Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

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Né santi né folli! Tutto ciò che ci preoccupa mentre domina la “trumpfobia”

Ci sono molti motivi, in questo preciso periodo storico, che possono preoccupare un normale cittadino europeo. Molte le questioni che destano perplessità sul futuro, sulla stabilità politica dell’Occidente, sulle possibilità reali di una vita dignitosa per i nostri figli per ciò che riguarda un’educazione completa e libera da ideologie, sulla libertà di pensiero, di espressione, di culto e sulla possibilità di avere un giorno un’occupazione che permetta di vivere degnamente guadagnando il proprio pane e di mantenere la propria famiglia.

Sono preoccupazioni per lo più condivise da chi possiede un grado minimo di raziocinio e la capacità di leggere tra le righe della storia che qualcosa non stia andano per il verso giusto. Non bisogna essere dei profeti per capire che corrono tempi cattivi sotto diversi punti di vista. Non è necessario venire invasi da spiriti preveggenti, avere accesso a sapienze occulte, decifrare antiche profezie o ascoltare oracoli misterici. Il senso comune – come un nervo che fa male annuncia che qualcosa non va nell’organismo – è sufficiente per evidenziare un allarme. Continua a leggere…

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Realismo politico e buon senso. Intervista a Giuseppe Scicchitano (FdI)

  • Cristiani in politica? “Conta l’azione dettata dal realismo politico”
  • Gender nelle scuole: “Un’invasione campo contro il buon senso!”
  • Virginia Raggi? “Assenteista”. E nel campo educativo “Si va verso l’educazione di stato!”
  • Nella sinistra: “relativismo, decadimento dei valori, buonismo”. 
  • Giachetti? Peggio di Marino.

scicchitanofoto2di Miguel Cuartero Samperi

Giuseppe Scicchitano, romano, 30 anni, cattolico praticante, da pochi mesi felicemente sposato con Elisabetta. Da anni è impegnato in politica (“per vocazione”). Ideatore delle Olimpiadi Interreligiose di Roma, Scicchitano è stato eletto 3 anni fa Consigliere nel Secondo Municipio con la lista Cittadini x Roma e ora candidato con Fratelli d’Italia per sostenere la candidatura di Giorgia Meloni a sindaco di Roma.

Lo incontriamo per conoscere meglio il suo profilo e il suo impegno politico in vista delle prossime elezioni del 5 giugno. Ne risulta un’intervista a 360 gradi su alcuni temi caldi della politica italiana: l’impegno dei cattolici, le unioni civili, l’introduzione delle teorie gender nei programmi scolastici e… qualche affondo sugli altri candidati Sindaco per la Capitale. Il programma completo su: www.giuseppescicchitano.it.

– Scicchitano, l’opzione politica come scelta vocazionale?
Decisamente si. In questo campo se non vedi il tuo impegno come una vera e propria missione a cui sei chiamato non vai molto lontano. Le delusioni sono dietro l’angolo, rischi di essere avvicinato a scandali e corruzione, c’è bisogno, come dice Papa Francesco, di IMMISCHIARSI e se non lo fai per soldi o fama lo puoi fare solamente per vocazione.

– Costituzione o Vangelo, dunque?
Bisogna uscire dagli schemi come ha fatto Gesù quando ha spiazzato tutti rispondendo “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Siamo fortunati noi cristiani perché se possibile siamo sempre invitati a seguire le leggi umane (quindi la Costituzione), solamente quando questo va contro la mia coscienza personale, ultimo baluardo decisionale, siamo chiamati a contravvenire. A me personalmente non è ancora mai successo.

– Due persone che la ispirano in questo impegno politico a favore della comunità?
Enrico Mattei e Giorgio La Pira. Il primo perché ha fatto entrare l’Italia fra le nazioni più importanti dal punto di vista commerciale, rompendo gli schemi e andando a trattare direttamente il prezzo del petrolio in paesi in via di sviluppo. Il secondo perché da storico sindaco di Firenze sognava “Lavoro per chi ne manca, casa per chi ne è privo, Assistenza per chi ne necessita, Libertà spirituale e politica per tutti”

– Quali obbiettivi si propone se verrà rieletto come consigliere municipale?
1) SCUOLA: Trasformare i soldi a disposizione per la scuola in voucher secondo il principio di sussidiarietà. Le famiglie si sono stancate di subire cambiamenti, sono in grado di guidare il cambiamento scegliendo (e quindi finanziando) le scuole più efficienti, i corsi migliori.
2) MOBILITÀ: Prendere accordi con ACI ed esperti del settore per individuare i 2-3 interventi capaci di agevolare maggiormente il traffico. Far arrivare almeno al 50% il rapporto fra il numero di parcheggi e le auto in circolazione (ad oggi siamo circa al 33% nel Secondo Municipio)
3) AMBIENTE: Pubblicare contatti dei responsabili di settore di Ama e Servizio Giardini oltre che ai piani settimanali degli interventi in modo che i cittadini sappiano sempre quando e chi contattare quando vede cassonetti fuori zona o alberi pericolanti.

CATTOLICI IN POLITICA, TRA VANGELO E COSTITUZIONE

– Dopo l’approvazione del DDL Cirinnà sulle Unioni Civili da parte di un governo composto da politici che si autodefiniscono “cattolici”, si è quasi completamente persa la fiducia nei cattolici all’interno dei partiti. Anche di fronte all’intenzione del Governo di accelerare su temi sensibili come l’adozione omosessuale, la fecondazione eterologa, la legalizzazione delle droghe “leggere” e il finis vitae o eutanasia.
Non mi interessa più, sinceramente, se un politico sia cristiano. Sono più interessato a valutare la capacità politica di una persona piuttosto che la sua fede (il che rispecchia anche il principio di non giudicare). Infatti spero che come politico mi si valuti per la mia azione politica e non per la mia fede.

