Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

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Vescovi di Panama contro il gender: “Difendere la famiglia non è discriminare” (Comunicato della CEP)

Dal 3 a 7 de luglio i vescovi della Conferenza Episcopale Panamense (CEP) si sono riuniti in Assemblea Plenaria per discutere diversi argomenti. In cima all’agenda l’organizzazione della prossima Giornata Mondiale della Gioventù – prevista per il 2019 – che papa Francesco ha voluto affidare al piccolo paese centroamericano. «Con molta gioia e grande impegno, nel nostro paese già stiamo vivendo la GMG» un evento che – affermano i vescovi – rappresenta una «opportunità per arricchire il nostro paese». «E’ necessario risvegliare la gioia per diventare annunciatori del Vangelo nel mondo dei giovani, e che tutte le parrocchie aprano spazi dove i giovani del nostro tempo trovino risposte alle loro grandi sfide».

Nel comunicato della CEP emerge, tra gli altri argomenti, un tema di cruciale importanza per i vescovi panamensi, quello della difesa della famiglia e della vita di fronte alle minacce esterne, in particolare alla diffusione dell’ideologia gender. Di questa preoccupazione, i vescovi di Panama avevano già messo al corrente papa Francesco durante la loro recente visita Ad Limina Apostolorum (giugno 2017). In quella occasione l’arcivescovo della capitale, mons. Ulloa, definì la cultura gender una «ideologia demoniaca sta aggredendo la nostra realtà sociale». Nel documento pubblicato all’indomani della Assemblea Plenaria i vescovi hanno dedicato ampio spazio questo argomento in un paragrafo intitolato «La difesa della famiglia non è discriminazione» che proponiamo qui in traduzione italiana. Continua a leggere…

Musulmani in chiesa? Riflessioni tragicomiche e religiosamente scorrette

IMG_20160801_002155Ha suscitato quantomeno stupore la bizzarra idea di accogliere dei musulmani domenica a Messa in segno di solidarietà. La proposta è arrivata dagli Imam francesi ed è stata accolta da stupefacente plauso dei vescovi della chiesa francese e di quella italiana che si è subito accodata all’iniziativa. Inutile dirlo, i giornali italiani ne sono stati, a dir poco, entusiasti (La Stampa mostra una clamorosa e commovente eccitazione che manco l’uomo sulla Luna!).

La notizia non ha sollevato solo stupore ma anche sdegno di alcuni e l’ironia di altri. Sulle pagine de Il Foglio, uno sdegnato Camillo Langone – giornalista cattolico esponente di spicco di quella da lui de finita la “destra divina” – ha annunciato che in caso dovesse trovarsi a sedere a Messa accanto a un infedele, metterà in pratica le parole di Gesù: scuoterà la polvere dei suoi mocassini e lascerà la celebrazione multietnica (leggi: musulmani a messa? No grazie!). Dal canto suo, il vaticanista della Rai Aldo Maria Valli ha ringraziato i musulmani che coerentemente hanno deciso di non andare a Messa questa domenica.

Indignato anche lo staff de La Bussola Quotidiana giornale ostinatamente arroccato su posizioni cattoliche e restio all’idea di creare una nuova religione umanitaria e pacifista frutto del compromesso su un minimo-comun-demoninatore tra i grandi monoteismi. Qui il prof. Antonio Livi parla un “atto insensato” e di “empia profanazione” di un luogo santo mentre per il domenicano Giorgio Carbone si tratta di un gesto “vacuo e inefficiente” che rischia di diventare un “teatrino” e che non tiene conto del carattere sacro dell’Eucaristia. Un “gesto ipocrita” secondo l’Imam di Lecce.

Ad altri invece l’idea è piaciuta molto ma a condizione che si installino dei metal detector sul sagrato e si rafforzi la sicurezza: non sia che approfittando della straordinaria apertura entrino in chiesa anche dei depressi o disadattati sociali che, come ci hanno insegnato in televisione, sono capaci delle peggiori stragi. Difatti secondo la stampa e i governi il filo rosso che unisce tutti gli attentati che hanno insanguinato l’Europa è la “follia” provocata dal disagio sociale: è tutta gente turbata psicologicamente, precari, poveri, separati, vittime del bullismo, esclusi e poco integrati.

fatimaA questo punto non si capisce bene perché siano i poveri musulmani a dover mostrare solidarietà, cosa c’entrano loro? Dopo la carneficina di Nizza, il Corriere della Sera fece notare – con tanto di foto in prima pagina – che la prima (occhio “la prima”!) a venir falciata dal camion del matto fu proprio Fatima, una musulmana. Dunque il folle autista delle Promenade la investì simbolicamente per far capire che ce l’aveva col mondo intero, che non era un problema di religione (per questo è probabile che abbia evitato di colpire per primo qualche cattolico, una destrezza straordinaria per evitare fraintendimenti). Così stanno le cose secondo il giornale nazionale.

Ora, che i musulmani con grande spirito di umiltà decidano di addossarsi le colpe degli altri mostrando solidarietà per le stragi compiute dai pazzi è cosa lodevole, ma non sarebbe meglio aprire le chiese ai depressi? In mancanza di “manicomi”, potrebbero organizzare delle fiaccolate in Chiesa i reparti di igiene mentale degli ospedali o i centri sociali. Ma forse a questo punto sarebbe troppo pericoloso per i sacerdoti e i fedeli. Il rischio terrorismo sarebbe a livelli esageratamente alti con dei disadattati depressi in chiesa.

