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Quei cattolici alla scuola estiva di Lutero

Un “corso di recupero” estivo sul “maestro di fede” tedesco in vista dei festeggiamenti ecumenici per i 500 anni della Riforma…

lutherHa suscitato non poche polemiche il libro scritto dal cardinale Walter Kasper dedicato a Martin Lutero (Martin Lutero – Una prospettiva ecumenica, Queriniana 2016). Il testo, pubblicato a maggio, presenta una serie di conferenze tenute dal cardinale sul riformatore sassone in vista della commemorazione dei 500 anni della Riforma Protestante.

Le polemiche hanno riguardato l’approccio – a dir poco benevolo – dell’autore nei confronti della Riforma Protestante e del suo ideatore Martin Lutero, così come le sorprendenti conclusioni che ne derivano a livello ecumenico. Sembrerebbe che il cardinale Kasper legga Lutero in una prospettiva più luterana che ecumenica (come invece recita il sottotitolo) giustificando apertamente le buone “intenzioni originarie” del monaco agostiniano di fronte agli errori e ai peccati della gerarchia cattolica del suo tempo. Secondo questa lettura Lutero sarebbe dunque un riformatore sulla scia di san Francesco d’Assisi, un “padre della chiesa comune alle due confessioni, quella cattolica e quella evangelica”. Solo a causa dell’ostinazione di Roma che ha rifiutato il suo invito alla penitenza, Lutero è stato “costretto” a dare vita (senza volerlo veramente) alla Riforma e allo scisma.

Tuttavia l’intenzione di Lutero fu profetica: la sua parola fu “un assist allo Spirito Santo alla Chiesa”, un assist che la gerarchia cattolica non seppe o non volle accogliere. Lutero fu dunque un campione della libertà di coscienza, un mistico fedele al Vangelo e pieno di zelo apostolico alla stregua dei grandi maestri della spiritualità moderna come sant’Ignazio di Loyola, santa Teresa d’Avila, san Giovanni della Croce e san Francesco di Sales. Fu un cristiano dalle aspirazioni “profondamente cattoliche” che pose al centro la domanda più importante, quella su Dio: Come riscoprire un Dio clemente e misericordioso aldilà delle false aspettative di salvezza offerte dalla Chiesa con la vendita delle indulgenze? L’invito finale di Kasper – che accenna senza esplicitarlo al più azzardato dei parallelismi tra Lutero e papa Francesco sulla rinascita della Chiesa a partire dalla misericordia – è quello di “mettersi serenamente all’ascolto” di Lutero in una prospettiva che sappia accogliere e mettere in pratica gli insegnamenti del riformatore.

Le tesi luterane del cardinale Kasper sono sostenute da gran parte dell’episcopato tedesco che ha recentemente definito Lutero un “testimone della fede e maestro del Vangelo”.

Non sorprende che questa sorta di “revisionismo ecumenico” abbia suscitato stupore e imbarazzo tra gli storici e i teologi. Immediata la risposta storica Angela Pellicciari autrice di un libro su Martin Lutero che mostra il lato più violento e indomito del “flagello luterano” che ha diviso l’Europa (A. Pellicciari, Martin Lutero, Cantagalli 2012). Pellicciari ha replicato su La Nuova Bussola Quotidiana esprimendo il suo disappunto per la tesi di fondo del libro del cardinale tedesco: “Kasper parte da una tesi di fondo: Lutero aveva ragione, la Chiesa romana torto” (leggi: Se Kasper ci vuole alla scuola di Lutero).

Ma, al di là della riabilitazione di Lutero come uomo di pace e profeta di misericordia, le conclusioni più pericolose secondo Pellicciari riguardano il nuovo concetto di ecumenismo che emerge dal libro di Kasper che lei prova a sintetizzare così:

Seguiamo il ragionamento del Cardinale: «Per ecumenismo si intende tutto il globo terrestre abitato, dunque universalità invece che particolarità. Si può anche dire: a differenza del cattolicesimo e del protestantesimo, limitati nel loro aspetto confessionale, ecumenismo significa la riscoperta della cattolicità originaria, non ristretta ad un punto di vista confessionale». Deduzione: dal momento che cattolicesimo e protestantesimo esistono uno affianco all’altro, nessuno dei due è universale. Per raggiungere l’universalità si tratta di uscire dalla confessionalità, cioè dalla particolarità delle Chiese, e conquistare l’ecumenicità, nuovo modo per indicare la caratteristica universale del messaggio cristiano. Le Chiese – che sono tutte sullo stesso piano perché tutte ugualmente confessionali, cioè particolari – «devono vivere l’una con l’altra e andare l’una incontro all’altra».

Ma la Chiesa cattolica, conclude la Pellicciari, “non ha alcun bisogno di recuperare quell’universalità che da sempre la caratterizza e che da sempre è insidiata da altri centri di potere che desiderano imporre sulle ceneri dell’universalità romana un nuovo tipo di universalità”.

Sta di fatto che la voce del cardinale Kasper è molto più autorevole e influente all’interno dei Sacri Palazzi rispetto a quella di una professoressa cattolica (a proposito del ruolo delle donne nella Chiesa…). La tesi di Kasper su Lutero è dunque destinata a fare scuola essendo uno dei teologi più apprezzati dallo stesso Papa Francesco (che ha più volte consigliato i suoi libri e lodato la sua teologia) e vanta dunque un’autorità intellettuale e teologica di gran lunga superiore alla storica della Chiesa. Allo stesso modo la nuova idea di ecumenismo – segnata dall’auspicio della dissoluzione delle confessioni (inclusa quella cattolica) considerate roccaforti egoisticamente e inutilmente difese – rischia ripercuotersi all’interno della riflessione teologica in occasione della commemorazione per il “giubileo” della Riforma.

A prova di ciò c’è il curioso fatto che in vista dell’estate, tra pochi libri (sette in tutto) consigliati dai vertici della Comunità di Sant’Egidio spicca proprio questo titolo che nelle scorse settimane ha visto incrementare esponenzialmente le sue vendite (di per sè abbastanza esigue). Nei mesi di luglio e agosto gli appartenenti al movimento di Sant’Egidio si sono prepararti per i festeggiamenti d’ottobre scoprendo nel racconto di Kasper, il nuovo di Martin Lutero profeta misericordioso e sincero, vittima delle chiusure e dei muri della cattolicità romana. Tra i libri consigliati da Andrea Riccardi anche “Per la libertà dell’Evangelo” del protestante Karl Barth.

A questo punto non sorprende che sia stata proprio la comunità di Sant’Egidio ad offrire a un Imam il pulpito della Basilica romana di Santa Maria in Trastevere per cantare dei versetti del Corano (VIDEO) alla fine della Santa Messa come gesto di accoglienza e dialogo interreligioso. I principi che sorreggono la nuova idea di ecumenismo come un ritorno al cristianesimo originario anteriore alle divisioni confessionali, sono infatti gli stessi che animano il dialogo interreligioso segnato dalla ricerca degli aspetti comuni a discapito delle (pur sostanziali) differenze: buoni sentimenti, pacifismo, ecologismo, opere sociali… così come il monoteismo e l’attitudine di preghiera verso una divinità trascendente e creatrice.

La ricerca di un minimo-comune-religioso per poter stringere legami di buon vicinato rischia di lasciare in secondo piano i tratti identitari come residui di “mura” ed impedimenti al dialogo. Concetti vicini al pluralismo religioso promosso sia all’interno della Chiesa che a livello politico (secondo i criteri di una nuova religione umanitaria depurata da dogmi, spogliata di ogni autorità morale sui fedeli e fatta di sentimenti di “pace, uguaglianza e fratellanza”) come un tassello fondamentale per la realizzazione di un nuovo ordine mondiale (a questo riguardo si consigliano due testi: Il Padrone del Mondo di Benson e “Immagine” di John Lenon).

Il 25 gennaio la Federazione Luterana Mondiale e il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani hanno pubblicato un “Comunicato Congiunto” nel quale si annunciava il programma delle celebrazioni per i 500 anni della Riforma che conterà anche con la straordinaria presenza di Papa Francesco, il 31 ottobre in Svezia.

Il Santo Padre volerà in Svezia per partecipare alla “commemorazione ecumenica congiunta luterano-cattolica” e per prendere parte alla preghiera comune nella cattedrale di Lund. La speciale preghiera sarà guidata da una “guida liturgica cattolico-luterana” intitolata “Preghiera Comune”. Seguirà un incontro nello stadio di Malmö dove ci saranno momenti per le testimonianze e per contare i frutti della collaborazione tra cattolici e luterani nel mondo, in modo particolare nella cura dei profughi e in favore della pace e della “giustizia climatica”.

L’incontro sarà il momento per fare memoria, rendere grazie e pentirsi per gli errori del passato. E’ plausibile che Francesco approfitti di questa occasione per chiedere perdono ai luterani per le responsabilità della Chiesa di Roma e per i peccati commessi dalla gerarchia cattolica durante questi 500 anni di divisione.

Bisogna però dire che l’idea dei “festeggiamenti ecumenici” non è piaciuta all’attuale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede che nel suo recente libro-intervista “Rapporto sulla Speranza” (BAC 2016, in Italiano sarà pubblicato dalla Cantagalli) ha categoricamente affermato che “In senso stretto, noi cattolici non abbiamo nessun motivo di festeggiare il 31 ottobre 1517, data che si considera l’inizio della Riforma che ha portato alla spaccatura della cristianità occidentale. (…) Non possiamo accettare – ha concluso il Cardinale – che esistano motivi sufficienti per separarsi dalla Chiesa”.

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Viva Lutero il santo della misericordia! Il revisionismo ecumenico di Kasper

kasperluteroEsce in questi giorni, per i tipi dell’editrice Queriniana, il nuovo libro del cardinale tedesco Walter Kasper dedicato a Martin Lutero. Il breve libro raccoglie le riflessioni del cardinale su Martin Lutero; il testo è frutto di una conferenza offerta da Kasper nel gennaio del 2016 presso l’università di Humboldt (Berlino) in vista del quinto centenario della Riforma Protestante.

Il 31 ottobre 2016 a Lund (Svezia) si darà inizio a un anno di grandi festeggiamenti con una cerimonia ecumenica che conterà con la partecipazione straordinaria di papa Francesco. Alcuni esponenti della gerarchia cattolica parlano della ricorrenza con toni entusiastici tanto che il prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, il cardinale Gerhard Müller, ha recentemente gettato acqua sul fuoco smorzando i toni e chiarendo che per un cattolico non ci sono motivi per festeggiare uno scisma, una ferita che ancora fa male alla Chiesa. Nel suo libro intervista Informe sobre la esperanza” (BAC 2016)  Müller ha categoricamente affermato che “In senso stretto, noi cattolici non abbiamo nessun motivo di festeggiare il 31 ottobre 1517, data che si considera l’inizio della Riforma che ha portato alla spaccatura della cristianità occidentale. (…) Non possiamo accettare che esistano motivi sufficienti per separarsi dalla Chiesa” (p. 134).

In questo senso Müller ha ricordato il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede Dominus Iesus (2000) “incompreso da molti e ingiustamente rifiutato da altri”, che rimante ancora oggi come “la Magna Carta contro il relativismo cristologico ed ecclesiologico di questi momenti di grande confusione“. Un relativismo teologico che sta diventando un ostacolo all’ecumenismo: “La relativizzazione della verità e la adozione acritica delle ideologie moderne sono il principale ostacolo verso l’unità nella verità“.

Se da una parte è normale che i protestanti guardino alla Riforma ed al suo protagonista, Martin Lutero, da una prospettiva diversa da quella cattolica (come il momento di rinascita della vera chiesa e di ritorno alle origini del Vangelo), ciò che d’altra parte sorprende oggi  è la benevolenza che una parte della Chiesa Cattolica, in nome di un concetto equivoco di ecumenismo, riserva a Lutero e alla sua Riforma. E’ il caso del cardinale Walter Kasper, rappresentante di punta dell’ala più radicalmente progressista della gerarchia cattolica, che mostrandosi un grande estimatore della Riforma protestante, pubblica una vera e propria apologia di Lutero che finisce per giustificarne e minimizzarne gli errori (umani e dottrinali) per esaltarne le virtù umane, teologiche e mistiche.

Il sottotitolo del libro è “Una prospettiva ecumenica[1], ma già leggendo le prime pagine viene la sensazione che si possa senza problemi cambiarlo in “Una prospettiva protestante. Di fatti Kasper sembra adottare, dall’inizio alla fine, il punto di vista luterano opposto alla lettura cattolica espressa dal cardinale Müller.

Che una prospettiva ecumenica si sforzi di trovare punti di contatto tra le due confessioni in nome di una comunione che preannunci un’unità è cosa pacifica, ma l’intento del cardinale Kasper è quello di riabilitare completamente la figura di Martin Lutero e di considerarlo, non più l’artefice del più grande scisma che abbia mai sconvolto l’Occidente, ma la vittima del suo buon senso e della sua santità, del suo zelo apostolico e della sua fedeltà al Vangelo; vittima soprattutto della chiusura della Chiesa Cattolica incapace di ascoltare Lutero e di sottomettersi, penitente, alla sua predicazione: “(…) L’invito alla penitenza di Lutero non fu ascoltato dalla Roma del suo tempo e neanche dai vescovi; anziché reagire con pentimento e con le riforme necessarie, rispose con la polemica e la condanna. Roma ha parte della colpa  – una gran parte – del fatto che la riforma della Chiesa si convertisse in una Riforma che divise la Chiesa” (pp. 33-34). Solo da quel momento (dall’insubordinazione del Sommo Pontefice alle sue parole di ammonimento) Lutero inizierà a considerare il Papa come l’incarnazione “l’Anticristo” e Roma come una Babilonia schiavizzante e figlia del demonio[2]. Sembra dunque di capire che la causa dello scisma d’occidente sarebbe da ricercare nell’insubordinazione di Roma e del Papa a un monaco tedesco e non viceversa!

Lutero, afferma Kasper con certo orgoglio, è ormai riconosciuto come un “Padre della Chiesa”: “Secondo alcuni, Lutero si è ormai convertito in un Padre della Chiesa comune alle due confessioni, quella cattolica e quella evangelica“. Dal punto di vista teologico – continua Kasper – solo grazie alla predicazione del monaco agostiniano, la riflessione cattolica – per reazione – conobbe nuovi sviluppi (“non esisteva una cristologia cattolica ma una ‘gerarcologia’…”) provocando anche il rafforzamento del primato del vescovo di Roma come identificativo della cattolicità.

E’ questo il ritratto che Kasper fa di Lutero (concentrandosi più sulle sue “intenzioni originarie”[3] che sulla sua opera) un profeta che parlò in nome di Dio, la cui voce “fu un campanello d’allarme e un ‘assist’ dello Spirito Santo alla Chiesa” (p. 30). Sfogliando il libro di Kasper scopriamo che Lutero fu un campione della libertà di coscienza, un mistico fedele al Vangelo e pieno di zelo apostolico alla stregua dei grandi maestri della spiritualità moderna come sant’Ignazio di Loyola, santa Teresa d’Avila, san Giovanni della Croce e san Francesco di Sales. Un uomo dal “olfatto acuto” (p. 26), che valutava tutto “dalla sua profonda religiosità” che, con la sua caratteristica eloquenza poneva dei quesiti esistenziali che toccavano la dimensione religiosa più intima. Lutero fu un cristiano dalle aspirazioni “profondamente cattoliche” che pose al centro la domanda più importante, quella su Dio: Come riscoprire un Dio clemente e misericordioso aldilà delle false aspettative di salvezza offerte dalla Chiesa con la vendita delle indulgenze?[4] Lutero scoprì, attraverso le Sacre Scritture che la giustizia divina non è castigatrice e vendicativa, non dipende dalle opere ma dalla misericordia di Dio “che libera, perdona e consola”, non dalle pratiche di devozione e dalle indulgenze ma solo ed esclusivamente dalla Grazia. Comprese che era necessario rifondare la chiesa (oscurata dalle minacce di un temibile ed odioso Dio giusto e vendicativo) a partire dal concetto evangelico di misericordia. “Così Lutero, contro la pietà puramente esteriore che regnava all’epoca, optò per una interiorizzazione dell’essere cristiano, un’aspirazione profondamente mistica” (p. 27).

Luther2017In questo modo il Lutero di Kasper si erge come modello di santità di vita, di zelo apostolico e di interezza morale, capovolgendo quella che per secoli fu la fama che lo accompagnò all’interno della comprensione cattolica della storia. “Per i cattolici, Lutero è stato per molto tempo l’eretico per antonomasia, il colpevole della divisione della Chiesa occidentale con tutte le sue terribili conseguenze sino al giorno d’oggi. Quei tempi oramai sono passati. La ricerca teologica su Lutero, nel XX secolo, ha segnato un capovolgimento (sic!) nella comprensione del riformatore portando al riconoscimento delle aspirazioni genuinamente religiose di Lutero e a un giudizio più equo sulla spartizione delle colpe per la divisione della Chiesa...” (pp. 12-13).

L’affissione (o l’invio) delle 95 tesi non vollero rappresentare (sempre nelle “intenzioni originarie” di Lutero) un documento rivoluzionario bensì un tentativo di rinnovamento, un cordiale invito a un dialogo che le gerarchie purtroppo non accolsero (p.28) provocando uno scontro frontale che portò alla scomunica. Il resto della storia superò le aspettative e le speranze di Lutero che si trovò coinvolto in circostanze storiche che mai avrebbe voluto provocare. “Ciò che premeva a Lutero era la conoscenza di Cristo, (cognitio Christi) e il solus Christi (p. 30). Egli voleva che la luce del Vangelo tornasse a risplendere nelle tenebre in cui era stata nascosta“. L’intenzione di Lutero, dunque, non fu quella di fondare una nuova chiesa ma di “rinnovare l’intero cristianesimo” (p. 28) nel solco della tradizione dei “rinnovatori cattolici” come lo stesso San Francesco d’Assisi[5].

La “confessionalizzazione” – continua Kasper – fu un processo posteriore (non era nelle originarie intenzioni, puramente spirituali e profondamente cattoliche, di Lutero) e trasformò un sano e salutare processo “riformista” in seno al cattolicesimo in una vera e propria riforma che diede vita le chiese confessionali, separate e nazionali, che rifiutarono l’autorità del papa per sottomettersi a quella dei principi.

Il perché la Chiesa di Roma non si trasformò anch’essa in una chiesa nazionale (nonostante la brutta piega presa a Trento), Kasper non lo giustifica con motivazioni teologiche che facciano riferimento ad una speciale assistenza dello Spirito Santo nella Chiesa di Cristo o al fatto che il resto della cristianità rimase fedele a Pietro (garanzia di unità ed universalità) ma a motivazioni puramente storico-geografiche: fu l’espansione del cattolicesimo nel Nuovo Mondo, l’evangelizzazione in Africa e in Asia che diede a Roma il potere della “cattolicità”, ossia l’universalità, che pretendeva basata su fondamenti teologici. In altre parole, senza espansione geografica della Chiesa nell’epoca moderna, anche Roma sarebbe finita per chiudersi orgogliosamente nelle mura di una delle tante chiese locali.

Secondo Kasper oggi è più che necessario “mettersi serenamente all’ascolto” di Lutero[6], tornare alla sua scuola, in un mondo che ha dimenticato Dio, dove le questioni delle indulgenze e della giustificazione dei peccatori sono diventate estranee ed anacronistiche e dove la voce della Chiesa è divenuta per molti – con parole di Lutero – “una parola incomprensibile ed equivoca” più di quanto non lo fossero all’epoca della Riforma. Insomma, le dispute teologiche lasciano ora il tempo che trovano di fronte all’urgenza di accordarsi e convergere su ciò che accomuna le diverse confessioni cristiane, che “è molto di più di quanto di divide”. Difatti il dialogo ecumenico degli ultimi decenni ha messo in rilievo, secondo Kasper, che non ci sono differenze sostanziali tra le varie confessioni[7]. Le differenze, afferma, sono dovute esclusivamente a incomprensioni reciproche oppure non hanno più alcuna portata decisiva per la fede dei cristiani[8].

Ciò che oggi è urgente è perciò superare le nostre autoreferenzialità confessionale per costruire un “nuovo umanesimo universale” che si metta al servizio “dell’unità e della pace nel mondo”.

I tempi che corrono sono cattivi, oscuri, e la necessità di una nuova Riforma della chiesa è impellente; una riforma che faccia uscire la cattolicità dai tempi bui in cui è immersa e che ricostituisca la vera chiesa di Cristo, di ispirazione evangelica, dopo anni di centralismo e autoritarismo romano (da Trento a Benedetto XVI). È questo il pensiero del cardinale Kasper, un pensiero che in questi ultimi tre anni non ha certamente nascosto (come abbiamo avuto modo di notare parlando del suo libro “Testimone della Misericordia”).

Che nella mente di Kasper il nuovo Lutero sia proprio Jorge Mario Bergoglio, oggi papa Francesco, il papa della Misericordia, il papa della svolta, il nuovo “Grande Riformatore“? Da ciò che ha scritto e detto in questi ultimi tre anni, sembra che il cardinale tedesco nutra qualcosa di più che una tenue speranza. Ma qui Kasper lo afferma con chiarezza quando scrive che con Papa Francesco e con la sua enciclica programmatica Evangelii Gaudium, “L’originaria aspirazione di Lutero, il Vangelo della Grazia e della Misericordia e la chiamata a conversione e rinnovamento, sono passati in primo luogo” (p. 68). Speriamo solo che le conseguenze, per la Chiesa e per la società, non siano le stesse di cinquecento anni fa.

Post scriptum: A chi interessa approfondire l’argomento segnalo quest’altro libro, forse meno “ecumenico” ma più storicamente e teologicamente documentato: http://angelapellicciari.com/libri#martin-lutero

NOTE:

[1] Qui si citano le pagine dell’edizione spagnola con traduzione libera dell’autore dell’articolo (Kasper W., Martín Lutero. Una perspectiva ecuménica, Salterrae 2016)

[2] Stessa sorte toccò agli ebrei che, avendo rifiutato la predicazione di Lutero meritarono di venir chiamati “cani sanguinari, assassini di tutti i cristiani”; le sinagoghe nient’altro che un “covo di demoni”, il popolo giudeo un “odioso e maledetto popolo”. Lutero – nel suo libro “Degli ebrei e delle loro menzogne” chiedeva di “Bruciare tutte le loro sinagoghe” e coprire il resto con sabbia e fango. Era solo uno dei sette soluzioni pratiche contro “l’odioso popolo” (cfr. Pellicciari A., Martin Lutero, Cantagalli 2012, pp. 113-119).

[3] Alle “originarie intenzioni” di Lutero “profondamente religiose e cattoliche” andrebbero aggiunte le questioni economiche, geografiche, nazionaliste che furono alla base della Riforma come un motore che alimentò progressivamente l’odio verso il Papa e verso Roma. Tutte questioni omesse dal piccolo elogio a Lutero del cardinale Kasper così come la vicenda personale di un monaco in crisi vocazionale, tormentato dagli scrupoli e in conflitto con l’autorità.

[4] Il problema di Lutero era pastorale (nel sedersi al confessionale e nel confessarsi viveva il terrore della giustizia di Dio), ma sue soluzioni al problema pastorale furono dogmatiche e arrivarono a sconvolgere la millenaria dottrina della Chiesa con un impeto rivoluzionario.

[5] Il confronto col fraticello d’Assisi è quanto mai fuorviante e pericoloso; se Francesco sollecitò un ritorno all’essenziale del messaggio evangelico non lo fece con la pretesa di imporre una lezione al Papa ma sottomettendosi alla sua autorità e vivendo lui stesso per primo, con i primi compagni, ciò che predicava. I numerosi frutti di santità fanno onore al messaggio e all’opera di San Francesco al di là di paragoni inconsistenti e letture superficiali. (Sul paragone tra la l’opera di san Francesco e quella di Lutero ho parlato in un breve articolo pubblicato nel 2013).

[6] Tornare ad ascoltare Lutero diventa dunque l’occasione di un incontro ecumenico decisivo tra le diverse confessioni. Parlando di unità, la questione assume contorni paradossali perché Lutero diventerebbe, per Kasper, uno strumento di unità tra le chiese. Inutile dire che sarebbe certamente più appropriato (e più cristiano) un invito a guardare assieme a Cristo e al suo Vicario in terra, anziché al padre della Riforma, un ritorno a Cristo anziché un ritorno a Lutero (cfr. Unitati Redintegratio, 2, 20 e 23).

[7] Per Kasper l’ecumenismo consiste nell’unità della “diversità riconciliata”, un’unità che non si compone più attorno a Pietro Vicario di Cristo, ma sotto forma di un “poliedro” che raccoglie tante facce uguali ed ugualmente importanti. Una sorta di democrazia ecclesiale (o confederazione di chiese) sotto la guida dello Spirito Santo. Il primo passo sta nella fine di ogni dogmatismo teologico (“antiche mura di castelli in rovina”) e nella riscoperta del “Vangelo della Misericordia” che raccolga gli uomini “di buona volontà”, per diffondere “il messaggio cristiano universale dell’amore e dell’impegno non-violento a favore della giustizia, della pace e della libertà”. Sarà dunque fondamentale la “scoperta di una cattolicità originaria, non limitata da nessuna parzialità confessionale”. Insomma, la fine delle confessioni cristiane in favore di un “nuovo umanesimo universale” che si metta al servizio “dell’unità e della pace nel mondo”. L’ecumenismo – afferma Kasper – ha aiutato entrambe le chiese a “superare la loro autoreferenzialità confessionale”. La Chiesa Cattolica è per sua natura una realtà missionaria che si riconosce come “sacramento per il mondo”, ma anche le chiese evangeliche, dal consiglio di Uppsala del1968 hanno intrapreso la stessa via aprendosi a una prospettiva universale. “L’enciclica Laudato Sii ha dilatato ancora di più questo orizzonte universale dal punto di vista ecologico e cosmologico” (in nome dell’impegno comune a favore della sostenibilità e del rispetto della natura…).

[8] Secondo una linea di pensiero oggi in voga all’interno della Chiesa, una seria analisi teologica delle problematiche sacramentali e delle incompatibilità dottrinali tra le due confessioni, verrebbe screditata e considerata un’infertile esamina teologica, un residuo medievale, un atteggiamento scolastico tipico di “dottori delle legge” pronti ad accusare il prossimo in nome di norme dure come pietre, una contribuzione alla costruzione di muri, uno spirito – insomma – lontano anni luce dal nuovo corso incentrato sulla misericordia. Per questo Kasper risolve che le differenze teologiche sono sostanzialmente nulle perché ininfluenti (così come le opere?) ai fini della salvezza delle anime.

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