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La sinistra di Dio. Da Riccardi qualche “dritta” per un voto ai democratici

Domenica 4 febbraio è apparsa sul Corriere della Sera una bella intervista ad Andrea Riccardi fondatore della Comunità di Sant’Egidio che in questi giorni festeggia i cinquant’anni di fondazione. Riccardi parla della sua infanzia e delle origini della Comunità sorta nel post-concilio, durante i turbolenti anni della “grande contestazione” per dedicarsi ai poveri e ai processi di pace. Una bella intervista ma viziata perché non priva di indicazioni di voto in vista del prossimo 4 marzo.

A due settimane di distanza dalle elezioni politiche che vedranno gli italiani presentarsi alle urne, le parole di Riccardi – ministro durante il governo Monti che non ha mai nascosto le sue simpatie per la sinistra – ha il sapore di una “mappa” per orientare i cattolici a scegliere la coalizione più adatta per guidare l’Italia nei prossimi anni: quella di sinistra. Non dimentichiamo che il “padre spirituale” della comunità è don Vincenzo (il “prete basettone” dell’intervista), meglio conosciuto come mons. Paglia, amico e sostenitore di Matteo Renzi a cui augurava di “tenere duro” complimentandosi per il suo lavoro proprio mentre il premier accelerava per legiferare sui “matrimoni gay”. Continua a leggere…

Madrid: Drag Queen sul carro dei Re Magi. Così la Cabalgata diventa un gay pride

Il sindaco Carmena (sinistra radicale) mette le Drag Queen sul carro dei Re Magi durante la tradizionale Cabalgata: “Siamo tutte Regine”! Così la sinistra spagnola strumentalizza il Natale per sostenere l’agenda LGBT.

La “Cabalgata” de Reyes: l’evento del Natale spagnolo

In Spagna durante le feste di Natale el día de Reyes è uno dei momenti più attesi da bambini e adulti. È il giorno dell’Epifania, che significa manifestazione di Gesù al mondo. In questa data la Chiesa ricorda l’arrivo dei Magi d’Oriente che, secondo la testimonianza dei Vangeli (Mt 2, 1-12), raggiungono la grotta di Betlemme guidati da una stella. Secondo la tradizione questi tre misteriosi personaggi tornano ogni anno la notte tra il cinque e il sei gennaio per portare doni ai bambini di tutto il mondo. Quella dei Re Magi è un’antica tradizione diventata in Spagna un patrimonio culturale. I Magi superano largamente in popolarità Babbo Natale; la nostra “Befana” è sconosciuta: i veri protagonisti del Natale sono loro. Continua a leggere…

Pietà per il re! La fobia paranoica degli antifascisti

PARANOIA DI STATO: IL FANTASMA CHE FA PAURA

Non c’è da meravigliarsi che in un paese che ha ceduto la propria sovranità nazionale (economica, politica e persino morale) agli stati stranieri, il ritorno di un sovrano faccia paura, anche se quel sovrano è morto e sepolto da decenni. E fu così che il ritorno del re Vittorio Emanuele III diffuse il panico in un paese ormai da decenni libero e democratico dove c’è spazio per tutti tranne che per alcuni. Una società Orwelliana dove tutti sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri, dove tutti sono italiani (o possono diventarlo) ma alcuni sono meno italiani degli altri e meritano l’esilio. Per sempre. Continua a leggere…

Lampedusa e la retorica buonista della politica italiana

barcone_immigrati5001Nel pieno di una settimana critica per la politica italiana, la dolorosa strage di Lampedusa ha sconvolto l’Italia e, forse, (magari!) tutta l’Europa.
La vicenda, però, sembra aver scosso molto meno quei paesi da cui le vittime fuggivano, paesi retti da regimi tutt’altro che democratici e governati da signori indifferenti delle sorti dei propri sudditi. Se dall’Italia si alzano voci di cordoglio, parole di sdegno, si discutono soluzioni e si osservano minuti di silenzio nelle scuole e nei campi di calcio, dal Medio Oriente, dal nord Africa, dai capi religiosi musulmani e dai governi islamici non si alza nessuna autorevole voce di dissenso per questa tragedia (né di tutte le altre tragedie) che, purtroppo, ha inizio proprio nei loro territori.

Se l’Occidente si è illuso con le recenti svolte democratiche di alcuni stati mediorentali, ci accorgiamo che il lavoro da fare è ancora tanto. Altro che Primavere soleggiate, il dramma di quei paesi, lo capiremo dopo, non è essenzialmente politico, ma religioso (e dunque antropologico), dove regimi teocratici di ispirazione islamica calpestano la dignità e i diritti di uomini, donne e bambini, in nome di un ordine apparentemente voluto e imposto da dio.

Naufragio-Lampedusa-migranti-23-770x395Intanto in Italia, scossi da una delle più gravi stragi legate all’immigrazione, i signorotti della politica – quelli in giacca e cravatta oligarchici e quelli in abiti più sportivi e colorati per meglio rappresentare i compagni del popolo – alzano la voce per dire la loro sul fatto e sul da farsi. Da destra e da sinistra salgono tutti sul carro (funebre) con slogan che valgono un rilancio sulla pagina politica, come sciacalli che frugano in mezzo ai cadaveri.

Così il redivivo, restaurato e rinnovato Alfano, il pastore buono delle pecore italiane Napolitano, la presidenta rivoluzionaria Boldrini-basta-pranzi-in-famiglia, la paladina della giustizia Bonino, il ciclista dottore Marino, la migrantista Kyenge e molti altri che hanno approfittato dell’evento per snocciolare, con facile retorica, discorsi pieni di pathos che scuotono il sentimento popolare.

Sul fatto accaduto lo scandalo, il cordoglio, la tristezza è generale, come è normale e giusto che sia di fronte a un dramma di tali dimensioni. Sul lavoro da farsi i pareri sono discordanti e qui parte la vergognosa campagna politica. Tutta la sinistra ha approfittato dell’evento per accusare la legge Bossi-Fini, attualmente in vigore, che regola il problema dell’immigrazione clandestina con una serie di norme (tra cui il reato di clandestinità) definite troppo severe e poco accoglienti verso lo straniero; una legge poco consona allo spirito di accoglienza indiscriminata voluto da  Kyenge, Bonino, Boldrini e compagnia cantante (di compagni si tratta). Insomma da sinistra si accusa la legge Bossi-Fini (discriminatoria, razzista, nazionalista) di aver riempito la barca di povera gente disperata e di averla fatta affondare uccidendo centinaia di innocenti. La severità di questa legge sarebbe alla base della tragedia. Il collegamento tra le due cose non è facile da trovare, ma l’occasione sembra buona per cambiare l’iniqua legge.

lampedusa 2La soluzione che propongono è dunque una non-soluzione: cambiamo la legge e, la prossima volta, andiamogli incontro prima che naufraghino. Magari andando sulle coste africane e accogliendoli direttamente lì per portarli a Roma, dove Marino ha deciso di accogliere tutti gli immigrati appena arrivati, per la buona pace dei romani e la gioia dei lampedusani.

Dal canto suo, la destra, ha approfittato per attaccare le politiche del ministro dell’integrazione che vorrebbe abolire il reato di clandestinità e aprire le porte dell’Italia (e dell’Europa) a chiunque voglia entrare. E’ così che Lega Nord mette le morti degli immigrati sul conto della sinistra colpevole morale per aver lanciato menssaggi di accoclienza troppo confortanti e illusori per chi partiva dalle coste africane. Come a dire: “gira voce che in Italia c’è spazio e ti danno la cittadinanza appena arrivi!”.

E subire per primi il ridicolo di questi retorici e ipocriti sproloqui sono soprattutto gli abitanti dell’isola, che da tempo lamentano una situazione invivibile a causa della presenza sempre più alta di immigrati senza casa, senza lavoro, senza cibo e nessuno che si preoccupi di loro. Tra poco la campagna politica si sposterà su altri temi (probabilmente su Berlusconi che è sempre di moda) e gli immigrati rimarranno sull’isola o cercheranno di partire (come? aiutati dai lampedusani?) per trovar miglior fortuna nel nord.

Le idee per non essere banali sono poche, si sà, ma qualcuno ha avuto un lampo di genio ed ecco che la genialata è sulla bocca di tutti. Alfano, che ha il cuore d’oro, ha visto la sofferenza dei lampedusani e ha suggerito di consegnare un premio-sopportazione all’isola, al fine di richiamare l’attenzione del mondo sul problema. Qui si trovano tutti d’accordo: Premio Nobel per la Pace a Lampedusa, dunque, per l’eroicità dell’accoglienza. In fondo premiare Lampedusa vuol dire premiare l’Italia e nessuno può dissentire senza sentirsi traditore. Tutti sono d’accordo: a destra e a sinistra, sopra e sotto; aspettiamo il verdetto di Oslo. Ma d’altronde si sa, per avere il Premio Nobel per la Pace non bisogna mica essere San Giovanni Paolo II (che di fatti non lo ha mai ottenuto), basta essere popolare o volerlo diventare, o basta che ti venga appioppata la candidatura da chi non sa bene neanche che sentimenti hai nei confronti della pace.

Intanto sulla rete circola un video che mostra l’esasperazione dei lampedusani per i quali la pace tanto desiderata vorrebbe qualcosa di più che un premio o un riconoscimento al valore.

Ma alla radice del problema non ci va nessuno volentieri; sarebbe contro i principi della bontà universale (da tempo sposata con matrimonio indissolubile dall’Occidente)  segnalare che dall’altra parte del Mare Nostrum (o Mostrum?) esiste un problema serio che non cambierà certo correggendo una nostra legge.

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