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Pakistan: “Cristiani il nostro obiettivo”. Il vescovo: “Portate la croce come Cristo”.

AFP PHOTO / ARIF ALI

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CRISTIANI NEL MIRINO

“Abbiamo commesso l’attentato di Lahore perché i cristiani sono un nostro obbiettivo, e faremo altri attentati di questo tipo in futuro”. Così il portavoce del gruppo talebano pachistano Jamaat-Ul-Ahrar ha rivendicato la stage avvenuta a Lahore dove un kamikaze ha provocato la morte di più di 72 persone tra le quali almeno 30 bambini e ferito circa altri 300 cittadini. L’attacco è avvenuto il giorno di Pasqua in un parco giochi dove intere famiglie festeggiavano coi loro bambini approfittando il giorno di festa concesso ai cristiani per la Pasqua. Tra le vittime anche alcuni musulmani, ma la rivendicazione dei talebani parla chiaro: l’obbiettivo sono i cristiani, una minoranza che, mentre piange le vittime dell’odio religioso, vive ora il terrore di nuovi attentati a “le infrastrutture dello Stato e del governo, le scuole e le università”. Secondo l’organizzazione Life for All che si occupa dei diritti delle minoranze, tra le vittime ci sarebbero circa 51 cristiani.

IL VESCOVO: “ANDIAMO AVANTI PORTANDO LA CROCE”

L’arcivescovo di Lahore, mons. Sebastian Shah, ha visitato le famiglie delle vittime e i molti feriti: ”Ho visitato ogni letto, e ogni vittima di qualsiasi fede. È stato davvero difficile, perché ho visto tanti bambini di appena 4 o 5 anni, cristiani e musulmani, feriti o uccisi da questo terribile attacco”. Il vescovo ha chiesto ai suoi fedeli di “non perdere la speranza”: “Anche se affrontiamo un periodo di grave difficoltà, dobbiamo imparare a rialzarci così come Cristo ha saputo rialzarsi pur portando la croce. E così noi, pur portando la nostra croce dobbiamo riuscire ad andare avanti. Perché Dio è e sarà sempre con noi”.

Molte le manifestazioni di solidarietà e cordoglio, dal premier pachistano Sharif a Malala, ma anche dai leader di tutto il mondo tra cui il presidente del governo italiano Matteo Renzi che ha parlato di “Pasqua insanguinata dalla follia kamikaze”.

MINORANZE IN PERICOLO CON COMPLICITA’ DELLO STATO E DI LEADER MUSULMANI

Photo credit should read RIZWAN TABASSUM/AFP/GettyImages)

Photo credit should read RIZWAN TABASSUM/AFP/GettyImages

La situazione per la minoranza cristiana è sempre più tesa, dopo gli attentati del 2015 che costarono la vita a circa 20 cristiani durante le Messe domenicali, i continui attacchi alla libertà religiosa da parte dei fondamentalisti islamici si aggiungono alle diverse restrizioni a cui i cristiani sono sottoposti dalle autorità civili come ad esempio il reato di blasfemia.

Qualche settimana fa, l’esecuzione da parte delle autorità federali dell’estremista islamico Mumtaz Qadri che nel 2011 aveva ucciso il ministro Salam Taseer ha scatenato una ondata di proteste da parte dei cittadini pachistani. Per molti musulmani, infatti, il terrorista Qadri è stato un eroe nazionale per aver ucciso un ministro “traditore”, un musulmano che aveva osato criticare la legge contro la blasfemia e difendere la causa della cristiana Asia Naurin Bibi accusata proprio di blasfemia e condannata a morte dalla Corte Suprema del Pakistan. All’epoca dei fatti, in Pakistan nessun leader religioso, sciita o sunnita, aveva denunciato l’omicidio perpetuato da Qadri, ora durante i funerali dell’omicida, molti gruppi religiosi hanno partecipato celebrando la morte del terrorista come quella di un martire, un eroe della fede, con preghiere, petali di rose e preghiere per il combattente islamico.

BLASFEMIA E CONDANNA A MORTE: IL CASO DI ASIA BIBI

Secondo la Sharia in vigore in Pakistan, il delitto blasfemia dev’essere punito con la pena di morte. In base a questa legge Asia Bibi è stata arrestata per aver offeso il profeta Maometto durante una discussione con alcune donne. Secondo le testimonianze dell’accusa, la donna cristiana avrebbe toccato un recipiente per l’acqua riservato a donne musulmane, infrangendo un precetto che preserva la purezza dei musulmani dalla “contaminazione” e il contatto con gli infedeli cristiani, da qui la discussione che ha portato – secondo le donne del villaggio – all’offesa del Profeta da parte della donna cristiana. Nonostante le molteplici voci che si sono alzate in tutto il mondo a favore della sua liberazione, attualmente la donna è sorvegliata in cella di isolamento, lontano da amici e familiari, in attesa della definitiva decisione dei giudici pachistani. Si tratta della prima donna condannata a morte per blasfemia.

