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Un pugno a Charlie Hebdo: concedetemi lo sfogo.

Je-suis-charlieQuando il 7 gennaio del 2015 dei terroristi islamici fecero una strage al numero 10 di rue Nicolas-Appertalla colpendo la redazione di Charlie Hebdo tutto il mondo scelse il motto “Je Suis Charlie Hebdo” per mostrare solidarietà identificandosi con le vittime in nome della “libertà di espressione”.

Fiumi di inchiostro riempirono chili e chili di pagine per commentare il fattaccio che ha visto contrapposti l’ideologia religiosa dell’Islam e il volgare cinismo in salsa laicité del giornale francese.

Lo scandalo fece conoscere il giornale Charlie Hebdo a tutto il mondo anche se il giornale si era già dedicato da tempo ad insultare, ridicolizzare e volgarizzare le religioni. Anche il cattolicesimo e i cattolici erano stati presi pesantemente di mira con vignette oltre il limite della decenza che ritraevano la Santissima Trinità e diverse rappresentazioni di papa Benedetto XVI. Ma le accuse contro i cristiani e il loro Dio non hanno alzato polveroni di indignazione, rappresaglie o veglie di preghiera pubbliche.

Il mondo intero, compresi i nostri connazionali, si risvegliò improvvisamente amante della satira e difensore di illimitati diritti d’espressione. Il pugno e la matita alzati unirono uomini e donne, giovani e anziani di tutto il globo a sostegno degli irriverenti francesi con licenza di blasfemia (anche se poche ore dopo l’attentato, chi scrive si discostò da questa epidemia di irrazionale solidarietà per i francesi).

Anche papa Francesco disse la sua affermando che “E’ vero che non si può reagire violentemente ma… se qualcuno dice una parolaccia contro mia mamma si aspetti un pugno! E’ normale” (VIDEO). Niente violenza dunque ma neanche offese che feriscano la dignità delle persone e dei loro cari.

I vignettisti francesi continuano comunque sulla loro strada fatta di insulti, ingiurie e scherni contro tutto e contro tutti, cercando consenso e plauso in nome di un loro particolare e personale concetto di “libertà d’espressione”.

Ora, nel mirino di Charlie Hebdo c’è il terremoto che ha colpito il centro Italia. Senza alcuna pietà umana il giornale ha pubblicato un’immagine, che non è facile commentare, dove si paragonano le vittime del terremoto a piatti di pasta. Così vuole far ridere Charlie Hebdo, ma non ci riesce. Così vuole far divertire i suoi lettori Charlie Hebdo, ma lo sta facendo nel modo sbagliato.

“La vignetta sul terremoto è pubblicata nell’ultima pagina del numero in edicola di Charlie Hebdo, che ha in copertina una vignetta sul burkini” (agenzia Ansa).

Oggi nessuno alza più una matita in nome della libertà d’espressione. Noi non l’abbiamo fatto a gennaio del 2015 ne tanto meno lo faremo oggi che la satira francese si prende gioco dei nostri cari, dei nostri amici, dei nostri connazionali mentre il disastro chiede silenzio e umana pietà.

Ovviamente nessun italiano penserà di andare a fare giustizia con armi da fuoco agli abitanti di Amatrice, Pescara del Tronto, Accumuli e delle altre frazioni colpite dal terribile sisma. Ma, in un sussulto d’orgoglio, concedeteci uno sfogo: ‘fanculo Charlie Hebdo!

 

Articolo originale su Romagiornale.it

Non sono Charlie! ma la mia religione mi vieta la vendetta

charlie2La strage avvenuta a Parigi nella sede del giornale Charlie Hebdo ha scosso il mondo intero e, in particolar modo, l’Europa. Oggi il vecchio continente piange per la morte dei giornalisti francesi uccisi da tre mostri armati fino ai denti che sono piombati improvvisamente nei loro uffici interrompendo, non semplicemente una riunione di redazione, bensì 12 vite umane, stroncando per sempre i loro sogni, i loro progetti, le loro speranze, la loro arte, passioni e aprendo una ferita profonda nelle loro famiglie.

Oggi siamo tutti francesi, siamo tutti vignettisti, siamo tutti più occidentali e “siamo tutti Charlie”, così infatti i giornali, i social network, i siti personali e le piazze si vestono a lutto stringendosi attorno alle vittime e ai suoi famigliari con una matita in mano (segno dell’arte che ha costato la vita ai 12 francesi) e una scritta: “Je Suis Charlie“.

Un po’ come quanto qualche mese fa, tra i cattolici, fece il giro del mondo la lettera araba ن simbolo con cui gli islamisti jihaidisti dell’Iraq (dell’Islamiq State) segnarono le case e le proprietà dei cristiani di Mosul per svaligiarle e ucciderne gli inquilini. Una lettera (nun) che indica una appartenenza: quella di essere cristiani, nazareni, e di aver rifiutato la conversione di adorare Allah e di pagare il tributo al nuovo stato islamico. E’ per questo che milioni di cattolici hanno offerto le loro preghiere e la loro solidarietà dicendo: “Siamo tutti nazareni”!

Le immagini satiriche che ridicolizzavano l’islam sono famose in tutto il mondo perché da tempo sollevano l’indignazione e lo sdegno della comunità musulmana. Tre anni fa una bomba molotov scoppiò nella sede dello stesso giornale per vendicare le vignette ironiche su Maometto. Oggi dodici persone sono state uccise – direttore, giornalisti, collaboratori e guardie – per vendicare il grande Profeta al grido di “Allah è grande”.

Hebdo-libreUn po’ meno conosciute, anzi, quasi sconosciute, le vignette che mettono in ridicolo Gesù, la Chiesa e il papa. Il giornale francese non è mai stato tenero con nessuno, tanto meno con i cristiani i quali sono stati bersaglio delle irriverenti matite di Charlie Hebdo in modo grottesco, grossolano e volgare. Le immagini che si riferiscono a Dio, a Gesù, alla Trinità, non meritano neanche un commento. Cosa dire, invece, del girotondo dei cardinali sodomiti, o di papa Benedetto XVI continuamente indicato come pedofilo e omosessuale, ritratto alzando un preservativo come se fosse in una funzione liturgica, nell’atto di violentare dei bambini o di baciare una guardia svizzera dopo essersi ritirato? (fa male inserire la foto ma rende l’idea di quello che si vuole dire, ed è la meno aggressiva!)

Va bene commuoversi, va bene piangere, va bene la rabbia e va bene alzare le matite in ricordo di Charlie Hebdo! Forse va bene anche andare tutti all’ambasciata francese come segno di vicinanza. Ma è necessario domandarsi dove va a finire il nostro senso di fratellanza e di solidarietà (soprattutto tra cristiani) ogni volta che dei nostri consanguinei (perché abbiamo avuto in eredità il sangue di Gesu Cristo!) vengono sterminati in Iraq, in Afganistan, in Corea o in Nigeria dalla furia dell’estremismo islamico. Quante veglie di preghiera per ricordare le loro anime? Quante segni visibili per sostenere le loro famiglie? Quante ferme dichiarazioni per dire basta con le stragi di innocenti? Quante visite alle loro ambasciate? O a San Pietro, “ambasciata” simbolica di tutti i cristiani cattolici del mondo? Quanti comunicati dei nostri governanti per fermare la strage?

Io non sono Charlie! Non approvo questa satira, questo tipo di informazione, queste falsità e gli insulti gratuiti contro il Cristianesimo, contro la Chiesa e contro il papa. Ma il punto è un altro: che la mia religione (nonché la mia ragione illuminata dalla fede cristiana) mi vieta di uccidere per difendere il papa; mi vieta anche di spargere sangue per vendicare Gesù Cristo, perché Lui – pur potendo farlo – non si è vendicato mentre lo inchiodavano sulla croce.

E c’è dell’altro: Lui, non solo non si è vendicato con molotov o fulmini dal cielo, ma ha addirittura perdonato, ha addirittura amato! E ha invitato a fare così anche ai suoi discepoli, e ai discepoli dei suoi discepoli (Lc 6,27-38). Il nostro Dio è grande, talmente grande che non ha bisogno della nostra vendetta; talmente più grande del loro dio che, lento all’ira e grande nell’amore (sal. 102,8), dall’alto del cielo vedendo le misere trame degli uomini contro il Messia, “se ne ride” (sal 2,8) e non si infuria; talmente (più) grande che non chiede altro spargimento di sangue di quello del suo figlio che, sulla croce, ha pagato per tutti. Per i nostri peccati, per quelli di Charlie Hebdo e per quelli dei sicari islamici.

Se esiste un dio che, rabbioso per le offese arrecate alla sua maestà divina, ha la necessità di chiedere agli uomini di smettere di essere uomini e, comportandosi come bestie, di tagliare le gole, le mani, le lingue, o sparare scariche di proiettili su altri uomini a causa dei loro peccati contro la Sua divina grandezza, questo non è – grazie a Lui! – il mio Dio. E ad onore alla verità dobbiamo avere il coraggio di affermare che non si tratta dello stesso dio! Perché nel nome del nostro Dio, oggi, non si diffonde la morte, ma al contrario, la vita!

CROCE INVOCATAOggi l’Europa si sente “Charlie”. Io un po’ meno. Per condividere il lutto e difendere la libertà di stampa tutti affermano con orgoglio di essere anche loro Charlie Hebdo e alzano le loro matite in ricordo dei vignettisti uccisi. Io preferisco sentirmi sempre, e solo, un nazareno e alzare, anzichè una matita, una croce. Oggi, in tutto il mondo, nazareni muoiono come cani, ignorati, oppure sbeffeggiati e insultati in continuazione dalle satire di tanti giornali come Charlie Hebdo (o La Repubblica, o El Pais… e tanti altri organi di stampa del nuovo pensiero unico progressista); ogni giorno sentiamo di nazareni perseguitati, torturati, massacrati e uccisi nelle terre dove regna indisturbata la religione islamica e dove la civiltà barbara fa fatica a lasciare il posto alla ragione.

Non a caso, un recente studio ha dimostrato che nella lista dei posti più intolleranti verso i “nazareni” ci sono solo paesi islamici, superati – in cima alla classifica per il 13° anno consecutivo – solo dalla Corea del Nord, ultimo baluardo di quella corrente di pensiero che ha ucciso (al momento) più cristiani che nessuna altra guerra: il regime dittatoriale comunista.

 

 

 

 

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