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Diaconesse: la “super-rivoluzione” di Francesco che infiamma il Vaticano

diaconesseCostituire una Commissione ufficiale potrebbe studiare e chiarire la questione delle “diaconesse” nella Chiesa Cattolica. E’ ciò che ha affermato papa Francesco durante l’udienza privata con Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG). 900 religiose si sono incontrate col Sommo Pontefice sottoponendogli la questione delle ordinazioni diaconali delle donne, una pratica della Chiesa primitiva (riservava alle donne alcune specifiche funzioni liturgiche) dimessa da secoli e ripresa dalle chiese separate nel nome di un “ritorno al Vangelo”, alla purezza delle origini.

La notizia, com’era da aspettarsi, è stata ripresa in prima pagina da tutti i giornali con toni entusiasti, anche da Avvenire – giornale della Conferenza Episcopale Italiana – che pubblica la foto del Papa mentre abbraccia una pellegrina, a significare la riconciliazione (sic!) tra la Chiesa e le donne. Si tratta, in realtà, dell’ennesimo caso in cui una frase detta “a braccio” dal Pontefice viene investita dai giornali di un valore dottrinale e spacciata per pronunciamento ufficiale dai media laici e religiosi ansiosi di riforme e cambiamenti nel miglior stile protestante.

IL PAPA CHE “APRE” CIO’ CHE ERA CHIUSO…

Al di là dei toni festosi dei giornali (che si uniscono in maniera ideale alla festa del Governo italiano per l’imposizione dei matrimoni-gay nel nome della democrazia) l’annuncio di Papa Francesco di costituire una commissione di studio non rappresenta, in realtà, nessuna garanzia per chi vorrebbe stravolgere, su questo punto, la dottrina del sacramento dell’Ordine Sacro. Una decisione così grave (che, oltre a sconvolgere una prassi millenaria della Chiesa, richiederebbe importanti cambiamenti nel Codice del Diritto Canonico e lo stravolgimento della disciplina dei sacramenti) potrebbe dipendere esclusivamente sull’autorità del Sommo Pontefice o di un Concilio (non certo da una qualunque “Commissione”). La cosa dunque è realisticamente improbabile a breve termine mentre Francesco – a tre anni dalla sua elezione – deve ancora affrontare la tanto annunciata “riforma della Curia”. Certi processi sono lenti e più che col prossimo papa (come suggerisce Luigi Accattoli su Il Corriere), se mai dovesse succedere, ci vorrà qualche decennio prima di vedere la stola ondulare sul petto femminile.

Bergoglio ha più volte incoraggiato le donne a farsi avanti, a diventare protagoniste attive della missione della Chiesa: si sa che per Francesco tutti sono importanti nella Chiesa, tutti sono protagonisti, nessuno escluso: uomini e donne, vecchi e giovani, figli minori e figli maggiori, affinché il Vangelo venga annunciato e testimoniato a tutti. Ma le parole del Papa stanno alimentando le speranze di molte religiose e laiche di accedere a ruoli di potere all’interno della gerarchia. In molte realtà le donne sono già protagoniste della vita ecclesiastica ricoprendo ruoli come catechiste, missionarie, sacrestane, animatrici liturgiche, ma anche professoresse (in qualche caso anche “decane”) di facoltà teologiche e altri servizi all’interno delle parrocchie. Ciò che manca è l’accesso all’ordine Sacro e dunque la gestione del potere (inserirsi nei “processi decisionali”, la “leadership“. Insomma, comandare). A questo riguardo le parole del Papa, che ricordano le posizioni del Cardinale Martini secondo cui la Chiesa (“indietro di 200 anni!”) doveva riformarsi anche su questo punto, diventano un’occasione per alzare la voce e chiedere più diritti, più visibilità e più autorità.

LA SUPER-RIVOLUZIONE: PIU’ POTERE ALLE DONNE!

La questione del potere delle donne sta diventando quasi una battaglia personale per Lucetta Scarrafia editorialista dell’Osservatore Romano e direttrice dell’inserto femminile “Donne, Chiesa, Mondo” (evidentemente un ruolo non da poco all’interno della Santa Sede). L’inserto rosa del Vaticano è stato causa di recenti polemiche per via di alcune scelte editoriali poco felici (e poco cattoliche), come ha notato in un pregevole articolo il giornalista Rusconi sul suo blog Rossoporpora.

Nota per la sua insofferenza a causa della presunta “misoginia” del Vaticano, la femminista Scaraffia ha appena dato alle stampe un libro polemico intitolato “Dall’ultimo banco” dove racconta la sua fallimentare esperienza come “Madre sinodale” ossia come invitata al Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia, dove – a suo dire – non è stata ascoltata a sufficienza dai Vescovi solo perché donna. La giornalista vaticana ha inspiegabilmente affidato la prefazione del suo libro al giornalista ateo e anticattolico Corrado Augias che che – mentre loda l’autrice per la sua sincerità e il suo coraggio – non perde l’occasione per cimentarsi nel suo sport preferito: attaccare la Chiesa (“Troppo malata per giovarsi di una qualsiasi cura”, “messa fuori gioco”, “pigra”, “ha rifiutato la storia” ecc.), i suoi uomini (papa Pio IX “un cieco” incompetente) e il suo messaggio (“credere in un dio non è la migliore forma di spiritualità umana…”). Così la Scaraffia ripaga l’importanza (e popolarità) offertale dal Vaticano-misogino (giornalista editorialista dell’OR, scrittrice per la Libreria Editrice Vaticana e madre sinodale!).

Una “super-rivoluzione”, afferma la giornalista di punta del giornale della Santa Sede, in un’intervista pubblicata su Il Corriere commentando la presunta apertura del Papa alle donne-diacono. La Scaraffia è un fiume in piena: “Non è una cosa che va contro la dottrina cattolica” afferma, ma “soltanto un problema di regole da aggiornare”, come se con un tratto di penna si potesse riformare la Chiesa. Ma le regole non sono state aggiornate “semplicemente perché le donne non lo hanno mai chiesto”. Bastava chiederlo, “Chiedete ed otterrete”. (oppure “Permesso, grazie, scusa”, la gentilezza vince sempre). Ma ora è evidente che le suore sono cambiate, “Non ne possono più di sopportare un ruolo di subordinazione!”. Il problema sono i cardinali misogini(*), una “Curia che non vuole le donne in ruoli direttivi della Chiesa”, una gerarchia che “non vuole cambiare assolutamente nulla”; tutto ora “dipenderà dalle donne”.

PAPA FRANCESCO “SORPRESO” E IN VICARIATO…

becciu twitter francescoDalla Segreteria di Stato, monsignor Angelo Becciu (che i bookmakers vaticani danno come favorito per diventare il prossimo Vicario dell’Urbe) ha fatto sapere che Papa Francesco è “sorpreso” dal grande chiasso attorno all’argomento delle “diaconesse”… Il cardinale ha inviato dunque (a nome del Papa) a non affrettare le conclusioni.

Intanto nel Vicariato di Roma, presso l’ufficio del diaconato permanente, squillano i telefoni e tremano le certezze. Si sa che nella diocesi di Roma, diventare diacono permanente è diventata un’impresa ardua, perché il cardinale Vicario Agostino Vallini esige una ferrea selezione ed una lunga preparazione intellettuale, personale e spirituale. Molti gli uomini ritenuti inadatti, alcuni quelli scartati  lungo il cammino di preparazione, pochi quelli che giungono, dopo anni di cammino, alla tanto attesa ordinazione. Se le donne dovessero ottenere il via libera per presentare domanda il Cardinale avrà sicuramente un bel da fare (specialmente se dovesse chiamare una certa Lucetta).

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(*)  Misoginia: sentimento di odio, avversione alle donne; dal greco μισέω misèō, “odiare” e γυνή gynḕ, “donna”.

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Family Day a Roma il 20 giugno 2015

famiglia naturaleL’iniziativa parte “dal basso”, dalle famiglie che chiedono di essere ascoltate da un governo che lavora contro.

Torna il Family Day a Roma! L’appuntamento è per sabato 20 giugno in piazza San Giovanni (ore 15,30) per dare vita a una mobilitazione nazionale “a difesa dell’istituto del matrimonio, della famiglia composta da un uomo e da una donna, del diritto del bambino ad avere una figura materna e una paterna”. Secondo gli organizzatori si stima la presenza di circa 300 mila partecipanti, una folla compatta e festosa di famiglie con bambini e laici impegnati di ogni provenienza, età e religione.

Lo scopo della manifestazione sarà quello di mostrare la bellezza della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna di chiedere allo Stato più tutele e garanzie. In questo senso il Family Day assumerà inevitabilmente connotazioni politiche viste le recenti strategie del governo sui temi sensibili alle famiglie (fisco, educazione, matrimonio e adozioni omosessuali). In questi mesi, infatti, in obbedienza alle direttive dell’Unione Europea, il governo Renzi ha moltiplicato iniziative che colpiscono l’integrità e l’autonomia della famiglia tradizionale e indeboliscono l’istituto del matrimonio promuovendo la diffusione delle teorie del genere e le cause delle lobby omosessuali.

Il sorprendente risultato del referendum avvenuto in Irlanda sul riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso ha creato una grande aspettativa nella sinistra italiana che spera di ottenere lo stesso risultato, prescindendo da referendum popolari, attraverso nuove leggi e procedure. Alcuni esempi concreti di questa strategia sono i disegni di legge promossi da esponenti del Partito Democratico:

  • DDL Cirinnà: sulle Unioni Civili ed adozioni omosessuali
  • DDL Fedeli: sull’insegnamento del Gender nelle scuole pubbliche
  • DDL Scalfarotto: sul reato di “omofobia” e “transfobia”.

Uno dei nodi più delicati e complicati è nel campo educativo: il piano di indottrinamento secondo l’ideologia gender (definita da papa Francesco “un errore della mente umana”) è stato già promosso in diverse scuole tramite il finanziamento o l’intervento diretto di associazioni legate al mondo LGBT, associazioni a cui il Ministero della Pubblica Istruzione assegna la maggior parte dei progetti di educazione all’affettività, alla tolleranza, alla lotta contro bullismo, discriminazioni e stereotipi (sic!) di genere.

Saranno le stesse famiglie presenti in piazza coi loro figli a chiedere di non interferire nell’educazione affettiva della prole con programmi e ideologici e ideologizzanti; quello dell’educazione, e in particolare dell’educazione affettiva e valoriale, è un compito e una responsabilità che spetta esclusivamente ai genitori secondo quanto afferma l’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (“I genitori hanno il diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli”).

Un altro punto molto discusso è il progetto di legge promosso dal senatore del PD Ivan Scalfarotto. La legge preverrebbe sanzioni penali (carcere o lavori di utilità pubblica) per chi applica, promuove o diffonde intolleranza o discriminazione basate sull’identità di genere. La legge – così come è stata proposta – si presta ad ampie e pericolose interpretazioni e ciò che viene seriamente minacciata è la libertà di espressione, di parola, di associazione e di stampa. Il grave episodio avvenuto in Germania, dove un padre di famiglia è stato incarcerato per aver rifiutato di mandare i figli alla lezione di educazione sessuale, apre scenari inquietanti di repressione e paura.

Non è la prima volta che Roma ospita una manifestazione di questo tipo: il 12 maggio del 2007 ci fu un Family Day organizzato, dalle associazioni cattoliche e laiche per manifestare contro le politiche del governo Prodi in materia familiare, in particolare su fisco e unioni di fatto (il progetto dei DI.CO, poi abbandonato dal Governo). In quella occasione il Family Day portò in piazza più 250mila persone, un milione secondo gli organizzatori.

L’iniziativa parte “dal basso”, dalle famiglie che chiedono di essere ascoltate, ma la notizia del nuovo Family Day è stata ufficializzata domenica 1 giugno dall’iniziatore del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello, al termine dell’incontro vocazionale tenuto a Catania nello stadio Angelo Massimino. Già la domenica di Pentecoste a Brescia, in un incontro per i giovani del nord Italia, Kiko Argüello aveva lanciato l’idea di un Family Day senza però precisare ulteriori dettagli.

Il Cammino Neocatecumenale ha fatto da trait-d’union tra le tante associazioni e comitati laicali desiderosi di alzare la propria voce ed interessati alla causa della famiglia; una riunione tra i diversi esponenti e responsabili di queste associazioni ha permesso di creare un comitato organizzatore incaricato di definire – in tempi brevi –  i dettagli dell’evento. Il comitato ha scelto il nome “Da mammà e papà” perché – affermano – “da una mamma e un papà siamo tutti nati, cresciuti, educati, amati e protetti”.

Benché nessuna associazione o movimento politico o religioso pretenda rivendicare la paternità dell’evento, sono diverse le associazioni che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa, tra le quali: “Sì alla Famiglia”, “La Manif Pour Tous Italia”, “Voglio la Mamma”, “Alleanza Cattolica”, “Sentinelle in Piedi”, “Non si tocca la famiglia”, “Comitato Articolo 26”, “Notizie Pro-Vita”.  Il comitato “Da mamma e papà” è composto da “personalità provenienti da diverse associazioni tra cui Massimo Gandolfini (portavoce del comitato), Simone Pillon, Giusy D’Amico, Toni Brandi, Filippo Savarese, Costanza Miriano, Mario Adinolfi, Jacopo Coghe, Maria Rachele Ruiu, Paolo Maria Floris, Alfredo Mantovano, Nicola Di Matteo”.

Dall’account Facebook di “Alleanza Cattolica”, il sociologo e giornalista Massimo Introvigne ha dichiarato che “si è convenuto che non ci sia alcuna sigla di associazione o organizzazione, perché la battaglia è di tutti e va combattuta ora, oggi. Domani sarà tardi”.

Il Family Day di Roma conterà con l’appoggio del Vescovo Vicario Agostino Vallini che ha accolto positivamente la proposta, sollecitato anche dai suo sacerdoti che da tempo chiedevano un intervento deciso in materia. Anche il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Angelo Bagnasco che più volte ha denunciato coraggiosamente le derive dell’ideologia gender e i tentativi di equiparazione del matrimonio omosessuale, sostiene l’iniziativa. Gli organizzatori hanno chiesto anche il sostegno del Santo Padre affinché incoraggi anche lui la manifestazione sostenendo le famiglie come ha fatto recentemente nei suoi interventi pubblici.

Filippo Savarese, portavoce de “La Manif Pour Tous Italia” e uno dei componenti del nuovo comitato “Da mamma e papà” ci spiega l’urgenza e l’importanza storica di questo appuntamento: “Siamo a un momento di svolta epocale per l’Italia, che dovrà decidere a breve se entrare o no nel club degli Stati che hanno avviato la rottamazione della famiglia e aperto al grande mercato internazionale dei figli. Il ddl Cirinnà sulle unioni civili in discussione al Senato è solo il paravento dietro cui si prepara la rivoluzione che in gran parte d’Europa ha svilito il matrimonio, la famiglia e i diritti dei bambini di avere un papà e una mamma. Sono anni ormai che le associazioni LGBT portano nelle scuole italiane quella che Papa Francesco ha definito la nuova “colonizzazione ideologica”: la teoria Gender dell’indifferentismo sessuale. Abbiamo il dovere storico di denunciare apertamente l’attacco alla famiglia e alla sua libertà educativa, e sabato 20 giugno alle 15:30 in piazza San Giovanni a Roma lo faremo in toni pacifici”.

da mamma e papa

Logo del comitato organizzatore

Articolo originale su Aleteia.

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