– Ma qual’è oggi il ruolo di un cristiano, col suo bagaglio culturale e religioso, all’interno di un partito e cosa può fare di buono?
Oggi i cristiani hanno il peso di dover riportare il BUON SENSO e il realismo in politica. Mi sono trovato spesso a combattere contro chi parlava di: a) “Finanziare con milioni corsi contro il bullismo omofobico” quando il bullismo al 99% è dovuto ad altri fattori ancora da combattere (condizioni fisiche ed economiche, razzismo…) su cui non investiamo; b) “Diminuire i parcheggi” quando ad oggi parcheggiamo sul marciapiede. Potrei portare molti altri esempi, quello che ho visto è che i cristiani al momento sono maggiormente ancorati alla realtà e non si fanno fregare da ideologie varie, possono servire molto in quanto “realisti”.

– Mario Adinolfi, raccogliendo il malcontento di molti cattolici, dopo il Family Day (evento di massa ignorato dal Governo) ha fondato il “Partito della Famiglia” in cui spera che gran parte dell’elettorato cattolico, deluso dai “cattolici” Renzi-Boschi-Alfano, si riconosca. Lei invece sostiene Giorgia Meloni, perché?
Io ho partecipato alle riunioni organizzative del Family Day e ho portato centinaia di persone in piazza ma, come già detto, non bisogna puntare sulla cattolicità dei politici quanto sulla loro competenza e capacità di migliorare il paese, anche perché il sospetto è che se punti sulla cattolicità magari non hai altro su cui puntare. Faccio un esempio: La settimana scorsa ho partecipato ad un incontro in cui venivano presentati programmi sulla disabilità. Mentre noi parlavamo di assistenza, il candidato del Popolo della Famiglia ha effettuato un’arringa sulla difesa del cristianesimo, parlando anche dell’ISIS e del Medio Oriente, cosa che ai disabili chiaramente non interessava. Non so che squadra sia riuscito a mettere su Adinolfi,  ma in Fratelli d’Italia ho trovato una squadra giovane, appassionata e preparatissima con cui mi sono candidato. La maggior parte siamo cristiani e condividiamo gli stessi valori, ma non lo sbandieriamo preferendo puntare sulle nostre competenze.

UNIONI CIVILI, MATRIMONIO OMOSESSUALE E OBBIEZIONE DI COSCIENZA

– Riguardo le Unioni Civili, come definisce l’atteggiamento di Alfano che ha considerato lo “stralcio” della stepchild adoption un ottimo obbiettivo raggiunto che dovrebbe rassicurare chi difende la famiglia naturale e i diritti dei bambini?
Lo definisco un tentativo di salvare la poltrona prendendo per i fondelli milioni di cittadini. Tutti sapevamo dall’inizio che avanzeranno comunque dritti verso l’adozione, anche perché insieme alla reversibilità della pensione sono gli unici due punti non garantiti ad oggi ad una coppia gay.

– Si sta parlando molto dell’obbiezione di coscienza. Papa Francesco ha detto che si tratta di un “diritto umano” che lo Stato deve tutelare: “Lo Stato deve anche rispettare le coscienze. Il diritto all’obiezione di coscienza deve essere riconosciuto all’interno di ogni struttura giuridica, perché è un diritto umano”. Giorgia Meloni si è detta contraria ai “matrimoni gay” ma ha anche affermato rispetterà la legge se verrà eletta Sindaco della Capitale. Niente obbiezione di coscienza dunque come ha chiesto Salvini ai sindaci della Lega? 
Giorgia Meloni non ha mai detto che celebrerebbe un matrimonio gay, quella sul rispetto della legge era una frecciata a Marino che senza nessun diritto ha celebrato delle unioni civili in Campidoglio.

– E se il sindaco fosse Giuseppe Scicchitano?
Sull’obiezione di coscienza la penso come il Papa, va tutelata. Puoi registrare la risposta per quando sarò sindaco!

– Con la vittoria del SI al Referendum si teme per l’Italia una deriva verso un partito unico come ha recentemente confessato con spavalderia Monica Cirrinà in un intervista (forse inebriata per l’approvazione del suo DDL). Una prospettiva realistica o una “sinistra” utopia?
Realistica. Ma è sbagliato anche proporre il voto negativo come un dispetto al PD, dobbiamo informarci sui cambiamenti e votare di conseguenza.

GENDER NELLE SCUOLE: GENITORI, FIGLI E L’EDUCAZIONE DI STATO

– In questi anni lei si è dedicato al tema della scuola in qualità di vicepresidente della commissione Scuola del II municipio. Quali sono i problemi più gravi in relazione all’introduzione delle teorie gender negli asili e nelle scuole primarie?
Il processo educativo personale di ogni bambino è stato stravolto da corsi che non tenevano conto della priorità dei genitori rispetto all’educazione dei figli. Ho ricevuto decine e decine di segnalazioni in questi anni. Solo i genitori sanno quando introdurre certi argomenti come la sessualità e come trattarli con il proprio figlio. Questa è stata una gravissima e prepotente invasione di campo incentivata dal Dipartimento Pari Opportunità. Fortunatamente molti educatori si sono rifiutati di portare avanti certi progetti e hanno limitato i danni rispetto al piano dell’ex assessore Cattoi.

