Testa•del•Serpente

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Il caso Messori, ovvero: il rischio di una nuova tirannia

WINART-24635_messori01GIl “caso Messori”, scatenatosi dopo la pubblicazione del suo articolo sul Corriere della Sera, indica, in modo esemplare un nuovo rischio, quello di cadere una nuova tirannia, una nuova forma di censura all’interno della Chiesa. Se fino ad oggi è stato permesso – a cattolici e non – di giudicare, criticare, opinare, sull’operato e sulle decisioni del Pontefice di turno, oggi esprimere la propria opinione sulla Chiesa di Francesco sta diventando veramente rischioso. Il rischio è quello di venire ritenuti eretici e di essere considerati fuori dalla grazia di Dio. La questione, poi, acquista un carattere personale: si mettono a rischio le proprie amicizie, la stima, il lavoro (per i giornalisti, i vaticanisti o gli opinionisti), c’è il rischio di venire insultati, definiti farisei, ultra-tradizionalisti, complessati, europeisti, anti-conciliari, ecc. ecc.

A difendere il papa in questa “nuova inquisizione” non è il Santo Uffizio ne un organo ufficiale della Chiesa, ma un popolo di cristiani innamorati in modo passionale dell’attuale Sommo Pontefice, Francesco: amici, blogger, giornalisti, teologi… un popolo di cattolici fedeli e sinceri che, entusiasti per l’arrivo di questo papa “rivoluzionario” (come amano definirlo) che invita alla parresia (franchezza, sincerità) non permettono opinioni che si discostino dal comune sentire sul Papa.

Ogni pontificato, si sà, ha le sue particolarità, le sue peculiarità. Ogni pontefice ha il suo modo di fare, la sua personalità, la propria spiritualità, le sue idee di Chiesa, la propria formazione teologica, il proprio pensiero (anche in campo politico, perché no?) e ogni papa, specialmente negli ultimi cento anni, è stato a suo modo rivoluzionario. Nessun pontefice si è limitato ad imitare o emulare il proprio predecessore, ma ognuno ha portato una ventata di aria fresca alla Chiesa, con un linguaggio e un approccio diverso, un contributo nuovo che – nello stile – può piacere più o meno a seconda della sensibilità, della esperienza ecclesiale e della formazione di ognuno.

Oggi però, il rischio è quello di pensare che con Francesco si sia arrivati finalmente al papa-perfetto, alla forma più eccellente di Chiesa, al “migliore dei papi possibili”. Queste considerazioni, che sfociano sempre di più in un tifo “da stadio”, creano una sottile ma netta linea di demarcazione tra la chiesa di oggi e la chiesa del passato, come a voler definire quella di oggi come la vera Chiesa che finalmente corregge gli errori del passato: povera, misericordiosa e – perché no? – simpatica a tutti.

Qualche giorno fa ho sperimentato (in modo veramente minimo ma significativo) questa nuova forma di inquisizione: ho espresso un parere sul biglietto con gli auguri del papa per il Natale: un po’ buia e poco rappresentativa della luce che caratterizza del Natale. Le mie parole testuali (perché spesso, si gioca tutto sull’ermeneutica delle singole sillabe dette o scritte e bisogna stare attentissimi!) sono state: “Troppa sobrietà mi sa di tristezza. Ma è elegante”. Per tutta risposta mi è stato detto che a noi europei è troppo difficile accettare che a Roma ci sia un papa sudamericano. Come a dire: non ti permettere più, nel tuo orgoglio da europeo ferito, di esprimere una opinione non positiva su qualcosa che ha abbia a che vedere col papa Francesco anche se fosse, ad esempio, sul suo biglietto di auguri!

Ora il popolo dei cattolici (vecchi e nuovi), dopo una minuziosa esegesi del suo articolo, hanno chiesto la testa di Vittorio Messori su un vassoio! Anche solo le sue mani, per non permettergli più di scrivere fesserie. Forse ritireranno i suoi libri dalle librerie cattoliche perchè contrari al Magistero della Chiesa. Probabilmente non sarà cacciato da nessun giornale ufficiale, di ampio respiro ecclesiale, perché – fortunatamente – questo è già successo qualche anno fa; ma ora Messori ha esagerato e tutti i cattolici (medi?) devono saperlo e devono essere avvisati, messi in guardia, in modo che non credano alle parole di questo eccentrico scrittore e al suo “attacco mirato e frontale”  e “di stampo mafioso” al papa. E’ vero che l’età avanzata porta alcuni problemi che colpiscono le funzioni intellettive e anche le grandi menti (e le prestigiose penne) subiscono i malanni della senilità, ma nessun alibi può giustificare un atto così vile e di cattivo gusto come quello che pesa sul giornalista italiano: quello di aver espresso le sue opinioni su papa Francesco.

Dicono che con l’articolo pubblicato il 24 dicembre su Il Corriere della Sera, Messori, si è rivelato il paladino della lotta contro il papa Francesco! Ha rivelato tutta la sua irriverenza, il suo odio e la sua inimicizia contro il papa argentino e il suo operato! Lo ha chiamato “vescovo” per non riconoscergli l’onore pontificio: evidentemente sposa le folli teorie di Socci sull’invalidità dell’elezione ma non ha il coraggio di dirlo. Messori è un bestemmiatore perchè non crede nello Spirito Santo che guida la Chiesa, e questo peccato – lo ha detto Gesù – non sarà perdonato! Messori ha insultato milioni di persone, di cattolici, chiamandoli “medi”, il che è equivale a chiamarli “mediocri” e a mettersi sopra di loro senza alcun merito.

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Leonardo Boff

A difendere il papa ci si mettono un po’ tutti e – udite, udite – viene fuori il nome di Leonardo Boff, rigenerato nella sua fede e nella sua teologia da quando – finalmente – Benedetto XVI ha deciso di mollare la poltrona e la corona (ovviamente non l’anello!). Il teologo della liberazione, liberato dalla cantina dove era nascosto durante gli ultimi anni a causa della sua opposizione a san Giovanni Paolo II e al papa emerito, ora è ri-valutato, ri-generato e ri-stampato (i suoi libri, come quelli di Gutierrez e Sobrino sono rivalutati e ri-proposti in nuove edizioni da alcune case editrici cattoliche) ed esprime il suo parere da teologo sull’articolo dello scrittore: la sentenza è definitiva, quasi dogmatica, inappellabile: Messori “porta veleno”, non si è “ancora convertito”, è un “cattolico culturale”, ha delle “insufficenze teologiche”, è eretico (“incorre nell’erorre teologico del cristomonismo”), ha bestemmiato lo Spirito Santo… La nuova Inquisizione, dunque, è in mano a Leonardo Boff, il quale approfitta per sparare ancora su Benedetto XVI con frecciatine indirette: infatti Benedetto XVI è il papa che “veste Prada”, un teologo dal “pensiero lineare”, potremmo dire un “cristomonista” anche lui e dunque un eretico, un “cattolico culturale”, un “teologo” (nella peggior accezione del termine).

Una delle reazioni più “impertinenti” all’articolo di Messori l’ho letta sul sito della Diocesi di Bergamo dove viene scomodata anche la Madonna! Sì, la Vergine del Pilar a cui Messori ha dedicato un indagine seria ed accurata raccolta nel libro “Il Miracolo” che in modo appassionante e pieno di fede (oltre che di rigore storico) narra la vicenda dello “zoppo di Calanda” a cui per intercessione della Vergine Maria, è ricresciuta la gamba. Ebbene si, settimanale della chiesa di Bergamo, per screditare Messori mette in dubbio il miracolo della Madonna, senza troppi giri di parole: “con la conversione, si passa dal rifiuto di tutto all’accoglienza di tutto. Diventa vero tutto infatti: anche il fatto che a un contadino del ‘600 sia cresciuta una gamba per intercessione del Vergine del Pilar”.

Messori con J. Ratzinger

Messori con J. Ratzinger

Ecco fatto: Messori, dunque, in quanto convertito, è solo un cialtrone, che crede addirittura ai miracoli come quello di Calanda! Immaginate un po’ cosa può saperne del papa e della Chiesa uno che crede nei miracoli!

Ora è in corso una “raccolta di firmeper fermare (non si è capito bene in che modo!) gli attacchi a papa Francesco. Nessuna raccolta di firme invece sembra mai stata fatta per fermare gli attacchi che Leonardo Boff lancia in continuazione (l’orgoglio ferito, si sà, lascia ferite insanabili) contro Benedetto XVI, nessuna raccolta di firme per difendere la Vergine del Pilar che, dopo 4 secoli, si vede messo in dubbio uno dei suoi miracoli più (diciamolo pure) “spettacolari”.

Io, “cattolico medio”, sto con il papa Francesco, ma anche con Benedetto XVI, con Paolo VI, con Giovanni XXIII. Sto anche con Messori perchè non merita questa persecuzione, perchè di giornalisti come lui non ne abbiamo più e ne abbiamo bisogno, perchè oltre ad amare la Chiesa, la conosce meglio dei suoi detrattori e perchè ha espresso la sua opinione con pacatezza e serietà, con quella franchezza così applaudita e invocata in questi tempi, col rispetto dovuto al Sommo Pontefice e con l’umiltà intellettuale che manca nel modo più assoluto a chi si è preso il gravoso incarico di giudicarlo e di accusarlo.

p.s. Mentre scrivo questo testo, vedo appena pubblicato, un articolo del direttore de La Nuova Bussola Quotidiana, Ricardo Cascioli, che parla dello stesso argomento, sicuramente in modo più preciso, approfondito e più appropriato di me. Mentre ieri leggevo un altro ottimo articolo scritto su Tempi da Pino Suriano, che consiglio vivamente a chi volesse approfondire la questione.

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Papa Francisco: un precioso regalo de Dios a su Iglesia

FLAGTomémoslo como un regalo, un regalo que Dios ha hecho a su Iglesia.

Dios, Padre infinitamente bueno, no deja de dar a su Iglesia los instrumentos necesarios para su camino. También – y sobre todo – la elección del Papa forma parte de estos regalos. Un regalo de un Padre a un hijo no puede no ser apropiado. De hecho, todo el que quiera hacer un regalo a un chico, le preguntaría a su padre: “¿qué necesita tu hijo? Quisiera hacerle un buen regalo, útil, que lo pueda aprovechar” Y el padre, quien conoce a su hijo mejor que nadie, le sugeriría un buen regalo según sus necesidades.

papa-francescoCristo, lleno de amor hacia nosotros, ha querido el mejor regalo para su Esposa, la Iglesia. ¿Quién, queriendo regalarle algo a una chica, no le pediría primero un consejo a su Esposo sobre cuál podría ser el mejor regalo, el mejor aceptado, el más necesario?

El Espíritu Santo, sabio e inteligente, ha sugerido pues a los Cardenales en el Cónclave, la mejor solución. Los Cardenales, reunidos en  el Cónclave, le han preguntado al Padre: “¿qué le regalamos a tus hijos? ¿Qué necesita hoy la Iglesia? Le han preguntado al Hijo: ¿qué quieres para tu esposa, la Iglesia?

Hoy Dios ha querido regalarnos al Papa Francisco. La mejor elección que Dios habría podido hacer. Se dice de él que es muy humilde, muy cercano a la gente común, pero al mismo tiempo fiel al magisterio y a la tradición de la Iglesia, en plena comunión con sus predecesores. No es progresista ni conservador, sino un verdadero pastor. Un papa nuevo, de un país nuevo, con un nombre nuevo (desde el año 913 que esto no ocurría!!). Un estilo nuevo que empieza con el saludo coloquial “Hermanos y hermanas, buenas tardes” y termina con otro igualmente sencillo “Rezad por mi, nos vemos maña… nos vemos pronto. Buenas noches y que descanséis”.

imagesEl nombre es un programa ya escrito. Muchos lo anhelaban, muchos deseaban que el nombre del pobre de Asís y del misionero jesuíta Francisco Javier fuese escogido como para marcar un regreso a esa radicalidad evangélica que estos dos magníficos santos han encarnado.

Radicalidad evangélica en un tiempo en el que la fe corre el riesgo de aguarse aun dentro de la Iglesia. Muchos fieles alteran la doctrina de la Iglesia, juzgando negativamente sus jerarquías, muchos ya no tienen ganas (si es que alguna vez las han tenido) de evangelizar el mundo, se han olvidado del papel de María como madre y protectora de todo hombre.

He aquí pues un nuevo papa con un nombre que significa fidelidad y amor a la Iglesia, adhesión al Papa, unión con Cristo, entrega la Virgen María, solicitud para la Nueva Evangelización. Todo esto lo han encarnado Francisco de Asís y Francisco Javier, dos santos que han contribuido de manera admirable a la renovación de la Iglesia. Un papa jesuita pero también franciscano que nos ayudará a caminar sobre las huellas de Francisco de Asís, de Francisco Javier, sobre las huellas del mismo Jesús del cual los jesuitas (tal como lo ha pensado su fundador, San Ignacio) son sus “guarda espaldas”, su Compañía más cercana.

Ahora, veámoslo a la obra para entender mejor quien es el nuevo papa Francisco y como se portará. Nos han hecho un regalo, pero aún está envuelto. No le imputemos enseguida ideologías a las que jamás ha adherido (Teología de la Liberación), ni posiciones políticas que quizás haya adoptado en el pasado. Esperemos sus palabras, sus gestos, su magisterio, para comenzar este camino con él, obispo y pueblo, juntos.
Mientras tanto, después de la lluvia de estos días, el sol vuelve a brillar sobre Roma.

Ahora, hagámosle un favor al papa: ¡recemos por él!

13/03/13 el día del Papa Francisco

13/03/13 el día del Papa Francisco

Gli scritti di Benedetto XVI: l’eredità culturale e magisteriale del papa teologo

ratnziger_scriveBenedetto XVI rinuncia al pontificato per ritirarsi in preghiera. Ci lascia un’eredità immensa che tocca a noi valorizzare e scoprire. Quella di un teologo prolifico ed efficace e quella di un pastore e maestro della fede.

Nel suo ultimo Angelus ha detto ai fedeli: “Dio mi chiama a salire sul monte per dedicarmi ancora di più alla preghiera e alla meditazione. Ma questo non significa abbandonare la Chiesa

Al momento della sua elezione a papa, molti si domandarono se quel brillante professore tedesco, all’epoca Prefetto per la Congregazione della Fede, potesse svolgere con la stessa efficacia anche il ruolo di “pastore di anime”. Lo scetticismo dei più fu rapidamente spazzato via dal nuovo papa che, in questi anni, non ha smesso di guidare i cristiani attraverso un magistero denso, forte e profondo ma allo stesso tempo semplice nelle sua espressioni e quindi accessibile a tutti. Il papato. inoltre, ha offerto l’occasione di scoprire un teologo di altissimo spessore e un autore molto prolifico avente alle spalle una serie di pubblicazioni di grande importanza teologica, filosofica, politica e sociale.

Se ne va da San Pietro ma rimane con noi anche attraverso i suoi scritti che restano per ogni fedele una guida e una luce nel cammino verso la verità. Non a caso il suo motto episcopale proclama: “Cooperatores Veritatis“.

Possiamo iniziare da qui: per conoscere quanto e cosa ha scritto Sua Santità il papa Benedetto XVI. (articolo completo su Romagiornale.it)

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