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"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

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Non l’elemosina ma il Vangelo salva i poveri. Parla il vescovo del Callao: «Il potere di Gesù Cristo trasforma le persone»

José Luis del Palacio: il vescovo che ha messo al primo posto l’Evangelizzazione senza dimenticare l’impegno sociale. «Sono storie piene di vita: ho visto giovani lasciare la droga e imparare a leggere per avere accesso la Parola di Dio. E’ il potere di Gesù Cristo e il potere della Pasqua che fa possibile “rinascere” le persone grazie all’ascolto della Parola e all’Eucaristia»

Ha le idee chiare mons. José Luis del Palacio, arcivescovo di El Callao in Perù: non è l’elemosina a salvare i poveri ma l’annuncio di Gesù Cristo, morto e risorto per noi. Solamente l’annuncio dell’amore di Dio è capace di trasformare la vita delle persone e di ricostruire il tessuto sociale di una società distrutta dal peccato e dalla miseria umana. Ovviamente l’impegno sociale è importante e non c’è bisogno di farlo presente a questo vescovo che governa una diocesi estremamente povera, i cui abitanti fanno i conti ogni giorno con strettezze economiche, mancanza di lavoro, problemi seri come l’analfabetismo e vizi diffusi come corruzione, prostituzione, alcolismo, spaccio e consumo di droga. L’impegno sociale della diocesi è titanico: lavoro di formazione nel carcere, assistenza costante alle famiglie, costruzione di scuole, saloni, ambulatori, corsi di ogni tipo per la formazione dei giovani, in modo particolare sostegno economico e professionale a circa 300 giovani che oggi studiano per diventare maestri, una necessità impellente per far fronte all’emergenza educativa. Ma a muovere tutto questo è lo zelo per annunciare il Vangelo. Perché a nulla serve riempire la pancia dei poveri quando a questi hanno svuotato l’anima e tolto la speranza.

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Renzi: il laicismo in autostrada! Il Vescovo: “Non si calpestino le radici cristiane del popolo!”

renzi2Il premier italiano Matteo Renzi ha esplicitamente vietato la celebrazione religiosa prevista per l’inaugurazione dell’autostrada Ss77 ‘Val di Chienti’ che collega Foligno a Civitanova.

A darne notizia, parlando all’emittente diocesana Radio Gente Umbra, è stato il vescovo di Foligno mons. Gualtiero Sigismondi che ha comunque preso parte al rito laico con “serena amarezza” dovendo recitare in segreto la preghiera preparata per quel giorno. Il Vescovo ha ricevuto l’ordine da parte dell’Anas che, 24 ore prima dell’inaugurazione prevista per il 28 Luglio, ha comunicato la volontà della Presidenza del Consiglio di vietare la celebrazione religiosa per sostituirla con una cerimonia laica, priva di riferimenti confessionali. Al vescovo è stato dunque impedito di benedire l’opera e i lavoratori.

Seppure con serena amarezza ho comunque voluto partecipare a quel momento, visto che negli anni ho celebrato più volte l’Eucaristia all’interno dei cantieri delle gallerie, insieme agli operai”.

Il Vescovo ha criticato il tentativo del governo di voler “calpestare, sradicare ed ignorare” le radici cristiane della regione:

Nel silenzio ho comunque benedetto quella strada, già benedetta dai pellegrini che ne hanno tracciato il percorso e dal sudore della fronte di chi l’ha realizzata. Le radici cristiane della nostra terra non possono essere ignorate, calpestate o sradicate: soltanto un’identità spirituale, e dunque culturale, più chiara e serena, senza complessi, è la via maestra, l’autostrada, per continuare ad attraversare i giorni della storia”

renzyDopo otto anni di lavoro l’autostrada è stata inaugurata ed aperta il 28 luglio. Alla cerimonia di inaugurazione ha partecipato il Premier Renzi col ministro Graziano del Rio due politici che si autodefiniscono “cattolici praticanti” ma che, a quanto pare, non hanno avuto problemi ad escludere dall’evento pubblico la fede e la religiosità del popolo che ha lavorato nella costruzione e che usufruirà di questa importante via di comunicazione. “Questa strada è il paradigma del rilancio del paese. Accade che imprese che sembravano impossibili a un certo punto si realizzano”, ha detto Renzi cavalcando l’onda di entusiasmo per la tanto attesa infrastruttura, in vista del referendum costituzionale.

Renzi non ha disdegnato di ricordare con nostalgia gli anni della sua formazione con gli scout quando a Nocera Umbra era in “In un campo scout per aiutare le popolazioni umbre colpite dal terremoto” e già sentiva parlare di questa strada. Un generosissimo e volenteroso “scout” diventato Premier che ora però mette da parte la Chiesa e zittisce il Vescovo per mostrarsi eroe nazionale e fautore di un’opera così tanto attesa e necessaria per l’Umbria e le Marche.

Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno dal 2008, ha affermato che gli sarebbe piaciuto chiamare quella strada “Freccia Lauretana” in onore all’antico cammino percorso dai pellegrini in viaggio verso la Vergine di Loreto. Ecco la preghiera preparata dal Vescovo per l’occasione che non è stata potuta pronunciare in nome del laicismo del governo democratico giacobino (ma cattolico) di Matteo Renzi:

“Dio di infinita Misericordia, che sei sempre vicino ai tuoi figli pellegrini nel tempo e nello spazio, benedici quanti hanno progettato e realizzato questa arteria stradale che, correndo lungo il tracciato dell’antica Via Lauretana, merita il nome di Freccia Lauretana. Accogli in Paradiso coloro che sono morti nei cantieri di questa grande opera e concedi ai loro familiari di fermarsi nell’area di servizio della speranza Pasquale. Accompagna quanti transiteranno per questa via che collega l’Appennino all’Adriatico, unendo l’altezza e la bellezza dei monti alla profondità e alla limpidezza del mare. Il tuo Angelo santo li preceda e li accompagni. Amen”.

autostradaIl triste episodio fa pensare – per opposizione – a ciò che è successo a giugno a Panamá, piccolo paese centroamericano balzato agli onori della cronaca perché scelto da Papa Francesco come sede della prossima Giornata Mondiale della Gioventù nel 2019. A Panamá si sono da poco conclusi i lavori per l’ampliamento del Canale, una delle opere di ingegneria più maestose e impegnative che siano mai state affrontate. Il governo, guidato dal presidente cattolico Juan Carlos Varela, non ha disdegnato di organizzare una Messa di Rendimento di Grazie per l’ampliamento del Canale di Panamá: presente tutta la Conferenza Episcopale del paese e le più alte cariche dello Stato assieme al Presidente della vicina Costa Rica. Un evento solenne, presieduto dall’arcivescovo della Capitale mons. Ulloa, un evento di cui la Presidenza del Governo non si vergogna ma, al contrario, si inorgoglisce.

Questo esempio può aiutarci a riflettere. Rendere grazie a Dio per la buona riuscita dell’impresa delle proprie mani è forse cosa troppo bigotta per i nostri politici? Ringraziare Dio e chiedere di benedire e di proteggere il suo popolo, non dovrebbe rappresentare un motivo di vergogna o di fastidio per un Capo di Stato cattolico. Non si capisce se questa decisione sia frutto di pressioni esterne provenienti dall’Europa che conta (il solito ritornello “E’ l’Europa che ce lo chiede”) o se sia frutto di una personale radicalizzazione del Premier che in nome del laicismo ha deciso di nascondere, poco a poco, i cristiani e il cristianesimo dentro le sacrestie come garanzia di progresso e in nome di un’errata concezione di laicità dello stato. Può, un cristiano impegnato in politica, pensare di fare a meno di Dio nel suo impegno per la nazione e la società? Ma Renzi, di cosa hai paura?

Miguel Cuartero Samperi

Articolo originale pubblicato su Aleteia.org

Post Scriptum: Com’era da aspettarsi l’articolo ha sollevato un bel “dibattito” tra indignati e laicisti plaudenti. Qualcuno – un amico cattolico, detto per inciso – mi ha fatto notare che una benedizione in meno non può essere un dramma per la nostra nazione (ho edulcorato il tono per esprimerne il concetto). La perspicacia non è mai abbastanza: fortunatamente nessuno si strapperà le vesti per questo episodio. Ma il gesto è significativo, piccolo ma grave, e la dice lunga sul cammino intrapreso dal nostro governo. Non accorgersene, o peggio accorgersene e non curarsene, mi sembra una mancanza ancora più più grave per chi tiene (o dice di tenere) al futuro della nostra società. Non è il divieto di benedizire in sé che crea un problema, ma il fatto che un gesto, in fondo così discreto quanto significativo, infastidisca la nostra Presidenza del Consiglio, così democratica e così cattolica.

Per approfondire: “Benedizione? No grazie…

 

Prima nomina episcopale per un sacerdote del seminario Redemptoris Mater di Roma

vilaE’ la prima volta uno presbitero formato nel seminario diocesano Redemptoris Mater di Roma, (uno dei quattro seminari della diocesi), viene nominato vescovo. E’ successo a don Héctor Vila (foto), già rettore del seminario Redemptoris Mater di Toronto, recentemente nominato da papa Francesco vescovo della diocesi di Whitehorse, nel nord-ovest del Canada, al confine con l’Alaska.

“Sono grato a papa Francesco per la fiducia che ha riposto su di me” ha affermato mons. Vila a The Catholic Register. “Mi sento onorato con questa nuova chiamata sapendo che Dio ha un piano e mi guiderà nel suo cammino. Non vedo l’ora di iniziare questa nuova missione…”. Il vescovo di Toronto, il cardinale Thomas Collins, ha invitato “tutti i fedeli, specialmente i membri del Cammino Neocatecumenale” a pregare per il nuovo vescovo, che ha definito “un presbitero santo e fedele”.

La diocesi di Whitehorse (che comprende il territorio dello Yukon e il nord della regione British Columbia) ha acquistato lo status di diocesi dal 1967 essendo fino a quel momento un territorio di missione, col titolo di Vicariato Apostolico (dal 1944). Le prime missioni nel territorio furono affidate ai Missionari Oblati di Maria Immacolata e ai Gesuiti, sotto la guida della Santa Sede. Attualmente la diocesi conta con 22 parrocchie per circa 8150 fedeli (su una popolazione di 42.150 persone). Nel territorio esercitano il loro ministero sette sacerdoti diocesani e tre religiosi (dati forniti dalla Canadian Conference of  Catholic Bishops). Sede vescovile è la città di Whitehorse, dove si trova la cattedrale del Sacro Cuore.

E’ qui che dovrà trasferirsi per volere del Papa, don Héctor che nel 1989 entrò nel collegio di via della Maglianella per intraprendere gli studi di filosofia alla Pontificia Università Gregoriana. Dopo aver completato gli studi di teologia, il 14 maggio 1995 fu ordinato sacerdote dal Papa san Giovanni Paolo II nella Basilica di san Pietro. I fedeli delle parrocchie romane di sant’Ireneo e di san Patrizio lo ricordano come un giovane prete alle prime armi col ministero sacerdotale. Oggi, dopo diversi anni da rettore del seminario di Toronto, è chiamato alla guida di una giovane e grande diocesi del nord America.

I Redemptoris Mater sono seminari diocesani missionari nati per volere di Giovanni Paolo II sotto l’ispirazione degli iniziatori del Cammino Neocatecumenale, Francisco Argüello e Carmen Hernández. Il primo seminario di questo tipo fu eretto ufficialmente a Roma nel 1988 (dopo una prima esperienza avviata in Perù). Attualmente sono presenti in più di cento nazioni dei cinque continenti. La particolarità di questi seminari internazionali (gli studenti provengono da diversi paesi del mondo) è la formazione dei seminaristi all’interno di una comunità neocatecumenale e la missionarietà dei sacerdoti, disposti ad essere inviati in missione in qualunque parte del mondo dove sia necessario (secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II in Presbyterorum Ordinis, n° 10)

Il 18 marzo 2004 papa Giovanni Paolo II, incontrando i formatori e i seminaristi del Seminario Redemptoris Mater di Roma in udienza privata nella Sala Clementina, salutò quella che definì “una esperienza nuova e significativa” capace di generare “abbondanti frutti di bene”.

Sono trascorsi ormai più di sedici anni dall’avvio del vostro Seminario, che ha rappresentato una esperienza nuova e assai significativa, in vista della formazione di presbiteri per la nuova evangelizzazione. Da allora sono sorti nel mondo vari altri Seminari “Redemptoris Mater”, che si ispirano al vostro modello e condividono le vostre finalità.

Particolarmente abbondanti sono i frutti di bene prodotti nel corso di questi anni dal vostro Seminario. Per essi rendo grazie con voi al Signore. Per i medesimi frutti desidero inoltre ringraziare il Cammino Neocatecumenale, nel quale sono nate e cresciute le vostre vocazioni.

Non è la prima volta che un sacerdote formato in un seminario Redemptoris Mater viene nominato vescovo. Era già successo, ad esempio, in Perù a don Javier del Rio (nato a Lima nel 1957 e formato nel seminario di El Callao): nel 2004 fu nominato da papa Giovanni Paolo II, vescovo ausiliare della diocesi di El Callao e poi, nel 2006 da Benedetto XVI, arcivescovo di Arequipa (Perù).

Anche il seminario Redemptoris Mater di Newark (nel New Jersey) ha visto recentemente un suo ex alunno diventare vescovo. E’ il caso del sacerdote maltese Peter Baldacchino che nel 2014 è stato nominato vescovo ausiliare di Miami.

Questo il testo della notizia comparsa sul bollettino della Santa Sede del 27 novembre 2015 con una breve biografia del nuovo vescovo di Whitehorse:

Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della diocesi di Whitehorse (Canada) il Rev.do Héctor Vila, Rettore del Seminario Redemptoris Mater di Toronto.

Héctor Vila è nato a Lima (Perú) il 17 settembre 1962. A Lima ha compiuto gli studi primari e buona parte di quelli secondari. All’età di 17 anni, nel 1979, insieme al padre è emigrato in Canada, dove ha concluso gli studi secondari presso l’Emery Collegiate Institute di Toronto. Successivamente ha intrapreso gli studi Universitari di ingegneria meccanica presso il George Brown College di Toronto, conseguendo il diploma nel 1986. E’ quindi assunto come assistente presso la Missal Toolimg Ltd.

Nel 1987, ha iniziato a frequentare il Cammino Neocatecumenale e un anno dopo ha intrapreso gli studi di Filosofia e Teologia presso la University of Toronto, completati, poi, presso il Seminario Redemptoris Mater di Roma (1989-1995).

È stato ordinato sacerdote il 14 maggio 1995 da Papa San Giovanni Paolo II ed incardinato a Roma. Dopo l’ordinazione, ha svolto i seguenti incarichi pastorali e amministrativi: 1995-1998: Ministero pastorale presso le parrocchie romane di S. Ireneo e di S. Patrizio; 1999: per alcuni mesi Amministratore della parrocchia St. Norbert di Toronto; dal 2000: Rettore del Seminario Redemptoris Mater di Toronto.

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Sacrilegio a Pamplona, migliaia di fedeli per la Messa di riparazione

prayer spainAleteia – Nella terra di San Francesco Saverio, mercoledì 25 novembre, circa 5mila fedeli provenienti da tutta la regione e centinaia di sacerdoti della Navarra si sono stretti in preghiera nella Cattedrale di Pamplona, guidati dall’arcivescovo mons. Francisco Pérez. La celebrazione è stata indetta dal vescovo in risposta all’opera profanatoria esposta nei locali del Comune che, nei giorni scorsi, ha scosso l’opinione pubblica di tutta la Navarra.

Un artista locale ha infatti inserito nella sua mostra, istallata nel Municipio, un opera sacrilega intitolata “Amén”, che offende in maniera violenta tutti i cristiani colpendo ciò che hanno di più caro: il corpo di Cristo. L’artista – in passato arrestato per atti osceni e prostituzione – non è nuovo a certe provocazioni a sfondo religioso e morale: la sua arte sovversiva è condita essenzialmente di violenza, pornografia, mutilazioni fisiche, odio verso le religioni, ecc. Ma questa volta la sua sfida ha oltrepassato ogni limite provocando uno sdegno generale anche tra i non cattolici.

Il presunto artista ha esposto delle fotografie dove allineava sul pavimento diverse particole (ostie) in modo da formare la parola “pederastia” (pedofilia) precisando che si tratta di 242 ostie consacrate, da lui stesso prelevate durante diverse Messe a cui avrebbe partecipato nelle parrocchie di Madrid e Pamplona. Le stesse Ostie sono state “esposte” in un piatto all’interno della mostra. Il tutto corredato di foto che lo ritrae nell’atto di prendere la comunione durante una celebrazione, fingendo di assumere l’ostia consacrata che poi avrebbe conservato per fini “artistici”. “Non ho fatto nulla di illegale andando in Chiesa e mettendomi le ostie in tasca” ha affermato senza tentennamenti, l’autore della mostra, che ha definito l’Opus Dei “una banda terroristica all’interno della Chiesa” e si è riferito alle Messe di riparazione come eventi “in onore al golpismo franchista”.

Nell’intenzione e nell’opera di questo giovane artista, il cui nome – come disse il Cervantes – non vogliamo ricordare, c’è tutto il peggio che può abitare l’anima umana: presunzione, superbia, arroganza, sacrilegio, vilipendio religioso, cattiveria, furto, ostentazione, odio religioso… Ma ciò che ha ferito più intimamente i fedeli è stata l’offesa alla Santa Eucarestia, che per i cristiani è il corpo di Cristo. L’ostia consacrata, infatti, non rappresenta Cristo, non lo significa, non lo simbolizza, ma lo è a tutti gli effetti: l’ostia consacrata è Cristo stesso, il Verbo incarnato, in altre parole: l’ostia è Dio.

Inutile dire che le polemiche hanno sortito l’effetto desiderato dall’artista: la popolarità. Il nome di questo giovane signore impazza sui media locali e internazionali e sul web: su Twitter i suoi followers sono aumentati esponenzialmente (mille nuovi followers in 24 ore) e non c’è giornale locale o sito religioso che non parli di lui e della sua esposizione. Per tutta risposta, l’autore del misfatto si gongola per la popolarità mentre si mostra come una vittima dell’ultra fondamentalismo e terrorismo religioso che mina la sua libertà di espressione.

protestaDal punto di vista politico le condanne sono arrivate solo dagli esponenti del centro destra (UPN e Partido Popular), mentre il governo regionale e tutte le altre formazioni politiche hanno rifiutato ogni censura difendendo la “libertà di espressione” dell’artista a prescindere dai contenuti offensivi. Le proteste dei fedeli (in realtà spontanee e prive di connotazioni politiche) sono state considerate dai politici e dalla stampa locale come una campagna politica frutto del fondamentalismo degli attivisti cattolici di estrema destra (definiti “ultraderecha católica”).

I cattolici non sono invece rimasti con le mani in mano ed hanno alzato la voce contro l’affronto riuscendo a far ritirare il piatto Ostie consacrate (secondo fonti del Comune) mentre il resto della mostra (comprese le foto con la scritta incriminata) è rimasto aperto al pubblico. Il municipio di Pamplona ha infatti rifiutato la proposta di chiudere la mostra sacrilega lasciando la decisione allo stesso artista.

Una mobilitazione promossa dall’Associazione di Avvocati Cattolici, ha denunciato l’artista per “profanazione” e ha raccolto in pochissime ore più di 100mila firme per chiedere di annullare l’evento; numerose le manifestazioni in piazza per protestate contro l’infame esposizione. Di particolare rilevanza la veglia di preghiera di fronte ai locali che ospitano l’esposizione: centinaia di fedeli si sono inginocchiati, in adorazione, innanzi il Cristo oltraggiato e calpestato all’interno della mostra, per pregare assieme il Rosario.

L’evento più importante è stato, senza dubbio, la celebrazione eucaristica di “riparazione” indetta dall’arcivescovo di Pamplona mons. Francisco Pérez per mercoledì 25 novembre. La cattedrale di Pamplona ha accolto migliaia di fedeli “come non si era mai visto da anni”, ha affermato un testimone.

Nei giorni scorsi la diocesi di Pamplona emetteva, a nome dell’arcivescovo, un comunicato stampa intitolato “Profanare Gesù Eucarestia è un sacrilegio gravissimo”. Il comunicato parla di un “fatto che offende profondamente la fede e i sentimenti cattolici”, un “attentato contro la libertà religiosa” mentre ricorda che “Un cattolico che commette un fatto simile, incorre nella scomunica immediata riservata alla Sede Apostolica, secondo ciò che è indicato nel Codice di diritto Canonico, nel canone 1367, che stabilisce che ‘chi profana le specie consacrate, oppure le asporta o le conserva a scopo sacrilego, incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica’”.

arzobispo perez pamplonaNell’omelia della Messa di riparazione, mons. Pérez ha sottolineato la centralità del Santissimo Sacramento dell’Eucarestia (“ciò che è più sacro per i cristiani cattolici”) ribadendo che la libertà di espressione non coincide con la libertà di offesa:

“Come arcivescovo della Sede Episcopale di Pamplona, come successore degli Apostoli in questa Diocesi, raccogliendo il sentimento del popolo cristiano, non solo locale ma di tutto il mondo, mi vedo obbligato ad affermare che la vera libertà d’espressione non prevede il presunto diritto all’offesa o  il disprezzo a ciò che c’è di più sacro”.

Inoltre ha invitato i fedeli a difendere con vigore e senza tentennamenti i principi non negoziabili, attaccati e contrastati nell’odierna società: “Faccio un appello alla coscienza umana e cristiana di tutti noi affinché siamo sensibili ai problemi della nostra società. Per favore, difendiamo il diritto alla vita, al matrimonio, alla famiglia, l’educazione dei nostri bambini e giovani, il servizio al bene comune, ai più deboli e bisognosi, la vera cultura del lavoro, la pace tra le nazioni…”

Infine il l’arcivescovo si è rivolto ai giovani con parole di incoraggiamento: “Siete molti che in questi giorni vi siete sentiti commossi dalla necessità di riparare questa offesa e vi siete interrogati sul senso di questi avvenimenti. Forse vi siete interrogati anche sul senso della vostra vita: Che ha fatto Cristo per me? Cosa devo fare per Cristo e per i miei fratelli? Non è tempo di buttarsi sul divano e guardare la vita da lontano. Dio vi chiama, ha bisogno di voi per cambiare il mondo.

Miguel Cuartero Samperi

Articolo pubblicato su Aleteia.org il 28 nov. 2015

San Giovanni Paolo II: miracoli, statistiche e curiosità.

JP2Il Papa Giovanni Paolo II è santo! A soli nove anni dalla sua morte avvenuta il 2 Aprile 2005, il pontefice polacco è stato proclamato santo della Chiesa Cattolica e dunque elevato agli onori dell’altare assieme al papa italiano Giovanni XXIII. Ora il culto a questi santi è ufficiale ed universale per tutta la Chiesa.

Raccogliamo alcuni dati, statistiche, curiosità su San Giovanni Paolo II assieme al dettaglio dei miracoli riconosciuti dalla Congregazione delle Cause dei Santi per accedere alla beatificazione e alla canonizzazione del papa polacco.

Si tratta solamente di pochi dati tratti dalla vita di un pontefice che fu atleta, attore, poeta, scrittore, filosofo, teologo, professore, sacerdote, pastore di anime, Sommo Pontefice e profeta. Una vita piena di eventi di grandissima importanza, aneddoti, miracoli, insegnamenti, viaggi, momenti di grande gioia ma anche di difficoltà, di sofferenza e di croce; una vita e un magistero straordinari che vale la pena di approfondire. 

DATI E STATISTICHE

  • Nome di battesimo: Karol Józef (Carlo Giuseppe)
  • Soprannome: Lolek
  • Città natale: Wadowice, Polonia.
  • Madre: a soli otto anni Karol perde la madre Emilia a causa di una insufficenza renale. miocardite e nefrite nel 1929.
  • Padre: Ufficiale dell’esercito asburgico, tenente dell’esercito polacco. Muore nel 1941.
  • A 18 anni si trasferisce col padre, Karol, nella città di Cracovia.
  • Sorella: Olga, la sorella maggiore che Karol non conoscerà mai (visse solo poche settimane, prima che Karol nascesse) ma che ricorderà nel suo testamento
  • Fratello: Edmund, di 14 anni più grande di Karol, medico. Muore di scarlattina nel 1932, a 26 anni. 
  • Studi: Ginnasio, Seminario Metropolitano di Cracovia (in modo clandestino). Dopo l’ordinazione viene inviato a Roma per perfezionare gli studi teologici.
  • Passioni: Le materie umanistiche, la filologia, la letteratura drammatica, il teatro; la musica, le passeggiate e le gite in compagnia, le escursioni in montagna, lo sci e il kayak.
  • Lavoro: Operaio in una fabbrica: Lavora in una cava di pietra collegata con la fabbrica chimica Solvay.
  • Ordinazione sacerdotale: 1 Novembre 1946 a Cracovia.
  • Tesi di Laurea Teologia: “La dottrina della fede secondo San Giovanni della Croce”, Pontificia Università San Tommaso “Angelicum“, Roma.
  • Tesi di abilitazione all’insegnamento universitario: “Valutazione della possibilità di costruire l’etica cristiana sulla base del sistema di Max Scheler”.
  • Ordinazione Episcopale: nominato vescovo ausiliare di Cracovia nel 1958, a soli 38 anni.
  • Concilio Vaticano II: Mons. Wojtyla partecipa alla stesura della Costituzione pastorale Gaudium et Spes.
  • Vescovo di Cracovia: Alla morte dell’Arcivescovo di Cracovia, Mons. Baziak, Wojtyla viene nominato suo successore (43 anni).
  • Elezione a Sommo Pontefice: 16 ottobre 1978 (58 anni). Nella messa di insediamento. il 22 ottobre, pronunciò le famose parole “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!” E aggiunse: “Pregate per me! Aiutatemi perché io vi possa servire!” 
  • Un papa straniero: Fu il primo papa non italiano dopo quattro secoli. Dall’olandese Adriano VI (morto nel 1523) a Giovanni Paolo II furono eletti solo papi italiani. 
  • Anni di Pontificato: 26. E’ il terzo pontificato più lungo della storia dopo quello di San Pietro (34 o 37 anni) e di Pio IX (31 anni).
  • Magistero: 14 Encicliche, 15 Esortazioni Apostoliche, 11 Costituzioni Apostoliche, 31 Motu Prorio, 45 Lettere Apostoliche.
  • Viaggi Apostolici: 129 paesi  visitati in 104 viaggi fuori dall’Italia.
  • Primo viaggio: Repubblica Dominicana, Messico e Bahamas (Gennaio-Febbraio 1979)
  • Parrocchie romane visitate: 301 (317)
  • Prima parrocchia visitata: Parrocchia di San Francesco Saverio (Garbatella), il 03 Dicembre 1978
  • Distanza percorsa: Circa 1.200.000 Km percorsi; 31 volte il giro del mondo; tre volte la distanza tra la Terra e la Luna.
  • Udienze generali: 1166 udienze del mercoledì.
  • Ebrei: Amico di molti ebrei in gioventù, fu il primo pontefice ad entrare nella Sinagoga di Roma (1986)
  • Musulmani: Fu il primo papa ad entrare in una Moschea (Damasco 2001).
  • Battesimi conferiti durante il pontificato: 1501 battezzati.
  • Ordinazioni Episcopali: 321 vescovi ordinati.
  • Concistori: 231 nuovi cardinali nominati in 9 concistori.
  • Beatificazioni: Ha proclamato 1338 nuovi beati.
  • Canonizzazioni: Durante il suo pontificato ha canonizzato 482 nuovi santi. Più santi di quanti ne abbiano canonizzato i suoi predecessori dal 1600 in poi.
  • Morte: Giovanni Paolo II morì alla vigilia della Domenica della Divina Misericordia, una festa da lui stesso istituita ufficialmente nella seconda domenica di Pasqua secondo le rivelazioni fatte da Gesù alla santa mistica polacca suor Faustina Kowalska.
  • Beatificazione: 1 Maggio 2011 (6 anni dalla morte).
  • Canonizzazione: 27 Aprile 2014 (9 anni dalla morte).

CURIOSITA’

  • Lingue parlate: Giovanni Paolo II fu un poliglotta: parlava correttamente 11 lingue.
  • Incidente: Nel 1944 venne investito da un camion all’uscita dalla fabbrica; restò gravemente ferito: trauma cranico e ferita alla spalla. Per lui una lunga degenza (due settimane in ospedale) e lenta guarigione.
  • Padre Pio: Profonda stima, rispetto e amicizia legarono i due santi. Karol Wojtyla e Padre Pio si incontrarono per la prima volta nel 1948 a S. Giovanni Rotondo quando Wojtyla (che studiava in Italia) andò a confessarsi dal frate delle stimmate. Nel 1962  Wojtyla, vicario di Cracovia, scrisse una lettera a Padre Pio (in latino) chiedendo di intercedere per l’amica Wanda Poltawska, madre quarantenne di Cracovia, gravemente malata di cancro: la donna guarì miracolosamente dopo pochi giorni e il vescovo polacco ringraziò Padre Pio con un’altra lettera che il cappuccino ordinò di conservare per il futuro. Mons. Wojtyla si rivolse diverse volte a Padre Pio chiedendo aiuto per degli amici malati ma anche per le “ingenti difficoltà pastorali” della sua diocesi.
  • Vergine Maria: Giovanni Paolo II fu devotissimo alla Vergine Maria tanto che il suo stemma episcopale (che mantenne anche per il pontificato) è dominato da una grande “M” di Maria su sfondo azzurro (colore della Madonna). Il suo motto episcopale fu “Totus tuus” (“Sono tutto tuo”) in riferimento alla Madonna. La frase è ripresa dal libro di San Louis Marie Grignion de Montfort “Trattato della vera devozione alla Santa Vergine”, un libro che lo segnò profondamente (“La lettura di quel libro ha segnato nella mia vita una svolta decisiva”). Fu devoto in modo speciale della Vergine nera di Czestochowa, profondamente devoto – tra le altre – alla Vergine di Fatima, alla Madonna di Lourdes e aella Virgen di Guadalupe… Stando a Roma, visitò più volte il santuario “Madre delle Grazie della Mentorella“(Capranica Prenestina, RM) a qui era molto legato: “Questo luogo, nascosto tra i monti, mi ha affascinato in modo particolare”. Giovanni Paolo II si interessò delle apparizioni di Medjugorje senza arrivare a riconoscerle ufficialmente perché ancora in corso, tanto da arrivare ad affermare “Se non fossi Papa, sarei già a Medjugorje a confessare”. Mostrò grande devozione verso la Madonna di Civitavecchia, presso la quale si recò in incognito (in borghese) per venerarla di persona. Si dice anche che la statua della madonna lacrimante di Civitavecchia fu portata nel Palazzo Apostolico per uno speciale incontro privato di preghiera con il papa. 
  • Le donne: Strettamente collegata alla devozione a Maria ci fu l’enorme attenzione che il papa polacco riservò alla figura femminile. Giovanni Paolo II fu grande promotore della dignità e dei diritti delle donne. Da cardinale di Cracovia aprì un centro di accoglienza per ragazze madri affidandolo alla cura delle “Suore della Sacra Famiglia”. L’iniziativa inizialmente destò perplessità e sospetto tra i più tradizionalisti, ma il cardinale volle a tutti i costi offrire questo servizio per cui spese dei soldi di tasca propria. L’opera crebbe ed ebbe un grande successo. Durante il Concilio Vaticano II il suo intervento fu l’unico a esordire salutando le donne presenti: “Venerabili padri, fratelli e sorelle”. Di suo pugno il famoso documento “Mulieris Dignitatem“, sulla dignità della donna (1988).
  • Paolo VI e l’Humanae vitae: Fu il papa Paolo VI che, apprezzando le qualità di mons. Wojtyla lo nominò cardinale nel 1967. Già all’inizio dei lavori conciliari il card. Montini dimostrò stima e affetto nei confronti del vescovo polacco. Quando nel 1968 – in piena rivoluzione sessuale – il papa Paolo VI scrisse coraggiosamente e profeticamente l’enciclica Sulla Vita Umana si fece il vuoto attorno a lui: molti ecclesiastici dell’ala più progressista lo accusarono e lo criticarono, in molti lo abbandonarono, pochi lo appoggiarono. Tra i pochi cardinali che rimasero vicini a Paolo VI e mostrarono fedeltà al suo magistero ci fu il card. Wojtyla il quale contribuì notevolmente alla stesura del documento grazie ai suoi approfondimenti sul matrimonio, la procreazione e la sessualità. Il 5 gennaio 1969 l’Osservatore Romano pubblicò una riflessione di Wojtyla sulle tematiche affrontate dall’Humanae vitae, un magistrale articolo che definisce la discussa enciclica – a scanso di equivoci – “verità normativa”. Secondo alcuni studiosi, l’elezione di Karol Wojtyla fu provvidenziale per salvaguardare la Chiesa e il papato in un momento di grande crisi spirituale post-conciliare. Nei suoi primi anni di pontificato (per cinque anni!) Giovanni Paolo II affrontò il tema della “Teologia del corpo” in una serie di catechesi sull’amore umano che restano un punto di riferimento inamovibile nella riflessione morale della Chiesa sulla sessualità, il matrimonio e la famiglia.
  • Preghiera: Si dice che ebbe il dono della “preghiera infusa”. Passava molte ore in adorazione davanti al Santissimo Sacramento, spesso per tutta la notte. Già da giovane prete era solito pregare disteso per terra con le braccia aperte a croce e continuò a farlo finché il corpo glielo permise; alle volte parlava con Dio a voce alta. Prima delle udienze e degli incontri importanti si tratteneva in preghiera, così come prima e dopo ogni celebrazione eucaristica. Racconta il suo segretario che spesso dovettero “sollecitarlo” ad interrompere il raccoglimento quanto gli appuntamenti lo costringevano ad abbandonare l’adorazione. Estremamente devoto alla Madonna, portava sempre in mano un rosario e ne regalava alle persone che incontrava durante le udienze o i viaggi.
  • Digiuni e penitenze: Secondo la testimonianza di una delle suore che lo hanno assistito durante il pontificato, Giovanni Paolo II era parco nel mangiare e digiunava spesso: “osservava i digiuni previsti dalla Chiesa (…), nei giorni della passione e alla vigilia delle consacrazioni episcopali”. Inoltre la suora afferma con certezza che il papa “si sottoponeva a penitenze corporali, flagellandosi” (L’ultimo miracolo, p. 146-147).
  • Attentato: Il 13 maggio 1981, ore 17,17, memoria della Beata Vergine di Fatima, nel corso di una udienza generale il papa (60 anni), venne ferito gravemente all’addome da un killer presente in Piazza San Pietro; la pallottola passò a pochi millimetri dall’aorta. Nell’ambulanza, il suo segretario Mons. Dziwisz gli impartì l'”estrema unzione (o unzione degli infermi) mentre il papa ripeteva “Maria, Madre Mia!” Giovanni Paolo II avrà salva la vita dopo un intervento di 5 ore e mezza presso l’ospedale Gemelli di Roma. L’attentatore, Mehmet Ali Ağca (23 anni), killer, terrorista e criminale turco. Nel tentativo di fuga dopo aver sparato i tre colpi, si scontrò con una suora e perse l’arma, venne arrestato immediatamente.
  • Ex voto: Giovanni Paolo II considerò la sua sopravvivenza un evento miracoloso e dono della Vergine Maria (disse: “Fu una mano materna a guidare la traiettoria della pallottola”). L’anno successivo portò la pallottola nel santuario di Fatima per farla incastonare nella corona della Madonna, il papa infatti considerò l’evento come il compimento del terzo segreto di Fatima.
  • Giornate Mondiali della Gioventù: Giovanni Paolo II fu il fondatore delle Giornate Mondiali della Gioventù. Papa Francesco lo ha nominato “protettore” delle GMG. Giovanni Paolo II promosse l’organizzazione di incontri internazionali di giovani cattolici di tutto il mondo e viaggio in diversi continenti per celebrarne la chiusura delle Giornate con un incontro serale e una Eucaristia domenicale. Folle numerosissime risposero al suo appello partecipando alle giornate di Buenos Aires, Santiago de Compostela, Czestochowa, Denver, Manila, Parigi, Roma (in occasione del Grande Giubileo del 2000) e Colonia. La GMG successiva alla sua canonizzazione è prevista per il 2016 in Polonia, proprio nella sua città: Cracovia.  

 

I MIRACOLI

  • Miracolo per la Beatificazione:
  • Data del miracolo: 2 Giugno 2005. A due mesi esatti dalla morte di Giovanni Paolo II.
  • Luogo: Puyricard, Aix-en-Provence, Francia
  • Nome miracolata: Suor Marie Simon Pierre Norman, (Piccole suore della Maternità Cattolica).
  • Malattia: Morbo di Parkinson in stato evolutivo dal 2001 (dall’età di 40 anni) con sintomi lievi dal 1998 . Stessa malattia che soffriva Giovanni Paolo II.
  • Richiesta della grazia: Nel 2005 la situazione è critica. La suora e tutta la sua congregazione, durante il funerale di Giovanni Paolo II, decidono di affidare il caso di Suor Marie Simon al defunto papa. Tutte le suore della congregazione (in Francia e in Senegal), per richiesta della Madre Superiora iniziarono a pregare la Novena al Beato Giovanni Paolo II.
  • Guarigione: Immediata, inspiegabile scientificamente. Alle 21,45 prima di addormentarsi, la suora sente la necessità di scrivere il nome di Giovanni Paolo II proprio come aveva tentato inutilmente di fare poco prima su richiesta della madre superiora. La scrittura è incredibilmente leggibile nonostante il tremolio della mano sinistra (è mancina) le impedisca una calligrafia leggibile. La suora riesce a dormire senza svegliarsi (a differenza delle altre notti, tra dolori e scomodità) e si rialzerà senza alcun dolore.
  • Miracolo per la Canonizzazione:
  • Data del miracolo: 1 Maggio 2011. Durante la cerimonia di Beatificazione di Giovanni Paolo II.
  • Luogo: San José, Costa Rica.
  • Nome miracolata: Floribeth Mora Díaz (50 anni).
  • Malattia: Ictus nell’Aprile del 2011.
  • Diagnosi: Rottura di aneurisma fusiforme dell’arteria cerebrale destra con emorragia subaracnoidea con impossibilità di intervento chirurgico. Prognosi riservata.
  • Previsione medica: immobilità progressiva, morte.
  • Guarigione: Immediata, inspiegabile scientificamente, durante la notte della cerimonia di Beatificazione. La donna si risveglia sentendosi decisamente meglio, i medici confermeranno la sua completa guarigione.

 

Fonti.

  • A. Socci, I segreti di Karol Wojtyla, Rizzoli 2009.
  • A. Tornielli, L’ultimo miracolo, Piemme 2014.
  • A. Tornielli, Il segreto di Padre Pio e Karol Wojtyla, Piemme 2006.
  • S. Dziwisz, Ho vissuto con un santo, Rizzoli 2014.
  • S. Gaeta, Il miracolo di Karol, Rizzoli 2011.
  • S. Oder, Perché è santo, Rizzoli 2010.

Giovanni Paolo II, Messa di inaugurazione del pontificato, 22 Ottobre 1978.

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