Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivio per il tag “omosessuali”

Nuovi paradigmi di felicità. La famiglia perfetta? E’ quella omosessuale

vendolaC’era una volta… una casetta in Canadá. Per la precisione, a Montreal, nel ridente quartiere “Petite Italie”. Una deliziosa villetta “piena di grazia italiana” in una città dove ora si costruiscono solo appartamenti; un gioiellino di famiglia decorato in perfetto stile italiano, con “mobili di legno chiaro, profumi buoni, grande pulizia, niente ninnoli, un tavolo trasformato in fasciatoio, due altoparlanti che diffondono musica classica e lirica”. In giardino un piccolo orto botanico rigorosamente privo di erbacce, che garantisce cibo sano alla famiglia. Qui, in questo, contesto idilliaco quasi-utopico (vengono in mente gli impeccabili soggiorni di Ikea!), una famiglia si è rifugiata fuggendo dall’Italia dove per loro sarebbe stato impossibile vivere felici. Son fuggiti, come si dirà, per il bene del figlio e al fine di tutelare i suoi diritti.

Insomma, Nichi Vendola e il compagno Ed Testa hanno finalmente raggiunto un degno livello di felicità rifugiandosi nell’America delle libertà e delle opportunità, dove son riusciti ad avere un figlio e una deliziosa villetta, un “dolce paesaggio rassicurante”.

Sul quotidiano più famoso d’Italia, organo ufficiale della cultura di sinistra e cioè mainstream culturale e politico nostrano (il pulpito da dove sia papa Francesco che Renzi parlano agli italiani, per intenderci), sul quotidiano Repubblica, dicevamo, compare in prima pagina un articolone firmato Francesco Merlo, sulla vicenda di Ed e Nichi che aprono le porte della loro abitazione per raccontare il loro momento magico dopo l’arrivo del figlio Tobia.

larepubblicaNon è nessuna novità che il giornale si schieri in maniera palese a favore dei matrimoni e delle adozioni omosessuali. Sappiamo che La Repubblica sostiene senza mezzi termini ogni evento e manifestazione (come ad esempio il Gay Village), ogni iniziativa e ogni istanza del mondo gay e che sposa in toto l’ideologia LGBT. Anche su questioni quantomeno discutibili che infiammano il dibattito sociale, culturale e politico come l’adozione a famiglie omosessuali e la pratica dell’utero in affitto (detta in modo edulcorato “maternità surrogata”) il giornale si schiera a favore della comunità LGBT attraverso iniziative editoriali, inchieste e articoli che mirano a denigrare le posizioni contrarie segnalandole come fasciste, bigotte e reazionarie, lasciando poco spazio al contraddittorio (in ogni caso considerandola una posizione “esterna” ospitata per gentilezza).

Bisogna dunque dimenticare l’imparzialità dell’informazione pubblica e tenere a mente questi presupposti per comprendere come mai spesso e volentieri La Repubblica sostenga in maniera così evidente le cause della minoranza gay. E’ così che l’articolo di Merlo su Vendola diventa un manifesto estetico della famiglia omosessuale che ci fa sentire a tutti un po’ meno buoni e meno felici. Non che noi ci sentiamo cattivi o infelici o che il matrimonio omosessuale ci tolga qualcosa, ma lo standard di felicità e di immacolata bontà proposto e incarnato nella coppia gay Vendola-Testa, per noi comuni cittadini, esseri umani eterosessuali, è lontana anni luce.

A noi che viviamo ancora in Italia, che abitiamo in normali appartamenti e non in villini dai mattoni rossi, che non possediamo orti domestici, né ambienti inondati da buoni profumi di legno chiaro né filodiffusione che ci delizi con musica lirica e classica; a noi che ancora generiamo figli tramite l’antica tecnica del rapporto sessuale tra uomo e donna e – soprattutto – a noi che non vediamo di buon occhio la pratica dell’utero in affitto, leggendo questa storia ci affligge un senso di pesantezza pensando alle nostre case semplici, alla polvere, ai piatti da lavare, al rumore, al traffico, alla stanchezza e alle incomprensioni che condiscono le nostre – spesso caotiche – giornate familiari.

In questo senso, l’articolo ha raggiunto il suo scopo: quello di dimostrare, non solo la bontà, ma la superiorità estetica e morale di questi due personaggi costretti alla fuga per realizzare i loro sogni. Una questione culturale ma soprattutto politica che offre un assist al governo più che mai deciso a concludere l’iter iniziato con la legge Cirinnà sulle unioni civili con l’approvazione di una legge sulle adozioni omosessuali (incarico dato alla “superministra” Boschi) e sul cosiddetto “reato di omofobia” (ddl Scalfarotto ora tornata in voga con tempismo e sciacallaggio dopo l’attentato di Orlando). Fatto sta che l’articolo su Repubblica è nella sezione Politica.

“Fuggiti in Canada per garantire futuro e diritti a nostro figlio Tobia” è il sottotitolo ad effetto che deve farci riflettere seriamente. Sì, perché mentre l’opposizione alle adozioni gay si basa sulla necessità di tutelare il diritto dei bambini ad avere una mamma ed un papà, qui ci viene annunciato l’esatto contrario: cioè che proprio per tutelare i diritti dei bambini è necessaria una legge che preveda la libera adozioni di figli da parte di coppie omosessuali. Tutto il contrario! Già dal titolo, dunque, l’articolo assume un carattere pedagogico, illuminato ed illuminante, che vuole aiutarci ad uscire dal nostro stato di minorità culturale e ad aprire la mente ottusa e il cuore duro verso gli orizzonti più ampi dell’amore senza barriere. Ideologia allo stato brado.

L’intervistato Vendola afferma senza mezzi termini che non vuole fare del figlio una “bandiera” per la sua battaglia, ma il servizio ha proprio questo scopo: dimostrare la bellezza e la bontà dell’ omofamiglia attraverso la storia del piccolo Tobia, una storia dalla quale abbiamo molto da imparare.

Tutto il testo si basa sull’opposizione tra il bello e il brutto, il buono e il cattivo, il pacifico e il violento. Ovviamente è l’Italia e la mentalità tradizionale che ancora (per poco) la caratterizza ad essere dipinta come brutta, cattiva e violenta. Mentre al di là dell’Oceano c’è un nuovo mondo bello, buono e pacifico. In California infatti “la legge consente di scrivere quello che vuoi” all’anagrafe. Quello che vuoi! Mentre in Italia devi scrivere invece le cose come stanno, non come le vuoi. L’Italia, terra violenta ed inospitale da cui la nuova famiglia è stata costretta a fuggire per tutelare il figlio e dove forse tornerà sapendo già di trovare ostilità appena arrivati all’aeroporto (dice Vendola: torneremo ma “non permetterò che il mondo gli diventi ostile appena tenterà di entrarvi”). Difatti la mamma di Nichi, prima di morire, lo aveva avvisato: “Non permettere che vi facciano del male”! Durante l’intervista “Nichi ha un crisi di rabbia parlando dell’Italia”. E ricordando il tempo della gestazione di Tobia, Nichi coglie l’occasione denunciare “il rimbombo delle volgarità che” gli si rovesciavano addosso dall’Italia! “C’è qualcosa di storto nel mio Paese che mi ha fatto piangere di dolore”, una “bestialità razzista e omofoba” che vieta la felicità ad alcuni cittadini; un paese viziato da “pulsioni omofobe e stracattolicesimo“! Non si può dire che Nichi faccia una bella pubblicità all’Italia, infatti racconta alla famiglia “donatrice” che nel suo paese si dice che le gestatrici abbiano un demonio nella pancia (sic!) e che credono che lui si compri i bambini! Ma in America – gente sana e comprensiva – ci ridono sopra e si abbracciano forte!

Dipinta così l’Italia – a chi non la conoscesse – potrebbe sembrare la Cambogia di Pol Pot (Ops! era un regime comunista!), l’attuale Korea del Nord (Ops! è una dittatura comunista!) o l’attuale Afganistan o Qatar (Ops! sono paesi musulmani moderati!). Ma descritta in questo modo, è l’Italia – cattolica, stracattolica, e conservatrice, lenta nelle riforme, dal cuore duro e la mente offuscata – il vero lager che priva di libertà il mondo omosessuale.

Fuggiti in America finalmente la “strana famiglia” può dormire sogni tranquilli. “Ed e Nichi chiamano zia la Donatrice; e la nostra Grande Madre è la Portatrice”. Madre nostra e zia, entrambi madri di Tobia? Nessuna delle due madri di Tobia? Zia e Grande Madre che, siccome all’anagrafe californiana puoi “scrivere quello che vuoi”, non risultano poter rivendicare la maternità del piccolo. Così vengono tutelati i suoi diritti.

L’articolo raggiunge toni di altissimo vigore poetico, roba che farebbe vibrare le corde più intime dell’anima anche negli italiani più ostinati e duri di cuore. Vale la pena leggere (con voce calda e dolce) la potenza lirico- sentimentale delle parole del Merlo: “A quattro mani fanno il bagno a Tobia, poi lo cambiano, lo puliscono, gli danno la poppata, lo chiamano con soprannomi da burla, gli cantano la ninna nanna, e ancora: moine, baci, carezze con mani di padre che piacerebbero a Rilke il quale benediceva solo le mani delle madri. Il bimbo ha gli occhi blu, sorride spesso, l’ho sentito piangere poco: ‘Io credo – dice Nichi – che quando piange c’è sempre una ragione, e mi sforzo di capire qual è finché i suoi occhi tondi non si posano, acquietati, su di me’.” Avete capito bene, il bimbo della coppia gay sorride sempre e piange poco!

Nichi ci tiene a ricordare, un po’ infastidito, che il “doppio registro psicologico” (l’amore della mamma e la protezione del papà, per capirci) non dipende mica dal sesso ma è un vecchio stereotipo ormai superato!

Immancabile il riferimento a Papa Francesco, utilizzato (lui sì) come “testimonial” per le battaglie sulla libertà sessuale e civile del mondo LGBT. Un riferimento al Papa è una frecciata secca al cuore dei cattolici – “indietro di duecento anni” diceva qualcuno – ostinati nel osservare tradizioni e magisteri ormai desueti: Ci illustra Nichi: “Dio – ha detto Papa Francesco – è la mamma che canta la ninna nanna al bambino e prende la voce del bambino e si fa piccola come il bambino e parla con il tono del bambino al punto di fare il ridicolo se uno non capisse cosa c’è lì di grande”. Ma non si tratta di ruoli “iscritti nel DNA”, i rapporti familiari si creano con l’esperienza: “per diventare fratello e sorella oggi non basta l’acido desossiribonucleico, bisogna cercarsi e costruirsi”. Non poteva mancare neanche la citazione biblica per giustificare la bontà dell’adozione gay. Nichi si sente infatti un nuovo San Giuseppe: “La fuga che mi somiglia di più è la fuga in Egitto. Anche io come Giuseppe sono padre putativo”.

Non si tratta di egoismo ma di sopravvivenza della specie! “Sia gli eterosessuali, sia per gli omosessuali, sia per i padri sterili e sia per quelli fertili la voglia di avere figli è amore per la vita, il presupposto per la sopravvivenza dell’umanità”. Anzi, l’utero in affitto diventa per Vendola “è la risposta della scienza al bisogno di famiglia, è una difesa della famiglia”. E noi che pensavamo che fosse causa di sfruttamento della donna e dei bambini (leggi qui ad esempio!).

