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Le profezie dell’Humanae Vitae. La pillola contro la civiltà occidentale (50 anni dopo)

Sono passati ormai 50 anni dalla pubblicazione dell’enciclica di Paolo VI Humanae Vitae (HV), il documento pontificio più discusso di tutta storia della Chiesa, e le polemiche non sembrano placarsi in nessun modo. Al contrario: con l’occasione del cinquantesimo anniversario il dibattito – in realtà mai spento – si è rianimato anche attraverso pubblicazioni di nuovi studi e di approfondimenti storici e teologici. Come ha affermato Y. Semen, grande esegeta della teologia del corpo di Giovanni Paolo II, «in tutta la storia della Chiesa non c’è stata enciclica più controversa, contestata, criticata – e per altro deformata – di questa» (Y. Semen, La sessualità secondo Giovanni Paolo II, p. 48). Il problema non riguarda solo la liceità morale dei metodi di regolazione delle nascite ma la posta in gioco di HV è molto più alta; in gioco c’è la teologia del matrimonio cristiano, i suoi fini, il concetto di apertura alla vita e di paternità e maternità responsabile; ma anche la relazione tra natura e cultura, l’autorevolezza dell’insegnamento pontificio, la capacità di metterlo in pratica, l’opportunità di una promulgazione papale non condivisa da alcune frange del collegio episcopale,  ma soprattutto  il ruolo della coscienza individuale e il suo rapporto con la norma morale e con la dottrina cattolica. Si tratta dunque di un dibattito che va al di la della morale sessuale, un argomento che richiama a corredo l’ausilio della teologia e una riflessione filosofica sulla famiglia, sulla natura dell’uomo e sul suo destino. Continua a leggere…

La verità dell’Humanae Vitae: l’intervento al Sinodo del Cammino Neocatecumenale

foto paloniUn’immensa gratitudine al papa Paolo VI per la promulgazione dell’Humanae Vitae, la testimonianza di un cammino di fede vissuto all’interno di una comunità cristiana, l’apertura alla vita e la vocazione familiare all’evangelizzazione; infine, la necessità impellente di un catecumenato per adulti che aiuti le famiglie cristiane a vivere – in mezzo alle difficoltà della vita quotidiana – la radicalità del Vangelo. E’ la testimonianza di Massimo e Patrizia e dei loro dodici figli che mostrano che formare una famiglia cristiana secondo gli insegnamenti della magistero, senza sconti o patteggiamenti con la cultura attuale, è possibile e dona vera gioia.

Roma, 17/10/2015.Massimo e Patrizia Paloni, provenienti da Roma, sono una famiglia itinerante del Cammino Neocatecumenale in missione in Olanda da 11 anni. Hanno 12 figli e sono stati invitati dal Santo Padre come uditori al Sinodo della Famiglia che è iniziato domenica 4 ottobre e che terminerà il 25. La sera di questo giovedì, 15 ottobre, sono intervenuti nell’Assemblea Sinodale raccontando la loro esperienza.

Di seguito riportiamo il testo completo del loro intervento:

MASSIMO:

Siamo Massimo e Patrizia Paloni, famiglia itinerante del Cammino Neocatecumenale, in missione in Olanda, abbiamo 12 figli. Vorremmo ringraziare di cuore il Santo Padre per averci invitato: questo ci permette di rendere gloria a Dio per le grandi opere che ha compiuto nella nostra vita. Egli ha permesso che ricevessimo la fede dai nostri genitori e ci sta aiutando a trasmetterla ai nostri figli, nostro compito fondamentale.

Abbiamo sperimentato, come afferma San Giovanni, che «i comandamenti del Signore non sono gravosi» (1Gv 5,3).
È stato Dio, infatti, che ha operato in noi, sostenendoci nella nostra debolezza e donandoci un cuore generoso, aperto ad accettare i figli che ci ha regalato, e provvedendo ogni giorno alla nostra vita: tutto questo gratuitamente e gradualmente attraverso un cammino d’iniziazione cristiana.

Il Cammino promuove nelle parrocchie un itinerario di formazione cattolica che porta le persone a raggiungere una statura di fede adulta, attraverso la riscoperta delle immense grazie del Battesimo. In tale Cammino, ispirato dalla Vergine Maria, viene gestato l’uomo nuovo, in modo che, nella misura in cui cresce il Battesimo, va perdendo forza il peccato originale che obbliga l’uomo a vivere per se stesso. Appare l’uomo celeste, capace di amare e di aprirsi alla vita e alla Chiesa.