IL CASO BHATTI: DOPO CINQUE ANNI SENZA GIUSTIZIA

Nel 2011 fu assassinato il ministro cristiano Shahbaz Bhatti reo di aver difeso i cristiani pakistani contro le continue persecuzioni ed attentati e di essersi schierato a favore della liberazione di Asia Bibi. A cinque anni di distanza dal terribile omicidio, gli assassini sono stati arrestati e hanno confessato la loro responsabilità, ma nonostante questo il processo è ancora in alto mare a causa delle forti pressioni sociali e religiose: per i musulmani infatti l’uccisione di un cristiano – ancora di più se ha offeso l’islam – non rappresenta un delitto per cui dover essere puniti. Continue minacce di morte arrivano all’avvocato difensore, ai testimoni oculari e alla famiglia Bhatti, ingiungendo di liberare gli imputati, di sollevare le accuse e di discostarsi dal caso. La Conferenza Episcopale Pakistana ha chiesto alla Santa Sede di aprire un indagine diocesana, il primo passo per l’apertura di un processo di canonizzazione per il politico martire che si è esposto alle minacce ed infine alla morte non nascondendo la propria fede, denunciando le ingiustizie e schierandosi dalla parte dei cristiani pachistani perseguitati.

PAKISTAN: ABUSI, RAPIMENTI, VIOLENZE CONTRO I CRISTIANI

Solo alcuni dei casi riescono ad ottenere risonanza mediatica, ma gli abusi contro i cristiani in Pakistan sono all’ordine del giorno. Nel 2013 una coppia cristiana è stata arrestata con l’accusa di blasfemia. La polizia ha torturato il marito davanti alla donna e ai quattro figli provocandogli gravi lesioni e handicap indelebili. Nell’ottobre del 2015, Sonia Bibi, ragazza cristiana di 20 anni, è stata aggredita da alcuni musulmani, cosparsa di benzina e arsa viva dagli aguzzini. A gennaio di questo anno, una ragazza cristiana di soli 18 anni, è stata rapita da un uomo musulmano mentre era sola in casa. Quella di rapire ragazze cristiane o indù per costringerle a conversioni e matrimoni forzati è una pratica che ogni anno miete migliaia di vittime: mille ogni anno secondo le ONG presenti nel paese asiatico e secondo l’agenzia Fides. Solo in rarissimi casi le ragazze tornano a casa dalle loro famiglie, grazie anche alla complicità delle autorità locali restie a difendere le minoranze di fronte ai propri correligionari.

SITUAZIONE DEI CRISTIANI SEMPRE PIU’ GRAVE

Da quanto emerso nell’ultimo documento della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, dove sono raccolti dati relativi al periodo 2013-3015, “I cristiani sono il gruppo religioso maggiormente perseguitato e la loro condizione continua a peggiorare in molti dei Paesi in cui affrontano da tempo gravi limitazioni alla libertà religiosa”.

Secondo l’organizzazione Open Doors, che ogni anno pubblica la classifica dei paesi dove esiste la più forte persecuzione anticristiana, le violenze di matrice religiosa continuano ad aumentare anno dopo anno nel paese islamico. Il Pakistan è il sesto paese più violento secondo la World Watch List del 2016, mentre nel 2015 era all’ottavo posto. Open Doors afferma che “l’estremismo islamico costituisce ancora la fonte principale di persecuzione anticristiana (in ben 35 dei 50 paesi della lista); sono in forte aumento anche il nazionalismo religioso (leggasi per esempio India, salita al 17° posto) e la paranoia dittatoriale (come in Eritrea 3° o Corea del Nord 1°)“.

La persecuzione contro i cristiani cresce esponenzialmente di anno in anno. Nel 2015 sono stati uccisi in tutto il mondo 7100 cristiani a causa della loro fede (4344 nel 2014) e distrutte 1062 chiese (1062 nel 2014).

PAPA FRANCESCO: “UN ESECRABILE ATTENTATO”

Papa Francesco ha espresso il suo cordoglio durante la preghiera del Regina Coeli: “Ieri, nel Pakistan centrale, la Santa Pasqua è stata insanguinata da un esecrabile attentato, che ha fatto strage di tante persone innocenti, per la maggior parte famiglie della minoranza cristiana – specialmente donne e bambini – raccolte in un parco pubblico per trascorrere nella gioia la festività pasquale”. Il Papa ha manifestato la sua vicinanza alle vittime di questo “crimine vile e insensato” invitando i fedeli a “pregare il Signore per le numerose vittime e per i loro cari”. Infine Francesco ha rivolto un “appello alle autorità civili pachistane affinché “compiano ogni sforzo per ridare sicurezza e serenità alla popolazione e, in particolare, alle minoranze religiose più vulnerabili”

Articolo originale su Romagiornale.it

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Piersanti Mattarella: il fratello del presidente ucciso dalla mafia.

mattarellaAleteia – Il nuovo presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella conserva ancora nel cuore il ricordo straziante del giorno in cui suo fratello Piersanti, allora presidente della regione Sicilia, fu brutalmente ucciso, a soli 44 anni, da un sicario sotto la sua abitazione a Palermo in via della Libertà, sotto gli occhi della moglie Irma e ai suoi due figli Bernardo (20 anni) e Maria (18 anni). Fu proprio Sergio ad accorrere sulla scena del delitto per estrarre il corpo morente del fratello dall’abitacolo della macchina; fu lui, con i vestiti sporchi di sangue, ad annunciare ai giornalisti accorsi in ospedale che non c’era più nulla da fare.

In un recente libro pubblicato dalle edizioni San Paolo, il giornalista Giovanni Grasso racconta la vita del politico italiano che dedicò la propria vita alla giustizia e al rinnovamento politico e sociale della sua regione (Giovanni Grasso, Piersanti Mattarella. Da solo contro la mafia, San Paolo 2014, € 14,00). Si tratta della prima biografia completa di Piersanti Mattarella che ha il merito di ricordare una figura dimenticata ma altamente rappresentativa della politica italiana negli anni del terrore. Il libro racconta la biografia del politico democristiano, gli anni della sua formazione, il percorso intellettuale, politico e religioso, il periodo trascorso a Roma, la responsabilità politiche, il rapporto con la mafia e col terrore, fino al triste giorno della suo atroce assassinio, avvenuto due anni dopo l’omicidio del presidente Aldo Moro, che fu per Mattarella guida ed esempio.

Era domenica, il 6 gennaio del 1980 e la famiglia Mattarella era pronta per recarsi alla parrocchia di San Francesco di Paola per l’Eucaristia dell’Epifania. La gioia del Natale appena trascorso si mescolava in quel giorno con la distensione e la allegria di una domenica passata in famiglia: la passeggiata in macchina, l’Eucaristia, il pranzo, il pomeriggio in compagnia. Anche gli uomini della scorta del Presidente della Regione erano con le proprie famiglie, godendo del riposo concessogli da Mattarella perché “se vogliono ammazzarmi lo fanno egualmente”.

PierSantiMattarellaLa tragedia si consumò in pochi minuti: un sicario – mai identificato – si avvicinò alla macchina guidata da Piersanti mentre i suoi familiari entravano nella vettura per disporsi a partire. Sei pallottole sentenziarono la fine del giovane politico che si accasciò sul volante accanto alla moglie e morì pochi minuti dopo l’arrivo in ospedale. Palermo rimase sconvolta, così come tutto il paese che viveva gli anni del terrorismo politico. I giornali, le autorità politiche e giudiziarie costruiscono ipotesi ma su questo omicidio non si riuscì a fare chiarezza e a scoprirne i mandanti. Forse le organizzazioni mafiose, forse il terrorismo politico (nessuna rivendicazione fu attendibile), fatto sta che il Presidente della Regione con le sue iniziative politiche intralciava i piani e gli interessi di qualche potente organizzazione.

Al funerale accorsero centinaia di persone tra cui il presidente italiano Sandro Pertini che, abbracciando la moglie del politico defunto confiderà di avere “perso un amico” (p. 36). Il cardinale Pappalardo, arcivescovo di Palermo, pronunciò nell’omelia parole dure per denunciare le “forze oscure” che provocarono “atroce assassinio”. Allo stesso tempo ricordò che la dedizione e l’impegno politico di Mattarella scaturivano da “una vita cristiana profonda e autentica” grazie alla quale “il Signore non lo colse impreparato”: “La comunione con Cristo diventava presupposto ed esigenza di piena solidarietà e comunione con gli uomini” (pp. 37-39).

Piersanti era un figlio d’arte: suo padre Bernardo fu un politico di spicco della Sicilia degli anni trenta che sposò gli ideali di don Luigi Sturzo (appena diciannovenne fondò una sezione del Partito Popolare nella sua città), fu amico di De Gasperi e La Pira, fece parte attiva della Azione Cattolica divenendo presidente diocesano della Gioventù Cattolica. Bernardo Mattarella nacque a Castellammare del Golfo (TP), comune che diede i natali a intere famiglie mafiose di fama internazionale, il paese fu la roccaforte di organizzazioni mafiose e massoniche. Bernardo effettuò un brillante percorso politico che lo portò fino a Roma. Nel dopoguerra fu sottosegretario per la Pubblica Istruzione nei governi Bonomi e sottosegretario di Stato ai Trasporti dei Governi De Gasperi.

mattarella1La famiglia Mattarella si trasferì dunque nella capitale e fu lì che il figlio di Bernardo, Piersanti (che, in parte, deve il suo nome al beato Pier Giorgio Frassati), si formò come cristiano e politico, frequentando l’Azione Cattolica dai padri maristi del San Leone Magno (in via di Santa Costanza, dove ancora oggi lo ricorda una lapide commemorativa). Prestò divenne responsabile dell’educazione dei più giovani, ruolo che ricoprì con entusiasmo ed intransigenza. In un articolo pubblicato sulla rivista “Junior”, nel 1956, definiva la “mancanza di entusiasmo, indifferenza” come “la malattia del secolo”. Nonostante le incomprensioni coi religiosi, il giovane Mattarella fu molto attivo nella associazione e sensibilizzò molti compagni dell’AC a intraprendere attività di impegno sociale e di animazione liturgica in quartieri periferici della capitale. Successivamente ricoprì diversi incarichi all’interno della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC) dove si distinse – in anni di smarrimento e contrasti interni – per la sua determinazione e il suo equilibrio.

La sua carriera politica fu segnata da un attivismo politico-sociale frutto di una passione e di un entusiasmo che lo caratterizzarono fin dagli anni dell’università. Concluse i suoi studi di giurisprudenza conseguendo la laurea a La Sapienza di Roma per poi, nel 1958, tornare definitivamente a Palermo dove sposò Irma Chiazzase da cui ebbe due figi: Bernardo e Maria. Il suo fu un nuovo modo di concepire il potere e la politica; nel suo impegno con la Democrazia Cristiana cercò di imporre nuovi criteri nella amministrazione regionale con competenza politica e capacità manageriali volti ad eliminare le “incrostazioni” e le abitudini presenti nelle strutture di governo: privilegi, clientelismo, carrierismo, omertà… A questi mali volle sostituire “razionalizzazioni, meritocrazia, accorpamenti, responsabilizzazioni, controlli e divisioni di compiti”. Fu deputato della Assemblea Regionale Siciliana e, nel 1978 fu eletto Presidente della Regione. Si impegnò per una riforma della burocrazia regionale, per renderla più vivace, efficace e utile al rinnovamento sociale. Il criterio fondamentale della sua azione politica fu la consapevolezza che “solo amministrazioni capaci, efficienti, trasparenti, competitive possono, a buon diritto, chiedere allo Stato centrale, ai privati e alle istituzioni europee fondi, sostegni e investimenti produttivi. Si tratta della ‘politica con le carte in regola’ che costituisce uno dei tratti distintivi del programma politico-amministrativo mattarelliano” (pp. 95-96).

Fu definito il “Moro siciliano” a causa del parallelismo della sua storia con la vicenda del primo ministro ucciso dalle Brigate Rosse. Nonostante la fitta nebbia che adombra le circostanze della sua morte, è chiaro che Piersanti Mattarella morì a causa del suo impegno politico. Egli conosceva benissimo i rischi del suo atteggiamento, della sua politica di trasparenza e delle sue scelte in favore della legalità. Andrea Riccardi, nella presentazione del libro di Grasso, afferma che Mattarella “ha rischiato – e alla fine offerto – la sua vita per la politica” (p. 9), questo è il frutto di un atteggiamento cristiano che porta a “non considerare la propria sopravvivenza come valore predominante nel proprio agire”. “Si scopre in Mattarella – prosegue Riccardi – una sintesi tra fede religiosa, cultura e politica, che può apparire remota nell’Italia di oggi”.

Il libro di Giovanni Grasso, “Piersanti Mattarella. Solo contro la Mafia“, ripercorre – in maniera precisa – alcune pagine dolorose della storia politica italiana attraverso la figura di un uomo che seppe mantenere unite le aspirazioni di un rinnovamento politico e la fede cristiana; un politico che, con entusiasmo e tenacia, credette nella possibilità di una nuova stagione politica anche per la sua martoriata Sicilia. La pubblicazione del libro di Grasso rompe quel silenzio che – per l’autore – ha “offuscato la memoria di Mattarella anche dentro la Chiesa Cattolica italiana, di cui Piersanti era e si sentiva figlio devoto e appassionato” (p. 186).

Articolo originale pubblicato su Aleteia il 31 gennaio 2015.

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