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"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

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Pakistan: continua la caccia al cristiano. Ragazzo ucciso dai compagni di scuola musulmani

Non ho trovato questa triste notizia sui giornali italiani più importanti e più letti La Repubblica e Il Corriere della Sera. L’ho trovata su altri giornali che tendono a seguire una linea dura contro l’islam e gli stranieri in generale e che spesso e volentieri  – si dice – “cavalcano” queste vicende con titoli altisonanti. Ma qui non c’è bisogno di essere “di destra” o di inserire titoloni che colpiscano lo stomaco. Qui si tratta semplicemente di prendere atto di un problema, di un gravissimo problema che riguarda la libertà religiosa, ed in particolare la vita dei cristiani in Pakistan e in molti altri paesi a maggioranza islamica.

«CALCI E PUGNI FINO AD UCCIDELO»

La notizia è stata pubblicata il due settembre su Avvenire, il giornale dei vescovi italiani affatto interessato a facili polemiche contro islam o ad alimentare nell’opinione pubblica un giudizio negativo nei confronti degli amici musulmani. Le aperture di Avvenire in materia di dialogo (sia nei confronti del mondo musulmano che del pensiero laico) fanno del giornale della CEI una fonte degna di tutto rispetto su questa triste vicenda: Continua a leggere…

Giochi anticristiani nelle librerie: ecco la suorafobia!

2014-09-13 19.02.52Sembra che in Italia la libertà di pensiero e il rispetto delle sensibilità religiose siano due concetti difficilmente conciliabili, la cui importanza si alterna a seconda delle situazioni e dei casi. Se infatti, per fare un esempio, si parla dell’Islam (questa religione tanto sconosciuta quanto lontana dalla nostra storia e dal nostro modo di pensare e di vivere) la sensibilità religiosa dei suoi adepti avrà la meglio sulla nostra libertà di pensiero e di espressione: in onore alla loro scelta di vita religiosa, dovremo stare attenti a cosa diciamo, a cosa festeggiamo, a cosa studiamo, a cosa disegniamo, a cosa mangiamo o a cosa facciamo loro mangiare. Non sia che che qualcuno si senta escluso a causa della nostra insensibilità e inospitalità.

Un altro paio di maniche se si tratta della Chiesa Cattolica, del Papa, dei vescovi, dei preti e… delle suore. In questo caso la libertà di pensiero e di espressione avrà la meglio sulla sensibilità religiosa e – noi cattolici – non potremo dirci feriti se qualcuno ci offende: ognuno è libero di pensare e credere ciò che vuole anche se denigra, offende o calunnia la nostra fede, la nostra religione.

E’ per questo che non dobbiamo assolutamente sentirci offesi o presi in giro se girando per una libreria della catena più grande e importante del paese ci troviamo, alla cassa, un piccolo gadget chiamato “Il Bowling delle Suore“. Si tratta di una scatolina di dimensioni tascabili con un curioso disegno sul fronte: una palla da bowling “infuocata” (“palla di fuoco satanico” nella versione originale del gioco) e delle suore rigorosamente vestite di nero, in atteggiamento orante, con le mani giunte e un volto imbronciato dall’aspetto inquisitore. Certamente un gioco da tavola che tratti di suore e di bowling è una cosa abbastanza curiosa, quasi interessante, ma se poi scopri che non sono le suore a giocare, a lanciare la palla, ma sei tu a lanciarla contro di loro, la cosa diventa di cattivo gusto. suore bowling2Lo scopo del gioco, infatti, è quello di lanciare la palla contro suore-birillo per farle cadere. Un gioco divertente, pieno di humor, ma non è finita qui: oltre alle risate e al divertimento (assicurati!) si potranno trarre altri straordinari benefici personali come – ad esempio – vendicarsi delle cattive religiose, dei loro abiti e del loro messaggio: il senso di colpa per i peccati. E’ tutto spiegato sul retro della scatolina con un linguaggio ricco di goliardica ironia:

Errare è umano, nessuno è perfetto. Il senso di colpa per i vostri peccati vi perseguita? Ora potrete dirgli addio e scoprire che peccare ha anche un risvolto divertente! Queste suore così devote e austere aspettano solo la vostra vendetta. Avete brutti ricordi dai tempi della scuola o del catechismo? O semplicemente non apprezzate i gusti delle monache in fatto di moda? Approfittate dei dieci birilli in tonaca, dell’infernale boccia di fuoco e del libro di 32 pagine per prendere finalmente la vostra rivincita!

Il gioco (che contiene una pallina, i birilli a forma di suora e un libretto di istruzioni) è frutto della mente della signora  Jennifer Leczkowski, proveniente dalla patria di tutte le libertà, gli Stati Uniti d’America (d’altronde il suo cognome, così poco gringo, mette chiaramente la sua stirpe nella categoria degli “accolti”).

nun phobiaIl titolo originale è Nun Bowling ed è stato prodotto per la prima volta nel 2007 dalla casa editrice Running Place in una piccola collana che contiene diversi titoli simili legati al famoso gioco della palla e i birilli. La collana consta di 4 titoli e quindi di quattro diverse categorie di “cattivi” a forma di birilli da buttare giù con la pesante palla: gli alieni, i zombi, i pinguini e le suore. Nell’immaginario collettivo questi gruppi sono da sempre considerati come estremamente pericolosi per il nostro mondo e per la sopravvivenza della specie umana (in modo particolare le ultime due categorie: i pinguini e le suore cattoliche).

La descrizione originale del gioco parla chiaramente: si tratta di un metodo economico per liberarsi dalla rabbia accumulata da tanti adulti contro le violenze subite e le sofferenze inferte dalle suore durante il loro periodo scolastico. Molti adulti infatti – recita la descrizione – soffrono ancora, dopo tanti anni, di “suorafobia” e questo kit rappresenta per loro un “cammino di guarigione”.

Il gioco avrà avuto sicuramente un grande successo negli USA tanto che nel gennaio del 2013 la casa editrice Magazzini Salani ha deciso di tradurlo e di immettere il prodotto nel mercato italiano. Ora si può trovare nelle migliori e più grandi catene di librerie del nostro paese al ragionevole prezzo di € 8,90. Mancano invece le versioni italiane di Space Invaders Bowling, Zombie Bowling e Penguin Bowling. Forse il mercato italiano non è ancora pronto per queste tematiche così delicate come gli UFO o gli Zombi… oppure non si vuole ferire la sensibilità dei pinguini o degli alieni.

2014-09-13 19.03.06Si può parlare di suorafobia? Oppure si può dire che si tratta solamente di un gioco da tavola originale e simpatico che non ferisce ne offende nessuno? Il fatto è che la figura della suora (donna che dedica tutta la sua vita alla “sequela christi” nel carisma particolare della propria vocazione, rinunciando alla affermazione professionale, al progetto di una vita matrimoniale e al desiderio di maternità), suscita nel nostro mondo – aperto e accogliente verso tutte le più esotiche esperienze religiose – così tanta ilarità da essere considerate addirittura portatrici di cattiva sorte (il famoso “sora-tua e incroco le dita”)! Tra i pregiudizi comuni sulle religiose cattoliche c’è l’accusa di antipatia, acidità, ignoranza… delle zitelle, sempliciotte e bigotte che scaricano le loro frustrazioni personali sui bambini a loro affidati nelle scuole…

monjaNon sarà forse che la scelta – libera e deliberata – di seguire Gesù in modo definitivo (per-sempre!), osservando i consigli evangelici e rimanendo sottomesse alla Chiesa, sia una fastidiosa conferma che la Chiesa è viva e il suo messaggio è vero?

Non se ne curi, sorella, nessuno vuole offenderla! Si faccia una risata! D’altronde il gioco non è altro che il frutto della fantasia e della simpatia della signora Jennifer Leczkowski e – sa bene, sorella – che anche la signora Leczkowski ha il diritto di esprimere il suo pensiero e il suo credo. E’ inutile che insista sorella, la sua provocazione non ha senso, se lei inventasse “Il Bowling della Leczkowski” sarebbe di cattivo gusto, una ripicca, una vera cattiveria e poi… lo capisce, perderebbe la causa e si troverebbe a pagare migliaia di euro per risarcimento di danni morali e di immagine (sarebbe Leczkowskifobia!). Lasci stare. Ma, insomma, lo vuole acquistare? Quanti esemplari desidera? Magari in convento, la madre superiora…

