Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivio per il tag “Renzi”

Scuola: genitori protagonisti contro la colonizzazione ideologica

Una delle strategie più efficaci di colonizzazione del pensiero applicate dai regimi totalitari è quella di indottrinare i cittadini fin dalla giovane età attraverso la scuola. Lo stato esercita così il suo potere pervasivo e persuasivo sui bambini assumendo pienamente il ruolo di educazione che spetterebbe in primo luogo ai genitori. Testimonianze dei regimi nazisti e comunisti mostrano quanto l’educazione dei bambini attraverso la scuola, abbia rappresentato un nodo fondamentale del programma totalitario, volto a dominare il popolo per sottometterlo al pensiero unico del regime. In questo modo si otteneva un duplice risultato: formare per il futuro masse di cittadini docili e obbedienti e depotenziare il ruolo formativo della famiglia e dei nuclei religiosi.

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Sinistra razzista: il popolo puzza (ma i bianchi di più).

Cronaca di una sinistra discriminazione.
Per qualcuno essere neri “vale oro”!
Il “boldrinismo” e il “savianismo” continuano la loro lotta a suon di slogan e fakenews. L’emorragia di voti a sinistra è la naturale conseguenza della follia dei gurù mondialisti di casa nostra, più disperati che affranti per la perdita di consensi.  Con una sinistra così – come afferma Nicola Porro – non vi sorprendete se Salvini reggerà per altri 30 anni. 

 

Sono in corso i Mondiali di calcio, l’evento sportivo più seguito al mondo, un appuntamento quadriennale che vede milioni di telespettatori incollati agli schermi per gioire e soffrire, esultare o disperare, seguendo i propri connazionali o i propri beniamini. Sono in corso i mondiali di calcio e l’Italia, esclusa clamorosamente per demeriti sportivi, non vi partecipa. In un paese dove il calcio eclissa ogni altro sport (all’inseguimento solo le corse automobilistiche e i moto GP, il resto è lontano anni luce), un Mondiale senza gli azzurri poteva essere l’occasione perché gli italiani si deliziassero nel seguire altri eventi sportivi dove la presenza di connazionali garantisse qualche consolatoria soddisfazione. Continua a leggere…

La sinistra di Dio. Da Riccardi qualche “dritta” per un voto ai democratici

Domenica 4 febbraio è apparsa sul Corriere della Sera una bella intervista ad Andrea Riccardi fondatore della Comunità di Sant’Egidio che in questi giorni festeggia i cinquant’anni di fondazione. Riccardi parla della sua infanzia e delle origini della Comunità sorta nel post-concilio, durante i turbolenti anni della “grande contestazione” per dedicarsi ai poveri e ai processi di pace. Una bella intervista ma viziata perché non priva di indicazioni di voto in vista del prossimo 4 marzo.

A due settimane di distanza dalle elezioni politiche che vedranno gli italiani presentarsi alle urne, le parole di Riccardi – ministro durante il governo Monti che non ha mai nascosto le sue simpatie per la sinistra – ha il sapore di una “mappa” per orientare i cattolici a scegliere la coalizione più adatta per guidare l’Italia nei prossimi anni: quella di sinistra. Non dimentichiamo che il “padre spirituale” della comunità è don Vincenzo (il “prete basettone” dell’intervista), meglio conosciuto come mons. Paglia, amico e sostenitore di Matteo Renzi a cui augurava di “tenere duro” complimentandosi per il suo lavoro proprio mentre il premier accelerava per legiferare sui “matrimoni gay”. Continua a leggere…

Renzi: il laicismo in autostrada! Il Vescovo: “Non si calpestino le radici cristiane del popolo!”

renzi2Il premier italiano Matteo Renzi ha esplicitamente vietato la celebrazione religiosa prevista per l’inaugurazione dell’autostrada Ss77 ‘Val di Chienti’ che collega Foligno a Civitanova.

A darne notizia, parlando all’emittente diocesana Radio Gente Umbra, è stato il vescovo di Foligno mons. Gualtiero Sigismondi che ha comunque preso parte al rito laico con “serena amarezza” dovendo recitare in segreto la preghiera preparata per quel giorno. Il Vescovo ha ricevuto l’ordine da parte dell’Anas che, 24 ore prima dell’inaugurazione prevista per il 28 Luglio, ha comunicato la volontà della Presidenza del Consiglio di vietare la celebrazione religiosa per sostituirla con una cerimonia laica, priva di riferimenti confessionali. Al vescovo è stato dunque impedito di benedire l’opera e i lavoratori.

Seppure con serena amarezza ho comunque voluto partecipare a quel momento, visto che negli anni ho celebrato più volte l’Eucaristia all’interno dei cantieri delle gallerie, insieme agli operai”.

Il Vescovo ha criticato il tentativo del governo di voler “calpestare, sradicare ed ignorare” le radici cristiane della regione:

Nel silenzio ho comunque benedetto quella strada, già benedetta dai pellegrini che ne hanno tracciato il percorso e dal sudore della fronte di chi l’ha realizzata. Le radici cristiane della nostra terra non possono essere ignorate, calpestate o sradicate: soltanto un’identità spirituale, e dunque culturale, più chiara e serena, senza complessi, è la via maestra, l’autostrada, per continuare ad attraversare i giorni della storia”

renzyDopo otto anni di lavoro l’autostrada è stata inaugurata ed aperta il 28 luglio. Alla cerimonia di inaugurazione ha partecipato il Premier Renzi col ministro Graziano del Rio due politici che si autodefiniscono “cattolici praticanti” ma che, a quanto pare, non hanno avuto problemi ad escludere dall’evento pubblico la fede e la religiosità del popolo che ha lavorato nella costruzione e che usufruirà di questa importante via di comunicazione. “Questa strada è il paradigma del rilancio del paese. Accade che imprese che sembravano impossibili a un certo punto si realizzano”, ha detto Renzi cavalcando l’onda di entusiasmo per la tanto attesa infrastruttura, in vista del referendum costituzionale.

Renzi non ha disdegnato di ricordare con nostalgia gli anni della sua formazione con gli scout quando a Nocera Umbra era in “In un campo scout per aiutare le popolazioni umbre colpite dal terremoto” e già sentiva parlare di questa strada. Un generosissimo e volenteroso “scout” diventato Premier che ora però mette da parte la Chiesa e zittisce il Vescovo per mostrarsi eroe nazionale e fautore di un’opera così tanto attesa e necessaria per l’Umbria e le Marche.

Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno dal 2008, ha affermato che gli sarebbe piaciuto chiamare quella strada “Freccia Lauretana” in onore all’antico cammino percorso dai pellegrini in viaggio verso la Vergine di Loreto. Ecco la preghiera preparata dal Vescovo per l’occasione che non è stata potuta pronunciare in nome del laicismo del governo democratico giacobino (ma cattolico) di Matteo Renzi:

“Dio di infinita Misericordia, che sei sempre vicino ai tuoi figli pellegrini nel tempo e nello spazio, benedici quanti hanno progettato e realizzato questa arteria stradale che, correndo lungo il tracciato dell’antica Via Lauretana, merita il nome di Freccia Lauretana. Accogli in Paradiso coloro che sono morti nei cantieri di questa grande opera e concedi ai loro familiari di fermarsi nell’area di servizio della speranza Pasquale. Accompagna quanti transiteranno per questa via che collega l’Appennino all’Adriatico, unendo l’altezza e la bellezza dei monti alla profondità e alla limpidezza del mare. Il tuo Angelo santo li preceda e li accompagni. Amen”.

autostradaIl triste episodio fa pensare – per opposizione – a ciò che è successo a giugno a Panamá, piccolo paese centroamericano balzato agli onori della cronaca perché scelto da Papa Francesco come sede della prossima Giornata Mondiale della Gioventù nel 2019. A Panamá si sono da poco conclusi i lavori per l’ampliamento del Canale, una delle opere di ingegneria più maestose e impegnative che siano mai state affrontate. Il governo, guidato dal presidente cattolico Juan Carlos Varela, non ha disdegnato di organizzare una Messa di Rendimento di Grazie per l’ampliamento del Canale di Panamá: presente tutta la Conferenza Episcopale del paese e le più alte cariche dello Stato assieme al Presidente della vicina Costa Rica. Un evento solenne, presieduto dall’arcivescovo della Capitale mons. Ulloa, un evento di cui la Presidenza del Governo non si vergogna ma, al contrario, si inorgoglisce.

Questo esempio può aiutarci a riflettere. Rendere grazie a Dio per la buona riuscita dell’impresa delle proprie mani è forse cosa troppo bigotta per i nostri politici? Ringraziare Dio e chiedere di benedire e di proteggere il suo popolo, non dovrebbe rappresentare un motivo di vergogna o di fastidio per un Capo di Stato cattolico. Non si capisce se questa decisione sia frutto di pressioni esterne provenienti dall’Europa che conta (il solito ritornello “E’ l’Europa che ce lo chiede”) o se sia frutto di una personale radicalizzazione del Premier che in nome del laicismo ha deciso di nascondere, poco a poco, i cristiani e il cristianesimo dentro le sacrestie come garanzia di progresso e in nome di un’errata concezione di laicità dello stato. Può, un cristiano impegnato in politica, pensare di fare a meno di Dio nel suo impegno per la nazione e la società? Ma Renzi, di cosa hai paura?

Miguel Cuartero Samperi

Articolo originale pubblicato su Aleteia.org

Post Scriptum: Com’era da aspettarsi l’articolo ha sollevato un bel “dibattito” tra indignati e laicisti plaudenti. Qualcuno – un amico cattolico, detto per inciso – mi ha fatto notare che una benedizione in meno non può essere un dramma per la nostra nazione (ho edulcorato il tono per esprimerne il concetto). La perspicacia non è mai abbastanza: fortunatamente nessuno si strapperà le vesti per questo episodio. Ma il gesto è significativo, piccolo ma grave, e la dice lunga sul cammino intrapreso dal nostro governo. Non accorgersene, o peggio accorgersene e non curarsene, mi sembra una mancanza ancora più più grave per chi tiene (o dice di tenere) al futuro della nostra società. Non è il divieto di benedizire in sé che crea un problema, ma il fatto che un gesto, in fondo così discreto quanto significativo, infastidisca la nostra Presidenza del Consiglio, così democratica e così cattolica.

Per approfondire: “Benedizione? No grazie…

 

Unioni civili: Riscoprire la metafisica per opporsi alla deriva

thomasaquinasDi Roberto Marchesini

Siamo arrivati dunque alle unioni civili per le persone con tendenze omosessuali. Ciò che è stato stralciato per ottenere l’approvazione (es. l’«obbligo di fedeltà») rientrerà dalla finestra con appositi progetti di legge. Sicuramente è un passaggio epocale, destinato a segnare la storia della nostra nazione (se ancora si può chiamare così) come la legalizzazione di aborto e divorzio. Siamo dunque di fronte all’ennesimo gradino verso il baratro della nostra società? Si tratta di un punto di non ritorno, oppure esiste al possibilità di fermare questo processo, e magari addirittura di ricostruire?

Spesso mi viene posta questa domanda, nel corso di incontri e conferenze. Io rispondo con una metafora. Quando viene l’autunno spiace a tutti vedere le foglie ingiallire e poi cadere. Vorremmo sempre vedere gli alberi verdi, e invece vediamo le foglie staccarsi una dopo l’altra, ed ogni giorno vediamo l’albero diventare sempre più spoglio, misero, triste. Cosa possiamo fare? Possiamo prendere la scala, la colla, e riattaccare una per una le foglie. Ma saranno foglie senza vita, e la nostra fatica sarà come quella di Sisifo perché esse continueranno a staccarsi e a cadere, ormai senza vita. Esiste una alternativa? Esiste.

Possiamo coprire le radici in modo che non gelino, come diceva Tolkien. Guareschi diceva: «Bisogna conservare il seme». In modo che, quando (se) tornerà la primavera, l’albero spontaneamente produrrà nuove foglie, sarà di nuovo verde e pieno di vita. E cosa sono le radici, cos’è il seme? Il seme di Guareschi è la fede, dalla quale può nascere una nuova piante. E le radici? Credo che le radici siano i fondamenti filosofici che hanno portato la civiltà occidentale al livello che conosciamo e che vediamo sgretolarsi giorno dopo giorno.

Queste radici, non ho dubbi, sono il pensiero di Aristotele e san Tommaso d’Aquino. Io stesso mi sono stupito di quanto sia facile comprendere e smontare l’ideologia di genere con pochi e semplici strumenti messi a nostra disposizione dal pensiero di questi due giganti.

In fondo, stiamo vivendo l’esito di un processo (iniziato cinquecento anni fa) volto a distruggere la metafisica, ossia l’idea che la realtà non sia solo quella che vediamo e tocchiamo. Questa è un’idea che l’uomo ha dimostrato di avere sin dai primordi: i primi manufatti non hanno uno scopo funzionale, ma metafisico, se non spirituale. Il pensiero metafisico è ben radicato in noi, anche se non ce ne rendiamo conto. Ma la cultura nella quale siamo immersi fa di tutto per convincerci che le leggi morali e religiose siano «mere costruzioni sociali», che l’uomo non abbia una «natura» (un progetto) e che non esista alcuna finalità nelle cose.

La legge Cirinnà è stata approvata proprio grazie alla diffusione di questo pensiero: il fondamento dell’unione non ha nulla di metafisico, ma si basa sull’«amore», che è semplicemente un istinto, un sentimento o una passione radicata nella nostra biologia, una questione di «chimica». Anche chi si è opposto alla Cirinnà, avendo perso l’orizzonte metafisico, si è aggrappato a ciò che è visibile, misurabile, utilizzando ad esempio ricerche sull’effetto della crescita dei bambini in coppie omogenitoriali. L’efficacia di questi strumenti l’abbiamo valutata sul campo. C’è anche chi ha tentato di appellarsi al concetto di «natura», purtroppo senza spiegarlo né, forse, averlo compreso.

Credo che l’unico modo per opporsi a questa deriva consista nella riscoperta e nello studio della metafisica: le cose hanno un fine, esiste un bene o un male intrinseco ed oggettivo (al di là delle conseguenze), il mondo ha un ordine, una razionalità che va scoperta, rispettata e contemplata.

Mi piacerebbe che le parrocchie, i movimenti ecclesiali e tutti coloro che hanno a cuore la nostra civiltà si impegnino per conservarne le radici, cioè il pensiero aristotelico-tomista. Vorrei opuscoli e libri divulgativi adatti a tutte le età, corsi di tomismo per tutti, che san Tommaso diventasse il fulcro della formazione intellettuale del nostro paese e di tutto l’occidente.

Sono in buona compagnia. Guardando indietro nella storia della Chiesa vediamo che i papi hanno sempre raccomandato il pensiero di san Tommaso per fronteggiare i fenomeni rivoluzionari del proprio tempo. Leone XIII, ad esempio, che si trovò a fronteggiare la questione operaia e la diffusione del socialismo, nel 1879 (centenario della Rivoluzione Francese) pubblicò l’enciclica Aeterni Patris nella quale raccomandava lo studio di san Tommaso. Lo stesso papa Pecci ordinò una riedizione critica delle opere dell’aquinate, che fu poi chiamata Leonina.

San Pio X, impegnato a combattere il socialismo e il liberalismo, la massoneria e il modernismo, fece pubblicare le celebri «24 tesi tomiste», desiderando che fossero una guida per la formazione cattolica. Benedetto XV, pubblicando il Codice di Diritto Canonico del 1917, volle che il tomismo fosse la guida per l’insegnamento della teologia. Pio XI scrisse, nell’enciclica Deus Scientiarum Dominus (1931): «Nella facoltà teologica il posto d’onore sia riservato alla sacra teologia. Inoltre, questa disciplina deve essere insegnata sia con il metodo positivo sia con quello speculativo; perciò, una volta esposte le verità della fede, e una volta dimostrate a partire dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione, se ne ricerchi e se ne spieghi l’intima natura razionale secondo i principi e la dottrina di san Tommaso d’Aquino».

Infine Pio XII, opponendosi con l’enciclica Humani Generis (1950) all’ateismo, all’esistenzialismo, all’evoluzionismo e al materialismo, insegnò che «come ben sappiamo dall’esperienza di parecchi secoli, il metodo dell’Aquinate si distingue per singolare superiorità tanto nell’ammaestrare gli alunni quanto nella ricerca della verità; la sua dottrina poi è in armonia con la rivelazione divina ed è molto efficace per mettere al sicuro i fondamenti della fede come pure per cogliere con utilità e sicurezza i frutti di un sano progresso».

Insomma, nei momenti di pericolo i pontefici hanno sempre indicato la filosofia perenne di san Tommaso come lo strumento per opporsi al male. Che avessero ragione?

Per approfondimenti sul tema, leggi il libro: Uomo, donna, famiglia e “gender”, di Roberto Marchesini

Roberto Marchesini, psicologo e psicoterapeuta

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Questo articolo viene pubblicato in contemporanea da Corrispondenza Romana, CulturaCattolica.it, il Timone on line, La Croce, La Nuova Bussola Quotidiana, Notizie Provita, Osservatorio Van Thuan. L’iniziativa è promossa dalla piattaforma A reti unificate (www.retiunificate.it), piattaforma su cui è possibile leggere tutti gli articoli finora pubblicati e prendere visione del calendario dei prossimi articoli.

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