IMG_20160726_081257Si potrebbe obiettare che le nostre parrocchie sono già strapiene di depressi. Basterebbe entrare in una chiesa durante una qualsiasi Eucaristia e fissare i volti e le espressioni dei fedeli in uno dei momenti di maggiore tensione liturgica e di giubilo festoso: il canto del Santo, oppure durante il canto del Gloria. I musi lunghi e le labbra serrate evidenziano sintomi di disagio esistenziale e sociale anche tra i fedeli cattolici. Certo i nostri correligionari depressi non si fanno saltare in aria nel nome degli dei degli altri o a falciare o sgozzare le persone che pregano o camminano… Ma siamo già abbastanza tristi perché vengano a far dimostrazione di solidarietà i depressi a nome degli omicidi!

Ad ogni modo qualcuno replica che con la trovata di accogliere a Messa i seguaci di Maometto abbiamo finalmente trovato il modo di riempire le nostre parrocchie, troppo grandi e troppo vuote. In più ci sarebbero altri aspetti positivi:

  1. Tornano le donne col capo velato a Messa, una tradizione ormai in disuso nella Chiesa cattolica ma d’obbligo sino alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Sentiremo l’ebrezza della tradizione!
  2. I musulmani ci diranno finalmente da che parte stanno girate le nostre Chiesa: loro hanno un grande senso dell’orientamento dovendo pregare verso La Mecca. Anche nella chiesa antica si pregava ad orientem, ma oggi i cristiani non sappiamo da che parte sta l’EST durante la messa… finalmente potremo scoprirlo e “orientarci”…
  3. Finalmente avremo anche dei bambini e ragazzi in Chiesa, visto che l’Italia è medaglia d’argento come paese con meno figli al mondo dopo il Giappone (guarda la statistica!) – e dei pochi figli che abbiamo, pochissimi hanno fede – mentre i paesi islamici figliano che è una meraviglia, come direbbe Papa Francesco… “come conigli”!
  4. In fine, un’altro grande pregio: avremo più visibilità! Coi musulmani in Chiesa ogni domenica tutti i giornali parleranno – ob torto collo – delle Messe parrocchiali con servizi, scoop, testimonianze, ecc… Un successo mediatico assicurato!
  5. Un ultima cosa positiva (ma per i musulmani) la trovata risolverebbe il problema della mancanza di moschee sul nostro territorio e tutti i problemi ad essa connessi (finanziamenti delle Petromonarchie, l’opposizione de La Lega, il tifo – a favore delle nuove costruzioni – della rivista Jesus e altre amenità correlate…).

Insomma, degli aspetti positivi potremmo trovarli ma dobbiamo essere disposti a cambiare le nostre antiche tradizioni che vogliono le cose santi ai santi ossia: la comunione (delle cose sante) è per i fedeli (santi) e non per “tutti”. Basta leggere il Catechismo della Chiesa Cattolica (esiste ancora!) al numero 948:

« Sancta sanctis! » – le cose sante ai santi – viene proclamato dal celebrante nella maggior parte delle liturgie orientali, al momento dell’elevazione dei santi Doni, prima della distribuzione della Comunione. I fedeli (sancti) vengono nutriti del Corpo e del Sangue di Cristo (sancta) per crescere nella comunione dello Spirito Santo e comunicarla al mondo.

Qualcuno ha fatto notare – quale eroico coraggio! – che in Sinagoga siamo costretti a mettere la Kippà e in Moschea a toglierci le scarpe, ma da noi – pur di far entrare qualcuno a Messa – facciamo passare tutto (anche le minigonne inguinali che lasciano poco spazio al “mistero” rivelandolo anzitempo) e ai musulmani non facciamo neanche togliere il cappellino (amerikano) mentre gli diamo il pane-di-comunione.

Per fortuna ancora nessuno ha ancora citato il libro del profeta Daniele quando parla de “l’abominio della desolazione dentro il Santuario di Dio”. Tesi apocalittiche che lo stesso Gesù Cristo ebbe il coraggio di citare (Mc 13,14): “Quando vedrete l’abominio della desolazione stare là dove non conviene, chi legge capisca, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti”.

gmg romaI musulmani il concetto di “profanazione” lo capiscono meglio di noi, infatti alcuni animali non possono entrare nella loro moschea perché “impuri”. E’ brutto che si scherzi con questa cosa, lo hanno fatto ma non è rispettoso! E non vorrei lo facessero con le nostre chiese anche se a molti parrocchiani non importerebbe nulla: “problemi del sacrestano che deve pulì”!

Al momento comunque non si parla ancora di permettere ai musulmani di accedere alla comunione (si sta parlando seriamente dell’inter-comunione coi protestanti e già il Papa ha dimostrato aperture inaspettate e ancora se ne parlerà in Svezia per la “festa” dello Scisma) ma sui giornali girano foto di preti (cattolici) italiani che distribuiscono delle focacce ai fedeli musulmani durante Messa. A me (che da fastidio che i bimbi piccoli abbiano il biscotto durante la comunione perché, capricciosi, vogliono mangiare anche loro qualcosa) la cosa non mi entusiasma e penso che la pagnotta era meglio condividerla fuori, e magari anche qualcosa di più succulento. Inoltre nel vedere quelle foto i giornalisti dei giornaloni nazionali (che sono oltremodo ignoranti nelle cose di Dio e della Chiesa) potrebbero pensare che diamo la comunione a tutti (non solo ai divorziati, agli abortisti e ai transessuali in lotta aperta contro la chiesa)!

