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"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

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Il Cardinale Sarah a Chartres: «Abbiate il coraggio di andare controcorrente!» (Testo dell’omelia)

Locandina dell’evento

«A volte bisognerà lottare contro il vento dominante, sopportare il disprezzo e le prese in giro del mondo, ma non siamo qui per compiacere il mondo» R. Sarah

 

Si è concluso il 36° pellegrinaggio di Pentecoste organizzato dall’associazione laicale Notre-Dame de Chrétienté. Un appuntamento annuale che prevede tre giorni di cammino, un percorso di 100 km, dalla cattedrale Notre-Dame di Parigi a quella di Chartres. Più di 10mila pellegrini sono partiti alla Vigilia di Pentecoste per concludere il loro pellegrinaggio lunedì 21 maggio con un’ Eucaristia celebrata nella Forma Straordinaria del Rito Romano(*). Continua a leggere…

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La verità dell’Humanae Vitae: l’intervento al Sinodo del Cammino Neocatecumenale

foto paloniUn’immensa gratitudine al papa Paolo VI per la promulgazione dell’Humanae Vitae, la testimonianza di un cammino di fede vissuto all’interno di una comunità cristiana, l’apertura alla vita e la vocazione familiare all’evangelizzazione; infine, la necessità impellente di un catecumenato per adulti che aiuti le famiglie cristiane a vivere – in mezzo alle difficoltà della vita quotidiana – la radicalità del Vangelo. E’ la testimonianza di Massimo e Patrizia e dei loro dodici figli che mostrano che formare una famiglia cristiana secondo gli insegnamenti della magistero, senza sconti o patteggiamenti con la cultura attuale, è possibile e dona vera gioia.

Roma, 17/10/2015.Massimo e Patrizia Paloni, provenienti da Roma, sono una famiglia itinerante del Cammino Neocatecumenale in missione in Olanda da 11 anni. Hanno 12 figli e sono stati invitati dal Santo Padre come uditori al Sinodo della Famiglia che è iniziato domenica 4 ottobre e che terminerà il 25. La sera di questo giovedì, 15 ottobre, sono intervenuti nell’Assemblea Sinodale raccontando la loro esperienza.

Di seguito riportiamo il testo completo del loro intervento:

MASSIMO:

Siamo Massimo e Patrizia Paloni, famiglia itinerante del Cammino Neocatecumenale, in missione in Olanda, abbiamo 12 figli. Vorremmo ringraziare di cuore il Santo Padre per averci invitato: questo ci permette di rendere gloria a Dio per le grandi opere che ha compiuto nella nostra vita. Egli ha permesso che ricevessimo la fede dai nostri genitori e ci sta aiutando a trasmetterla ai nostri figli, nostro compito fondamentale.

Abbiamo sperimentato, come afferma San Giovanni, che «i comandamenti del Signore non sono gravosi» (1Gv 5,3).
È stato Dio, infatti, che ha operato in noi, sostenendoci nella nostra debolezza e donandoci un cuore generoso, aperto ad accettare i figli che ci ha regalato, e provvedendo ogni giorno alla nostra vita: tutto questo gratuitamente e gradualmente attraverso un cammino d’iniziazione cristiana.

Il Cammino promuove nelle parrocchie un itinerario di formazione cattolica che porta le persone a raggiungere una statura di fede adulta, attraverso la riscoperta delle immense grazie del Battesimo. In tale Cammino, ispirato dalla Vergine Maria, viene gestato l’uomo nuovo, in modo che, nella misura in cui cresce il Battesimo, va perdendo forza il peccato originale che obbliga l’uomo a vivere per se stesso. Appare l’uomo celeste, capace di amare e di aprirsi alla vita e alla Chiesa.

Di fronte alla drammatica crisi della famiglia è urgente introdurre l’iniziazione cristiana, per giungere con gradualità a vivere la radicalità del Vangelo che attira i lontani alla Chiesa.

PATRIZIA:

Fin dai tempi del fidanzamento, la conoscenza del Magistero della Chiesa è stata per me una promessa che mi ha riempito di gioia, perché potevo aderire alla volontà di Dio scegliendo liberamente per la vita. Insieme a tantissime famiglie voglio esprimere la mia profonda gratitudine al beato Paolo VI per l’enciclica Humanae Vitae, con la quale la Chiesa come madre e maestra mi ha annunciato la verità sulla vita. Nonostante i combattimenti di ogni giorno, posso testimoniare che questa promessa si è realizzata nel matrimonio: una vera grazia. Non è stato un peso vivere la fedeltà coniugale e l’apertura alla vita accogliendo tutti i figli che Dio ci voleva dare e ho sperimentato che la paternità responsabile non è decidere il numero dei figli, quanto piuttosto essere consapevole della grandezza della vocazione di collaborare con Dio alla creazione di figli per l’eternità, figli che diano gloria a Dio. Oggi mi sento felice e realizzata come donna, sposa, madre.

La gratitudine per quanto ricevuto ci ha portato a lasciare Roma, e a partire per l’Olanda, dove da undici anni assieme ad altre famiglie in missione serviamo la Chiesa locale annunciando il Vangelo tra le «periferie esistenziali» dell’Europa a tante famiglie che non hanno avuto come noi la grazia di riceverlo.

Quotidianamente intorno a noi vediamo tanta sofferenza, separazioni, aborti, persone sole senza speranza. Il mondo sta aspettando la testimonianza della famiglia cristiana e siamo convinti che la salvezza dell’umanità passi per la famiglia cristiana. Se le famiglie saranno sostenute a riconoscere la verità dell’Humanae Vitae, risponderemo alla crisi della famiglia, perché come abbiamo sperimentato la comunità cristiana salva la famiglia e la famiglia salva la Chiesa! Grazie.

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Leggi anche l’articolo pubblicato su Romagiornale.it il 19 ott. 2015

Una famiglia del Cammino Neocatecumenale al Sinodo

foto repubblica

Chiara Santomiero (Aleteia) – Il colorato biglietto da visita dice già tutto: nella foto ci sono Massimo e Patrizia, con i loro 12 figli in ordine sparso di età ed altezza. In braccio a Patrizia c’è l’ultimo nato, Davide, di quattro mesi, la cui foto ha fatto il giro del mondo con il titolo “il più giovane padre sinodale”. Massimo e Patrizia Paloni, infatti, sono una delle 18 coppie invitate come uditori al secondo round del Sinodo dei vescovi sul tema della famiglia e l’Aula vaticana in cui si svolge l’assise ospita, in questi giorni, la presenza insolita di un passeggino con il suo corredo di borsa porta pannolini e biberon. I coniugi Paloni appartengono al Cammino neocatecumenale; formatisi nella parrocchia romana di S. Luigi Gonzaga, dal 2004 hanno scelto di essere famiglia missionaria e si sono trasferiti a Maastricht, in Olanda. Un modo, spiegano, di restituire le tante benedizioni che il Signore ha riversato sulla loro vita.

Perchè in missione come famiglia?

Patrizia: Il principio è lo stesso che per un sacerdote o una suora missionari: offrire a Dio la disponibilità della propria vita. Nel tempo in cui viviamo, tuttavia, una presenza come famiglia diventa un mezzo di evangelizzazione più vicino alle persone. Ci sono 1250 famiglie del Cammino che hanno fatto questa scelta, di cui 127 condividono la missio ad gentes in 98 nazioni del mondo. Incontrare una coppia con i loro figli che si vogliono bene nonostante tutte le fragilità, è un segno che tocca i nostri interlocutori. La scelta di trasferirsi dal proprio paese lasciando casa, lavoro, amici, per ricominciare daccapo in mezzo ad altre persone non può non suscitare interrogativi: perchè lo fanno? Quando ci accolgono in una parrocchia come catechisti noi lo spieghiamo: “Dio ha fatto questo nella nostra vita”.

Da dove nasce questa scelta?