P.S. Questa suorafobia non colpisce, di solito, le suore che hanno come carisma particolare l’assistenza ai poveri come le Missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta. Esse godono, agli occhi del mondo, dello stesso fascino di San Francesco e Santa Chiara (oltre che della loro fondatrice e di pochi, pochissimi altri santi) grazie al loro servizio di utilità sociale. Per il mondo (per la mentalità materialista atea) l’unico carisma accettabile è quello dell’impegno sociale e della povertà. Insomma le suore povere e scalze vanno bene, quelle in cattedra le buttiamo giù come birilli. Obbedienza e castità sono sciocchezze, l’insegnamento e la catechesi, invece, appariono come esercizio improprio del potere e usurpazione di un ruolo che spetterebbe alla società civile e politica (a cui non spetta, a quanto pare, scendere nelle profondità della miseria umana).

Islam, la grande contraddizione. Riflessioni religiosamente scorrette (parte 1).

preghiera_musulmani(1)Se la coscienza ha ancora qualcosa da dire all’uomo, l’esplosione di rabbia dovuta alla violenta guerra dell’Islam contro il cristianesimo non può essere soffocata da sorridenti messaggi di pace, di fratellanza e da una sorta di ecumenismo spiccio e generico. Ed è veramente difficile delineare una analisi pacata e serena che freni l’impeto dei sentimenti e la furia delle passioni.

I sorrisi, le foto rituali, le strette di mano, gli auguri reciproci e i proclami di comunione universale tra i “fratelli” cristiani e musulmani sono tutti gesti teatrali e ritualità tipici di un perbenismo religioso e politico che perde di mira la Verità per scendere a compromessi con chi invece si dice nemico nelle parole e nei fatti. E’ per questo che ho sempre diffidato di tutto ciò che riguarda un ecumenismo e un dialogo religioso dove si vuol forzatamente ridurre al minimo indispensabile quelle differenze che di fatto sono sostanziali. Un dialogo di questo tipo non è più neanche credibile. Per quale motivo si cerca in ogni modo di avvicinare, fino a voler accomunare, come fosse una medesima realtà, il cristianesimo e una religione che ha tutt’altri presupposti e tutt’altri fini? (A questo riguardo sarebbe utile leggere il libro di J. Ellul “Islam e Cristianesimo, una parentela impossibile“. Lindau 2006). Ad un occhio più attento e meno annebbiato da ideologie, sarà palese che le differenze sono estremamente sostanziali e riguardano l’essenza stessa, teologica e filosofica, di queste due millenarie realtà.

siria-chiesa-armena-cristiani-armiPurtroppo – o per fortuna? – abbiamo gli occhi coperti da fette di buonismo, non solo politico ma anche religioso, che ci impediscono di urlare di fronte agli obbrobri di questa silenziosa guerra. Forse è una fortuna e probabilmente è da considerare uno speciale dono d’amore da parte della Follia (quella follia a cui Erasmo diede voce nel suo trattato dedicato all’amico Tommaso Moro) quello di offuscare le  nostre menti, quelle dei nostri politici, dei nostri intellettuali e – ahimè – di molti nostri vescovi. Non riuscendo, nella mia ignoranza, a darmi una spiegazione plausibile di questa pazzesca follia non trovo altra risposta che pensare che questa cecità e questa sordità siano doni della Follia per evitare che ci rendiamo conto della crudeltà dell’Islam, l’arretratezza del pensiero riguardo i diritti dell’uomo e del loro odio per noi. Come a dire che da una parte sia una fortuna che nessuno si renda conto di questa contraddizione altrimenti gli animi si riscalderebbero troppo col rischio di arrivare a una rabbiosa reazione e a una guerra aperta.

spose bambineHanno la mente offuscata coloro che ancora – di fronte ai fiumi di sangue e alla negazione più totale dei diritti civili (come è normale che sia in una guerra che si definisca tale) si ostinano ancora a definire l’Islam come religione amica e a pensare che dalla loro cultura possiamo trarre qualcosa di buono. Mi tengo il cous-cous, e forse si salverà qualche poesia o trattato di medicina medievale ma per ciò che riguarda i diritti umani, la civiltà occidentale non ha nulla da imparare da popoli che ogni giorno ci dimostrano la loro crudeltà e la loro barbarie.

Gli esempi sono troppi per essere raccolti qui, ma si potrebbero scrivere diversi grossi tomi con testimonianze e fatti che dimostrano la urgente necessità che questa piaga finisca per sempre. E non so se provoca più rabbia la sanguinosa guerra contro l’uomo (e la donna) portata avanti dall’Islam più convinto oppure la complice compiacenza e l’applauso da parte del mondo occidentale e dei paesi cosiddetti laici. Forse ciò che crea più dolore è l’assordante silenzio di alcuni uomini di Chiesa ma spesso, si sà, le rappresaglie fanno paura e le dichiarazioni si mascherano sotto terminologie generiche e spesso prive di riferimenti alla realtà.

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Nel 2006 si alzò la flevile voce di Ratzinger, papa Benedetto XVI, che a Ratisbona citò un brano medievale dell’imperatore Manuele II il Paleologo in cui si criticava la violenza – “senza ragione” –  con cui l’Islam faceva proseliti (“Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”). Il discorso provocò una valanga di proteste contro il papa tedesco, reo di aver citato una frase che sarebbe stato meglio tacere; una affermazione erroneamente e malignamente a lui attribuita, ma pur sempre una affermazione rigorosamente vera. Ma se a volte è lecito parlare delle vittime, è proibito parlare degli assassini, si tace lasciando le vittime “orfani di persecutori”. Come disse ironiamente Massimo Introvigne: “Chissà chi li perseguita? Ci sarà pure qualcuno che li perseguita però non si può dire, sennò quelli che li perseguitano si offendono”.

E non possiamo in nessun modo pensare di esigere che i vertici islamici chiedano perdono ai cristiani per il sangue versato, per i diritti calpestati e per il costante clima di razzismo religioso che propugnano i loro più fedeli adepti. Ciò è richiesto solo alla Chiesa Cattolica che ha dovuto più volte inchinare il capo e chiedere perdono per le colpe del passato. L’Islam non chiede perdono, né per le colpe del passato, né tantomeno per le colpe del presente, e nell’Occidente liberale e progressista nessuno esige che si diano spiegazioni.

Oggi, a dodici anni dall’attacco islamico negli Stati Uniti d’America, è indicativo che Obama voglia difendere quella banda di briganti (così li ha definiti l’ostaggio italiano Quirico, rilasciato recentemente) che in questi giorni assediano la Siria incendiando case e chiese, distruggendo villaggi, come il villaggio cristiano di Malula distrutto e saccheggiato dai ribelli amici di Obama e dell’Europa. E’ stata pubblicata, in questi giorni, una lista di chiese distrutte e bruciate a cavallo tra agosto e settembre del 2013 dai Fratelli Mussulmani: il solo scorrere la lista fa rabbrividire pensando all’odio che esiste dietro a tutto ciò, un odio gratuito che sfocia nel fuoco e nel sangue!

ISLAM

Un’altra notizia recente è la morte della piccola Rawan nello Yemen, uccisa – a soli 8 anni – da suo marito, il suo grande e grosso padrone musulmano. La triste vicenda è balzata in prima pagina nei giornali italiani ma presto ce ne dimenticheremo e torneremo a stringere la mano a un sistema religioso e politico (è la stessa cosa) dove la pedofilia è permessa e incentivata e il baratto delle bambine è oramai una vergognosa usanza tradizionale. Un matrimonio infelice – ma che dico? – , un’infanzia infelice, una vita infelice (e breve), quella della piccola Rawan, vittima di un sistema senza scrupoli, senza il lume della ragione, senza regole se non l’avidità di sesso e di denaro, senza una coscienza, senza più un dio che sia degno di quel sacro nome.

La violenza sulle donne, l’oppressione (della coscienza e del corpo) delle mogli e delle figlie, d’altronde non rappresenta un grosso problema morale per l’uomo musulmano. E’ nella natura delle cose, nel modo di pensare dell’Islam, è un fatto religioso ma anche ontologico: le donne sono strumenti di sesso, fabrica di figli, schiave utili per la pulizia della casa. Chi non ha ancora visto il film “La verità di Soraya” attenda che qualche coraggioso editore lo voglia tradurre e pubblicare e lo guardi subito! La storia è simile a quella di Asia Bibi accusata di “blasfemia” e condannata alla lapidazione (sì, il lancio di sanpietrini in faccia, per intenderci). Non dimentichiamo poi l’altro caso che ha scosso (per poco tempo) il mondo: l’omicidio del ministro Bahtti, Il ministro cattolico ucciso dagli estremisti islamici quando si impegnava per i diritti delle minoranze religiose in Pakistan. La più grave colpa del ministro Bahtti fu quella di aver spostato la causa di Asia Bibi e dei cristiani perseguitati nel suo paese: questa posizione a favore dei propri correligionari gli costò la vita.

Una bambina con suo marito-padrone

Bambina-sposa col marito-padrone

Spose bambine, lapidazioni, delitto di blasfemia, pedofilia autorizzata. Basterebbe questo per scoraggiare gli ecumenisti più convinti, i buonisti e gli “accogliamo-tutti-venite-pure”! Dovrebbe essere sufficente la storia della bimba sposa uccisa a 8 anni per spingere l’Occidente (così attento, di solito, ai diritti delle minoranze) ad aprire una inchiesta, andarare in loco, scoperchiare il tutto e far uscire il marcio che c’è sotto una spessa nube di silenzio e omertà. Ma noi continuiamo imperterriti a dire che si tratta solamente di sporadici episodi ma che – in fondo – sono nostri amici, nostri fratelli, uguali a noi.

Ma sono proprio uguali a noi? Ragionano, pensano come noi? Hanno, come spesso si afferma, lo stesso Dio? Aspirano come noi alla stessa liberta? Inizio a dubitarne, anzi, ho sempre sospettato di queste affermazioni che sanno di menzogne politiche. La stagione delle primavere arabe ha aperto una ferita nel Medio Oriente: tramite queste rivoluzioni si è risvegliato il sogno del grande regno islamico – punto di partenza per la conquista dell’Europa. Eppure l’Europa ha applaudito, approvato, lodato, sporcando di sangue la propria coscienza.

Sono rari i coraggiosi esempi di condanna che cercano di rinnovare un dialogo infetto da buonismo religiosamente corretto denunciando il vizio di fondo di una relazione in cui noi dialoghiamo e loro sparano. Così pochi giorni fa il cardinale Tauran ha affermato chiaramente ai leader musulmani la necessità di pronunciarsi seriamente su questa grave contraddizione:

Il dialogo interreligioso deve essere condotto in modo credibile. Come è possibile infatti parlare di dialogo positivo quando da una parte si parla e dall’altra si lanciano bombe nelle chiese in cui si svolgono funzioni liturgiche? È necessario che i leader musulmani siano più outspoken, più diretti, nel denunciare questi atti terroristici compiuti da loro correligionari

Belén Raposo a 16 anni malata di cancro: «Ringrazio il Signore per questa storia d’amore»

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Dato che nella stampa italiana non c’è stato spazio per questa notizia, abbiamo pensato di tradurre in italiano e pubblicare la straordinaria storia di questa famiglia spagnola e – in particolare – l’esperienza di Belén. A 16 anni, una dei sei gemelli della famiglia Raposo ora affronta la terribile malattia con una forza impressionante. Grata a Dio per avere una famiglia cristiana dove ha ricevuto il dono della fede, Belén ci offre una testimonianza di fede autentica vissuta con tutta la forza vitale e l’allegria di una ragazza di 16 anni.

Fonte: http://www.religionenlibertad.com/articulo.asp?idarticulo=30933
Traduzione: María Cuartero Samperi

Sono stati oggetto di notizia in tutti i giornali spagnoli e alcuni quotidiani stranieri. La televisione e la radio hanno parlato per settimane e perfino anni del loro caso, che è divenuto così uno degli avvenimenti più conosciuti. Sono i cosiddetti “sei gemelli di Huelva”.

