Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Archivio per il tag “Benedetto XVI”

Benedetto XVI esorcista: la battaglia del papa emerito contro satana

Aleteia Più volte si è parlato dei combattimenti che papa Giovanni Paolo II dovette affrontare contro il demonio, ma è meno noto il fatto che anche il suo successore Benedetto XVI ebbe modo di scontrarsi e sconfiggere le forze del male durante il suo pontificato. Ne ha parlato padre Gabriele Amorth nel suo libro L’ultimo esorcista (2012) e ora un nuovo libro dell’esorcista Truqui (Professione esorcista, 2018) ci rivela un episodio inedito. Continua a leggere…

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Fiat Lux: la luce della Risurrezione che illumina le tenebre dell’uomo (Benedetto XVI)

Pasqua è la festa della nuova creazione. Gesù è risorto e non muore più. Ha sfondato la porta verso una nuova vita che non conosce più né malattia né morte.

A Pasqua, al mattino del primo giorno della settimana, Dio ha detto nuovamente: “Sia la luce!”. Prima erano venute la notte del Monte degli Ulivi, l’eclissi solare della passione e morte di Gesù, la notte del sepolcro. Ma ora è di nuovo il primo giorno – la creazione ricomincia tutta nuova. “Sia la luce!”, dice Dio, “E la luce fu”. Gesù risorge dal sepolcro. La vita è più forte della morte. Il bene è più forte del male. L’amore è più forte dell’odio. La verità è più forte della menzogna. Il buio dei giorni passati è dissipato nel momento in cui Gesù risorge dal sepolcro e diventa, Egli stesso, pura luce di Dio. Questo, però, non si riferisce soltanto a Lui e non si riferisce solo al buio di quei giorni. Con la risurrezione di Gesù, la luce stessa è creata nuovamente. Egli ci attira tutti dietro di sé nella nuova vita della risurrezione e vince ogni forma di buio. Egli è il nuovo giorno di Dio, che vale per tutti noi. Continua a leggere…

Parlare di Dio ai giovani è bestemmiare? la versione del “prete social”

paparomatreIl 17 febbraio papa Francesco ha visitato la Terza Università di Roma (quella che, arrivata terza, non ha avuto diritto neanche ad un nome, forse erano finiti…). Tra flash, selfie, titoli su giornali e servizi sui TG, il Pontefice ha avuto un’entusiasmante accoglienza da parte di studenti e professori.

Molti hanno ricordato quando, nel 2008, papa Benedetto XVI fu costretto a rinunciare alla visita programmata alla Prima Università di Roma (“La Sapienza”, questo sì, un nome davvero altisonante) a causa delle proteste di professori e alunni atei laicisti di sinistra. Fin qui tutto ha una logica, si sa che papa Francesco esercita un fascino particolare che ha incantato il mondo grazie la sua semplicità evangelica, al suo essere argentino (da Maradona a Higüaín, da Valeria Mazza a Belén Rodriguez sono anni che gli/le argentini/e imbambolano gli italiani) e alla sua affinità col pensiero globale (pacifismo, ecologismo, pluralismo etnico e religioso…), una sorta di “populismo ecclesiastico” che, a breve termine, raccoglie buoni risultati in termini di audience e di immagine. Continua a leggere…

Prima nomina episcopale per un sacerdote del seminario Redemptoris Mater di Roma

vilaE’ la prima volta uno presbitero formato nel seminario diocesano Redemptoris Mater di Roma, (uno dei quattro seminari della diocesi), viene nominato vescovo. E’ successo a don Héctor Vila (foto), già rettore del seminario Redemptoris Mater di Toronto, recentemente nominato da papa Francesco vescovo della diocesi di Whitehorse, nel nord-ovest del Canada, al confine con l’Alaska.

“Sono grato a papa Francesco per la fiducia che ha riposto su di me” ha affermato mons. Vila a The Catholic Register. “Mi sento onorato con questa nuova chiamata sapendo che Dio ha un piano e mi guiderà nel suo cammino. Non vedo l’ora di iniziare questa nuova missione…”. Il vescovo di Toronto, il cardinale Thomas Collins, ha invitato “tutti i fedeli, specialmente i membri del Cammino Neocatecumenale” a pregare per il nuovo vescovo, che ha definito “un presbitero santo e fedele”.

