Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

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Vescovi di Panama contro il gender: “Difendere la famiglia non è discriminare” (Comunicato della CEP)

Dal 3 a 7 de luglio i vescovi della Conferenza Episcopale Panamense (CEP) si sono riuniti in Assemblea Plenaria per discutere diversi argomenti. In cima all’agenda l’organizzazione della prossima Giornata Mondiale della Gioventù – prevista per il 2019 – che papa Francesco ha voluto affidare al piccolo paese centroamericano. «Con molta gioia e grande impegno, nel nostro paese già stiamo vivendo la GMG» un evento che – affermano i vescovi – rappresenta una «opportunità per arricchire il nostro paese». «E’ necessario risvegliare la gioia per diventare annunciatori del Vangelo nel mondo dei giovani, e che tutte le parrocchie aprano spazi dove i giovani del nostro tempo trovino risposte alle loro grandi sfide».

Nel comunicato della CEP emerge, tra gli altri argomenti, un tema di cruciale importanza per i vescovi panamensi, quello della difesa della famiglia e della vita di fronte alle minacce esterne, in particolare alla diffusione dell’ideologia gender. Di questa preoccupazione, i vescovi di Panama avevano già messo al corrente papa Francesco durante la loro recente visita Ad Limina Apostolorum (giugno 2017). In quella occasione l’arcivescovo della capitale, mons. Ulloa, definì la cultura gender una «ideologia demoniaca sta aggredendo la nostra realtà sociale». Nel documento pubblicato all’indomani della Assemblea Plenaria i vescovi hanno dedicato ampio spazio questo argomento in un paragrafo intitolato «La difesa della famiglia non è discriminazione» che proponiamo qui in traduzione italiana. Continua a leggere…

Giornata Mondiale della Gioventù a Panama nel 2019: la periferia al centro!

jmj_panama_banderasLa prossima giornata mondiale della gioventù sarà a Panamá. La notizia è nell’aria da un paio di mesi, da quando l’agenzia ANSA-Latina ha resa pubblica l’indiscrezione ottenuta da “fonti vaticane”. Chi scrive ha avuto conferma da fonti panamensi e così il cerchio sembra chiudersi. L’annuncio ufficiale lo darà Papa Francesco a conclusione della Santa Messa coi giovani il 31 Luglio nel Campus Misericordiae di Cracovia.

Una notizia “bomba”, incredibile per chi conosce quel piccolo paese centroamericano. Se si dovesse pensare di presentare al Papa una lista di paesi che potrebbero organizzare senza problemi un evento di tale portata, Panamá non sarebbe certo cima alla lista. Ma la caparbietà del governo e della Chiesa panamense che dal 2013 ad oggi hanno lavorato sodo per stringere rapporti sempre più stretti con la Santa Sede e per portare il Papa nell’Istmo, hanno ottenuto il loro scopo.

A giugno l’ufficio del Presidente delle Repubblica di Panamá, Juan Carlos Varela, ha pubblicato un comunicato dai toni più entusiastici che prudenti: “Per Panamá e per il Centro America sarebbe una grande benedizione essere scelti come sede della Giornata Mondiale della Gioventù del 2019. Questo evento porta gli stessi messaggi di pace, rispetto e convivenza del nostro popolo”. “Aspettiamo l’annuncio del Santo Padre… Panamá ha le porte aperte per ricevere le migliaia di giovani che arriveranno nel nostro paese nel caso che il Vaticano così lo decida”. Mentre il Nunzio Apostolico di sua Santità invitava alla calma: “Non c’è nulla di ufficiale”.

Ora non chiedetemi come sarà possibile ospitare due milioni di persone in una città che conta poco più o poco meno di un milione e che attualmente è priva delle infrastrutture necessarie, ma la generosità, l’operosità e la tenacia di questo popolo si occuperà in questi tre anni di organizzare al meglio l’evento.

catdral de panamaSarà certamente una Grazia per il piccolo paese centroamericano, famoso per il Canale che lo attraversa e oggi tristemente conosciuto in tutto il mondo per lo scandalo dei cosiddetti “Panama Papers“. Ma sarà soprattutto una Grazia straordinaria per la chiesa locale – una realtà piccola ma estremamente vivace – guidata dall’arcivescovo della capitale (Ciudad de Panamá) Mons. José Domingo Ulloa Mendieta che mai si sarebbe aspettato un tale annuncio che supera ogni sua aspettativa (in fondo lui chiedeva a Francesco “semplicemente” una visita apostolica al suo paese).

Ma Papa Francesco è imprevedibile e il suo programma è chiaro: andare verso le periferie non basta, ora sono le periferie a stare al centro. Panamá rappresenta una piccola periferia nel panorama universale ed ecclesiale. Nel 2019 diventerà lo scenario del più grande raduno mondiale di giovani che si sia mai visto, forse l’ultimo perché qualcuno in Vaticano vorrebbe chiudere al più presto il capitolo GMG, geniale invenzione del pontificato di Giovanni Paolo II. Si potrebbe prospettare una GMG esclusiva per l’America, visto che Papa Francesco starebbe valutando la possibilità di “decentralizzare” (anche) questo tipo di incontri mondiali, riunendo i giovani per continente. A queste condizioni l’incontro del 2019 riunirebbe una quantità minore di pellegrini e la candidatura la candidatura di Panamá sarebbe considerata più adeguata.

A Cracovia si aspettano più di mille giovani del Panamá che saranno accompagnati dal loro presidente Juan Carlos Varela (cattolico praticante vicino all’Opus Dei). Il Governo (grande promotore della candidatura di Panamá assieme alla Conferenza Episcopale locale) ha finanziato il viaggio di molti ragazzi in modo da assicurare una presenza significativa nel momento dell’annuncio del Santo Padre. Molti di questi giovani hanno faticano molto in questi anni per riuscire a pagare il prezzo del pellegrinaggio (circa 2mila dollari) risparmiando fino all’ultimo Balboa (moneta locale equivalente al dollaro americano) e cercando di guadagnare qualcosa con iniziative di ogni tipo (come ho raccontato qui, già due anni fa).

panama puente de las americasIl paese del Canale sarà segno di canali di scambio e di passaggio tra i popoli, la città del Ponte delle Americhe sarà segno di ponti da attraversare e da costruire… la città dove convivono ricchi e poveri, ricchissimi e poverissimi che – lo si sappia e lo si dica – vivono in piena comunione come dei veri fratelli solo nella Chiesa, sarà segno della chiamata ad abbattere il muro delle ingiustizie e delle “caste” che genera dolore e squilibrio in questo continente. Così come lo ha affermato il Papa in una recente lettera inviata al Presidente della Repubblica panamense:

“La situazione geografica di Panamá, nel centro del continente Americano, che la rende punto di incontro tra nord e sud, tra gli Oceani Pacifico e Atlantico, è sicuramente una chiamata, pro mundi beneficio, a generare un nuovo ordine di pace e di giustizia e a promuovere la solidarietà e la collaborazione rispettando la giusta autonomia di ogni nazione”

Ps1. Seguiranno su questo blog altri aggiornamenti, notizie, approfondimenti su questo evento, è possibile iscriversi per ricevere automaticamente sulla propria casella di posta i nuovi articoli.

Ps2. Nel frattempo vi lascio questo articolo che ho scritto due anni fa dove racconto qualcosa di questo sorprendente paese:

Panamá, il paese dei primati: dalla ferrovia alla metro (passando per il Canale) 

 

L’ipocrisia dell’Europa che accoglie i musulmani e respinge i seminaristi

Da una parte l’accoglienza indiscriminata, pubblicizzata e festosa, dei migranti islamici provenienti dalla Siria, dall’altra il divieto di accesso ai seminaristi cattolici provenienti dal sudamerica in viaggio per il consueto raduno annuale nelle Marche: sono le due faccie della medaglia di un’Europa che sembra avere le idee chiare su quale vuole che sia il suo futuro, da qui a vent’anni.
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immigrati-150907065404L’Europa affronta una crisi senza precedenti, un’emergenza dalle dimensioni colossali che rischia di portare nel vecchio continente 127 milioni di immigrati entro il 2050: una cifra che – e questo sembrerebbe far gola ai vertici della Unione Europea – risolleverebbe il dramma demografico ed economico di un continente di vecchi che non ha più figli, arrivando però a “snaturare” l’identità dell’Europa, sciogliendola in un misto di razze e di religioni senza più un distintivo segno di unità.

A questa emergenza l’Europa ha risposto rimboccandosi le maniche e aprendo le braccia: frontiere aperte al flusso di migranti, accoglienza senza sé e senza ma, inni di gioia e festosi benvenuti ai nuovi arrivati, strappi alle regole e alle frontiere degli stati per finire col commovente selfi-col-migrante promosso dalla signora Merkel. È questa la nuova linea della Comunità Europea che dopo diversi anni di silenzio ora, forzata dagli eventi, apre finalmente gli occhi e capisce che l’immigrazione clandestina non è più un problema italiano, spagnolo e greco ma una questione che riguarda tutte le nazioni europee. D’altronde, lo si è capito dall’inizio, nessun immigrato scappa dal suo paese perché sogna l’Italia di Renzi o la Roma di Marino (nessuno vuol cadere dalla padella alla brace!), ma, se questo viaggio ha una meta, questa è l’Europa del benessere, quella che funziona, che rispecchia i sogni di vita buona, felice e prospera.

foto Reuters

Tutto questo clima di accoglienza gode del massiccio sostegno della stampa che contribuisce a creare un pensiero comune (e unico) che vieta di esprimere un’opinione diversa dal politicamente corretto (ossia dall’accoglienza indiscriminata) se non si vorranno ricevere coloriti insulti (dal “nazista” alla “bestia”). Chi per qualsiasi motivo – ragionevole o meno non interessa – si oppone ad assecondare questo esodo è considerato un fascista senza cuore e privo di umanità.

Una campagna, quella dei media e dei premier fedelissimi alla “mamma Merkel”, che contribuisce a definire in maniera drastica (con una linea dritta verticale sulla lavagna) chi sono i buoni e chi i cattivi: dalla parte dei cattivi finiscono tutti coloro che, per qualche motivo – ragionevole o meno, non interessa – pone dei paletti, chiude le porte, pensa alla sicurezza del proprio paese e dei suoi cittadini o, semplicemente, si interroga sul da farsi senza obbedire alla cieca alle disposizioni dell’Angela-Padrona. I media poi (anche quelli cattolici, basti guardare FC) non disdegnano di lanciare in prima pagina la foto del cadavere bambino morto nel tentativo di arrivare in Italia per colpire la pancia degli italiani; una foto che non rispetta nessuno, né il povero bimbo, né la sua famiglia, né gli italiani colpiti allo stomaco; una foto che nessuno vorrebbe né dovrebbe vedere, ma che serve per contribuire a diffondere tra l’opinione pubblica la risposta ad ogni possibile obiezione: chi s’interroga sul da farsi, chi ha dubbi su questa entusiasta e spettacolare accoglienza, chi si pone la domanda se sia giusto o no sospendere le leggi e le regole per aprire le porte di tutti i paese e di tutte le chiese a milioni di musulmani (perché il dettaglio non è da poco), è semplicemente un a-s-s-a-s-s-i-n-o. Anzi, l’a-s-s-a-s-i-n-o-d-i-u-n-b-i-m-b-o innocente. Atroce! Che poi sorga il sospetto che il padre di quel bimbo, in quanto scafista, sia il suo carnefice (e non proprio una vittima innocente) fa scoppiare il caso di “corto circuito” mediatico e ci fa sospettare che le cose non stanno sempre come ce le fanno vedere (leggere QUI). Che poi nei giorni successivi siano morti altri bambini senza per questo meritare copertine con foto “sensibilizzanti” fa capire che gli specialisti del politicamente corretto non disdegnano di discriminare tra figli e figliastri.

L’Europa ha dunque cambiato l’anima mostrando un cuore grande verso tutti e rimboccandosi le maniche perché la propria casa divenga casa di tutti. A fare da direttore d’orchestra la Germania, quell’antico mostro xenofobo redento e purificato che oggi si erge – come una statua della libertà – a paladina dei deboli, dei poveri e dei diversi. La stessa Germania che poco fa cacciava gli stranieri senza un contratto di lavoro; la stessa Germania che, ricordatelo, poco fa minacciava la Grecia, già culla del pensiero razionale divenuto marchio registrato dell’Occidente, di venir sbattuta fuori per inadempienze finanziarie. E chissà quale sorte avrebbe atteso la nostra Italia se non fosse arrivata, repentina e miracolosa, quella conversione del cuore che ora fa della nazione teutonica la patria della speranza, del futuro e delle (pari) opportunità.

emiriIntanto l’Arabia Saudita si rifiuta di offrire qualsiasi tipo di aiuto umanitario disdegnando di accogliere profughi che – seppur musulmani e quindi fedeli ad Allah – destabilizzino il paese (leggere qui e ANCHE QUI per credere: non è una bufala!). Ma i ricchi emiri sauditi promettono – nella loro immensa generosità – di sostenere l’islamizzazione dell’Europa costruendo 200 moschee in Germania per il culto dei nuovi tedeschi musulmani.

Ora sì la Germania diventa un sogno paradisiaco: la Merkel promette casa e lavoro (“Assumete i profughi”!), mentre l’Arabia Saudita costruiscono moschee per tutti i gusti. Per quale motivo non bisognerebbe emigrare?

Nel frattempo, mentre il traffico ad est è furioso e forsennato, convulso ed affollato, da Ovest arriva un pellegrino. Non un migrante ma un pellegrino, uno che dalla guerra non scappa, ma che arriva in Europa per arruolarsi. Ma no! S’intenda bene: non in quella guerra irrazionale che vuol portare l’Islam sulla cima dell’Europa e del mondo imponendolo a suon di spade, di sciabole, di croci (quelle vere, non i nostri ciondoli portati senza consapevolezza né fede), di bombe afgane e armi chimiche.

pellegrino-in-cammino-santiagoturismo.com_Raúl (nome di fantasia, gli si conceda almeno questa cortesia) non desidera arruolarsi tra le file di Allah, il dio misericordioso che si sazia del sangue di infedeli massacrati; Raúl non vuol combattere per diffondere quell’invenzione straordinariamente popolare di Maometto, il profeta donnaiolo. Raúl vuol combattere quella battaglia spirituale che si chiama “Nuova Evangelizzazione”: tutt’altra storia. La sua preparazione sarà basata sui testi di filosofia e di teologia e non sulla memorizzazione meccanica dei versi coranici e delle norme suraniche. Il suo addestramento e la sua palestra saranno le parrocchie, le catechesi, le case delle famiglie, i poveri e i ricchi senza inutili e ideologiche distinzioni e non i campi di addestramento dei combattenti siriani; Raúl, si badi bene, non fugge dalla sua patria perché la sua nazione è un piccolo paradiso in terra: la chiamano la Svizzera centroamericana, un paese tranquillo e sicuro, prospero e centro di scambi commerciali e finanziari. Raúl viene dal Panama,  o meglio dal Panamá, un piccolo stato dal quale non c’è motivo di fuggire perché, al di là dei normali problemi di un paese centroamericano (in primis il netto divario tra ricchi e poveri), Panama resiste ancora al disastro socialista che ha invaso il sud del continente provocando danni irreparabili in molte zone. C’è sì povertà, anche miseria, ma ci sono possibilità, un sistema economico e politico che regge, le libertà personali sono rispettate, lo stato non impone nè il burca, nè il gender, non ci sono guerre, non c’è l’islam…

Raúl non fugge dunque da Panama per andare a rifugiarsi in Italia, perché in Italia non si vive meglio che nel suo paese. Anzi, il giovane panamense lascia il suo paese con un nodo al cuore, perché arruolarsi in questa missione significa seguire uno che “non sa dove posare il capo” e che invita a “non voltarsi indietro” perché “nessuno che abbia messo mano all’aratro e si volge indietro, è degno per il Regno dei Cieli”. Un bacio alla mamma, un abbraccio a papà (a Panama i maschi non si baciano, mai, neanche in famiglia!) e via in volo verso Porto San Giorgio, in qualche parte dell’Italia che ancora non ha ben identificato sulla mappa.

Gioia e dolore si mescolano nel cuore di Raúl che lascia la patria amata per partire verso il mondo. Perché quel paese bagnato dall’Adriatico è solo la prima tappa di un lungo viaggio che lo porterà “a tutte le parti” del mondo. Ad estrazione sarà inviato in qualche seminario missionario Redemptoris Mater per iniziare gli studi di filosofia e teologia, quella palestra che lo preparerà alla sua nuova missione di apostolo missionario, di pastore che offrirà la sua vita per salvare le pecore a lui affidate.

Ma il viaggio soffre un inaspettato arresto. Ad Amsterdam, nel cuore dell’Europa, Raúl viene identificato dalla polizia Olandese, viene fermato. Una sfilza di domande in inglese: dove vai? perché? chi ti manda? chi ti accompagna? Le autorità Olandesi telefonano a Panama, parlano con la madre. La donna spaventata, ha la voce tremante: “mio figlio vuol diventare sacerdote, viaggia in Italia, ha un incontro internazionale di giovani seminaristi”. Incongruenza: il visto da turista è ritenuto un offesa. Un’incongruenza imperdonabile per la polizia che decide respingere il sospettoso passeggero. Non può continuare, non ha i requisiti, mancano i motivi validi per entrare in Europa. Raúl, incredulo, riprende il suo passaporto nuovo di zecca stampato per l’occasione, fa dietro-front, si incammina per lo stesso corridoio che lo ha portato dall’aereo allo sportello doganale, scortato dalle guardie.

Chi lo vede potrebbe considerarlo pericoloso, forse un criminale, un fuggitivo, ricercato dalla polizia e finalmente trovato, intercettato durante la fuga. Lui, sguardo basso, confuso, non sa cos’altro pensare: “Sia fatta la tua volontà”. Torna a Panama, nella sua bella patria, in fondo aveva combattuto tanto con sé stesso prima di partire e di decidersi: lasciare tutto per seguire Dio in qualunque posto del mondo, non è mai stato semplice per nessuno, e Raúl – a differenza di altri – non voleva entrare ad ogni costo in Europa.

Ironia della Provvidenza Divina – perché, come dice Fabrice Hadjadj: “Dio è ebreo e dunque ha senso dell’umorismo” – l’estrazione tanto attesa è comunque avvenuta in contumacia, destinando quel giovane panamense al seminario di Namur, in Belgio, nel cuore di quell’Europa che, con una pedata, lo ha appena cacciato dal proprio continente come persona non gradita. Ora il visto si otterrà con calma e tutto sarà regolato nei minimi dettagli e nel rispetto delle leggi europee di migrazione (ne esisteranno ancora?). Avrà un visto da studente e tornerà a percorrere con più sicurezza, ma con la stessa emozione, quel corridoio che porta dall’aereo al controllo doganale.

E’ vero che Raúl non poteva godere di uno status di rifugiato, non fuggiva da una guerra, non era politicamente perseguitato da regimi teocratici basati sul terrore, proveniva da un “paese sicuro” dal quale non è lecito fuggire senza motivo. Ma è vero anche che Raúl è stato rispedito a casa perché faceva paura, più paura di quella che fanno i 150 milioni di musulmani dei quali probabilmente nessuno diventerà un “pastore che da la vita per le pecore”.

Se Dio vorrà diverrà prete cattolico e, con un calcolo approssimativo possiamo azzardare che lo diverrà nel 2025 quando in Belgio i musulmani supereranno di gran lunga i cattolici. A quel punto Père Raúl, ministro di una minoranza, avrà un piccolo gregge da guidare in mezzo a un mondo inginocchiato ad Allah: la sua missione sarà grande e pericolosa.

ipocritaSon tutte ipotesi sul futuro che i fatti odierni ci permettono di elaborare con margini di errore abbastanza ridotti. Ma il fatto ci conferma che l’Europa, ciò che vuol diventare, forse, lo ha già deciso. E anche se mettessimo in prima pagina le foto dello sconsolato Raúl, vittima di questa discriminazione e di questa contraddizione, nessuno, ma proprio nessuno, si impietosirà in questa ipocrita Europa.

Jóvenes de Panamá trabajan para un sueño: la JMJ de Cracovia

jmj panama4Son jóvenes, son panameños y pertenecen al Camino Neocatecumenal. Les une una misma fe, el mismo camino y un sueño: recorrer los 10mil kilometros que separan Panamá de la ciudad de Cracovia para participar a la próxima Jornada Mundial de la Juventud con el papa Francisco. El evento tendrá lugar en la ciudad polaca del 25 de Julio al 1 de Agosto de 2016!

Un sueño dificil de realizar porque el precio a pagar es alto: se trata de conseguir la cuota para pagar el viaje, el alojamiento, las comidas y todo lo necesario para la estadía en la ciudad polaca y la participación al evento. ¡Sin embargo, el deseo de participar a la peregrinación  es mayor que las dificultades económicas!

Estos jóvenes saben que no se trata simplemente de un viaje turístico, sino de una ocasión para vivir un encuentro personal con Jesucristo y descubrir su vocación personal a través de la escucha de la Palabra de Dios, del mensaje del Papa Francisco, de las celebraciones eucarísticas, de las visitas a los lugares sagrados, de las palabras de los catequistas y de los sacerdotes que acompañarán al grupo.

jmj panama3Es por esto que los jóvenes de la parroquia de “Cristo Hijo de Dios”, en el barrio de “Samaria” (Distrito de San Miguelito), han decidido comenzar a trabajar en su tiempo libre para recaudar fondos en vista de la peregrinación a Polonia, con el apoyo del párroco, el padre Rogelio Toppin.

El día domingo 14 de septiembre, desde las 7 de la mañana, decenas de jóvenes se reunieron para organizar la primera venta de “comida criolla” (comida típica de Panamá) a pesar de la lluvia. Por las calles del barrio se distribuyeron invitaciones y se anunciò el menú – a precios muy populares – que contaba con platos como: yucas sancochadas, hojaldres, salchichas guisadas y patacones…

Hacia las dos de la tarde los jóvenes terminaron su día de trabajo entonando salmos y cantos con sus guitarras y percusiones. Una manera de evangelizar y, a la vez, de dar gracias a Dios por la oportunidad de trabajar con provecho y en comunión con los hermanos.

Comprando estas comidas se colabora directamente para que algunos de estos chicos puedan realizar su sueño y participar en la peregrinación. Ayudar a estos jóvenes es una forma concreta de contribuir en su formación espiritual y en su camino de crecimiento en la fe. Es participar en la Nueva Evangelización, ya que en las etapas de dicha peregrinación se evangelizará en las plazas de Europa con cantos, experiencias, lecturas y, sobretodo, con el anuncio del Kerygma: la Buena Noticia de Cristo muerto y resucitado por amor a los hombres.

Existen muchas formas de ayudar a estos hermanos: comprando la comida, corriendo la voz entre los amigos para que acudan al “dia criollo” o a los eventos similares organizados por los jóvenes, ayudando en la organización de la venta o en la preparación de la comida, llevando bebidas o alimentos para cocinar.

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Muchos de estos jóvenes se animaron a participar en la JMJ de Cracovia escuchando las experiencias de otros hermanos de comunidad, familiares o amigos, que han participado a las anteriores Jornadas internacionales de la Juventud. En efecto, en las recientes experiencias de Madrid (2011) y Rio de Janeiro (2013) han asistido centenares de hermanos del Camino Neocatecumenal de toda la República de Panamá quienes, regresando a sus casas y a sus comunidades, han contagiado con su alegría y su entusiasmo, a muchos otros jóvenes que ahora desean vivir la misma alegría de la fe. Es lo que el papa Francisco ha pedido a los jóvenes argentinos en Río de Janeiro cuando les aconsejó que “hicieran lío” al regresar a sus diócesis:

Quisiera decir una cosa: ¿qué es lo que espero como consecuencia de la Jornada de la Juventud? Espero lío. Que acá adentro va a haber lío, va a haber. Que acá en Río va a haber lío, va a haber. Pero quiero lío en las diócesis, quiero que se salga afuera… Quiero que la Iglesia salga a la calle, quiero que nos defendamos de todo lo que sea mundanidad, de lo que sea instalación, de lo que sea comodidad, de lo que sea clericalismo, de lo que sea estar encerrados en nosotros mismos.

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La experiencia de estos jóvenes es un ejemplo para todos: el celo y el entusiasmo que les mueve es el resultado de una fe viva y de un profundo deseo de encontrarse con Jesucristo, un anhelo que va más allá de las dificultades e incomodidades que este camino pueda reservar.

Panama il paese dei primati: dalla ferrovia alla metro (passando per il canale)

americaAl di là dell’oceano Atlantico, a circa 10mila chilometri di distanza dall’Italia, c’è un piccolo paese che, per un particolare caso geologico, si trova in una bizzarra posizione: un istmo che si allunga tra il nord e il sud del continente americano; come se il nord e il sud – sempre in conflitto – si sfidassero al tiro alla fune e… al posto della corda ci sia proprio il paese di cui parliamo: un paese che non fa parte del nord, né fa parte del sud e, secondo alcuni, non fa parte neanche del centro, ma è un caso a parte: Panamá.

Poco più di tre milioni e mezzo di abitanti in 75mila Km quadrati (nella stessa superficie, Liguria, Piemonte, Lombardia e Emilia Romagna superano i 20 milioni). Ampi spazi verdi, un’immensa diversità naturale di flora e fauna, una grande varietà di razze sotto una stessa bandiera (tranne gli eschimesi, ci sono tutti!), un clima caldo e umido in quantità da record, doppia esposizione sui due oceani), un Canale che è la più grandiosa opera di ingegneria moderna e che è in via di espansione e potenziamento, un ponte lungo 1650 metri che unisce le due “americhe” e una capitale in continua espansione dove si concentrano tanta (tanta!) ricchezza, tanta (tanta!) povertà e tanto, ma tanto, traffico.

panamaTutto questo è Panamá (con l’accento sulla ultima a): un piccolo paese del centroamericano che vanta diversi record nella zona: è il paese più giovane (poco più che centenario), il più ricco (grattacieli in stile Manhattan e hotel a cui stanno strette le 5 stelle), ha il più solido sistema economico dell’America Latina (il PIL più alto), è lo stato più sicuro per i turisti in una zona così calda come il sudamerica (un recentissimo studio della CNN lo conferma) e il più generoso e conveniente per i pensionati (sconti, pass, agevolazioni di ogni tipo), è stato il primo paese del Centroamerica ad avere il dollaro americano equiparato alla propria moneta (il Balboa), l’unico a non avere le banconote della moneta nazionale (solo monete esattamente corrispondenti in valore e misura a quelle USA). Tutto questo assieme a una situazione politica tutto sommato tranquilla (se si pensa alle drammatiche situazioni di alcuni stati vicini come la Colombia, il Venezuela, Cuba…) e stabile grazie anche alla “protezione” degli Stati Uniti, presenti dalla costruzione del Canale e, soprattutto, dopo l’intervento militare del 1989 per scacciare il dittatore Noriega “faccia d’ananas”.

Cinta costera panamaLa capitale, Ciudad de Panamá, sede di più di 150 banche internazionali, è una città in continuo mutamento: le numerose opere pubbliche rendono la città irriconoscibile col passare dei mesi: nuovi alberghi, centri commerciali, scuole, cinema, ristoranti, parchi, musei, strade e superstrade. Tra questi progetti c’è anche il secondo ponte affiancato al “Puente de las Americas”, la nuova rete stradale lungo la baia, il museo della Biodiversità (disegnato dall’Archistar Frank Gehry), il progetto per il nuovo stadio, ecc. Molti di questi interventi sono frutto delle campagne politiche dove i presidenti affermano la loro popolarità a suon di opere pubbliche anziché di slogan come fanno i colleghi nostrani. E’ così che Panama sta diventando una vera e propria metropoli, una “città madre” (mater+polis secondo l’etimologia del termine).

Immagine6Panama fu il primo paese ad avere, nel 1855, una ferrovia transcontinentale che portava dall’Atlantico al Pacifico e oggi è il primo paese centroamericano ad avere una modernissima linea metro degna di una grande metropoli del primo mondo. Per risolvere il problema del traffico ed assicurarsi un maggiore consenso popolare in vista delle imminenti elezioni politiche, il presidente Martinelli (di origini italiane) ha regalato ai panameños la linea 1 della Metro di Panama, che attraversa la città da ovest a est, e ha iniziato la costruzione della linea 2.

In questi giorni il popolo è in festa per l’inaugurazione del nuovo mezzo di trasporto con treni e stazioni futuristiche. Molti panamensi vedono per la prima volta una metro e in questo primo mese di funzionamento hanno la possibilità di viaggiare gratuitamente per entrare in confidenza con le stazioni, le banchine, le fermate, i treni, le nuove tessere ricaricabili. Soddisfazione, gioia, incredulità e l’impressione di sentirsi moderni, di sentirsi “europei”, sono i sentimenti che accomunano centinaia di migliaia di cittadini, sorpresi dalla velocità e dall’efficienza di un mezzo che aspettavano ormai da 5 anni. Un sogno realizzato dal presidente che ora ha raggiunto il massimo della popolarità nonostante gli attacchi e le accuse ricevute, frutto della comprensibile invidia degli avversari politici.

diablo rojoI lavori sono costati circa 2000 milioni di dollari (circa 1460 milioni di euro) e ancora non è chiaro quale sarà il prezzo del biglietto. L’unico punto interrogativo infatti resta quello del prezzo della corsa che potrebbe oscillare da 1 a 5 dollari, anche se Martinelli ha assicurato che costerà “meno di un dollaro”. Ma oggi sono in pochi a pensare al prezzo, al momento la Metro è una realtà, è gratis e da oggi sembrerebbe che molti cittadini potranno dormire un po’ di più percorrendo in 20 minuti tragitti che prima impegnavano ore di viaggio tra l’attesa del bus (i famosi e pittoreschi quanto pericolosi “diablos rojos“) e il traffico esasperante.

Sarà probabilmente una mossa politica ben assestata, ma il fatto è che la nuova Metro ha reso felici i panamensi che ora sfilano per le banchine e le scale mobili sorpresi e increduli lanciando le proprie foto su facebook e twitter. Ora saremo noi a dover viaggiare a Panama per poter vedere una linea Metro moderna, veloce e funzionale! E per evitare che i viaggiatori utilizzino la metro “alla romana” ecco i corsi di “metro cultura” per imparare ad usare la metro nel rispetto delle regole e degli altri viaggiatori. Da qui potremmo ricominciare noi romani, in attesa della nuova “Metro C”, magari iniziando dalla semplice regola che ci insegna questa “abuela“: “lasciare scendere prima di salire”.

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