Di fronte alla drammatica crisi della famiglia è urgente introdurre l’iniziazione cristiana, per giungere con gradualità a vivere la radicalità del Vangelo che attira i lontani alla Chiesa.

PATRIZIA:

Fin dai tempi del fidanzamento, la conoscenza del Magistero della Chiesa è stata per me una promessa che mi ha riempito di gioia, perché potevo aderire alla volontà di Dio scegliendo liberamente per la vita. Insieme a tantissime famiglie voglio esprimere la mia profonda gratitudine al beato Paolo VI per l’enciclica Humanae Vitae, con la quale la Chiesa come madre e maestra mi ha annunciato la verità sulla vita. Nonostante i combattimenti di ogni giorno, posso testimoniare che questa promessa si è realizzata nel matrimonio: una vera grazia. Non è stato un peso vivere la fedeltà coniugale e l’apertura alla vita accogliendo tutti i figli che Dio ci voleva dare e ho sperimentato che la paternità responsabile non è decidere il numero dei figli, quanto piuttosto essere consapevole della grandezza della vocazione di collaborare con Dio alla creazione di figli per l’eternità, figli che diano gloria a Dio. Oggi mi sento felice e realizzata come donna, sposa, madre.

La gratitudine per quanto ricevuto ci ha portato a lasciare Roma, e a partire per l’Olanda, dove da undici anni assieme ad altre famiglie in missione serviamo la Chiesa locale annunciando il Vangelo tra le «periferie esistenziali» dell’Europa a tante famiglie che non hanno avuto come noi la grazia di riceverlo.

Quotidianamente intorno a noi vediamo tanta sofferenza, separazioni, aborti, persone sole senza speranza. Il mondo sta aspettando la testimonianza della famiglia cristiana e siamo convinti che la salvezza dell’umanità passi per la famiglia cristiana. Se le famiglie saranno sostenute a riconoscere la verità dell’Humanae Vitae, risponderemo alla crisi della famiglia, perché come abbiamo sperimentato la comunità cristiana salva la famiglia e la famiglia salva la Chiesa! Grazie.

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Leggi anche l’articolo pubblicato su Romagiornale.it il 19 ott. 2015

Papa Francesco e l’Humanae Vitae

papa manilaIl Papa Francesco ha ribadito in modo chiaro l’importanza, per la famiglia cristiana, del documento Humanae Vitae del papa Paolo VI. Lo ha fatto durante il suo viaggio in Filippine, nel discorso pronunciato all’incontro con le famiglie al Mall Of Asia Arena di Manila (qui il discorso completo, da non perdere!).

Pubblicata il 25 luglio del 1968, nel pieno della cosiddetta “rivoluzione sessuale”, la lettera enciclica scritta da papa Montini a proposito della vita umana e della regolazione delle nascite provocò, all’interno della Chiesa Cattolica, reazioni contrastanti riscuotendo dal primo momento molte critiche e contestazioni da parte di esperti, teologi, singoli vescovi e intere conferenze episcopali. Il documento non ha certo un appeal popolare, il suo non è un messaggio immediatamente attraente né facile da mettere in pratica ma descrive l’alta vocazione della famiglia e della paternità e maternità responsabile. E’ per questo motivo che, ancora oggi, è al centro di grandi polemiche ed è considerato uno dei testi magisteriali più discussi degli ultimi decenni.

Da una parte c’è chi considera l’Humanae Vitae un atto di forza, solitario e testardo, del papa Paolo VI che decise contro i pareri della commissione di esperti da lui stesso istituita. Costoro ne criticano l’eccessiva durezza e severità nei confronti dei coniugi cristiani nel vietare i “metodi artificiali” di controllo delle nascite. Tra coloro che hanno contestato l’Humanae Vite si è alzata anche l’autorevole voce del card. Martini che mai nascose le sue posizioni avanguardiste in materia di morale sessuale. Nel suo libro-intervista “Dialoghi notturni a Gerusalemme”, il cardinale definì il documento papale “un grave danno” che provocò l’allontanamento di molte persone dalla Chiesa. Così l’insegnamento morale di Paolo VI viene considerato, da molti ambienti ecclesiastici, retrogrado, superato e lontano dalla mentalità e dai problemi odierni dei coniugi cristiani.

