Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

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Chiesa da rifondare? Kasper, un libro intellettualmente disonesto

kasperluiseNel libro intervista intitolato Testimone della Misericordia edito da Garzanti, il giornalista Raffaele Luise intervista il cardinale tedesco Walter Kasper famoso per le sue aperture e posizioni radicali; Kasper è anche conosciuto per essere quel “bravo teologo” così caro a Bergoglio tanto che il suo libro sulla misericordia fu consigliato dal Pontefice durante il suo primo Angelus ; una fiducia rinnovata in vista del Sinodo Straordinario sulla famiglia dove a Kasper fu affidata la relazione iniziale del Concistoro che piacque tanto al papa (“Ho trovato profonda teologia, anche un pensiero sereno nella teologia. È piacevole leggere teologia serena”) ma che aprì un tempo di grandi discussioni e di aspre dispute teologiche e dottrinali.

Apparentemente il libro di Kasper (così come le sue ultime quattro pubblicazioni tra cui Papa Francesco la rivoluzione dell’amore e della tenerezza) non è altro che l’esaltazione di una Chiesa misericordiosa e povera, che si china sugli uomini con tenerezza e amore, l’auspicio di una Chiesa riconciliata col mondo, non più maestra-cattiva ma madre-buona.

Tutto bene e tutto giusto, se non ché dietro questo messaggio apparentemente innocuo e innocente, emerge un attacco, neanche troppo velato, alla Chiesa così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, fino cioè, all’arrivo di Jorge Mario Bergoglio.

L’idea di fondo è che fin’ora si è sbagliato troppo e che finalmente con il papa argentino (il migliore papa della storia e il migliore dei papi possibili) è arrivata per la Chiesa quella che Renzi chiama per l’Italia “#lavoltabuona”. Espressioni come “rivoluzione”, “svolta”, “finalmente”, “per la prima volta” si ripetono in sequenza mixata assieme ai temi cari a Francesco: “poveri”, “periferie”, “misericordia”.

Complice dell’affondo di Kasper è l’intervistatore Raffaele Luise giornalista RAI un cattolico che lo scorso anno, in occasione della presentazione di un suo libro su R. Panikkar (edizioni San Paolo), fece togliere il crocifisso dalla sala parrocchiale dove si sarebbe svolto l’evento per non ferire i non cristiani presenti. E’ questo l’uomo che discorre assieme al cardinale Kasper sulla riforma della Chiesa, proponendo delle domande spesso formulate in modo ambiguo ed equivoco (se non esplicitamente partigiano). A queste domande, qualsiasi altro cattolico “medio”, con una preparazione base, si sarebbe trovato in coscienza a ribattere per precisare ed aggiustare il tiro nella formulazione delle questioni.

Kasper, invece, non si scompone e, ad ogni domanda, asseconda il suo intervistatore dandogli ragione su tutto e senza mai controbattere per spiegare le ragioni del comportamento assunto dalla Chiesa su questo o quell’argomento. Insomma domande capziose e risposte piacenti: un’intesa perfetta per un libro intellettualmente disonesto. Molti infatti potrebbero restare confusi, sentirsi traditi da quella Chiesa che, fino ad oggi ha proposto, anzi imposto, modi di pensare e di agire lontani dal Vangelo rimasto sepolto tra le ceneri.

kasperSi affrontano infatti diversi temi ma la tesi di fondo è scritta sulla quarta copertina che riprende una risposta del porporato. Si afferma che “Papa Francesco vuole rimuovere la cenere accumulata da secoli per far brillare di nuovo il fuoco Vangelo”. Tutto questo con buona pace dei vari Pio, Giovanni, Paolo, Giovanni Paolo e Benedetto che avrebbero dimenticato il messaggio di Gesù su qualche scaffale e preferito adorare le ceneri. Una metafora tratta da uno degli ultimi libri del cardinale Martini (i famosi Colloqui notturni a Gerusalemme dove, tra le altre cose, il cardinale si pronunciò contro l’Humanae Vitae di Paolo VI).

In sostanza il libro si struttura così: domanda tipo dell’intervistatore, “È vero che la Chiesa fino ad oggi è stata chiusa e arroccata e ha tradito il vero messaggio del Vangelo… ecc ecc?”. Risposta tipo di Kasper: “Si, è vero! Ma ora papa Francesco… finalmente… d’ora in poi… per la prima volta… ecc ecc”. La sostanza è questa, diverse le sfumature e gli argomenti, questo il criterio.

Già all’inizio dell’anno, durante la presentazione di un altro libro di Luise (Nelle periferie del cuore), Kasper sottolineava che papa Francesco aveva finalmente liberato la Chiesa divenuta estremamente borghese e benestante sentendosi l'”ombelico del mondo”. Ora tutto cambia perché, d’ora in poi, al centro c’è il Vangelo.

Ma andiamo al testo, per non restare sulla teoria e sembrare dei complottisti prevenuti.

Si parla di una Chiesa che fin’ora è stata chiusa, eurocentrista e dogmatista, ferma “a una concezione ellenistico-giudaica del cristianesimo” (p.60) senza tener conto delle altre realtà culturali; di una Chiesa che “negli ultimi decenni ha mostrato una faccia abbastanza cupa e arcigna nei confronti del sesso” interessandosi “ossessivamente delle camere da letto” e “sotto le lenzuola” senza lasciare libere le persone. Si parla della necessità di apertura verso il mondo e verso le “dosi di verità e possibile salvezza” contenute nelle altre religioni, con una stoccata al documento firmato Ratzinger e Giovanni Paolo II Dominus Iesu) e sposando le idee del teologo del pluralismo religioso Dupuis (più volte citato assieme a Panikkard e Teilhard de Chardin). “Noi crediamo, afferma Kasper” in un Dio trascendente, universale che non si esaurisce nella forma culturale di una religione” (p. 154).

Ce n’è anche per i francescani, rei di aver fermato la missione del gesuita Matteo Ricci in Cina che avrebbe cambiato le sorti dell’Asia cristiana (p. 60). Uno dei tanti “errori nella storia della Chiesa“.

Luise parla di Chiesa in modo dispregiativo “arroccata in difesa della dottrina tradizionale” (p. 11) intendendo dottrina e tradizione nella peggior accezione dei termini; parla di “cambio di paradigma” dopo “secoli di Chiesa dottrinarista, giuridicista e devozionista” (p. 13); parla di un’immagine di Dio “imperante fino ad oggi” (notare: “fino ad oggi“) come “Dio dell’ideologia sacrificale, monarca assoluto della legge e della dottrina (nuovamente in senso dispregiativo, ndr.) che conculca e limita l’autonomia e la libertà dell’umano…” (per fortuna, solo fino ad oggi). Kasper appoggia anche questa analisi spiegando che papa Francesco tramite il Giubileo della Misericordia vuole proprio “correggere la visione di Dio affermatasi”: una visione “veterotestamentaria” di “Dio geloso, cattivo e pericoloso di Nietzsche”.

Ma viene da domandarsi se veramente è questo il Dio predicato dalla Chiesa negli ultimi decenni? E’ possibile che la dottrina e il magistero della Chiesa venga confuso con la proposta di una visione errata di un Dio cattivo e limitante? E’ questo Dio che hanno annunciato papa Giovanni Paolo II (Dives in Misericordia, 1980) e Benedetto XVI (Deus Caritas est, 2005)?

Forse era il caso che il cardinale mitigasse la domanda posta dall’amico intervistatore spiegando che la Chiesa non ha mai accantonato l’annuncio dell’Amore divino per tutti gli uomini, anche per i peccatori. E che il Vangelo è sempre stato al centro della riflessione teologia (per lo meno dei Pontefici, questo sia concesso!), pur nella fragilità di una Chiesa sempre casta e sempre meretrice.

Ma quando Luise da ragione a Nietszche che rifiutava l’idea di un Dio padrone dell’uomo, il Dio capriccioso dell’ideologia sacrificale, Kasper anziché difendere la Chiesa, la affonda rispondendo: “E ci sono anche le colpe della Chiesa, che per tanto tempo ha offerto un messaggio di un Dio che punisce, che minaccia con l’inferno, che fa paura. Tutto questo va cambiato“.

Allo stesso tempo quando Luise parla della necessità, di fronte alla “resistenza della Curia”, di una “conversione culturale” della Chiesa, il cardinale (non vedeva l’ora) prende la palla al balzo per tornare alla carica contro la (vecchia) Chiesa: “Questo è vero. Negli ultimi decenni la Chiesa ha spesso ceduto alla tentazione di essere troppo dottrinalista e troppo giuridicista. Ma il papa ci ricorda che…” (p. 30).

E come se ci fosse il rischio di non cogliere bene il messaggio, ogni tanto, lungo l’intervista, torna l’affondo del cardinale: “Dobbiamo tenerlo bene a mente – dice Kasper a proposito dei poveri – la Chiesa spesso è diventata troppo ricca e si è affidata al denaro e al potere” (p. 64).

La nuova sfida per la Chiesa – afferma Kasper – è quella di aprirsi al mondo, perché “non siamo più gli unici a possedere la verità” (p. 124); dobbiamo affrontare “una situazione nuova: (la Chiesa) ha cessato di essere eurocentrica e si muove in un contesto globale dove convivono nuove culture e un vasto pluralismo religioso”. Purtroppo però la Chiesa si è troppo imborghesita, afferma Kasper, “tra Sette, Otto e Novecento. Ma dovrebbe essere chiaro che si tratta di una fase tramontata della storia, antiquata ormai anche culturalmente e non ha più nulla da dire al futuro“; oggi “è necessario che la Chiesa si affretti” (p. 65).