– Papa Francesco si è scagliato apertamente, e più volte, contro le teorie gender definendole un “sbaglio delle mente umana” e denunciando una “colonizzazione ideologica” che ricorda i “campi di rieducazione” nazisti. Eppure il ministro Giannini ha negato l’esistenza di teorie gender definendole un “fantasma” e minacciando vie legali contro chi afferma la presenza di queste tematiche nella riforma della “Buona scuola”.
Lo dicesse ai genitori di un bambino vestito da sposa che non esistono le teorie gender. O lo dicessero alle famiglie che si sono trovate libricini per bimbi di 3 anni che parlavano di “utero in affitto” e fecondazione artificiale. Non hanno argomenti per difendere queste teorie contrarie al buon senso per cui non possono far altro che negare.

– In qualche scuola si è arrivati a vietare la “Festa del papà” e anche le feste del Natale e Pasqua vengono progressivamente svuotate del significato religioso in onore al politicamente corretto. Secondo lei dove si vuole arrivare?
Ho convocato personalmente la funzionaria educativa della scuola Contardo Ferrini in Commissione Scuola per discutere sull’annullamento della festa del papà, avvenuto contro ogni regolamento. A volte ci vedo dietro ignoranza, a volte un disprezzo per la nostra storia e le nostre tradizioni. La maggior parte delle volte però non capisco proprio la logica per cui si annulla la recita di Natale ma si festeggia il Capodanno Cinese! Per non parlare di Halloween, diventata in molte scuole la festa principale dell’anno.

– Molti corsi di educazione sessuale sono sponsorizzati o direttamente organizzati da associazioni legate al mondo LGBT, che godono della piena fiducia del Ministero. Esistono dei progetti alternativi che possono essere introdotti negli istituti pubblici liberi da ideologie gender?
Io nel mio percorso formativo in questi anni ho conosciuto il Progetto Pioneer (progettopioneer.com/) e altre associazioni che sono preparatissime per affrontare insieme alle famiglie temi educativi delicati anche nelle fasce più giovani. Chiedo alle persone solamente di farci vincere alle prossime elezioni cosi da poter dare a queste realtà le stesse possibilità nei bandi e nelle assegnazioni rispetto a queste associazioni Lgbt A quel punto potremo confrontare le relative competenze.

– PD e M5S sembrano restii ad ascoltare le voci dei genitori riguardo all’introduzione di corsi di educazione sessuale nelle scuole materne ed elementari. Ma la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani parla chiaro, vero?
Non solo i genitori hanno diritto di priorità su questi temi, come sancito dall’articolo 26, ma le nazioni del Nord Europa dove i corsi di educazione sessuale in classe sono più diffusi hanno percentuali più alte di aborti e malattie sessuali. È evidente che affrontare in questo modo in classe il tema crea più danni di quanti ne previene. Ogni tanto l’Italia dovrebbe alzare la voce e farsi prendere da esempio rispetto al resto d’Europa.

– Nello specifico qual’è la posizione della candidata Virginia Raggi del M5S che lei ha avuto modo di conoscere da vicino in questi anni e che propone di prendersi a cuore il “problema” della scuola?
In una Commissione Capitolina del Marzo 2014 ho sentito personalmente la Raggi affermare che la scuola ha il dovere di informare e conformare le famiglie riguardo ai temi dellla sessualità. È tutto scritto nero su bianco nel Verbale (QUI IL DOCUMENTO). Una mia proposta rielaborata era stata portata in Comune da Cittadini X Roma. Prevedeva semplicemente il consenso dei genitori riguardo a corsi relativi  temi sessuali/affettivi per fermare le proposte di questi progetti direttamente sui bambini. Ebbene il voto della Raggi, insieme a quelli dei colleghi PD, hanno fatto bocciare questa proposta ed hanno permesso il dilagare di questi corsi.

– Una sorta di “educazione di stato” dunque?
Di fatto si, con PD e M5S andremo verso questa direzione. Questo succede quando non si vuole la collaborazione delle famiglie.

– In questi anni la presenza di Virginia Raggi nelle commissioni capitoline, in particolare nel campo educativo, si può dire che sia stata efficiente?
1) Commissione Politiche Educative su 23 riunioni solamente 14 presenze;
2) Commissione Cultura: 45 sedute, 14 presenze;
3) Commissione Controllo, garanzia e trasparenza: 25 riunioni, 10 presenze;
4) Commissione delle elette: 12 riunioni, 0 presenze.
Nessuna proposta riguardante temi educativi. Che altro aggiungere, non avremmo sentito la sua mancanza.

– Lei ha definito Ignazio Marino “il peggior sindaco che questa città abbia mai avuto”. Non le sembra che il candidato del PD Giachetti rappresenti un elemento di continuità col medico genovese?
Dato il suo passato da radicale sui temi di cui abbiamo appena parlato la situazione potrebbe anche peggiorare con Giachetti.

– PD e M5S non si perdono d’animo nel contrastare apertamente la Chiesa, nel proporre un sistema di valori contrario alla morale cattolica e nel tentativo di eliminare la rilevanza pubblica del cristianesimo nella società italiana. Ma in Italia il voto dei cattolici fa gola, e tutti i candidati come la Virginia Raggi si presentano come “cattolici praticanti”… Forse un cattolico (veramente) praticante votare a sinistra potrebbe rappresentare un serio problema di coscienza…
Un cattolico in coscienza può anche votare a sinistra. L’importante però è che nella valutazione si metta sul piatto della bilancia questo degenerare di valori, questo relativismo e questo buonismo che oggi pervade la sinistra. Senza votare con la pancia, come se si stesse allo stadio. Io ho effettuato questo ragionamento e mi sono identificato nel Centro-Destra. Non senza sorpresa mi sono ritrovato in una squadra che condivide quasi pienamente i miei valori (con Sandra Bertucci – candidata insieme a me nel secondo municipio – e Maurizio Politi candidato al comune).