Screenshot_2016-07-31-23-38-03Una cosa alla volta: per la comunione ai maomettani aspettiamo, per ora gli concediamo la “predica”. Sì perché altre foto mostrano un imam (uguale al sultano dell’IS, che non centra nulla ma, giuro era vestito uguale) che parla al microfono e la didascalia: “Vi spieghiamo il vero islam”. Ecco dunque che in attesa della Comunione, gli diamo l’omelia, durante la quale possono spiegarci i principi dell’Islam (moderato e pacifico, anzi, pacifista).

Comunione no (non ancora), predica sì, ma anche lettura della Parola di (un altro) dio! A Roma infatti si è perfino concesso a un Imam di recitare dei versetti del Corano dall’ambone! È successo nel cuore di Roma, nella Basilica di Santa Maria a Trastevere, storica roccaforte della Comunità di Sant’Egidio di Riccardi e Paglia campioni del dialogo interreligioso e del multiculturalismo. Chissà se l’Imam ha avuto il coraggio di aprire il testo “a caso” (come faceva s. Francesco col Vangelo) o se l’ha ritenuto eccessivamente pericoloso e ha preferito scegliere dei versetti pacifici e innocui.

Un “mondo sottosopra”, accusa il giornalista Magister, dove “cattolici uccidono le suocere e i musulmani vanno a messa”. Ditemi voi chi sono i buoni!

Dicono infatti che ci sono terroristi omicidi in tutte le religioni: è la proverbiale “violenza cattolica” che uccide fidanzate e suocere; si è detto che è lo stesso uccidere con la lingua o col coltello… Ditelo a padre Jacques: se fosse stato ucciso con la lingua, a quest’ora starebbe a dir messa e non sotto terra senza testa.

A me (che mi ostino ad essere mediamente razionale) sembra che sia meglio uccidere con la lingua, non che faccia bene a nessuno ma permette di vivere ancora qualche anno in santa pace. Se proprio devo dirla tutta, preferirei venir ferito da un colpo di lingua, da una chiacchierata violenta. Per il martirio non siamo pronti, al momento il massimo dell’eroicità di cui siamo capaci in occidente è di sfidare dogmi e tradizioni per creare “macedonie” liturgiche. Bel coraggio!

Family Day: i Vescovi italiani contro le Unioni Civili.

vescovi italiani fmaily dayA pochi giorni dalla grande manifestazione prevista per il 30 gennaio al Circo Massimo, si alza la voce di alcuni vescovi italiani disposti a non lasciare sole le famiglie contro la proposta di legge sulle Unioni Civili, le adozioni omosessuali e l’utero in affitto. Il cambio di rotta rispetto alla manifestazione dello scorso anno e all’atteggiamento meno intransigente e più aperturista del segretario della CEI Nunzio Galantino, è stato dettato dal cardinale Angelo Bagnasco che ha manifestato pubblicamente il pieno sostegno al Family Day incoraggiando le famiglie a prendervi parte. Parlando della famiglia ai componenti del Tribunale Apostolico della Sacra Rota, venerdì 22 gennaio, Papa Francesco ha ribadito che: “non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”. Un’affermazione che, in vista del Family Day, ha senza dubbio incoraggiato le famiglie che prenderanno parte alla manifestazione. Anche TV2000, l’emittente televisiva della CEI, trasmetterà in diretta l’incontro del 30 gennaio come affermato dal direttore Paolo Ruffini in questi giorni.

E’ evidente che non tutti i vescovi italiani condividono l’approccio e la modalità della protesta, altri restano in timoroso silenzio per paura di contraddire l’atteggiamento di dialogo e di apertura fortemente voluto da papa Francesco (vedasi cardinali e vescovi di rilievo come Forte, Ravasi, Vallini, Comastri, Paglia…) . Ma a fronte di scenari che dipingano divisioni e litigi interni alla CEI, il cardinale Bagnasco ha assicurato in questi giorni che i vescovi italiani sono uniti nel difendere la famiglia: “I vescovi italiani, tutti, insieme al loro presidente ed al segretario generale, sono uniti e compatti nel difendere, promuovere e sostenere il patrimonio universale irripetibile che è la famiglia, grembo della vita, prima scuola di umanità, di relazioni, di dialogo”.

Intervistato dal quotidiano Il Foglio, l’arcivescovo di Trieste mons. Crepaldi ha spiegato che a manifestare saranno i laici perché “i vescovi non scendono in piazza”. “E’ pur vero – continua Crepaldi – che alcuni vescovi sembrano contrari a manifestazioni di questo tipo, ma il motivo è pastorale: si ritiene che la fede cristiana non dovrebbe alimentare contrapposizioni, conflitti, prove di forza, ma dovrebbe animare il dialogo. Senza nulla togliere alla validità di queste preoccupazioni, ritengo che le forme di presenza dei cattolici nella società possano essere varie”.

Ecco alcuni cardinali e vescovi che, in questi giorni, hanno manifestato pubblicamente il loro appoggio alla causa della famiglia.

MONS. BAGNASCO: “MANIFESTAZIONE NECESSARIA, GOVERNO DISTRATTO”

L’arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Angelo Bagnasco ha parlato di una “manifestazione condivisibile e necessaria”. Secondo il porporato, le unioni civili non sono una priorità e il progetto di legge denota la “distrazione del governo” dai veri problemi degli italiani. Sul Ddl Cirinnà ha affermato che “Ci sono diverse considerazioni da fare ma la più importante è che mi sembra una grande distrazione da parte del Parlamento rispetto ai veri problemi dell’Italia: creare posti di lavoro, dare sicurezza sociale, ristabilire il welfare”. Sostegno alle parole del cardinale arrivano dalla diocesi di Bologna dove governa il neo eletto vescovo mons. Matteo Zuppi, così come dal vescovo di Campobasso mons. Giancarlo Bregantini.

MONS. RUINI: “LEGGE INAMMISSIBILE: TACERE E’ SVILIRE IL VANGELO!”

Il cardinale Camillo Ruini, ex vicario di Roma e protagonista del Family Day del 2007 che fermò la proposta di legge dei DICO del governo Prodi, torna in campo contro le Unioni Civili e a difesa della famiglia naturale con un’intervista pubblicata su La Repubblica. Interrogato sul Ddl Cirinnà risponde: “Sarebbe molto meglio che un disegno di legge di questo tipo non arrivasse in senato o comunque non fosse approvato”. Parole dure ma chiare che manifestano la ferma posizione di quello che fu braccio destro di Giovanni Paolo II per la città di Roma. Per gli omosessuali – continua Ruini – il governo riconosca diritti individuali ma non quelli della coppia in modo da equipararla all’istituto matrimoniale: “Non vedo come possa esistere un matrimonio, o un simil- matrimonio, tra due persone che unendosi non possono procreare e come si possa negare a un bambino il diritto di avere un padre e una madre”. Incalzato dal giornalista Rodari, Ruini risponde magistralmente all’accusa mossa al Family Day di “atteggiamento poco evangelico”: “Non posso che respingere con fermezza la tesi che impegnarsi pubblicamente su una questione di questo genere sia lontano dal Vangelo”. E ancora: “Forse lei teme che ciò renda più difficile l’evangelizzazione, ma se questo timore porta i cristiani a tacere sulle cose concrete della vita è il Vangelo stesso a diventare insignificante”. Infine, in perfetta sintonia col cardinale Bagnasco, affonda: “è un atteggiamento molto lontano dalle esigenze reali di un Paese attanagliato dalla crisi delle nascite”

MONS. CREPALDI: “UNIONI CIVILI INACCETTABILI, I CITTADINI RESPONSABILI SCENDANO IN PIAZZA!”

“Se il ddl Cirinnà fosse approvato così com’è, le conseguenze sarebbero enormi. Ma anche senza stepchild adoption, la norma resta inaccettabile”. Così l’arcivescovo di Trieste mons. Giampaolo Crepaldi fondatore dell’Osservatorio internazionale “Cardinale Van Thuán” sulla dottrina sociale della Chiesa. Certo dell’epocale importanza dell’impegno dei cristiani in politica, mons. Crepaldi ha affermato che chi manifesta pubblicamente contro una legge ingiusta “esercita il proprio dovere di cittadino responsabile”. Secondo l’arcivescovo di Trieste, “il ddl Cirinnà equipara in tutto le unioni civili e il matrimonio tra un uomo e una donna” e, così facendo,  ”muterà sostanzialmente il concetto di matrimonio”. Approvare le Unioni Civili rappresenterebbe “un precedente importante per l’approvazione dei disegni di legge Scalfarotto e Fedeli” (sul delitto di omofobia e sul gender nelle scuole). Queste leggi stravolgerebbero la nostra società e la nostra cultura che “non sarebbero più la stesse” e “purtroppo – a aggiunto – saranno di gran lunga peggiori”, nonostante oggi ci sia quella tendenza – con parole di Maritain – a inginocchiarsi “al nuovo in quanto nuovo”, malati, come siamo, di “cronolatria”.

MONS. MAZZOCATO: CONTRIBUTO ECONOMICO PER I FEDELI FRIULANI IN VIAGGIO VERSO IL FAMILY DAY

Arcivescovo della Diocesi di Udine dal 2009, mons. Andrea Bruno Mazzocato si è più volte espresso in maniera ferma e chiara a favore della famiglia contro le derive ideologiche e alle pressioni culturali, fiscali e politiche a cui è sottoposta. Questa volta mons Mazzocato ha parlato attraverso don Alessio Geretti, direttore dell’Ufficio Diocesano per la Catechesi e Delegato Episcopale per la Cultura dell’Arcidiocesi di Udine. Il sacerdote friulano ha scritto una preziosa lettera ai suoi fedeliassicurando di essere “in piena sintonia col nostro arcivescovo”. L’invito è chiaro: non farsi spaventare dalla distanza e dalle difficoltà economiche e partecipare numerosi al Family Day del 30 gennaio: “Per la posta in gioco in questo momento, ognuno di noi faccia tutto il possibile per partecipare a questa manifestazione e per portarvi il massimo numero di persone” al fine di “lanciare all’Italia e al suo Parlamento un appello appassionato, chiaro, pubblico e politicamente rilevante”. Il Ddl Cirinnà – continua – è una legge incivile e inaccettabile “che permetta di trattare la persona umana non come fine ma come mezzo” promuovendo “abominevole pratica dell’utero in affitto” che usa le donne per la fecondazione e la gestazione per dare vita a figli “resi artificialmente orfani di madre vivente”. A questo riguardo la Chiesa deve prendere posizione “ha il dovere di insegnare (almeno ai credenti) a custodire e promuovere il bene, a detestare le bugie, a essere giusti verso chi non ha voce”. L’invito è dunque quello di “partecipare numerosi” il 30 gennaio, lo stesso arcivescovo, di afferma nella lettera, contribuirà economicamente per “abbattere le spese dei pullman” di fedeli che si organizzeranno per scendere a Roma”.

