Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivio per il tag “Pasqua”

I ceri pasquali delle monache benedettine di Montefiascone (foto e info)

In vista della Pasqua le monache benedettine del Monastero San Pietro di Montefiascone (VT) hanno confezionato dei ceri pasquali destinati alle parrocchie e alle comunità che desiderino averli. Il ricavato servirà per il sostentamento del Monastero che si ispira al carisma di San Benedetto da Norcia.

Leggi anche: Che significato ha il cero pasquale e cosa hanno a che vedere le api?

Il lavoro nella Regola di San Benedetto: vendita e prezzi.

Secondo san Benedetto la vita del monaco e della monaca è scandita da tre momenti: l’ascolto, la preghiera, il lavoro, in modo che l’ascolto della Parola, alimenti il dialogo con Dio nella preghiera e animi l’impegno del lavoro. Nella sua Regola il santo di Norcia afferma che «L’ozio è nemico dell’anima, perciò i monaci devono dedicarsi al lavoro in determinate ore e in altre, pure prestabilite, allo studio della parola di Dio». E ancora: «i monaci sono veramente tali, quando vivono del lavoro delle proprie mani come i nostri padri e gli Apostoli» (cfr. RSB Regola, XLVIII). Inoltre Benedetto afferma che: «Se in monastero ci sono dei fratelli esperti in un’arte o in un mestiere, li esercitino con la massima umiltà, purché l’abate lo permetta». Sulla vendita dei prodotti e sui prezzi Benedetto aggiunge: «Se poi si deve vendere qualche prodotto del lavoro di questi monaci, coloro, che sono stati incaricati di trattare l’affare, si guardino bene da qualsiasi disonestà. […] Però nei prezzi dei suddetti prodotti non deve mai insinuarsi l’avarizia, ma bisogna sempre venderli un po’ più a buon mercato dei secolari “affinché in ogni cosa sia glorificato Dio”» (Regola, LVII).

Continua a leggere…
Annunci

Fiat Lux: la luce della Risurrezione che illumina le tenebre dell’uomo (Benedetto XVI)

Pasqua è la festa della nuova creazione. Gesù è risorto e non muore più. Ha sfondato la porta verso una nuova vita che non conosce più né malattia né morte.

A Pasqua, al mattino del primo giorno della settimana, Dio ha detto nuovamente: “Sia la luce!”. Prima erano venute la notte del Monte degli Ulivi, l’eclissi solare della passione e morte di Gesù, la notte del sepolcro. Ma ora è di nuovo il primo giorno – la creazione ricomincia tutta nuova. “Sia la luce!”, dice Dio, “E la luce fu”. Gesù risorge dal sepolcro. La vita è più forte della morte. Il bene è più forte del male. L’amore è più forte dell’odio. La verità è più forte della menzogna. Il buio dei giorni passati è dissipato nel momento in cui Gesù risorge dal sepolcro e diventa, Egli stesso, pura luce di Dio. Questo, però, non si riferisce soltanto a Lui e non si riferisce solo al buio di quei giorni. Con la risurrezione di Gesù, la luce stessa è creata nuovamente. Egli ci attira tutti dietro di sé nella nuova vita della risurrezione e vince ogni forma di buio. Egli è il nuovo giorno di Dio, che vale per tutti noi. Continua a leggere…

Tommaso Moro: tra Islam ed eresie, così la Chiesa soffre la sua Passione

«Non ci può essere nulla di più efficace per la salvezza e per seminare ogni genere di virtù nel cuore di un cristiano che meditare con pietà e fervore le vicende della passione di Cristo».

