tedeschi musulmani.

Ora sì la Germania diventa un sogno paradisiaco: la Merkel promette casa e lavoro (“Assumete i profughi”!), mentre l’Arabia Saudita costruiscono moschee per tutti i gusti. Per quale motivo non bisognerebbe emigrare?

Nel frattempo, mentre il traffico ad est è furioso e forsennato, convulso ed affollato, da Ovest arriva un pellegrino. Non un migrante ma un pellegrino, uno che dalla guerra non scappa, ma che arriva in Europa per arruolarsi. Ma no! S’intenda bene: non in quella guerra irrazionale che vuol portare l’Islam sulla cima dell’Europa e del mondo imponendolo a suon di spade, di sciabole, di croci (quelle vere, non i nostri ciondoli portati senza consapevolezza né fede), di bombe afgane e armi chimiche.

pellegrino-in-cammino-santiagoturismo.com_Raúl (nome di fantasia, gli si conceda almeno questa cortesia) non desidera arruolarsi tra le file di Allah, il dio misericordioso che si sazia del sangue di infedeli massacrati; Raúl non vuol combattere per diffondere quell’invenzione straordinariamente popolare di Maometto, il profeta donnaiolo. Raúl vuol combattere quella battaglia spirituale che si chiama “Nuova Evangelizzazione”: tutt’altra storia. La sua preparazione sarà basata sui testi di filosofia e di teologia e non sulla memorizzazione meccanica dei versi coranici e delle norme suraniche. Il suo addestramento e la sua palestra saranno le parrocchie, le catechesi, le case delle famiglie, i poveri e i ricchi senza inutili e ideologiche distinzioni e non i campi di addestramento dei combattenti siriani; Raúl, si badi bene, non fugge dalla sua patria perché la sua nazione è un piccolo paradiso in terra: la chiamano la Svizzera centroamericana, un paese tranquillo e sicuro, prospero e centro di scambi commerciali e finanziari. Raúl viene dal Panama,  o meglio dal Panamá, un piccolo stato dal quale non c’è motivo di fuggire perché, al di là dei normali problemi di un paese centroamericano (in primis il netto divario tra ricchi e poveri), Panama resiste ancora al disastro socialista che ha invaso il sud del continente provocando danni irreparabili in molte zone. C’è sì povertà, anche miseria, ma ci sono possibilità, un sistema economico e politico che regge, le libertà personali sono rispettate, lo stato non impone nè il burca, nè il gender, non ci sono guerre, non c’è l’islam…

Raúl non fugge dunque da Panama per andare a rifugiarsi in Italia, perché in Italia non si vive meglio che nel suo paese. Anzi, il giovane panamense lascia il suo paese con un nodo al cuore, perché arruolarsi in questa missione significa seguire uno che “non sa dove posare il capo” e che invita a “non voltarsi indietro” perché “nessuno che abbia messo mano all’aratro e si volge indietro, è degno per il Regno dei Cieli”. Un bacio alla mamma, un abbraccio a papà (a Panama i maschi non si baciano, mai, neanche in famiglia!) e via in volo verso Porto San Giorgio, in qualche parte dell’Italia che ancora non ha ben identificato sulla mappa.

Gioia e dolore si mescolano nel cuore di Raúl che lascia la patria amata per partire verso il mondo. Perché quel paese bagnato dall’Adriatico è solo la prima tappa di un lungo viaggio che lo porterà “a tutte le parti” del mondo. Ad estrazione sarà inviato in qualche seminario missionario Redemptoris Mater per iniziare gli studi di filosofia e teologia, quella palestra che lo preparerà alla sua nuova missione di apostolo missionario, di pastore che offrirà la sua vita per salvare le pecore a lui affidate.

Ma il viaggio soffre un inaspettato arresto. Ad Amsterdam, nel cuore dell’Europa, Raúl viene identificato dalla polizia Olandese, viene fermato. Una sfilza di domande in inglese: dove vai? perché? chi ti manda? chi ti accompagna? Le autorità Olandesi telefonano a Panama, parlano con la madre. La donna spaventata, ha la voce tremante: “mio figlio vuol diventare sacerdote, viaggia in Italia, ha un incontro internazionale di giovani seminaristi”. Incongruenza: il visto da turista è ritenuto un offesa. Un’incongruenza imperdonabile per la polizia che decide respingere il sospettoso passeggero. Non può continuare, non ha i requisiti, mancano i motivi validi per entrare in Europa. Raúl, incredulo, riprende il suo passaporto nuovo di zecca stampato per l’occasione, fa dietro-front, si incammina per lo stesso corridoio che lo ha portato dall’aereo allo sportello doganale, scortato dalle guardie.

Chi lo vede potrebbe considerarlo pericoloso, forse un criminale, un fuggitivo, ricercato dalla polizia e finalmente trovato, intercettato durante la fuga. Lui, sguardo basso, confuso, non sa cos’altro pensare: “Sia fatta la tua volontà”. Torna a Panama, nella sua bella patria, in fondo aveva combattuto tanto con sé stesso prima di partire e di decidersi: lasciare tutto per seguire Dio in qualunque posto del mondo, non è mai stato semplice per nessuno, e Raúl – a differenza di altri – non voleva entrare ad ogni costo in Europa.

Ironia della Provvidenza Divina – perché, come dice Fabrice Hadjadj: “Dio è ebreo e dunque ha senso dell’umorismo” – l’estrazione tanto attesa è comunque avvenuta in contumacia, destinando quel giovane panamense al seminario di Namur, in Belgio, nel cuore di quell’Europa che, con una pedata, lo ha appena cacciato dal proprio continente come persona non gradita. Ora il visto si otterrà con calma e tutto sarà regolato nei minimi dettagli e nel rispetto delle leggi europee di migrazione (ne esisteranno ancora?). Avrà un visto da studente e tornerà a percorrere con più sicurezza, ma con la stessa emozione, quel corridoio che porta dall’aereo al controllo doganale.

E’ vero che Raúl non poteva godere di uno status di rifugiato, non fuggiva da una guerra, non era politicamente perseguitato da regimi teocratici basati sul terrore, proveniva da un “paese sicuro” dal quale non è lecito fuggire senza motivo. Ma è vero anche che Raúl è stato rispedito a casa perché faceva paura, più paura di quella che fanno i 150 milioni di musulmani dei quali probabilmente nessuno diventerà un “pastore che da la vita per le pecore”.

Se Dio vorrà diverrà prete cattolico e, con un calcolo approssimativo possiamo azzardare che lo diverrà nel 2025 quando in Belgio i musulmani supereranno di gran lunga i cattolici. A quel punto Père Raúl, ministro di una minoranza, avrà un piccolo gregge da guidare in mezzo a un mondo inginocchiato ad Allah: la sua missione sarà grande e pericolosa.

ipocritaSon tutte ipotesi sul futuro che i fatti odierni ci permettono di elaborare con margini di errore abbastanza ridotti. Ma il fatto ci conferma che l’Europa, ciò che vuol diventare, forse, lo ha già deciso. E anche se mettessimo in prima pagina le foto dello sconsolato Raúl, vittima di questa discriminazione e di questa contraddizione, nessuno, ma proprio nessuno, si impietosirà in questa ipocrita Europa.

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: