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Il Diavolo contro il Papa: perché Satana combatte e odia i successori di Pietro

Secondo padre Amorth il diavolo vede nel Sommo Pontefice il suo nemico principale. «Satana attacca sopratutto il Papa. Il suo odio per il Successore di Pietro è feroce». Questa affermazione non è priva di fondamento biblico: si compiono, nei successori di Pietro, le parole che Gesù rivolse all’apostolo durante la sua Ultima Cena:

«Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,31-32).

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Prima nomina episcopale per un sacerdote del seminario Redemptoris Mater di Roma

vilaE’ la prima volta uno presbitero formato nel seminario diocesano Redemptoris Mater di Roma, (uno dei quattro seminari della diocesi), viene nominato vescovo. E’ successo a don Héctor Vila (foto), già rettore del seminario Redemptoris Mater di Toronto, recentemente nominato da papa Francesco vescovo della diocesi di Whitehorse, nel nord-ovest del Canada, al confine con l’Alaska.

“Sono grato a papa Francesco per la fiducia che ha riposto su di me” ha affermato mons. Vila a The Catholic Register. “Mi sento onorato con questa nuova chiamata sapendo che Dio ha un piano e mi guiderà nel suo cammino. Non vedo l’ora di iniziare questa nuova missione…”. Il vescovo di Toronto, il cardinale Thomas Collins, ha invitato “tutti i fedeli, specialmente i membri del Cammino Neocatecumenale” a pregare per il nuovo vescovo, che ha definito “un presbitero santo e fedele”.

La diocesi di Whitehorse (che comprende il territorio dello Yukon e il nord della regione British Columbia) ha acquistato lo status di diocesi dal 1967 essendo fino a quel momento un territorio di missione, col titolo di Vicariato Apostolico (dal 1944). Le prime missioni nel territorio furono affidate ai Missionari Oblati di Maria Immacolata e ai Gesuiti, sotto la guida della Santa Sede. Attualmente la diocesi conta con 22 parrocchie per circa 8150 fedeli (su una popolazione di 42.150 persone). Nel territorio esercitano il loro ministero sette sacerdoti diocesani e tre religiosi (dati forniti dalla Canadian Conference of  Catholic Bishops). Sede vescovile è la città di Whitehorse, dove si trova la cattedrale del Sacro Cuore.

E’ qui che dovrà trasferirsi per volere del Papa, don Héctor che nel 1989 entrò nel collegio di via della Maglianella per intraprendere gli studi di filosofia alla Pontificia Università Gregoriana. Dopo aver completato gli studi di teologia, il 14 maggio 1995 fu ordinato sacerdote dal Papa san Giovanni Paolo II nella Basilica di san Pietro. I fedeli delle parrocchie romane di sant’Ireneo e di san Patrizio lo ricordano come un giovane prete alle prime armi col ministero sacerdotale. Oggi, dopo diversi anni da rettore del seminario di Toronto, è chiamato alla guida di una giovane e grande diocesi del nord America.

I Redemptoris Mater sono seminari diocesani missionari nati per volere di Giovanni Paolo II sotto l’ispirazione degli iniziatori del Cammino Neocatecumenale, Francisco Argüello e Carmen Hernández. Il primo seminario di questo tipo fu eretto ufficialmente a Roma nel 1988 (dopo una prima esperienza avviata in Perù). Attualmente sono presenti in più di cento nazioni dei cinque continenti. La particolarità di questi seminari internazionali (gli studenti provengono da diversi paesi del mondo) è la formazione dei seminaristi all’interno di una comunità neocatecumenale e la missionarietà dei sacerdoti, disposti ad essere inviati in missione in qualunque parte del mondo dove sia necessario (secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II in Presbyterorum Ordinis, n° 10)

Il 18 marzo 2004 papa Giovanni Paolo II, incontrando i formatori e i seminaristi del Seminario Redemptoris Mater di Roma in udienza privata nella Sala Clementina, salutò quella che definì “una esperienza nuova e significativa” capace di generare “abbondanti frutti di bene”.

