Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

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Prima la vita, poi la salute! La lezione pro-life di Trump e del cardinale Burke

march_for_life Un sostegno storico!
«VP Mike Pence will be speaking at today’s March For Life. You have our full support!» («Il vice presidente Mike Pence parlerà all’odierna Marcia per la Vita. Avete tutto il nostro sostegno»)

e ancora:

«The March For Life is so important. To all of you marching – you have my full support!» («La Marcia per la Vita è così importante. A tutti voi che manifestate: avete tutto il mio sostegno»)

Con queste storiche parole pubblicate su Twitter il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha reso pubblico e ufficializzato il suo personale sostegno alla Marcia per la Vita che il 27 gennaio ha riunito a Washington centinaia di migliaia di persone. Per la prima volta dalla sua fondazione avvenuta 44 anni fa, questa manifestazione pro-life ha accolto sul palco dei relatori un rappresentante della Casa Bianca – il vicepresidente Pence – e il pieno sostegno del Presidente degli States. Nessun presidente aveva mai sostenuto o quantomeno mostrato simpatia verso il popolo della famiglia e della vita che ogni anno a gennaio si da appuntamento nella capitale. Inoltre, parlando alla ABC News, Trump ha lamentato la scorrettezza dei media che, mentre hanno offerto la massima copertura alle marce pro-choice, ignorano completamente la folla pro-life che ogni anno invade Washington. Il presidente della Marcia per la Vita, Jeanne Mancini si è detta “felicissima” dell’appoggio della Casa Bianca ed ha aggiunto «Non avevamo mai visto nulla di simile nella nostra vita!». D’altronde abbiamo già avuto modo di notare quanto l’inaspettata sconfitta della abortista Hillary Clinton avesse letteralmente devastato il mondo pro-choice. Continua a leggere…

Omosessualità e fede (1): una chiamata al martirio?

livingthetruth.indd Il tema dell’omosessualità scatena in questo tempo accesi dibattiti sia in campo politico che teologico. Le discussioni sui cosiddetti “matrimoni” gay e i dibattiti legati alle posizioni della Chiesa sull’omosessualità (basti pensare alla bufera provocata dal caso Charamsa) sono all’ordine del giorno in questi mesi. Il Sinodo dei Vescovi, chiamato a riflettere sulla famiglia ha affrontato anche questi argomenti resistendo alle pressioni interne ed esterne che vorrebbero, da parte della Chiesa, maggiori aperture in materia di morale sessuale.

VIVERE LA VERITA’ NELL’AMORE
In occasione del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia, la casa editrice dei gesuiti degli Stati Uniti Ignatius Press ha pubblicato un libro intitolato  Living the Truth in Love, Pastoral Approachest to Same-Sex Attraction“Amare la verità nell’amore: approcci pastorali sull’attrazione omosessuale”, un libro che sarà un utile strumento anche una volta conclusi i lavori sinodali.

Il testo (di 355 pagine) raccoglie testimonianze e saggi di diversi esperti cattolici che affrontano la questione dell’attrazione omosessuale (SSA) da diversi punti di vista: psicologico, filosofico, teologico e morale. Lo scopo del lavoro è quello di offrire alcune risposte alle domande poste dal Sinodo dei Vescovi: come può la comunità cristiana offrire un’attenzione pastorale alle famiglie che hanno al loro interno persone con orientamento omosessuale? (cfr. Instrumentum Laboris, 130-132). Come può la Chiesa, evitando ogni ingiusta discriminazione, offrire un accompagnamento spirituale a queste persone alla luce del Vangelo? Infine, come può essere annunciata la volontà di Dio in queste situazioni spesso causa di solitudine, dubbi e sofferenze?

Il lavoro è strutturato in tre parti: la prima parte riguarda la comprensione teoretica del tema dell’omosessualità dal punto di vista della filosofia, della teologia e del magistero della Chiesa Cattolica; la seconda parte raccoglie le testimonianze di persone che hanno vissuto esperienze di omosessualità e che hanno intrapreso un cammino di fede riscoprendo l’importanza e la gioia di una vita di castità; la terza parte del libro è dedicata all’approccio pastorale e offre una guida all’accompagnamento spirituale delle persone che vivono l’esperienza della “same-sex actraction” (SSA).

