Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

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Variazioni sull'eternità. Una risposta alla lettura orgiastica del Cantico dei Cantici.

Per amore di verità e per carità cristiana verso il comico e verso i suoi più attenti ascoltatori vorremmo rispettosamente cercare di rispondere su un punto: Benigni ha ragione, nel cuore dell’uomo c’è un profondo anelito, il desiderio di immortalità. Ma l’eternità è un’altra cosa…

Sanremo è Sanremo e Benigni è Benigni. Il suo lungo monologo sul palco dell’Ariston dedicato al Cantico dei Cantici, ha suscitato numerose polemiche a causa della personale rilettura e travisamento del testo sacro. Gli osservatori più acuti (come ad esempio Diego Fusaro e Tommaso Scandroglio su La Nuova Bussola Quotidiana) hanno visto nella desacralizzazione e nella derisione del cristianesimo una delle peculiarità di questa settantesima edizione del Festival. Dal siparietto iniziale di Fiorello travestito da prete che invita gli spettatori a scambiarsi un segno di pace, a Lauro che emula san Francesco, dal “Non sia fatta la tua volontà” di Tiziano Ferro a Zucchero che insegna che “Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall’azione cattolica”. Per finire col bacio tra Fiorello e Ferro (non l’unico bacio omosex in diretta) seguito dalle pubbliche scuse al legittimo marito (sic!) del secondo.

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Il Cantico dei Cantici secondo Benigni: una lettura dissacrante e fuorviante.

Dopo un ingresso trionfale sul palco dell’Ariston per la settantesima edizione del Festival di Sanremo, Benigni ha spiegato di voler dedicare il suo monologo a un libro della Sacra Scrittura: il Cantico dei Cantici. In quel momento la metà degli spettatori ha iniziato ad annoiarsi per partito preso, il resto del pubblico si è annoiato nei successivi secondi per le banalità e le falsità esposte dal comico toscano.

Benigni ha spiegato di aver scelto il Cantico dei Cantici perché non c’è niente di meglio, in un festival della canzone, che parlare della “canzone delle canzoni” (che infatti in inglese si dice Song of the Songs). «Mi sono messo a cercare la canzone più bella che sia mai stata fatta. Alla fine l’ho trovata: è la canzone delle canzoni. È il Cantico dei Cantici che sta nella Bibbia».

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Divisi a Sanremo tra migranti, musica trap e… satanismo.

Premessa. Chiedo venia a voi lettori. “Ancora Sanremo?” vi domanderete dopo averne sentito parlare fino alla nausea e dopo che il tempo ci ha regalato lo spostamento delle telecamere verso altri scenari. “Ancora Sanremo, ora che lo avevano dimenticato e che le polemiche si sono finalmente assopite? Chiedo venia, perché quello che voleva essere un breve e leggero commento a caldo, da pubblicare magari il giorno dopo la finale, ha dovuto sottostare ad altre priorità come il lavoro e la famiglia (con annessa festa di compleanno del grande cinquenne) e un progetto editoriale di ben altro calibro quasi pronto (prometto) per la stampa. E siccome mi dispiace cestinare un articolo, anche inutile e ininfluente, lo pubblico fuori tempo massimo, senza pretesa alcuna, per chi vorrà leggere.

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Lo scandalo della famiglia numerosa in un paese figliofobico

famigliaAnania

Chi ha paura la famiglia numerosa?

L’ITALIA FIGLIOFOBICA

L’Italia non è un paese per bambini! Le ultime statistiche ufficiali mostrano che il nostro paese ha toccato un minimo storico di nascite: mai così poche da 150 anni, dall’Unità d’Italia! In Italia i figli non sono benvenuti, fare figli è da sfigati, è mal visto, è roba superata e – di questi tempi – è anche sconveniente e dunque sconsigliata! C’è una specie di figliofobia dilagante: consiglio di leggere ciò che scrive Giovanna Cosenza, una filosofa italiana laica, sul suo blog: tramite le parole di un suo studente (vere o inventate poco importa, ciò che conta è l’analisi che si fa), spiega in modo semplice ma estremamente efficace una “malattia” tutta italiana (Leggi qui). Detto questo…

“COME SPETTACOLO PER IL MONDO”

Una famiglia formato XL, extra-large, è stata presentata al Festival di Saremo come uno spettacolo da circo, dei fenomeni da mostrare in tutta la loro stravaganza a un pubblico assetato di novità e di colpi di scena. D’altronde le specie in estinzione hanno sempre incuriosito e intenerito le folle, provocando sentimenti di compassione e simpatia.

La famiglia Anania però, assieme agli applausi più o meno sinceri dell’Ariston, ha scatenato una valanga di commenti negativi e di battute il cui tenore oscilla tra il sarcasmo, la presa in giro, l’insulto e la rabbia. Non è difficile immaginare che gli spettatori italiani avrebbero volentieri evitato di sentirsi solleticare la coscienza (questa sconosciuta) placidamente sprofondata nel comodo divano domestico da questa scandalosa visione! Sedici (16!) figli (rigorosamente distinti tra maschi e femmine), con due genitori (un maschio e una femmina), fanno più scandalo di nessun altro evento o invitato al festival degli italiani. Sedici (16!) figli voluti, desiderati e amati: un vero e proprio scandalo!

C’è dell’altro: si dice che abbiano “sconvolto Sanremo” con impertinenza (leggi qui) e messo in imbarazzo presentatore e pubblico, parlando di Dio, di Provvidenza e di Spirito Santo, nonostante il programma e il protocollo non lo contemplassero!

DIO LIBERATO: DALLA SACRESTIA ALLA PIAZZA

Questa famiglia, che pure parla solo con la sua presenza, senza fiatare (il loro presentarsi è già di per sé un “segno di contraddizione”), si è permessa infatti di dire a tutti qual’è il segreto di cotanta gioia, perché senza gioia e gratitudine non si è così generosamente aperti alla vita. “Non e’ opera nostra ma di Dio!” Ahi, questo fa male! Questo scuote la coscienza quasi assopita sul divano, per lo meno un po’!  Non solo procreano come conigli ma lo fanno in nome di Dio! E non solo lo fanno in nome di Dio (contenti loro…), ma lo proclamano a cielo aperto, pubblicamente, in televisione, come a volerci convincere della bontà della loro scelta ed a offrirsi a un modello!

I primi a scandalizzarsi sono coloro che, “diversamente credenti”, osservano al meglio il primo comandamento, cioè quello di non nominare il nome di Dio invano. Nel dubbio (cosa significa “invano”?) non lo nominano proprio, visto che non esiste. Se ne parli pure ma sottovoce, in sacrestia o nei conventi, semmai nei Giardini Vaticani, ma non in pubblico! Non a scuola, non negli uffici, non nei circoli culturali o scientifici, non in televisione; tanto meno nel circo(lo) culturale più importante d’Italia: il festival di Sanremo!

NEMICI IN CASA: I CATTOLICI LOW-COST

Assieme agli atei, agli agnostici, ai benpensanti, ai politicamente corretti… Avrà avuto un sussulto nella coscienza anche qualche cattolico low cost (cit. Papa Francesco), promotore ed attivista di quel cristianesimo che detesta la radicalità evangelica (roba da Alto Medioevo) e ridicolizza l’eroicità di chi vuole seguire Gesù con tutto sè stesso. Per il cristianesimo low cost (che arruola senza distinzioni laici e consacrati, famiglie, preti e vescovi), Dio non va così spiattellato in televisione perché potrebbe scomodare chi non crede, potrebbe dare fastidio; e non bisogna infastidire nessuno col Vangelo bensì accogliere tutto e dialogare su basi umane, umanitarie e umanistiche. Il dialogo col mondo, dunque (un dialogo corretto e low cost) non prevede annunci fastidiosi e pruriginosi (che sono una imposizione e una violenza) ma solo la proposta di una vita buona e felice nell’amore, l’accoglienza e il rispetto.

Una famiglia del genere è mal vista anche in alcuni ambienti cattolici low cost: presuntuosi, esagerati e spacconi, questi signori con troppi figli hanno male interpretato il concetto di fedeltà alla volontà di Dio confondendolo con la stretta osservanza della sua Parola (un po come san Francesco d’Assisi che scandalizzò non pochi preti e vescovi). A questo proposito si capisce perché, in certi ambienti cattolici, sono state accolte con entusiasmo le parole di papa Francesco che in qualche modo associavano le famiglie numerose alle famiglie di conigli (il detto popolare in questione, in qualsiasi contesto, accosta persone e animali in base alla quantità della prole). In questo modo, appoggiandosi sulle parole del Santo Padre, potevano finalmente giustificare un controllo e una certa pacatezza nella procreazione. Pacatezza che – secondo questo cristianesimo soft o light (cito sempre Francesco)  – andrebbe utilizzata in tutti gli ambiti della vita cristiana: apertura alla vita con pacatezza, evangelizzare con pacatezza, dare i propri beni ai poveri con pacatezza, missione con pacatezza, sacramenti con pacatezza… ecc.

A questi tali forse sarebbe bene ricordare le parole del papa pronunciate durante l’udienza generale:

(…) Una società avara di generazione, che non ama circondarsi di figli, che li considera soprattutto una preoccupazione, un peso, un rischio, è una società depressa. Pensiamo a tante società che conosciamo qui in Europa: sono società depresse, perché non vogliono i figli, non hanno i figli,  il livello di nascita non arriva all’uno percento. Perché? Ognuno di noi pensi e risponda. Se una famiglia generosa di figli viene guardata come se fosse un peso, c’è qualcosa che non va! La generazione dei figli dev’essere responsabile, come insegna anche l’Enciclica Humanae vitae del beato Papa Paolo VI, ma avere più figli non può diventare automaticamente una scelta irresponsabile. Non avere figli è una scelta egoistica” (Papa Francesco, Udienza Generale, 12/02/2015)

PARENTI VESCOVI E ALTRE BANALITA’

Tra le tante voci che si sono alzate per sbeffeggiare, ridicolizzare o insultare la famiglia Anania, prendiamone una che – per la popolarità del personaggio e per la bassezza dell’argomentazione – ci permette di fare una breve riflessione: si tratta del messaggio scritto da Grillo (il comico e politico più famoso d’Italia) su Twitter. Visto che Grillo è un trascinatore di folle grazie alla sua dialettica politicamente convincente e ai suoi sofismi, un maestro di retorica insomma, vale la pena leggere come la pensa:

grillo

A parte l’improbabile parentela di “diversi” vescovi con gli Anania… a parte che al mondo ci sono molte più famiglie numerose che vescovi disposti o capaci di sostenerne le spese… A parte ciò, il problema, caro signor Grillo, è un altro.

Il fatto è che queste famiglie non scelgono di avere molti figli perché hanno trovato corpose sovvenzioni (statali o ecclesiastiche) o perché posseggono ingenti capitali economici. Queste famiglie hanno fatto una scelta di vita che nessun assegno milionario potrebbe mai convincere a fare. E’ vero, quando si hanno più di tre figli, si sta più comodi in una casa da trecento metri quadrati che in un bilocale ma, provi a verificare lei stesso, signor Grillo, se le capacità economiche dei nuclei familiari italiani siano direttamente proporzionali al loro numero di figli. Provi, signor Grillo, a trovare una famiglia disposta a farsi pagare per avere sedici (16!) figli; a farsi pagare per donare la propria vita. Poi ne parliamo.

Intanto, mi dica una cosa: se le figlie della famiglia Anania avessero avuto la barba e i maschietti una lunga coda pelosa in fondo alla schiena… e tutto ciò per scelta, per assecondare le proprie inclinazioni personali e non quelle della cosiddetta natura (omofoba!) o della Provvidenza? Mi dica: in quel caso avrebbe avuto qualcosa da ridire?

 Miguel Cuartero
@mcuart

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