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Quando i vescovi intervengono in politica: le polemiche di mons. Galantino.

galantino-cei1Quando i vescovi parlano di politica a nome della Chiesa Cattolica è necessario mantenere un’estrema prudenza e una grande sapienza nei contenuti e nei toni; questo implica avere quella capacità di parlare dopo aver riflettuto sulle possibili conseguenze delle proprie parole e dei propri proclami evitando di inasprire i toni e di salire sul ring dei dibattiti politici e delle polemiche a suon di insulti e irrisioni.

Che la Chiesa alzi la voce per intervenire su temi urgenti che riguardano la dignità dell’uomo e la difesa della vita, è più che mai necessario perché avere a cuore le sorti dell’uomo fa parte della sua vocazione originaria. Nei dibattiti pubblici, spesso inquinati da interessi e guadagni personali o di partito, la Chiesa può – e deve – offrire una visione super partes, con l’unico fine di difendere il bene comune e una qualità di vita umana dignitosa per tutti gli esseri umani.

In questi giorni sono balzati agli onori della cronaca i diversi proclami del presidente della Conferenza Episcopale Italiana sul problema dell’immigrazione di massa che sta preoccupando l’Italia e l’Europa. Le frasi pronunciate da mons. Nunzio Galantino hanno infuocato il dibattito politico gettando legna sul fuoco su un tema che sta spaccando l’opinione pubblica.

Il problema dell’immigrazione ha assunto, negli ultimi mesi, dimensioni senza precedenti: un flusso inarrestabile di migranti provenienti dall’Africa approda ormai giornalmente sulle coste italiane per cercare condizioni di vita più dignitose nel continente europeo.

Per fronteggiare l’emergenza, il governo Italiano ha disposto diverse misure di accoglienza, offrendo soccorso, alloggi ai migranti e richiedendo l’intervento della Comunità Europea. Ma la soluzione, se mai ci sarà, non sarà facile ne immediata, vista l’impossibilità di fermare il flusso migratorio o di offrire accoglienza a tutti gli ospiti richiedenti asilo.

L’emergenza sbarchi, correlata al pericolo del terrorismo islamico, ha provocato un dibattito aspro e violento tra i diversi partiti politici scatenando il malcontento dell’opposizione che accusa il governo di non difendere il proprio territorio con apposite misure di sicurezza. In questi giorni anche il Movimento 5 Stelle (sempre aperto al dialogo e all’accoglienza) ha chiesto misure più severe, controlli serrati e rimpatrio forzato per chi non ha il diritto all’asilo politico.

In questo dibattito è intervenuto mons. Galantino definendo i leader della Lega Nord e del M5S “Piazzisti da quattro soldi che pur di prendere voti, di raccattare voti, dicono cose straordinariamente insulse!“. Tornando sull’argomento con una intervista su Famiglia Cristiana, il vescovo ha rincarato la dose parlando di “piazzisti di fanfaronate da osteria, chiacchiere da bar che rilanciate dai media rischiano di provocare conflitti“. Rispondendo alle accuse della Lega e dei “grillini” ha domandato se Salvini, Zaia e Grillo accolgono i migranti come li accoglie la Chiesa e ha accusato il governo italiano di essere “assente sul tema dell’immigrazione”.

Evidentemente il vescovo, braccio destro di papa Francesco nella Chiesa Italiana, si è reso conto di aver esagerato nei toni (soprattutto nei confronti del Governo del PD con cui mantiene un buon rapporto e convergenza di vedute su altri temi), costringendo immediatamente il direttore della rivista dei paolini ad oscurare l’intervista, a rimediare con un comunicato stampa di mea culpa che ammette che “Sua Eccellenza è stato strumentalizzato” dal giornalista che lo ha intervistato:

In  merito all’intervista con Sua Eccellenza monsignor Nunzio Galantino, Segretario Generale della Conferenza episcopale italiana, pubblicata sul sito Internet di Famiglia Cristiana, precisiamo, dopo aver parlato con lo stesso monsignor Galantino, che le dichiarazioni a lui attribuite sono state riportate in modo esagerato nei toni all’interno di un colloquio confidenziale con il nostro giornalista.

Nell’intervista mons. Galantino ha giustamente ricordato il faticoso lavoro della Chiesa e della Caritas a favore degli immigrati spendendo soldi “di tasca propria” ed aprendo le proprie strutture, ma i toni assunti dal presidente della Cei e la risonanza mediatica che hanno assunto le sue frasi contro la Lega, il M5s e il governo di Renzi, rischiano di trasformare la posizione della Chiesa Cattolica in materia di immigrazione e di accoglienza in una delle tante posizioni che si aggrovigliano oggi nel confuso panorama politico nazionale. Una voce in più, una strillata in più, un palco in più, e non – come dovrebbe essere – una voce autorevole, super partes e fuori dalle polemiche da bar e dalle bassezze della retorica politica da salotto televisivo.

Nei giorni scorsi papa Francesco si è espresso con estrema chiarezza sul tema dell’immigrazione affermando che “respingere i migranti è un atto di guerra” e ribadendo che la missione della Chiesa è l’accoglienza:

Pensiamo a quei nostri fratelli Rohingya che sono stati cacciati via da un Paese, da un altro, da un altro, vanno sul mare, quando arrivano a un porto, a una spiaggia, gli danno un po’ d’acqua, un po’ da mangiare e li cacciano via sul mare, questo è un conflitto non risolto, questo è guerra, questo si chiama violenza, si chiama uccidere.