Neanche una parola però spesa a favore della missione che la Chiesa ha svolto in duemila anni, delle persone che si sono santificate nella Chiesa, dei peccatori che tramite l’annuncio della Chiesa e dei suoi pastori ha conosciuto il Dio di amore e si è incamminato sulla strada della santità. Per Kasper tutto va cambiato!

Gli esempi sono molti, basta sfogliare il libro per capire come questa dinamica di rottura col passato della Chiesa e di radicale rinnovamento sia la base della riflessione. Ancora qualche esempio.

Parlando delle donne, il malizioso intervistatore tira fuori la storia della misoginia della Chiesa affermando (non è mica una domanda!) che “Nella chiesa si respira ancora paura delle donne”. Kasper abbocca: “E’ un segnale di immaturità“. Aperto il varco il giornalista azzarda (non è neanche questa una domanda): “Una maggiore presenza femminile nei seminari sarebbe auspicabile”. La domanda è subdola se si pensa che nei seminari si formano i sacerdoti e che molti attendono l’apertura all’ordinazione delle donne. Il cardinale accarezza l’idea: “Da noi in Germania ci sono diverse donne che curano la formazione psicologica dei seminaristi”, ed è meglio che i giovani capiscano da subito che “le donne non sono serve ma collaboratrici”.

Difficile però non ricordare Mulieris Dignitatem di Giovanni Paolo II al quale però nel libro è rivolta una pesantissima accusa. Parlando del successo dei pentecostali in America Latina, Luise accusa il papa polacco di vivere una malsana “ossessione verso il comunismo”, “lo vedeva anche dove non c’era”! (p. 133). “Durante il suo pontificato la chiesa popolare è stata repressa duramente – continua il giornalista – anche mediante la nomina sistematica di vescovi conservatori”. Una ferita profonda per la Chiesa che ha portato molti fedeli alle chiese pentecostali.

Kasper se la prende poi con gli inquisitori, i rigoristi e i molti oppositori di papa Francesco (p 12) che lui, sinceramente, non riesce a capire (cfr. p. 30) . Molti criticano il papa – continua Kasper – “perché piace troppo” e sperano che, vista la sua età, il suo pontificato “passi” in fretta. Un vero e proprio complotto contro l’attuale pontefice.

C’è inoltre il riferimento all’omosessualità che è la parte che ha fatto più scalpore al momento della pubblicazione del libro. Qui l’intervistatore perde ogni pudore e si lancia senza freni prima affermando l’ovvio come a voler entrare in polemica con una Chiesa omofoba: “gli omosessuali non sono meno persone degli altri”; poi negando che l’omosessualità sia “quel disordine oggettivo di cui parla la Chiesa”. Chiedendo una maggiore attenzione della Chiesa alla causa degli omosessuali, Kasper afferma senza mezzi termini che “gay si nasce” (p. 100).

L’affermazione, però, ha dell’incredibile se si pensa che oltre a contraddire l’antropologia cristiana (filosofia e teologica) azzarda una soluzione che la scienza non è ancora capace ancora confermare. I dati scientifici infatti non hanno ancora dimostrato l’esistenza di un gene-gay che modificherebbe le caratteristiche del feto per farlo “nascere gay”. Tra le varie teorie sulle origini della omosessualità, la scienza non è riuscita ancora a pronunciarsi  in maniera definitiva mentre gli approcci psicologici possono offrire una eziologia che risale a eventi – traumatici o meno – accaduti lungo il processo di crescita e maturazione psico-affettiva. Il cardinale dunque la spara grossa affermando come un dato di fatto l’assunto dei movimenti omosessualisti senza il supporto alcuno di fondamenti scientifici (Si consiglia di leggere l’approfondimento di Roberto Marchesini).

In fine si parla della necessità di superare l’enciclica Humanae Vitae auspicando che il Sinodo (oramai terminato però senza gli stravolgimenti sperati) ascolti le famiglie e trovi soluzioni necessarie a quello che Kasper chiama “uno scisma che non può durare” (p. 167). Per Luise è ormai urgente “aprire alla contraccezione, cancellarne il tabù” anche perché – afferma Kasper – “la vita matrimoniale non si fa soltanto in camera da letto” e “non ci si può fissare sugli atti sessuali” ma “si deve guardare il contesto” lasciando che le coppie trovino “nella loro coscienza una via legittima alla paternità responsabile”.

Sappiamo che la Chiesa subisce molte pressioni dall’esterno affinché si mescoli e si confonda con le altre religioni, affinché diventi più umana e meno divina, affinché rinunci alla sua pretesa di essere magistra, affinché non rivendichi più di avere una Verità da annunciare e si adegui al pensiero del mondo. Dispiace constatare, però, che le pressioni non arrivino solo dall’esterno, ma che dall’interno della Chiesa sedicenti giornalisti e cardinali “cattolici” spingano in questa direzione con tale aggressività che, forse, non piacerà neanche al buon papa Francesco. Un libro sconsigliato!

Il Sinodo spiegato a mia moglie, memorie di un sopravvissuto

vescovi3Il sinodo è finito e sabato sera ho celebrato l’Eucaristia con la mia comunità tirando un sospiro di sollievo: ce l’abbiamo fatta, siamo sopravvissuti!

In questo lungo periodo ho visto gente preoccupatissima, quasi disperata, per le sorti della Chiesa Cattolica: alcuni paventavano una rivoluzione, altri la speravano con ansia! Stravolgimenti, scardinamenti, la fine di tutti i dogmi; ci si aspettava di tutto: accoliti plurisposati, matrimoni gay nelle parrocchie, preti sposati, preti omosessuali (ah no, quelli già li abbiamo), donne prete, fine del papato, ma anche l’istituzione di un nuovo ordine di “donne-gay-prete-sposate-divorziate-risposate”… una tragedia dalle dimensioni epocali!

A un certo punto ho tremato anche io, devo ammetterlo, ma per colpa dei fantomatici “media” (cattolici e non) e di alcune sparate di monsignori e cardinali che sembravano sperare o temere (a seconda dei casi) il peggio (o il meglio a seconda delle preferenze)!

san pietro piccInsomma, il Sinodo è finito e non è successo nulla di tutto ciò. Siamo ancora vivi, la Chiesa è viva, il papa è vivo! Sul Cupolone regna ancora una Croce, i dogmi sono intatti (fammi controllare un attimo sul documento finale… ok c’è tutto) e la misericordia per fortuna non è stata abolita… altrimenti saremmo perduti! Il Vangelo è ancora il nostro libro sacro, Cristo – è confermato – è il Figlio di Dio e il magistero della Chiesa (la “tradizione”, scusate la parolaccia) contiene ancora tutte le verità che sono state trasmesse ed insegnate (compresa l’Humanae Vitae).

Niente complotti per distruggere la Chiesa dunque, ma neanche complotti per far cadere il “governo Bergoglio” o frenare la sua riforma.

Ieri sera mia moglie mi ha chiesto: “Insomma com’è finito il sinodo?” Ammetto che ho indugiato un attimo: ho sospettato fosse una domanda-trabocchetto ma non capivo lei da che parte stava e per chi tifava… Poi ho capito che era una semplice e innocente domanda senza doppi fini e non un’intervista o qualcosa del genere. In fondo stando appresso a un bambino di un anno e mezzo, e con un bimbo di -1 mesi in pancia, seguire i briefieng di padre Lombardi non è cosa facile ne tantomeno essenziale.

“Ma alla fine com’è andato a finire il Sinodo?” Ho risposto che ancora dovevo leggere bene il documento finale ma che non trovavo novità stravolgenti che non fossero già sull’Humanae Vitae di Paolo VI o sulla Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II. Che i preti che vorranno sposarsi dovranno aspettare, cambiare chiesa oppure concubinare di nascosto (altamente sconsigliato per l’anima e la psiche); che l’aborto non è stato depenalizzato, che i rapporti omosessuali sono ancora peccato grave così come quelli etero extra-coniugali.

In pratica fin’ora non ci siamo sbagliati poi così tanto e a quanto pare nessuno si permetterà di ritirare l’aureola o l’anello a nessun Sommo Pontefice del passato (vivo o morto che sia).

Certo, a leggere gli approfondimenti di alcuni vaticanisti o presunti tali, ma anche a sentir parlare alcuni agguerritissimi cardinali, il Sinodo ha preso le vesti di un avvincente thriller holliwoodiano. Ma per fortuna non si son visti ne protagonisti assassinati ne insospettabili assassini. Son però comparse – è quasi fisiologico – due bande ben distinte, due squadre contrapposte.

kasper etchegaray

Cardinali Etchegaray e Kasper nei giorni del Conclave 2013.

La prima squadra, quella dei progressisti, ha giocato all’attacco con atteggiamento spregiudicato, coppia centrale tutta tedesca formata da Kasper e Marx e sostenuta da un centrocampo latinoamericano con una solida difesa svizzera e italiana (una sicurezza). La seconda squadra ha giocato a non prendere gol affidando l’attacco all’inedita coppia Pell-Sarah, con un centrocampo di qualità made in USA e una difesa sperimentale proveniente dall’Africa e dall’Oriente prossimo. Insomma una vera e propria sfida internazionale sostenuta da influenti organi di stampa (Vatican Insider da una parte, La Nuova Bussola dall’altra) importanti vaticanisti (Tornielli da un lato, Magister dall’altro) e forti case editrici (Emi e Queriniana da un lato, Cantagalli dall’altro).

Alla fine l’arbitro ha gestito bene la gara finita con un bel pareggio mentre entrambe le squadre gridano vittoria col sangue che ancora pulsa sulle tempie. Perfino una missiva personale al “numero uno” è stata considerata un complotto da una parte che si è trovata vistosamente in difficoltà verso la fine della gara e che ha denunciato cospirazioni anche attorno alla notizia di una presunta malattia del Papa.

Mancava solo che la caduta del cardinale Etchegaray durante la Messa conclusiva venisse interpretata come l’ultimo tentativo dei conservatori di mettere le mani sul Sinodo sgambettando l’anziano cardinale francese braccio destro di Giovanni Paolo II e provocando un finimondo in basilica, black-out e nuovo Conclave. Ma non ci sono riusciti perché Francesco è stato tempestivo e lo ha preso al volo, segno della sua rivoluzionaria misericordia che sta cambiando la Chiesa e il mondo!

kasper2In fondo i timori non erano del tutto ingiustificati, perché molti pensano tutt’ora che la Chiesa, fino ad oggi abbia sbagliato tutto (condannando, comandando e odiando) e dovrebbe ricominciare da zero (accogliendo, scusandosi e misericordiando). È ciò che è scritto sulla quarta copertina dell’ultimo libro-intervista del cardinale Kasper “Testimone di Misericordia” dove afferma che la Chiesa deve ripartire dalla cenere “accumulata da secoli” per rispolverare il Vangelo (è il leitmotiv del libro, con buona pace dei vari Pio, Giovanni, Paolo, Giovanni Paolo e Benedetto). Era l’idea del cardinale Martini (ripresa oggi da molti cardinali) quando affermava che “la Chiesa è rimasta indietro di duecento anni”; è lo stesso messaggio che vogliono far passare a tutti i costi anche i media laicisti che leggiamo e ascoltiamo ogni giorno e che ha espresso bene Nanni Moretti nel suo film Habemus Papam, dove, in un momento di impasse ecclesiastico tutti i cardinali assieme, ballando e applaudendo, cantano “Cambia todo Cambia” di Mercedes Sosa, finalmente convinti ad ammorbidire la loro proverbiale rigidità per stare al passo coi tempi.

È vero però che la Chiesa è sempre in continuo movimento, è un popolo in cammino e fermarsi è un grosso, grossissimo rischio. Ma qui se c’è qualcosa da cambiare siamo noi. Sono le persone e non tanto le regole, io, te, il parroco, il catechista, perché tutti ci dobbiamo sempre e continuamente convertire dai peccati che ci allontanano da Dio e dagli altri.

Ecco appunto, arriva il Giubileo della misericordia. I media ricominceranno a fare baccano e a spingere per una Chiesa più mondana, più global, più liberal, più gay-friendly… i cattolici progressisti continueranno a dirci che la misericordia deve rifondare la Chiesa dalle ceneri e i conservatori a metterci in guardia da una pericolosa overdose di divina bontà… facciamoli parlare, in fondo la misericordia di Dio deve rifondare, ogni giorno, il nostro (e il loro) cuore, altrimenti saremo perduti! Allora sì che potremo cantare e ballare come nel film: todo cambia!

Se la Chiesa cede allo spirito del mondo: parla la dott.sa rumena Anca-Maria Cernea

Anca Maria CerneaMiguel Cuartero – Korazym.org – Una dottoressa rumena della Chiesa greco-cattolica è intervenuta al Sinodo dei Vescovi in qualità di uditrice. Invitata come rappresentante dell’Associazione dei Medici Cattolici di Bucarest, la dottoressa Anca-Maria Cernea (del Center for Diagnosis and Treatment-Victor Babes) ha lanciato un forte appello al Santo Padre e ai Vescovi partecipanti invitandoli a tornare con rinnovato vigore, senza patteggiamenti ne sentimentalismi, all’annuncio del Vangelo, evitando sconti e compromessi col mondo, perché – ha concluso – “se la Chiesa cattolica cede allo spirito del mondo, allora sarà molto difficile anche per tutti gli altri cristiani resistere”.

La dottoressa ha raccontato le sofferenze atroci e l’eroico coraggio dei suoi genitori sotto il regime comunista; ha parlato senza paura e senza tentennamenti del fondamento ideologico della rivoluzione sessuale e della battaglia spirituale che sono chiamati ad affrontare i cattolici nella società odierna, una battaglia che non è contro la povertà materiale ne contro il consumismo ma contro il nuovo imperante gnosticismo.

Cernea ha ricordato le profezie di Nostra Signora di Fatima riguardo agli “errori della Russia” che ancora feriscono il mondo: dopo la violenza del “marxismo classico” ora è la volta del “marxismo culturale” che si dice progressista e che sventola in tutto il mondo la bandiera dei “diritti dei gay” per cercare di “ridefinire la famiglia e l’identità sessuale”.

Il compito dei Pastori oggi è quello di riconoscere in questo nemico “l’antico serpente” che pretende di sostituirsi a Dio. Il compito della Chiesa, prosegue la dottoressa rumena, è quello di “salvare le anime” ferite dal peccato. Il peccato infatti è il vero nemico dell’uomo, non la povertà, ne il “cambiamento climatico”. La vera libertà è, dunque, la liberazione dal peccato, la salvezza.

L’esempio da seguire è quello dei dodici vescovi rumeni che, durante l’oppressione del comunismo, sono rimasti fedeli ad ogni costo al Santo Padre pur soffrendo repressione, prigione e terrore. Fu grazie a questi pastori, che invitarono i fedeli a resistere ed a non cooperare coi comunisti, che la Chiesa in Romania sopravvisse al terrore sovietico.

Ecco la traduzione in italiano del suo intervento:

Santità, Padri sinodali, fratelli e sorelle,

io rappresento l’Associazione dei Medici Cattolici di Bucarest.

Appartengo alla Chiesa greco-cattolica rumena.

Mio padre era un leader politico cristiano che è stato imprigionato dai comunisti per 17 anni. I miei genitori erano fidanzati, stavano per sposarsi, ma il loro matrimonio ha avuto luogo 17 anni dopo.

Mia madre ha aspettato tutti quegli anni mio padre, anche se non sapeva neppure se fosse ancora vivo. Sono stati eroicamente fedeli a Dio e al loro impegno.

Il loro esempio dimostra che con la Grazia di Dio si possono superare terribili difficoltà sociali e la povertà materiale.

Noi, come medici cattolici, in difesa della vita e della famiglia, possiamo vedere che, prima di tutto, si tratta proprio di una battaglia spirituale.

La povertà materiale e il consumismo non sono le cause principali della crisi della famiglia.

La causa principale della rivoluzione sessuale e culturale è ideologica.

Nostra Signora di Fatima ha detto che la Russia avrebbe diffuso i suoi errori in tutto il mondo.

Questo è avvenuto prima con la violenza: il marxismo classico ha ucciso decine di milioni di persone.

Adesso avviene soprattutto dal marxismo culturale. C’è continuità dalla rivoluzione sessuale di Lenin, attraverso Gramsci e la Scuola di Francoforte, alla odierna difesa ideologica dei “diritti” dei gay.

Il marxismo classico pretendeva di ridisegnare la società per mezzo della violenta appropriazione dei beni.

Adesso la rivoluzione va ancora più in profondità: pretende di ridefinire la famiglia, l’identità sessuale e la natura umana.

Questa ideologia si autodefinisce progressista. Ma non è niente altro che l’offerta l’antico serpente all’uomo di prendere il controllo, di rimpiazzare Dio, di organizzare la salvezza qui, in questo mondo.

È un errore di natura religiosa: è lo gnosticismo.

È compito dei pastori riconoscerlo, e mettere in guardia il gregge contro questo pericolo.

«Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6, 33).

La missione della Chiesa è quella di salvare le anime. Il male, in questo mondo, proviene dal peccato, non dalla disparità di reddito, né dal “cambiamento climatico”.

La soluzione è l’evangelizzazione, la conversione. La soluzione non può essere un sempre più pressante controllo del governo. Non può essere neppure un governo mondiale. Sono proprio questi, oggi, i principali attori che impongono il marxismo culturale nelle nostre nazioni, attraverso il controllo della popolazione, la salute riproduttiva, i diritti degli omosessuali, l’educazione di genere, etc.

Ciò che il mondo ha bisogno, oggi più che mai, non è la limitazione della libertà, ma la vera libertà: la liberazione dal peccato. La Salvezza.

La nostra Chiesa fu soppressa dall’occupazione sovietica. Ma nessuno dei nostri dodici vescovi ha tradito la comunione con il Santo Padre. La nostra Chiesa è sopravvissuta grazie alla determinazione e all’esempio dei nostri vescovi, i quali hanno resistito al carcere e al terrore.

I nostri vescovi chiesero alla comunità di non seguire il mondo, di non collaborare con in comunisti.

Adesso abbiamo bisogno che Roma dica al mondo: “Pentitevi dei vostri peccati e convertitevi, perché il Regno di Dio è vicino”.

Non solo noi, laici cattolici, ma anche molti cristiani ortodossi, preghiamo con ansia per questo Sinodo. poiché, come si dice, se la Chiesa cattolica cede allo spirito del mondo, allora è molto difficile anche per tutti gli altri cristiani resistere.

Articolo originale pubblicato sul sito Korazym.org

La verdad de la Humanae Vitae: la intervención del Camino Neocatecumenal en el Sínodo

paloni con il papa

(AP Photo/Alessandra Tarantino)

Una profunda gratitud al papa Pablo VI por la promulgación de la encíclica Humanae Vitae,
el testimonio de un camino de fe vivido en una pequeña comunidad, la apertura a la vida y la vocación familiar a la evangelización; finalmente la urgencia de un catecumenado para adultos, una iniciación cristiana, que ayude las familias cristianas a vivir – en medio de las dificultades diarias – la radicalidad del Evangelio. Es el testimonio de Massimo y Patrizia y de sus doce hijos, un testimonio que muestra que formar una familia cristiana según las enseñanzas del magisterio de la Iglesia es posible y lleva a la verdadera felicidad.

Roma, 17/10/2015.- Massimo y Patrizia Paloni, de Roma, son familia itinerante del Camino Neocatecumenal en misión en Holanda desde hace 11 años. Tienen 12 hijos y han sido invitados por el Santo Padre como auditores en el Sínodo de la Familia que se celebra desde el domingo 4 de octubre y que concluirá el próximo 25.  En la tarde de este jueves, 15 de octubre, intervinieron en la Asamblea Sinodal relatando su experiencia.

A continuación ofrecemos el texto completo de tu intervención:

MASSIMO:

Somos Massimo y Patrizia Paloni, familia itinerante del Camino Neocatecumenal, en misión en Holanda, tenemos 12 hijos. Queremos agradecer de corazón al Santo Padre que nos haya invitado: esto nos permite dar gloria a Dios por las grandes obras que ha hecho en nuestra vida. Él ha permitido que recibiéramos la fe de nuestros padres y nos está ayudando a transmitirla a nuestros hijos, que es nuestra tarea fundamental.

Hemos experimentado, como afirma San Juan que “los mandamientos del Señor no son pesados” (1Jn 5,3).

Ha sido Dios, en efecto, quien ha obrado en nosotros, sosteniéndonos en nuestra debilidad y donándonos un corazón generoso, abierto a aceptar los hijos que nos ha regalado, y proveyendo cada día de nuestra vida: todo esto gratuita y gradualmente a través de un camino de iniciación cristiana.

El Camino promueve en las parroquias un itinerario de formación católica que lleva a las personas a alcanzar una estatura de fe adulta, a través del redescubrimiento de las inmensas gracias del Bautismo. En tal Camino, inspirado por la Virgen María, viene gestado el hombre nuevo, de modo que, a medida que crece el Bautismo, pierde fuerza el pecado original que obliga al hombre a vivir para sí mismo. Aparece el hombre celeste, capaz de amar y de abrirse a la vida y a la Iglesia.

Frente a la dramática crisis de la familia, es urgente introducir la iniciación cristiana, para llegar gradualmente a vivir la radicalidad del Evangelio que atrae a los alejados a la Iglesia.

PATRIZIA:

Desde el tiempo del noviazgo, el conocimiento del Magisterio de la Iglesia fue para mí una promesa que me llenó de alegría, porque podía adherirme a la voluntad de Dios eligiendo libremente para la vida. Junto a muchísimas familias quiero expresar mi profunda gratitud al beato Pablo VI por la encíclica Humanae Vitae, con la que la Iglesia como madre y maestra me ha anunciado la verdad de la vida. A pesar de los combates de cada día puedo testimoniar que esta promesa se ha realizado en el matrimonio: una verdadera gracia. No ha sido un peso vivir la fidelidad conyugal y la apertura a la vida, acogiendo todos los hijos que Dios nos quería dar, y he experimentado que la paternidad responsable no es decidir el número de hijos, sino más bien ser consciente de la grandeza de la vocación de colaborar con Dios en la creación de hijos para la eternidad, hijos que den gloria a Dios. Hoy me siento feliz y realizada como mujer, esposa y madre.

La gratitud por cuanto hemos recibido nos ha llevado a dejar Roma y partir a Holanda, donde desde hace once años, junto a otras familias en misión, servimos a la Iglesia local anunciando el Evangelio entre las “periferias existenciales” de Europa a tantas familias que no han tenido como nosotros la gracia de recibirlo.

Cada día, en torno a nosotros, vemos mucho sufrimiento, separaciones, abortos, personas solas sin esperanza. El mundo está esperando el testimonio de la familia cristiana y estamos convencidos de que la salvación de la humanidad pasa por la familia cristiana. Si las familias fuesen ayudadas a reconocer la verdad de la Humanae Vitae responderíamos a la crisis de la familia, porque como hemos experimentado: ¡la comunidad cristiana salva a la familia y la familia salva a la Iglesia! Gracias.

La verità dell’Humanae Vitae: l’intervento al Sinodo del Cammino Neocatecumenale

foto paloniUn’immensa gratitudine al papa Paolo VI per la promulgazione dell’Humanae Vitae, la testimonianza di un cammino di fede vissuto all’interno di una comunità cristiana, l’apertura alla vita e la vocazione familiare all’evangelizzazione; infine, la necessità impellente di un catecumenato per adulti che aiuti le famiglie cristiane a vivere – in mezzo alle difficoltà della vita quotidiana – la radicalità del Vangelo. E’ la testimonianza di Massimo e Patrizia e dei loro dodici figli che mostrano che formare una famiglia cristiana secondo gli insegnamenti della magistero, senza sconti o patteggiamenti con la cultura attuale, è possibile e dona vera gioia.

Roma, 17/10/2015.Massimo e Patrizia Paloni, provenienti da Roma, sono una famiglia itinerante del Cammino Neocatecumenale in missione in Olanda da 11 anni. Hanno 12 figli e sono stati invitati dal Santo Padre come uditori al Sinodo della Famiglia che è iniziato domenica 4 ottobre e che terminerà il 25. La sera di questo giovedì, 15 ottobre, sono intervenuti nell’Assemblea Sinodale raccontando la loro esperienza.

Di seguito riportiamo il testo completo del loro intervento:

MASSIMO:

Siamo Massimo e Patrizia Paloni, famiglia itinerante del Cammino Neocatecumenale, in missione in Olanda, abbiamo 12 figli. Vorremmo ringraziare di cuore il Santo Padre per averci invitato: questo ci permette di rendere gloria a Dio per le grandi opere che ha compiuto nella nostra vita. Egli ha permesso che ricevessimo la fede dai nostri genitori e ci sta aiutando a trasmetterla ai nostri figli, nostro compito fondamentale.

Abbiamo sperimentato, come afferma San Giovanni, che «i comandamenti del Signore non sono gravosi» (1Gv 5,3).
È stato Dio, infatti, che ha operato in noi, sostenendoci nella nostra debolezza e donandoci un cuore generoso, aperto ad accettare i figli che ci ha regalato, e provvedendo ogni giorno alla nostra vita: tutto questo gratuitamente e gradualmente attraverso un cammino d’iniziazione cristiana.

Il Cammino promuove nelle parrocchie un itinerario di formazione cattolica che porta le persone a raggiungere una statura di fede adulta, attraverso la riscoperta delle immense grazie del Battesimo. In tale Cammino, ispirato dalla Vergine Maria, viene gestato l’uomo nuovo, in modo che, nella misura in cui cresce il Battesimo, va perdendo forza il peccato originale che obbliga l’uomo a vivere per se stesso. Appare l’uomo celeste, capace di amare e di aprirsi alla vita e alla Chiesa.

Di fronte alla drammatica crisi della famiglia è urgente introdurre l’iniziazione cristiana, per giungere con gradualità a vivere la radicalità del Vangelo che attira i lontani alla Chiesa.

PATRIZIA:

Fin dai tempi del fidanzamento, la conoscenza del Magistero della Chiesa è stata per me una promessa che mi ha riempito di gioia, perché potevo aderire alla volontà di Dio scegliendo liberamente per la vita. Insieme a tantissime famiglie voglio esprimere la mia profonda gratitudine al beato Paolo VI per l’enciclica Humanae Vitae, con la quale la Chiesa come madre e maestra mi ha annunciato la verità sulla vita. Nonostante i combattimenti di ogni giorno, posso testimoniare che questa promessa si è realizzata nel matrimonio: una vera grazia. Non è stato un peso vivere la fedeltà coniugale e l’apertura alla vita accogliendo tutti i figli che Dio ci voleva dare e ho sperimentato che la paternità responsabile non è decidere il numero dei figli, quanto piuttosto essere consapevole della grandezza della vocazione di collaborare con Dio alla creazione di figli per l’eternità, figli che diano gloria a Dio. Oggi mi sento felice e realizzata come donna, sposa, madre.

La gratitudine per quanto ricevuto ci ha portato a lasciare Roma, e a partire per l’Olanda, dove da undici anni assieme ad altre famiglie in missione serviamo la Chiesa locale annunciando il Vangelo tra le «periferie esistenziali» dell’Europa a tante famiglie che non hanno avuto come noi la grazia di riceverlo.

Quotidianamente intorno a noi vediamo tanta sofferenza, separazioni, aborti, persone sole senza speranza. Il mondo sta aspettando la testimonianza della famiglia cristiana e siamo convinti che la salvezza dell’umanità passi per la famiglia cristiana. Se le famiglie saranno sostenute a riconoscere la verità dell’Humanae Vitae, risponderemo alla crisi della famiglia, perché come abbiamo sperimentato la comunità cristiana salva la famiglia e la famiglia salva la Chiesa! Grazie.

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Leggi anche l’articolo pubblicato su Romagiornale.it il 19 ott. 2015

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