MONS BASSETTI: “FATE TESORO DI QUESTO COMUNICATO, LA FAMIGLIA CI STA A CUORE”

L’arcivescovo di Perugia mons. Gualtiero Bassetti ha recentemente espresso il pieno appoggio alla causa della famiglia e all’operato del Comitato “Difendiamo i nostri Figli”. Il 18 gennaio, a conclusione della Messa in Cattedrale, mons. Bassetti ha invitato i fedeli a partecipare alla manifestazione del 30 gennaio leggendo il comunicato ufficiale del Comitato. Alla fine della lettura ha espresso il sostegno a nome dei vescovi dell’Umbria e suggerito ai fedeli: ”Fate tesoro di questo comunicato perché il bene della famiglia ci sta veramente a tutti tanto a cuore”. La Conferenza Episcopale Umbra ha ufficializzato il sostegno all’iniziativa: “Andremo a dire che cosa crediamo: la visione della famiglia secondo la Costituzione italiana ed i principi dell’antropologia e dell’etica cristiana”. ”Sono invitate le realtà ecclesiali e anche gli uomini e le donne di buona volontà che si sentono di condividere questo gesto: cristiani delle diverse confessioni, appartenenti ad altre religioni e anche non credenti”.

MONS. NOSIGLIA E I VESCOVI PIEMONTESI: “RACCOMANDIAMO UN’AMPIA PARTECIPAZIONE AL FAMILY DAY”

Anche la Conferenza Episcopale Piemontese e Valle d’Aosta ha espresso tramite un comunicato ufficiale l’adesione alla manifestazioneraccomandando “un’ampia partecipazione al Family day del prossimo 30 gennaio a Roma”. Il comunicato – firmato dal presidente della CEP l’arcivescovo di Torino, mons. Nosiglia – ribadisce il concetto di matrimonio e famiglia così come è inteso dal diritto naturale e dalla tradizione della Chiesa Cattolica: “La famiglia è fondata sul matrimonio, unione d’amore vissuta stabilmente tra donna e uomo, aperta alla gioia responsabile del dono dei figli. I figli – sottolineano i vescovi – devono beneficiare dell’amore operosamente efficace di un padre e di una madre. Gli adulti non possono e non devono trasformare desideri in diritti e imporre al minore ciò che ritengono bello e giusto per se stessi”. In merito alle unioni omosessuali, i vescovi piemontesi ribadiscono che “non possono essere equiparate al matrimonio e alla famiglia” pur richiedendo una regolamentazione giuridica che ne stabilisca i diritti e i doveri.

MONS. NEGRI: “MASSIMO IMPEGNO E GENEROSITA’ PER IL FAMILY DAY”

Il vescovo di Ferrara-Comacchio mons. Luigi Negri, già grande sostenitore della manifestazione dello scorso anno in piazza San Giovanni (“una cosa grande per la vita della Chiesa italiana e per la vita del popolo italiano!”), ha ribadito il suo impegno a favore del nuovo Family Day. Tramite una lettera aperta pubblicata sul suo sito ufficiale (Messaggio di invito a partecipare alla manifestazione pro-famiglia), Mons. Negri ha invitato i fedeli ad “essere generosi” ed a partecipare all’evento del 30 gennaio come “un gesto importante di carattere ecclesiale e sociale”. “Sono molto lieto – scrive il vescovo di Ferrara – per le indicazioni date dalla Conferenza Episcopale Italiana, attraverso il Cardinale Angelo Bagnasco, che vanno nella direzione dell’incoraggiamento a partecipare all’iniziativa programmata per il prossimo 30 gennaio a Roma”. “La famiglia, così attaccata e devastata da una mentalità consumista e tecnoscientifica, è un’immensa periferia e noi vogliamo addentrarci in questa periferia”. “Invito a considerare e ad assecondare questa iniziativa con il massimo dell’impegno e della generosità”. Quello che si riunirà a Roma sarà “il volto genuino del popolo cristiano preoccupato del bene comune della società”

Articolo pubblicato su Romagiornale.it

L’affondo dei media per una nuova Chiesa gay-friendly

Corriere-della-Sera-LGBT

foto rcsmediagroup.it

Il Corriere della Sera ha aperto il 3 ottobre con due scoop sul tema “Chiesa e Omosessualità”. La prima notizia, correlata di fotografie e testimonianze dirette, rivela l’incontro privato avvenuto in Stati Uniti tra papa Francesco e un suo amico omosessuale. Abbracci, baci e sorrisi tra vecchi amici che dimenticano, per un attimo, di rappresentare due poli che, fino ad oggi, sono stati considerati ufficialmente agli antipoti: la chiesa cattolica e i gli omosessuali.

La pubblicazione della notizia è strategica e risponde alla necessità urgente di controbattere ad un’altra notizia che ha molto infastidito i media nazionali e internazionali: l’incontro tra il Papa e l’obbiettrice di coscienza Kim Davis – funzionaria statale del Kentuky – che ha rifiutato di concedere la licenza matrimoniale a una coppia omosessuale. Allo scandaloso incontro con l’obbiettrice cristiana che ha scontato la sua pena con qualche giorno di carcere, bisognava rispondere ribadendo la posizione di accoglienza e di appoggio di papa Francesco alle istanze del mondo LGBT. Molti media hanno provato ad edulcorare la notizia dell’incontro del Papa con la funzionaria cristiana parlando di un incontro-trappola organizzato all’insaputa del Pontefice dagli ambienti pro-life (Huffington Post) o sottolineando che da parte del Pontefice non c’è stato nessun appoggio alla causa della coraggiosa signora (La Repubblica).

