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Vivere illuminati dalla luce della coscienza. L’esempio di Tommaso Moro, il “Socrate cristiano”

Parlare di coscienza oggi, in un tempo in cui la nostra società sembra soggiogata dalla tirannia dei “diritti individuali” e del principio di “auto-determinazione” è quanto mai urgente e vitale per la sopravvivenza spirituale della società occidentale.

Tommaso Moro, santo e martire inglese nato nel 1478 e morto il 6 luglio del 1517, è universalmente ricordato per due motivi: per essere l’autore di Utopia – celebre romanzo di filosofia politica diventato un best seller della letteratura occidentale – e per la vicenda della sua morte sul patibolo per mano del re Enrico VIII. Ma Tommaso Moro meriterebbe di essere conosciuto e ricordato per molti altri motivi; non a caso è stato definito dall’amico Erasmo un «uomo per tutte le stagioni». Non a caso Chesterton lo considerò «il più  grande degli inglesi che hanno agito nella storia» (G.K. Chesterton, The Fame of blessed Thomas More, 1930); lo stesso Chesterton che si riferì a lui come «un diamante che un tiranno gettò nel fossato, perché non riusciva a spezzare» (G.K. Chesterton, Perché sono cattolico, cit., p. 114).

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Socrate il brutto!

SocrateNulla scegliamo solamente per la sua bellezza, ma tutto per la sua funzionalità, convenienza o secondo altre categorie di giudizio in base all’oggetto in questione. Al mercato scegliamo la frutta per il suo sapore, odore, consistenza, mai per la sua bellezza esterna o per il suo bel colore… (altrimenti vi sfiderei a scegliere… il kiwi!). Anche i vestiti che ci piacciono li scegliamo per la loro utilità, i mobili per la loro funzionalità.

Non scegliamo la fidanzata o la moglie soltanto per la sua bellezza ma anche perchè vediamo in lei qualcosa che ci attira più profondamente, che va oltre l’aspetto fisico e che risiede nel suo carattere, nel suo animo, nella sua anima (altrimenti vi sfiderei a sceglierne soltanto una!). Se poi avete la fortuna – come me – di avere un 2 in 1 allora meglio ancora!

A me sembra spesso banale e moralizzante una crociata contro la bellezza fisica a favore di quella interiore. E’ ormai lo standard buonista e politicamente corretto, è discorso politicamente simpatico ed attraente elogiare il “bello dentro” per cercare di distogliere lo sguardo dalla nostra società del bello in cui domina il culto alla bellezza. Voglio dire, il rischio è sempre quello di esagerare e finire per elogiare il brutto! Ma questo non è il punto.

E’ cosa buona e giusta riportare l’attenzione,  che spesso si ferma alla superfice (su ciò che è superficiale), all’interno (ciò che è l’essenza, il vero “sapore” del frutto che scegliamo), ma ho spesso l’impressione che siano sono parole, perchè – in fondo – il bello ci piace, e ci crediamo poco quando diciamo che non è essere belli l’importante (altrimenti vi sfiderei a non pettinarvi prima di uscire, a non profumarvi a non cambiarvi mai i calzini e a non lavarvi!).

Curioso il caso di Socrate! E più ci penso è più diventa un personaggio strano, atipico, un randagio della storia… Di Socrate sappiamo poco, e ciò che sappiamo è confuso; ma una cosa è certa, anzi certissima: Socrate – il padre della filosofia e della sapienza umana – era brutto! Ma quanto era brutto!? Qualcuno arrivo a dirgli che era un “monstrum“. Faccia bovina, sembrava un buffone. Gli occhi a palla sporgevano in fuori; il naso enorme, curvo, schiacciato e pieno di mocciolo! Vestiva male, trasandato e sporco.

Questo uomo così brutto e schifoso dal punto di vista estetico, nascondeva un tesoro: una sapienza che contribuì in modo decisivo a costruire la civiltà occidentale! Socrate il brutto, seppe spezzare lo standard di bellezza e perfezione greca indicando una via migliore: la conoscenza profonda di sé: “conosci te stesso”. Te stesso, ciò che sei veramente, in profondità, sotto la maschera bella che copre chi sei.

Da lì a conoscere tutto il passo è breve: lo diceva l’umanista spagnolo Juan Luis Vives che affermava che il cammino della vera sapienza inizia col “conosci te stesso” e termina col “conosci Dio”. D’altronde Socrate mi ricorda molto – e sempre di più – un altro “brutto”, davanti al quale conveniva “coprirsi il volto” per non vederlo “tanto era sfigurato il suo volto”… ed anche lui nascondeva un tesoro bellissimo che salvò l’umanità. Egli era la vera Sapienza.

miguel c. s.

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