Ma dopo le parole del papa, che delineano l’atteggiamento generale della Chiesa nei confronti dei migranti, le parole di mons. Galantino suonano come una violenta sferzata e una accusa diretta verso il governo e i politici italiani.

galantino peraUna forte tirata d’orecchie a mons. Galantino arriva dal filosofo Marcello Pera, autore del libro “Senza radici” scritto a quattro mani con l’allora cardinale Rantzinger. Secondo l’ex presidente del Senato, le parole di Galantino contengono ed esprimono una “posizione ideologica” non lontana dalla “Teologia della Liberazione” (a cui lo stesso papa Francesco è molto vicino). Quando la Chiesa pretende di “parlare in modo politico” si innesta un tentativo di “reinterpretazione del cristianesimo” come “religione della carità” ed “ideologia dei diritti”,  aprendo una via alla sua “laicizzazione” e trasformando il cristianesimo in “teoria politica dei diritti”. Le posizioni di Galantino, afferma il filosofo, sono le stesse di papa Francesco, ma ammette di non voler discutere col Sommo Pontefice.

Per concludere: la Chiesa ha il diritto e il dovere di impegnarsi per la costruzione di una società più umana e vicina alle necessità dei più deboli, ma senza entrare nel dibattito pubblico come una forza politica che proponga soluzioni o indichi vie pratiche di azione. La dottrina sociale della Chiesa offre a questo riguardo le linee guida di questa sollecitudine per l’uomo, per la verità e per la dimensione pubblica e sociale della vita umana. Così si esprimeva papa Benedetto XVI nella sua enciclica Caritas in Veritate:

La Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire e non pretende «minimamente d’intromettersi nella politica degli Stati». Ha però una missione di verità da compiere, in ogni tempo ed evenienza, per una società a misura dell’uomo, della sua dignità, della sua vocazione. (Caritas in Veritate, 9).

E ancora:

Questa missione di verità è per la Chiesa irrinunciabile. La sua dottrina sociale è momento singolare di questo annuncio: essa è servizio alla verità che libera. Aperta alla verità, da qualsiasi sapere provenga, la dottrina sociale della Chiesa l’accoglie, compone in unità i frammenti in cui spesso la ritrova, e la media nel vissuto sempre nuovo della società degli uomini e dei popoli.

E’ strano vedere mons. Galantino all’attacco, lui che ha sempre rifiutato lo scontro in favore dell’incontro e del dialogo, ogni tanto si permette uno strappo alla (sua) regola, scontrandosi contro chi non la pensa esattamente come lui. Lo ha fatto parlando dei movimenti pro-life (i famosi “visi inespressivi”), lo ha fatto lo scorso 20 giugno rifiutando di appoggiare la massiva manifestazione di Piazza San Giovanni in favore della famiglia e lo fa ora attaccando i leader della Lega Nord. Col governo di Renzi, invece, sembrano aperte le porte del dialogo e del confronto, è per questo che l’intervista a FC (contenente la pesante accusa al governo) andava necessariamente silenziata.

Resta la domanda su come sia possibile “esagerare” i toni di una frase pronunciata e poi trascritta. Se le frasi fossero state inventate sarebbe emerso nel comunicato di FC senza lasciare spazio a dubbi. Evidentemente una telefonata in redazione da parte del monsignore ha richiesto una censura parziale di alcune frasi pronunciate con leggerezza nei confronti del governo (amico) di Matteo Renzi.

Resta anche il desiderio che tutta questa veemenza e questo coraggio da parte della Conferenza Episcopale, o meglio, da parte del suo segretario, si manifesti anche quando si affrontano i temi della famiglia, del gender nelle scuole, dell’aborto, dell’eutanasia e dei matrimoni omosessuali, temi su cui la Chiesa avrebbe qualcosa da dire con autorità, mantenendo sempre un clima di mutuo rispetto ed evitando i toni da “piazzisti”.

Il chiarimento del papa: il “cristo-comunista” gli piace e accetta le correzioni!

foto Ansa

foto ©Ansa

A differenza del volo di andata verso l’Ecuador, sul volo di ritorno dallo storico e importante viaggio apostolico in sud America, papa Francesco ha risposto alle domande dei giornalisti che hanno viaggiato col pontefice. Molti i temi toccati dal Papa riguardo all’esperienza vissuta in Ecuador, Bolivia e Paraguay (ecco il testo integrale dell’intervista).

Inevitabile la domanda sulla strana e provocatoria scultura regalata a papa Francesco dal presidente bolivariano Evo Morales. Il papa ha risposto alla domanda della giornalista portoghese Aura Vistas Miguel (Miguel è il cognome!) che gli ha chiesto: “Che cosa ha provato quando ha visto quella falce e martello con Cristo sopra, offerto dal Presidente Morales? E dove è finito questo oggetto?”.

Il Santo Padre ha risposto dettagliatamente con queste parole:

Io – è curioso – non conoscevo questo, e neppure sapevo che Padre Espinal era scultore e poeta anche. L’ho saputo in questi giorni. L’ho visto e per me è stata una sorpresa. Secondo: lo si può qualificare come il genere dell’arte di protesta. Per esempio a Buenos Aires alcuni anni fa è stata fatta una mostra di uno scultore bravo, creativo, argentino. Adesso è morto. Era arte di protesta, e io ricordo un’opera che era un Cristo crocifisso che era su un bombardiere che veniva giù. Era una critica del cristianesimo che è alleato con l’imperialismo che era il bombardiere. Primo punto, quindi, non sapevo, secondo, io lo qualifico come arte di protesta che in alcuni casi può essere offensiva, in alcuni casi. Terzo, in questo caso concreto: Padre Espinal è stato ucciso nell’anno 80. Era un tempo in cui la teologia della liberazione aveva tanti filoni diversi, uno di questi era con l’analisi marxista della realtà, e Padre Espinal era apparteneva a questo. Questo sì, lo sapevo, perché in quel tempo ero rettore della facoltà teologica e si parlava tanto di questo, dei diversi filoni e di quali ne erano i rappresentanti. Nello stesso anno, il Padre Generale della Compagnia  di Gesù, Padre Arrupe, fece una lettera a tutta la Compagnia sull’analisi marxista della realtà teologica, un po’ fermando questo, dicendo: no, non va. Sono cose diverse, non va, non è giusto. E quattro anni dopo, nell’84, la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblica il primo volumetto piccolino, la prima dichiarazione sulla Teologia della Liberazione, che critica questo. Poi viene il secondo, che apre prospettive più cristiane. Sto semplificando, no? Facciamo l’ermeneutica di quell’epoca. Espinal è un entusiasta di questa analisi della realtà marxista, ma anche della teologia, usando il marxismo. Da questo è venuta quest’opera. Anche le poesie di Espinal sono di quel genere di protesta, ma era la sua vita, era il suo pensiero, era un uomo speciale, con tanta genialità umana, e che lottava in buona fede. Facendo un’ermeneutica del genere io capisco quest’opera. Per me non è stata un’offesa. Ma ho dovuto dare questa ermeneutica e la dico a voi perché non ci siano opinioni sbagliate. Quest’oggetto ora lo porto con me, viene con me. (…) Il Cristo lo porto con me.

Il papa smentisce così le voci di chi, nel disperato tentativo di gettare un po’ di acqua sul fuoco, assicurava che Francesco avesse lasciato – con un gesto eloquente – il simbolo del “Cristo-Comunista” ai piedi della Vergine di Copacabana per affidare a Lei questo grave problema di confusione tra una dittatura e una filosofia omicida (che prima ha ucciso Dio e poi l’uomo) e il Redentore Gesù Cristo.

In realtà non è stato così perché al papa (che ha rifiutato l’onorificenza, come è il suo solito) la scultura non è dispiaciuta e – dopo aver fatto “l’ermeneutica di quell’epoca” – ha deciso di portare con sé il regalo come ricordo della visita al paese andino. Probabilmente c’è anche la componente affettiva per l’origine gesuita dello strano “crocifisso” che lo lega a quell’oggetto, ma è soprattutto un “ermeneutica” positiva che ha portato il Santo Padre ad apprezzare il dono di Morales.

Affermando per ben due volte che non conosceva tale scultura del padre Espinal, le parole di Francesco potrebbero smentire anche la notizia diffusa dall’agenzia Rome Reports secondo la quale il papa – ricevendo il dono – avrebbe detto a Morales “Eso no está bien” (Questo non va bene). Ma l’audio del video in questione non è chiaro e secondo un’altra versione Francesco avrebbe affermato: “No sabía eso” (Non lo conoscevo): una versione più vicina alla risposta del Santo Padre ai giornalisti.

Nessun rimprovero dunque per Evo Morales, nessun rimprovero per aver unito provocatoriamente cristianesimo e comunismo, nessun chiarimento pubblico su una questione che desta molte perplessità e lascia il campo libero a molte interpretazioni, soprattutto in mezzo al popolo boliviano che vive sotto il regime socialista di Morales: un governo cattolico di chiara ispirazione marxista. Solo una ermeneutica, cioè uno studio del con-testo storico e politico dell’epoca (non di quella attuale ma di quella del P. Espinal) che, in fine dei conti “giustifica” il goffo e imbarazzante – per molti – gesto.

Purtroppo per alcuni commentatori, che hanno voluto (in buona fede) difendere il papa attribuendoli un rifiuto del dono non confermato ne tanto meno ufficializzato, quello che per i vescovi boliviani è stato un gesto provocatorio e che molti cristiani in tutti il mondo, memori dei milioni di morti a causa della furia totalitaria comunista, hanno considerato fuori luogo, Francesco lo ha apprezzato senza problemi, in buona fede e con simpatia.

D’altronde il commento “a caldo” del portavoce della Santa Sede padre Lombardi confermava già la posizione ufficiale del Vaticano che – per forza di cose – non poteva essere diversa da quella del suo Capo di Stato: la scultura è stata considerata un simbolo di apertura e dialogo verso i poveri e gli oppressi dai sistemi di potere economici e politici, “un’immagine di incontro tra le culture”.

Un ultima curiosità: al giornalista tedesco della KNA (Ludwing Ring-Eifel) che gli domandava per quale motivo il papa parlasse solo di ricchi e poveri senza mai considerare la classe media (“la gente che lavora, che paga le tasse, la gente normale…”), il papa ha ringraziato sentitamente per “la bella correzione” considerando la questione un suo sbaglio: “Lei ha ragione, devo pensare un po’, il mondo è polarizzato. La classe media diviene più piccola. La polarizzazione tra ricchi e poveri è grande, questo è vero, e forse questo mi ha portato a non tenere conto di quello (…). Credo che Lei mi dica una cosa che devo fare, devo approfondire di più su questo. La ringrazio per la correzione. La ringrazio per l’aiuto eh?”

Il papa dunque – checché ne dicano i suoi difensori più estremi, acritici moralizzatori e i censori che non digeriscono commenti fuori dalle righe e voci fuori dal coro sul papa (quello argentino!) – possiede una grande umiltà, accetta le correzioni e capisce anche che nella scelta dei temi trattati non possiede infallibilità, figuriamoci nei gesti o nelle preferenze politiche. Lui sì, ha davvero una grande umiltà.

Viva il Papa!