Così scriveva Tommaso Moro nel 1535 mentre, prigioniero nella Torre di Londra, attendeva la condanna per Alto Tradimento al re Enrico VIII. Durante la prigionia, avvicinandosi l’ora di salire gli scalini del patibolo per ricevere l’onore della decapitazione (la pena prevista per i traditori era lo sventramento), l’ex cancelliere del regno d’Inghilterra, si dedicò a ciò che considerava la cosa più importante ed urgente: la salvezza della sua anima. Aveva imparato infatti a temere Dio più di “quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima”. Per questo decise di concentrare la sua attenzione sul mistero della passione di Cristo, sulle sofferenze patite dal Salvatore prima di salire sul Golgotà per venire crocifisso. Continua a leggere…

“Quello che vuole Dio, io lo faccio”. Il cammino di Chiara Maria dall’ospedale al Paradiso

chiaramaria2La mattina del 23 aprile del 2016 Dio ha chiamato a sé Chiara Maria, una ragazza di appena 25 anni. A sei mesi di distanza, il 2 novembre giorno in cui la Chiesa ricorda i fedeli defunti, il padre Alfredo, il fidanzato Stefano ricordano quei giorni in cui, con dolore e speranza, hanno accompagnato Chiara nel suo cammino dal letto dell’ospedale del Policlinico di Tor Vergata alle porte del Paradiso.

Assieme a loro anche padre Domìnik, sacerdote domenicano polacco che accompagna la comunità neocatecumenale dove Chiara Maria, fin dalla adolescenza, camminava assieme ad altri cinquanta fratelli nella parrocchia di Santa Francesca Cabrini, a Roma.

Dopo 5 anni di indagini e analisi su alcune macchie comparse sul suo corpo, a 24 anni, a Chiara Maria le viene diagnosticato un tumore alla pelle; lei sceglie di portare questa pesante ed inattesa croce con l’aiuto di Dio. Inizia una serie di infinite chemioterapie, proprio il 14 settembre del 2015, giorno dell’Esaltazione della Santa Croce. I suoi amici, i parenti, i fratelli della comunità la ricordano come una ragazza “che ha scoperto di avere la metastasi al cervello e sorride, prega, spera, lotta”. Il suo funerale è stato una festa, un matrimonio tra Chiara Maria e Dio, amici e conoscenti hanno riempito ogni angolo della chiesa ma anche il piazzale antistante per accompagnarla e salutarla col canto e la preghiera.

Su questa storia è stato pubblicato un libro intitolato Credere per Vedere (ArabaFenice 2016, pp. 123, € 13,00) scritto pochi giorni dopo il funerale dall’amico Massimiliano Giglio per fissare nella memoria quell’evento straordinario di cui è stato spettatore privilegiato e nel quale è stato possibile vedere “il cielo aperto” negli occhi di una ragazza normale, nella fede di una comunità cristiana, nelle preghiere dei genitori e dei fratelli, una speranza di una vita senza fine, capace di andare al di là della morte corporale.

L’autore – così come coloro che hanno collaborato alla stesura del libro con consigli, correzioni e suggerimenti – è convinto che la testimonianza di questa ragazza può aiutare molte persone, come è successo a lui stesso: “Appena cinque mesi fa io mi trovato all’inferno. La testimonianza di Chiara e il suo vivere la fede mi hanno aperto gli occhi e riportato in vita. Mi ha fatto vedere quali sono le cose importanti, quanto senza Dio non possiamo fare nulla e quanto con Lui non c’è nulla che non possiamo fare” (p. 36)

chiaramariabrunoIl piccolo volume è impreziosito dagli appunti di Chiara Maria, scritti durante la sua ultima Pasqua, quando, costretta a restare in ospedale e dunque impossibilitata a partecipare alla Veglia Pasquale con la sua comunità, ha confidato a padre Domìnik una breve riflessione per ogni lettura della Veglia di Pasqua aprendo il suo cuore alla Parola di Dio che illumina la storia: “Sono riuscita – scrive Chiara a padre Domìnik – a mettermi a scrutare e a riflettere su queste splendide letture della Veglia di Pasqua, alla quale non potrò partecipare! […] I pensieri su ciò che ho letto e scrutato mi stanno accompagnando tanto in questi giorni un po’ difficili. […] Prega per me!! Buona Santa Pasqua!!!!!” (p. 99). Commentando la lettera ai Romani, Chiara Maria scrive: “Una delle mie più grandi paure, non è tanto quella di morire, ma è quella di morire lontana da Cristo” (p. 114).