I componenti della “strana famiglia” (un padre biologico canadese, un padre adottivo italiano, una madre-zia-donatrice e una grande-madre – una nonna se tradotto in inglese – portatrice, entrambe americane) hanno stretto legami di mutuo affetto anche se, i due genitori (i maschi) ammettono di essere arrivati tardi in sala operatoria. Eppure avevano calcolato tutto, ma nessuno è perfetto! Poi il bimbo è stato subito tolto alla madre (“non lo ha allattato, ci ha inviato il latte”) per venir consegnato ai ritardatari. I contratti vanno osservati nei dettagli.

Cosa resta alla fine dell’articolo? Una lettura, a dir poco, travisata della realtà. Una famiglia come la famiglia di Nazaret che fugge per salvare il figlio dalla cattiveria umana, per rifugiarsi in un mondo migliore, una realtà piena di grazia (a dir loro, benedetta da papa Francesco). Resta una casetta neanche tanto piccolina in Canadá, ricca di amore e tenerezza che noi neanche ci sogniamo di vivere; un’America dove ognuno è libero fare (e scrivere) quello che vuole. Resta un’Italia ridicola, da buttare, malata di violenza omofoba, che costringe alla fuga i gay, infestata dal cattolicesimo. E poi restiamo noi, cattivi, omofobi, violenti, “stracattolici”, che ci ostiniamo a non piegarci ai nuovi paradigmi di felicità, che ci rifiutiamo di accettare l’aborto, la pedofilia e lo scambio di bambini (per amore o per denaro), che rifiutiamo di dire Je Suis Gay preferendo sembrare insensibili (se non sei dei loro, semplicemente li stai odiando!) piuttosto che sciacalli; noi che ancora ci meravigliamo quando censurano le nostre pagine su Facebook e a reti unificate ci ridicolizzano nella pubblica piazza (reale e mediatica). Ma noi, di certo, non ci piegheremo. E non fuggiremo in America, la vera terra promessa non è esattamente oltreoceano.

Miguel Cuartero Samperi

vendola mirianops. LE REPLICHE. L’articolo ha suscitato non poche polemiche (vedi qui). Vittorio Sgarbi ha denunciato senza mezzi termini “l’amore egoistico, il desiderio di possesso” di “mamma Nichi” verso un bimbo “ridotto a oggetto” e “sostanzialmente rapito” (qui).  Costanza Miriano (foto) ha parlato di “distillato di ideologia” mentre Riccardo Cascioli su La Nuova Bussola Quotidiana ha definito quella di Repubblica “una strategia ben studiata”. Durissima la replica di Mario Giordano, direttore del TG4, che scrive: “Caro Nichi Vendola, scusa se disturbo il tuo quadretto da presepe: ma non ti sembra un po’ esagerato paragonarti a San Giuseppe? Davvero per te la Sacra Famiglia è la rappresentazione di una coppia gay con figlio?“. “Non eri tu il grande difensore degli umili? Dei diseredati? Dei poveri?” eppure – continua Giordano – da quella Italia che disprezzi percepisci una super pensione in giovanissima età (5.618 euro al mese a 58 anni!). “Che ci vuoi fare? A certe tradizioni, evidentemente, sei affezionato anche tu: la famiglia può anche scomparire, il vitalizio no”.

Annunci

Se la Chiesa cede allo spirito del mondo: parla la dott.sa rumena Anca-Maria Cernea

Anca Maria CerneaMiguel Cuartero – Korazym.org – Una dottoressa rumena della Chiesa greco-cattolica è intervenuta al Sinodo dei Vescovi in qualità di uditrice. Invitata come rappresentante dell’Associazione dei Medici Cattolici di Bucarest, la dottoressa Anca-Maria Cernea (del Center for Diagnosis and Treatment-Victor Babes) ha lanciato un forte appello al Santo Padre e ai Vescovi partecipanti invitandoli a tornare con rinnovato vigore, senza patteggiamenti ne sentimentalismi, all’annuncio del Vangelo, evitando sconti e compromessi col mondo, perché – ha concluso – “se la Chiesa cattolica cede allo spirito del mondo, allora sarà molto difficile anche per tutti gli altri cristiani resistere”.

La dottoressa ha raccontato le sofferenze atroci e l’eroico coraggio dei suoi genitori sotto il regime comunista; ha parlato senza paura e senza tentennamenti del fondamento ideologico della rivoluzione sessuale e della battaglia spirituale che sono chiamati ad affrontare i cattolici nella società odierna, una battaglia che non è contro la povertà materiale ne contro il consumismo ma contro il nuovo imperante gnosticismo.

Cernea ha ricordato le profezie di Nostra Signora di Fatima riguardo agli “errori della Russia” che ancora feriscono il mondo: dopo la violenza del “marxismo classico” ora è la volta del “marxismo culturale” che si dice progressista e che sventola in tutto il mondo la bandiera dei “diritti dei gay” per cercare di “ridefinire la famiglia e l’identità sessuale”.

Il compito dei Pastori oggi è quello di riconoscere in questo nemico “l’antico serpente” che pretende di sostituirsi a Dio. Il compito della Chiesa, prosegue la dottoressa rumena, è quello di “salvare le anime” ferite dal peccato. Il peccato infatti è il vero nemico dell’uomo, non la povertà, ne il “cambiamento climatico”. La vera libertà è, dunque, la liberazione dal peccato, la salvezza.

L’esempio da seguire è quello dei dodici vescovi rumeni che, durante l’oppressione del comunismo, sono rimasti fedeli ad ogni costo al Santo Padre pur soffrendo repressione, prigione e terrore. Fu grazie a questi pastori, che invitarono i fedeli a resistere ed a non cooperare coi comunisti, che la Chiesa in Romania sopravvisse al terrore sovietico.

Ecco la traduzione in italiano del suo intervento:

Santità, Padri sinodali, fratelli e sorelle,

io rappresento l’Associazione dei Medici Cattolici di Bucarest.

Appartengo alla Chiesa greco-cattolica rumena.

Mio padre era un leader politico cristiano che è stato imprigionato dai comunisti per 17 anni. I miei genitori erano fidanzati, stavano per sposarsi, ma il loro matrimonio ha avuto luogo 17 anni dopo.

Mia madre ha aspettato tutti quegli anni mio padre, anche se non sapeva neppure se fosse ancora vivo. Sono stati eroicamente fedeli a Dio e al loro impegno.

Il loro esempio dimostra che con la Grazia di Dio si possono superare terribili difficoltà sociali e la povertà materiale.

Noi, come medici cattolici, in difesa della vita e della famiglia, possiamo vedere che, prima di tutto, si tratta proprio di una battaglia spirituale.

La povertà materiale e il consumismo non sono le cause principali della crisi della famiglia.

La causa principale della rivoluzione sessuale e culturale è ideologica.

Nostra Signora di Fatima ha detto che la Russia avrebbe diffuso i suoi errori in tutto il mondo.

Questo è avvenuto prima con la violenza: il marxismo classico ha ucciso decine di milioni di persone.

Adesso avviene soprattutto dal marxismo culturale. C’è continuità dalla rivoluzione sessuale di Lenin, attraverso Gramsci e la Scuola di Francoforte, alla odierna difesa ideologica dei “diritti” dei gay.

Il marxismo classico pretendeva di ridisegnare la società per mezzo della violenta appropriazione dei beni.

Adesso la rivoluzione va ancora più in profondità: pretende di ridefinire la famiglia, l’identità sessuale e la natura umana.

Questa ideologia si autodefinisce progressista. Ma non è niente altro che l’offerta l’antico serpente all’uomo di prendere il controllo, di rimpiazzare Dio, di organizzare la salvezza qui, in questo mondo.

È un errore di natura religiosa: è lo gnosticismo.

È compito dei pastori riconoscerlo, e mettere in guardia il gregge contro questo pericolo.

«Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6, 33).

La missione della Chiesa è quella di salvare le anime. Il male, in questo mondo, proviene dal peccato, non dalla disparità di reddito, né dal “cambiamento climatico”.

La soluzione è l’evangelizzazione, la conversione. La soluzione non può essere un sempre più pressante controllo del governo. Non può essere neppure un governo mondiale. Sono proprio questi, oggi, i principali attori che impongono il marxismo culturale nelle nostre nazioni, attraverso il controllo della popolazione, la salute riproduttiva, i diritti degli omosessuali, l’educazione di genere, etc.

Ciò che il mondo ha bisogno, oggi più che mai, non è la limitazione della libertà, ma la vera libertà: la liberazione dal peccato. La Salvezza.

La nostra Chiesa fu soppressa dall’occupazione sovietica. Ma nessuno dei nostri dodici vescovi ha tradito la comunione con il Santo Padre. La nostra Chiesa è sopravvissuta grazie alla determinazione e all’esempio dei nostri vescovi, i quali hanno resistito al carcere e al terrore.

I nostri vescovi chiesero alla comunità di non seguire il mondo, di non collaborare con in comunisti.

Adesso abbiamo bisogno che Roma dica al mondo: “Pentitevi dei vostri peccati e convertitevi, perché il Regno di Dio è vicino”.

Non solo noi, laici cattolici, ma anche molti cristiani ortodossi, preghiamo con ansia per questo Sinodo. poiché, come si dice, se la Chiesa cattolica cede allo spirito del mondo, allora è molto difficile anche per tutti gli altri cristiani resistere.

Articolo originale pubblicato sul sito Korazym.org

Elton John, rallegrati: l’Italia è cambiata (souvenirs personali)

elton-john-padreAgosto 2013. Sono passati esattamente due anni da quando inviai uno dei miei primi articoli ad un nuovo giornale online fondato da alcuni amici di Roma. Un esperimento frutto della buona volontà di giovani cattolici, ambiziosi e desiderosi di diffondere notizie “sotto una nuova luce”.

Fin dai primi mesi di quella breve ma intensa esperienza quel sito ospitò i miei esercizi di scrittura da aspirante giornalista, testi pubblicati sotto lo pseudonimo P.L. (che stava per Pedro León).

Non c’era tra noi nessun giornalista, nessun pubblicista, solo tanto entusiasmo e voglia di lavorare, di scrivere, di raccontare notizie e commentarle. Per questo eravamo indulgenti tra di noi e con noi stessi, mentre l’indulgenza dei lettori non tardò a ricompensarci. Ora non c’e’ più nulla di tutto ciò: molti persero presto l’entusiasmo, altri lo incanalarono altrove, altri ancora – si scoprì – non lo avevano mai avuto, forse scrivevano per guadagnare qualcosa e si videro costretti a cercarsi da vivere altrove o a cercare piazze più popolari… Fatto sta che dei miei “capi” e “colleghi” non ne resta neanche uno. E io, nel frattempo, – nel (poco) tempo libero tra famiglia, chiesa e libreria – continuo imperterrito a voler diffondere notizie e a commentarle senza essere (ne voler essere, ché l’uva non è buona!) giornalista.

Rimane l’esperienza che fu entusiasmante, stimolante e di grande aiuto per me che all’epoca vantavo orgoglioso solo qualche “nota” su Facebook (firmata sempre P.L.) che sembrava piacere a qualche amico. Nel frattempo arrivò il blog personale per diventare un po’ più libero (passi l’espressione) di lanciare le mie lance, nel deserto, a mio nome (questa volta, ormai, a viso scoperto e senza pseudonimo). Poi iniziò la sporadica ma gratificante collaborazione con Aleteia dove iniziai proprio parlando dei martiri della follia gender. Ma questa è storia di oggi e, se Dio vuole, di domani.

