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Nel giorno di San Giuseppe, l’Italia in preghiera contro il coronavirus. Santo Rosario alle 21,00 (sussidio CEI in PDF)

Nel giorno in cui ricorre la festa di San Giuseppe, sposo di Maria, la Chiesa Italiana invita tutti i fedeli del paese a stringersi in preghiera per implorare la misericordia di Dio contro il flagello del Coronavirus. Una preghiera per i defunti, per i malati, per le loro famiglie, per gli operatori sanitari, per i sacerdoti, per i governanti, per tutti coloro che in un modo o nell’altro sono in prima linea in questa inaspettata e dolorosa battaglia.

Alle ore 21,00 di giovedì 19 di marzo, siamo invitati a preghare il Rosario (misteri della Luce) e ad accendere una candela da esporre alla finestra o al balcone.

Anche papa Francesco ha fatto suo l’appello della CEI e ha incoraggiato a riunirsi in preghiera nel giorno di San Giuseppe. Così ha affermato al termine dell’Udienza Generale di mercoledì 18:

Faccio mio l’appello dei Vescovi italiani che in questa emergenza sanitaria hanno promosso un momento di preghiera per tutto il Paese. Ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa: tutti uniti spiritualmente domani alle ore 21 nella recita del Rosario, con i Misteri della luce. Io vi accompagnerò da qui. Al volto luminoso e trasfigurato di Gesù Cristo e al suo Cuore ci conduce Maria, Madre di Dio, salute degli infermi, alla quale ci rivolgiamo con la preghiera del Rosario, sotto lo sguardo amorevole di San Giuseppe, Custode della Santa Famiglia e delle nostre famiglie. E gli chiediamo che custodisca in modo speciale la nostra famiglia, le nostre famiglie, in particolare gli ammalati e le persone che stanno prendendosi cura degli ammalati: i medici, gli infermieri, le infermiere, i volontari, che rischiano la vita in questo servizio.

Il canale TV2000 (canale 28 del digitale terrestre) offrirà la possibilità di condividere in diretta la preghiera. Segue l’Introduzione al Sussidio di Preghiera preparato dalla Conferenza Episcopale Italiana (scaricabile in PDF alla fine dell’articolo).

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La fede alla prova come al tempo dei tre giovani. Ma manca una parola profetica.

Come ai tempi dei tre giovani, siamo chiamati a vivere la fede in condizioni avverse. Le chiese sono chiuse, impossibile accedere ai sacramenti, vietati persino i funerali, resta la preghiera in famiglia. Il messaggio che passa è equivoco e desta perplessità. La situazione è grave ma la Chiesa non è un pub o una ONG che chiudono i battenti per paura del contagio…

AGGIORNAMENTO 13 MARZO, ORE 12,00. Con un nuovo decreto emesso oggi, 13 marzo, la Chiesa di Roma fa marcia in dietro e modifica la disposizione pubblicata il giorno precedente che prevedeva la CHIUSURA di ogni chiesa parrocchiale e non parrocchiale della Diocesi. Sono dunque servite le proteste e le domande dei fedeli, ma soprattutto l’intervento del Santo Padre Francesco che questa mattina, durante la Messa a Santa Marta ha auspicato che i pastori restino vicini al popolo di Dio: «Le misure drastiche non sempre sono buone, per questo preghiamo: perché lo Spirito Santo dia ai pastori la capacità e il discernimento pastorale affinché provvedano misure che non lascino da solo il santo popolo fedele di Dio. Che il popolo di Dio si senta accompagnato dai pastori e dal conforto della Parola di Dio, dei sacramenti e della preghiera

«Trovo veramente intollerabile che siano chiuse le chiese […] Un tempo la peste e tutte le dannazioni sulla terra, trovavano consolazione nel cielo, si chiedeva aiuto a Dio. Oggi la evidentemente la Chiesa ritiene che la scienza sia più forte, cosa normalmente che segna un momento di intelligenza, perché se Dio c’è comprende anche la scienza, quindi è ingiusto mettere l’una contro l’altra. Ma limitare l’esercizio religioso, […] mi sembra una delle tante malinconie di queste giornate, mi sembra una dannazione che non ci meritavamo. Aver perso lo spirito religioso».

Così Vittorio Sgarbi – che in questi giorni ha più volte sminuito la gravità dell’emergenza sanitaria criticando aspramente le misure precauzionali prese dal Governo – ha commentato con severità la decisione del Vicariato di Roma di chiudere le chiese dell’intera Diocesi. Di certo il celebre critico d’arte non può essere preso come esempio di buon cristiano, pio e praticante (chi di noi potrebbe esserlo?), ma più volte le sue critiche hanno centrato la questione anche in materia di fede e del suo rapporto col mondo (ad esempio il suo elogio del presepe diventato virale durante il Natale passato).

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Perché pregare il rosario? La risposta è nei bambini: “scocciare” la mamma per chiederle aiuto

«La famiglia che recita insieme il Rosario riproduce un po’ il clima della casa di Nazareth: si pone Gesù al centro, si condividono con lui gioie e dolori, si mettono nelle sue mani bisogni e progetti, si attingono da lui la speranza e la forza per il cammino»

Giovanni Paolo II , Rosarium Virginis Mariae

Perché recitare il rosario? Che senso ha ripetere per cinquanta volte, una dopo l’altra, la stessa preghiera? Non rischia forse di diventare una semplice ripetizione meccanica di parole che facilmente finiscono per perdere il loro significato?

Sono le domande che si è posta Erica Bassi, mamma e scrittrice piemontese, autrice del libro La porta gialla, in cui narra le vicende legate alla sua malattia. Madre di tre piccoli figli, Erica si è trovata, a quarantadue anni, a combattere contro il cancro e a dover affrontare tutte le conseguenze delle malattia e le sue implicazioni sul corpo, sull’anima ma anche sull’organizzazione e sugli equilibri familiari.

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Preghiera per ottenere una grazia per intercessione di Chiara Corbella.

«La comunione dei santi va al di là della vita terrena, va oltre la morte e dura per sempre. […] C’è un legame profondo e indissolubile tra quanti sono ancora pellegrini in questo mondo, fra noi, e coloro che hanno varcato la soglia della morte per entrare nell’eternità. Tutti i battezzati quaggiù sulla terra, le anime del Purgatorio e tutti i beati che sono già in Paradiso formano una sola grande Famiglia. Questa comunione tra terra e cielo si realizza specialmente nella preghiera di intercessione» (Papa Francesco, Udienza Generale 30 ottobre 2013).

Ecco la preghiera per chiedere la grazia attraverso l’intercessione di Chiara Corbella Petrillo.

ricordino ufficiale della Serva di Dio Chiara Corbella
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Appello di Papa Francesco: pregare il rosario tutti i giorni di ottobre per proteggere la Chiesa dal diavolo

Un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede ha diffuso oggi, 29 settembre, un messaggio di Papa Francesco rivolto a tutti i fedeli del mondo. Il Santo Padre ha chiesto di pregare un rosario al giorno durante tutto il mese di ottobre per difendere la chiesa dagli attacchi del demonio. Ecco il testo del comunicato:

«Il Santo Padre ha deciso di invitare tutti i fedeli, di tutto il mondo, a pregare il Santo Rosario ogni giorno, durante l’intero mese mariano di ottobre; e a unirsi così in comunione e in penitenza, come popolo di Dio, nel chiedere alla Santa Madre di Dio e a San Michele Arcangelo di proteggere la Chiesa dal diavolo, che sempre mira a dividerci da Dio e tra di noi»

La nota della sala stampa spiega inoltre che la richiesta del papa è stata suggerita da padre Fréderic Fornos S.I., direttore internazionale della Rete Mondiale di Preghiera (già Apostolato della Preghiera) che ha recentemente incontrato il Pontefice chiedendo di «diffondere in tutto il mondo questo suo appello».

Inoltre Francesco chiede di recitare alla fine del del Rosario l’antica preghiera mariana Sub Tuum Praesidium e la potente Preghiera di San Michele Arcangelo scritta dal Papa San Leone XIII. Quest’ultima preghiera è un’invocazione cara a tutti i cattolici che veniva recitata in ginocchio e ad alta voce al termine della Santa Messa (ancora oggi viene recitata alla fine della celebrazione “Vetus Ordo” o Messa Tradizionale). Questa pratica si conservò fino al Concilio Vaticano II che, con la Riforma Liturgica, “abolì” l’obbligo della recita di questa invocazione, escludendola dal canone della Messa, con decreto del 26 settembre 1964 (Istruzione “Inter oecumenici” n.48, § j: «Le preghiere leoniane sono soppresse…»).

Questa invocazione rimase però annoverata tra le preghiere più amate e più recitate della tradizione cattolica. Scritta da papa Leone XIII dopo una visione mistica avvenuta il 13 ottobre 1884 alla fine della Santa Messa (in cui il papa vide «i demoni che si aggirano per il mondo a perdizione delle anime») questa preghiera venne inserita nel rito degli esorcisti ed è spesso utilizzata con efficacia nella lotta contro le manifestazioni del demonio. Nel 1994 il papa san Giovanni Paolo II affermò: «Anche se oggi questa preghiera non viene più recitata al termine della celebrazione eucaristica, invito tutti a non dimenticarla, ma a recitarla per ottenere di essere aiutati nella battaglia contro le forze delle tenebre e contro lo spirito di questo mondo».

PREGHIERE:

Sub Tuum Paesidium

LATINO:
Sub tuum praesidium confugimus Sancta Dei Genitrix. Nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus, sed a periculis cunctis libera nos semper, Virgo Gloriosa et Benedicta”.

ITALIANO:
Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine Gloriosa e Benedetta.

Preghiera a San Michele (Leone XIII)

LATINO

Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio; contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium. Imperet illi Deus, supplices deprecamur: tuque, Princeps militiae caelestis, Satanam aliosque spiritus malignos, qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo, divina virtute, in infernum detrude. Amen.

ITALIANO
San Michele Arcangelo, difendici nella lotta: sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del demonio. Supplichevoli preghiamo che Dio lo domini. E Tu, Principe della Milizia Celeste, con il potere che ti viene da Dio, incatena nell’inferno satana e gli spiriti maligni, che si aggirano per il mondo per far perdere le anime. Amen].

Fonti: 

  • Perché non si recita più la preghiera a San Michele Arcangelo? (Aleteia, 15 giugno 2016)
  • Marinelli F., Mikha’el. Chi è come Dio?, Shalom 2011.

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