Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

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15 fatti realmente accaduti mostrano la deriva autoritaria dell’imposizione del “matrimonio gay”

GAYSTAPO2“Non si scherza col matrimonio gay!” così si intitola la lettera pastorale che i Vescovi dell’Australia hanno pubblicato qualche mese fa sul dibattito relativo alle “nozze” tra persone dello stesso sesso.

La lettera è indirizzata “a tutti gli australiani” ed è stata pubblicata sul sito ufficiale della chiesa australiana a febbraio di questo anno.

Il vaticanista de l’Espresso Sandro Magister ha tradotto e pubblicato una parte della lettera in lingua italiana. Si tratta di alcuni esempi concreti segnalati che testimoniano la deriva autoritaria che sta accompagnando il riconoscimento delle unioni gay in alcuni paesi. L’ultima parte della Lettera, infatti, è dedicata alle “Conseguenze della ridefinizione del matrimonio”.

La definizione civile di “matrimonio” – scrivono i vescovi – è stata modificata al fine di includere il “matrimonio dello stesso sesso”, così la nostra legge e la nostra cultura vorrebbero insegnare che il matrimonio è soltanto una questione di unione emotiva tra due (o più) persone. Tutti i matrimonio verrebbero definiti in base all’intensità emotiva piuttosto che come un’unione fondata sulla complementarietà sessuale e potenzialmente fertile.

GAYSTAPO3D’altro canto le persone che aderiscono alla definizione naturale del matrimonio saranno considerate all’antica e bigotte e dovranno rispondere davanti alla legge. (…) In questo modo la libertà di coscienza verrà accorciata in modo significativo…

Una ridefinizione del matrimonio fatta al fine di includere le relazioni omosessuali avrà conseguenze di vasta portata per tutti noi. Ecco alcuni esempi tratti dalla vita reale che si sono verificati recentemente:

  • La città di Coeur d’Alene, in Idaho (USA), ha ordinato ai ministri cristiani di celebrare nozze omosessuali sotto pena di 180 giorni di carcere per ogni giorno di mancata celebrazione delle nozze e di multe di 1.000 dollari al giorno; alcuni parlamentari britannici hanno minacciato di togliere la licenza di celebrare matrimoni ai sacerdoti che si rifiutano di celebrare “matrimoni omosessuali”.
  • In Olanda, in Francia, in Spagna, negli Stati Uniti e in Australia, dei sacerdoti sono stati minacciati di venire perseguiti per “incitamento all’odio” perché avevano difeso la visione del matrimonio della propria tradizione religiosa; la città di Houston, in Texas, ha persino imposto a dei pastori, sotto pena di sanzioni legali, di sottoporre anticipatamente i loro sermoni a un vaglio giuridico nel caso vi venissero trattati temi legati alla sessualità.
  • In Colorado e in Oregon, dei tribunali hanno multato dei pasticceri che si erano rifiutati, per motivi religiosi o di coscienza, di confezionare torte nuziali per “matrimoni omosessuali”; nel New Mexico un fotografo specializzato in servizi matrimoniali è stato multato per essersi rifiutato di fare fotografie per una cerimonia di quel tipo; e in Illinois operatori turistici sono stati citati in giudizio per non aver fornito viaggi di nozze dopo “matrimoni omosessuali”.
  • La Yeshiva University di New York City è stata citata in giudizio per non aver fornito alloggio a “coppie sposate omosessuali” e altri college universitari cattolici sono stati minacciati di azioni legali analoghe.
  • In Gran Bretagna e in alcuni stati degli USA, delle agenzie di adozione cattoliche sono state obbligate a chiudere per non aver assegnato in adozione bambini a coppie omosessuali: ad esempio l’Evangelical Child Family Services (Illinois, USA), è stato chiuso a causa del suo rifiuto di agire in questo modo.
  • Varie organizzazioni cattoliche in alcuni stati degli USA sono state costrette a estendere i vantaggi legati allo stato matrimoniale ai loro dipendenti con partner omosessuali.
  • In New Jersey un’agenzia di incontri online è stata citata in giudizio per non aver fornito il proprio servizio a coppie omosessuali, e nella contea di San Diego un medico è stato perseguito dopo che si era rifiutato di partecipare in prima persona alla riproduzione di un bambino senza padre mediante inseminazione artificiale.
  • A dei genitori in Canada e in vari paesi europei è stato richiesto di lasciare i propri figli in classe durante lezioni di educazione sessuale che insegnano la bontà dell’attività omosessuale e la sua eguaglianza con l’attività coniugale eterosessuale; ad esempio, David e Tanya Parker si sono opposti al fatto che al proprio figlio – che frequenta la scuola materna – venissero dati insegnamenti sul matrimonio omosessuale, dopo che questo era stato legalizzato dalla Corte suprema del Massachusetts, il che ha fatto sì che David sia stato ammanettato e arrestato per aver tentato di far uscire suo figlio dalla classe durante questa lezione. Ai genitori fu detto che non avevano alcun diritto di farlo.
  • In Inghilterra l’Ordine degli avvocati ha revocato a un gruppo chiamato “Christian Concern” il permesso di usare i locali dell’Ordine perché il gruppo sosteneva il matrimonio tradizionale, e questo – ha affermato l’Ordine degli avvocati – era contrario alla sua “politica della diversità”.
  • Negli Stati Uniti, in Canada e in Danimarca singoli pastori o organizzazioni religiose sono stati costretti ad autorizzare la celebrazione di matrimoni omosessuali nelle loro chiese o nelle loro sale: l’Ocean Grove Methodist Camp, nel New Jersey (USA), si è visto annullare parte del suo status di esenzione fiscale perché non consente la celebrazione civile di unioni omosessuali all’interno dei suoi terreni.
  • Parlamentari britannici hanno minacciato di vietare alle Chiese di celebrare matrimoni se non acconsentono a celebrare anche nozze omosessuali.
  • Il rabbino capo di Amsterdam e un vescovo in Spagna sono stati minacciati di azioni legali per “incitamento all’odio” solo per aver semplicemente riaffermato la posizione delle proprie tradizioni religiose.
  • Il vicedirettore incaricato del servizio psichiatrico dello stato di Victoria, in Australia, ha ricevuto pressioni a dimettersi dal suo posto nelle Commissioni regionali sui diritti umani e sulle pari opportunità dopo essersi unito a 150 medici che avevano affermato in un’inchiesta del Senato che i bambini stanno meglio con una mamma e un papà; in vari stati degli USA e in Inghilterra degli psicologi hanno anche perso il loro ruolo lavorativo per avere affermato di preferire il matrimonio tradizionale o le famiglie fondate su di esso.
  • L’avere legittimato i “matrimoni omosessuali” in Brasile ha aperto la strada alla legittimazione giuridica dei matrimoni poligamici, e la pressione per la loro legalizzazione è forte in Canada e in altre parti del mondo.
  • Imprenditori, atleti, giornalisti, insegnanti, medici e infermieri, leader religiosi e altre persone che in diversi paesi hanno parlato a sostegno del matrimonio tradizionale sono stati denigrati e diffamati nei media, si sono visti negare il lavoro o contratti d’affari, e sono stati minacciati di azioni legali.

Pertanto una visione del matrimonio – come unione di un uomo e una donna – che in precedenza era comune ai credenti come ai non credenti, trasversalmente a tutta una varietà di culture e di epoche, sta diventando sempre più una verità che non può essere detta. Una ridefinizione del matrimonio ha conseguenze per tutti.

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La Casa Bianca diventa Casa Arcobaleno: qualche insegnamento da tenere a mente

casabiancaL’America di Obama è un delirio di colori, si vive un clima di festa nazionale in tutti i 50 stati per lo storico pronunciamento della Corte Suprema: il matrimonio omosessuale è (e deve essere) un diritto costituzionale in tutti gli Stati Uniti d’America!

Per festeggiare questo storico traguardo, che il presidente Obama ha definito “un grande passo avanti nel nostro cammino verso l’uguaglianza”, quella che fino ad oggi era conosciuta come la “Casa Bianca” ha cambiato veste indossando i colori dell’arcobaleno, simbolo dei movimenti LGBT.

La Casa Bianca ha infatti cambiato la sua immagine di profilo sugli account ufficiali di Facebook e di Twitter sostituendola con un’immagine più colorata e divenendo la “Casa Arcobaleno”. Anche l’edificio (quello vero, a Washington) ha subito un mutamento cromatico, anche se temporaneo: la notte della storica decisione è stato illuminato da fasci di luce colorata che hanno impresso l’effetto arcobaleno sulle mura della famosa casa presidenziale.

Al momento non sembra che siano state contattate ditte per ri-pitturare la facciata dell’edificio (non potrei proprio dire “per imbiancare”), forse su questa decisione si pronuncerà più avanti la Corte Suprema; per ora la Casa Bianca resterà bianca, per lo meno di giorno, per lo meno nel nome. Su internet, invece, per qualche giorno sarà la “Casa Arcobaleno” più viva, più colorata, più ugualitaria, più “gaia”.

La presidenza degli Stati Uniti, negli ultimi anni, si è assunta la responsabilità di sponsorizzare il matrimonio omosessuale, “sposando” (matrimoni ovunque!) la causa degli attivisti omosessuali desiderosi di avere un matrimonio e una famiglia come tutti gli altri (con un’unica differenza: un partner dello stesso sesso). Così facendo l’amministrazione Obama ha rinunciato al ruolo super-partes che solitamente dovrebbero ricoprire i governi in una nazione per scendere in campo al fianco degli attivisti gay. Obama e la sua famiglia ora festeggiano per il trionfo dei movimenti omosessuali illuminando la propria casa coi colori LBGT.

gai marriageQuella, dunque, che per secoli fu la casa di tutti gli americani, schierandosi in questa battaglia per la libertà, è diventata oggi la casa dei gay, delle lesbiche, dei transessuali, dei fluidi e degli altri generi di “identità” che in questi hanno si sono moltiplicati (sembra che esistano più di sessanta rispettabilissimi generi) a discapito dell’arcaica e storica diade maschio-femmina ormai considerata desueta e obsoleta.

Chi entrerà nella casa arcobaleno dovrà avere il permesso dei nuovi padroni di casa nella speranza che siano (con una parola che sta entrando prepotentemente nel nostro italiano rinnovato e americanizzato) “etero-friendly”, cioè amici degli eterosessuali la cui bandiera (bianca?) non sventola più sui cieli a stelle e strisce.

Ma a vestire l’arcobaleno non è solo la Casa presidenziale, tutti i più grandi brand americani hanno salutato con entusiasmo il trionfo dell’egualitarismo a stelle e strisce modificando i loro loghi per diventare gay-friendly (neologismo ormai inserito nel neo-linguaggio).

Coca Cola, American Express, Kellogs, Twitter, Google, AmerianAirlines, BuzzFeed, Absolut Vodka, … sono alcuni dei giganti della pubblicità e dell’economia americana che si sono associati alla festa dell’orgoglio omosessuale colorando i propri marchi e condividendo la parola chiave (hashtag) #lovewins, l’amore vince. Si parla di più di 35 aziende.

Dunque la vittoria è condivisa: è la vittoria degli omosessuali che volevano l’omo-matrimonio ma è soprattutto la vittoria di Obama che voleva un’America diversa, la vittoria di Hillary Clinton che raggiante si vede già come la prossima Presidente; è anche la vittoria delle banche e dei grandi marchi internazionali che hanno combattuto sul fronte LGBT, fianco a fianco, per colorare l’america di stelle e strisce colorate.

Un fronte potente, politicamente ed economicamente, che è riuscito perfino a forzare la coscienza del giudice cattolico Anthony Kennedy, l’ottantenne il cui voto ha deciso le sorti del paese più potente e influente del mondo. Che la coscienza fosse forzata è solo un’ipotesi perché nessun uomo può entrare così in fondo ad un’altro uomo per scrutare la sua coscienza: certo è che fino ad oggi il Kennedy non sembrava avere una coscienza lassa o rilassata.

Intanto la CNN ci racconta l’interessante caso dei quartieri gay: i “gayborhood (letteralmente “il vicinato gay”). Si tratta di normali quartieri di città americane che registrano un rapidissimo sviluppo e una notevole rivalutazione non appena diventano quartieri-gay, non appena cioè, un numero considerevole di coppie omosessuali decidono di andarci ad abitare. Il miracoloso effetto-gay fa aumentare di prezzo le case tanto che si parla di un incremento del 23% negli ultimi 36 mesi. Tra le principali ragioni di questa rivalutazione degli immobili c’è la ampia disponibilità economica della maggioranza delle coppie omosessuali. In effetti, le coppie gay hanno meno possibilità di avere figli e (dunque) più possibilità di avere doppio stipendio. Tutto ciò produce effetti paralleli: coppie omosessuali che scelgono quartieri costosi, e quartieri che – vista l’ampia disponibilità dei loro clienti – vedono salire vertiginosamente il loro valore commerciale.

Questa pagina della storia insegna molte cose:

  • che gli ottantenni quando vogliono possono cambiare il mondo,
  • che gli omosessuali non sono poi così soli a combattere le proprie battaglie,
  • che ad essere inascoltate sono piuttosto le voci contrarie che difendono le origini naturali (e fino a ieri, costituzionali) del matrimonio,
  • che i presidenti e i governi non sono poi così neutrali quando si tratta di legiferare sui diritti omosessuali,
  • che tutti gli uomini sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri,
  • che i quartieri LBGT sono più costosi per viverci ma girano abbastanza soldi per metterci su un negozio,
  • che l’Italia guarda l’Europa (e soprattuto all’Irlanda) ma – occhi da falco! –  ora guarda anche l’America (sperando che non si metta anch’essa a chiederci cose),
  • che un cattolico può fare di testa propria ignorando il proprio credo,
  • che la parola ferma e decisa dei vescovi può non contare nulla per la Corte Suprema ma forma le coscienze e difende la verità,
  • che dalle unioni civili si passa al matrimonio, dal matrimonio alle adozioni, dalle adozioni all’utero in affitto,
  • che se l’amore è amore (love is love) e se l’amore vince (love wins) tutto è possibile in nome dell’amore
  • che se l’amore è amore si farà come volevano Sartre, Simone de Beauvoir, Michael Foucalt (veri e propri miti) e – sù, diciamolo – Mario Mieli… si farà l’amore “ognuno come gli va” senza curarsi dell’età.

Teniamo a mente queste cose che – come dicevano i latini – la storia è maestra. Io intanto, mentre i gay festeggiano per i loro matrimoni e corrono a sposarsi (ora si attendono valanghe di “sì” per tutta la vita finché-morte-non-ci-separi), io continuerò a cercare di convincere i miei amici (etero, etero) che sposarsi è bello. O forse aspettano la sentenza della Corte Suprema?

Papa Francesco e l’Humanae Vitae

papa manilaIl Papa Francesco ha ribadito in modo chiaro l’importanza, per la famiglia cristiana, del documento Humanae Vitae del papa Paolo VI. Lo ha fatto durante il suo viaggio in Filippine, nel discorso pronunciato all’incontro con le famiglie al Mall Of Asia Arena di Manila (qui il discorso completo, da non perdere!).

Pubblicata il 25 luglio del 1968, nel pieno della cosiddetta “rivoluzione sessuale”, la lettera enciclica scritta da papa Montini a proposito della vita umana e della regolazione delle nascite provocò, all’interno della Chiesa Cattolica, reazioni contrastanti riscuotendo dal primo momento molte critiche e contestazioni da parte di esperti, teologi, singoli vescovi e intere conferenze episcopali. Il documento non ha certo un appeal popolare, il suo non è un messaggio immediatamente attraente né facile da mettere in pratica ma descrive l’alta vocazione della famiglia e della paternità e maternità responsabile. E’ per questo motivo che, ancora oggi, è al centro di grandi polemiche ed è considerato uno dei testi magisteriali più discussi degli ultimi decenni.

Da una parte c’è chi considera l’Humanae Vitae un atto di forza, solitario e testardo, del papa Paolo VI che decise contro i pareri della commissione di esperti da lui stesso istituita. Costoro ne criticano l’eccessiva durezza e severità nei confronti dei coniugi cristiani nel vietare i “metodi artificiali” di controllo delle nascite. Tra coloro che hanno contestato l’Humanae Vite si è alzata anche l’autorevole voce del card. Martini che mai nascose le sue posizioni avanguardiste in materia di morale sessuale. Nel suo libro-intervista “Dialoghi notturni a Gerusalemme”, il cardinale definì il documento papale “un grave danno” che provocò l’allontanamento di molte persone dalla Chiesa. Così l’insegnamento morale di Paolo VI viene considerato, da molti ambienti ecclesiastici, retrogrado, superato e lontano dalla mentalità e dai problemi odierni dei coniugi cristiani.

Dall’altra parte ci sono coloro che – fedeli al magistero di Paolo VI – hanno sottolineano la bellezza, la dimensione profetica e l’importanza fondamentale dell’Humanae Vitae per la situazione attuale delle famiglie. Primo fra tutti san Giovanni Paolo II che dedicò molti studi e catechesi a ciò che si conosce come “teologia del corpo” (sintetizzata in modo chiaro e preciso nel libro “La sessualità secondo Giovanni Paolo II” del giornalista francese Yves Semen). In nessun momento e sotto nessun aspetto il magistero del papa polacco si discostò dalle indicazioni di Paolo VI. Allo stesso modo Benedetto XVI – a quarant’anni dalla pubblicazione del documento – indicò che “quell’insegnamento non solo manifesta immutata la sua verità, ma rivela anche la lungimiranza con la quale il problema venne affrontato”.

Ora anche papa Francesco mostra la sua volontà di conservarne l’insegnamento dell’Humanae Vitae come una parola valida per la Chiesa e per i cristiani di oggi. Nell’incontro con le famiglie filippine, parlando delle “colonizzazioni ideologiche che cercano di distruggere la famiglia”, il papa ha invitato a non perdere di vista “la missione della famiglia” e a “dire di no a qualsiasi colonizzazione politica” con sagacia, abilità e forza. Tra le grandi sfide che la famiglia è chiamata ad affrontare il papa ha citato i disastri naturali, la povertà e l’emigrazione: problemi che affliggono in modo particolare le Filippine e i paesi limitrofi. Ma, allo stesso tempo, il “materialismo” e “stili di vita che annullano la vita familiare e le più fondamentali esigenze della morale cristiana” sono il frutto di una vera e propria “colonizzazione ideologica” che si avventa contro l’istituzione familiare. La “mancanza di apertura alla vita” è uno dei mali di cui soffre la famiglia che segue le sirene del relativismo e della “cultura dell’effimero”. La chiusura alla vita diventa poi un cancro all’interno della società che invecchia e muore, giacché – prosegue il pontefice “ogni minaccia alla famiglia è una minaccia alla società stessa”.

A questo punto Francesco ricorda il papa Paolo VI che “ebbe il coraggio di difendere l’apertura alla vita nella famiglia. Lui conosceva le difficoltà che c’erano in ogni famiglia, per questo nella sua Enciclica era molto misericordioso verso i casi particolari, e chiese ai confessori che fossero molto misericordiosi e comprensivi con i casi particolari. Però lui guardò anche oltre: guardò i popoli della Terra, e vide questa minaccia della distruzione della famiglia per la mancanza dei figli. Paolo VI era coraggioso, era un buon pastore e mise in guardia le sue pecore dai lupi in arrivo”.

L’intento di papa Montini, sollecitato dai movimenti di liberazione sessuale, dalla diffusione della pillola abortiva e dagli allarmi sul boom demografico, fu quello di ribadire la sacralità della vita e della sessualità umana e stabilire la dottrina cattolica nel campo della morale coniugale, con particolare riferimento alla regolazione della natalità. Ribadendo il giudizio negativo nei confronti dell’aborto, della sterilizzazione e dei metodi anticoncezionali, Paolo VI sottolineò l’inscindibilità tra l’aspetto unitivo e quello procreativo dell’atto coniugale stabilendo che “qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita” (n° 11).

Per il papa Paolo VI “la paternità responsabile si esercita, sia con la deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa, sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente od anche a tempo indeterminato, una nuova nascita”. Nel riconoscere i “propri doveri verso Dio, verso se stessi, verso la famiglia e verso la società”, i coniugi “non sono liberi di procedere a proprio arbitrio, come se potessero determinare in modo del tutto autonomo le vie oneste da seguire, ma, al contrario, devono conformare il loro agire all’intenzione creatrice di Dio, espressa nella stessa natura del matrimonio e dei suoi atti, e manifestata dall’insegnamento costante della chiesa”.

Nulla di semplice, insomma. Ma il papa fu profetico perché oltre a segnalare la via da percorrere, indicò i rischi e i pericoli di uno stile di vita che sposasse la regolazione artificiale delle nascite (HV 17): l’infedeltà coniugale, l’abbassamento della moralità, la banalizzazione della sessualità, la mancanza di rispetto nei confronti della donna (considerata “strumento di godimento egoistico”), il rischio dell’intromissione del governo nelle decisioni familiari dei coniugi attraverso metodi anticoncezionali suggeriti o imposti…

La contestazione all’enciclica Humanae Vitae è uno dei problemi spinosi che la Chiesa è chiamata ad affrontare con serietà e attenzione pastorale. Sono molti i cattolici che si pongono in netta opposizione ai dettami di questa enciclica: sia i singoli coniugi cristiani, con una condotta di regolazione delle nascite che non esclude i metodi anticoncezionali, sia i pastori o  i teologi con un insegnamento che contrasta nettamente col magistero di Paolo VI.

Ne è un chiaro esempio il risultato del questionario preparatorio per il Sinodo Straordinario sulla Famiglia che ha evidenziato come, l’Humanae Vitae “nella stragrande maggioranza dei casi, non è conosciuta nella sua dimensione positiva. Coloro che affermano di conoscerla appartengono per lo più ad associazioni e gruppi ecclesiali particolarmente impegnati nella frequentazione delle parrocchie o in cammini di spiritualità familiare” (Instrumentum Laboris, n° 123). Si evidenzia inoltre una netta dicotomia tra ciò che la Chiesa insegna e ciò che la maggioranza dei cattolici crede e pratica, senza che ci sia un giusto accompagnamento necessario per la comprensione della realtà coniugale alla luce della fede e della antropologia cristiana.

Un altro esempio recente che mostra più da vicino la confusione in materia lo troviamo in una rivista mensile dell’etere cattolico gestita da una nota comunità religiosa. Nel numero di dicembre vi si trova una lettera di due coniugi del nord Italia sposati da quarant’anni che, in coscienza e per il benessere della loro unione, fanno uso della pillola anticoncezionale vietata esplicitamente dall’Humanae Vitae; i coniugi si dicono profondamente “avviliti” perché il Sinodo appena concluso “ha proposto sbrigativamente ai coniugi la Humanae Vitae” mentre speravano che la Chiesa “finalmente cambiasse atteggiamento”. La risposta del giornale avviene per mano di un “teologo” italiano che si dice anch’esso “perplesso” per la “conferma senza riserve” della enciclica di Paolo VI, sottolineando l’esistenza di uno “scisma sommerso” all’interno della Chiesa. Il teologo ricorda che diverse conferenze episcopali, così come il card. Martini, hanno cercato di rivedere e reinterpretare l’insegnamento ufficiale della Chiesa senza però riuscirci e si mostra fiducioso perché i lavori sinodali sulla famiglia devono ancora concludersi.

La speranza di molti fedeli e pastori è dunque che l’Humanae Vitae venga modificata, alleggerita o definitivamente superata in favore di una maggior apertura ed elasticità mentale. Sono speranze riposte sul Sinodo e sicuramente ci sarà da discutere. Ma a quanto pare, papa Francesco, non ha intenzione di modificare l’insegnamento della Chiesa cattolica con un “abbassamento della moralità”. Ciò che ebbe a cuore Paolo VI nella stesura dell’enciclica fu tenere alta la legge per elevare l’uomo, senza cadere nel rischio che sia l’uomo ad abbassare la legge per poter raggiungerla più facilmente.

E’ ovvio che nessuna legge, neanche le norme del magistero ecclesiastico promulgate dal papa, può avere un carattere coercitivo, nessuno è “costretto” ad obbedire ma tutti sono invitati ad accogliere con fede questa parola della Chiesa, come una parola che viene da Dio. E’ per questo che (così come fece Paolo VI invitando i sacerdoti ad una cura pastorale attenta e sollecita) Francesco ha ribadito con forza la necessita, per i pastori, di essere “misericordiosi e comprensivi” con i casi particolari. Da qui a cancellare l’Humanae Vitae ci passa un bel po’ di differenza.

Miguel Cuartero
@mcuart

María que desata los nudos y el papa Francisco

st peter augsburg“María que desata los nudos” es una particular devoción a la Virgen Maria que nace en Alemania a principios de 1700. Las noticias históricas sobre esta devoción son escasas y no muy detalladas. Al origen de la devoción hay una historia de vida cotidiana: una historia familiar.

Wolfgang Langenmantel y Sophie Imhoff se casaron en 1612 pero después de poco tiempo, unos tres años, su matrimonio entró en crisis, tanto que los dos esposos pensaron en el divorcio; una idea que empezaron a considerar muy seriamente.

Antes de la completa separación, el noble Wolfgang decidió pedir ayuda en el cercano monasterio de Ingolstad (a unos 70 Km de Ausburg) donde residía el padre jesuita Jakob Rem conocido y apreciado por todos por su discernimiento y su profundidad espiritual. El jesuita decidió encomendar esta grave situación a la intercesión de la Virgen y juntos rezaron con intensidad y devoción invocando la ayuda de María “tres veces admirable”.

Es inútil afirmar (no estaríamos aquí contándolo) que la pareja experimentó los efectos positivos de la oración a Dios a través de María. Gracias a los distintos momentos de oración con el padre Jakob ante el altar de la Virgen María, la situación de los esposos cambió de manera progresiva hasta la mutua reconciliación.

handfasting2A este propósito suele citarse un evento extraordinario ocurrido al padre Jakob el día 28 de septiembre de 1615 en la capilla del monasterio. Los testimonios acerca de este episodio son pocos y muy confusos: existen relatos disconformes y dudosos. El milagro tiene que ver con el padre Rem y… unos nudos. Durante la oración en favor de Wolfgan y Sophie (o bien durante la celebración de un matrimonio) los nudos de una cinta se desataron milagrosamente y la cinta adquirió un color resplandeciente, como nuevo. Es probable que se tratase de la cinta matrimonial de los esposos en crisis; en efecto, durante cada celebración matrimonial las manos de los novios eran atadas entre ellas como señal de un vínculo indisoluble. Aquella cinta, quizá vuelta a tomar por el jesuita en ocasión de la especial oración, se desató y se volvió nuevamente de un blanco resplandeciente como en el día del matrimonio.

El milagro se tiñe de leyenda. Es mornal que sea así, después de 300 años, en el caso de una devoción descubierta hace pocas decenas de años. Pero el verdadero milagro es el “milagro moral”, el de la reconciliación, del perdón entre los dos esposos a punto de dividirse. Allí donde el perdón es imposible para los hombres – amarrados por el rencor, el resentimiento, el orgullo y el odio – solo la intervención del Amor de Dios puede hacer posible la reconciliación. He aquí el verdadero milagro: ¡el matrimonio se salva y el Divisor es derrotado!

La novena a María que desata los nudos es conocida como la “Novena que derrota al diablo”. En efecto, según el relato del exorcista capuchino, el padre Cipriano de Meo, ha sido el mismo diablo, durante un exorcismo, quien confesó que fue aquella novena – rezada por la mujer de un hombre poseído – la que destruyó el plan omicida hacia el pobre desafortunado. Desde aquel momento el exorcista aconsejó a todos sus “clientes” que se encomendaran a la Virgen María a través de esta novena particular que destruye los planes del diablo.

BeataVerginechescioglieinodiPero volvamos a nuestra historia…

Pasaron los años y el nieto de Wolfgan y Sophie, Hieronymus Ambrosius Von Langenmantel, emprendió la vida religiosa convirtiéndose en Canónigo de la Iglesia de St. Peter en Augusta. Hieronymus dedicó una de las capillas de la iglesia a la memoria de su familia y comisionó un retablo para recordar el matrimonio de sus abuelos salvado gracias a la intercesión de la virgen María. El autor del cuadro fue el pintor Johann Melchior Georg Schmittdner que llevó a cabo la obra entre 1699 y 1700.

La Virgen está representada en el cielo, entre los ángeles, mientras desata unos nudos de una cinta que le ofrece un ángel situado a su izquierda; después de haber desatado los nudos, María le pasa la cinta desatada a otro ángel que se encuentra a su derecha. El episodio recuerda evidentemente el milagro del perdón matrimonial subrayando la importancia de la figura de María como mediadora en la vida de pareja. En la parte inferior del retablo se representa un interesante particular: el ángel Rafael acompaña a Tobías al encuentro con su esposa. La historia procede del Antiguo Testamento, del libro de Tobías. La imagen de Tobías y el ángel quiere subrayar, una vez más, que el matrimonio es deseado y conducido a buen fin por Dios quien envía a sus ángeles para ayudar a la pareja casada. Se puede leer aquí también la figura de Wolfgan Langenmantel que, acompañado por el ángel de la guarda, camina hacia el monasterio de los jesuítas para pedir ayuda a Dios en un momento de dificultad.

Superada la crisis matrimonial, cumplido el “milagro moral” del perdon, ofrecido e entronizado el retablo de agradecimiento en la Iglesia de San Pedro, vemos nacer en torno a esta Virgen que “desata los nudos” una devoción: se recurre a ella sobretodo por problemas familiares. Pero la popularidad de la imagen quedará limitada al territorio circunstante por al menos dos siglos.

Solo en el siglo XX esta imagen mariana saldrá de los confines europeos para darse a conocer en el Nuevo Mundo. Fue el actual papa Francisco quien promovió la devoción a la “desatanudos” en América.

bergoglio jovenCuando el Padre Jorge Mario Bergoglio conoció por primera vez esta imagen se enamoró inmediatamente de esta devoción. Era la segunda mitad de los años ochenta. En el 1986 el padre Bergoglio viajó a Augsburg (o Augusta), la bella ciudad en el sur de Alemania, para completar su tesis doctoral sobre el teólogo alemán romano Guardini. Durante su estancia alemana visitó la Iglesia de St. Peter am Perlach administrada por sus hermanos jesuítas. Fue allí donde Bergoglio vió por primera vez el lienzo con el diseño de María que desata los nudos, conoció su historia y la devoción y decidió llevarse la “desatanudos” a Buenos Aires como un regalo para sus feligreses. Como aquellos padres que, debiendo alejarse de su casa por algunos días, al regresar traen regalitos para los hijos que esperan impacientes su regreso, así Bergoglio decidió llevar a Argentina algunas estampas de aquella bella imagen de María para reproducirlas y difundirlas en su patria. En Argentina Bergoglio comenzó a distribuir las imágenes a sacerdotes y fieles de su diócesis.

En 1996 el párroco de la parroquia de San José del Talar en Buenos Aires, decidió difundir la devoción a María que desata los nudos en su parroquia. Le dedicó un altar a esta imagen y la Virgen “desatanudos” (en una reproducción pintada por una artista local) fué colocada en el lado izquierdo de la Iglesia. Hoy, en Buenos Aires, la parroquia de San José es conocida como el “Santuario de la Virgen que desata nudos”. Los feligreses pasan a saludar a la bella imagen pidiendo a María que proteja sus familias, y el día 8 de cada mes centenares de peregrinos se reúnen para celebrar la fiesta semanal de María.

ImmagineEl Cardenal Bergoglio, en aquel entonces obispo de Buenos Aires, celebró la Santa Misa en San José del Talar el 8 de diciembre de 2011 en ocasión de los 15 años de entronización de la imagen en aquella parroquia. En la homilia afirmó: “Dios, que derrocha su gracia para sus hijosquiere que nos confiemos a Ella, que le confiemos los nudos de nuestros pecados para que ella se los acerque a su hijo Jesús”.

Desde que Bergoglio fue elegido Papa muchos han recordado esta devoción de origen alemana que el Santo Padre ha contribuido a difundir en todo el mundo. En efecto, Bergoglio es muy devoto de la Virgen, tanto que el dia después de su elección a Sumo Pontifice quiso visitarla en la Basilica de Santa María la Mayor (Santa Maria Maggiore) en Roma. Así ha dado inicio a su pontificado, poniendo todo en las ábiles manos de María, incluso los nudos más apretados, aquellos que sólo Ella puede deshacer.

Miguel Cuartero Samperi

 

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L’Africa contro gli omosessuali ma la Chiesa condanna ogni discriminazione!

african voicesIn Africa è proibito essere omosessuali! E in alcuni paesi le cose per il mondo gay si stanno mettendo veramente male. Sono molti infatti gli stati africani che hanno approvato leggi che restringono o, addirittura, puniscono gli atteggiamenti degli omosessuali considerandoli dei veri e propri crimini.

In Uganda il presidente della repubblica Yoweri Museveni (“M7”, da 28 anni a capo del governo) ha dichiarato guerra agli omosessuali con una durissima legge che prevede dure pene (da 14 anni all’ergastolo) per il “reato di omosessualità”. “La società – ha affermato Museveni – può fare qualcosa per scoraggiare questa tendenza”. Comprensibile l’indignazione dell’occidente. Diversi paesi europei (ad esempio Olanda, Svezia, Norvegia e Danimarca), così come la Casa Bianca di Washinton, hanno dichiarato di volere interrompere gli aiuti al governo ugandese, mentre il segretario di stato Usa, John Kerry, ha parlato di legge “aberrante”, di “giorno tragico” per l’Uganda e per tutti coloro che hanno a cuore i diritti umani. Il governo ugandese, per tutta risposta, ha dichiarato che preferiscono un paese povero ma che rispetti i valori morali. Secondo quanto riferisce la stampa africana la situazione ha causato il panico tra gli omosessuali ugandesi, costretti a nascondersi o a fuggire nel vicino Kenia.

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Anche in Nigeria la situazione è precipitata dopo che, a gennaio, il presidente Goodluck Jonathan ha firmato una nuova legge che vieta ogni relazione omosessuale, la propaganda e le associazioni gay punendo i trasgressori con pesanti pene fino a 14 anni di carcere. Secondo la nuova legge nigeriana è proibito ogni tipo di raduno di omosessuale, feste, processioni, incontri o conferenze. Secondo Amnesty International in Africa ci sono 38 stati africani che condannano l’omosessualità considerandola un delitto perseguibile dalla legge, mentre negli ultimi 5 anni si sono aggravate le restrizioni in Uganda, Sudan del Sud, Burundi, Liberia e Nigeria.

Se la Chiesa Cattolica fosse veramente “omofoba” e nemica degli omosessuali come alcuni si ostinano a pensare, potrebbe ben rallegrarsi di queste nuove leggi anti-gay. Si da il caso però che, di fronte a questa situazione di discriminazioni sessuali, è proprio la Chiesa Cattolica ad alzare la voce per chiedere il rispetto e la piena accettazione degli omosessuali all’interno della società africana. E’ ciò che è successo recentemente anche in India dove la Conferenza Episcopale ha condannato ogni discriminazione e ingiustizia verso gli omosessuali mentre la Corte Suprema di New Delhi (guidata da leader induisti) ha ribadito che l’omosessualità è un delitto punibile col carcere.

Anche in Africa sono i proprio cattolici a difendere le ingiuste persecuzioni contro gli omosessuali promosse da governi di matrice islamica o protestante. Il giornale della Conferenza Episcopale Sudafricana “Southern Cross” ha criticato duramente le leggi che in diversi paesi del continente africano (in particolare i casi dell’Uganda e della Nigeria) condannano l’omosessualità come un crimine. Il settimanale cattolico ha invitato ad “evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione” e ad accogliere gli omosessuali con “rispetto, compassione e delicatezza”. L’odio e l’intolleranza – continua l’editoriale – sono infatti contrari agli insegnamenti della Chiesa Cattolica” che “non può sostenere la criminalizzazione di questioni di moralità privata”. Il “Southern Cross” cita il Catechismo della Chiesa Cattolica che afferma che gli omosessuali “devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza” evitando “ogni marchio di ingiusta discriminazione” (Cfr. Catechismo dell Chiesa Cattolica, n. 2358). Infine, continua l’editoriale, “Sebbene gli insegnamenti della Chiesa le impediscano di schierarsi al fianco degli omosessuali su molti temi, specialmente sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, essa ha l’obbligo, imposto da Cristo, di essere solidale con tutti quelli che sono ingiustamente messi ai margini e perseguitati”.

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L’insegnamento della Chiesa Cattolica, in effetti, considera tradizionalmente che gli atti omosessuali siano “intrinsecamente disordinati” perché “contrari alla legge naturale”. Ma in nessun modo promuove né fomenta l’odio o la discriminazione nei confronti delle persone omosessuali nel rispetto della dignità sacrale di ogni persona umana, voluta e creata da Dio “a sua immagine e somiglianza” (cfr. CCC nn. 1929-1933)

E’ per questo che la Chiesa cerca in ogni modo di adempiere al precetto della carità verso i più bisognosi e lo fa in tutto il mondo assistendo i poveri, i malati, i disabili, i carcerati, le prostitute, i tossicodipendenti, gli anziani, gli orfani, i migranti, coloro che vengono discriminati ingiustamente e difendendo la vita dal suo concepimento alla sua morte.

Un recente esempio di questa missione di carità della Chiesa lo troviamo in Tanzania, paese che affronta una vera epidemia del virus HIV: più di un milione e mezzo di persone sono malate di AIDS (statistiche 2012) con un tasso di contaminazioni pari a 400 infezioni al giorno! Qui la Chiesa ha aperto un programma di aiuto gratuito ai sieropositivi della zona di Shinyanga. Si tratta del progetto quinquennale “Test & Treat” che prevede la diagnosi e la cura gratuita dell’AIDS, un programma coordinato dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari e dalla Chiesa locale in collaborazione con una casa farmaceutica statunitense. Grazie a questa meritoria iniziativa, in quattro diversi punti ospedalieri della zona sarà possibile effettuare gratuitamente le analisi di laboratorio per scoprire se esiste un contagio e, in caso positivo, accedere alle terapie antiretrovirali (TARV), un trattamento essenziale per contenere la diffusione del mortale virus anti-immunitario. Ma di queste notizie la stampa non si cura e nessuno ne parla.

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P.s. In Europa la situazione è completamente diversa: le associazioni e gli attivisti LGBTI (acronimo per “Gay, Lesbiche, Bisessuali, Transgender e Intersessuali”) stanno riuscendo ad acquistare sempre maggiore autorità; la loro voce si alza con autorevolezza quando reclamano un migliore trattamento e una maggiore attenzione alle discriminazioni attuate nei loro confronti; In questo periodo hanno raggiunto sempre migliori risultati riuscendo anche, con pressioni politiche ed economiche, ad approvare nuove leggi (per esempio in Francia, il riconoscimento dell’unione “matrimoniale” tra gli omosessuali) e ad inserirsi sempre di più nei progetti educativi degli stati o delle singole regioni per promuovere e diffondere una nuova cultura-gender e gay-friendly (basti guardare all’Italia e alle nuove disposizioni del Comune di Roma per le scuole della capitale). Un atteggiamento più aperto e accogliente verso i diversi (e nuovi) generi è sinonimo di progresso e la Chiesa Cattolica è considerata nemica di questo progresso perché, ostinata a considerare l’atteggiamento sessuale contro la natura dell’uomo e della sessualità, non dimostra di comprendere e accettare le persone omosessuali nella loro diversità. Ma i cattolici africani stanno dimostrando che la Chiesa non è omofoba e nemica degli omosessuali come si vuole spesso pensare.

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