Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

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Tommaso Moro: tra Islam ed eresie, così la Chiesa soffre la sua Passione

«Non ci può essere nulla di più efficace per la salvezza e per seminare ogni genere di virtù nel cuore di un cristiano che meditare con pietà e fervore le vicende della passione di Cristo».

Così scriveva Tommaso Moro nel 1535 mentre, prigioniero nella Torre di Londra, attendeva la condanna per Alto Tradimento al re Enrico VIII. Durante la prigionia, avvicinandosi l’ora di salire gli scalini del patibolo per ricevere l’onore della decapitazione (la pena prevista per i traditori era lo sventramento), l’ex cancelliere del regno d’Inghilterra, si dedicò a ciò che considerava la cosa più importante ed urgente: la salvezza della sua anima. Aveva imparato infatti a temere Dio più di “quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima”. Per questo decise di concentrare la sua attenzione sul mistero della passione di Cristo, sulle sofferenze patite dal Salvatore prima di salire sul Golgotà per venire crocifisso. Continua a leggere…

Cristo crocifisso ieri e oggi: i cristiani spagnoli che popolano il cielo

cristo calatorao“Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. (…) Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv. 15,20).

Gesù lo aveva detto, lo aveva affermato chiaramente: egli apriva una strada verso il Cielo e questa strada passava necessariamente per la croce, per la persecuzione, per il dolore, la per la morte violenta.

Ma Gesù aveva anche annunciato chiaramente che la morte non avrebbe stroncato del tutto la sua vita, ma l’avrebbe trasformata, e che questa stessa sorte spettava anche ai suoi discepoli: “Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia. (…) Ora siete nella stristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia” (Gv. 16,20-23).

Così Paolo, che nel frattempo ignorava tutti questi fatti, rassicurava il fratello Timoteo scrivendogli: “Se moriamo con lui, vivremo anche con Lui” (2 Tm. 2,11).

La storia della Chiesa si può leggere seguendo il filo rosso del sangue dei martiri, a dimostrazione che queste parole di Gesù si sono avverate alla lettera: “Il mondo vi odia”. Il mondo ci odia perché il demonio ci odia e cerca, in ogni modo, di sterminare i cristiani illudendosi di strappare dalla memoria della storia la “testimonianza di Gesù”.

martire martinLo scorso anno, il Venerdì Santo, riflettevo sulla strage avvenuta in Kenya dove terroristi di fede islamica irrompevano in un campus universitario uccidendo gli studenti cristiani e liberando gli ostaggi che recitavano qualche versetto del corano.

Parlavo del rischio di rimanere indifferenti di fronte alle sofferenze di Cristo in Croce: La nostra esperienza ci mostra – scrivevo – come siamo lontani dal lasciarci commuovere dalla passio Christi: spesso ascoltiamo distratti il racconto della passione restando a una distanza di sicurezza che ci impedisce di com-patire (patire assieme) Gesù. Forse il poco amore per Lui, forse la poca consapevolezza del nostro peccato, forse l’incapacità di comprendere a pieno l’entità del dono, del sacrificio della croce.

Oggi nella nostra quotidianità fatta di scadenze impellenti e di impegni improrogabili, restiamo indifferenti alla passione di coloro che, accomunati alla sorte del Maestro, vengono perseguitati e crocifissi con Lui: Oggi Cristo muore ancora. E possiamo ancora rimanere indifferenti, lontani, freddi; possiamo ancora evitare di entrare nella passione di Gesù pensando che a noi bastano le nostre piccole o grandi croci quotidiane”.

Se il Venerdì Santo del 2015 riflettevo sui giovani del Kenya oggi mi tornano in mente quei cristiani spagnoli che, non molti anni fa, subirono la grande persecuzione a causa della loro fede. La Seconda Repubblica spagnola fu protagonista di una delle più violente persecuzioni religiose della storia, uno sterminio che riempì le strade del sangue di Cristo, versato in odio alla fede. “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”.

A 80 anni di distanza dall’inizio della persecuzione, leggere i nomi dei cristiani uccisi – dei vescovi, dei sacerdoti, delle suore, dei laici – scorrere l’elenco dei loro nomi e tirare le somme di quella barbarie, fa ancora inorridire, rabbrividire. Sono molte le storie che si possono raccontare, sono dettagli di una furiosa persecuzione anticlericale che ha messo in ginocchio l’intera chiesa spagnola: vescovi arrestati e torturati, uomini e donne uccisi all’uscita della Messa domenicale, donne violentate davanti ai loro mariti e figli, corpi squartati, mutilazioni dei genitali, esecuzioni sommarie di intere comunità religiose, cimiteri profanati…

MartiresBarbastro

Urne con i resti dei martiri. Barbastro, Aragón.

La storia dei Martiri di Barbastro, 51  clarettiani (in maggioranza giovani seminaristi) sequestrati e giustiziati dopo mesi di violenze e sadismo, è diventata un film (Un Dios prohibido) che non mostra che una piccola parte di una persecuzione che fu proporzionalmente superiore a quelle dei primi cristiani sotto gli imperi di Diocleziano e Nerone. Beatificati nel 1992 da Giovanni Paolo II questi ragazzi, mentre venivano portati in cimitero per essere fucilati, cantavano lodi a Dio, pur sapendo che andavano a morire, i miliziani non lo capivano e cercavano in ogni modo di farli smettere ma i religiosi clarettiani baciavano le corde con cui venivano legati, cantavano, dicevano di morire contenti e con sfacciata eroicità urlavano “Viva Cristo Rey!”

Un recente studio di Stanley Payne, The Spanish Civil War (Cambridge University Press 2012) ha definito la persecuzione da parte dei socialisti e anarchici spagnoli come “la più selvaggia violenza subita dalla Chiesa in tutta la sua storia”. Payne sottolinea che, tenendo conto del numero di religiosi uccisi, della entità della persecuzione, la ferocia delle violenze e il breve lasso di tempo in cui tutto ciò si è consumato, questa persecuzione supera di gran lunga quelle efferate durante la Rivoluzione Francese, la guerra civile russa e l’epoca dei Cristeros messicani. Il numero aggiornato il numero di religiosi uccisi durante la persecuzione anticattolica nella zona repubblicana è di 6788 vittime in tre anni (36-39). Senza contare che le sollevazioni e le scorribande della sinistra radicale rivoluzionaria contro i luoghi di chiese e conventi ebbero inizio nel 1931. Quella che si è consumata è stata una vera e propria caccia al clero cattolico con conseguenze devastanti per la Chiesa locale e la società spagnola e con ingenti danni materiali e morali. Non furono presi di mira tutti i cristiani ma i cattolici, e in particolare i religiosi (molti pastori protestanti infatti si identificarono con la sinistra e vennero risparmiati, le loro chiese rimasero aperte, il loro culto permesso).

A fomentare l’odio contro i cattolici, secondo Payne, furono “gli stessi sentimenti che motivarono i rivoluzionari francesi del 1792 e del secolo successivo”: la Chiesa era considerata detentrice di un ordine morale e politico che doveva essere sovvertito per sempre (Payne, p. 141).

guerra civil dati

Nel 1937 a Valencia un ministro della II Repubblica, Manuel de Irujo, riassumeva con sfacciato orgoglio i risultati della persecuzione: Tutti gli altari, le immagini sacre e gli oggetti di culto sono stati distrutti con vilipendio. Tutte le chiese hanno sospeso il culto. Gran parte dei tempi sono stati incendiati. Campane, calici, candelabri… sono stati fusi per fini industriali e bellici. Nelle chiese sono stati collocati magazzini, stalle, mercati, depositi di armi e destinate a diversi scopi. I conventi sono stati sloggiati e la vita religiosa sospesa. I sacerdoti e religiosi (in quanto sacerdoti e religiosi) sono stati arrestati, imprigionati e fucilati. E’ stata proibita tassativamente la detenzione di immagini sacre e oggetti di culto ad uso privato. Un regime di terrore dichiarato dagli stessi aguzzini: “La policía que practica registros domiciliarios, buceando en el interior de las habitaciones, de vida íntima personal o familiar, destruye con escarnio y violencia imágenes, estampas, libros religiosos y cuanto con el culto se relaciona o lo recuerde“.

Nel suo libro “Asì iban a la muerte” (Voz de Papel, 2011) Santiago Montenegro racconta le testimonianze di giovani vittime del terror rojo, giovani dimenticati dalla storia che hanno lasciato – attraverso biglietti, lettere e testimoni oculari – una “testimonianza sublime di amore a Dio, e al prossimo, un’impressionante dimostrazione di fede, speranza e carità cristiane, un altissimo esempio di coraggio e rigore morale” (p. 11). L’autore parla di “barbarie sacrilega”, di un “vero olocausto” frutto dell’odio dei gruppi marxisti e anarchici verso Cristo e i cristiani.

Questa è una storia dimenticata, anche da molti spagnoli; negata oggi da molti socialisti, figli e nipoti dei protagonisti del terrore; edulcorata, giustificata. Ma quei martiri, eroi della fede che non disdegnarono di venire crocifissi con Cristo, oggi popolano il Cielo, dove godono della vita eterna in attesa della Risurrezione finale.  Gesù lo aveva detto: “Chi persevererà sino alla fine, sarà salvato” (Mt24,13).

 

Suggerimenti bibliografici:

  • Alcalà C., Las checas del terror, Libros Libres 2007.
  • Bastante J., Mártires por su fe, Esfera de los Libros 2010.
  • Cantera Montenegro S., Asì iban a la muerte, Voz De Papel 2011.
  • Hernández Fugueiredo J.R., Destrucción del patrimonio religioso en la II Republica (1931-1936), Bac 2009.
  • Ortí Cárcel V., Buio sull’altare. 1931-1939: la persecuzione della Chiesa in Spagna, Città Nuova 2000.
  • Martín de la Hoz J., Breve Historia de las persecuciones contra la Iglesia, Rialp 2015.
  • Payne G., La Guerra Civil Española, Rialp 2014.
  • Intervista allo storico spagnolo V. Cárcel Ortí pubblicata su rossoporpora.org

 

Venerdì Santo: hanno ucciso Gesù in Kenya!

cristo velazquezMeditare la Passione di Cristo, meditare le parole e i gesti, i sentimenti e le emozioni di quel giorno santo in cui il Figlio di Dio è stato condotto sulla cima del monte e inchiodato su una croce, è un atto di pietà che molti santi e mistici hanno esercitato per raggiungere una unione spirituale più profonda e feconda col proprio maestro.

Se essere una cosa sola con Gesù Cristo è il culmine del cammino cristiano (non a caso i cristiani sono chiamati così, perché sono, o dovrebbero essere altri cristi), meditare sulla sua Passione è il cammino da percorrere per raggiungere questa mistica unione (cfr. Gal 2,20).

Santa Teresa di Gesù, mistica spagnola nata 500 anni fa ad Ávila, nella sua autobiografia (Libro de la Vida) racconta di quel periodo di crisi giovanile in cui viveva una “grande avversione per la vita di chiostro”, un rifiuto per le cose sante e per le realtà eterne che le procurava grande sofferenza. In quel periodo, afferma la santa, “il mio cuore era così duro che se avessi letto tutta la passione, non avrei versato una lacrima; e ciò mi faceva soffrire”.

Quante volte abbiamo letto o ascoltato le pagine della passione di Gesù raccontata dai Vangeli senza versare una lacrima? E’ vero che non si piange per la morte di chi non si ama, tanto meno per la morte di chi non si conosce. Ma i grandi santi che conoscevano e amavano Gesù non potevano restare indifferenti di fronte al racconto della Passione mentre venivano presentate alla mente le immagini di Cristo sofferente, sanguinante, dolorante; deriso, insultato e sputato; abbandonato, tradito dagli amici, schernito dai nemici; flagellato, torturato, crocifisso; assassinato.

Quando si parla della Passione di Gesù è concessa una certa licenza mistica che permette di immaginare con la mente e meditare col cuore dettagli che vanno al di là delle esatte parole trasmesse dai Vangeli. Santa Teresa parla di un “permesso” speciale  che il Signore ci da (licencia nos da el Señor) quando pensiamo alla Sagra Passione: “ci consente di immaginare maggiori particolari – circa le pene e i tormenti che in essa egli ebbe a soffrire – di quelli descritti dagli evangelisti” (cfr. Meditaciones sobre los cantares). Nel meditare sulla sofferenza di Cristo, la stessa santa Teresa, così come alcuni altri santi (tra cui san Francesco d’Assisi e san Pio da Pietrelcina) vissero la “transverberazione” del cuore, ossia l’esperienza fisica (vissuta un dolore fisico lancinante) del cuore trafitto da un oggetto pungente.

E’ questo il senso di alcune opere o trattati mistici sulla passione che ancora oggi conserviamo come una preziosa eredità di molti santi. Ad esempio il De Tristitia Christi (o “Gesù al Getzemani”) di San Tommaso Moro; le Meditazioni sulla Passione di Gesù Cristo di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori; le visioni sulla passione della beata Anna Katharina Emmerick (da cui trasse ispirazione Mel Gibson per il suo film The Passion) e tanti altri scritti dedicati alle sofferenze di Cristo.