Dall’altra parte ci sono coloro che – fedeli al magistero di Paolo VI – hanno sottolineano la bellezza, la dimensione profetica e l’importanza fondamentale dell’Humanae Vitae per la situazione attuale delle famiglie. Primo fra tutti san Giovanni Paolo II che dedicò molti studi e catechesi a ciò che si conosce come “teologia del corpo” (sintetizzata in modo chiaro e preciso nel libro “La sessualità secondo Giovanni Paolo II” del giornalista francese Yves Semen). In nessun momento e sotto nessun aspetto il magistero del papa polacco si discostò dalle indicazioni di Paolo VI. Allo stesso modo Benedetto XVI – a quarant’anni dalla pubblicazione del documento – indicò che “quell’insegnamento non solo manifesta immutata la sua verità, ma rivela anche la lungimiranza con la quale il problema venne affrontato”.

Ora anche papa Francesco mostra la sua volontà di conservarne l’insegnamento dell’Humanae Vitae come una parola valida per la Chiesa e per i cristiani di oggi. Nell’incontro con le famiglie filippine, parlando delle “colonizzazioni ideologiche che cercano di distruggere la famiglia”, il papa ha invitato a non perdere di vista “la missione della famiglia” e a “dire di no a qualsiasi colonizzazione politica” con sagacia, abilità e forza. Tra le grandi sfide che la famiglia è chiamata ad affrontare il papa ha citato i disastri naturali, la povertà e l’emigrazione: problemi che affliggono in modo particolare le Filippine e i paesi limitrofi. Ma, allo stesso tempo, il “materialismo” e “stili di vita che annullano la vita familiare e le più fondamentali esigenze della morale cristiana” sono il frutto di una vera e propria “colonizzazione ideologica” che si avventa contro l’istituzione familiare. La “mancanza di apertura alla vita” è uno dei mali di cui soffre la famiglia che segue le sirene del relativismo e della “cultura dell’effimero”. La chiusura alla vita diventa poi un cancro all’interno della società che invecchia e muore, giacché – prosegue il pontefice “ogni minaccia alla famiglia è una minaccia alla società stessa”.

A questo punto Francesco ricorda il papa Paolo VI che “ebbe il coraggio di difendere l’apertura alla vita nella famiglia. Lui conosceva le difficoltà che c’erano in ogni famiglia, per questo nella sua Enciclica era molto misericordioso verso i casi particolari, e chiese ai confessori che fossero molto misericordiosi e comprensivi con i casi particolari. Però lui guardò anche oltre: guardò i popoli della Terra, e vide questa minaccia della distruzione della famiglia per la mancanza dei figli. Paolo VI era coraggioso, era un buon pastore e mise in guardia le sue pecore dai lupi in arrivo”.

L’intento di papa Montini, sollecitato dai movimenti di liberazione sessuale, dalla diffusione della pillola abortiva e dagli allarmi sul boom demografico, fu quello di ribadire la sacralità della vita e della sessualità umana e stabilire la dottrina cattolica nel campo della morale coniugale, con particolare riferimento alla regolazione della natalità. Ribadendo il giudizio negativo nei confronti dell’aborto, della sterilizzazione e dei metodi anticoncezionali, Paolo VI sottolineò l’inscindibilità tra l’aspetto unitivo e quello procreativo dell’atto coniugale stabilendo che “qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita” (n° 11).

Per il papa Paolo VI “la paternità responsabile si esercita, sia con la deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa, sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente od anche a tempo indeterminato, una nuova nascita”. Nel riconoscere i “propri doveri verso Dio, verso se stessi, verso la famiglia e verso la società”, i coniugi “non sono liberi di procedere a proprio arbitrio, come se potessero determinare in modo del tutto autonomo le vie oneste da seguire, ma, al contrario, devono conformare il loro agire all’intenzione creatrice di Dio, espressa nella stessa natura del matrimonio e dei suoi atti, e manifestata dall’insegnamento costante della chiesa”.

Nulla di semplice, insomma. Ma il papa fu profetico perché oltre a segnalare la via da percorrere, indicò i rischi e i pericoli di uno stile di vita che sposasse la regolazione artificiale delle nascite (HV 17): l’infedeltà coniugale, l’abbassamento della moralità, la banalizzazione della sessualità, la mancanza di rispetto nei confronti della donna (considerata “strumento di godimento egoistico”), il rischio dell’intromissione del governo nelle decisioni familiari dei coniugi attraverso metodi anticoncezionali suggeriti o imposti…

La contestazione all’enciclica Humanae Vitae è uno dei problemi spinosi che la Chiesa è chiamata ad affrontare con serietà e attenzione pastorale. Sono molti i cattolici che si pongono in netta opposizione ai dettami di questa enciclica: sia i singoli coniugi cristiani, con una condotta di regolazione delle nascite che non esclude i metodi anticoncezionali, sia i pastori o  i teologi con un insegnamento che contrasta nettamente col magistero di Paolo VI.

