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"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

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Che sia per te Natale ogni giorno!

reyes-magos-giottoHo cercato delle parole per augurare un buon Natale in maniera diversa. Molte frasi composte in questi giorni (per lo più quelle scritte in cartoline, biglietti, messaggi e messaggini) rischiano di apparire vuote, degli scheletri da riempire di carne, costruzioni verbali eleganti ma sciatte se non accompagnate da un vero e sentito augurio di serenità e di pace.

Ho cercato parole nuove per esprimere un saluto diverso, …carnoso, ricco di polpa e carico di un significato immediato e diretto, non recondito, non sofisticato.

Ho trovato le parole per caso, proprio nella Vigilia di Natale, salutando quella donna povera che ogni giorno chiede un euro davanti al mio posto di lavoro. Molti dei poveri che incontriamo per strada, oltre alla casa, agli affetti e ai beni materiali, hanno perso anche quella struttura mentale che chiamiamo razionalità. Per questo ci appaiono sconnessi dalla realtà, lontani dal senso comune, incapaci di ragionare, un po folli o semplicemente pazzi.

Proprio per questo, queste persone sanno sorprenderci con schiettezza, immediatezza, lontani da ogni artificio e cervellotiche argomentazioni. Ho domandato a Maria (una donna polacca profondamente religiosa) dove avrebbe passato la notte di Natale. Aveva trovato una bella celebrazione? Forse in una chiesa della zona? oppure assieme ad alcune suore? Pensavo fosse una domanda intelligente, accorta, quantomeno generosa… Maria è scoppiata a ridere, togliendo alla mia domanda l’importanza che pensavo avesse. “Lascia perdere! Ma cosa dici? Io faccio Natale ogni giorno!“.

Ecco, ho trovato l’augurio che cercavo! E’ questo l’augurio che faccio in questo Natale. Anzitutto a me stesso ma anche a tutti coloro che oggi festeggiano il Natale del Signore, la sua nascita avvenuta a Betlemme circa 2010 anni fa in mezzo a dei poveri pastori abbastanza folli da muovere il gregge di notte per portarlo in una stalla dove è nato il figlio di Maria.

Se il Natale oggi significa stare assieme e volersi bene, radunarsi per mangiare cose buone, scambiarsi dei regali, amare, gioire, riconciliarsi, regalarci una tregua in mezzo alle guerre e alle discordie, smettere di avere paura e chinarsi per un attimo a guardare e ad adorare Colui che è venuto per salvarci, per morire per noi e darci una vita che non finisce… Se il Natale è tutto ciò… non c’è un augurio migliore di questo che io possa fare: possa essere per noi un Santo Natale non solo oggi, ma sempre, ogni giorno della nostra vita.

“Onorerò il Natale nel mio cuore
E cercherò di tenerlo con me tutto l’anno”

Charles Dickens.

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Il Presepe nei luoghi pubblici contro l’ateismo di stato

il presepe luoghi pubbliciIl presepe è uno dei simboli della nostra identità cristiana ed è il simbolo per eccellenza della festa del Natale: che – fino a prova contraria – ricorda la nascita di Gesù in una stalla di Betlemme. Eppure gli italiani tendono a dimenticarlo e la sacra rappresentazione lascia sempre più spazio a Babbo Natale, alle ghirlande, alle bacche, agli alberelli e ad altri addobbi verdi e rossi che poco hanno a che vedere con la festa cristiana.

Non si tratta semplicemente di un’innocente amnesia, ma della volontà di rinunciare alle nostre tradizioni e alla nostra identità in nome del multiculturalismo e di un concetto di laicità che rasenta l’ateismo di stato. Ecco come l’Europa, e in modo particolare l’Italia, si sta abituando ad auto-censurarsi di continuo per favorire l’integrazione, per non offendere il “diverso”, lo straniero, l’ospite che la pensa diversamente.

Il risultato è la scomparsa dei cosiddetti “valori” e l’appiattimento delle differenze religiose e culturali per creare un unico pensiero (o “pensiero unico”), un unico credo laico e privo di connotazioni religiose (di Leniniana e Lennoniana memoria), ma soprattutto la cancellazione di tradizioni e costumi che stanno all’origine della nostra società occidentale.

presepe laico

Presepe semina il terrore sulla laica République

Vero progresso: un mondo senza religioni.

Dietro a tutto ciò c’è il rifiuto esplicito delle nostre radici cristiane e l’idea che il progresso (economico, sociale, umano) passi necessariamente attraverso la scomparsa di tutte le religioni. E’ ciò che canta John Lennon in quell’inno all’ateismo di massa intitolato “Immagine” diventata ora la colonna sonora dell’Europa sotto l’assedio dell’Islam. Una canzone che promette la pace e l’armonia assieme alla scomparsa definitiva delle frontiere, della proprietà privata e delle religioni, una canzone che piace tanto ai massoni ma anche anche ad alcuni esponenti delle gerarchie ecclesiastiche tanto da promuoverla come inno della partita interreligiosa organizzata proprio da papa Francesco.

E’ per questo che ogni simbolo e riferimento religioso viene progressivamente defilato, nascosto, e infine censurato dalla scena pubblica per lasciare spazio a simboli e feste laiche privi di valore storico o simbolico per i nostri giovani. Basti pensare alla festa di Halloween forzatamente introdotta nella società italiana, alle nuove feste stagionali che sostituiscono i riti cristiani, alla “Prima comunione laica” inventata in Spagna da alcune famiglie per non discriminare i figli atei e ai luoghi comuni di pace e amore che – escluso ogni riferimento cristiano – imbevono lo spirito laico del Natale e della Pasqua: feste svuotate del loro significato fondamentale e riempite di vuoti auspici e goliardiche abbuffate di dolci e regali.

Natale, crocifissi e feste del papà sulla ghigliottina!

E’ nelle scuole che si attua in maniera più violenta ed evidente questa censura senza precedenti che sta pericolosamente prendendo piede in Italia nel nome di una nuova laicità di Rivoluzionaria memoria. Fu di fatti in nome della laicità che i rivoluzionari francesi, preso il potere con la forza della ghigliottina, sostituirono il calendario gregoriano con il “Calendario Rivoluzionario” con tanto di festività pagane dedicate a divinità naturali.

Oggi, in Italia feste e ricorrenze vengono soppresse con facilità: cancellazioni sommarie, imposte dall’alto con circolari firmate dai presidi, senza troppe spiegazioni, senza ragionevoli giustificazioni, a cui bisogna obbedire in silenzio senza opporre resistenza.

A farne le spese sono innanzitutto i simboli, le tradizioni e le feste cristiane, considerati discriminatori e intolleranti, fuori moda e poco attraenti per i bambini e i giovani. Tra i banchi di scuola dunque, così come in molti luoghi pubblici,  il crocifisso, il presepe e i tradizionali canti di natale non sono più benvenuti.

Ma anche feste tradizionali più “innocenti”, prive di connotazioni religiose, rischiano di estinguersi. E’ il caso, ad esempio, di quella scuola di Roma (nel borghese “quartiere Africano”) dove è stata cancellata la Festa del papà. Il tutto con enorme dispiacere dei bambini e con grande sgomento di (alcuni) genitori che hanno provato ad alzare (inutilmente) la voce. Va detto che la scuola in questione propone ora, per i prossimi anni scolastici, i grembiuli verdi per omologare maschi e femmine in un unico colore asessuato (non sia che i bimbi transessuali si trovino in imbarazzo nella scelta del colore).

Il triste caso del preside di Rozzano.

La decisione del preside dell’Istituto Statale di via dei Garofali di Rozzano (MI) di rinviare il concerto di Natale e di vietare i canti più esplicitamente religiosi, ha scatenato violente proteste da parte dei genitori e provocato un coro unanime di indignazione, esploso ferocemente anche in ambito politico.

La decisione del signor Marco Parma è motivata implicitamente anche dalla paura del terrorismo islamico e dal desiderio di correttezza politica che anima gran parte dei dirigenti scolastici italiani. La censura, infatti, è giustificata affinché i “canti religiosi” non sembrino una provocazione dopo gli eventi di Parigi. Inoltre c’è la paura di ferire le sensibilità dei non-cristiani, come ha affermato il protagonista del triste episodio: “A me interessa che a scuola ogni momento sia condivisibile per tutti e che nulla possa creare imbarazzo o disagio a qualcuno”.

Il preside, esponente e già candidato del Movimento 5 Stelle, è stato costretto a lasciare l’istituto presentando le dimissioni e resta in attesa di un nuovo incarico, di una nuova scuola dove poter agire liberamente per censurare il Natale e le festività cristiane (cosa avrà in mente per Pasqua?).

Contrari anche i musulmani e Galantino!

L’assurdità della proposta è provata dal fatto che anche i genitori musulmani (ideali beneficiari del “Natale ateo”) si sono schierati contro il preside difendendo la festa del Natale cristiano!

Persino mons. Galantino – segretario della CEI nemico dei “muri” e sempre pronto al dialogo col mondo laico – ha riservato parole dure nei confronti di chi “per rispettare altre tradizioni o confessioni religiose, pensa di cancellare il Natale o di camuffarlo scadendo nel ridicolo”. Una scelta – afferma il monsignore – “pretestuosa e tristemente ideologica”.

Il Presepe contro l’ateismo di stato, le parole di Alfano.

Mentre il direttore di Rete 4, Mario Giordano, ha esposto un presepe durante il Telegiornale, il ministro Alfano si è pronunciato sulla questione: “Chiederò che il Presepio venga fatto anche nelle Prefetture d’Italia. Di fronte a chi pensa che cancellare le nostre identità serva a favorire il dialogo, oggi rispondiamo facendo fare la benedizione del nuovo commissariato di Jesolo al patriarca di Venezia”.

“L’incontro, il dialogo funziona di più ed è più vero se c’è un’identità forte. Se si cancella l’identità, non si dialoga, non si incontra, ma si fa solo confusione”. Alfano ha infine affermato che “quest’anno si farà il Presepio al Viminale” perché è importante che “lo si realizzi nel ministero che rappresenta anche il luogo dell’unità del Paese”.

Articolo originale pubblicato su Romagiornale.it

Il Natale e la festa della Famiglia: l’esempio di Nazaret

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CEE, Locandina per la Giornata della Sacra Famiglia 2014

Ogni anno, durante l’ottava di Natale, la Chiesa Cattolica celebra la Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. E’ una festa importante nel calendario liturgico, da sempre celebrata in prossimità del Natale (seppure la data della celebrazione abbia subito, lungo la storia, alcune modifiche in base alle riforme del calendario o ai diversi riti). Dopo la riforma liturgica del Concilio Vaticano II, si è deciso di celebrare questa festa nella prima domenica dopo il Natale.

La festa della Santa Famiglia di Nazareth è evidentemente in stretta relazione col Natale: Gesù, il Figlio di Dio inviato nel mondo, si è incarnato in una famiglia umana. Con la nascita di Gesù, il Dio creatore è entrato nel mondo inserendosi in determinate coordinate storiche e geografiche.

I racconti della nascita di Gesù, tramandati dagli evangelisti, tengono a sottolineare queste coordinate con alcune indicazioni precise. Ciò accade, ad esempio, quando l’evangelista Luca ci dice che, nei giorni in cui nacque Gesù, ci fu un censimento, voluto da Cesare Augusto e che questo avvenne “quando Quirinio era governatore della Siria” (Lc 2,2); allo stesso modo l’evangelista Matteo precisa che Gesù nacque “a Betlemme di Giudea al tempo del re Erode” (Mt 2,1). Benedetto XVI, nel suo libro L’infanzia di Gesù osserva che “Gesù appartiene ad un tempo esattamente databile e ad un ambiente geografico esattamente indicato” e, secondo le fonti, è chiaro che “Gesù è nato a Betlemme ed è cresciuto a Nazaret”.

Dio, dunque, ha deciso di entrare nel mondo per salvare gli uomini, proprio attraverso una famiglia umana. Gesù è nato da una donna, Maria,  promessa sposa di Giuseppe, un giudeo della “casa di Davide” (Lc 1,27; 2,4). Giuseppe e Maria vivono come ogni famiglia dell’epoca, secondo le tradizioni, i riti e la fede della propria gente. Osservando la legge di Mosè, Gesù viene circonciso (Lc 2,21) e presentato al Tempio di Gerusalemme (Lc 2,22-38). I suoi genitori “si recavano ogni anno a Gerusalemme” per celebrare la Pasqua (Lc 2,41). Giuseppe assicura protezione alla famiglia nella vita quotidiana e, soprattutto, nei momenti di maggiore difficoltà (cfr. Mt 2,13-23); provvede al sostentamento familiare col lavoro di falegname (Mt 13,55; Mc 6,3); la madre si occupa delle faccende domestiche e della cura dei figli, come in tutte le famiglia dell’epoca.

All’interno della famiglia, Gesù viene iniziato alla fede dei padri ricevendo dai genitori gli insegnamenti fondamentali della religione ebraica: la storia di un popolo eletto da Dio, liberato dalla schiavitù dell’Egitto, condotto alla terra promessa ad Abramo e depositario di una alleanza stipulata col Dio dei patriarchi sul monte Sinai. Giuseppe “sicuramente ha educato Gesù alla preghiera, insieme con Maria (…); Lui, in particolare, lo avrà portato con sé alla sinagoga, nei riti del sabato, come pure a Gerusalemme” (Benedetto XVI, Udienza 28/12/2011). Così Gesù “cresceva in età, sapienza e grazia” (Lc 2,52) stando sottomesso ai suoi genitori (Lc 2,51)

La famiglia di Nazaret è la prima cellula evangelizzatrice, la prima comunità in missione, della storia; chi prima di questa umile famiglia aveva portato agli uomini il Messia promesso da Dio ed annunziato dai profeti? Il papa Paolo VI, durante la sua visita a Nazaret nel 1964, affermava che “La casa di Nazaret è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo”. E proprio guardando alla sua famiglia che iniziamo a conoscere Gesù e ad amarlo. “Qui scopriamo il bisogno di osservare il quadro del suo soggiorno in mezzo a noi: cioè i luoghi, i tempi, i costumi, il linguaggio, i sacri riti, tutto insomma ciò di cui Gesù si servì per manifestarsi al mondo”.

Simone Valariano, Riposo durante la fuga in Egitto.

Simone Valariano, “Riposo durante la fuga in Egitto”

La famiglia di Nazaret, continuava poi papa Montini, è modello e guida per ogni famiglia umana: “Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci ricordi cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile; ci faccia vedere com’è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale”.

E’ dunque necessario che le nostre famiglie volgano il proprio sguardo e il proprio cuore alla casa di Nazaret, alla Santa Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria. E’ più che mai urgente nel periodo che stiamo vivendo, in cui la famiglia, perno fondamentale su cui si è fondata la storia della società umana, viene attaccata da diverse parti subendo, in alcuni casi, conseguenze devastanti. La cultura contemporanea sembra aver dimenticato l’importanza dell’istituzione familiare con i valori ad essa collegati, per aprire il campo a un individualismo estremo che offusca la bellezza e la grandezza della famiglia.

Nella società post-moderna caratterizzata dallo sgretolarsi dei legami stabili e dei rapporti duraturi, la famiglia vive una sfida fondamentale: quella di rimanere come punto di riferimento solido, stabile e accogliente per ogni uomo e di rispondere alla alta vocazione di essere immagine della Trinità, segno visibile dell’amore fecondo e della provvidenza di Dio per ogni uomo. Il dramma del divorzio, l’aborto, l’eutanasia e le fecondazioni in vitro, sono alcune ferite profonde che lasciano un segno indelebile che minano la stabilità e la salute fisica e spirituale della famiglia. La equiparazione delle unioni omosessuali alla famiglia tradizionale nonché il tentativo di decostruzione della struttura portante della famiglia con l’attacco alle figure del padre e della madre, sono altrettante sfide che oggi la famiglia deve affrontare con serenità, coraggio e decisione.

E’ per questo che la Chiesa, di fronte alla crisi dell’istituzione familiare, ha deciso di dedicare due Sinodi nel biennio 2014-2015 (un Sinodo Straordinario e un Sinodo Generale) per riflettere sulla situazione attuale, sulla missione e sul progetto di Dio per la famiglia, un percorso che, sotto la guida dello Spirito Santo, vuole essere “un cammino di discernimento spirituale e pastorale” (cfr. Relatio Sinody 2014).

Kiko Argüello Wirtz, Sacra Famiglia, 1997.

Kiko Argüello Wirtz, Sacra Famiglia, 1997.

La recente canonizzazione del papa Giovanni Paolo II, ricordato come “il papa della Famiglia”, e la beatificazione del papa Paolo VI, il papa dell’Humanae Vitae“, hanno segnato un nuovo impulso spirituale alla causa della famiglia, assicurando la speciale protezione di questi due pontefici che, col loro magistero, hanno lasciato una eredità spirituale di altissimo valore per la famiglia. Il magistero di san Giovanni Paolo II ha dedicato molto spazio ai temi del matrimonio, della sessualità umana, del valore della donna e della vita umana; resta anche un ciclo di catechesi sulla “teologia del corpo” che, ancora oggi, rimane un patrimonio di inestimabile valore. Durante il suo pontificato è stata riconosciuta la santità di diversi coniugi, indicando così un cammino da percorrere per molte famiglie cristiane del mondo. L’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio firmata dal papa polacco dopo il Sinodo del 1980 sui compiti della famiglia cristiana, è un documento di grandissima profondità teologica e spirituale che ogni famiglia dovrebbe leggere per riflettere sulla propria vocazione.

Nel settembre del 2015 la città di Philadelphia (USA) ospiterà il’VIII Incontro Mondiale delle Famiglie, organizzato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia. Il tema della giornata sarà: “L’amore è la nostra missione. La famiglia pienamente viva”. Il papa Francesco, nella lettera scritta per questo raduno internazionale, ha affermato che “La missione della famiglia cristiana, oggi come ieri, è quella di annunciare al mondo, con la forza del Sacramento nuziale, l’amore di Dio”.

Dopo il Natale, dunque, siamo invitati a gioire nel ricordo della Santa Famiglia di Nazaret e, assieme ad essa, a festeggiare anche la nostra famiglia che, pur con tutti i difetti e le difficoltà di una istituzione umana fatta di uomini e donne deboli e peccatori, è chiamata da Dio alla santità, ad essere luce del mondo e sale della terra. Siamo invitati a fare festa assieme, a stare in comunione, e a ringraziare il Signore per la nostra famiglia consapevoli che, come scrisse san Giovanni Paolo II, “il matrimonio e la famiglia costituiscono uno dei beni più preziosi dell’umanità” (Familiaris Consortio, 1) e che proprio lì, nella nostra realtà famigliare, Dio è voluto farsi presente attraverso il suo Figlio, nato a Betlemme da Maria, sposa di Giuseppe.

Ps. Papa Francesco ha predisposto che in ogni preghiera eucaristica si pronunci il nome di San Giuseppe, padre terreno di Gesù. Con un decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti si è disposta la menzione del nome di san Giuseppe nel Messale Romano dopo la Beata Vergine Maria.

Di: Miguel Cuartero
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“Buon Natale del Signore Gesù” ovvero il linguaggio del Natale

nueva-york-en-navidad-4-515Buon Natale! 

“Buon Natale” e non “Buone Feste”. “Buon Natale” e non semplicemente “Auguri”. Lavorando in un negozio dove in questi giorni (grazie al cielo) i clienti sono tanti, di auguri se ne sentono molti e diversificati.

Per tutto il resto dell’anno ce la caviamo con semplici e biascicate formule di congedo quali “Arrivederci” e “Grazie” o, nel migliore dei casi, con un “Buona giornata” o “Buona serata”, sempre però distratti al punto di lanciare il saluto nell’aria mentre si è già passati ad altre occupazioni, con lo sguardo diretto verso il prodotto appena acquistato dentro la bustina, verso la mano piena di monete per controllare se il resto sia giusto, verso altri libri da comprare eventualmente la prossima volta o verso la strada per controllare che i vigili non stiano già scrivendo inaspettati auguri sul cruscotto della propria macchina in doppia fila.

Nel periodo natalizio, però, il cliente diventa piacevolmente più familiare e sembra quasi voglia chiederti se a Natale andrai a pranzo dai tuoi o dai tuoi suoceri, quale sarà il menù o cosa vorresti ricevere per regalo. Sarà lo sfondo musicale natalizio che ammorbidisce i cuori o che fuori fa freddino e qualche istante in più dentro il negozio fa piacere… Il congedo del cliente, a Natale, dura quindi qualche frazione di secondo in più: il sorriso è un pò più accentuato, lo sguardo rientra nel raggio di un metro dal volto del destinatario del saluto (sì, c’è un destinatario e si evita di lanciare un saluto generico a tutto il locale come al solito, ma ad una persona specifica) e spesso (offerta speciale, solo per il periodo natalizio!) scappa anche una stretta di mano.

velazquez-adoracion-de-los-magosCiò che non va, forse, è nella formula del saluto. Se ci si fa caso ci si renderà conto che molti sono gli “Auguri” e i “Buone feste” generici e privi di riferimenti precisi alla festività. Gli auguri secchi vanno sempre bene: per il compleanno, per la nascita di un figlio, per una laurea, per una promozione, per un esame superato (non da superare perché è di mal-augurio!), per una pronta guarigione. Dipende dal contesto, va bene, d’altronde l’originario senso dell'”augurio” come volere divino favorevole o sfavorevole lo abbiamo dimenticato e non rientra più nel nostro lessico. Anche “Buone feste” è abbastanza generico benché usato spessissimo sotto Natale per l’accavallarsi delle festività e delle ferie… Ma come saluto resta generico e piatto, sa di vago e anonimo. Quali feste? Tutte fino all’epifania? Anche Santo Stefano? Anche per il 25? Perchè, il 25 è più festa delle altre feste oppure è comunque una festa e dunque lo inglobiamo nello stesso pacchetto siamo-in-vacanza-fino-alla-Befana? (Befana?!).

Forse il Natale vale più di qualsiasi altra festa per salutarci con un saluto-jolly! E’ per questo che nel periodo di Pasqua, per cinquanta giorni, i cristiani si salutano con lo specialissimo, particolarissimo e inconfondibile “Cristo è Risorto” che riassume in tre parole il mistero di tutto il cristianesimo senza lasciare nulla di non detto. A Natale non è tradizione dire “Cristo è nato” per salutarci tra cristiani, ma resta il fatto irrefutabile che se esiste il Natale è perché qualcuno è Nato il 25 dicembre ed è un qualcuno così importante che il suo dies natalis è festa per tutti gli uomini del mondo. Allora perché non ricordarlo anche nel saluto? Buon Natale riassume bene il senso degli auguri ma liturgicamente parlando dovremmo dire Buon Natale del Signore. Ma per non dare nulla di scontato e chiarire subito che non parliamo di un qualsiasi Signore, potremmo specificare di che Signore si tratti e dire: “Buon Natale del Signore Gesù”.

Ma questo in libreria è fin troppo lungo. Va bene che siamo tutti più buoni… ma passare da un augurio di cinque sillabe a uno di cinque parole forse è un po’ troppo. Andiamoci piano, un passo alla volta: Buon Natale!

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El Caos y la Navidad: entre mi habitación y Belén

gogh.chambre-arlesLa navidad nos redimensiona y nos coloca en nuestro lugar.

Lo que sucede en el mundo es similar a lo que pasa en en mi habitación. En mi habitación el Caos reina soberano en un régimen dictatorial similar a los mas grandes gobiernos autoritarios: es posible intentar intervenir promoviendo, por ejemplo, alguna iniciativa en favor del orden y de la limpieza… pero, por lo general, todo propósito resulta vano porque el Caos no quiere dejar de gobernar con sus políticas de desorden! No faltan iniciativas interesantes como el limpieza-day, el doblar-la-ropa-day, el eliminar-lo-inutil-day… pero hay poco que hacer!

Lo que pasa es que me doy cuenta que el Caos no se elimina de una vez por todas sino que hay que estar cada día al pié del cañón para que – una vez eliminado su poderío – se mantenga el orden.

De todas formas es preciso estudiar el enemigo para poderle derrotar. Es como Dalila que quiere conocer los secretos de Sansón para derrotarle.

La RAE nos ofrece una etimología y tres significados de CAOS:

(Del lat. chaos, y este del gr. χάος, abertura).

1. m. Estado amorfo e indefinido que se supone anterior a la ordenación del cosmos.

2. m. Confusión, desorden.

3. m. Fís. y Mat. Comportamiento aparentemente errático e impredecible de algunos sistemas dinámicos, aunque su formulación matemática sea en principio determinista.

Caos es lo contrario de Cosmos. Es lo que había antes de la Creación del mundo. Si al mundo le llamamos Cosmos es porque está todo ordenado, cada cosa en su lugar. Pues, antes de la Creación todo era confusión y desorden: como mi habitación!

Puede parecer exagerado exigir que en nuestra casa se de una “nueva creación”, sería más bien suficiente que en nuestra habitación deje de reinar el Caos y se instaure un gobierno del orden donde cada cosa ocupe su lugar en la habitación!

En el mundo sucede algo similar: las cosas se revuelven y se mezclan  en un completo desorden sin sentido, se intercambian los lugares y se ocupan puestos impropios y así se estropean las relaciones. El niño actúa como un adulto, el adulto se porta como un niño; el hombre-varón ocupa el lugar de la mujer-hembra, a su vez la mujer quiere el lugar del hombre; algún hombre se porta como un perro (agresivo e instintivo) y a algunos perros les tratan como a hombres (servidos con honores de hombre);  el hombre se pone en el lugar de Dios… y Dios en el lugar del hombre.

Esta es la clave del asunto: el desajuste se sana con otro desajuste! Dios, que es orden, se introduce en el mundo del Caos, renunciando a su lugar natural (ser Dios) para ocupar el lugar “equivocado” (ser hombre). Dios ocupa el lugar que había quedado vacío porque ningún hombre lo quiso ocupar: el ultimo. Y es así que, haciéndose ultimo Aquel que es primero, haciéndose pequeño Aquel que es grande, demostró que el primer paso del amor es ocupar cada uno su proprio lugar y así restablecer el Orden como en una nueva creación. Un plan paradójico para restablecer el orden perdido y derrumbar el poderío del Caos.

Las comparaciones tienen sus limites, similitudo in dissimilitudo, nos ayudan a entender mejor las cosas… Pero mi habitación sigue en desorden!

Feliz Navidad!

mcs

"Fuga in Egitto" imagen de Simone Valariano.

“Fuga in Egitto” imagen de Simone Valariano.

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