Come è possibile avere questa fede? Da dove può venire la speranza nel buio della morte? San Paolo afferma che “se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede” (1 Cor. 15,14). La risurrezione di Cristo rappresenta il punto di svolta della storia dell’uomo: solo nell’evento della Risurrezione di Gesù l’uomo può trovare risposta agli interrogativi che la sofferenza e la morte severamente e impietosamente gli impongono. Se Cristo non è risorto tutto è vano, tutto crolla, nessuna risposta consolante può essere proposta a chi muore e a chi soffre e tanto meno creduta.

Solo la fede nella risurrezione può fare in modo che un evento tragico come una malattia inarrestabile che si accanisce su una giovane ragazza piena di vita e di sogni, venga vissuto nella pace, in comunione con gli altri (la “comunione dei santi”) e con Dio, nella speranza della risurrezione e della Vita Eterna e non nella ribellione e nella rabbia. Solo questo può trasformare il lutto in una festa, la tristezza in gioia, l’angoscia in serenità. “La nostra Chiara sarà ricordata per molti e molti anni per questo motivo: mai nessuno l’ha sentita maledire la storia, maledire Dio, maledire il tumore, mai nessuno l’ha vista tentare di scendere dalla croce…” (p. 58).

E’ questa la straordinaria testimonianza che ci ha lasciati Chiara Maria, che è morta dicendo che avrebbe fatto la volontà di Dio, qualunque essa fosse: “Quello che vuole Dio, io lo faccio“. Così facendo – sostenendo dal letto del suo dolore i parenti e gli amici con quella grazia che le è stata donata dal Cielo – ci ha dimostrato in maniera tangibile che è possibile stare sulla croce e non bestemmiare Dio. E’ stato possibile a lei assieme alla sua comunità ed è possibile – se Dio ce lo chiederà e ci darà la forza – anche a noi.

Il servizio completo su Tv2000:

Intervista a Massimiliano Giglio, autore di Credere per vedere (Araba Fenice, 2016).

Articolo originale su Aleteia.org

In cammino coi discepoli di Emmaus per tornare umani e guarire con Cristo

epicoco solo i malatiE’ possibile rialzare lo sguardo dalle nostre crisi, dal dolore provocato dalla storia, dalle ferite che lacerano la nostra anima arrivando a colpire il nostro corpo costringendoci a camminare a testa bassa, delusi, con l’aria sconfitta e il vuoto dentro il cuore?

E’ possibile incontrare Gesù Cristo risorto mentre si sperimenta nella propria carne l’esperienza dolorosa della croce? Ri-conoscerlo lungo la strada, stringere la sua mano e iniziare a camminare con lui verso la pienezza di una vita da risorti, per essere – finalmente – “simili a Lui”?

Tutto questo è possibile, ma il primo passo necessario sarà quello di riconoscersi malati, perché Gesù non è venuto per i sani ma per i peccatori e, sebbene l’uomo non sia stato creato per morire ma il suo destino sia la Vita eterna, infinita e felice, “è proprio degli umani ammalarsi”. Lasciare spazio all’imprevisto, accogliere l’irruzione di Gesù nella propria vita e rendersi disponibile alla sua azione che porta salute e salvezza non deluderà i viandanti che camminano per la vita mossi da un’inquietudine di senso, forse stanchi, forse scettici, forse delusi dalla storia.

Ecco dunque un percorso di guarigione che vuole essere sostegno e incoraggiamento per credenti e non credenti disposti a compiere un atto di coraggio nel riconoscersi malati, bisognosi cioè dell’aiuto di un medico, per poter tornare a disporre al massimo della propria anima e del proprio corpo. Senza questo coraggio, pensando di non aver bisogno di cure, nessuno sarà in grado di guarire.

E’ questo il senso del libro Solo i malati guariscono: l’umano del (non) credente (San Paolo 2016, € 10,00). 110 pagine scritte da don Luigi Maria Epicoco, con un linguaggio allo stesso tempo diretto e semplice, immediato e profondo, concreto, a tratti poetico. Pubblicato il 15 febbraio dalle Edizioni San Paolo, il libro del giovane sacerdote aquilano è diventato subito un best-seller, un caso editoriale che ha visto esaurire la prima edizione in meno di 15 giorni.

L’autore, nato nel 1980, è parroco della Parrocchia universitaria San Giuseppe Artigiano de L’Aquila e professore di Filosofia e Teologia. Nonostante la sua giovane età, ha al suo attivo diverse pubblicazioni, libri e articoli di carattere scientifico (recentemente per le edizioni Tau ha pubblicato: La Misericordia ha un volto. Il giubileo della Misericordia secondo papa Francesco). Quello di Epicoco è un caso particolare nel panorama editoriale religioso, un campo dominato da autori affermati che assicurano vendite (mai facili, in tempi di crisi) ma dove i giovani autori, filosofi o teologi che siano, fanno fatica a trovare spazio e visibilità. Eppure la formula si è rivelata subito vincente e don Luigi ha saputo dimostrare una straordinaria capacità comunicativa soprattutto verso il pubblico giovane, che spesso mantiene una distanza di sicurezza dalle librerie religiose, ma che questa volta è rimasto attratto da un linguaggio fresco, attuale, esistenziale, privo di “paroloni”, che evita artifici linguistici e teologici per mettersi al servizio del lettore e guidarlo passo dopo passo.

emmausIl filo della narrazione è il racconto dei discepoli di Emmaus, un racconto pasquale dove Gesù Risorto intercetta il cammino di due discepoli che si allontanavano per la via da Gerusalemme mentre discutono, delusi e confusi, sui recenti avvenimenti avvenuti in città. L’incontro dei due discepoli col Risorto, sarà l’occasione per riscoprire le tappe del cammino che porta dalla tristezza alla gioia, dal dubbio alla certezza, dall’incredulità alla fede: “Davvero il Signore è risorto!” annunceranno i due viandanti facendo ritorno a Gerusalemme, senza indugio, pieni di stupore.

Nella seconda parte del libro, l’autore fa una rassegna di quei luoghi teologici che emergono dalla narrazione evangelica dei discepoli di Emmaus. Così la locanda è immagine della Chiesa, luogo di rifugio e di ristoro, non abitazione definitiva ma tappa essenziale dove ri-conoscere Gesù nel nostro cammino verso la vera patria definitiva, il cielo. La tavola è il luogo del banchetto, della condivisione, dove Gesù siede con gli uomini per saziare la loro fame perché “la distanza che separa la pancia dal cuore è breve e le ‘fami’ si mescolano”. Il gesto dello spezzare il pane è il luogo della fede, dove riconosciamo che le nostre certezze vengono “spezzate” per  lasciare spazio ad una sapienza che umanamente non riusciamo a comprendere tramite le nostre categorie intellettuali. Dopo l’incontro col Risorto, infine, i discepoli tornano indietro, per annunciare agli apostoli che “Davvero il Signore è risorto”. Un ritorno al passato che è legato indissolubilmente all’annuncio del Vangelo perché “Se la mia esperienza di fede non investe innanzitutto il passato, allora il futuro è solo una fuga, un nascondimento da ciò che eravamo e da ciò che ci è capitato”.

Riscoprire il dono di una vita autentica, dell’amicizia, dell'”inquietudine che salva”, riscoprire il significato della propria esistenza attraverso una sapienza che svela il “senso più profondo di se stessi”, riscoprire la nostalgia dell’eterno ed accoglierla come una mancanza necessaria che sfocia in una preghiera: “Resta con noi Signore!”. Riscoprire, in una parola, la propria umanità attraverso l’incontro con Gesù.

Molte le citazioni bibliche, ma molti anche i maestri della spiritualità cristiana – classica e moderna – citati lungo il percorso: Giovanni della Croce, Tolkien, Lewis, Chesterton, Turoldo, senza disdegnare autori classici come Omero e contemporanei come Emmanuel Carrère.

Un libro pensato sia per i credenti che per i non credenti, con la consapevolezza che “chi ha la fede non è più bravo” ma “più responsabile, perché dovrà rendere conto più degli altri della propria vita” (p. 94). Un invito a toccare con mano Gesù risorto, come hanno fatto quei discepoli, ancora increduli e scioccati per la morte del Maestro; un invito a “restare svegli”, a vegliare, “perché forte è il rischio di assopirci nella vita”.

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: