Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivio per il tag “Pakistan”

Persecuzione globale! Nel 2018, cristiani sotto la morsa di Islam e comunismo.

Altro che “ritorno al Medioevo” e alla “caccia alle streghe”. A leggere i dati pubblicati dalla fondazione di diritto Pontificio “Aiuto alla Chiesa che soffre” (ACS) per l’anno 2018 (Rapporto sulla libertà di religione 2018) sembra che il mondo sia piombato in un epoca oscura dominata da una genìa di barbari senz’anima, e dunque senza scrupoli, assetati di sangue, incapaci di attuare un livello minimo di umana convivenza.

Secondo questo dettagliato rapporto annuale (c’è una scheda di più pagine per ogni paese), giunto alla sua quattordicesima edizione, nel 2018 un cristiano su sette vive in terre di persecuzione. «In sintesi – afferma ACS – il 61% della popolazione mondiale vive in Paesi in cui non vi è rispetto per la libertà religiosa; nel 9% delle nazioni del mondo vi è discriminazione; e nell’11% degli Stati vi è persecuzione». Rispetto ai precedenti rapporti, la situazione è decisamente peggiorata. Sono oltre 300 milioni i fedeli cristiani che subiscono persecuzioni o discriminazioni. 

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Pakistan: continua la caccia al cristiano. Ragazzo ucciso dai compagni di scuola musulmani

Non ho trovato questa triste notizia sui giornali italiani più importanti e più letti La Repubblica e Il Corriere della Sera. L’ho trovata su altri giornali che tendono a seguire una linea dura contro l’islam e gli stranieri in generale e che spesso e volentieri  – si dice – “cavalcano” queste vicende con titoli altisonanti. Ma qui non c’è bisogno di essere “di destra” o di inserire titoloni che colpiscano lo stomaco. Qui si tratta semplicemente di prendere atto di un problema, di un gravissimo problema che riguarda la libertà religiosa, ed in particolare la vita dei cristiani in Pakistan e in molti altri paesi a maggioranza islamica.

«CALCI E PUGNI FINO AD UCCIDELO»

La notizia è stata pubblicata il due settembre su Avvenire, il giornale dei vescovi italiani affatto interessato a facili polemiche contro islam o ad alimentare nell’opinione pubblica un giudizio negativo nei confronti degli amici musulmani. Le aperture di Avvenire in materia di dialogo (sia nei confronti del mondo musulmano che del pensiero laico) fanno del giornale della CEI una fonte degna di tutto rispetto su questa triste vicenda: Continua a leggere…

Pakistan: “Cristiani il nostro obiettivo”. Il vescovo: “Portate la croce come Cristo”.

AFP PHOTO / ARIF ALI

AFP PHOTO / ARIF ALI

CRISTIANI NEL MIRINO

“Abbiamo commesso l’attentato di Lahore perché i cristiani sono un nostro obbiettivo, e faremo altri attentati di questo tipo in futuro”. Così il portavoce del gruppo talebano pachistano Jamaat-Ul-Ahrar ha rivendicato la stage avvenuta a Lahore dove un kamikaze ha provocato la morte di più di 72 persone tra le quali almeno 30 bambini e ferito circa altri 300 cittadini. L’attacco è avvenuto il giorno di Pasqua in un parco giochi dove intere famiglie festeggiavano coi loro bambini approfittando il giorno di festa concesso ai cristiani per la Pasqua. Tra le vittime anche alcuni musulmani, ma la rivendicazione dei talebani parla chiaro: l’obbiettivo sono i cristiani, una minoranza che, mentre piange le vittime dell’odio religioso, vive ora il terrore di nuovi attentati a “le infrastrutture dello Stato e del governo, le scuole e le università”. Secondo l’organizzazione Life for All che si occupa dei diritti delle minoranze, tra le vittime ci sarebbero circa 51 cristiani.

IL VESCOVO: “ANDIAMO AVANTI PORTANDO LA CROCE”

L’arcivescovo di Lahore, mons. Sebastian Shah, ha visitato le famiglie delle vittime e i molti feriti: ”Ho visitato ogni letto, e ogni vittima di qualsiasi fede. È stato davvero difficile, perché ho visto tanti bambini di appena 4 o 5 anni, cristiani e musulmani, feriti o uccisi da questo terribile attacco”. Il vescovo ha chiesto ai suoi fedeli di “non perdere la speranza”: “Anche se affrontiamo un periodo di grave difficoltà, dobbiamo imparare a rialzarci così come Cristo ha saputo rialzarsi pur portando la croce. E così noi, pur portando la nostra croce dobbiamo riuscire ad andare avanti. Perché Dio è e sarà sempre con noi”.

Molte le manifestazioni di solidarietà e cordoglio, dal premier pachistano Sharif a Malala, ma anche dai leader di tutto il mondo tra cui il presidente del governo italiano Matteo Renzi che ha parlato di “Pasqua insanguinata dalla follia kamikaze”.

MINORANZE IN PERICOLO CON COMPLICITA’ DELLO STATO E DI LEADER MUSULMANI

Photo credit should read RIZWAN TABASSUM/AFP/GettyImages)

Photo credit should read RIZWAN TABASSUM/AFP/GettyImages

La situazione per la minoranza cristiana è sempre più tesa, dopo gli attentati del 2015 che costarono la vita a circa 20 cristiani durante le Messe domenicali, i continui attacchi alla libertà religiosa da parte dei fondamentalisti islamici si aggiungono alle diverse restrizioni a cui i cristiani sono sottoposti dalle autorità civili come ad esempio il reato di blasfemia.

Qualche settimana fa, l’esecuzione da parte delle autorità federali dell’estremista islamico Mumtaz Qadri che nel 2011 aveva ucciso il ministro Salam Taseer ha scatenato una ondata di proteste da parte dei cittadini pachistani. Per molti musulmani, infatti, il terrorista Qadri è stato un eroe nazionale per aver ucciso un ministro “traditore”, un musulmano che aveva osato criticare la legge contro la blasfemia e difendere la causa della cristiana Asia Naurin Bibi accusata proprio di blasfemia e condannata a morte dalla Corte Suprema del Pakistan. All’epoca dei fatti, in Pakistan nessun leader religioso, sciita o sunnita, aveva denunciato l’omicidio perpetuato da Qadri, ora durante i funerali dell’omicida, molti gruppi religiosi hanno partecipato celebrando la morte del terrorista come quella di un martire, un eroe della fede, con preghiere, petali di rose e preghiere per il combattente islamico.

BLASFEMIA E CONDANNA A MORTE: IL CASO DI ASIA BIBI

Secondo la Sharia in vigore in Pakistan, il delitto blasfemia dev’essere punito con la pena di morte. In base a questa legge Asia Bibi è stata arrestata per aver offeso il profeta Maometto durante una discussione con alcune donne. Secondo le testimonianze dell’accusa, la donna cristiana avrebbe toccato un recipiente per l’acqua riservato a donne musulmane, infrangendo un precetto che preserva la purezza dei musulmani dalla “contaminazione” e il contatto con gli infedeli cristiani, da qui la discussione che ha portato – secondo le donne del villaggio – all’offesa del Profeta da parte della donna cristiana. Nonostante le molteplici voci che si sono alzate in tutto il mondo a favore della sua liberazione, attualmente la donna è sorvegliata in cella di isolamento, lontano da amici e familiari, in attesa della definitiva decisione dei giudici pachistani. Si tratta della prima donna condannata a morte per blasfemia.

IL CASO BHATTI: DOPO CINQUE ANNI SENZA GIUSTIZIA

Nel 2011 fu assassinato il ministro cristiano Shahbaz Bhatti reo di aver difeso i cristiani pakistani contro le continue persecuzioni ed attentati e di essersi schierato a favore della liberazione di Asia Bibi. A cinque anni di distanza dal terribile omicidio, gli assassini sono stati arrestati e hanno confessato la loro responsabilità, ma nonostante questo il processo è ancora in alto mare a causa delle forti pressioni sociali e religiose: per i musulmani infatti l’uccisione di un cristiano – ancora di più se ha offeso l’islam – non rappresenta un delitto per cui dover essere puniti. Continue minacce di morte arrivano all’avvocato difensore, ai testimoni oculari e alla famiglia Bhatti, ingiungendo di liberare gli imputati, di sollevare le accuse e di discostarsi dal caso. La Conferenza Episcopale Pakistana ha chiesto alla Santa Sede di aprire un indagine diocesana, il primo passo per l’apertura di un processo di canonizzazione per il politico martire che si è esposto alle minacce ed infine alla morte non nascondendo la propria fede, denunciando le ingiustizie e schierandosi dalla parte dei cristiani pachistani perseguitati.

PAKISTAN: ABUSI, RAPIMENTI, VIOLENZE CONTRO I CRISTIANI

Solo alcuni dei casi riescono ad ottenere risonanza mediatica, ma gli abusi contro i cristiani in Pakistan sono all’ordine del giorno. Nel 2013 una coppia cristiana è stata arrestata con l’accusa di blasfemia. La polizia ha torturato il marito davanti alla donna e ai quattro figli provocandogli gravi lesioni e handicap indelebili. Nell’ottobre del 2015, Sonia Bibi, ragazza cristiana di 20 anni, è stata aggredita da alcuni musulmani, cosparsa di benzina e arsa viva dagli aguzzini. A gennaio di questo anno, una ragazza cristiana di soli 18 anni, è stata rapita da un uomo musulmano mentre era sola in casa. Quella di rapire ragazze cristiane o indù per costringerle a conversioni e matrimoni forzati è una pratica che ogni anno miete migliaia di vittime: mille ogni anno secondo le ONG presenti nel paese asiatico e secondo l’agenzia Fides. Solo in rarissimi casi le ragazze tornano a casa dalle loro famiglie, grazie anche alla complicità delle autorità locali restie a difendere le minoranze di fronte ai propri correligionari.

SITUAZIONE DEI CRISTIANI SEMPRE PIU’ GRAVE

Da quanto emerso nell’ultimo documento della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, dove sono raccolti dati relativi al periodo 2013-3015, “I cristiani sono il gruppo religioso maggiormente perseguitato e la loro condizione continua a peggiorare in molti dei Paesi in cui affrontano da tempo gravi limitazioni alla libertà religiosa”.

Secondo l’organizzazione Open Doors, che ogni anno pubblica la classifica dei paesi dove esiste la più forte persecuzione anticristiana, le violenze di matrice religiosa continuano ad aumentare anno dopo anno nel paese islamico. Il Pakistan è il sesto paese più violento secondo la World Watch List del 2016, mentre nel 2015 era all’ottavo posto. Open Doors afferma che “l’estremismo islamico costituisce ancora la fonte principale di persecuzione anticristiana (in ben 35 dei 50 paesi della lista); sono in forte aumento anche il nazionalismo religioso (leggasi per esempio India, salita al 17° posto) e la paranoia dittatoriale (come in Eritrea 3° o Corea del Nord 1°)“.

La persecuzione contro i cristiani cresce esponenzialmente di anno in anno. Nel 2015 sono stati uccisi in tutto il mondo 7100 cristiani a causa della loro fede (4344 nel 2014) e distrutte 1062 chiese (1062 nel 2014).

PAPA FRANCESCO: “UN ESECRABILE ATTENTATO”

Papa Francesco ha espresso il suo cordoglio durante la preghiera del Regina Coeli: “Ieri, nel Pakistan centrale, la Santa Pasqua è stata insanguinata da un esecrabile attentato, che ha fatto strage di tante persone innocenti, per la maggior parte famiglie della minoranza cristiana – specialmente donne e bambini – raccolte in un parco pubblico per trascorrere nella gioia la festività pasquale”. Il Papa ha manifestato la sua vicinanza alle vittime di questo “crimine vile e insensato” invitando i fedeli a “pregare il Signore per le numerose vittime e per i loro cari”. Infine Francesco ha rivolto un “appello alle autorità civili pachistane affinché “compiano ogni sforzo per ridare sicurezza e serenità alla popolazione e, in particolare, alle minoranze religiose più vulnerabili”

Articolo originale su Romagiornale.it

Islam: il grande inganno. Riflessioni religiosamente scorrette (parte 2).

Leggi la parte 1

L’Europa, e in generale tutto il mondo occidentale, vive in un pericolosissimo inganno: quello di pensare che l’Islam sia una religione, non solo amica, ma “sorella” del cristianesimo; che il dio dell’Islam sia, in fin dei conti, lo stesso Dio di Israele e di Gesù; che Maometto e Cristo siano ambedue profeti annunciatori di uno stesso messaggio d’amore; che i fedeli cristiani e quelli musulmani siano comunque fedeli, religiosi, amici di dio e degli uomini e che debbano condividere le stesse visioni sul mondo, su dio e sugli uomini; che le differenze che ci dividono siano solamente linguistiche e rituali ma che sostanzialmente siamo (dobbiamo essere!) veramente ed essenzialmente fratelli impegnati in una unica grande religione dell’amore e della fraternità universale che eleva un’unica preghiera allo stesso dio. Ma può un dio – onnipotente e misericordioso quanto vogliamo – dire cose così diverse a due gruppi differenti, creando due filoni religiosi così separati? O meglio, può un dio che si rispetti contraddirsi in questo modo? Può un dio buono decidere di rivelare il Verbo e di incarnarsi per gli uni e di rimanere nascosto e trascendente per gli altri? siriaQuesto inganno in cui viviamo, oltre a rappresentare un grave debito nei confronti della verità, rappresenta un grosso danno per le nostre giovani generazioni. E’ facile trovare ragazze occidentali che, invase dallo spirito buonista di matrice progressista in cui galleggiamo, pensano ancora che sposare un musulmano sia bere un bicchiere d’acqua e che un futuro radioso le attenda col loro emiro. Pensando che una vita comune con un musulmano sia decisamente più felice che sposare un cattolico convinto della propria fede, ignorano ciò che può succederle nel momento in cui diventano proprietà del loro maomettiano. Donne nordamericane, sudamericane, europee, spose di musulmani, hanno dovuto rinunciare a libertà di pensiero, di vestito, di religione, trasferirsi in un mondo nuovo per diventare oggetto di proprietà privata e veder frustrati i sogni di libertà e ogni speranza di vita felice. Cambiare nome, lingua, modo di vestire, tagliare ogni contatto con la famiglia, Consiglio a questo proposito il breve libro “Siria mon amour” dove una ragazza siriana, residente in Italia, prova a spiegare come funzionano i matrimoni combinati con il libretto degli assegni in mano e senza consultare la futura sposa. Un vero e proprio delitto, un attentato contro la libertà, raccontato dal punto di vista della vittima che ha sperimentato sulla propria pelle cosa significhi essere trattata come una schiava sequestrata dai propri parenti. Molti europei, accecati dall’epidemica islamofilia che caratterizza sempre di più l’uomo occidentale, credono forse che la libertà di pensiero e di religione sia un concetto noto ai musulmani e che la loro sia una cultura e una religione improntata sul rispetto e il dialogo. A questi direi di leggere il libro di J. Fadelle, Le prix a payer, (Il prezzo da pagare) che narra il dramma di un iracheno convertito dall’Islam al cristianesimo costretto a scappare dai suoi parenti che cercavano di uccidere lui e tutta la sua famiglia. Ma l’Europa sorride, strizza l’occhio, stringe la mano, propone un incontro di culture e una amicizia che a pochi interessa coltivare, un integrazione inopportuna, una fratellanza che – in termini filosofici, antropologici e teologici – non esiste. Troppo spesso dimentichiamo tutti gli attacchi ricevuto, le offese, gli omicidi, i sequestri, il sangue innocente versato dalla furia islamica. A questa grande contraddizione ha contribuito notevolmente (e continua a farlo) una cultura progressista di matrice socialista che poggia le sue basi sulle macerie di un comunismo mai del tutto estinto teoricamente. L’appiattimento delle differenze per formare un popolo veramente unito e una società egualitaria (un unico blocco si controlla meglio), il grande sogno della distruzione del cristianesimo e l’opzione per l’Islam come segno di apertura all’esotico “altro” (che può aiutare a sconfiggere il cristianesimo), sono i cavalli di una battaglia culturale, sociale e politica della sinistra più progressita. islam_europeDimentichiamo i martiri dell’Uganda trucidati dal re musulmano Mwanga II per non acconsentire ai suoi desideri omosessuali. Dimentichiamo il massacro dei cristiani in Turchia meglio conosciuto come Genocidio Armeno ad opera dei “Giovani Turchi” dove un milione e mezzo di cristiani furono letteralmente torturati per creare uno stato islamico puro (non guardate queste foto se vi impressionate facilmente). Dimentichiamo, tornando ai nostri giorni, i cristiani crocifissi nel 2009 in Sudan,  i cristiani uccisi in Nigeria dai fanatici islamici di Boko Haram (letteralmente “tutto ciò che è occidente è cattivo”), uccisi mentre pregavano o celebravano il natale. Dimentichiamo l’assassinio di don Andrea Santoro, parroco romano ucciso in Turchia al grido “Allà è grande”. Dimentichiamo Asia Bibi e tutte le donne uccise a sassate per colpe futili o senza colpe. Dimentichiamo Shahbaz Bhatti e tutti i cristiani uccisi per voler difendere la giustizia. Dimentichiamo tutti i sequestri di persone civili, i numerosi attentati alle nostre ambasciate, le bombe Kamikaze, gli attentati nelle metro di Madrid (2004. 191 morti e più di 2000 feriti) e di Londra (2005. 55 morti e 700 feriti). Dimentichiamo tutte le ragazze uccise in nome di una legge religiosa che non permette matrimoni misti. Dimentichiamo i martiri di Tibhirine (Algeria), sette monaci trappisti giustiziati da un gruppo islamico armato nel 1996, i cui corpi non sono stati mai ritrovati. Dimentichiamo la piccola sposa Rawan e tutte le bambine spose costrette alla prostituzione legalizzata. Dimentichiamo le chiese bruciate, le donne violentate in Siria e in tutti quei paesi dove nascere donne rappresenta una immensa sfortuna. Dimentichiamo il padre gesuita Paolo Dall’Oglio sequestrato dai ribelli siriani (islamici vicini ad al-Qaida) mentre trattava per liberare altri ostaggi e di cui ancora non sappiamo nulla mentre appoggiamo i suoi aguzzini. shariaLa storia, a noi, sembra non insegnare nulla. Ed è per questo che spalanchiamo le porte dei nostri paesi ai musulmani, gli costruiamo le mosche e offriamo cous-cous ai nostri figli nelle mense scolastiche, togliamo i presepi dai luoghi pubblici per non offendere chi non ci crede ed evitiamo di parlare di Gesù ai bambini per non discriminare chi pensa che Gesù non sia mai esistito. Provassimo noi a farlo a casa loro dove le, ormai poche, chiese che abbiamo ci cascano in testa mentre preghiamo, dove qualsiasi sospetto di eresia occidentalista è punito con le rigide (un eufemismo) regole della Sharia che impedisce, tra le tantissime altre cose, di credere in un altro dio che non sia il loro, pena – nel migliore dei casi – la morte. Se provassimo a farlo anche noi nei loro paesi forse, forse, ci renderemo conto del male che ci facciamo. Secondo la Sharia qualsiasi persona che parli contro loro dio dovrà subire la pena di morte e le offese possono essere di molteplice tipo, anche solo il rifiuto di adorarlo. Per questo, quando nel 2005 apparvero su un giornale danese delle vignette su Maometto, considerate offensive, ci furono rappresaglie con atti terroristici in tutto il mondo arabo contro le ambasciate occidentali e le chiese cristiane: l’offesa fu vendicata col sangue in Turchia, Siria, Somalia, Pakistan, Afghanistan, Nigeria… Di fronte a chi afferma che queste macabre e deplorevoli azioni sono da attribuire, non all’islam, ma agli islamici estremisti, mi domando sinceramente: come mai, mentre i musulmani estremisti sono temibili e pericolosi terroristi, i cristiani più radicali ed estremisti sono invece uomini e donne sante? Perchè l’islam radicale è violenza e oppressione mentre il cristianesimo radicale è amore e dono completo di sé? Forse qualcosa non va nelle strutture ontologiche più profonde della religione in questione? O forse c’è qualcosa di potenzialmente pericoloso proprio nel loro Libro? islamici armatiCosa possiamo fare di fronte a questa situazione? Non una guerra per abbassarci a diventare violenti come loro. Non uno sterminio per pagarli con la stessa moneta. Certamente una critica seria e documentata non implica né giustifica una reazione violenta ma aiuta a non continuare a coltivare false illusioni di una facile e placida convivenza civile multiculturale. Dobbiamo essere cristiani radicali e quindi perdonarli, ancora di più, amarli così come sono, accettarli con cuore aperto e spirito evangelico. Ma, se veramente vogliamo essere “astuti come serpenti”, non dobbiamo scendere a compromessi con il male; non possiamo tradire noi stessi, quello che siamo, la nostra identità più profonda, dicendo che siamo tutti uguali, che abbiamo lo stesso dio; non dobbiamo essere fessi mentre loro, a loro modo astuti, cercano di promuovere la loro causa con ogni mezzo, sottile come un ragionamento politico o rumoroso come un’auto bomba in piena città. Il nostro sfogo può essere considerato polemica sterile, ma quanto può essere ancora più sterile un dialogo univoco che dura il tempo di una conferenza o di un confronto pubblico tra le parti, per poi lasciare i cristiani in terre dell’Islam in balia alle passioni dei loro dominatori? Ma noi, oggi, alle loro offese, ai loro attacchi terroristici, alla loro infame e sanguinosa cristianofobia rispondiamo con sorrisi, bontà, accoglienza, dialogo. Forse un giorno avremo modo di renderci conto che, difronte a tutto ciò, avremmo dovuto gridare e unirci al coro dei martiri innocenti il cui sangue grida già ora verso il cielo.

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Islam, la grande contraddizione. Riflessioni religiosamente scorrette (parte 1).

preghiera_musulmani(1)Se la coscienza ha ancora qualcosa da dire all’uomo, l’esplosione di rabbia dovuta alla violenta guerra dell’Islam contro il cristianesimo non può essere soffocata da sorridenti messaggi di pace, di fratellanza e da una sorta di ecumenismo spiccio e generico. Ed è veramente difficile delineare una analisi pacata e serena che freni l’impeto dei sentimenti e la furia delle passioni.

I sorrisi, le foto rituali, le strette di mano, gli auguri reciproci e i proclami di comunione universale tra i “fratelli” cristiani e musulmani sono tutti gesti teatrali e ritualità tipici di un perbenismo religioso e politico che perde di mira la Verità per scendere a compromessi con chi invece si dice nemico nelle parole e nei fatti. E’ per questo che ho sempre diffidato di tutto ciò che riguarda un ecumenismo e un dialogo religioso dove si vuol forzatamente ridurre al minimo indispensabile quelle differenze che di fatto sono sostanziali. Un dialogo di questo tipo non è più neanche credibile. Per quale motivo si cerca in ogni modo di avvicinare, fino a voler accomunare, come fosse una medesima realtà, il cristianesimo e una religione che ha tutt’altri presupposti e tutt’altri fini? (A questo riguardo sarebbe utile leggere il libro di J. Ellul “Islam e Cristianesimo, una parentela impossibile“. Lindau 2006). Ad un occhio più attento e meno annebbiato da ideologie, sarà palese che le differenze sono estremamente sostanziali e riguardano l’essenza stessa, teologica e filosofica, di queste due millenarie realtà.

siria-chiesa-armena-cristiani-armiPurtroppo – o per fortuna? – abbiamo gli occhi coperti da fette di buonismo, non solo politico ma anche religioso, che ci impediscono di urlare di fronte agli obbrobri di questa silenziosa guerra. Forse è una fortuna e probabilmente è da considerare uno speciale dono d’amore da parte della Follia (quella follia a cui Erasmo diede voce nel suo trattato dedicato all’amico Tommaso Moro) quello di offuscare le  nostre menti, quelle dei nostri politici, dei nostri intellettuali e – ahimè – di molti nostri vescovi. Non riuscendo, nella mia ignoranza, a darmi una spiegazione plausibile di questa pazzesca follia non trovo altra risposta che pensare che questa cecità e questa sordità siano doni della Follia per evitare che ci rendiamo conto della crudeltà dell’Islam, l’arretratezza del pensiero riguardo i diritti dell’uomo e del loro odio per noi. Come a dire che da una parte sia una fortuna che nessuno si renda conto di questa contraddizione altrimenti gli animi si riscalderebbero troppo col rischio di arrivare a una rabbiosa reazione e a una guerra aperta.

spose bambineHanno la mente offuscata coloro che ancora – di fronte ai fiumi di sangue e alla negazione più totale dei diritti civili (come è normale che sia in una guerra che si definisca tale) si ostinano ancora a definire l’Islam come religione amica e a pensare che dalla loro cultura possiamo trarre qualcosa di buono. Mi tengo il cous-cous, e forse si salverà qualche poesia o trattato di medicina medievale ma per ciò che riguarda i diritti umani, la civiltà occidentale non ha nulla da imparare da popoli che ogni giorno ci dimostrano la loro crudeltà e la loro barbarie.

Gli esempi sono troppi per essere raccolti qui, ma si potrebbero scrivere diversi grossi tomi con testimonianze e fatti che dimostrano la urgente necessità che questa piaga finisca per sempre. E non so se provoca più rabbia la sanguinosa guerra contro l’uomo (e la donna) portata avanti dall’Islam più convinto oppure la complice compiacenza e l’applauso da parte del mondo occidentale e dei paesi cosiddetti laici. Forse ciò che crea più dolore è l’assordante silenzio di alcuni uomini di Chiesa ma spesso, si sà, le rappresaglie fanno paura e le dichiarazioni si mascherano sotto terminologie generiche e spesso prive di riferimenti alla realtà.

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Nel 2006 si alzò la flevile voce di Ratzinger, papa Benedetto XVI, che a Ratisbona citò un brano medievale dell’imperatore Manuele II il Paleologo in cui si criticava la violenza – “senza ragione” –  con cui l’Islam faceva proseliti (“Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”). Il discorso provocò una valanga di proteste contro il papa tedesco, reo di aver citato una frase che sarebbe stato meglio tacere; una affermazione erroneamente e malignamente a lui attribuita, ma pur sempre una affermazione rigorosamente vera. Ma se a volte è lecito parlare delle vittime, è proibito parlare degli assassini, si tace lasciando le vittime “orfani di persecutori”. Come disse ironiamente Massimo Introvigne: “Chissà chi li perseguita? Ci sarà pure qualcuno che li perseguita però non si può dire, sennò quelli che li perseguitano si offendono”.

E non possiamo in nessun modo pensare di esigere che i vertici islamici chiedano perdono ai cristiani per il sangue versato, per i diritti calpestati e per il costante clima di razzismo religioso che propugnano i loro più fedeli adepti. Ciò è richiesto solo alla Chiesa Cattolica che ha dovuto più volte inchinare il capo e chiedere perdono per le colpe del passato. L’Islam non chiede perdono, né per le colpe del passato, né tantomeno per le colpe del presente, e nell’Occidente liberale e progressista nessuno esige che si diano spiegazioni.

Oggi, a dodici anni dall’attacco islamico negli Stati Uniti d’America, è indicativo che Obama voglia difendere quella banda di briganti (così li ha definiti l’ostaggio italiano Quirico, rilasciato recentemente) che in questi giorni assediano la Siria incendiando case e chiese, distruggendo villaggi, come il villaggio cristiano di Malula distrutto e saccheggiato dai ribelli amici di Obama e dell’Europa. E’ stata pubblicata, in questi giorni, una lista di chiese distrutte e bruciate a cavallo tra agosto e settembre del 2013 dai Fratelli Mussulmani: il solo scorrere la lista fa rabbrividire pensando all’odio che esiste dietro a tutto ciò, un odio gratuito che sfocia nel fuoco e nel sangue!

ISLAM

Un’altra notizia recente è la morte della piccola Rawan nello Yemen, uccisa – a soli 8 anni – da suo marito, il suo grande e grosso padrone musulmano. La triste vicenda è balzata in prima pagina nei giornali italiani ma presto ce ne dimenticheremo e torneremo a stringere la mano a un sistema religioso e politico (è la stessa cosa) dove la pedofilia è permessa e incentivata e il baratto delle bambine è oramai una vergognosa usanza tradizionale. Un matrimonio infelice – ma che dico? – , un’infanzia infelice, una vita infelice (e breve), quella della piccola Rawan, vittima di un sistema senza scrupoli, senza il lume della ragione, senza regole se non l’avidità di sesso e di denaro, senza una coscienza, senza più un dio che sia degno di quel sacro nome.

La violenza sulle donne, l’oppressione (della coscienza e del corpo) delle mogli e delle figlie, d’altronde non rappresenta un grosso problema morale per l’uomo musulmano. E’ nella natura delle cose, nel modo di pensare dell’Islam, è un fatto religioso ma anche ontologico: le donne sono strumenti di sesso, fabrica di figli, schiave utili per la pulizia della casa. Chi non ha ancora visto il film “La verità di Soraya” attenda che qualche coraggioso editore lo voglia tradurre e pubblicare e lo guardi subito! La storia è simile a quella di Asia Bibi accusata di “blasfemia” e condannata alla lapidazione (sì, il lancio di sanpietrini in faccia, per intenderci). Non dimentichiamo poi l’altro caso che ha scosso (per poco tempo) il mondo: l’omicidio del ministro Bahtti, Il ministro cattolico ucciso dagli estremisti islamici quando si impegnava per i diritti delle minoranze religiose in Pakistan. La più grave colpa del ministro Bahtti fu quella di aver spostato la causa di Asia Bibi e dei cristiani perseguitati nel suo paese: questa posizione a favore dei propri correligionari gli costò la vita.

Una bambina con suo marito-padrone

Bambina-sposa col marito-padrone

Spose bambine, lapidazioni, delitto di blasfemia, pedofilia autorizzata. Basterebbe questo per scoraggiare gli ecumenisti più convinti, i buonisti e gli “accogliamo-tutti-venite-pure”! Dovrebbe essere sufficente la storia della bimba sposa uccisa a 8 anni per spingere l’Occidente (così attento, di solito, ai diritti delle minoranze) ad aprire una inchiesta, andarare in loco, scoperchiare il tutto e far uscire il marcio che c’è sotto una spessa nube di silenzio e omertà. Ma noi continuiamo imperterriti a dire che si tratta solamente di sporadici episodi ma che – in fondo – sono nostri amici, nostri fratelli, uguali a noi.

Ma sono proprio uguali a noi? Ragionano, pensano come noi? Hanno, come spesso si afferma, lo stesso Dio? Aspirano come noi alla stessa liberta? Inizio a dubitarne, anzi, ho sempre sospettato di queste affermazioni che sanno di menzogne politiche. La stagione delle primavere arabe ha aperto una ferita nel Medio Oriente: tramite queste rivoluzioni si è risvegliato il sogno del grande regno islamico – punto di partenza per la conquista dell’Europa. Eppure l’Europa ha applaudito, approvato, lodato, sporcando di sangue la propria coscienza.

Sono rari i coraggiosi esempi di condanna che cercano di rinnovare un dialogo infetto da buonismo religiosamente corretto denunciando il vizio di fondo di una relazione in cui noi dialoghiamo e loro sparano. Così pochi giorni fa il cardinale Tauran ha affermato chiaramente ai leader musulmani la necessità di pronunciarsi seriamente su questa grave contraddizione:

Il dialogo interreligioso deve essere condotto in modo credibile. Come è possibile infatti parlare di dialogo positivo quando da una parte si parla e dall’altra si lanciano bombe nelle chiese in cui si svolgono funzioni liturgiche? È necessario che i leader musulmani siano più outspoken, più diretti, nel denunciare questi atti terroristici compiuti da loro correligionari

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