Post Scriptum: Sappiamo per certo che il post sarà considerato da alcuni come una pesante accusa e una grossa offesa al Sommo Pontefice e un “autoescludersi” del sottoscritto dalla comunità ecclesiale. Sarebbe inutile (l’esperienza mi insegna) invitare a leggere questo articolo con una “ermeneutica” diversa. Qui si desidera prende atto di un fatto: che “in un mondo polarizzato”, quando ci sono di mezzo la destra e la sinistra, Francesco – che per vocazione ha scelto Cristo, il Centro – per sensibilità o affinità politica, sceglie la sinistra. Non è necessariamente una colpa (finché la Chiesa vorrà riconoscerlo)! Resta infatti insoluta la questione che nessun giornalista ha avuto il coraggio, o il permesso, di porre: e se si fosse trattato di una svastica?

Annullato l’incontro tra Maduro e Francesco: il comandante ha il raffreddore

MaduroDoveva arrivare a San Pietro domenica 7 giugno, per incontrare papa Francesco, ma all’ultimo momento Maduro ha cancellato l’incontro “per motivi di salute”.

Il presidente venezolano, o meglio il leader della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ha accusato “influenza”, “otite” e “forte virosi” e si è scusato per non poter rispettare l’appuntamento preso con il Santo Padre e con lo Stato del Vaticano. Qualcuno parla di “malattia diplomatica” perché l’incontro con Francesco rappresentava – per il popolo e per l’opposizione – l’ultima speranza per tentare di risolvere la situazione di crisi sempre più cupa (dal punto di vista economico e politico) in cui vive il paese sudamericano. Secondo l’opposizione, rinunciare a un incontro col Santo Padre per un raffreddore è chiaramente una “scusa finta e povera”.

In Venezuela vige una forma di repubblica socialista e rivoluzionaria da anni succube di un regime dittatoriale, ora guidato dal comandante Nicolas Maduro erede legittimo del trono di Hugo Chavez che prima di morire, nel 2013, lo designò personalmente per continuare la sua opera rivoluzionaria di socialismo reale di stampo marxista. Il regime detiene in carcere diversi “avversari politici” condannati per delitti come “cospirazione contro la repubblica bolivariana”, contro la pace del paese, accusati di destabilizzazione o guerra economica.

Al momento si contano circa 77 detenuti politici, la maggior parte di loro arrestati senza prove né accuse fondate: tra di loro (oltre il sindaco di Caracas Antonio Ledezma in carcere dal 19 febbraio per cospirazione contro il governo) spicca il nome di Leopoldo Lopez, il coraggioso leader dell’opposizione detenuto nel febbraio del 2014 per aver guidato una manifestazione pubblica contro il regime (costata la vita a 43 persone). Contro l’arresto di Lopez si sono pronunciate diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani come Amnesty International e Human Rights Watch. Anche l’ONU ha chiesto al governo venezuelano “pene adeguate” per gli oppositori politici, ma Maduro non ha nessuna intenzione di allentare la repressione esercitata tramite la forza militare. Attualmente in carcere, Daniel Ceballos – ex sindaco di San Cristobal – e Leopoldo Lopez sono da circa due settimane in sciopero della fame per richiedere la liberazione dei 77 prigionieri politici, la fine delle repressioni e della venezuela san pietrocensura contro i mezzi di comunicazione. Al momento, sono più di 32 i cittadini venezuelani in sciopero della fame da diversi giorni (tra i quali diversi politici, studenti, giornalisti); due di loro, due consiglieri comunali di San Cristobal, hanno compiuto un viaggo a Roma, fino a piazza San Pietro, in attesa dell’incontro tra il loro presidente e il papa Francesco (foto) cancellato all’ultimo momento.

Dall’inizio dello scorso anno, a causa delle numerose manifestazioni popolari represse col sangue dall’esercito, il governo di Maduro ha proibito ogni dimostrazione popolare e manifestazione mentre – dal canto suo – ha continuato ad organizzare cortei e marce che appoggiano il suo operato.

Il governo venezuelano detiene il controllo di radio e televisione grazie alla “Legge di Responsabilità Sociale in radio e televisione“, approvata dall’Assemblea Nazionale Venezuelana nel 2004, che impone regole di comportamento volte ad esaltare la patria ed a censurare ogni tipo di opposizione, protesta o influenza internazionale. L’inno nazionale obbligatorio all’inizio e alla fine delle programmazioni, l’uso esclusivo di programmi, musica, film, documentari nazionali, l’inserimento obbligatorio nei palinsesti di programmi culturali, la proibizione delle lingue straniere, la proibizione di pubblicità di prodotti esteri, il blocco di canali internazionali, sono solo alcune delle ferree regole a cui TV e radio devono sottostare per non inimicarsi il governo. Due grandi canali dell’opposizione (Globovisión e RCTV) sono stati obbligati ad autocensurarsi e – finalmente – a cambiare proprietà, accusati dal governo di istigare alla violenza e all’odio.

Gli ultimi mesi hanno visto aumentare esponenzialmente il clima di violenza, repressione e censura. A nulla sono servite le molte manifestazioni nazionali ed internazionali (anche da parte di venezuelani residenti all’estero) per implorare il ristabilimento della pace e della legalità in un paese immerso nel caos più totale. La delinquenza, i traffici illeciti, il contrabbando, la corruzione e l’illegalità sono alcune conseguenze delle politiche economiche del governo che – tra le altre misure stataliste – gestisce arbitrariamente il valore della moneta nazionale, il bolivar, impedendo il libero commercio e le importazioni e soffocando i cittadini e le società straniere presenti nel territorio nazionale.

venezuela supermercadoIl paese sudamericano affronta un periodo di grave crisi economica dovuto alla mancanza di generi alimentari di prima necessità. Pur essendo uno dei paesi più ricchi della zona per le riserve d’oro e i giacimenti di petrolio,  in Venezuela si soffre la fame perché le politiche del governo socialista hanno provocato gravissimi danni nell’economia reale mettendo in seria difficoltà le famiglie venezuelane. Si parla di una inflazione pari al 64% nel 2014, una percentuale che ha già superato il 70% nel 2015 e che si prevede un rialzo fino al 97% per la fine dell’anno. I supermercati sono vuoti e sono ormai comuni le lunghissime code che si formano davanti ai negozi per avere razioni di pane, latte e generi di prima necessità (si è arrivati a file di 2 km  che richiedono dalle tre alle dodici ore di attesa). Nelle città manca anche la carta igienica, il sapone, detersivi e altri prodotti di uso quotidiano; spesso anche l’energia elettrica e l’utilizzo della rete internet viene limitato. Anche le case editrici si vedono costrette a limitare le loro pubblicazioni per mancanza di materia prima (la carta scarseggia e sono bloccate tutte importazioni dall’estero).

Molti negozi, supermercati, farmacie e altre attività private sono state sequestrate dallo stato. La catena di supermercati Dia a Dia è attualmente presidiata dall’Esercito Bolivariano (che organizza le file per l’acquisto e distribuzione dei beni di prima necessità) dopo che il suo proprietario venisse arrestato con l’accusa di “boicottaggio e destabilizzazione dell’economia”. Stessa sorte hanno subito le farmacie Farmatodo (167 punti vendita nel paese) con l’arresto di diversi dirigenti annunciato dallo stesso presidente Maduro. Queste iniziative fanno parte della cosidetta “guerra economica” contro il neo-liberalismo e l’ingerenza di capitale straniero; la strategia del governo ha portato a diverse azioni di espropriazione di attività e di proprietà privata da parte della polizia e dell’esercito. Ora, nel paese sono in tanti a darsi al mercato nero del contrabbando acquistando illegalmente alimenti e prodotti di prima necessità (attraverso codici fiscali falsi) per rivenderli a un prezzo triplicato (i cosiddetti “bachaqueros”).

In una recente intervista, il vescovo di Los Teques mons Freddy Fuenmayor ha parlato di “pseudo democrazia” in un paese vittima della fame e della violenza: “La giornata del venezuelano trascorre nella ricerca dei prodotti per rispondere alle principali necessità alimentari. C’è carenza di prodotti, la gente deve fare lunghe file per trovare il cibo. Non è accettabile questa situazione in un paese come il Venezuela che dovrebbe produrre in abbondanza. Ci troviamo male. I giovani hanno perso la speranza, non trovano lavoro, si sentono soffocati dall’attuale situazione politica, molti vogliono andare via”

Lilian_Tintori_with_Venezuelan_FlagL’aumento della criminalità è vertiginoso, il Venezuela ha chiuso il 2014 al secondo posto tra i paesi con maggior indice di criminalità in tutto il mondo; le statistiche parlano di una media di circa 80 omicidi ogni 100mila abitanti nella capitale Caracas (altre statistiche riportano cifre superiori).

Nonostante questo agghiacciante scenario degno di una guerra civile, il modello venezuelano è visto da molti come un ideale di democrazia e di lotta anti-capitalista da esportare in altri paesi. A questo riguardo sono sorprendenti le dichiarazioni di Pablo Iglesias, leader del partito di sinistra Podemos in Spagna, che ha più volte indicato il Venezuela come un modello da seguire, “un modello democratico” di giustizia sociale e di aiuto ai poveri da cui l’Europa avrebbe molto da imparare.

In questi giorni Maduro ha annunciato tramite TV l’avvento di “un tempo di massacro e morte” se la rivoluzione bolivariana dovesse fallire per lasciare spazio al “ritorno dell’imperialismo”.

Ora che il popolo è esasperato e stretto nella morsa della fame e dell’insicurezza, le speranze del Venezuela erano riposte nel papa Francesco che, come ha affermava mons. Roberto Lückert, archivescovo di Coro, avrebbe dato “qualche orientamento che il presidente dovrà necessariamente ascoltare”. Il vescovo, che ha più volte denunciato la mancanza di democrazia e lo stato dittatoriale del paese, ha recentemente incontrato il papa a Roma e ha rivelato la preoccupazione del pontefice per la situazione di estrema violenza in cui verte il paese e la realtà dei prigionieri politici. Anche l’arcivescovo di Caracas, il cardinale Jorge Urosa Savino ha denunciato arresti e violenze ingiustificate da parte del governo.

L’opposizione aveva organizzato diverse iniziative nelle chiese venezuelane, a 24 ore dell’incontro tra Maduro e Francesco, per chiedere al pontefice di mediare per la liberazione dei prigionieri politici; gli organizzatori hanno parlato di una iniziativa non politica ma religiosa, chiedendo al popolo di pregare per l’efficacia di questo importante incontro.

Non è semplice capire la situazione del Venezuela vivendo in paesi dove vengono ancora rispettati i diritti umani e le libertà fondamentali, ma la povertà e la mancanza di cibo sta mettendo in ginocchio un paese innocente sacrificato dall’ideologia paranoica di un partito, in ossequio a ideali lontani dalla realtà. Lo scorso anno, un programma della televisione spagnola Antena Tres (“Tierra hostil”) ha proposto al pubblico le desolanti immagini delle file per avere del cibo ed ha portato le telecamere dentro i negozi venezuelani tra gli scaffali vuoti e i silenzi imbarazzati dei commercianti che non potevano servire, caffè, latte, scarpe nè medicine ma non avevano il coraggio di parlarne apertamente per paura della repressione (qui il video).

 

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