Ne è un chiaro esempio il risultato del questionario preparatorio per il Sinodo Straordinario sulla Famiglia che ha evidenziato come, l’Humanae Vitae “nella stragrande maggioranza dei casi, non è conosciuta nella sua dimensione positiva. Coloro che affermano di conoscerla appartengono per lo più ad associazioni e gruppi ecclesiali particolarmente impegnati nella frequentazione delle parrocchie o in cammini di spiritualità familiare” (Instrumentum Laboris, n° 123). Si evidenzia inoltre una netta dicotomia tra ciò che la Chiesa insegna e ciò che la maggioranza dei cattolici crede e pratica, senza che ci sia un giusto accompagnamento necessario per la comprensione della realtà coniugale alla luce della fede e della antropologia cristiana.

Un altro esempio recente che mostra più da vicino la confusione in materia lo troviamo in una rivista mensile dell’etere cattolico gestita da una nota comunità religiosa. Nel numero di dicembre vi si trova una lettera di due coniugi del nord Italia sposati da quarant’anni che, in coscienza e per il benessere della loro unione, fanno uso della pillola anticoncezionale vietata esplicitamente dall’Humanae Vitae; i coniugi si dicono profondamente “avviliti” perché il Sinodo appena concluso “ha proposto sbrigativamente ai coniugi la Humanae Vitae” mentre speravano che la Chiesa “finalmente cambiasse atteggiamento”. La risposta del giornale avviene per mano di un “teologo” italiano che si dice anch’esso “perplesso” per la “conferma senza riserve” della enciclica di Paolo VI, sottolineando l’esistenza di uno “scisma sommerso” all’interno della Chiesa. Il teologo ricorda che diverse conferenze episcopali, così come il card. Martini, hanno cercato di rivedere e reinterpretare l’insegnamento ufficiale della Chiesa senza però riuscirci e si mostra fiducioso perché i lavori sinodali sulla famiglia devono ancora concludersi.

La speranza di molti fedeli e pastori è dunque che l’Humanae Vitae venga modificata, alleggerita o definitivamente superata in favore di una maggior apertura ed elasticità mentale. Sono speranze riposte sul Sinodo e sicuramente ci sarà da discutere. Ma a quanto pare, papa Francesco, non ha intenzione di modificare l’insegnamento della Chiesa cattolica con un “abbassamento della moralità”. Ciò che ebbe a cuore Paolo VI nella stesura dell’enciclica fu tenere alta la legge per elevare l’uomo, senza cadere nel rischio che sia l’uomo ad abbassare la legge per poter raggiungerla più facilmente.

E’ ovvio che nessuna legge, neanche le norme del magistero ecclesiastico promulgate dal papa, può avere un carattere coercitivo, nessuno è “costretto” ad obbedire ma tutti sono invitati ad accogliere con fede questa parola della Chiesa, come una parola che viene da Dio. E’ per questo che (così come fece Paolo VI invitando i sacerdoti ad una cura pastorale attenta e sollecita) Francesco ha ribadito con forza la necessita, per i pastori, di essere “misericordiosi e comprensivi” con i casi particolari. Da qui a cancellare l’Humanae Vitae ci passa un bel po’ di differenza.

Miguel Cuartero
@mcuart

Il Cammino Neocatecumenale, la famiglia e il Sinodo

kiko-francescoLo avevo detto parlando del Sinodo straordinario per la Famiglia indetto da papa Francesco: il 16 ottobre scrivevo su questo blog (ovviamente utilizzando un linguaggio ironico): “Non sono stato invitato al Sinodo, ma se pure avessi ricevuto un biglietto per parteciparvi, avrei gentilmente declinato l’invito per lasciare spazio a qualche persona più qualificata di me (…)”. Mi riferivo certamente ai docenti e specialisti dell’Istituto Giovanni Paolo II per gli studi su Matrimonio e Famiglia, esclusi dal grande assise ecclesiale, ma mi riferivo anche a Kiko Argüello, fondatore del Cammino Neocatecumenale. Scrivevo infatti:

(…) Nella Chiesa “militante” c’è ancora qualcuno che avrebbe molto da dire al Sinodo, se non altro per l’esperienza di mezzo secolo di lavoro nelle famiglie e il “biglietto da visita” di numerosissimi frutti che Dio ha permesso di raccogliere.

A questa realtà ecclesiale, infatti, non è stato rivolto nessun invito per porter offrire la propria esperienza di più di 50 anni di evangelizzazione e di formazione alla fede di molte famiglie (e tramite le famiglie). L’esperienza di famiglie in missione che lasciano tutto per portare il Vangelo nelle zone più povere o secolarizzate del mondo, l’esperienza delle famiglie aperte alla vita secondo l’insegnamento della Chiesa Cattolica, l’esperienza di una trasmissione delle fede ai figli tramite i sacramenti e la lettura continua della Parola di Dio, non hanno avuto voce quando la Chiesa si è riunita per discutere sul tema della famiglia nel contesto della evangelizzazione.

Un fatto spiacevole che non ha dato però adito a risentimenti o a segnali pubblici di dissenso nella piena accettazione della volontà di papa Francesco che, da quanto si è detto, ha curato personalmente gli inviti per partecipare al Sinodo.

magister1

Sandro Magister, giornalista.

A quanto pare però, fin’ora a nessuno è sembrato strano che mancassero i “neocatecumenali” sebbene la loro assenza, se non voleva essere un segnale chiaro di rifiuto una presenza un po’ ingombrante, è stata – quanto meno – un’imbarazzante e ingenua dimenticanza.  Ora sembra che se ne sia accorto Sandro Magister, giornalista e vaticanista per nulla tenero con questa realtà ecclesiale a cui ha più volte rivolto velenose critiche (spesso infondate o basate su decontestualizzazioni tipiche di chi lavora in mala fede). Oggi, questo giornalista (che aveva già alzato la voce per sottolineare l’esclusione dell’Istituto Giovanni Paolo II dal Sinodo) sembra riconoscere, con un po’ di lucidità, i “meriti” di questa realtà ecclesiale (che pure, come ogni realtà umana, può essere criticabile e non infallibile). Ecco le parole di Magister nel suo articolo di oggi:

Ma in realtà ciò che più distingue il Cammino da altri movimenti ecclesiali e dall’insieme dei fedeli è la centralità che in esso ha la famiglia, teorizzata e vissuta in perfetta obbedienza al magistero della Chiesa di sempre ma in particolare degli ultimi papi, compresa quell’enciclica “Humanae vitae” che è ignorata e disobbedita da quasi tutti i cattolici con la complicità del clero, ma non certo dai neocatecumanali, vista la loro generosa prolificità.

Non sorprende, quindi, che il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia abbia tributato nel 2009 a Kiko, fondatore del Cammino, una laurea “honoris causa” proprio per il suo impegno a sostegno del matrimonio cristiano.

Kiko Arguello con Paolo VI

Kiko Arguello con Paolo VI.

Il giornalista italiano, propone nel suo blog, il testo di una catechesi del padre Mario Pezzi, sacerdote bresciano che da molti anni accompagna gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale nella loro missione. Una catechesi, data quest’anno a tutte le Comunità Neocatecumenali del mondo, sulla sacralità del matrimonio e sulla sessualità che non risparmia una seria condanna dell’ideologia del gender che sta seriamente minacciando i più piccoli e deboli della società: i nostri figli. Di fronte al dilagante attacco che le famiglie stanno ricevendo nelle scuole, la Chiesa (si tratta di una catechesi che riporta il Magistero ufficiale della Chiesa Cattolica, “senza se e senza ma”) risponde ribadendo la santità del corpo, della sessualità e del matrimonio cristiano nel piano salvifico di Dio.

Il Cammino Neocatecumenale ha sempre proposto il magistero papale come una guida sicura per la piena realizzazione (e quindi per la piena felicità) della famiglia. E’ per questo che il documento Humanae Vitae viene proposto come un modello da seguire per la santità della coppia, un documento dalla forza profetica per la società e la famiglia di oggi e non (come qualcuno lo considera anche dentro la Chiesa) una esagerazione di papa Montini, un documento di poco conto o un insegnamento superato e bigotto. Allo stesso modo il magistero di San Giovanni Paolo II, il papa della famiglia, che ha lasciato un’eredità spirituale, antropologica e teologica di grandissimo spessore, a cui – ahimé – troppo poco si fa riferimento nelle nostre parrocchie e in molti (altri) movimenti.

mcs

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