Sedici anni fa, Rosario e Miguel Ángel, della località di Bollullos del Condado (Andalusia, Spagna), ebbero 6 figli attraverso una gravidanza multipla. Ricevettero molte pressioni per abortire alcuni embrioni affinché sopravvivessero gli altri. Ma loro, cattolici, si rifiutarono, dimostrandosi decisi, malgrado il fatto che anche la vita di Rosario fosse in pericolo. Alla fine, come molti ricorderanno o avranno letto, Miguel, Ángel, David, Andrés, Blanca e Belén nacquero prematuri.

sextillizos_juntos“Ringrazio Dio per la fede que mi hanno trasmesso i miei genitori”
Durante tutti questi anni, Rosario (detta Chari n.d.t.) e Miguel hanno dovuto fronteggiare una moltitudine di problemi e difficoltà, soprattutto economiche e di salute dei bambini, ma grazie alla loro fede, non hanno mai smesso di combattere.
Oggi, 16 anni dopo, ricevono un altro duro colpo: alla figlia Belén hanno diagnosticato un linfoma di Burkitt nelle ovaie. Ciò nonostante, la ragazza, lungi dal maledire e dall’inveire contro la sua storia, vede in questo avvenimento la volontà di Dio.
“Ringrazio Dio per tutta la storia d’amore che sta facendo nella mia vita; è una malattia difficile e dura, ma avendo il Signore al mio fianco, ho tutto”, afferma Belén con sicurezza.
Dopo l’estirpazione del linfoma, Belén ha ricevuto un’intensa cura di chemioterapia durante sei mesi. Da quando le è stata diagnosticata la malattia “mi sono chiesta solo un’unica volta ‘perché’: perché a me? Ma sono convinta che fin dal seno di mia madre il Signore aveva già preparato una storia per me, ed è questa: lottare e combattere la malattia”, racconta. La fede che le hanno trasmesso i suoi genitori è l’arma che le sta permettendo di lottare contro lo scoraggiamento o il pessimismo e non si stanca di ringraziare Dio per tutto ciò: “devo essere grata a Dio per il dono della fede e per avere dei genitori nel Cammino Neocatecumenale. Dei genitori che, con pazienza e dedicazione, mi hanno trasmesso la fede, sì, la fede che adesso, in ogni momento, mi sta sostenendo”.

Molte volte Belén pensa come sarebbe “sopportare” la malattia senza il Signore. “Io non me lo spiego neanche – dice Belén –, per questo, ogni giorno prego per tutti i malati del mio piano all’ospedale, perché a chi non conosce il Signore io possa portare una parola di sollievo per alleviare la malattia”.

“In questo che mi accade vedo l’amore di Dio”
Alcuni tra i momenti più difficili li ha vissuti durante le sessioni di chemioterapia, ma anche lì, in quella sofferenza, Dio si è manifestato e così lo descrive la giovane: “mano a mano che passavano i giorni, quando mi somministravano le cure, sentivo il bisogno di afferrare la croce per sentire che Dio è con me in questa sofferenza e che non mi lascia sola. In questo che mi accade vedo l’amore di Dio, attraverso la comunità, la mia famiglia e tanti fratelli che stanno pregando per me”.

C’è una cosa Belén ricorda con affetto ed emozione, è la visita che il vescovo di Huelva fece all’ospedale, “un autentico regalo per cui devo ringraziarlo; chi ero io perché venisse a trovarmi? Io solo prendevo le sue mani, le baciavo e guardavo la croce che pendeva dal suo collo”.
La famiglia di Belén – soprattutto genitori e fratelli – sono stati al suo fianco in questo tempo, senza lasciarla sola neanche un minuto e lei, ancora una volta, ha solo parole di gratitudine: “voglio ringraziare il Signore per il regalo dei miei genitori cristiani, che non mi hanno abbandonata e che in ogni istante mi hanno dato forza e mi hanno annunciato l’amore di Dio”.

sextillizos_belen_cancerIn questo momento, le cure di Belén sono finite e deve essere sottoposta regolarmente a dei controlli. Nel frattempo, riprenderà i suoi studi in questo nuovo anno, con la speranza di non doverli interrompere ancora. Ora, ha una richiesta speciale: “vi chiedo di continuare a pregare per me, perché non si spenga in me la certezza che Dio mi ama”, dice. “Sono testimone dell’importanza della fede e di come sia essa a sostenermi. Ho una missione molto importante, quella di annunciare l’amore di Dio attraverso la mia malattia”, afferma contenta.

Del Cammino neocatecumenale
Pochi sapevano che i genitori dei sei gemelli di Huelva, Rosario Clavijo e Miguel Ángel Raposo, facessero parte del Cammino neocatecumenale. E che è stata proprio l’unità tra la loro fede e la loro vita ciò che ha permesso che nascessero sei bambini, che sono cresciuti e oggi hanno 16 anni.
“Fu un errore della scienza e delle medicine – ha detto il ginecologo –. Il fatto che una cura contro l’infertilità implichi il concepimento di otto embrioni è un errore evidente: noi siamo stati i colpevoli, e lei la coraggiosa».

Dieta a base di yogurt e proteine
Quando seppe la notizia dell’insolita gravidanza, Chari rifiutò l’aborto selettivo di diversi feti e si ricoverò in ospedale. Rimase segregata, stesa al letto, ingerendo otto yogurt giornalieri, due litri di latte e una dieta molto carica di proteine.
Nonostante i disturbi circolatori, nonostante l’isolamento, nonostante l’involontario aborto precoce di uno dei feti e di un altro posteriormente, Rosario non perdette mai la calma. Il suo amico, il sacerdote Juan Luis, di Bollullos del Condado, ha detto di lei che «durante la confessione, prima della nascita dei bambini, dovetti chiederle di tacere, perché era talmente buona quella ragazza, si era talmente abbandonata nelle mani di Dio, che mi commuoveva fino alle lacrime». La coppia non volle neanche pensare ai nomi dei bambini. «Sapevano bene che Dio poteva permettere che non nascesse nessuno e non vollero appropriarsene neanche in questo».

sextillizos_huelva_hospitalNo all’esclusiva delle riviste
Durante i mesi di gestazione, entrambi furono sostenuti tutti giorni, all’ospedale e nella preghiera. I suoi amici neocatecumenali, nel frattempo, si svegliavano alle tre del mattino, interrompendo il sonno, per pregare per loro, e, una settimana prima del parto, Lucio e María José, responsabili delle comunità dell’Andalucía, spiegavano: «Sono pronti a tutto; sanno che il Signore può chiedere perfino la vita di Chari».
Era la disponibilità assoluta di una coppia che non aveva neanche i mezzi per mantenere una famiglia del genere. E, nonostante ciò, Miguel Ángel, muratore con contratti temporanei, si rifiutò di vendere l’esclusiva (“Non vogliono fare affari con questo” hanno detto Lucio e María José).

Il cambiamento delle gravidanze plurigemellari. 
I frutti sono stati grandi. Con le parole di García Alonso: «Fino ad’ora, nelle gravidanze multiple, si raccomandava di abortire alcuni embrioni per facilitare la nascita degli altri che, paradossalmente, spesso morivano perché non erano i più adeguati a sopravvivere. Invece, questa gravidanza vissuta in modo sereno ha permesso di stabilire che è la natura, o la Provvidenza, a determinare meglio di nessun altro chi dovrà sopravvivere. L’aborto non è la soluzione». Indubbiamente lo è la natura retta dalla Provvidenza.

Lumen fidei, ovvero fuori dalla fede c’è solo il buio!

LUMEN FIDEIE’ uscita oggi la prima enciclica di papa Francesco: Lumen fidei. Il lavoro iniziato dal papa emerito Benedetto XVI è stato portato a compimento (una revisione generale e qualche aggiunta) e firmato da papa Francesco.

Lumen fidei. Il titolo è eloquente e potente! E’ un tuono che scuote i cuori dei molti scettici. E’ un ruggito che sveglia i dormienti. E’ il suono di tromba che richiama ad indossare le “armi della luce” per combattere quelle tenebre dell’errore che sibillamente si insinuano nei cuori degli uomini, cristiani e non cristiani.

Lumen fidei. Non è solo un titolo; più che un titolo è l’annuncio di una verità tanto antica quanto dimenticata: la fede è luce e fuori di essa solo le tenebre. E’ inutile girarci intorno: o la fede è una realtà luminosa e illuminante o è oscura e tenebrosa. Il papa, o a questo punto meglio dire i due papi, lo esprimono chiaramente nei primi paragrafi della lettera: la fede è la luce che illumina il cammino dell’uomo; la fede non impoverisce l’uomo ma lo arricchisce, lo nobilita, gli permette di trovare l’autenticità di se stesso “in un tempo in cui l’uomo è particolarmente bisognoso di luce” (LF 4).

lumenLumen fidei. Che cosa c’entra la “luce” con la “fede”? Non ci avevano detto che la vera luce viene dalla ragione sovrana autonoma? Non ci avevano raccontato di secoli scuri e bui in cui la troppa fede oscurava il cammino dell’uomo? Non ci hanno spiegato e inculcato che solo con la rivoluzione francese e grazie alla ghigliottina la luce si è accesa sul mondo? Non abbiamo forse una sola luce, quella della ragione in antagonia con la fede?

Lumen fidei. La luce non è buio che fa morire ma luce che fa vivere! I nostri papi sanno che esiste il bisogno, urgente bisogno, di ribadire con forza che “la fede ci apre il cammino e accompagna i nostri passi nella storia” (LF 8). Che la fede – come virtù teologale – non ce la possiamo “dare” da soli ma la riceviamo come un dono. Che si custodisce e si trasmette nella Chiesa e non fuori da essa in qualsiasi luogo. Che la fede non la possiamo vivere da soli in un rapporto io-io o io-dio ma che nasce, cresce, vive e si rafforza in una comunità, in quel noi che è la Chiesa.

Lumen fidei. Chi ha la fede in Gesù Cristo non è un povero “sfigato” credulone, un illuso, sazio di favole e mangiatore di bufale; chi ha la fede, non è un malinconico, brutto, sognatore che vive tra le nuvole separato dalla realtà, gattona nell’oscurità e si esercita nella pazza disciplina del “salto nel buio” (senza asta); chi ha la fede non è un pazzo scatenato che corre dietro alle farfalle e ci parla, un reperto arrugginito di homo medievalis che combatte mulini a vento succube delle sue letture e dei suoi sogni! Chi ha fede… ha luce! Davvero? Dici sul serio? Quindi i secoli bui? la dea Ragione? gli illuminati? (silenzio) Da che parte stai, oh Luce?

Lumen fidei. Basterebbe che i molti nemici della Chiesa, ma anche gli indifferenti, i simpatizzanti, i mangiatori di patatine fritte, i giocatori di poker, i bagnini, i camerieri, i barbieri, gli autisti dell’Atac, i mendicanti, i politici, i monsignori, gli aspiranti monsignori, i senzatetto, i buonini, i cattivoni, le turiste, i tassisti, i venditori di rose, i cacciatori di sogni, i pacifisti, i cacciatori di balene, i radicalchic, i buonisti, i permissivisti, i filosofi, i capitani delle navi, i campioni di ruzzle … insomma, basterebbe che ognuno di noi leggesse riflettesse su queste due parole: lumen fidei  e tirasse le proprie conclusioni. La luce illumina non oscura e la fede brilla della luce di Gesù per genere a una vita nuova. Il resto è incertezza, dubbio, gioco di probabilità, una scommessa, fatica sprecata, soldi buttati.

Provare per credere. Credere per vedere (LF1)!

Negli Atti dei martiri leggiamo questo dialogo tra il prefetto romano Rustico e il cristiano Gerace: «Dove sono i tuoi genitori?», chiedeva il giudice al martire, e questi rispose: «Nostro vero padre è Cristo, e nostra madre la fede in Lui ».Per quei cristiani la fede, in quanto incontro con il Dio vivente manifestato in Cristo, era una “madre”, perché li faceva venire alla luce, generava in essi la vita divina, una nuova esperienza, una visione luminosa dell’esistenza per cui si era pronti a dare testimonianza pubblica fino alla fine. (LF 5)

Leggi l’enciclica in ITALIANO.
Enciclica en ESPAÑOL.

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