Massimo: Dai nostri genitori, che ci hanno fatto conoscere il Cammino neocatecumenale, un dono che avevano ricevuto direttamente dai fondatori, Kiko Arguello e Carmen Hernandez. Noi ci sentiamo come dei “nipoti nella fede” di Kiko e Carmen. Dietro il nostro matrimonio, la benedizione dei nostri figli, dietro la missione, c’è il Cammino e la nostra comunità, con un itinerario serio di formazione cristiana nel quale cresce e matura, nonostante i limiti di ognuno, una fede adulta.

famiglia paloniIn questa dimensione di fede vivete anche l’apertura alla vita: come giudicate il dibattito a proposito dell’enciclica “Humanae Vitae”?

Patrizia: Siamo molto grati al papa Paolo VI per questa enciclica che mi sembra poco conosciuta o conosciuta solo in senso restrittivo. Da fidanzata io ho vissuto come una “buona notizia” il poter diventare collaboratori del progetto di Dio. Non ho mai sentito l’insegnamento dell’”Humanae Vitae” come troppo oneroso, un peso insopportabile, ma come una scelta di libertà e di valorizzazione della donna secondo un modello che la avvicina a Maria.

In tanti vi diranno che siete una famiglia straordinaria…lo siete?

Patrizia: E’ qualcosa che vorrei smitizzare. Siamo una famiglia assolutamente normale. Ci vogliamo bene e i nostri figli ci vogliono bene e si vogliono bene tra loro, ma urlano anche, litigano. Come tutti i ragazzi. Anch’io posso essere stressata a volte. Però è bello vivere in mezzo a tanta vita ed è un dono che tutti i nostri figli siano nella Chiesa. La domenica mattina viviamo un momento molto speciale perchè tutta la famiglia si riunisce insieme per la preghiera: leggiamo insieme la Parola e poi iniziamo un dialogo, chiedendo a tutti di raccontare la propria settimana, le difficoltà, le gioie. Diamo consigli, portando la nostra esperienza, a volte chiediamo loro perdono se abbiamo fatto degli errori e se ci sono stati dei litigi tra loro li invitiamo a riconciliarsi. Dopo, tutti a tavola per un bel pranzo!

Come si gestisce una famiglia con 12 figli? Deve richiedere una grande organizzazione! Per esempio…quanta pasta cucinate a pranzo?

Patrizia: In una famiglia così grande è naturale che ognuno dia una mano. I ragazzi più grandi – il primo ha 19 anni – aiutano i più piccoli a fare i compiti di scuola. Non c’è una divisione fissa dei compiti nè un’organizzazione “militare”. Ogni giorno li distribuiamo così come viene. E per la pasta…dipende da chi sta vicino alla pentola quando l’acqua bolle. Io sono più misurata; se mi capita però di allontanarmi per qualche motivo e c’è Massimo, lui tende ad abbondare…

foto paloniQuali sono, secondo voi, i nodi fondamentali che riguardano la famiglia cristiana oggi?

Massimo: In Olanda abbiamo conosciuto persone che ci hanno raccontato di essere già la terza generazione di non credenti in famiglia: i loro nonni, cioè, hanno scelto di non praticare nessuna religione e così hanno educato i loro figli che a loro volta hanno educato i loro figli a vivere senza fede. Il vescovo della diocesi di Roermond, mons. Wiertz, che ha invitato il Cammino a stabilirsi in diocesi per evangelizzare, ci ha rivelato dopo alcuni anni di averci invitato perchè gli avevano detto che i neocatecumenali hanno il 95% di successo nel trasmettere la fede ai figli: “Se è vero, si era detto, li voglio qui, perchè devo pensare al futuro”. Se i genitori non sono in grado di trasmettere la fede ai figli quale futuro ha la Chiesa?

Cosa vi aspettate dal Sinodo?

Massimo: Mi auguro che riesca a venire fuori la bellezza della famiglia cristiana; qualcuno ha detto “una nuova epifania della famiglia”. Non esistono solo le ferite della famiglia. Se scoppia una fabbrica che produce esalazioni pericolose, le persone intossicate vengono portate all’ospedale per essere curate, ma se non ripariamo il danno che provoca le esalazioni, continueremo a portare gente in ospedale. Non basta qualche settimana di corso di preparazione al matrimonio. E’ necessario riflettere su percorsi di formazione seria per una fede adulta, di cui il mondo sente molto la necessità.

Articolo originale su Aleteia

Francisco y la Humanae Vitae: en la linea de Pablo VI

foto Ansa. 16/10/2013

foto Ansa. 16/10/2013

Aleteia – El Papa Francisco ha reafirmado de manera clara la importancia, para la familia cristiana, del documento Humanae Vitae del Papa Pablo VI. Lo hizo durante su viaje a Filipinas, en el discurso pronunciado en el encuentro con las familias en el Mall Of Asia Arena de Manila (aquí el discurso competo, ¡no te lo pierdas!).

La carta encíclica escrita por el Papa Montini sobre el tema de la vida humana y el control de natalidad, fue publicada el 25 de julio de 1968, en la así llamada plena “revolución sexual” y provocó dentro de la Iglesia Católica reacciones contrastantes obteniendo inicialmente muchas críticas y contestaciones por parte de expertos, teólogos, obispos y enteras conferencias episcopales.

El documento no cuenta ciertamente con el gusto popular, no trae un mensaje inmediatamente atractivo ni fácil de poner en práctica pero describe la alta vocación de la familia y de la paternidad y maternidad responsables. Es por este motivo que, todavía hoy, está al centro de grandes polémicas y es considerado uno de los textos magisteriales más discutidos de los últimos decenios.

Por una parte hay quien considera la Humanae Vitae un acto de fuerza, solitario y testarudo del Papa Pablo VI contra los pareceres de la comisión de expertos instituida por él. Aquellos critican la excesiva dureza y severidad en relación a las parejas cristianas al prohibir los “métodos artificiales” de control de natalidad. Entre aquellos que han contestado la Humanae Vitae se elevó también la competente voz del cardenal Martini que nunca escondió sus posiciones vanguardistas en materia de moral sexual.

En su libro entrevista “Diálogos nocturnos en Jerusalén”, el cardenal definió el documento papal “un grave daño” que provocó el alejamiento de muchas personas de la Iglesia. Así, la enseñanza moral de Pablo VI fue considerada, por muchos ambientes eclesiásticos, retrógrada, obsoleta y lejana de la mentalidad y los problemas contemporáneos de los cónyuges cristianos.

Por otra parte están aquellos que – fieles al magisterio de Pablo VI – han subrayado la belleza, la dimensión profética y la importancia fundamental de la Humanae Vitae para la situación actual de las familias. El primero de todos fue San Juan Pablo II que dedicó muchos estudios y catequesis a lo que se conoce como la “teología del cuerpo” (sintetizada de manera clara y precisa en el libro “La sexualidad según Juan Pablo II” del periodista francés Yves Semen).

En ningún momento y bajo ningún aspecto el magisterio del papa polaco se alejó de las indicaciones de Pablo VI. Del mismo modo Benedicto XVI – a cuarenta años de la publicación del documento – indicó que “esa enseñanza no sólo manifiesta inalterada su verdad, sino que revela también la prudencia con la cual el problema es enfrentado”.

Ahora también el Papa Francisco muestra su voluntad de conservar la enseñanza de la Humanae Vitae como una palabra válida para la Iglesia y para los cristianos de hoy. En el encuentro con las familias filipinas, al hablar de las “colonizaciones ideológicas que buscan destruir a la familia”, el papa invitó a no perder de vista “la misión de la familia” y a “decir no a cualquier colonización política” con sagacidad, habilidad y fuerza.

Entre los grandes desafíos que la familia está llamada a enfrentar el papa citó los desastres naturales, la pobreza y la emigración: problemas que afligen de manera particular a Filipinas y a los países vecinos. Pero, al mismo tiempo, el “materialismo” y los “estilos de vida que anulan la vida familiar y las exigencias más fundamentales de la moral cristiana” son el fruto de una verdadera y propia “colonización ideológica” que se catapulta contra la institución familiar.

La “falta de apertura a la vida” es uno de los males que aquejan a la familia que sigue las sirenas del relativismo y de la “cultura de lo efímero”. El cierre a la vida se vuelve un cáncer dentro de la sociedad que envejece y muere, ya que – prosigue el pontífice – “cada amenaza a la familia es una amenaza a la misma sociedad”.

Francisco recuerda que Papa Pablo VI “tuvo el valor de defender la apertura a la vida en la familia. Él conocía las dificultades que existían en cada familia, por eso en su encíclica era muy misericordioso hacia los casos particulares, y pidió a los confesores que fueran muy misericordiosos y comprensivos con los casos particulares. Pero también miró más allá: miró a los pueblos de la Tierra, y vio esta amenaza de la destrucción de la familia por falta de hijos. Pablo VI era valiente, era un buen pastor y puso en guardia a sus ovejas de los lobos que acechaban”.

Beato Pablo VI

Beato Pablo VI

El intento del Papa Montini, a instancia de los movimientos de liberación sexual, de la difusión de la píldora abortiva y de las alarmas del boom demográfico, fue reafirmar la sacralidad de la vida y de la sexualidad humana y establecer la doctrina católica en el campo de la moral conyugal, con particular referencia al control de natalidad.

Reafirmando el juicio negativo en relación al aborto, la esterilización y los métodos anticonceptivos, Pablo VI subrayó la indisolubilidad entre el aspecto unitivo y el procreativo del acto conyugal estableciendo que cada “acto matrimonial debe permanecer abierto a la transmisión de la vida” (n° 11).

Para el Papa Pablo VI “la paternidad responsable se ejercita con la deliberación ponderada y generosa de tener una familia numerosa, así como con la decisión, tomada por graves motivos y en el respeto de la ley moral, de evitar temporalmente o incluso a indeterminadamente, un nuevo nacimiento”.

En el reconocimiento de los “propios deberes hacia Dios, hacia uno mismo, hacia la familia y hacia la sociedad”, los cónyuges “no son libres de proceder al libre arbitrio, como si pudieran determinar autónomamente las vías honestas a seguir, sino al contrario, deben conformar su actuar a la intención creadora de Dios, expresada en la misma naturaleza del matrimonio y sus actos y manifestada en la enseñanza constante de la Iglesia”.

Nada sencillo, de hecho. Pero el papa fue profético porque además de señalar la vía a seguir, indicó los riesgos y los peligros de un estilo de vida que se casara con el control artificial de natalidad (HV 17): la infidelidad conyugal, el descenso de la moralidad, la banalización de la sexualidad, la falta de respeto en relación a la mujer (considerada “instrumento de goce egoísta”), el riesgo de intromisión del gobierno en las decisiones familiares de los cónyuges a través de métodos anticonceptivos sugeridos o impuestos…

La contestación a la encíclica Humanae Vitae es uno de los problemas espinosos que la Iglesia está llamada a afrontar con seriedad y atención pastoral. Son muchos los católicos que se oponen claramente a los dictámenes de esta encíclica: tanto los cónyuges cristianos, con su conducta de control de natalidad que no excluye métodos anticonceptivos, como los pastores o los teólogos con una enseñanza que contrasta claramente con el magisterio de Pablo VI.

Un claro ejemplo es el resultado del cuestionario preparatorio para el Sínodo Extraordinario sobre la Familia que ha subrayado cómo la Humanae Vitae “en la gran mayoría de los casos, no es conocida en su dimensión positiva. Aquellos que afirman que la conocen pertenecen como mucho a asociaciones y grupos eclesiales particularmente comprometidos con las parroquias o a caminos de espiritualidad familiar” (Instrumentum Laboris, n° 123).

Se enfatiza además una clara dicotomía entre lo que la Iglesia enseña y lo que la mayoría de los católicos cree y practica, sin que exista un justo acompañamiento necesario para la comprensión de la realidad conyugal a la luz de la fe y de la antropología cristiana.

Otro ejemplo reciente que muestra más de cerca la confusión en la materia lo encontramos en una revista mensual del universo católico gestionada por una famosa comunidad religiosa. En el número de diciembre se encuentra una carta de dos cónyuges del norte de Italia casados desde hace cuarenta años que, en conciencia y por el bienestar de su unión, usan la píldora anticonceptiva prohibida explícitamente por la Humanae Vitae; los cónyuges dicen estar profundamente “abatidos” porque el Sínodo concluido recientemente “ha propuesto apresuradamente a los cónyuges la Humanae Vitae” mientras que esperaban que la Iglesia “finalmente cambiara de actitud”.

La respuesta del diario la ofrece un “teólogo” italiano que dice también él estar “perplejo” por la “confirmación sin reservas” de la encíclica de Pablo VI, subrayando la existencia de un “cisma sumergido” dentro de la Iglesia. El teólogo recuerda que diversas conferencias episcopales, así como el cardenal Martini, han buscado revisar y reinterpretar la enseñanza oficial de la Iglesia sin logarlo y se muestra confiado porque los trabajos sinodales sobre la familia deben aún concluirse.

La esperanza de muchos fieles y pastores es que la Humanae Vitae sea modificada, aligerada o definitivamente superada a favor de una mayor apertura y elasticidad mental. Son esperanzas puestas en el Sínodo y con seguridad habrá debate. Pero por lo que parece, el Papa Francisco, no tiene intención de modificar la enseñanza de la Iglesia Católica con un “descenso de la moralidad”. Lo que le importaba a Pablo VI en la redacción de la encíclica fue tener alta la ley para elevar al hombre, sin caer en el riesgo que sea el hombre quien rebaje la ley para poder alcanzarla más fácilmente.

Es obvio que ninguna ley, ni siquiera las normas del magisterio eclesiástico promulgadas por el Papa, puede tener un carácter coercitivo, nadie está “obligado” a obedecer pero todos están invitados a acoger con fe esta palabra de la Iglesia, como una palabra que viene de Dios. Es por esto que (así como hizo Pablo VI invitando a los sacerdotes a un cuidado pastoral atento y solícito) Francisco ha reafirmado con fuerza la necesidad, para los pastores, de ser “misericordiosos y comprensivos” con los casos particulares. De aquí a borrar la Humanae Vitae hay una gran diferencia.

 

Articulo original en italiano.

Traducción al español por Aleteia.

Lee la Carta Enciclica “Humanae Vitae”

Papa Francesco e l’Humanae Vitae

papa manilaIl Papa Francesco ha ribadito in modo chiaro l’importanza, per la famiglia cristiana, del documento Humanae Vitae del papa Paolo VI. Lo ha fatto durante il suo viaggio in Filippine, nel discorso pronunciato all’incontro con le famiglie al Mall Of Asia Arena di Manila (qui il discorso completo, da non perdere!).

Pubblicata il 25 luglio del 1968, nel pieno della cosiddetta “rivoluzione sessuale”, la lettera enciclica scritta da papa Montini a proposito della vita umana e della regolazione delle nascite provocò, all’interno della Chiesa Cattolica, reazioni contrastanti riscuotendo dal primo momento molte critiche e contestazioni da parte di esperti, teologi, singoli vescovi e intere conferenze episcopali. Il documento non ha certo un appeal popolare, il suo non è un messaggio immediatamente attraente né facile da mettere in pratica ma descrive l’alta vocazione della famiglia e della paternità e maternità responsabile. E’ per questo motivo che, ancora oggi, è al centro di grandi polemiche ed è considerato uno dei testi magisteriali più discussi degli ultimi decenni.

Da una parte c’è chi considera l’Humanae Vitae un atto di forza, solitario e testardo, del papa Paolo VI che decise contro i pareri della commissione di esperti da lui stesso istituita. Costoro ne criticano l’eccessiva durezza e severità nei confronti dei coniugi cristiani nel vietare i “metodi artificiali” di controllo delle nascite. Tra coloro che hanno contestato l’Humanae Vite si è alzata anche l’autorevole voce del card. Martini che mai nascose le sue posizioni avanguardiste in materia di morale sessuale. Nel suo libro-intervista “Dialoghi notturni a Gerusalemme”, il cardinale definì il documento papale “un grave danno” che provocò l’allontanamento di molte persone dalla Chiesa. Così l’insegnamento morale di Paolo VI viene considerato, da molti ambienti ecclesiastici, retrogrado, superato e lontano dalla mentalità e dai problemi odierni dei coniugi cristiani.

Dall’altra parte ci sono coloro che – fedeli al magistero di Paolo VI – hanno sottolineano la bellezza, la dimensione profetica e l’importanza fondamentale dell’Humanae Vitae per la situazione attuale delle famiglie. Primo fra tutti san Giovanni Paolo II che dedicò molti studi e catechesi a ciò che si conosce come “teologia del corpo” (sintetizzata in modo chiaro e preciso nel libro “La sessualità secondo Giovanni Paolo II” del giornalista francese Yves Semen). In nessun momento e sotto nessun aspetto il magistero del papa polacco si discostò dalle indicazioni di Paolo VI. Allo stesso modo Benedetto XVI – a quarant’anni dalla pubblicazione del documento – indicò che “quell’insegnamento non solo manifesta immutata la sua verità, ma rivela anche la lungimiranza con la quale il problema venne affrontato”.

Ora anche papa Francesco mostra la sua volontà di conservarne l’insegnamento dell’Humanae Vitae come una parola valida per la Chiesa e per i cristiani di oggi. Nell’incontro con le famiglie filippine, parlando delle “colonizzazioni ideologiche che cercano di distruggere la famiglia”, il papa ha invitato a non perdere di vista “la missione della famiglia” e a “dire di no a qualsiasi colonizzazione politica” con sagacia, abilità e forza. Tra le grandi sfide che la famiglia è chiamata ad affrontare il papa ha citato i disastri naturali, la povertà e l’emigrazione: problemi che affliggono in modo particolare le Filippine e i paesi limitrofi. Ma, allo stesso tempo, il “materialismo” e “stili di vita che annullano la vita familiare e le più fondamentali esigenze della morale cristiana” sono il frutto di una vera e propria “colonizzazione ideologica” che si avventa contro l’istituzione familiare. La “mancanza di apertura alla vita” è uno dei mali di cui soffre la famiglia che segue le sirene del relativismo e della “cultura dell’effimero”. La chiusura alla vita diventa poi un cancro all’interno della società che invecchia e muore, giacché – prosegue il pontefice “ogni minaccia alla famiglia è una minaccia alla società stessa”.

A questo punto Francesco ricorda il papa Paolo VI che “ebbe il coraggio di difendere l’apertura alla vita nella famiglia. Lui conosceva le difficoltà che c’erano in ogni famiglia, per questo nella sua Enciclica era molto misericordioso verso i casi particolari, e chiese ai confessori che fossero molto misericordiosi e comprensivi con i casi particolari. Però lui guardò anche oltre: guardò i popoli della Terra, e vide questa minaccia della distruzione della famiglia per la mancanza dei figli. Paolo VI era coraggioso, era un buon pastore e mise in guardia le sue pecore dai lupi in arrivo”.

L’intento di papa Montini, sollecitato dai movimenti di liberazione sessuale, dalla diffusione della pillola abortiva e dagli allarmi sul boom demografico, fu quello di ribadire la sacralità della vita e della sessualità umana e stabilire la dottrina cattolica nel campo della morale coniugale, con particolare riferimento alla regolazione della natalità. Ribadendo il giudizio negativo nei confronti dell’aborto, della sterilizzazione e dei metodi anticoncezionali, Paolo VI sottolineò l’inscindibilità tra l’aspetto unitivo e quello procreativo dell’atto coniugale stabilendo che “qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita” (n° 11).

Per il papa Paolo VI “la paternità responsabile si esercita, sia con la deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa, sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente od anche a tempo indeterminato, una nuova nascita”. Nel riconoscere i “propri doveri verso Dio, verso se stessi, verso la famiglia e verso la società”, i coniugi “non sono liberi di procedere a proprio arbitrio, come se potessero determinare in modo del tutto autonomo le vie oneste da seguire, ma, al contrario, devono conformare il loro agire all’intenzione creatrice di Dio, espressa nella stessa natura del matrimonio e dei suoi atti, e manifestata dall’insegnamento costante della chiesa”.

Nulla di semplice, insomma. Ma il papa fu profetico perché oltre a segnalare la via da percorrere, indicò i rischi e i pericoli di uno stile di vita che sposasse la regolazione artificiale delle nascite (HV 17): l’infedeltà coniugale, l’abbassamento della moralità, la banalizzazione della sessualità, la mancanza di rispetto nei confronti della donna (considerata “strumento di godimento egoistico”), il rischio dell’intromissione del governo nelle decisioni familiari dei coniugi attraverso metodi anticoncezionali suggeriti o imposti…

La contestazione all’enciclica Humanae Vitae è uno dei problemi spinosi che la Chiesa è chiamata ad affrontare con serietà e attenzione pastorale. Sono molti i cattolici che si pongono in netta opposizione ai dettami di questa enciclica: sia i singoli coniugi cristiani, con una condotta di regolazione delle nascite che non esclude i metodi anticoncezionali, sia i pastori o  i teologi con un insegnamento che contrasta nettamente col magistero di Paolo VI.

Ne è un chiaro esempio il risultato del questionario preparatorio per il Sinodo Straordinario sulla Famiglia che ha evidenziato come, l’Humanae Vitae “nella stragrande maggioranza dei casi, non è conosciuta nella sua dimensione positiva. Coloro che affermano di conoscerla appartengono per lo più ad associazioni e gruppi ecclesiali particolarmente impegnati nella frequentazione delle parrocchie o in cammini di spiritualità familiare” (Instrumentum Laboris, n° 123). Si evidenzia inoltre una netta dicotomia tra ciò che la Chiesa insegna e ciò che la maggioranza dei cattolici crede e pratica, senza che ci sia un giusto accompagnamento necessario per la comprensione della realtà coniugale alla luce della fede e della antropologia cristiana.

Un altro esempio recente che mostra più da vicino la confusione in materia lo troviamo in una rivista mensile dell’etere cattolico gestita da una nota comunità religiosa. Nel numero di dicembre vi si trova una lettera di due coniugi del nord Italia sposati da quarant’anni che, in coscienza e per il benessere della loro unione, fanno uso della pillola anticoncezionale vietata esplicitamente dall’Humanae Vitae; i coniugi si dicono profondamente “avviliti” perché il Sinodo appena concluso “ha proposto sbrigativamente ai coniugi la Humanae Vitae” mentre speravano che la Chiesa “finalmente cambiasse atteggiamento”. La risposta del giornale avviene per mano di un “teologo” italiano che si dice anch’esso “perplesso” per la “conferma senza riserve” della enciclica di Paolo VI, sottolineando l’esistenza di uno “scisma sommerso” all’interno della Chiesa. Il teologo ricorda che diverse conferenze episcopali, così come il card. Martini, hanno cercato di rivedere e reinterpretare l’insegnamento ufficiale della Chiesa senza però riuscirci e si mostra fiducioso perché i lavori sinodali sulla famiglia devono ancora concludersi.

La speranza di molti fedeli e pastori è dunque che l’Humanae Vitae venga modificata, alleggerita o definitivamente superata in favore di una maggior apertura ed elasticità mentale. Sono speranze riposte sul Sinodo e sicuramente ci sarà da discutere. Ma a quanto pare, papa Francesco, non ha intenzione di modificare l’insegnamento della Chiesa cattolica con un “abbassamento della moralità”. Ciò che ebbe a cuore Paolo VI nella stesura dell’enciclica fu tenere alta la legge per elevare l’uomo, senza cadere nel rischio che sia l’uomo ad abbassare la legge per poter raggiungerla più facilmente.

E’ ovvio che nessuna legge, neanche le norme del magistero ecclesiastico promulgate dal papa, può avere un carattere coercitivo, nessuno è “costretto” ad obbedire ma tutti sono invitati ad accogliere con fede questa parola della Chiesa, come una parola che viene da Dio. E’ per questo che (così come fece Paolo VI invitando i sacerdoti ad una cura pastorale attenta e sollecita) Francesco ha ribadito con forza la necessita, per i pastori, di essere “misericordiosi e comprensivi” con i casi particolari. Da qui a cancellare l’Humanae Vitae ci passa un bel po’ di differenza.

Miguel Cuartero
@mcuart

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