L’abbraccio tra Francesco e il compagno omosessuale dimostrerebbe dunque, una volta per tutte, il vero atteggiamento del papa buono e gay-friendly in una Chiesa ancora troppo omofoba. La cosa sembra essere confermata dal Vaticano in quanto, secondo quanto ha riferito il portavoce F. Lombardi in conferenza stampa, l’unico incontro privato voluto dal Papa è stato quello con il suo ex alunno assieme al suo compagno:

L’unica udienza concessa dal Papa presso la Nunziatura è stata ad un suo antico alunno con la famiglia. Il Papa non è quindi entrato nei dettagli della situazione della signora Davis e il suo incontro con lei non deve essere considerato come un appoggio alla sua posizione in tutti i suoi risvolti particolari e complessi.

D’altrone il papa aveva già dimostrato la sua apertura accogliendo in Vaticano il transessuale (ex donna) Diego Neria Lejarrag con la sua fidanzata “emarginati” dal loro parroco profondamente omofobo: altra notizia accolta con enorme entusiasmo dai media e letta come uno straordinario gesto rivoluzionario.

gayE che la Chiesa sia – a dire dei media – ancora troppo omofoba lo testimonia la seconda notizia riportata in prima pagina dal Corriere nazionale (uno scoop di una certa Elena Tebano, giornalista lesbica che ora si gongola ed esulta sui social per il successo planetario della “sua” notizia come una rivalsa personale). La bomba ha fatto il giro del mondo in poche ore: il sacerdote (monsignore ma non vescovo come erroneamente scrive il Corriere) Krzysztof Charamsa, teologo polacco, segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede dichiara la sua omosessualità attiva: condivide il letto con un compagno. Il prelato vaticano invita seriamente la Chiesa a cambiare idea in materia: “Siamo in ritardo! Voglio scuotere la mia Chiesa: apra gli occhi e capisca che propone soluzioni disumane“. La Chiesa è omofoba, secondo il teologo, e la Congregazione per la Dottrina della Fede “il covo dell’omofobia“.

Accuse pesanti proprio da chi nella Chiesa e per la Chiesa lavora da anni, avendo percorso una carriera brillante ed arrivando (ay noi) ad un passo dall’episcopato.

Gli ambienti laici anticattolici, le lobby gay, gli episcopati e movimenti ecclesiali più radicali (“Noi siamo chiesa”, il “Global Network” e altri movimenti gay cristiani) non potevano sperare di meglio per sferzare l’ennesimo attacco contro la presunta omofobia della Chiesa cattolica: un sacerdote ha un notevole sex-appeal (non solo fisico): giovane e bello, proveniente dal paese di san Karol Wojtyla, professore alla Gregoriana e della “Sacra Congregazione Omofoba”, cioè quella che – agli ordini del cardinale Joseph Ratzinger – bacchettava e censurava i gay così come le teologie femministe, la teologia della liberazione come altri liberi pensatori e teologi non perfettamente in linea con la tradizione. Il testimonial perfetto, dunque, e non un vecchio parroco di periferia, brutto e grasso, ignorante e sporco.

L’attacco del Corriere arriva alla vigilia del Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia, dove si parlerà anche di omosessualità e dove si preannuncia un grande dibattito su questo ed altri temi connessi alla morale familiare e sessuale. E’ per questo che il giornale lancia in prima pagina il “Papa-nuovo” e il “prete-modello” che si dimostrano finalmente aperti e inclusivi: modelli di una nuova Chiesa, esempi che la cattolicità dovrebbe necessariamente seguire per diventare finalmente un’istituzione moderna, popolare e – soprattutto – gay-friendly.

chiesa gayIl tema dell’omosessualità è un argomento delicato su cui la Chiesa si è più volte pronunciata con chiarezza (note e lettere pastorali – ad esempio qui e qui  -, Catechismo ecc…): amore e misericordia per i peccatori, condanna – senza sé e senza ma – verso il peccato. Ma i pronunciamenti ecclesiali non sono mai riusciti a convincere chi vorrebbe invece la definitiva cancellazione del “peccato di sodomia” più volte condannato nell’Antico e nel Nuovo Testamento. San Paolo non fu certo tenero con gli omosessuali (“non erediteranno il Regno dei Cieli!”), come d’altronde non lo fu con gli idolatri, i ladri, i bugiardi… ma le parole dell’apostolo son spesso state censurate anche all’interno di ambienti ecclesiastici per timore di offendere gli omosessuali (un ultimo esempio – forse – qui).

Molti vescovi, sacerdoti e agenti pastorali appoggiano più o meno apertamente la causa di chi vorrebbe in qualche modo “sdoganare” l’omosessualità in nome di una maggiore apertura al “diverso” (ad esempio QUI). Il Pontificato di papa Francesco sta entusiasmando questi ambienti, grazie ad alcuni gesti e parole interpretati come segnali di un cambiamento radicale. Le parole pronunciate da Francesco “Chi sono io per giudicare gli omosessuali?” sono state accolte con grande entusiasmo dai media laici e dagli ambienti progressisti della Chiesa come prova di un cambio nella dottrina morale cattolica.

Il Sinodo dei Vescovi sembra per molti l’occasione giusta per una svolta epocale tanto attesa nei riguardi degli omosessuali. Le timide prese di posizione durante il Sinodo Straordinario del 2014, hanno radicalizzato le posizioni tra chi vorrebbe maggiori aperture e chi invece vorrebbe una maggiore chiarezza che ribadisca la linea della tradizione della Chiesa.

In tanto la “Supplica filiale a Sua Santità Papa Francesco affinché si pronunci in maniera definitiva e chiara su questi argomenti di morale sessuale, ha superato le 800mila firme in tutto il mondo nella speranza che la Chiesa assuma posizioni che non lascino trapelare false speranze di svolte radicali.

Le dichiarazioni del mons. Charamsa (che ha presentato al mondo il suo ragazzo catalano e ha promesso un libro dove si “metterà a nudo”) ha scatenato una tempesta mediatica che non si placherà facilmente. Il mondo laico ha così avuto modo di scatenare l’ennesima campagna denigratoria nei confronti della Chiesa Cattolica segnalandola come istituzione omofoba e oscurantista, senza però tener conto delle ragioni filosofiche e teologiche che stanno alla base delle posizioni della Chiesa. L’importante è screditare l’istituzione e imporre una accoglienza che stravolga l’insegnamento biblico e magisteriale plurisecolare di cui la Chiesa è portatrice.

Purtroppo bisogna constatare con molta amarezza come molti media cattolici siano convinti che la Chiesa sbagli sul tema dell’omosessualità e invocano anch’essi immediati cambiamenti radicali per stare al passo coi tempi. Il peccato dunque esisterebbe ma l’omosessualità non dovrebbe rientrare in questa categoria; depenalizzata dagli stati, manca solo che l’omosessualità sia depenalizzata anche dalla Chiesa, cancellando documenti del magistero e strappando pagine bibliche. Il problema fondamentale risiede nel concetto di “peccato”, un concetto scomodo e “spiritualmente scorretto”, che secondo alcuni andrebbe rimosso e dimenticato in modo che, d’ora in tutto sia lecito, tutto sia normale, tutto sia benedetto, anche – e soprattutto – l’omosessualità. Un argomento, questo, sul quale varrebbe la pena riflettere a lungo…

Quando i vescovi intervengono in politica: le polemiche di mons. Galantino.

galantino-cei1Quando i vescovi parlano di politica a nome della Chiesa Cattolica è necessario mantenere un’estrema prudenza e una grande sapienza nei contenuti e nei toni; questo implica avere quella capacità di parlare dopo aver riflettuto sulle possibili conseguenze delle proprie parole e dei propri proclami evitando di inasprire i toni e di salire sul ring dei dibattiti politici e delle polemiche a suon di insulti e irrisioni.

Che la Chiesa alzi la voce per intervenire su temi urgenti che riguardano la dignità dell’uomo e la difesa della vita, è più che mai necessario perché avere a cuore le sorti dell’uomo fa parte della sua vocazione originaria. Nei dibattiti pubblici, spesso inquinati da interessi e guadagni personali o di partito, la Chiesa può – e deve – offrire una visione super partes, con l’unico fine di difendere il bene comune e una qualità di vita umana dignitosa per tutti gli esseri umani.

In questi giorni sono balzati agli onori della cronaca i diversi proclami del presidente della Conferenza Episcopale Italiana sul problema dell’immigrazione di massa che sta preoccupando l’Italia e l’Europa. Le frasi pronunciate da mons. Nunzio Galantino hanno infuocato il dibattito politico gettando legna sul fuoco su un tema che sta spaccando l’opinione pubblica.

Il problema dell’immigrazione ha assunto, negli ultimi mesi, dimensioni senza precedenti: un flusso inarrestabile di migranti provenienti dall’Africa approda ormai giornalmente sulle coste italiane per cercare condizioni di vita più dignitose nel continente europeo.

Per fronteggiare l’emergenza, il governo Italiano ha disposto diverse misure di accoglienza, offrendo soccorso, alloggi ai migranti e richiedendo l’intervento della Comunità Europea. Ma la soluzione, se mai ci sarà, non sarà facile ne immediata, vista l’impossibilità di fermare il flusso migratorio o di offrire accoglienza a tutti gli ospiti richiedenti asilo.

L’emergenza sbarchi, correlata al pericolo del terrorismo islamico, ha provocato un dibattito aspro e violento tra i diversi partiti politici scatenando il malcontento dell’opposizione che accusa il governo di non difendere il proprio territorio con apposite misure di sicurezza. In questi giorni anche il Movimento 5 Stelle (sempre aperto al dialogo e all’accoglienza) ha chiesto misure più severe, controlli serrati e rimpatrio forzato per chi non ha il diritto all’asilo politico.

In questo dibattito è intervenuto mons. Galantino definendo i leader della Lega Nord e del M5S “Piazzisti da quattro soldi che pur di prendere voti, di raccattare voti, dicono cose straordinariamente insulse!“. Tornando sull’argomento con una intervista su Famiglia Cristiana, il vescovo ha rincarato la dose parlando di “piazzisti di fanfaronate da osteria, chiacchiere da bar che rilanciate dai media rischiano di provocare conflitti“. Rispondendo alle accuse della Lega e dei “grillini” ha domandato se Salvini, Zaia e Grillo accolgono i migranti come li accoglie la Chiesa e ha accusato il governo italiano di essere “assente sul tema dell’immigrazione”.

Evidentemente il vescovo, braccio destro di papa Francesco nella Chiesa Italiana, si è reso conto di aver esagerato nei toni (soprattutto nei confronti del Governo del PD con cui mantiene un buon rapporto e convergenza di vedute su altri temi), costringendo immediatamente il direttore della rivista dei paolini ad oscurare l’intervista, a rimediare con un comunicato stampa di mea culpa che ammette che “Sua Eccellenza è stato strumentalizzato” dal giornalista che lo ha intervistato:

In  merito all’intervista con Sua Eccellenza monsignor Nunzio Galantino, Segretario Generale della Conferenza episcopale italiana, pubblicata sul sito Internet di Famiglia Cristiana, precisiamo, dopo aver parlato con lo stesso monsignor Galantino, che le dichiarazioni a lui attribuite sono state riportate in modo esagerato nei toni all’interno di un colloquio confidenziale con il nostro giornalista.

Nell’intervista mons. Galantino ha giustamente ricordato il faticoso lavoro della Chiesa e della Caritas a favore degli immigrati spendendo soldi “di tasca propria” ed aprendo le proprie strutture, ma i toni assunti dal presidente della Cei e la risonanza mediatica che hanno assunto le sue frasi contro la Lega, il M5s e il governo di Renzi, rischiano di trasformare la posizione della Chiesa Cattolica in materia di immigrazione e di accoglienza in una delle tante posizioni che si aggrovigliano oggi nel confuso panorama politico nazionale. Una voce in più, una strillata in più, un palco in più, e non – come dovrebbe essere – una voce autorevole, super partes e fuori dalle polemiche da bar e dalle bassezze della retorica politica da salotto televisivo.

Nei giorni scorsi papa Francesco si è espresso con estrema chiarezza sul tema dell’immigrazione affermando che “respingere i migranti è un atto di guerra” e ribadendo che la missione della Chiesa è l’accoglienza:

Pensiamo a quei nostri fratelli Rohingya che sono stati cacciati via da un Paese, da un altro, da un altro, vanno sul mare, quando arrivano a un porto, a una spiaggia, gli danno un po’ d’acqua, un po’ da mangiare e li cacciano via sul mare, questo è un conflitto non risolto, questo è guerra, questo si chiama violenza, si chiama uccidere.

Ma dopo le parole del papa, che delineano l’atteggiamento generale della Chiesa nei confronti dei migranti, le parole di mons. Galantino suonano come una violenta sferzata e una accusa diretta verso il governo e i politici italiani.

galantino peraUna forte tirata d’orecchie a mons. Galantino arriva dal filosofo Marcello Pera, autore del libro “Senza radici” scritto a quattro mani con l’allora cardinale Rantzinger. Secondo l’ex presidente del Senato, le parole di Galantino contengono ed esprimono una “posizione ideologica” non lontana dalla “Teologia della Liberazione” (a cui lo stesso papa Francesco è molto vicino). Quando la Chiesa pretende di “parlare in modo politico” si innesta un tentativo di “reinterpretazione del cristianesimo” come “religione della carità” ed “ideologia dei diritti”,  aprendo una via alla sua “laicizzazione” e trasformando il cristianesimo in “teoria politica dei diritti”. Le posizioni di Galantino, afferma il filosofo, sono le stesse di papa Francesco, ma ammette di non voler discutere col Sommo Pontefice.

Per concludere: la Chiesa ha il diritto e il dovere di impegnarsi per la costruzione di una società più umana e vicina alle necessità dei più deboli, ma senza entrare nel dibattito pubblico come una forza politica che proponga soluzioni o indichi vie pratiche di azione. La dottrina sociale della Chiesa offre a questo riguardo le linee guida di questa sollecitudine per l’uomo, per la verità e per la dimensione pubblica e sociale della vita umana. Così si esprimeva papa Benedetto XVI nella sua enciclica Caritas in Veritate:

La Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire e non pretende «minimamente d’intromettersi nella politica degli Stati». Ha però una missione di verità da compiere, in ogni tempo ed evenienza, per una società a misura dell’uomo, della sua dignità, della sua vocazione. (Caritas in Veritate, 9).

E ancora:

Questa missione di verità è per la Chiesa irrinunciabile. La sua dottrina sociale è momento singolare di questo annuncio: essa è servizio alla verità che libera. Aperta alla verità, da qualsiasi sapere provenga, la dottrina sociale della Chiesa l’accoglie, compone in unità i frammenti in cui spesso la ritrova, e la media nel vissuto sempre nuovo della società degli uomini e dei popoli.

E’ strano vedere mons. Galantino all’attacco, lui che ha sempre rifiutato lo scontro in favore dell’incontro e del dialogo, ogni tanto si permette uno strappo alla (sua) regola, scontrandosi contro chi non la pensa esattamente come lui. Lo ha fatto parlando dei movimenti pro-life (i famosi “visi inespressivi”), lo ha fatto lo scorso 20 giugno rifiutando di appoggiare la massiva manifestazione di Piazza San Giovanni in favore della famiglia e lo fa ora attaccando i leader della Lega Nord. Col governo di Renzi, invece, sembrano aperte le porte del dialogo e del confronto, è per questo che l’intervista a FC (contenente la pesante accusa al governo) andava necessariamente silenziata.

Resta la domanda su come sia possibile “esagerare” i toni di una frase pronunciata e poi trascritta. Se le frasi fossero state inventate sarebbe emerso nel comunicato di FC senza lasciare spazio a dubbi. Evidentemente una telefonata in redazione da parte del monsignore ha richiesto una censura parziale di alcune frasi pronunciate con leggerezza nei confronti del governo (amico) di Matteo Renzi.

Resta anche il desiderio che tutta questa veemenza e questo coraggio da parte della Conferenza Episcopale, o meglio, da parte del suo segretario, si manifesti anche quando si affrontano i temi della famiglia, del gender nelle scuole, dell’aborto, dell’eutanasia e dei matrimoni omosessuali, temi su cui la Chiesa avrebbe qualcosa da dire con autorità, mantenendo sempre un clima di mutuo rispetto ed evitando i toni da “piazzisti”.

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