Fine agosto 2013. Esattamente due anni fa – credo fosse il mio terzo articolo inviato a quel giornale – parlavo del signor Elton John. Quel famosissimo cantautore, Cavaliere del Regno Unito, sempre paonazzo, dal sorriso smagliante e coi capelli rossi che si agitano a un metro e mezzo da terra. Parlavo di Elton, del suo compagno David e di Zachary, loro figlio duenne, commissionato in California ad una donna tramite la pratica dell’utero in affitto.

Presi spunto da una loro intervista rilasciata all’emitente Radio Times dove il cantante esternava le sue paterne (o materne) preoccupazioni per le sofferenze che il piccolo si apprestava ad affrontare in un mondo ostile, ancora troppo omofobo, solo per il fatto di non avere una mamma.

elton-john-e-zacharyScrivevo che il sig. John avrebbe fatto bene a pensare alle sofferenze che, anche nel migliore dei mondi possibili (ad esempio in quello immaginato da un altro John – Lennon – senza guerre senza religioni) avrebbe dovuto affrontare: quello della effettiva mancanza della figura materna; perché – osavo – “nessun padre potrà svolgere il ruolo di madre, né – viceversa – nessuna madre può ricoprire il ruolo maschile nell’educazione dei figli”.

Parlavo dei problemi di natura etica legati alla pratica della adozione alle coppie omosessuali e alla fecondazione artificiale e dell’utero in affitto (moralmente illecita sia per le coppie omosessuali che per quelle eterosessuali). Affermavo che il desiderio di avere un figlio non era un diritto, che i figli non possono essere ordinati come si ordina un piatto da un menù o come si sceglie un prodotto in un supermercato per soddisfare il proprio (legittimo, naturale, istintivo, comprensibile, commovente, si!) desiderio di paternità o maternità. La bozza era pronta.

Mi scrisse il capo redattore, fui amichevolmente bacchettato. Così, quell’articolo, non si poteva pubblicare: era duro da digerire (soprattutto quando si parlava di menù), era un po’ troppo cattivo, eccessivamente rozzo e poco delicato. Insomma l’articolo andava addolcito, levigato, “delicato”. Lo “delicai” diligentemente e fu pubblicato. Suscitò qualche commento che gridava allo scandalo, ma insomma, non scrivevo mica sul Corriere.

Agosto 2013. In qualche altro angolo di Roma, davanti a qualche altro computer, un altra persona provava a fare lo scrittore o il giornalista partendo da Elton John, ne venne fuori un libro; fu pubblicato su internet e fu subito un best-seller nazionale; girò l’Italia, diventò scrittore, fondò dei circoli pro-life, diventò giornalista, fondò un quotidiano nazionale, ne diventò direttore, andò in diretta Tv ovunque, difese la fede nella pubblica piazza. Un grande e rispettabile percorso.

Da una parte io a scrivere quell’articoletto semi-censurato e dall’altra parte della città, Mario Adinolfi a scrivere “Voglio la Mamma”. In confronto ai miei “pensierini” quel libro fu una legnata, tosto, crudo, quasi crudele. Squisitamente scorretto. Vero. Si parla della vergognosa pratica dell’utero in affitto, dei diritti (veri) dei bambini, dei (falsi) diritti alla paternità, delle madri abbandonate dai figli, o meglio, che abbandonano i figli in cambio di denaro; di bambini che piangono perché vogliono la mamma, della commercializzazione della maternità come la vergogna del nostro secolo.

Ora il vecchio Elton è tornato a parlare, questa volta in Italia. E’ venuto a bacchettare quella società che, già due anni fa definiva “troppo omofoba” per il piccolo Zac e per il secondogenito Elijah, insultando il sindaco di Venezia (“extremely silly”, “boorishly bigoted”). Il Lord è venuto a dirci cosa dobbiamo insegnare ai nostri figli affinché i suoi non si sentano esclusi e non abbiano a soffrire sentendosi diversi dagli altri.

Ironia della sorte, la stoccata del Cavaliere della Regina arriva proprio mentre in Italia si discute sul diritto (naturale!) del neonato al “primo abbraccio materno” anche se la madre dovesse essere un mostro come una certa Martina Levato condannata a 14 anni di reclusione. Si alzano le voci di chi, pur approvando la pratica dei figli su commissione, invocano i diritti dei neonati ad avere una mamma, quella che l’ha messo al mondo.

Peccato che Elton John non si sia accorto che dal 2013 ad oggi, in soli 24 mesi, l’Italia è molto più “avanti” di quanto lui avesse potuto sperare. In soli 24 mesi l’Europa (e l’Italia ubbidiente) ha proposto – e a volte imposto – testi scolastici, linee guida, programmi di rieducazione per i nostri figli, per incentivarli ad accettare l’omosessualità, la fluidità, le teorie gender, l’omogenitorialità, le famiglie “omogenitoriali”, l’affitto degli uteri (parole che anche il mio moderno computer continua a sottolineare in rosso nonostante la neo-lingua che stiamo tutti imparando). Forse non sa che nelle nostre scuole vogliono far sparire la festa del papà perché discrimina e confonde i figli delle famiglie omogenitoriali (sottolineato!).

Forse non sa che una spontanea e innocua manifestazione di piazza contro il progetto di legge per le Unioni Civili (legge grazie alla quale lui, in patria, si è potuto “sposare” – dov’era la sposa? – ed ha avuto accesso alla commissione dei bambini) è stata ostacolata perfino da importanti vescovi e blasonati movimenti cattolici noti per la loro carità verso gli indigenti, attivi culturalmente, politicamente e socialmente. Forse non sa che anche sul TG1, il telegiornale nazionale, si è riconosciuto che Zac ed Elijah sono i figli che lui, Elton, ha avuto dal marito David, solo da lui; come hanno fatto non lo si spiega (forse con l’unione dei loro spematozoi più la forza dell’amore, un pizzico di desiderio, una spolverata di fortuna e una manciata di sorrisi?) Insomma, per il Tg nazionale Zac e Elijah una madre non ce l’hanno, non l’hanno mai avuta e non la avranno mai (e neanche una nonna: leggete qui)!

Caro (si fa per dire) signor Elton John, l’Italia è cambiata e va verso la tua direzione, verso il tuo ideale mondo omofilo (non sottolineato!). Aspetta altri 24 mesi e tornerai in Italia a chiedere altre concessioni che, nel frattempo, avremo già provveduto ad elargire alla vostra moderna “comunità”.

E chi ancora pensa che il movimento lgbt non sia una lobby politicamente potente ed economicamente influente, si domandi come facciano sempre a trovare padrini così irraggiungibili come questa star internazionale per fare la guerra a un sindaco italiano qualunque (chi aveva mai sentito parlare di lui?) e scatenare un caso nazionale (visto che di problemi e polemiche, in casa, ne abbiamo poche).

Agosto 2013. Solo un paio di anni fa a me somministravano zollette zuccherate per addolcire le mie posizioni troppo poco inclusive e Adinolfi scriveva cose che sembravano estremamente esagerate; oggi, agosto 2015, lo ricorda sul suo giornale: “Oh, erano appena due anni fa e sembra un secolo”. Quante cose sono cambiate! quanto ci siamo addolciti! quanto si sono inferociti!

La Casa Bianca diventa Casa Arcobaleno: qualche insegnamento da tenere a mente

casabiancaL’America di Obama è un delirio di colori, si vive un clima di festa nazionale in tutti i 50 stati per lo storico pronunciamento della Corte Suprema: il matrimonio omosessuale è (e deve essere) un diritto costituzionale in tutti gli Stati Uniti d’America!

Per festeggiare questo storico traguardo, che il presidente Obama ha definito “un grande passo avanti nel nostro cammino verso l’uguaglianza”, quella che fino ad oggi era conosciuta come la “Casa Bianca” ha cambiato veste indossando i colori dell’arcobaleno, simbolo dei movimenti LGBT.

La Casa Bianca ha infatti cambiato la sua immagine di profilo sugli account ufficiali di Facebook e di Twitter sostituendola con un’immagine più colorata e divenendo la “Casa Arcobaleno”. Anche l’edificio (quello vero, a Washington) ha subito un mutamento cromatico, anche se temporaneo: la notte della storica decisione è stato illuminato da fasci di luce colorata che hanno impresso l’effetto arcobaleno sulle mura della famosa casa presidenziale.

Al momento non sembra che siano state contattate ditte per ri-pitturare la facciata dell’edificio (non potrei proprio dire “per imbiancare”), forse su questa decisione si pronuncerà più avanti la Corte Suprema; per ora la Casa Bianca resterà bianca, per lo meno di giorno, per lo meno nel nome. Su internet, invece, per qualche giorno sarà la “Casa Arcobaleno” più viva, più colorata, più ugualitaria, più “gaia”.

La presidenza degli Stati Uniti, negli ultimi anni, si è assunta la responsabilità di sponsorizzare il matrimonio omosessuale, “sposando” (matrimoni ovunque!) la causa degli attivisti omosessuali desiderosi di avere un matrimonio e una famiglia come tutti gli altri (con un’unica differenza: un partner dello stesso sesso). Così facendo l’amministrazione Obama ha rinunciato al ruolo super-partes che solitamente dovrebbero ricoprire i governi in una nazione per scendere in campo al fianco degli attivisti gay. Obama e la sua famiglia ora festeggiano per il trionfo dei movimenti omosessuali illuminando la propria casa coi colori LBGT.

gai marriageQuella, dunque, che per secoli fu la casa di tutti gli americani, schierandosi in questa battaglia per la libertà, è diventata oggi la casa dei gay, delle lesbiche, dei transessuali, dei fluidi e degli altri generi di “identità” che in questi hanno si sono moltiplicati (sembra che esistano più di sessanta rispettabilissimi generi) a discapito dell’arcaica e storica diade maschio-femmina ormai considerata desueta e obsoleta.

Chi entrerà nella casa arcobaleno dovrà avere il permesso dei nuovi padroni di casa nella speranza che siano (con una parola che sta entrando prepotentemente nel nostro italiano rinnovato e americanizzato) “etero-friendly”, cioè amici degli eterosessuali la cui bandiera (bianca?) non sventola più sui cieli a stelle e strisce.

Ma a vestire l’arcobaleno non è solo la Casa presidenziale, tutti i più grandi brand americani hanno salutato con entusiasmo il trionfo dell’egualitarismo a stelle e strisce modificando i loro loghi per diventare gay-friendly (neologismo ormai inserito nel neo-linguaggio).

Coca Cola, American Express, Kellogs, Twitter, Google, AmerianAirlines, BuzzFeed, Absolut Vodka, … sono alcuni dei giganti della pubblicità e dell’economia americana che si sono associati alla festa dell’orgoglio omosessuale colorando i propri marchi e condividendo la parola chiave (hashtag) #lovewins, l’amore vince. Si parla di più di 35 aziende.

