Testa•del•Serpente

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Archivio per il tag “omosessualità”

Sodoma e Gomorra. San Pier Damiani, il summit sugli abusi e l’omosessualità

Il summit sugli abusi sessuali su minori, al quale parteciperanno i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo, si apre in mezzo a molte polemiche. Sono molti quelli che esigono che il Vaticano prenda di petto il tema dell’omosessualità dei sacerdoti, una piaga strettamente legata ai casi di abusi sessuali (la maggior parte delle vittime sono giovani maschi).

Molti altri negano che il tema dell’omosessualità abbia a che vedere con gli abusi, che sarebbero esclusivamente legati a peccati di autoritarismo, di clericalismo e abuso di potere (così come ha affermato di recente il cardinale Blaise Cupich). Altri ancora indicano il celibato sacerdotale come la principale causa della crisi del sacerdozio e dei peccati dei suoi componenti contro il sesto comandamento.

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C’è un problema con l’omosessualità nella Chiesa Cattolica (di Luca del Pozzo)

Raramente ho pubblicato su questo blog scritti di altri autori. Ma dopo aver letto l’articolo di Luca Del Pozzo pubblicato sul quotidiano Il Foglio il 09 settembre 2018 ho deciso di proporlo qui col permesso del suo autore, nella versione leggermente più ampia pubblicata sul Blog di Costanza Miriano. Del Pozzo (qui una sua presentazione) è un giornalista e saggista marchigiano trapiantato a Roma. Laureato in filosofia e teologia, sposato, ha due figli si può dire che è un cattolico praticante (uno di quelli che mette Dio in cima alla scala di valori e non ha paura di ammetterlo). Nell’articolo affronta il tema degli abusi sessuali nella Chiesa sottolineando un aspetto che i giornali tralasciano per ovvi motivi di correttezza politica, ovvero lo stretto legame che intercorre tra i casi di abusi e l’omosessualità di molti sacerdoti e vescovi così come il tentativo (non più così settario e nascosto, non più a piccoli passi) di “sdoganare”, normalizzare, degli atti “contrari alla legge naturale” che – secondo la legislazione ancora vigente – oggi la Chiesa considera “dis-ordinati”, “gravi depravazioni” che “in nessun caso possono essere approvati” (cfr. CCC 2357-2358).  Continua a leggere…

“Il libro di Gomorra”. San Pier Damiani e la condanna della “sozzura sodomitica”

Nato a Ravenna nel 1007, san Pier Damiani fu un monaco, teologo, mistico, ambasciatore papale, vescovo di Ostia e cardinale di Santa Romana Chiesa. Proclamato Dottore della Chiesa perché attraverso i suoi scritti («fu tra gli scrittori latini più fecondi ed eleganti del Medioevo») e la sua predicazione contribuì notevolmente al rinnovamento della Chiesa. Questo grazie anche alla fiducia di vari pontefici che lo vollero come collaboratore.

Pier Damiani era convinto che la riforma della Chiesa dovesse necessariamente passare dalla riforma del clero, che in quel tempo era estremamente corrotto moralmente dalla simonia (compravendita delle cariche ecclesiastiche), dal nicolaismo (pratica dei sacerdoti che violavano il celibato), dalla smisurata ambizione e da una vita sessuale libertina e disordinata. Peccati fino a quel tempo considerati aberrazioni praticate solo da pochi perversi uomini senza Dio, erano ormai diventati comuni persino tra i ministri ordinati. Tra i vizi più pericolosi Pier Damiani indicò l’omosessualità che definì «il peggiore tra i crimini». Questo peccato, «assai scellerato e obbrobrioso», si insinuava «come un cancro nell’ordine ecclesiastico» persino nelle più alte cariche della Chiesa. Era infatti praticato impunemente e palesemente da monaci, sacerdoti e vescovi! Continua a leggere…

Abusi nella Chiesa. La lettera del Papa: digiuno e preghiera per tornare al Signore

La dolorosa lettera di papa Francesco dopo la condanna del cardinale McCarrick e la pubblicazione – da parte della procura della Pennsylvania – del rapporto sugli abusi sessuali avvenuti nella chiesa in Stati Uniti. Un rapporto shock che ha visto più di 1000 persone vittime di abusi sessuali da parte di un gran numero di sacerdoti e laici legati alla chiesa cattolica statunitense. 

Come può una Chiesa chiamata a essere «segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (Lumen Gentium, 1) compiere la propria missione quando si scopre corrotta dalla bramosia di dominio e di possesso, ferita dai delitti di alcuni dei suoi più alti rappresentanti e indebolita da peccati che creano dolore e scandalo? E’ questa la domanda che mette a fuoco la grande contraddizione di una comunità chiamata alla santità perfetta ma sconvolta dal radicarsi di corruzione e peccato proprio in alcuni membri del clero, in cardinali, vescovi, sacerdoti, chiamati ad essere alter Christi, rappresentanti di Cristo sulla terra e tra gli uomini.

Questa sofferenza che corrode la Chiesa dal suo interno ha gravemente preoccupato gli ultimi pontefici, da Paolo VI a Francesco passando da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI. La piaga della pedofilia all’interno della Chiesa che non cessa di allargarsi e di sconvolgere più di un paese e regione del mondo, non è che l’apice di una montagna, la punta di un iceberg. Uno scandalo che ferisce non solo le vittime dirette degli abusi ma la Chiesa stessa e l’intera comunità: Continua a leggere…

Omosessualità e fede (2): L’urgenza di una nuova filosofia pubblica

filosofiaPubblica

Il libro Living the Truth in Love recentemente pubblicato in Stati Uniti dalla casa editrice Ignatius Press, affronta il tema dell’omosessualità e il suo rapporto con la fede con un approccio interdisciplinare. I saggi proposti spaziano dalla filosofia alla sociologia, dalla psicologia alla teologia.

Tra gli autori dei saggi, tutti statunitensi, c’è il sacerdote italiano mons. Livio Melina preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi su Matrimonio e Famiglia, teologo di fama internazionale e professore di teologia morale e di bioetica. Nel suo saggio (Homosexual Inclination as an ‘Objective Disorder’: Reflections of Theological Anthropology) si assume la responsabilità di affrontare il delicato discorso del linguaggio della teologia cattolica riguardo all’omosessualità alla luce della Rivelazione, della antropologia teologica, della morale cattolica e della tradizione. Il saggio – che chiude la parte teoretica della raccolta – spiega in che senso, filosofico e teologico, l’inclinazione omosessuale deve essere definita un “disordine oggettivo”, che non segue cioè l’ordine stabilito dal disegno di Dio per l’uomo e la donna.

LA PRESSIONE SOCIALE, NUOVI PARADIGMI DI FELICITA’
Nel suo saggio, la professoressa Rachel Lu, filosofa dell’Università di San Tommaso in Minnesota presenta il quadro sociale in cui l’omosessualità è posta come modello di vita felice. Ci troviamo nel pieno di una violenta battaglia culturale, una vera e propria “crociata a favore della libertà sessuale”, che mira a screditare i fondamenti della morale, ed in modo particolare quella cattolica, proponendo a tutti i livelli la bontà di modelli di vita gay e transgender (in modo particolare tramite le scuole e la televisione) come nuovi paradigmi di felicità. Pensare in maniera diversa, credere cioè che l’omosessualità neghi la verità dell’uomo sull’amore e sulla sessualità, provoca, nel migliore dei casi lo scherno, nel peggiore dei casi l’attacco frontale, fino alle accuse di omofobia e nazismo.

La radicalizzazione di questa propaganda, che pone degli standard di pensiero e di azione, mina senz’altro la libertà religiosa così come l’integrità della famiglia. In questo contesto i più deboli sono i più piccoli, i bambini che, privi di un pensiero solido e strutturato e di una capacità critica, subiscono un indottrinamento in materia di morale sessuale le cui conseguenze saranno evidenti (e probabilmente lamentate) tra non molti anni. Allo stesso modo le persone che vivono l’attrazione omosessuale subiscono il “bombardamento di bugie e false promesse” che insidiano la loro vulnerabilità celebrando e incoraggiando lo stile di vita omosessuale. La difficoltà di vivere i precetti evangelici in un contesto sociale così avverso spinge ad una riflessione che offra risposte serie e proposte concrete di accompagnamento.

GAY E CATTOLICI?
Particolarmente vivaci negli Stati Uniti, negli ultimi anni sono sorti  movimenti e associazioni di cristiani che cercano di vivere la loro omosessualità accettandola ed incanalandola secondo criteri di “amicizia spirituale”. Rachel Lu analizza la questione domandandosi se sia possibile considerarsi “gay cattolici” e se sia possibile considerare intrinsecamente positivo l’eros omosessuale separato dal suo aspetto carnale. In altre parole, è possibile vivere l’omosessualità come una esperienza buona, purché non si arrivino a consumare rapporti sessuali con persone dello stesso sesso?

L’apporto delle persone omosessuali in società, così come all’interno della Chiesa, non è certamente da disprezzare e le persone che si definiscono omosessuali hanno numerose caratteristiche e doti positive. Ma auto-definirsi “gay” e riunirsi in gruppi identitari o movimenti gay-cattolici implica necessariamente il riferimento esplicito alle preferenze sessuali e a un determinata concezione dell’uomo e della sessualità, un’identità che non può essere slegata dall’ambito dell’attrazione sessuale. “A livello di definizione è difficile identificare una caratteristica che definisca l’identità gay che non sia quella dell’attrazione omosessuale” (p. 35). In questo senso l’attrazione omosessuale è parte costitutiva dell’identità gay e ciò non può essere considerato moralmente neutro o – meno ancora – buono, ancora meno per chi si considera cristiano.

IL DIVORZIO TRA VERITA’ E AMORE
Peter Herbeck, vice presidente della associazione Renewal Ministries impegnata nell’evangelizzazione nella società, parla del momento “profetico” che i cristiani si trovano a vivere nella società. La sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che fa delle nozze gay un diritto costituzionale rappresenta l’ultimo grande colpo maestro di una propaganda psicologica, politica e culturale che mira a ridefinire il concetto di matrimonio.

L’affronto non può che accrescere la responsabilità della Chiesa che si trova a raccogliere la sfida educativa nei confronti delle future generazioni che difficilmente riescono ad andare controcorrente e che, con estrema velocità, prendono le distanze dalle posizioni tradizionali della Chiesa cattolica. Il dibattito sull’omosessualità si inserisce a pieno titolo nel progetto della rivoluzione sessuale, il nocciolo della questione, afferma infatti Herbeck, è la natura stessa della sessualità umana. “Il mondo moderno ha separato la verità dall’amore. L’amore oggi è definito dai sentimenti, dalla passione, dai desideri e dalle scelte personali, senza alcun riferimento a una verità oggettiva sul significato e scopo dell’amore sessuale” (p. 311). Ma separare la verità dall’amore – afferma Herbeck – usando le parole di Giovanni Paolo II “è una menzogna distruttiva”.

La sfida è innanzitutto interna al cattolicesimo dove si evincono non poche confusioni e fraintendimenti riguardo al magistero e alla dottrina morale. Un recente studio del Public Religion Research Institute ha infatti evidenziato che tre quarti dei cattolici americani sono favorevoli al “matrimonio” omosessuale e che il 56% di cattolici non considera le relazioni sessuali omosessuali un peccato. Le statistiche a favore dell’omosessualità si impennano se si guarda invece ai “catholic millennials” (i nati dopo il 1980): secondo uno studio del Pew Reserch, il 70% è favorevole ai “matrimoni” gay. Affrontare la sfida dell’omosessualità, dunque, costringe la Chiesa a riscoprire e a trasmettere le ragioni della propria fede, a ribadire con chiarezza la propria posizione in materia morale e le motivazioni di natura filosofica e teologica che la sostengono.

UNA NUOVA FILOSOFIA PUBBLICA
Dal punto di vista filosofico è interessante l’approccio del professore J. Budziszewski della University of Texas. Nel suo saggio si concentra sull’uso del termine “legge naturale” come concetto chiave per la comprensione dell’omosessualità e del suo giudizio morale. Mentre il concetto filosofico di “legge naturale” resta immutato, la difficile accoglienza dell’argomento (considerato ormai superato) e i cambiamenti nella comprensione che l’uomo ha di se stesso e della società, reclamano un nuovo modo di spiegarlo. L’urgenza di una “nuova filosofia pubblica” obbliga il pensiero cattolico a non rinunciare ai concetti filosofici fondamentali che stanno alla base della antropologia rivelata, ma ad utilizzarli in modo più convincente e intelligente per far sì che il messaggio trasmesso sia compreso e accolto e non rifiutato a priori.

In quanto principio base della moralità(e non frutto di una rivelazione particolare come sono invece le Sacre Scritture per i cristiani), la legge naturale rappresenta il luogo filosofico da cui è possibile prendere le mosse per una “nuova filosofia pubblica”, destinata cioè a tutti senza distinzioni di approcci, religione o credenze. Come gli altri principi morali, quello di legge naturale, potrà essere sì rifiutato ma non è mai sconosciuto perché, afferma Budziszewski, tutti gli uomini sono a conoscenza dei principi basilari della moralità benché alcuni li respingano decidendo di non tenerne conto.

Molte sono le tematiche affrontate nei saggi che cercano di esporre, da diverse prospettive, il messaggio della Chiesa verso coloro che vivono l’attrazione omosessuale. Un lavoro serio e rispettoso che – afferma il cardinale Wuerl arcivescovo di Washington – può rappresentare un punto di svolta per la vita di molti lettori. Un testo “indispensabile” – continua il porporato – per i ministri della Chiesa chiamati a servire e guidare il gregge con Verità e Amore.

Articolo originale su Aleteia.org

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