Versare una lacrima pensando alla passione di Gesù è un certamente un dono, una grazia particolare che indica un grande amore per Nostro Signore, una gratitudine profonda per il suo sacrificio e la piena consapevolezza del proprio peccato che ha “meritato un così grande Redentore” (cfr. Preconio Pasquale).

Spesso la nostra esperienza ci mostra – al contrario dei santi – come siamo lontani dal lasciarci commuovere dalla passio Christi: spesso ascoltiamo distratti il racconto della passione restando a una distanza di sicurezza che ci impedisce di com-patire (patire assieme) Gesù. Forse il poco amore per Lui, forse la poca consapevolezza del nostro peccato, forse l’incapacità di comprendere a pieno l’entità del dono, del sacrificio della croce.

E’ per questo che ci fanno un grande servizio le rappresentazioni artistiche della passione: le immagini (le tante icone o sculture del Crocefisso, gli Ecce Homo o le Pietà), i canti (i tradizionali Stabat Mater o altri inni della passione), i film (La Passione e altri racconti cinematografici), i libri (i già citati testi dei santi e mistici), così come le poesie o le opere teatrali, le figure delle processioni della Settimana Santa.

Oggi Cristo muore ancora. E possiamo ancora rimanere indifferenti, lontani, freddi; possiamo ancora evitare di entrare nella passione di Gesù pensando che a noi bastano le nostre piccole o grandi croci quotidiane; possiamo ancora distogliere lo sguardo dall’obbrobrio dell'”Uomo dei dolori” (cfr. Is 53,3), dal Dio fatto verme, dall’innocente schiacciato e disonorato dall’uomo.

Ma possiamo ancora una volta guardarlo in faccia, guardare il suo corpo insanguinato, tumefatto dai colpi e mutilato senza pietà. Possiamo guardarlo nei cristiani uccisi per il Suo Nome che subiscono atroci violenze avvolti nel silenzio e nell’indifferenza nostra e del mondo intero. I martiri del Medio Oriente e dell’Africa che in questi mesi hanno subito la violenza assassina di uomini malvagi sono l’immagine viva di Cristo morente che subisce violenze inaudite fino alla sua morte.

Oggi Cristo è morto in Kenya, ieri in Egitto, l’altro ieri in Pakistan… la strage degli studenti kenioti (150 studenti uccisi dentro al Campus universitario di Garissa all’alba di giovedì santo) mostra nella sua crudezza l’immagine della passione di Cristo. Liberati i prigionieri musulmani, correligionari degli assassini jihadisti, i cristiani sono stati decapitati senza alcuna pietà. E’ la passione di Cristo che ritorna a noi, non già come un’immagine, una lettura o un racconto dettagliato, ma come una ripetizione attuale, tangibile, di quel sacrificio forse ormai troppo lontano per poterci commuovere.

Probabilmente il mondo resterà in silenzio, ma noi, di fronte a queste immagini saremo capaci di versare una lacrima?

 

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Consigli di papa Francesco per il Triduo Pasquale

papa via crucisDurante l’udienza del mercoledi santo papa Francesco ha parlato della ormai prossima solennità di Pasqua, prestando particolare attenzione alla celebrazione del santo Triduo Pasquale della morte e risurrezione di Cristo che “è il culmine di tutto l’anno liturgico e anche il culmine della nostra vita cristiana”.

Il santo Padre ha ricordato che per fare una “buona Pasqua” è necessario vivere in pienezza i misteri celebrati facendo propri i sentimenti e gli atteggiamenti di Gesù (“entriamo nel mistero”) evitando di  limitarsi a “commemorare  la passione del Signore” come un evento passato.

Giovedì Santo. Il Triduo Pasquale si aprirà il giovedì pomeriggio “con la commemorazione dell’ultima cena”. La messa in Coena Domini (nella Cena del Signore) è il ricordo dell’Ultima Cena di Gesù con i suoi discepoli, il giorno in cui lo stesso Gesù offrendo liberamente il proprio corpo e il proprio sangue, istituì il Sacramento della Santa Eucarestia. Il Vangelo ricorderà il gesto di Gesù che lava i piedi degli undici discepoli (cfr. Gv 13,4-5), esprimendo così “il senso della sua vita e della sua passione, quale servizio a Dio e ai fratelli”.

Il nostro Battesimo ricorda questo lavacro in cui “la grazia di Dio ci ha lavato dal peccato” per rivestirci di Cristo. Ma questo è anche il senso dell’Eucarestia: stare in comunione con “Cristo Servo” per obbedire al suo comandamento, quello di amarci come Lui ci ha amato. Per questo non è possibile accostarsi all’Eucaristia “senza essere sinceramente disposti a lavarci i piedi gli uni agli altri”.

Venerdì Santo. Il Venerdì santo è il giorno della passione di Gesù in cui “meditiamo il mistero della morte di Cristo e adoriamo la Croce”. Alla fine della sua vita Gesù ha consegnato lo spirito al Padre dicendo “E’ compiuto” (Gv 19,30) riferendosi alla sua missione di salvezza annunciata dalle scritture. Papa Francesco ha ricordato i martiri che, donando la propria vita per amore, hanno incarnato questo “amore perfetto, pieno, incontaminato”. Il Papa ha ricordato in particolare don Andrea Santoro (parroco romano assassinato in Turchia), citando le sue parole sul dolore e l’offerta di sè: “Si diventa capaci di salvezza solo offrendo la propria carne. Il male del mondo va portato e il dolore va condiviso, assorbendolo nella propria carne fino in fondo, come ha fatto Gesù”.

papa-lava-piedi-300x274I martiri “offrono la loro vita con Gesù per confessare la fede, soltanto per questo motivo”. E’ lo stesso servizio che ha offerto Cristo, quello della “testimonianza cristiana fino al sangue”, fino a poter affermare: “E’ compiuto!”. L’adorazione della croce è per ognuno di noi l’occasione propizia per riflettere sulla nostra vita e sulla nostra morte. L’esempio di Gesù, così come l’esempio dei tanti martiri, deve spingerci ad affermare, alla fine della nostra vita: “Signore, ho fatto tutto quello che ho potuto fare. E’ compiuto!”

Sabato Santo. Il Sabato Santo è il giorno del “riposo di Cristo nella tomba dopo il vittorioso combattimento della croce”. In questo giorno Maria, madre di Gesù e donna di fede, conserva da sola la speranza della Risurrezione come una fiamma che illumina nel buio. Nella grande Veglia Pasquale “in cui risuona nuovamente l’Alleluia” si celebra Cristo Risorto “centro e fine del cosmo e della storia”.

E’ nel buio della nostra vita, quando sembra che “non c’è più niente da fare” che Cristo risorto “accende il fuoco dell’amore di Dio: un bagliore rompe l’oscurità e annuncia un nuovo inizio”. E’ questo “il grande mistero della Pasqua”: “Cristo ha vinto la morte e noi con lui. La nostra vita non finisce davanti alla pietra di un sepolcro, la nostra vita va oltre con la speranza in Cristo che è risorto”. E’ questa la missione dei cristiani: quella di essere “sentinelle del mattino, che sanno scorgere i segni del Risorto”.

 

Calendario di Papa Francesco per il Triduo Pasquale

  • 2 aprile – Giovedì Santo.

– Ore 9,30. Messa Crismale (Basilica Vaticana. San Pietro)

– Ore 17,30. Messa in Coena Domini presso il carcere di Rebibbia.

  • 3 aprile – Venerdì Santo.

– Ore 17,00. Celebrazione della Passione del Signore (Basilica Vaticana. San Pietro)

– Ore 21,15. Celebrazione della Via Crucis al Colosseo (Meditazioni di Mons. Renato Corti, Vescovo Emerito di Novara).

  • 4 aprile – Sabato Santo.

– Ore 20,30. Veglia Pasquale nella Notte Santa (Basilica Vaticana. San Pietro)

  • 5 aprile – Domenica di Pasqua.

– Ore 10,15. Santa messa del giorno (Basilica Vaticana. San Pietro).

– Ore 12,00. Benedizione Urbi et Orbi (Loggia centrale della Basilica Vaticana).

  • 11 aprile – Sabato (Primi Vespri II domenica di Pasqua)

– Ore 17,30. Basilica Vaticana. Celebrazione dei Primi Vespri della seconda Domenica di Pasqua. Consegna e lettura della Bolla di indizione dell’Anno Santo della Misericordia, che si aprirà l’8 dicembre 2015 e si concluderà il 20 novembre 2016.

Miguel Cuartero

Articolo originale su Romagiornale.it

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