Dunque la vittoria è condivisa: è la vittoria degli omosessuali che volevano l’omo-matrimonio ma è soprattutto la vittoria di Obama che voleva un’America diversa, la vittoria di Hillary Clinton che raggiante si vede già come la prossima Presidente; è anche la vittoria delle banche e dei grandi marchi internazionali che hanno combattuto sul fronte LGBT, fianco a fianco, per colorare l’america di stelle e strisce colorate.

Un fronte potente, politicamente ed economicamente, che è riuscito perfino a forzare la coscienza del giudice cattolico Anthony Kennedy, l’ottantenne il cui voto ha deciso le sorti del paese più potente e influente del mondo. Che la coscienza fosse forzata è solo un’ipotesi perché nessun uomo può entrare così in fondo ad un’altro uomo per scrutare la sua coscienza: certo è che fino ad oggi il Kennedy non sembrava avere una coscienza lassa o rilassata.

Intanto la CNN ci racconta l’interessante caso dei quartieri gay: i “gayborhood (letteralmente “il vicinato gay”). Si tratta di normali quartieri di città americane che registrano un rapidissimo sviluppo e una notevole rivalutazione non appena diventano quartieri-gay, non appena cioè, un numero considerevole di coppie omosessuali decidono di andarci ad abitare. Il miracoloso effetto-gay fa aumentare di prezzo le case tanto che si parla di un incremento del 23% negli ultimi 36 mesi. Tra le principali ragioni di questa rivalutazione degli immobili c’è la ampia disponibilità economica della maggioranza delle coppie omosessuali. In effetti, le coppie gay hanno meno possibilità di avere figli e (dunque) più possibilità di avere doppio stipendio. Tutto ciò produce effetti paralleli: coppie omosessuali che scelgono quartieri costosi, e quartieri che – vista l’ampia disponibilità dei loro clienti – vedono salire vertiginosamente il loro valore commerciale.

Questa pagina della storia insegna molte cose:

  • che gli ottantenni quando vogliono possono cambiare il mondo,
  • che gli omosessuali non sono poi così soli a combattere le proprie battaglie,
  • che ad essere inascoltate sono piuttosto le voci contrarie che difendono le origini naturali (e fino a ieri, costituzionali) del matrimonio,
  • che i presidenti e i governi non sono poi così neutrali quando si tratta di legiferare sui diritti omosessuali,
  • che tutti gli uomini sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri,
  • che i quartieri LBGT sono più costosi per viverci ma girano abbastanza soldi per metterci su un negozio,
  • che l’Italia guarda l’Europa (e soprattuto all’Irlanda) ma – occhi da falco! –  ora guarda anche l’America (sperando che non si metta anch’essa a chiederci cose),
  • che un cattolico può fare di testa propria ignorando il proprio credo,
  • che la parola ferma e decisa dei vescovi può non contare nulla per la Corte Suprema ma forma le coscienze e difende la verità,
  • che dalle unioni civili si passa al matrimonio, dal matrimonio alle adozioni, dalle adozioni all’utero in affitto,
  • che se l’amore è amore (love is love) e se l’amore vince (love wins) tutto è possibile in nome dell’amore
  • che se l’amore è amore si farà come volevano Sartre, Simone de Beauvoir, Michael Foucalt (veri e propri miti) e – sù, diciamolo – Mario Mieli… si farà l’amore “ognuno come gli va” senza curarsi dell’età.

Teniamo a mente queste cose che – come dicevano i latini – la storia è maestra. Io intanto, mentre i gay festeggiano per i loro matrimoni e corrono a sposarsi (ora si attendono valanghe di “sì” per tutta la vita finché-morte-non-ci-separi), io continuerò a cercare di convincere i miei amici (etero, etero) che sposarsi è bello. O forse aspettano la sentenza della Corte Suprema?

Family Day a Roma il 20 giugno 2015

famiglia naturaleL’iniziativa parte “dal basso”, dalle famiglie che chiedono di essere ascoltate da un governo che lavora contro.

Torna il Family Day a Roma! L’appuntamento è per sabato 20 giugno in piazza San Giovanni (ore 15,30) per dare vita a una mobilitazione nazionale “a difesa dell’istituto del matrimonio, della famiglia composta da un uomo e da una donna, del diritto del bambino ad avere una figura materna e una paterna”. Secondo gli organizzatori si stima la presenza di circa 300 mila partecipanti, una folla compatta e festosa di famiglie con bambini e laici impegnati di ogni provenienza, età e religione.

Lo scopo della manifestazione sarà quello di mostrare la bellezza della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna di chiedere allo Stato più tutele e garanzie. In questo senso il Family Day assumerà inevitabilmente connotazioni politiche viste le recenti strategie del governo sui temi sensibili alle famiglie (fisco, educazione, matrimonio e adozioni omosessuali). In questi mesi, infatti, in obbedienza alle direttive dell’Unione Europea, il governo Renzi ha moltiplicato iniziative che colpiscono l’integrità e l’autonomia della famiglia tradizionale e indeboliscono l’istituto del matrimonio promuovendo la diffusione delle teorie del genere e le cause delle lobby omosessuali.

Il sorprendente risultato del referendum avvenuto in Irlanda sul riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso ha creato una grande aspettativa nella sinistra italiana che spera di ottenere lo stesso risultato, prescindendo da referendum popolari, attraverso nuove leggi e procedure. Alcuni esempi concreti di questa strategia sono i disegni di legge promossi da esponenti del Partito Democratico:

  • DDL Cirinnà: sulle Unioni Civili ed adozioni omosessuali
  • DDL Fedeli: sull’insegnamento del Gender nelle scuole pubbliche
  • DDL Scalfarotto: sul reato di “omofobia” e “transfobia”.

Uno dei nodi più delicati e complicati è nel campo educativo: il piano di indottrinamento secondo l’ideologia gender (definita da papa Francesco “un errore della mente umana”) è stato già promosso in diverse scuole tramite il finanziamento o l’intervento diretto di associazioni legate al mondo LGBT, associazioni a cui il Ministero della Pubblica Istruzione assegna la maggior parte dei progetti di educazione all’affettività, alla tolleranza, alla lotta contro bullismo, discriminazioni e stereotipi (sic!) di genere.

Saranno le stesse famiglie presenti in piazza coi loro figli a chiedere di non interferire nell’educazione affettiva della prole con programmi e ideologici e ideologizzanti; quello dell’educazione, e in particolare dell’educazione affettiva e valoriale, è un compito e una responsabilità che spetta esclusivamente ai genitori secondo quanto afferma l’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (“I genitori hanno il diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli”).

Un altro punto molto discusso è il progetto di legge promosso dal senatore del PD Ivan Scalfarotto. La legge preverrebbe sanzioni penali (carcere o lavori di utilità pubblica) per chi applica, promuove o diffonde intolleranza o discriminazione basate sull’identità di genere. La legge – così come è stata proposta – si presta ad ampie e pericolose interpretazioni e ciò che viene seriamente minacciata è la libertà di espressione, di parola, di associazione e di stampa. Il grave episodio avvenuto in Germania, dove un padre di famiglia è stato incarcerato per aver rifiutato di mandare i figli alla lezione di educazione sessuale, apre scenari inquietanti di repressione e paura.

Non è la prima volta che Roma ospita una manifestazione di questo tipo: il 12 maggio del 2007 ci fu un Family Day organizzato, dalle associazioni cattoliche e laiche per manifestare contro le politiche del governo Prodi in materia familiare, in particolare su fisco e unioni di fatto (il progetto dei DI.CO, poi abbandonato dal Governo). In quella occasione il Family Day portò in piazza più 250mila persone, un milione secondo gli organizzatori.

L’iniziativa parte “dal basso”, dalle famiglie che chiedono di essere ascoltate, ma la notizia del nuovo Family Day è stata ufficializzata domenica 1 giugno dall’iniziatore del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello, al termine dell’incontro vocazionale tenuto a Catania nello stadio Angelo Massimino. Già la domenica di Pentecoste a Brescia, in un incontro per i giovani del nord Italia, Kiko Argüello aveva lanciato l’idea di un Family Day senza però precisare ulteriori dettagli.

Il Cammino Neocatecumenale ha fatto da trait-d’union tra le tante associazioni e comitati laicali desiderosi di alzare la propria voce ed interessati alla causa della famiglia; una riunione tra i diversi esponenti e responsabili di queste associazioni ha permesso di creare un comitato organizzatore incaricato di definire – in tempi brevi –  i dettagli dell’evento. Il comitato ha scelto il nome “Da mammà e papà” perché – affermano – “da una mamma e un papà siamo tutti nati, cresciuti, educati, amati e protetti”.

Benché nessuna associazione o movimento politico o religioso pretenda rivendicare la paternità dell’evento, sono diverse le associazioni che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa, tra le quali: “Sì alla Famiglia”, “La Manif Pour Tous Italia”, “Voglio la Mamma”, “Alleanza Cattolica”, “Sentinelle in Piedi”, “Non si tocca la famiglia”, “Comitato Articolo 26”, “Notizie Pro-Vita”.  Il comitato “Da mamma e papà” è composto da “personalità provenienti da diverse associazioni tra cui Massimo Gandolfini (portavoce del comitato), Simone Pillon, Giusy D’Amico, Toni Brandi, Filippo Savarese, Costanza Miriano, Mario Adinolfi, Jacopo Coghe, Maria Rachele Ruiu, Paolo Maria Floris, Alfredo Mantovano, Nicola Di Matteo”.

Dall’account Facebook di “Alleanza Cattolica”, il sociologo e giornalista Massimo Introvigne ha dichiarato che “si è convenuto che non ci sia alcuna sigla di associazione o organizzazione, perché la battaglia è di tutti e va combattuta ora, oggi. Domani sarà tardi”.

Il Family Day di Roma conterà con l’appoggio del Vescovo Vicario Agostino Vallini che ha accolto positivamente la proposta, sollecitato anche dai suo sacerdoti che da tempo chiedevano un intervento deciso in materia. Anche il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Angelo Bagnasco che più volte ha denunciato coraggiosamente le derive dell’ideologia gender e i tentativi di equiparazione del matrimonio omosessuale, sostiene l’iniziativa. Gli organizzatori hanno chiesto anche il sostegno del Santo Padre affinché incoraggi anche lui la manifestazione sostenendo le famiglie come ha fatto recentemente nei suoi interventi pubblici.

Filippo Savarese, portavoce de “La Manif Pour Tous Italia” e uno dei componenti del nuovo comitato “Da mamma e papà” ci spiega l’urgenza e l’importanza storica di questo appuntamento: “Siamo a un momento di svolta epocale per l’Italia, che dovrà decidere a breve se entrare o no nel club degli Stati che hanno avviato la rottamazione della famiglia e aperto al grande mercato internazionale dei figli. Il ddl Cirinnà sulle unioni civili in discussione al Senato è solo il paravento dietro cui si prepara la rivoluzione che in gran parte d’Europa ha svilito il matrimonio, la famiglia e i diritti dei bambini di avere un papà e una mamma. Sono anni ormai che le associazioni LGBT portano nelle scuole italiane quella che Papa Francesco ha definito la nuova “colonizzazione ideologica”: la teoria Gender dell’indifferentismo sessuale. Abbiamo il dovere storico di denunciare apertamente l’attacco alla famiglia e alla sua libertà educativa, e sabato 20 giugno alle 15:30 in piazza San Giovanni a Roma lo faremo in toni pacifici”.

da mamma e papa

Logo del comitato organizzatore

Articolo originale su Aleteia.

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: