Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivio per il tag “persecuzione”

La rabbia e i distinguo. L’arrembaggio dei “pompieri” mediatici dopo la strage in Sri-Lanka

Nel giorno in cui, per i cristiani, la vita sconfigge definitivamente la morte, e la luce di Cristo rischiara le tenebre del dubbio, del peccato, un feroce attacco terroristico ha massacrato più di 350 persone innocenti, una cifra destinata a salire col passare del tempo. Si dice che subito dopo i “social” siano impazziti, con la diffusione di sfoghi, condanne e accuse tanto che il governo dello Sri-Lanka avrebbe deciso di chiudere i social network per evitare diffondersi di violenza e di notizie fuorvianti.

Gli strani sofismi di Spadaro e Monda, pompieri all’arrembaggio

Credo però che, di fronte a un fatto del genere, certe reazioni siano del tutto naturali e giustificabili, mentre al contrario trovo a-normali e ingiustificabili i commenti e le analisi “più o meno colte” che alcuni sedicenti esperti hanno esposto “tra una portata e l’altra” del loro pranzo di Pasqua, nella quiete patrizia (come direbbe Diego Fusaro) dei loro appartamenti. Mi riferisco al fatto che, se una simile tragedia dovesse accadere a nostro fratello, a nostra sorella, ai nostri figli o ai nostri genitori (venire uccisi mentre sono al mercato, per strada o tanto peggio mentre sono riuniti in preghiera festeggiando un evento gioioso come la Pasqua) una reazione scomposta sarebbe più che giustificata. Dolore, rabbia, disperazione, sconforto, sete di giustizia e di vendetta, richiesta pressante che mai più si ripeta una tale carneficina che nessun dio oserebbe richiedere a meno che non governi un mondo di tenebre e sia mosso dall’odio verso tutto il creato e il suo Artefice. Queste sono reazioni normali, umane, comprensibili e dunque giustificabili per chi ha subito e vissuto un simile incubo.

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Persecuzione globale! Nel 2018, cristiani sotto la morsa di Islam e comunismo.

Altro che “ritorno al Medioevo” e alla “caccia alle streghe”. A leggere i dati pubblicati dalla fondazione di diritto Pontificio “Aiuto alla Chiesa che soffre” (ACS) per l’anno 2018 (Rapporto sulla libertà di religione 2018) sembra che il mondo sia piombato in un epoca oscura dominata da una genìa di barbari senz’anima, e dunque senza scrupoli, assetati di sangue, incapaci di attuare un livello minimo di umana convivenza.

Secondo questo dettagliato rapporto annuale (c’è una scheda di più pagine per ogni paese), giunto alla sua quattordicesima edizione, nel 2018 un cristiano su sette vive in terre di persecuzione. «In sintesi – afferma ACS – il 61% della popolazione mondiale vive in Paesi in cui non vi è rispetto per la libertà religiosa; nel 9% delle nazioni del mondo vi è discriminazione; e nell’11% degli Stati vi è persecuzione». Rispetto ai precedenti rapporti, la situazione è decisamente peggiorata. Sono oltre 300 milioni i fedeli cristiani che subiscono persecuzioni o discriminazioni. 

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«Je suis N». I martiri nazareni d’oriente e noi

Quando i combattenti dello Stato Islamico arrivarono al nord dell’Iraq cominciarono a segnare le case di cristiani e le loro chiese con la lettera نnoun» in arabo che corrisponde alla «N» italiana). Questa semplice lettera era essa stessa un’accusa dalle terribili conseguenze; essa dichiarava che gli occupanti di quel di quel luogo erano dei “Nazareni”, ossia delle persone che seguivano Gesù di Nazareth e non i precetti dell’Islam.
Questa stigmatizzazione all’interno di una comunità dominata da musulmani radicali ha immediatamente portato a un cambiamento radicale nelle loro vite, un cambiamento che ha anche colpito la loro identità. Per questo N era allo stesso tempo un ultimatum che afferma: «Se ti converti all’Islam o paghi la tassa, puoi mantenere ciò che ti appartiene e stare qui. Altrimenti, parti o morirai».

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Pakistan: “Cristiani il nostro obiettivo”. Il vescovo: “Portate la croce come Cristo”.

AFP PHOTO / ARIF ALI

AFP PHOTO / ARIF ALI

CRISTIANI NEL MIRINO

“Abbiamo commesso l’attentato di Lahore perché i cristiani sono un nostro obbiettivo, e faremo altri attentati di questo tipo in futuro”. Così il portavoce del gruppo talebano pachistano Jamaat-Ul-Ahrar ha rivendicato la stage avvenuta a Lahore dove un kamikaze ha provocato la morte di più di 72 persone tra le quali almeno 30 bambini e ferito circa altri 300 cittadini. L’attacco è avvenuto il giorno di Pasqua in un parco giochi dove intere famiglie festeggiavano coi loro bambini approfittando il giorno di festa concesso ai cristiani per la Pasqua. Tra le vittime anche alcuni musulmani, ma la rivendicazione dei talebani parla chiaro: l’obbiettivo sono i cristiani, una minoranza che, mentre piange le vittime dell’odio religioso, vive ora il terrore di nuovi attentati a “le infrastrutture dello Stato e del governo, le scuole e le università”. Secondo l’organizzazione Life for All che si occupa dei diritti delle minoranze, tra le vittime ci sarebbero circa 51 cristiani.

IL VESCOVO: “ANDIAMO AVANTI PORTANDO LA CROCE”

L’arcivescovo di Lahore, mons. Sebastian Shah, ha visitato le famiglie delle vittime e i molti feriti: ”Ho visitato ogni letto, e ogni vittima di qualsiasi fede. È stato davvero difficile, perché ho visto tanti bambini di appena 4 o 5 anni, cristiani e musulmani, feriti o uccisi da questo terribile attacco”. Il vescovo ha chiesto ai suoi fedeli di “non perdere la speranza”: “Anche se affrontiamo un periodo di grave difficoltà, dobbiamo imparare a rialzarci così come Cristo ha saputo rialzarsi pur portando la croce. E così noi, pur portando la nostra croce dobbiamo riuscire ad andare avanti. Perché Dio è e sarà sempre con noi”.

Molte le manifestazioni di solidarietà e cordoglio, dal premier pachistano Sharif a Malala, ma anche dai leader di tutto il mondo tra cui il presidente del governo italiano Matteo Renzi che ha parlato di “Pasqua insanguinata dalla follia kamikaze”.

MINORANZE IN PERICOLO CON COMPLICITA’ DELLO STATO E DI LEADER MUSULMANI

Photo credit should read RIZWAN TABASSUM/AFP/GettyImages)

Photo credit should read RIZWAN TABASSUM/AFP/GettyImages

La situazione per la minoranza cristiana è sempre più tesa, dopo gli attentati del 2015 che costarono la vita a circa 20 cristiani durante le Messe domenicali, i continui attacchi alla libertà religiosa da parte dei fondamentalisti islamici si aggiungono alle diverse restrizioni a cui i cristiani sono sottoposti dalle autorità civili come ad esempio il reato di blasfemia.

Qualche settimana fa, l’esecuzione da parte delle autorità federali dell’estremista islamico Mumtaz Qadri che nel 2011 aveva ucciso il ministro Salam Taseer ha scatenato una ondata di proteste da parte dei cittadini pachistani. Per molti musulmani, infatti, il terrorista Qadri è stato un eroe nazionale per aver ucciso un ministro “traditore”, un musulmano che aveva osato criticare la legge contro la blasfemia e difendere la causa della cristiana Asia Naurin Bibi accusata proprio di blasfemia e condannata a morte dalla Corte Suprema del Pakistan. All’epoca dei fatti, in Pakistan nessun leader religioso, sciita o sunnita, aveva denunciato l’omicidio perpetuato da Qadri, ora durante i funerali dell’omicida, molti gruppi religiosi hanno partecipato celebrando la morte del terrorista come quella di un martire, un eroe della fede, con preghiere, petali di rose e preghiere per il combattente islamico.

BLASFEMIA E CONDANNA A MORTE: IL CASO DI ASIA BIBI

Secondo la Sharia in vigore in Pakistan, il delitto blasfemia dev’essere punito con la pena di morte. In base a questa legge Asia Bibi è stata arrestata per aver offeso il profeta Maometto durante una discussione con alcune donne. Secondo le testimonianze dell’accusa, la donna cristiana avrebbe toccato un recipiente per l’acqua riservato a donne musulmane, infrangendo un precetto che preserva la purezza dei musulmani dalla “contaminazione” e il contatto con gli infedeli cristiani, da qui la discussione che ha portato – secondo le donne del villaggio – all’offesa del Profeta da parte della donna cristiana. Nonostante le molteplici voci che si sono alzate in tutto il mondo a favore della sua liberazione, attualmente la donna è sorvegliata in cella di isolamento, lontano da amici e familiari, in attesa della definitiva decisione dei giudici pachistani. Si tratta della prima donna condannata a morte per blasfemia.

IL CASO BHATTI: DOPO CINQUE ANNI SENZA GIUSTIZIA

Nel 2011 fu assassinato il ministro cristiano Shahbaz Bhatti reo di aver difeso i cristiani pakistani contro le continue persecuzioni ed attentati e di essersi schierato a favore della liberazione di Asia Bibi. A cinque anni di distanza dal terribile omicidio, gli assassini sono stati arrestati e hanno confessato la loro responsabilità, ma nonostante questo il processo è ancora in alto mare a causa delle forti pressioni sociali e religiose: per i musulmani infatti l’uccisione di un cristiano – ancora di più se ha offeso l’islam – non rappresenta un delitto per cui dover essere puniti. Continue minacce di morte arrivano all’avvocato difensore, ai testimoni oculari e alla famiglia Bhatti, ingiungendo di liberare gli imputati, di sollevare le accuse e di discostarsi dal caso. La Conferenza Episcopale Pakistana ha chiesto alla Santa Sede di aprire un indagine diocesana, il primo passo per l’apertura di un processo di canonizzazione per il politico martire che si è esposto alle minacce ed infine alla morte non nascondendo la propria fede, denunciando le ingiustizie e schierandosi dalla parte dei cristiani pachistani perseguitati.

PAKISTAN: ABUSI, RAPIMENTI, VIOLENZE CONTRO I CRISTIANI

Solo alcuni dei casi riescono ad ottenere risonanza mediatica, ma gli abusi contro i cristiani in Pakistan sono all’ordine del giorno. Nel 2013 una coppia cristiana è stata arrestata con l’accusa di blasfemia. La polizia ha torturato il marito davanti alla donna e ai quattro figli provocandogli gravi lesioni e handicap indelebili. Nell’ottobre del 2015, Sonia Bibi, ragazza cristiana di 20 anni, è stata aggredita da alcuni musulmani, cosparsa di benzina e arsa viva dagli aguzzini. A gennaio di questo anno, una ragazza cristiana di soli 18 anni, è stata rapita da un uomo musulmano mentre era sola in casa. Quella di rapire ragazze cristiane o indù per costringerle a conversioni e matrimoni forzati è una pratica che ogni anno miete migliaia di vittime: mille ogni anno secondo le ONG presenti nel paese asiatico e secondo l’agenzia Fides. Solo in rarissimi casi le ragazze tornano a casa dalle loro famiglie, grazie anche alla complicità delle autorità locali restie a difendere le minoranze di fronte ai propri correligionari.

SITUAZIONE DEI CRISTIANI SEMPRE PIU’ GRAVE

Da quanto emerso nell’ultimo documento della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, dove sono raccolti dati relativi al periodo 2013-3015, “I cristiani sono il gruppo religioso maggiormente perseguitato e la loro condizione continua a peggiorare in molti dei Paesi in cui affrontano da tempo gravi limitazioni alla libertà religiosa”.

Secondo l’organizzazione Open Doors, che ogni anno pubblica la classifica dei paesi dove esiste la più forte persecuzione anticristiana, le violenze di matrice religiosa continuano ad aumentare anno dopo anno nel paese islamico. Il Pakistan è il sesto paese più violento secondo la World Watch List del 2016, mentre nel 2015 era all’ottavo posto. Open Doors afferma che “l’estremismo islamico costituisce ancora la fonte principale di persecuzione anticristiana (in ben 35 dei 50 paesi della lista); sono in forte aumento anche il nazionalismo religioso (leggasi per esempio India, salita al 17° posto) e la paranoia dittatoriale (come in Eritrea 3° o Corea del Nord 1°)“.

La persecuzione contro i cristiani cresce esponenzialmente di anno in anno. Nel 2015 sono stati uccisi in tutto il mondo 7100 cristiani a causa della loro fede (4344 nel 2014) e distrutte 1062 chiese (1062 nel 2014).

PAPA FRANCESCO: “UN ESECRABILE ATTENTATO”

Papa Francesco ha espresso il suo cordoglio durante la preghiera del Regina Coeli: “Ieri, nel Pakistan centrale, la Santa Pasqua è stata insanguinata da un esecrabile attentato, che ha fatto strage di tante persone innocenti, per la maggior parte famiglie della minoranza cristiana – specialmente donne e bambini – raccolte in un parco pubblico per trascorrere nella gioia la festività pasquale”. Il Papa ha manifestato la sua vicinanza alle vittime di questo “crimine vile e insensato” invitando i fedeli a “pregare il Signore per le numerose vittime e per i loro cari”. Infine Francesco ha rivolto un “appello alle autorità civili pachistane affinché “compiano ogni sforzo per ridare sicurezza e serenità alla popolazione e, in particolare, alle minoranze religiose più vulnerabili”

Articolo originale su Romagiornale.it

Guerra ai cristiani: come e perché parlarne.

christiansLa situazione delle minoranze cristiane nel mondo, col passare degli anni, si inasprisce sempre di più. Le statistiche segnalano un incremento nel numero delle vittime e nella brutalità delle aggressioni. Esistono delle zone calde, intere regioni dell’Asia e dell’Africa, dove la vita dei cristiani è costantemente in pericolo. Nella maggior parte dei casi si tratta di paesi a islamici dove i cristiani sono vittime del disprezzo etnico e religioso, considerati appartenenti ad una razza inferiore e destinati alla completa assimilazione (conversione o sottomissione), all’esilio o alla morte.

Senza dubbio si può parlare di una vera e propria guerra contro i cristiani, una guerra dalle dimensioni gigantesche paragonabile ai peggiori genocidi avvenuti lungo la storia. Una situazione di questo genere non si verificava dall’epoca in cui, nell’Impero Romano, i primi cristiani venivano fatti massacrare dalle bestie con l’accusa di sovvertire l’ordine sociale e di disattendere le leggi e la religione imperiale. Oggi, con la nascita dello stato islamico e la paranoia jihadista, il numero dei cristiani uccisi per il solo fatto di essere cristiani si è quadruplicato.

Ma la strage dei cristiani non sembra preoccupare troppo l’Occidente la cui unica paura è che questa sanguinosa e crudele guerra varchi il Mediterraneo e si installi all’interno delle nostre frontiere. E’ per questo che la strage dell’11 settembre a New York, l’attentato dell’11 marzo 2004 a Madrid e – in ultimo – il massacro di Parigi negli uffici di Charlie Hebdo, hanno sconvolto il mondo più di quanto lo facciano le centinaia di migliaia di cristiani che ogni mese vengono massacrati senza motivo in paesi non molto lontani ma che rimangono comunque fuori dal nostro raggio d’attenzione. Dati alla mano, il cristianesimo è gruppo sociale più martoriato della storia: dai tempi di Gesù si calcolano circa 70 milioni di martiri, 45 milioni dei quali nel XX secolo (cfr. J. Allen, Global War on Christians, pp. 32-33).

Qualche tempo fa, dopo l’ennesimo eccidio perpetuato in due chiese di Lahore (Pakistan), papa Francesco ha manifestato il proprio cordoglio chiedendo che “la persecuzione contro i cristiani, che il mondo cerca di nascondere, finisca”.

cristianiIl giorno seguente, il direttore di un giornale cattolico italiano, vantava orgogliosamente di essere l’unico quotidiano a parlare della persecuzione contro i cristiani: l’unico ad onorare la memoria dei nuovi martiri e l’unico a raccogliere l’appello del papa che denunciava il silenzio complice della comunità internazionale.

La situazione reale, però, è un po’ diversa, e non ce ne voglia il direttore in questione, a cui va il merito di parlare di qualcosa di cui un giornale cattolico dovrebbe – per obbligo morale – parlare ogni giorno, investendo tutte le proprie forze, senza tregua. Se la missione di un giornale è quella di diffondere notizie vere, un giornale ufficialmente cattolico che non parli della guerra ai cristiani commetterebbe un doppio (e clamoroso) tradimento, venendo meno, in una sola volta e due principali missioni: come giornale e come giornale cattolico.

Dunque, a dire il vero, un giornale cattolico che vanti – come qualcosa di straordinario – di trasmettere la verità sui cristiani è come una stazione radio dedicata alla squadra di calcio della propria città che si vanti di essere l’unica radio a dedicarsi al propri beniamini, mentre le altre frequenze si perdono in musica e chiacchiere.  Ma c’è dell’altro. Non è del tutto esatto affermare che i media non si occupano delle stragi dei cristiani: spesso e nei casi più eclatanti (come per i recenti kamikaze di Lahore) i quotidiani nazionali ne hanno dato la notizia con ampio risalto: basta sfogliare, non solo i quotidiani cattolici come l’Osservatore Romano e l’Avvenire, ma anche La Stampa, Il Messaggero, Il Giornale, Libero, nonché gli organi ufficiali del pensiero unico laicista come Il Corriere della Sera o La Repubblica che, nelle centinaia di pagine pubblicate ogni giorno, riservano periodicamente qualche articolo a questa drammatica guerra.

Il punto è che, come ha fatto notare recentemente la giornalista de La Stampa Francesca Paci (autrice del libro Dove muoiono i cristiani), dei cristiani perseguitati si parla, ma dopo le breaking news, cala nuovamente il sipario e cristiani tornano “nell’angolo cieco della nostra visuale del mondo” (citando l’intellettuale Régis Debray): “troppo” cristiani per i terzomondisti e “troppo” esotici per l’Occidente.

Se ne parli dunque e se ne parli sempre soprattutto nei giornali cattolici perchè se nostro fratello fosse in pericolo di morte muoveremmo mari e monti affinché qualcuno ci aiuti a salvarlo. Se non ne parliamo metteremo in dubbio la nostra fratellanza oppure la reale gravità della situazione. Ma la situazione è grave e noi siamo fratelli.

Se ne parli dunque perché, se papa Francesco ha affermato che il mondo vuole nascondere questa strage, non è perché i giornali non ne parlino mai ma perché queste atrocità, appetibili solo per i nostri occhi mai sazi di sangue, non ci toccano più il cuore, e non toccano più il cuore della comunità internazionale, degli USA, dell’Europa, dell’ONU, sempre pronti ad intervenire per difendere i diritti delle minoranze offrendo sostegno e aiuto a categorie di persone che – seppur necessitate – non rischiano la vita come i nostri fratelli dell’oriente e del sud del mondo.

 Miguel Cuartero

Per approfondire: su questo argomento abbiamo pubblicato sul sito Romagiornale un articolo con un’interessante lista bibliografica di saggi sulla persecuzione ai cristiani (clicca qui).

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