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"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

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Preghiera per ottenere una grazia per intercessione di Chiara Corbella.

«La comunione dei santi va al di là della vita terrena, va oltre la morte e dura per sempre. […] C’è un legame profondo e indissolubile tra quanti sono ancora pellegrini in questo mondo, fra noi, e coloro che hanno varcato la soglia della morte per entrare nell’eternità. Tutti i battezzati quaggiù sulla terra, le anime del Purgatorio e tutti i beati che sono già in Paradiso formano una sola grande Famiglia. Questa comunione tra terra e cielo si realizza specialmente nella preghiera di intercessione» (Papa Francesco, Udienza Generale 30 ottobre 2013).

Ecco la preghiera per chiedere la grazia attraverso l’intercessione di Chiara Corbella Petrillo.

ricordino ufficiale della Serva di Dio Chiara Corbella
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Appello di Papa Francesco: pregare il rosario tutti i giorni di ottobre per proteggere la Chiesa dal diavolo

Un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede ha diffuso oggi, 29 settembre, un messaggio di Papa Francesco rivolto a tutti i fedeli del mondo. Il Santo Padre ha chiesto di pregare un rosario al giorno durante tutto il mese di ottobre per difendere la chiesa dagli attacchi del demonio. Ecco il testo del comunicato:

«Il Santo Padre ha deciso di invitare tutti i fedeli, di tutto il mondo, a pregare il Santo Rosario ogni giorno, durante l’intero mese mariano di ottobre; e a unirsi così in comunione e in penitenza, come popolo di Dio, nel chiedere alla Santa Madre di Dio e a San Michele Arcangelo di proteggere la Chiesa dal diavolo, che sempre mira a dividerci da Dio e tra di noi»

La nota della sala stampa spiega inoltre che la richiesta del papa è stata suggerita da padre Fréderic Fornos S.I., direttore internazionale della Rete Mondiale di Preghiera (già Apostolato della Preghiera) che ha recentemente incontrato il Pontefice chiedendo di «diffondere in tutto il mondo questo suo appello».

Inoltre Francesco chiede di recitare alla fine del del Rosario l’antica preghiera mariana Sub Tuum Praesidium e la potente Preghiera di San Michele Arcangelo scritta dal Papa San Leone XIII. Quest’ultima preghiera è un’invocazione cara a tutti i cattolici che veniva recitata in ginocchio e ad alta voce al termine della Santa Messa (ancora oggi viene recitata alla fine della celebrazione “Vetus Ordo” o Messa Tradizionale). Questa pratica si conservò fino al Concilio Vaticano II che, con la Riforma Liturgica, “abolì” l’obbligo della recita di questa invocazione, escludendola dal canone della Messa, con decreto del 26 settembre 1964 (Istruzione “Inter oecumenici” n.48, § j: «Le preghiere leoniane sono soppresse…»).

Questa invocazione rimase però annoverata tra le preghiere più amate e più recitate della tradizione cattolica. Scritta da papa Leone XIII dopo una visione mistica avvenuta il 13 ottobre 1884 alla fine della Santa Messa (in cui il papa vide «i demoni che si aggirano per il mondo a perdizione delle anime») questa preghiera venne inserita nel rito degli esorcisti ed è spesso utilizzata con efficacia nella lotta contro le manifestazioni del demonio. Nel 1994 il papa san Giovanni Paolo II affermò: «Anche se oggi questa preghiera non viene più recitata al termine della celebrazione eucaristica, invito tutti a non dimenticarla, ma a recitarla per ottenere di essere aiutati nella battaglia contro le forze delle tenebre e contro lo spirito di questo mondo».

PREGHIERE:

Sub Tuum Paesidium

LATINO:
Sub tuum praesidium confugimus Sancta Dei Genitrix. Nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus, sed a periculis cunctis libera nos semper, Virgo Gloriosa et Benedicta”.

ITALIANO:
Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine Gloriosa e Benedetta.

Preghiera a San Michele (Leone XIII)

LATINO

Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio; contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium. Imperet illi Deus, supplices deprecamur: tuque, Princeps militiae caelestis, Satanam aliosque spiritus malignos, qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo, divina virtute, in infernum detrude. Amen.

ITALIANO
San Michele Arcangelo, difendici nella lotta: sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del demonio. Supplichevoli preghiamo che Dio lo domini. E Tu, Principe della Milizia Celeste, con il potere che ti viene da Dio, incatena nell’inferno satana e gli spiriti maligni, che si aggirano per il mondo per far perdere le anime. Amen].

Fonti: 

  • Perché non si recita più la preghiera a San Michele Arcangelo? (Aleteia, 15 giugno 2016)
  • Marinelli F., Mikha’el. Chi è come Dio?, Shalom 2011.

Benedetto XVI esorcista: la battaglia del papa emerito contro satana

Aleteia Più volte si è parlato dei combattimenti che papa Giovanni Paolo II dovette affrontare contro il demonio, ma è meno noto il fatto che anche il suo successore Benedetto XVI ebbe modo di scontrarsi e sconfiggere le forze del male durante il suo pontificato. Ne ha parlato padre Gabriele Amorth nel suo libro L’ultimo esorcista (2012) e ora un nuovo libro dell’esorcista Truqui (Professione esorcista, 2018) ci rivela un episodio inedito. Continua a leggere…

Come si prega la novena a Maria che scioglie i nodi? La fede oltre la superstizione

dipinto Madonna che scioglie i nodi valariano2Maria che scioglie i nodi: le testimonianze. Sono sempre più numerose le testimonianze di fedeli che, avendo chiesto aiuto alla Vergine Maria tramite titolo di “Maria che scioglie i nodi”, hanno ricevuto benefici e grazie spirituali. Molte persone hanno sperimentato concretamente lo “sciogliersi” di quei nodi che provocavano dolore e sofferenze e per i quali si sono rivolti a Maria chiedendo umilmente aiuto come ci si rivolge ad una madre amorosa e sollecita verso i propri figli in difficoltà. Da quando è stato eletto papa Francesco questa devozione è divenuta immediatamente molto popolare e cara ai fedeli di tutto il mondo (Leggi qui la storia di questa devozione).

Cos’è una novena? La novena è una speciale preghiera che il fedele rivolge a Dio durante nove giorni consecutivi chiedendo l’intercessione particolare della Vergine Maria, di un santo patrono, degli arcangeli o degli angeli custodi. Si è anche soliti pregare le novene in preparazione alle grandi feste liturgiche come il Natale, la Pasqua, la Pentecoste, l’Immacolata o in prossimità di altre solennità importanti. L’origine di questa pratica devota fa riferimento ai nove giorni che trascorsero tra l’Ascensione e la Pentecoste, mentre i discepoli – secondo l’indicazione di Gesù – rimasero in preghiera in attesa dello Spirito Santo (Cfr. Lc 24,49; At 1,4). Il fedele che si presta ad iniziare una novena lo fa per chiedere aiuto a Dio in una particolare situazione di sofferenza per sé o per i suoi cari. Una novena molto diffusa è quella in suffragio dei defunti e in favore delle anime del purgatorio secondo una usanza che troviamo nell’Antico Testamento quando Giuda Maccabeo offrì con i suoi uomini un “sacrificio espiatorio” in riparazione dei peccati dei soldati caduti in battaglia (Cfr. 2Mac 12,38-45).

Perché una novena a Maria che scioglie i nodi? Quando l’allora cardinale Bergoglio iniziò a diffondere l’immagine di Maria che scioglie i nodi nella sua diocesi, fu il sacerdote argentino Juan Ramón Celeiro (parroco di San Juan Bautista nella periferia di Buenos Aires) che nel 1998 scrisse la prima novena a Maria che scioglie i nodi per i suoi parrocchiani ottenendo l’imprimatur dall’arcivescovato di Parigi nel 2008. La novena si diffuse lentamente in diversi paesi del mondo e oggi è tradotta in molte lingue e in differenti versioni. Tramite questa particolare novena si chiede l’intercessione di Maria affinché si possa sciogliere un particolare nodo che provoca grandi sofferenze. I nodi sono le piccole e grandi “croci” della vita, sono i peccati, le malattie del corpo e dello spirito, le situazioni di divisione, le difficoltà ad accettare la volontà di Dio, le difficoltà nella vita quotidiana (famiglia, lavoro, relazioni personali, disagi economici e sociali, ingiustizie e umiliazioni subite, incapacità di perdonare e di amare, ecc). Durante tutta la novena si pregherà affinché un particolare nodo si sciolga.

Che significato ha pregare una novena? Pregare la novena è un modo per seguire il consiglio di Gesù che invitava i discepoli a “pregare sempre senza stancarsi” (Lc 18,1) come la vedova importuna del Vangelo che, con grande insistenza, pregava al giudice di farle giustizia di fronte al suo avversario (cfr. Lc 18,1-8). Per fare questo, per una preghiera veramente efficace, sono necessarie umiltà, costanza e perseveranza assieme alla consapevolezza che Dio ascolta le preghiere del suo popolo. Con la parabola del fariseo e del pubblicano (Lc 189-14) Gesù indica l’umiltà come caratteristica essenziale della preghiera cristiana.

Pope FrancisCome si prega la novena? La preghiera della novena è strettamente legata alla preghiera del Santo Rosario, “compendio di tutto quanto il Vangelo” (Paolo VI, Marialis Cultus, 42): durante nove giorni consecutivi il fedele reciterà il Rosario assieme alle preghiere della novena a Maria che scioglie i nodi. Si inizia col Segno della Croce e l’atto di contrizione per chiedere perdono a Dio dei propri peccati e disporre l’anima alla preghiera. Poi si prega la “Supplica a Maria che scioglie i nodi” (si può anche recitare alla fine) e si inizia il rosario coi misteri corrispondenti al giorno della settimana. Dopo le prime tre decine (i primi tre misteri) del rosario si recita la preghiera “Meditazione del primo giorno” (poi del secondo, del terzo e così via…) e si continua con le ultime due decine del Rosario. Alla fine del quinto mistero si recita la “Salve Regina” e si conclude con una delle preghiere a Maria che scioglie i nodi presente nel libretto. Questo schema è una “traccia” per aiutare la preghiera e non una norma ferrea e immutabile, la pratica esteriore infatti non è importante come la disposizione interiore del fedele che può liberamente modellare la preghiera senza la paura di invalidare l’efficacia della devozione. 

Qual’è l’atteggiamento giusto per una preghiera efficace? Nel pregare una novena è importante assumere l’atteggiamento giusto evitando due estremi opposti: la superstizione e la sfiducia. L’atteggiamento superstizioso è quello che porta a considerare la recita di una preghiera o un rito religioso come una pratica di tipo “magico” per ingraziarsi la divinità e piegarla alla propria volontà; la devozione diventa così uno strumento per tentare di convincere Dio ad assecondare le proprie richieste. E’ facile cadere in questo atteggiamento e – purtroppo – alcuni libretti di preghiere e di novene rischiano di scivolare anch’essi in questo pericolo proponendo al fedele una quantità esorbitante di preghiere, di formule, di gesti o di riti da compiere per il buon fine della novena (una pubblicazione francese arriva suggerire l’uso dell’incenso durante la preghiera personale della novena!). Il superstizioso è anche scrupoloso e non sarà soddisfatto pienamente se non riuscirà a recitare tutte le preghiere nei tempi e nelle modalità prestabilite: ne risentirebbe – a suo dire – la buona riuscita della novena ovvero la richiesta della grazie potrebbe essere disattesa da parte di Dio. Contro questo atteggiamento si schierarono già i profeti dell’AT che condannarono il culto esteriore a cui non corrispondeva una adesione di cuore ai precetto di Dio. Anche Gesù invitò la donna samaritana (Gv. 4, 1-42) a una preghiera “in spiritò e verità” al di là del luogo geografico scelto per il culto esteriore (Cfr. Gv 4, 23). Il superstizioso scambia il mezzo (la devozione) con il fine (la richiesta di grazia divina) rischiando di concentrarsi più sulla osservanza esterna che sul vero significato della preghiera. Il filosofo francese J. Guitton afferma a questo proposito: “Le nostre azioni religiose più autentiche sono minacciate di superstizione non appena subordiniamo il loro fine a ciò che è soltanto un mezzo” (J. Guitton, La medaglia miracolosa, p. 88). Quando la “lettera” prevale sullo “spirito” la preghiera diviene meccanica, tecnica e perde l’ampio respiro della supplica fiduciosa.

Il secondo atteggiamento da evitare è quello della sfiducia, del sospetto nei confronti della utilità di una novena, della devozione o della recita del rosario. Può succedere di pregare la novena con un cuore sfiduciato, recitando le preghiere senza darne la giusta importanza e pensando che, in fondo, non sia così efficace. Dubitare dell’efficacia della preghiera significa dubitare della forza dello Spirito Santo e – in ultima istanza – dell’amore misericordioso di Dio. Nei Vangeli Gesù non compie miracoli dove manca la fede (Mt 13, 58), ma a chi crede stravolge la vita, trasformando le situazioni di sofferenza e di morte con realtà nuove, radicalmente rinnovate, come disse alla sorella di Lazzaro: “Non ti ho detto che se credi vedrai la gloria di Dio?” (Gv. 11, 40).

L’intercessione della Vergine Maria. San Bernardo si riferiva a Maria come “Stella del Mare” che guida e illumina il cammino di chi è nel pericolo e nelle tenebre. Le parole del santo abate di Chiaravalle ci aiutano a comprendere quanto è necessario, nei momenti “di tempesta”, pensare a Maria, guardare la stella ed invocare Maria.

O tu che, nell’ondeggiare delle vicende di questo mondo, più che camminare per terra, hai l’impressione di essere sballottato tra i marosi e le tempeste, non distogliere gli occhi dal fulgore di questa stella se non vuoi essere inghiottito dalle onde. Se soffiano i venti delle tentazioni, se t’incagli negli scogli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria. Se sei sbattuto dai cavalloni della superbia, dell’ambizione, della detrazione, della gelosia, guarda la stella, invoca Maria. Se l’ira, o l’avarizia o la concupiscenza della carne sembrano sconquassare la navicella del tuo spirito, guarda Maria. Se turbato dell’enormità dei tuoi peccati, confuso per la coscienza della tua turpitudine, atterrito al pensiero del tremendo giudizio di Dio, cominci a sentirti risucchiare dal baratro della tristezza, dall’abisso della disperazione, pensa a Maria. Nei pericoli, nelle angustie, nelle incertezze, pensa a Maria, invoca Maria.

Schema suggerito per la novena:

  •          Segno sella croce
  •          Atto di contrizione
  •          Supplica a Maria che Scioglie i Nodi
  •          Rosario: primi tre misteri.
  •          Preghiera del giorno “Meditazione del primo (…) giorno”
  •          Rosario: ultimi due misteri.
  •          Salve Regina.
  •          Preghiera Finale.

 

Di: Miguel Cuartero Samperi – Testo originale su Aleteia.org

 

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Quaresima: il cammino verso la Grande Bellezza!

camino3Quaranta giorni di preparazione ad una festa che dura cinquanta giorni! Anche in questo c’è una sapienza straordinaria che ci assicura che la meta è più importante del cammino, che non camminiamo tanto per camminare ma che puntiamo dritti verso la fine del nostro percorso.

Il cammino non è facile ma lungo e faticoso; è un cammino pieno di buche, di pozzanghere che sembrano laghi, di ponti traballanti su vertiginosi precipizi, di fitti boschi, di rovi spinosi, di strade bloccate al limite dell’impraticabilità (situazioni che neanche gli automobilisti romani, così abituati a strade disagiate, possono bene immaginare)! E così, fuori di metafora, questo percorso quaresimale diventa una battaglia, è pieno di insidiosi combattimenti (anche corpo a corpo) con le tentazioni, coi pensieri malvagi, col demonio che promette una vita migliore, più comoda, ma a caro prezzo.

Il cammino è pieno di pericoli, primo fra tutti quello di mollare e tornare indietro di stancarsi troppo in fretta, di preferire la comodità, il buon cibo, il calduccio di casa, i nostri soldi, le ricchezze, gli affetti, le abitudini, il nostro divano e lo sgabellino dove posiamo i piedi, la sicurezza di avere il telecomando in mano per gestire e scegliere noi le avventure che vogliamo vivere.

E’ per questo che ci vengono offerte – prima di partire – delle armi: preghiera, digiuno e penitenza, a costo però di usarle e non lasciarle inutilizzate per poi lamentare sonore sconfitte. Senza le armi difficilmente si vince un combattimento! E’ dunque altamente sconsigliato non pregare, non fare elemosina e non digiunare, lungo il cammino. Il rischio è sempre quello di perdere battaglie e – a terra e feriti – rinunciare a rialzarsi per continuare a combattere.

Verso dove andiamo? Solo il desiderio della meta può farci iniziare un tale cammino. Andiamo verso la Grande Bellezza della Pasqua, in cui festeggeremo la sconfitta definitiva delle tenebre della morte e la definitiva vittoria della luce; la rottura di ogni legame, la liberazione degli schiavi, la consolazione dei sofferenti; la sconfitta del diavolo, l’antico serpente, e la vittoria di Cristo, innalzato in mezzo al deserto come un serpente che salva. Quale altra stragrande bellezza possiamo desiderare?

Pietro-e-Giovanni2In questi giorni in cui si parla tanto di “Grande Bellezza”. E’ ovvio (o forse non tanto?) che per raggiungere la bellezza bisognerà eliminare il suo contrario! Questo cammino è il passaggio dalla bruttezza del peccato alla bellezza della conversione, del ritorno a Dio. E’ il cammino del popolo di Israele che – dicono i saggi – era brutto, malato, puzzolente, zoppo, cieco, triste, arrabbiato… quando uscì dall’Egitto e che divenne un popolo nuovo – bello, sano, pulito, splendente, gioioso, felice – dopo la conversione, dopo l’alleanza con il Signore ai piedi del monte Sinai.

Per gli ebrei infatti la radice della bellezza è la stessa radice della bontà, entrambe espresse con la parola “tov” (lo stesso aggettivo esprime sia la bellezza che la bontà).  Si diventa belli quando si è buoni e si diventa buoni – non con le buone maniere – ma avvicinandosi fino a confondersi (passi il termine) con quella che Agostino chiama “Bellezza così antica e così nuova”, antica perché è da sempre, nuova perché ogni giorno ci sorprende, ci affascina e ci piace nuovamente. La parola ebraica, poi, indica anche la ricchezza, la prosperità, i benefici, i successi… come a dire: “sii buono, sarai bello e nulla ti mancherà”.

Ieri sera ho lasciato a mia moglie il compito di guardare il film “La Grande Bellezza” fresco di Oscar (dato che io avevo un impegno): del suo giudizio critico di solito mi fido sinceramente. Non appena tornato a casa ho avuto subito pronta la mia “recensione”: mia moglie e mio figlio (ha 15 giorni, non chiedetegli troppo!) dormivano, il film volgeva alla fine e il protagonista sconsolato diceva: “Cercavo la grande bellezza… ma non l’ho trovata” (per onestà, a questo punto, avresti potuto per lo meno cambiare il titolo!).

Ma è impossibile trovare la “Grande Bellezza” quando ci si è fermati alla bellezza riflessa delle cose create. Ancora S. Agostino scrive mirabilmente: “Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle stelle, interroga il sole (…). Interrogali! Tutti ti risponderanno: ‘ Guardaci, siamo belli!’ (…) Questa bellezza mutevole… chi l’ha creata, se non la bellezza immutabile?”

Ecco dunque! Mettiamoci in cammino anche noi alla ricerca della Grande Bellezza, quella vera, quella che si fa trovare, quella che – rispondendo a Dostoevskij – “salverà il mondo”!

Che poi la Pasqua sia, non solo la fine di un cammino, ma anche – e soprattutto – l’inizio di un nuova vita, di un nuovo percorso che va da quella tomba vuota “a tutte le parti” (come direbbe il poeta Tagore), non fa altro che spingerci a combattere e a correre sempre di più per raggiungere la meta, quella grande grande bellezza dell’annuncio pasquale di Cristo Risorto!

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