Sono trascorsi ormai più di sedici anni dall’avvio del vostro Seminario, che ha rappresentato una esperienza nuova e assai significativa, in vista della formazione di presbiteri per la nuova evangelizzazione. Da allora sono sorti nel mondo vari altri Seminari “Redemptoris Mater”, che si ispirano al vostro modello e condividono le vostre finalità.

Particolarmente abbondanti sono i frutti di bene prodotti nel corso di questi anni dal vostro Seminario. Per essi rendo grazie con voi al Signore. Per i medesimi frutti desidero inoltre ringraziare il Cammino Neocatecumenale, nel quale sono nate e cresciute le vostre vocazioni.

Non è la prima volta che un sacerdote formato in un seminario Redemptoris Mater viene nominato vescovo. Era già successo, ad esempio, in Perù a don Javier del Rio (nato a Lima nel 1957 e formato nel seminario di El Callao): nel 2004 fu nominato da papa Giovanni Paolo II, vescovo ausiliare della diocesi di El Callao e poi, nel 2006 da Benedetto XVI, arcivescovo di Arequipa (Perù).

Anche il seminario Redemptoris Mater di Newark (nel New Jersey) ha visto recentemente un suo ex alunno diventare vescovo. E’ il caso del sacerdote maltese Peter Baldacchino che nel 2014 è stato nominato vescovo ausiliare di Miami.

Questo il testo della notizia comparsa sul bollettino della Santa Sede del 27 novembre 2015 con una breve biografia del nuovo vescovo di Whitehorse:

Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della diocesi di Whitehorse (Canada) il Rev.do Héctor Vila, Rettore del Seminario Redemptoris Mater di Toronto.

Héctor Vila è nato a Lima (Perú) il 17 settembre 1962. A Lima ha compiuto gli studi primari e buona parte di quelli secondari. All’età di 17 anni, nel 1979, insieme al padre è emigrato in Canada, dove ha concluso gli studi secondari presso l’Emery Collegiate Institute di Toronto. Successivamente ha intrapreso gli studi Universitari di ingegneria meccanica presso il George Brown College di Toronto, conseguendo il diploma nel 1986. E’ quindi assunto come assistente presso la Missal Toolimg Ltd.

Nel 1987, ha iniziato a frequentare il Cammino Neocatecumenale e un anno dopo ha intrapreso gli studi di Filosofia e Teologia presso la University of Toronto, completati, poi, presso il Seminario Redemptoris Mater di Roma (1989-1995).

È stato ordinato sacerdote il 14 maggio 1995 da Papa San Giovanni Paolo II ed incardinato a Roma. Dopo l’ordinazione, ha svolto i seguenti incarichi pastorali e amministrativi: 1995-1998: Ministero pastorale presso le parrocchie romane di S. Ireneo e di S. Patrizio; 1999: per alcuni mesi Amministratore della parrocchia St. Norbert di Toronto; dal 2000: Rettore del Seminario Redemptoris Mater di Toronto.

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Quando i vescovi intervengono in politica: le polemiche di mons. Galantino.

galantino-cei1Quando i vescovi parlano di politica a nome della Chiesa Cattolica è necessario mantenere un’estrema prudenza e una grande sapienza nei contenuti e nei toni; questo implica avere quella capacità di parlare dopo aver riflettuto sulle possibili conseguenze delle proprie parole e dei propri proclami evitando di inasprire i toni e di salire sul ring dei dibattiti politici e delle polemiche a suon di insulti e irrisioni.

Che la Chiesa alzi la voce per intervenire su temi urgenti che riguardano la dignità dell’uomo e la difesa della vita, è più che mai necessario perché avere a cuore le sorti dell’uomo fa parte della sua vocazione originaria. Nei dibattiti pubblici, spesso inquinati da interessi e guadagni personali o di partito, la Chiesa può – e deve – offrire una visione super partes, con l’unico fine di difendere il bene comune e una qualità di vita umana dignitosa per tutti gli esseri umani.

In questi giorni sono balzati agli onori della cronaca i diversi proclami del presidente della Conferenza Episcopale Italiana sul problema dell’immigrazione di massa che sta preoccupando l’Italia e l’Europa. Le frasi pronunciate da mons. Nunzio Galantino hanno infuocato il dibattito politico gettando legna sul fuoco su un tema che sta spaccando l’opinione pubblica.

Il problema dell’immigrazione ha assunto, negli ultimi mesi, dimensioni senza precedenti: un flusso inarrestabile di migranti provenienti dall’Africa approda ormai giornalmente sulle coste italiane per cercare condizioni di vita più dignitose nel continente europeo.

Per fronteggiare l’emergenza, il governo Italiano ha disposto diverse misure di accoglienza, offrendo soccorso, alloggi ai migranti e richiedendo l’intervento della Comunità Europea. Ma la soluzione, se mai ci sarà, non sarà facile ne immediata, vista l’impossibilità di fermare il flusso migratorio o di offrire accoglienza a tutti gli ospiti richiedenti asilo.

L’emergenza sbarchi, correlata al pericolo del terrorismo islamico, ha provocato un dibattito aspro e violento tra i diversi partiti politici scatenando il malcontento dell’opposizione che accusa il governo di non difendere il proprio territorio con apposite misure di sicurezza. In questi giorni anche il Movimento 5 Stelle (sempre aperto al dialogo e all’accoglienza) ha chiesto misure più severe, controlli serrati e rimpatrio forzato per chi non ha il diritto all’asilo politico.

In questo dibattito è intervenuto mons. Galantino definendo i leader della Lega Nord e del M5S “Piazzisti da quattro soldi che pur di prendere voti, di raccattare voti, dicono cose straordinariamente insulse!“. Tornando sull’argomento con una intervista su Famiglia Cristiana, il vescovo ha rincarato la dose parlando di “piazzisti di fanfaronate da osteria, chiacchiere da bar che rilanciate dai media rischiano di provocare conflitti“. Rispondendo alle accuse della Lega e dei “grillini” ha domandato se Salvini, Zaia e Grillo accolgono i migranti come li accoglie la Chiesa e ha accusato il governo italiano di essere “assente sul tema dell’immigrazione”.

Evidentemente il vescovo, braccio destro di papa Francesco nella Chiesa Italiana, si è reso conto di aver esagerato nei toni (soprattutto nei confronti del Governo del PD con cui mantiene un buon rapporto e convergenza di vedute su altri temi), costringendo immediatamente il direttore della rivista dei paolini ad oscurare l’intervista, a rimediare con un comunicato stampa di mea culpa che ammette che “Sua Eccellenza è stato strumentalizzato” dal giornalista che lo ha intervistato:

In  merito all’intervista con Sua Eccellenza monsignor Nunzio Galantino, Segretario Generale della Conferenza episcopale italiana, pubblicata sul sito Internet di Famiglia Cristiana, precisiamo, dopo aver parlato con lo stesso monsignor Galantino, che le dichiarazioni a lui attribuite sono state riportate in modo esagerato nei toni all’interno di un colloquio confidenziale con il nostro giornalista.

Nell’intervista mons. Galantino ha giustamente ricordato il faticoso lavoro della Chiesa e della Caritas a favore degli immigrati spendendo soldi “di tasca propria” ed aprendo le proprie strutture, ma i toni assunti dal presidente della Cei e la risonanza mediatica che hanno assunto le sue frasi contro la Lega, il M5s e il governo di Renzi, rischiano di trasformare la posizione della Chiesa Cattolica in materia di immigrazione e di accoglienza in una delle tante posizioni che si aggrovigliano oggi nel confuso panorama politico nazionale. Una voce in più, una strillata in più, un palco in più, e non – come dovrebbe essere – una voce autorevole, super partes e fuori dalle polemiche da bar e dalle bassezze della retorica politica da salotto televisivo.

Nei giorni scorsi papa Francesco si è espresso con estrema chiarezza sul tema dell’immigrazione affermando che “respingere i migranti è un atto di guerra” e ribadendo che la missione della Chiesa è l’accoglienza:

Pensiamo a quei nostri fratelli Rohingya che sono stati cacciati via da un Paese, da un altro, da un altro, vanno sul mare, quando arrivano a un porto, a una spiaggia, gli danno un po’ d’acqua, un po’ da mangiare e li cacciano via sul mare, questo è un conflitto non risolto, questo è guerra, questo si chiama violenza, si chiama uccidere.

Ma dopo le parole del papa, che delineano l’atteggiamento generale della Chiesa nei confronti dei migranti, le parole di mons. Galantino suonano come una violenta sferzata e una accusa diretta verso il governo e i politici italiani.

galantino peraUna forte tirata d’orecchie a mons. Galantino arriva dal filosofo Marcello Pera, autore del libro “Senza radici” scritto a quattro mani con l’allora cardinale Rantzinger. Secondo l’ex presidente del Senato, le parole di Galantino contengono ed esprimono una “posizione ideologica” non lontana dalla “Teologia della Liberazione” (a cui lo stesso papa Francesco è molto vicino). Quando la Chiesa pretende di “parlare in modo politico” si innesta un tentativo di “reinterpretazione del cristianesimo” come “religione della carità” ed “ideologia dei diritti”,  aprendo una via alla sua “laicizzazione” e trasformando il cristianesimo in “teoria politica dei diritti”. Le posizioni di Galantino, afferma il filosofo, sono le stesse di papa Francesco, ma ammette di non voler discutere col Sommo Pontefice.

Per concludere: la Chiesa ha il diritto e il dovere di impegnarsi per la costruzione di una società più umana e vicina alle necessità dei più deboli, ma senza entrare nel dibattito pubblico come una forza politica che proponga soluzioni o indichi vie pratiche di azione. La dottrina sociale della Chiesa offre a questo riguardo le linee guida di questa sollecitudine per l’uomo, per la verità e per la dimensione pubblica e sociale della vita umana. Così si esprimeva papa Benedetto XVI nella sua enciclica Caritas in Veritate:

La Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire e non pretende «minimamente d’intromettersi nella politica degli Stati». Ha però una missione di verità da compiere, in ogni tempo ed evenienza, per una società a misura dell’uomo, della sua dignità, della sua vocazione. (Caritas in Veritate, 9).

E ancora:

Questa missione di verità è per la Chiesa irrinunciabile. La sua dottrina sociale è momento singolare di questo annuncio: essa è servizio alla verità che libera. Aperta alla verità, da qualsiasi sapere provenga, la dottrina sociale della Chiesa l’accoglie, compone in unità i frammenti in cui spesso la ritrova, e la media nel vissuto sempre nuovo della società degli uomini e dei popoli.

E’ strano vedere mons. Galantino all’attacco, lui che ha sempre rifiutato lo scontro in favore dell’incontro e del dialogo, ogni tanto si permette uno strappo alla (sua) regola, scontrandosi contro chi non la pensa esattamente come lui. Lo ha fatto parlando dei movimenti pro-life (i famosi “visi inespressivi”), lo ha fatto lo scorso 20 giugno rifiutando di appoggiare la massiva manifestazione di Piazza San Giovanni in favore della famiglia e lo fa ora attaccando i leader della Lega Nord. Col governo di Renzi, invece, sembrano aperte le porte del dialogo e del confronto, è per questo che l’intervista a FC (contenente la pesante accusa al governo) andava necessariamente silenziata.

Resta la domanda su come sia possibile “esagerare” i toni di una frase pronunciata e poi trascritta. Se le frasi fossero state inventate sarebbe emerso nel comunicato di FC senza lasciare spazio a dubbi. Evidentemente una telefonata in redazione da parte del monsignore ha richiesto una censura parziale di alcune frasi pronunciate con leggerezza nei confronti del governo (amico) di Matteo Renzi.

Resta anche il desiderio che tutta questa veemenza e questo coraggio da parte della Conferenza Episcopale, o meglio, da parte del suo segretario, si manifesti anche quando si affrontano i temi della famiglia, del gender nelle scuole, dell’aborto, dell’eutanasia e dei matrimoni omosessuali, temi su cui la Chiesa avrebbe qualcosa da dire con autorità, mantenendo sempre un clima di mutuo rispetto ed evitando i toni da “piazzisti”.

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