La diocesi di Whitehorse (che comprende il territorio dello Yukon e il nord della regione British Columbia) ha acquistato lo status di diocesi dal 1967 essendo fino a quel momento un territorio di missione, col titolo di Vicariato Apostolico (dal 1944). Le prime missioni nel territorio furono affidate ai Missionari Oblati di Maria Immacolata e ai Gesuiti, sotto la guida della Santa Sede. Attualmente la diocesi conta con 22 parrocchie per circa 8150 fedeli (su una popolazione di 42.150 persone). Nel territorio esercitano il loro ministero sette sacerdoti diocesani e tre religiosi (dati forniti dalla Canadian Conference of  Catholic Bishops). Sede vescovile è la città di Whitehorse, dove si trova la cattedrale del Sacro Cuore.

E’ qui che dovrà trasferirsi per volere del Papa, don Héctor che nel 1989 entrò nel collegio di via della Maglianella per intraprendere gli studi di filosofia alla Pontificia Università Gregoriana. Dopo aver completato gli studi di teologia, il 14 maggio 1995 fu ordinato sacerdote dal Papa san Giovanni Paolo II nella Basilica di san Pietro. I fedeli delle parrocchie romane di sant’Ireneo e di san Patrizio lo ricordano come un giovane prete alle prime armi col ministero sacerdotale. Oggi, dopo diversi anni da rettore del seminario di Toronto, è chiamato alla guida di una giovane e grande diocesi del nord America.

I Redemptoris Mater sono seminari diocesani missionari nati per volere di Giovanni Paolo II sotto l’ispirazione degli iniziatori del Cammino Neocatecumenale, Francisco Argüello e Carmen Hernández. Il primo seminario di questo tipo fu eretto ufficialmente a Roma nel 1988 (dopo una prima esperienza avviata in Perù). Attualmente sono presenti in più di cento nazioni dei cinque continenti. La particolarità di questi seminari internazionali (gli studenti provengono da diversi paesi del mondo) è la formazione dei seminaristi all’interno di una comunità neocatecumenale e la missionarietà dei sacerdoti, disposti ad essere inviati in missione in qualunque parte del mondo dove sia necessario (secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II in Presbyterorum Ordinis, n° 10)

Il 18 marzo 2004 papa Giovanni Paolo II, incontrando i formatori e i seminaristi del Seminario Redemptoris Mater di Roma in udienza privata nella Sala Clementina, salutò quella che definì “una esperienza nuova e significativa” capace di generare “abbondanti frutti di bene”.

Sono trascorsi ormai più di sedici anni dall’avvio del vostro Seminario, che ha rappresentato una esperienza nuova e assai significativa, in vista della formazione di presbiteri per la nuova evangelizzazione. Da allora sono sorti nel mondo vari altri Seminari “Redemptoris Mater”, che si ispirano al vostro modello e condividono le vostre finalità.

Particolarmente abbondanti sono i frutti di bene prodotti nel corso di questi anni dal vostro Seminario. Per essi rendo grazie con voi al Signore. Per i medesimi frutti desidero inoltre ringraziare il Cammino Neocatecumenale, nel quale sono nate e cresciute le vostre vocazioni.

Non è la prima volta che un sacerdote formato in un seminario Redemptoris Mater viene nominato vescovo. Era già successo, ad esempio, in Perù a don Javier del Rio (nato a Lima nel 1957 e formato nel seminario di El Callao): nel 2004 fu nominato da papa Giovanni Paolo II, vescovo ausiliare della diocesi di El Callao e poi, nel 2006 da Benedetto XVI, arcivescovo di Arequipa (Perù).

Anche il seminario Redemptoris Mater di Newark (nel New Jersey) ha visto recentemente un suo ex alunno diventare vescovo. E’ il caso del sacerdote maltese Peter Baldacchino che nel 2014 è stato nominato vescovo ausiliare di Miami.

Questo il testo della notizia comparsa sul bollettino della Santa Sede del 27 novembre 2015 con una breve biografia del nuovo vescovo di Whitehorse:

Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della diocesi di Whitehorse (Canada) il Rev.do Héctor Vila, Rettore del Seminario Redemptoris Mater di Toronto.

Héctor Vila è nato a Lima (Perú) il 17 settembre 1962. A Lima ha compiuto gli studi primari e buona parte di quelli secondari. All’età di 17 anni, nel 1979, insieme al padre è emigrato in Canada, dove ha concluso gli studi secondari presso l’Emery Collegiate Institute di Toronto. Successivamente ha intrapreso gli studi Universitari di ingegneria meccanica presso il George Brown College di Toronto, conseguendo il diploma nel 1986. E’ quindi assunto come assistente presso la Missal Toolimg Ltd.

Nel 1987, ha iniziato a frequentare il Cammino Neocatecumenale e un anno dopo ha intrapreso gli studi di Filosofia e Teologia presso la University of Toronto, completati, poi, presso il Seminario Redemptoris Mater di Roma (1989-1995).

È stato ordinato sacerdote il 14 maggio 1995 da Papa San Giovanni Paolo II ed incardinato a Roma. Dopo l’ordinazione, ha svolto i seguenti incarichi pastorali e amministrativi: 1995-1998: Ministero pastorale presso le parrocchie romane di S. Ireneo e di S. Patrizio; 1999: per alcuni mesi Amministratore della parrocchia St. Norbert di Toronto; dal 2000: Rettore del Seminario Redemptoris Mater di Toronto.

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Quando papa Benedetto XVI condannò la “profonda erroneità” della filosofia gender

Benedetto XVI bambiniE’ vero che Giovanni Paolo II dedicò buona parte del suo magistero alla morale sessuale e familiare, ma il primo papa a parlare esplicitamente delle teorie gender fu Benedetto XVI che parlò di questa “nuova filosofia della sessualità”.

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In questi giorni in cui si prepara la grande manifestazione nazionale del 20 giugno a favore della famiglia naturale, si parla molto di teoria gender e del tentativo dello stato di inserire questo insegnamento nei programmi scolastici.

Papa Francesco si è più volte pronunciato su questa tematica condannando l’ideologia del gender come “uno sbaglio della mente umana” una “colonizzazione ideologica” (…) “che crea tanta confusione” (frasi pronunciate a marzo del 2015 durante la Visita Pastorale a Pompei e Napoli). Rivolgendosi alla Conferenza Episcopale del Porto Rico, il Pontefice ha affermato che “la complementarità tra l’uomo e la donna (…) è oggi messa in discussione dalla cosiddetta ideologia di genere, in nome di una società più libera e più giusta”. Durante l’udienza generale del 15 aprile, riferendosi alla differenza sessuale tra uomo e donna, papa Francesco si è chiesto “se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa”. Sono solo alcuni esempi tra i tanti pronunciamenti di papa Francesco sul tema delle teorie gender e della “colonizzazione ideologica” a cui sono sottoposti i bambini nelle scuole statali.

A partire dal dicembre del 2014, nelle sue consuete Udienze del mercoledì, Francesco ha dedicato diverse catechesi alla famiglia così come è presentata e vissuta dalla tradizione della Chiesa e della società occidentale: l’unione di un uomo e di una donna vissuta nell’amore e nel dono di sè, un’unione indissolubile, fedele e feconda – aperta alla vita – capace di accogliere, curare ed educare i figli che Dio vorrà donar loro.

Queste catechesi sulla famiglia si collocano in linea temporale tra le due Assemblee Sinodali dedicate alla famiglia: il Sinodo Straordinario già concluso (5-19 ottobre 2014) e il Sinodo Generale ordinario previsto dal 4 al 19 ottobre di quest’anno sul tema “Gesù Cristo rivela il mistero e la vocazione della famiglia”.

Benché negli ultimi mesi, in modo particolare durante le riunioni sinodali, sia trapelata la paura di un cambiamento nella dottrina della Chiesa sulla famiglia, si è calcolato che, dalla chiusura del Sinodo Straordinario fino a metà maggio, il Santo Padre ha effettuato più di 40 interventi sul tema della famiglia tutti in linea con la dottrina e la pratica tradizionale in materia familiare; a fare problema sono le notizie diffuse dai grandi organi di stampa internazionale, sempre pronti a sottolineare e a diffondere possibili e presunti cambiamenti nella prassi o nella dottrina della Chiesa, piuttosto che il contenuto essenziale dei pronunciamenti papali.

Ma Francesco non è il primo pontefice ad aver pubblicamente condannato le teorie del gender. E’ vero che Giovanni Paolo II dedicò buona parte del suo magistero alla morale sessuale e familiare (la cosiddetta “Teologia del corpo”) tanto da meritare il titolo di “papa della famiglia”, ma il primo papa a parlare esplicitamente delle teorie gender fu Benedetto XVI.

Era il 21 dicembre del 2012 quando il Santo Padre Benedetto XVI, rivolgendosi alla Curia Romana in occasione degli auguri natalizi, condannò fermamente la teoria gender. Nel suo discorso il papa Benedetto si volle soffermare su alcuni “momenti salienti” del suo ministero accaduti durante l’anno che stava per terminare. Tra i vari avvenimenti ricordò la sua visita pastorale all’arcidiocesi di Milano e la sua partecipazione alla “festa della famiglia” ossia l’VII Incontro Mondiale delle Famiglie, avvenuto nel mese di giugno.

libro rabbino bernheimParlando della famiglia, della crisi che la minaccia e delle sfide da affrontare, il papa citò il Gran Rabbino di Francia Gilles Bernheim e il suo libro “Quello che spesso si dimentica di dire. Matrimonio omosessuale, omogenitorialità, adozione” (ed. Belforte, € 10). Il testo del Rabbino Bernheim è stato definito da Benedetto “un trattato accuratamente documentato e profondamente toccante” che mostra l’attentato a cui oggi  è sottoposta la famiglia. E’ qui che papa Benedetto parla della “nuova filosofia della sessualità” che minaccia, non solo la famiglia, ma il fondamento stesso di “ciò che significa l’essere uomini”.

Come al solito, Benedetto XVI riuscì a offrire in poche righe il significato più profondo del problema, senza che il contenuto venisse sacrificato in favore della sintesi. In poche parole l’attuale Papa Emerito ha sintetizzato il senso di questa particolare “filosofia della sessualità” definendola senza mezzi termini “profondamente erronea”:

La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela. (…) Non è più valido ciò che si legge nel racconto della creazione: “Maschio e femmina Egli li creò” (Gen 1,27).

Vale però la pena, in questi tempi, soffermarsi a rileggere con attenzione il testo completo per cogliere tutta l’ampiezza della problematica e la profondità dell’argomentazione magistralmente sintetizzata dal pontefice tedesco:

La grande gioia con cui a Milano si sono incontrate famiglie provenienti da tutto il mondo ha mostrato che, nonostante tutte le impressioni contrarie, la famiglia è forte e viva anche oggi. È incontestabile, però, anche la crisi che – particolarmente nel mondo occidentale – la minaccia fino nelle basi. Mi ha colpito che nel Sinodo si sia ripetutamente sottolineata l’importanza della famiglia per la trasmissione della fede come luogo autentico in cui si trasmettono le forme fondamentali dell’essere persona umana. Le si impara vivendole e anche soffrendole insieme. Così si è reso evidente che nella questione della famiglia non si tratta soltanto di una determinata forma sociale, ma della questione dell’uomo stesso – della questione di che cosa sia l’uomo e di che cosa occorra fare per essere uomini in modo giusto. Le sfide in questo contesto sono complesse. C’è anzitutto la questione della capacità dell’uomo di legarsi oppure della sua mancanza di legami. Può l’uomo legarsi per tutta una vita? Corrisponde alla sua natura? Non è forse in contrasto con la sua libertà e con l’ampiezza della sua autorealizzazione? L’uomo diventa se stesso rimanendo autonomo e entrando in contatto con l’altro solo mediante relazioni che può interrompere in ogni momento? Un legame per tutta la vita è in contrasto con la libertà? Il legame merita anche che se ne soffra? Il rifiuto del legame umano, che si diffonde sempre più a causa di un’errata comprensione della libertà e dell’autorealizzazione, come anche a motivo della fuga davanti alla paziente sopportazione della sofferenza, significa che l’uomo rimane chiuso in se stesso e, in ultima analisi, conserva il proprio “io” per se stesso, non lo supera veramente. Ma solo nel dono di sé l’uomo raggiunge se stesso, e solo aprendosi all’altro, agli altri, ai figli, alla famiglia, solo lasciandosi plasmare nella sofferenza, egli scopre l’ampiezza dell’essere persona umana. Con il rifiuto di questo legame scompaiono anche le figure fondamentali dell’esistenza umana: il padre, la madre, il figlio; cadono dimensioni essenziali dell’esperienza dell’essere persona umana.

Il Gran Rabbino di Francia, Gilles Bernheim, in un trattato accuratamente documentato e profondamente toccante, ha mostrato che l’attentato, al quale oggi ci troviamo esposti, all’autentica forma della famiglia, costituita da padre, madre e figlio, giunge ad una dimensione ancora più profonda. Se finora avevamo visto come causa della crisi della famiglia un fraintendimento dell’essenza della libertà umana, ora diventa chiaro che qui è in gioco la visione dell’essere stesso, di ciò che in realtà significa l’essere uomini. Egli cita l’affermazione, diventata famosa, di Simone de Beauvoir: “Donna non si nasce, lo si diventa” (“On ne naît pas femme, on le devient”). In queste parole è dato il fondamento di ciò che oggi, sotto il lemma “gender”, viene presentato come nuova filosofia della sessualità. Il sesso, secondo tale filosofia, non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi. La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela. Secondo il racconto biblico della creazione, appartiene all’essenza della creatura umana di essere stata creata da Dio come maschio e come femmina. Questa dualità è essenziale per l’essere umano, così come Dio l’ha dato. Proprio questa dualità come dato di partenza viene contestata. Non è più valido ciò che si legge nel racconto della creazione: “Maschio e femmina Egli li creò” (Gen 1,27). No, adesso vale che non è stato Lui a crearli maschio e femmina, ma finora è stata la società a determinarlo e adesso siamo noi stessi a decidere su questo. Maschio e femmina come realtà della creazione, come natura della persona umana non esistono più. L’uomo contesta la propria natura. Egli è ormai solo spirito e volontà. La manipolazione della natura, che oggi deploriamo per quanto riguarda l’ambiente, diventa qui la scelta di fondo dell’uomo nei confronti di se stesso. Esiste ormai solo l’uomo in astratto, che poi sceglie per sé autonomamente qualcosa come sua natura. Maschio e femmina vengono contestati nella loro esigenza creazionale di forme della persona umana che si integrano a vicenda. Se, però, non esiste la dualità di maschio e femmina come dato della creazione, allora non esiste neppure più la famiglia come realtà prestabilita dalla creazione. Ma in tal caso anche la prole ha perso il luogo che finora le spettava e la particolare dignità che le è propria. Bernheim mostra come essa, da soggetto giuridico a sé stante, diventi ora necessariamente un oggetto, a cui si ha diritto e che, come oggetto di un diritto, ci si può procurare. Dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé, si giunge necessariamente a negare il Creatore stesso e con ciò, infine, anche l’uomo quale creatura di Dio, quale immagine di Dio viene avvilito nell’essenza del suo essere. Nella lotta per la famiglia è in gioco l’uomo stesso. E si rende evidente che là dove Dio viene negato, si dissolve anche la dignità dell’uomo. Chi difende Dio, difende l’uomo”. (Sala Clementina. Venerdì, 21 dicembre 2012)

Articolo originale pubblicato su Aleteia.org

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