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Francesco alle famiglie in missione: “Non sarà facile, ma troverete la gioia”

papa francesco aulaVenerdì 18 marzo 2016, nell’Aula Paolo VI, si è svolto l’incontro tra papa Francesco e il Cammino Neocatecumenale per l’invio di 56 nuove Missio Ad Gentes. Circa 250 famiglie hanno ricevuto la benedizione del Santo Padre e l’incoraggiamento per la nuova avventura missionaria che stanno per affrontare. L’incontro è stato guidato dall’iniziatore del Cammino Kiko Argüello accompagnato da Carmen Hernández, alla presenza di diversi cardinali e vescovi, equipe di catechisti itineranti, sacerdoti e seminaristi dei seminari Redemptoris Mater.

Dopo le presentazioni e il canto del Vangelo (Gv. 17, 18-26) papa Francesco ha rivolto un discorso riprendendo – “come un mandato per la missione” – tre parole chiave del brano del Vangelo di san Giovanni: unità, gloria, mondo.

Il Papa ha sottolineato l’importanza dell’unità e la comunione con la Chiesa contro la tentazione del diavolo (“il divisore”) che “provoca la presunzione, il giudizio sugli altri, le chiusure, le divisioni”. Il carisma dev’essere custodito gelosamente perché è “una grazia per custodire la comunione”, la via maestra sarà dunque l’obbedienza alla Chiesa – sotto la guida dei Pastori – con l’animo disposto e pronto per la missione.

Francesco ha poi incoraggiato le famiglie ad affrontare con pazienza le avversità della missione per amore alla Chiesa e all’annuncio del Vangelo: “Non sarà facile per voi la vita in Paesi lontani, in altre culture, non vi sarà facile. Ma è la vostra missione. E questo lo fate per amore, per amore alla Madre Chiesa, all’unità di questa madre feconda; lo fate perché la Chiesa sia madre e feconda“.

Evangelizzare come famiglie – ha aggiunto il Papa – vivendo l’unità e la semplicità, è già un annuncio di vita, una bella testimonianza, di cui vi ringrazio tanto. E vi ringrazio, a nome mio, ma anche a nome di tutta la Chiesa per questo gesto di andare, andare verso l’ignoto e anche soffrire. Perché ci sarà sofferenza, ma ci sarà anche la gioia della gloria di Dio, la gloria che è sulla Croce

Prima della benedizione Francesco ha voluto sigillare l’invio delle famiglie in missione affermando che il Papa è con loro: “Io rimango qui, ma col cuore vengo con voi“.

Video integrale dell’incontro:

 

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Discorso di papa Francesco al Cammino Neocatecumenale

papa bimboVenerdì 6 marzo 2015, in occasione dell’invio di 30 nuove “Missio ad gentes” in tutto il mondo, il Santo Padre Francesco ha pronunciato questo discorso ai fedeli presenti.

Cari fratelli e sorelle, buon giorno!
E grazie, grazie tante per essere venuti a questo incontro.
Il compito di Pietro è quello di confermare i fratelli nella fede. Così anche voi avete voluto con questo gesto chiedere al Successore di Pietro di confermare la vostra chiamata, di sostenere la vostra missione, di benedire il vostro carisma. E io oggi confermo la vostra chiamata, sostengo la vostra missione e benedico il vostro carisma. Lo faccio non perché lui [indica Kiko] mi ha pagato, no! Lo faccio perché voglio farlo. Andrete in nome di Cristo in tutto il mondo a portare il suo Vangelo: Cristo vi preceda, vi accompagni e porti a compimento quella salvezza di cui siete portatori!
Insieme con voi saluto tutti i Cardinali e i Vescovi che vi accompagnano oggi e che nelle loro diocesi appoggiano la vostra missione. In particolare saluto gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello e Carmen Hernández, insieme a Padre Mario Pezzi: anche a loro esprimo il mio apprezzamento e il mio incoraggiamento per quanto, attraverso il Cammino, stanno facendo a beneficio della Chiesa. Io dico sempre che il Cammino Neocatecumenale fa un grande bene nella Chiesa.
Il nostro incontro odierno è un invio missionario, in obbedienza a quanto Cristo ci ha chiesto e abbiamo sentito nel Vangelo. E sono particolarmente contento che questa vostra missione si svolga grazie a famiglie cristiane che, riunite in una comunità, hanno la missione di dare i segni della fede che attirano gli uomini alla bellezza del Vangelo, secondo le parole di Cristo: “Amatevi come io vi ho amato; da questo amore conosceranno che siete miei discepoli” (cfr Gv 13,34), e “siate una cosa sola e il mondo crederà” (cfr Gv 17,21). Queste comunità, chiamate dai Vescovi, sono formate da un presbitero e da quattro o cinque famiglie, con figli anche grandi, e costituiscono una “missio ad gentes”, con un mandato per evangelizzare i non cristiani. I non cristiani che non hanno mai sentito parlare di Gesù Cristo, e i tanti non cristiani che hanno dimenticato chi era Gesù Cristo, chi è Gesù Cristo: non cristiani battezzati, ma ai quali la secolarizzazione, la mondanità e tante altre cose hanno fatto dimenticare la fede. Svegliate quella fede!
Dunque, prima ancora che con la parola, è con la vostra testimonianza di vita che manifestate il cuore della rivelazione di Cristo: che Dio ama l’uomo fino a consegnarsi alla morte per lui e che è stato risuscitato dal Padre per darci la grazia di donare la nostra vita agli altri. Di questo grande messaggio il mondo di oggi ha estremo bisogno. Quanta solitudine, quanta sofferenza, quanta lontananza da Dio in tante periferie dell’Europa e dell’America e in tante città dell’Asia! Quanto bisogno ha l’uomo di oggi, in ogni latitudine, di sentire che Dio lo ama e che l’amore è possibile! Queste comunità cristiane, grazie a voi famiglie missionarie, hanno il compito essenziale di rendere visibile questo messaggio. E qual è il messaggio? “Cristo è risorto, Cristo vive! Cristo è vivo tra noi!”.
Voi avete ricevuto la forza di lasciare tutto e di partire per terre lontane grazie a un cammino di iniziazione cristiana, vissuto in piccole comunità, dove avete riscoperto le immense ricchezze del vostro Battesimo. Questo è il Cammino Neocatecumenale, un vero dono della Provvidenza alla Chiesa dei nostri tempi, come hanno già affermato i miei Predecessori; soprattutto san Giovanni Paolo II quando vi ha detto: «Riconosco il Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica, valido per la società e per i tempi odierni» (Epist. Ogni qualvolta, 30 agosto 1990: AAS 82[1990], 1515). Il Cammino poggia su quelle tre dimensioni della Chiesa che sono la Parola, la Liturgia e la Comunità. Perciò l’ascolto obbediente e costante della Parola di Dio; la celebrazione eucaristica in piccole comunità dopo i primi vespri della domenica, la celebrazione delle lodi in famiglia nel giorno di domenica con tutti i figli e la condivisione della propria fede con altri fratelli sono all’origine dei tanti doni che il Signore ha elargito a voi, così come le numerose vocazioni al presbiterato e alla vita consacrata. Vedere tutto questo è una consolazione, perché conferma che lo Spirito di Dio è vivo e operante nella sua Chiesa, anche oggi, e che risponde ai bisogni dell’uomo moderno.
In diverse occasioni ho insistito sulla necessità che la Chiesa ha di passare da una pastorale di semplice conservazione a una pastorale decisamente missionaria (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 15). Quante volte! Questa è la cosa più importante da fare se non vogliamo che le acque ristagnino nella Chiesa. Il Cammino da anni sta realizzando queste missio ad gentes in mezzo ai non cristiani, per una implantatio Ecclesiae, una nuova presenza di Chiesa, là dove la Chiesa non esiste o non è più in grado di raggiungere le persone. «Quanta gioia ci date con la vostra presenza e con la vostra attività!» – vi ha detto il beato Papa Paolo VI nella prima udienza con voi (8 maggio 1974: Insegnamenti di Paolo VI, XII [1974], 407). Anch’io faccio mie queste parole e vi incoraggio ad andare avanti, affidandovi alla Santa Vergine Maria che ha ispirato il Cammino Neocatecumenale. Lei intercede per voi davanti al suo Figlio divino.
Carissimi, che il Signore vi accompagni. Andate, con la mia Benedizione.

 Al termine della udienza Kiko ha fatto dono al Santo Padre di questa icona.

Al termine della udienza Kiko ha fatto dono al Santo Padre di questa icona.

fonte: Vatican.va

Il Cammino Neocatecumenale, la famiglia e il Sinodo

kiko-francescoLo avevo detto parlando del Sinodo straordinario per la Famiglia indetto da papa Francesco: il 16 ottobre scrivevo su questo blog (ovviamente utilizzando un linguaggio ironico): “Non sono stato invitato al Sinodo, ma se pure avessi ricevuto un biglietto per parteciparvi, avrei gentilmente declinato l’invito per lasciare spazio a qualche persona più qualificata di me (…)”. Mi riferivo certamente ai docenti e specialisti dell’Istituto Giovanni Paolo II per gli studi su Matrimonio e Famiglia, esclusi dal grande assise ecclesiale, ma mi riferivo anche a Kiko Argüello, fondatore del Cammino Neocatecumenale. Scrivevo infatti:

(…) Nella Chiesa “militante” c’è ancora qualcuno che avrebbe molto da dire al Sinodo, se non altro per l’esperienza di mezzo secolo di lavoro nelle famiglie e il “biglietto da visita” di numerosissimi frutti che Dio ha permesso di raccogliere.

A questa realtà ecclesiale, infatti, non è stato rivolto nessun invito per porter offrire la propria esperienza di più di 50 anni di evangelizzazione e di formazione alla fede di molte famiglie (e tramite le famiglie). L’esperienza di famiglie in missione che lasciano tutto per portare il Vangelo nelle zone più povere o secolarizzate del mondo, l’esperienza delle famiglie aperte alla vita secondo l’insegnamento della Chiesa Cattolica, l’esperienza di una trasmissione delle fede ai figli tramite i sacramenti e la lettura continua della Parola di Dio, non hanno avuto voce quando la Chiesa si è riunita per discutere sul tema della famiglia nel contesto della evangelizzazione.

Un fatto spiacevole che non ha dato però adito a risentimenti o a segnali pubblici di dissenso nella piena accettazione della volontà di papa Francesco che, da quanto si è detto, ha curato personalmente gli inviti per partecipare al Sinodo.

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Sandro Magister, giornalista.

A quanto pare però, fin’ora a nessuno è sembrato strano che mancassero i “neocatecumenali” sebbene la loro assenza, se non voleva essere un segnale chiaro di rifiuto una presenza un po’ ingombrante, è stata – quanto meno – un’imbarazzante e ingenua dimenticanza.  Ora sembra che se ne sia accorto Sandro Magister, giornalista e vaticanista per nulla tenero con questa realtà ecclesiale a cui ha più volte rivolto velenose critiche (spesso infondate o basate su decontestualizzazioni tipiche di chi lavora in mala fede). Oggi, questo giornalista (che aveva già alzato la voce per sottolineare l’esclusione dell’Istituto Giovanni Paolo II dal Sinodo) sembra riconoscere, con un po’ di lucidità, i “meriti” di questa realtà ecclesiale (che pure, come ogni realtà umana, può essere criticabile e non infallibile). Ecco le parole di Magister nel suo articolo di oggi:

Ma in realtà ciò che più distingue il Cammino da altri movimenti ecclesiali e dall’insieme dei fedeli è la centralità che in esso ha la famiglia, teorizzata e vissuta in perfetta obbedienza al magistero della Chiesa di sempre ma in particolare degli ultimi papi, compresa quell’enciclica “Humanae vitae” che è ignorata e disobbedita da quasi tutti i cattolici con la complicità del clero, ma non certo dai neocatecumanali, vista la loro generosa prolificità.

Non sorprende, quindi, che il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia abbia tributato nel 2009 a Kiko, fondatore del Cammino, una laurea “honoris causa” proprio per il suo impegno a sostegno del matrimonio cristiano.

Kiko Arguello con Paolo VI

Kiko Arguello con Paolo VI.

Il giornalista italiano, propone nel suo blog, il testo di una catechesi del padre Mario Pezzi, sacerdote bresciano che da molti anni accompagna gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale nella loro missione. Una catechesi, data quest’anno a tutte le Comunità Neocatecumenali del mondo, sulla sacralità del matrimonio e sulla sessualità che non risparmia una seria condanna dell’ideologia del gender che sta seriamente minacciando i più piccoli e deboli della società: i nostri figli. Di fronte al dilagante attacco che le famiglie stanno ricevendo nelle scuole, la Chiesa (si tratta di una catechesi che riporta il Magistero ufficiale della Chiesa Cattolica, “senza se e senza ma”) risponde ribadendo la santità del corpo, della sessualità e del matrimonio cristiano nel piano salvifico di Dio.

Il Cammino Neocatecumenale ha sempre proposto il magistero papale come una guida sicura per la piena realizzazione (e quindi per la piena felicità) della famiglia. E’ per questo che il documento Humanae Vitae viene proposto come un modello da seguire per la santità della coppia, un documento dalla forza profetica per la società e la famiglia di oggi e non (come qualcuno lo considera anche dentro la Chiesa) una esagerazione di papa Montini, un documento di poco conto o un insegnamento superato e bigotto. Allo stesso modo il magistero di San Giovanni Paolo II, il papa della famiglia, che ha lasciato un’eredità spirituale, antropologica e teologica di grandissimo spessore, a cui – ahimé – troppo poco si fa riferimento nelle nostre parrocchie e in molti (altri) movimenti.

mcs

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