UNO STRUMENTO PASTORALE
Il libro vuole essere una guida per coloro che sono impegnati nella pastorale verso chi vive l’esperienza dell’amore omosessuale. Uno specifico approccio pastorale verso l’omosessualità non può esimersi dalla responsabilità di conoscere le storie di coloro che vivono o hanno vissuto quest’esperienza in prima persona. Allo stesso tempo sarà necessario inquadrare l’approccio pastorale all’interno dell’antropologia rivelata, ossia dalla comprensione che la Chiesa possiede della persona umana e della sessualità, al fine di evitare falsi compromessi frutto di errori di valutazione o di iniziative personali di ministri e accompagnatori.

Definito dal cardinale di Boston, Sean O’Malley,  un libro “coraggioso, sincero e puntuale”– il testo è stato curato dalla professoressa e scrittrice Janet Smith[1] e dal padre Paul Check, direttore dell’associazione Courage International [2].

SANTITA’, CASTITA’, MARTIRIO
Nella prefazione, mons. Vigneron, arcivescovo di Detroit, segnala che la base di tutti gli interventi è la convinzione che solo in Cristo l’uomo trova la verità su se stesso. Questo pensiero poggia le basi sul Concilio Vaticano II dove si afferma che “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo” (GS 22). È per questo – afferma il vescovo americano – che tutte le questioni affrontate sono “questioni cristologiche” (non solo antropologiche): dimenticarlo significherebbe privarsi di quella luce che rischiara il piano salvifico di Dio per l’uomo.

Infine la convinzione che l’universale chiamata alla santità (espressa dal Vaticano II in LG 5) include, o meglio si esplicita e si concretizza, in una “universale chiamata alla castità” ossia una chiamata a utilizzare il proprio corpo e a vivere la propria sessualità secondo il “piano originario di Dio” fatto conoscere all’uomo attraverso la Creazione e la Rivelazione.

Castità intesa, non come norma inibitrice delle umane passioni, ma come la virtù più eccellente (CCC. 2337-45) e come stile di vita di purezza col sostegno dello Spirito Santo.

La chiamata alla santità (che, come è stato detto, è anche chiamata alla castità) diventa oggi chiamata al martirio inteso come testimonianza eroica in un realtà sociale ostile. Spesso derisi e disprezzati da laicisti e attivisti omosessuali, i cristiani che sperimentano tendenze omosessuali e si incamminano per la strada della castità, devono affrontare la pressione di coloro che – persino all’interno della Chiesa – vorrebbero accettare l’omosessualità e le relazioni omosessuali come una realtà positiva per la ricerca della felicità. Il coraggio di donare se stessi e di vivere la propria sofferenza alla luce della croce di Cristo è un modo esemplare di evangelizzazione nella società.

UNA VERITA’, DIVERSE PROSPETTIVE
Pur mantenendo queste convinzioni, il libro non impone una visione univoca ma accoglie all’interno diverse sfumaturenell’approccio teoretico e pastorale al problema affrontato. “Sebbene tutti coloro che scrivono in questo libro comprendono gli atti sessuali omosessuali in disaccordo col piano di Dio riguardo la sessualità – scrive Janet Smith nella prefazione – c’è una considerevole varietà nel modo in cui questi autori si approcciano e parlano dell’attrazione omosessuale. Includiamo – continua la professoressa Smith – diverse posizioni perché crediamo che sia importante rimanere in dialogo con coloro che condividono punti di vista importanti”.

Articolo originale su Aleteia.org

Leggi la seconda parte… QUI

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[1] Insegna “Etica della Vita” al Sacred Heart Major Seminary di Detroit. Tra le sue opere più conosciute Humanae Vitae: A Generation Later (1991), The Right to Privacy (2008) e (come editore) Why Humanae Vitae Was Right (1993). E’ conosciuta per la conferenza sulla contraccezione intitolata Contraception Why Not? Dove spiega la posizione della Chiesa Cattolica rispetto ai metodi contraccettivi, tale conferenza ha avuto un successo e una diffusione enorme negli Stati Uniti.

[2] Si tratta di una associazione fondata negli anni Ottanta dal vescovo di New York, il card. Cooke e riconosciuta dalla Santa Sede. Lo scopo di Courage è quello di accogliere i fedeli omosessuali che cercano con sincerità il sostegno della Chiesa per offrire loro un accompagnamento spirituale, un cammino di preghiera e di amicizia. Si presuppone la fede e la disponibilità a farsi guidare dai sacerdoti e professionisti che gestiscono le ormai più di cento sedi sparse in tutto il mondo (Cfr. Teisa Stefano, Le strade dell’amore, Città Nuova 2002, pp. 106ss).

“Felice di essere una star?” Quelle strane domande dei giornalisti (tra le nuvole) a Francesco

papa aereo afpNon è bene generalizzare, ma le interviste aeree al Santo Padre indicano quanto alcuni giornalisti vaticanisti siano invasi da quella “mondanità spirituale” più volte denunciata dal pontefice. Il Papa risponde a ruota libera alla raffica di domande dei giornalisti che lo accompagnano nei suoi voli, domande dirette, a volte scomode (“Fidel si è pentito?”) , spesso imbarazzanti (“Sei un papa comunista?”), ma il più delle volte inutili o fuori contesto come ad esempio è successo nell’ultima conferenza stampa durante il volo di ritorno da Philadelphia (QUI il testo completo della conferenza stampa).

A dire il vero, queste domande sono una ottima occasione per approfondire alcune tematiche di interesse generale che possano riguardare il papa e la Chiesa, un’occasione per “far parlare” il papa di alcuni argomenti ritenuti importanti, delicati o su cui è necessaria qualche spiegazione o approfondimento.

Ma le domande di alcuni giornalisti affondano nel ridicolo per la loro inutilità e stupidità. Domande che lascierebbero a bocca aperta chiunque abbia un poco di “sale in zucca” ma che non scompongono il Pontefice che – umilmente – risponde a tutto, ma proprio a tutto, con serenità e pacatezza.

Così il premio simpatia va alla corrispondente francese di Radio France che chiede se “E’ bene per la Chiesa che il Papa sia una star”.  (Complimenti, una questione di fondamentale importanza e, a dir poco, spinosa).

A parimerito, il primo premio per la domanda più strana va anche a due giornalisti che sembrano essere usciti da un buco nero, venuti all’esistenza solo per chiedere cose che, nel loro mondo oscuro, nessuno conosce.

Così la giornalista spagnola Sagrario Ruiz de Apodaca (a quanto pare una nobildonna del giornalismo con arie da “decana”) chiede “se vedremo mai donne sacerdote nella Chiesa cattolica“: una domanda vecchia e logora che 50 anni fa, durante il caos mediatico attorno al Concilio Vaticano II, poteva avere un senso, ma che oggi è una questione che all’interno della Chiesa non impensierisce se non le menti protestanti di qualche esponente di ecoteosofia liberazionista come Leonardo Boff e compagnia verdeggiante e femministizzante e qualche vescovo di frontiera (non geografica ma teologica). Ancora complimenti per il coraggio all’intrepida periodista!

Infine (ecco il secondo fuoriuscito dal nulla della storia) non può mancare la domanda con risposta inclusa nella domanda (cioè ovvia); in questa impresa si cimenta il giornalista tedesco Thomas Jansen del Cic (un’agenzia cattolica tedesca) che domanda al papa cosa pensi dei fili spinati e dei muri per contenere gli immigrati… Forse immaginava che l’esperienza americana avesse fatto passare la voglia di accoglienza evangelica al Papa argentino? Chissà cosa avrà pensato quando il Papa ha risposto – contro ogni previsione – che “i muri non sono una soluzione”. Un vero e proprio scoop per l’agenzia tedesca! Congratulations!

Si capisce che queste son questioni utili a fare audience, a fare lo scoop, ad alimentare qualche chiacchera o utili per aver qualcosa da scrivere nelle prime pagine dei giornali.

La maggior parte delle domande rivolte a papa Francesco di ritorno dal suo viaggio in Stati Uniti esulano dagli argomenti più spirituali e teologici del Viaggio Apostolico per soffermarsi su temi politici e sociali. Domande di diplomazia internazionale, politiche sociali e militari, che costringono il papa a rispondere con un sincero: “la situazione politica non la giudico perché non la conosco. Grazie”.

Non sarebbe forse sarebbe il caso di tornare al vecchio modo di gestire le interviste al papa censurando, non già le domande scomode, ma quelle inutili e imbarazzanti prima che arrivino in mondovisione?

Andrea Tornielli su La Stampa, racconta:

Benedetto XVI faceva subito dopo il decollo una piccola conferenza stampa, negli ultimi anni con domande inviate in precedenza e selezionate da Lombardi.

Francesco preferisce farla sul volo di ritorno, per evitare che una risposta male interpretata rischi di sviare l’attenzione dai contenuti del viaggio. Non vuole conoscere prima le domande e dialoga senza rete in italiano con i cronisti per oltre un’ora: di solito per interromperlo viene usata la scusa della cena da servire. I giornalisti si dividono per gruppi linguistici, all’interno dei quali scelgono tra di loro, a rotazione, chi farà le domande, cercando di evitare inutili doppioni. Con i Papi Wojtyla e Ratzinger, il volo di ritorno per i giornalisti al seguito significava finalmente relax.

Non bisogna però generalizzare e dobbiamo riconoscere che alcune domande hanno colpito nel segno, hanno cioè affrontato temi che sono interessanti per tutti e non dettate da un intimo prurito giornalistico del giornalista di turno. La domanda del giornalista Jean-Marie Guénois de Le Figaro sulla riforma dei processi matrimoniali canonici ha affrontato il delicatissimo tema dell'”annullamento breve” voluto personalmente dal papa, un argomento scottante e urgente soprattutto in vista dell’imminente Sinodo dei Vescovi.

Altra domanda importante è stata rivolta a Francesco da Terry Moran, di Abc News, una delle grandi reti americane. Si è parlato della libertà di coscienza e dell’obbiezione di coscienza con un particolare (e intelligente) riferimento ai “funzionari governativi che – in coscienza – rifiutano di rilasciare licenze matrimoniali a coppie stesso sesso”. Il giornalista nordamericano ha ricevuto una risposta su cui – a mio avviso – sarebbe bene riflettere. Ma lo faremo in un altro momento.

Famiglie del Cammino Neocatecumenale accompagnano il Papa in USA

papal-visit-logo

Lunedì 28, a Philadelphia, si terrà un incontro vocazionale per le famiglie in occasione del World Meeting of Families 2015 

Philadelphia, 25/09/2015. – Il Cammino Neocatecumenale partecipa in questi giorni accogliendo il Papa Francesco nella sua visita agli Stati Uniti. Per settimane le 1.000 comunità di tutto il paese si sono preparate per questa occasione, con la certezza che si tratta di un evento storico per la Chiesa degli Stati Uniti e di tutto il mondo.

Inoltre, il Cammino celebrerà un incontro vocazionale delle famiglie Lunedi 28 settembre alle ore 14:00 (ora locale) presso il Wells Fargo Center di Philadelphia, dopo la storica visita di Francesco per l’Incontro Mondiale delle Famiglie.

Gli iniziatori del Cammino, insieme a migliaia di famiglie provenienti da tutto il mondo e a numerosi vescovi, parteciperanno all’incontro vocazionale presieduto dall’arcivescovo di Philadelphia, Mons. Charles Chaput.

Come testimoni dei frutti della famiglia, ‘cellula fondamentale della società’ dentro una società secolarizzata, gli iniziatori del Cammino, Kiko Argüello e Carmen Hernández, responsabili a livello internazionale del Cammino Neocatecumenale con Padre Mario Pezzi, vogliono approfittare della visita di Pietro negli Stati Uniti per celebrare la bellezza e l’importanza della famiglia cristiana.

L’incontro comprenderà una chiamata alla missione per quelle famiglie che sentono il desiderio di evangelizzare in alcune delle zone più scristianizzate del mondo, soprattutto in Asia.

Il 6 Marzo del 2015 Papa Francesco ha inviato 30 nuove missio ad gentes, ciascuna composta di tre o quattro famiglie con numerosi bambini e accompagnata da un sacerdote, come risposta alla richiesta del vescovo locale, perché la Chiesa resti presente in queste aree scristianizzate (come Detroit o Marsiglia), o in luoghi dove la Chiesa c’è a malapena (Cina, Mongolia, Thailandia, ecc.).

Ad accompagnare gli iniziatori del Cammino e l’Arcivescovo Chaput ci sarà il cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston, Presidente della Pontificia Commissione per la protezione dei bambini e membro del Consiglio di Cardinali di Papa Francesco per la riforma della curia, e ci saranno circa 30 altri vescovi.

wmof logo w fontsIl Cammino nel mondo e negli Stati Uniti

Circa 1,5 milioni di fedeli seguono questo itinerario di formazione cristiana in tutto il mondo. Il Cammino è iniziato nei primi anni sessanta, quando Argüello, all’epoca pittore immerso in una profonda crisi esistenziale, ispirato a seguire l’esempio del beatoCharles de Foucauld, andò a vivere nelle baracche alla periferia di Madrid. Da questa esperienza con i poveri e dalla sua collaborazione con Carmen Hernández è nato il seme di questo itinerario di fede ora conosciuto come Cammino Neocatecumenale.

Dalla nascita della prima comunità a New York nel 1975, il Cammino è ora presente in 82 diocesi e oltre 350 parrocchie in tutti gli Stati Uniti, con circa 1.000 comunità.

I vescovi di 8 diocesi statunitensi (Newark, Denver, Washington D.C., Guam, Boston, Dallas, Miami e Philadelphia), seguendo l’esempio di San Giovanni Paolo II a Roma nel 1988, hanno fondato Seminari Diocesani Missionari Redemptoris Mater, dove attualmente studiano preparandosi al sacerdozio più di 250 seminaristi provenienti dalle comunità neocatecumenali. Ad oggi, sono già stati ordinati oltre 180 sacerdoti provenienti da questi 8 seminari.

Diretta streaming (ore 22,00 italiane) su:  http://www.ewtn.com/ncw oppure sul Canale Youtube del canale americano EWTN

Comunicato stampa Cammino Neocatecumenale

La conversione di Marino: dal Gay Pride all’incontro delle famiglie con Papa Francesco

marino parteVacanze americane: parte seconda.

A pochi giorni dal suo ritorno dalle vacanze americane il sindaco di Roma viaggia nuovamente in Stati Uniti per una visita di cortesia al suo amico e collega di Philadelphia, Michael Nutter, che lo ha invitato in occasione del Viaggio Apostolico di papa Francesco negli Usa (con tappa a Philadelphia).

Non si è ancora spento l’uragano di polemiche che hanno avvolto il sindaco a causa delle sue vacanze in Texas, Bahamas e East Coast, in un momento delicatissimo per la città di Roma. Infatti, mentre la città era nel caos per gli scandalosi disservizi della metro e mentre il governo italiano prendeva in mano la delicata situazione della capitale dopo lo scandalo mafia-capitale, i funerali-show del boss Vittorio Casamonica e in vista dell’imminente Giubileo, il sindaco trascorreva le sue vacanze con la tranquillità di chi non si sente interpellato dal dovere politico.

Non è Lercio, non è una bufala!

La notizia del nuovo viaggio interoceanico del sindaco Marino appare ai cittadini romani come una notizia esilerante, ai limiti della credibilità; una notizia che, se non fosse stata confermata dal Campidoglio, potrebbe venire confusa con una delle simpatiche sparate del blog satirico e irriverente lercio.it che raccoglie e diffonde notizie buffe e ridicole, ovviamente false.

Purtroppo qui non si tratta di una bufala ma dell’ennesima trovata del sindaco che sembra far di tutto per far perdere la propria credibilità davanti ai cittadini romani, una credibilità già ai minimi storici dopo gli ultimi eventi (i disservizi dei mezzi pubblici e il caos giornaliero che ne consegue, il malcontento generale, gli scandali mafia, la presenza indisturbata della malavita in città) che hanno portato il degrado di Roma sulla prima pagina del New York Times. Nonostante tutto, Marino sembra essere immune alle polemiche e agli scandali che si accendono in continuazione nella “sua” città e attorno alla cattiva gestione della sua amministrazione.

Conversione: massima fedeltà al Papa… anche a 7mila Km da Roma!

Ad aggravare la posizione di Marino sono le futili motivazioni che spingono il primo cittadino ad assentarsi da Roma per l’ennesima volta lasciando la capitale in “Sede Vacante”. Il volo in USA è necessario per partecipare agli eventi legati alla visita di papa Francesco in Stati Uniti. A parte la contradditoria decisione di raggiungere il papa (che abita nella sua stessa città!) a settemila chilometri di distanza, c’è qualcosa che non torna nella partecipazione di Marino agli eventi del papa in Usa.

In effetti si potrebbe sospettare una “conversione fulminante” dell’attuale sindaco di Roma, una conversione che ha del miracoloso visto che, solo qualche mese fa, il 20 giugno, ha completamente ignorato le centinaia di migliaia di famiglie riunitesi a Roma, in piazza san Giovanni, per chiedere di non imporre l’ideologia gender ai propri figli. In quell’occasione il sindaco, non solo non si fece vedere, né inviò un delegato o rappresentante, ma al contrario, per tutta risposta scese in piazza, in prima fila con tutta la sua giunta, come protagonista del gay pride (intitolato Roma Pride per essere più “gendericamente corretti”). Ora però, Marino – finalmente fedele al Papa e vicino alle famiglie – corre in Stati Uniti per partecipare l’Incontro Mondiale delle Famiglie di Philadelphia, per ascoltare le parole del Santo Padre nel paese del Love is Love e dei matrimoni gay imposti dall’alto. Parole che saranno sicuramente dure da digerire per Obama e il suo entourage LGBTQ. Chissà se ora il neoconvertito Marino non programmi altri viaggi all’insegna del turismo religioso recandosi a Medjugorje a Lourdes o in Terra Santa.

Il sindaco giramondo.

Il vizio dei viaggi sta oramai innervosendo i cittadini insofferenti e la classe politica (sia di destra che di sinistra). Poche settimane fa il quotidiano Il Tempo ha pubblicato un articolo sui frequenti viaggi di quello che chiamano il “sindaco giramondo”. Sei viaggi in Stati Uniti, sette in Europa, un salto a Ryad… per un totale di “un giorno all’estero ogni 48″, un calcolo effettuato proprio da un deputato del Partito Democratico (M. Anzaldi) segno della popolarità e credibilità politica di cui gode Marino anche all’interno del suo partito. Su Dagoscopia si parla del “sindaco con la valigia” e del 55% di riunioni di giunta saltate: assente in una riunione su due:

Il sindaco di Roma non c’era quando per la prima volta la giunta ha approvato il piano di investimenti del Giubileo ed era assente anche per i provvedimenti anti-corruzione e per l’ok al piano sul decoro cittadino – Non era uccel di bosco però quando la giunta ha approvato la convenzione per una nuova apertura di uno store del gruppo Eataly di Farinetti. Certe volte non si può proprio mancare.

Per fare un parallelo che rende l’ idea, è come se da quando è arrivato a palazzo Chigi Matteo Renzi avesse disertato più della metà dei consigli dei ministri, lasciando decidere ad altri colleghi in sua assenza il decreto sugli 80 euro, la riforma del job act, il varo del testo originario dell’ Italicum, la riforma della pubblica amministrazione e così via.

Neuroni, fogne e mafiosi: incapacità comunicativa o… insulti per tutti?

neuroni marinoLa popolarità del sindaco è ai minimi storici soprattutto a causa del degrado della città e dei disservizi dei mezzi pubblici ma la sua incapacità comunicativa non fa altro che peggiorare la sua posizione davanti ai cittadini romani sempre più stufi e a tratti increduli sul fatto che Marino sia ancora al suo posto indisturbato. Qualche esempio: a luglio, a una donna che contestava il degrado della sua zona (“la città è sporca, ed è una buffonata che lei venga qui stamattina dopo che hanno spazzato perché sapevano del suo arrivo. Venga domani. Questa città fa schifo”) il sindaco ha risposto in malo modo insultando la cittadina con parole altamente offensive: Provi a connettere i due neuroni che ha e a farli funzionare (v. foto). Questa estate, dal palco della Festa dell’Unità, il sindaco ha inveito contro la destra invitando i suoi rappresentanti a tornare nelle fogne da dove sono venuti. L’ennesimo esempio di incapacità comunicativa lo si è visto durante l’inaugurazione della Prenestina Bis, dove il sindaco ha ringraziato ironicamente dei contestatori (del gruppo Fratelli d’Italia) perché “rappresentate la mafia“.

Tu vo’ fa l’americano… ma sei nato a Genova.

Sentimenti di amore ed odio legano l’attuale primo cittadino italiano agli Stati Uniti. Marino infatti ha trascorso molti anni negli “states” per studio in prestigiosi centri di specializzazione e per lavoro, ma la sua relazione con la University of Pittsburgh Medical Center, non si sembra essersi conclusa nel migliore dei modi (una storia che risale al 2002 e che Il Foglio ha pubblicato prima ancora che il chirurgo, all’epoca già tramutato in politico, diventasse inaspettatamente sindaco della capitale).

Ridere per non piangere: esiste Skype e l’angelus domenicale. 

Intanto, inevitabilmente, piovono le critiche dell’opposizione. Davide Bordoni, Cooordinatore Romano e Capogruppo di Forza Italia al Campidoglio parla di una “motivazione sublime” quella di accogliere il Papa a Philadelphia e aggiunge “fatto sta che per vedere il Papa invece di oltrepassare il Tevere, attraversa l’Atlantico, evidentemente qualcosa che non torna c’è”. L’ex sindaco Gianni Alemanno tuona su twitter:  “Con la scusa di accompagnare il Papa a Philadelphia Marino scappa ancora una volta da Roma” e Giorgia Meloni ricorda al sindaco – lo avesse dimenticato – che “ogni domenica a Roma c’è l’Angelus del Papa…”. Qualcun altro vorrebbe ricordare a Marino che esistono internet, Skype e il telefono per comunicare con sindaci e sponsor.

ignazio-marino-703684‘Giuro che vado e torno’: nuove minaccie per Roma.

Il sindaco si è difeso parlando di un “viaggio brevissimo” ma di grande importanza. In un’intervista a Il Messaggero ha parlato del suo imminente viaggio:

«Si tratta di un viaggio brevissimo ma molto importante, in un momento storico per la Chiesa e per gli Stati Uniti: è il primo viaggio di papa Bergoglio negli Usa. Quando a giugno scorso mi è stato riferito che avrebbero avuto piacere della mia presenza in tre appuntamenti del Santo Padre a Philadelphia, ma soprattutto all’incontro con le famiglie, ho detto a monsignor Paglia che sarei stato molto lieto di partecipare all’organizzazione della visita».

Fatica per portare il pane a casa: il doppio lavoro di un sindaco.

Il sindaco ha anche affermato che durante il viaggio spera di ricavare importanti fondi da investire nella Capitale, un lavoro faticoso e “stressante” ma necessario in questo tempo di crisi: «Il sindaco di Roma deve fare un doppio lavoro: occuparsi di buche e trasporti, ma anche di raccogliere fondi per il nostro patrimonio archeologico. È un compito molto stressante: se non vogliono che lo faccia resto a casa e mi riposo».

Sciopero della metro? Si salvi (e viaggi lontano) chi può!

Fatto sta che il sindaco di Roma abbandona – tranquillamente e per l’ennesima volta – la città in un periodo non proprio tranquillo. In questi giorni infatti a Roma è previsto un blocco del trasporto pubblico a causa dello sciopero del 2 ottobre (un servizio in ginocchio anche senza gli scioperi) e, soprattutto, la giunta capitolina (orfana di sindaco) discuterà l’apertura dei privati di Ama, società per lo smantellamento dei rifiuti e per la pulizia della città, di proprietà del Comune di Roma. Argomenti e questioni scottanti che terranno altissima la tensione in Campidoglio mentre Marino sarà in Stati Uniti ospite a Philadelphia.

Articolo originale su Romagiornale.it

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